Mindfulness per lo sport

Nel mio lavoro di psicologo e mental coach mi trovo spesso a lavorare con sportivi che hanno bisogno di imparare a gestire le loro emozioni ed i pensieri che accompagnano tutti i momenti di una gara, dalle fasi di allenamento all’evento vero e proprio. La mindfulness li aiuta ad ancorarsi al momento presente, sviluppare la giusta concentrazione e gestire lo stress in modo efficiente in qualsiasi situazione, dentro e fuori dal campo.

La maggior parte degli atleti infatti, in previsione di una gara, investono gran parte del loro tempo e delle loro energie ad allenarsi per migliorare la propria forma fisica e le proprie abilità sportive, uniche per ogni disciplina. In molti invece sottovalutano l’importanza della giusta preparazione mentale per esprimere al 100% le potenzialità personali.

Molti sportivi infatti non riescono a dare il massimo in gara a causa di fattori psicologici legati ad ansia da prestazione, mancanza di fiducia in se stessi, paura di fallire ecc.

In generale possiamo affermare che chi pratica sport sa quanto lo stress incida negativamente sulla performance. Approcciare una gara carichi di aspettative, magari troppo elevate, sentire la pressione di dover portare a casa una vittoria per non vanificare mesi di duro allenamento o la tensione proveniente dalla paura di essere giudicati negativamente in caso sconfitta sono solo alcuni dei fattori che possono portare una atleta ad avere una performance scadente.

Alcuni sportivi, dopo aver fallito sul campo, iniziano a focalizzarsi esclusivamente sui propri errori e sviluppano la paura di poterli ripetere in futuro, cominciando a vivere con ansia il tempo che li separa dalla prossima gara, certi di fare un’altra pessima figura.

Praticare la mindfulness aiuta questi atleti a concentrarsi esclusivamente sul momento presente in modo non giudicante, liberandosi dalla tensione generata da una mente costantemente proiettata nel passato o nel futuro. Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capire cosa si intende con questo termine.

Mindfulness è una parola inglese chepuò essere tradotta in italiano con consapevolezza. Si tratta di una pratica di meditazione scientifica sviluppata dal biologo americano Jon Kabat-Zinn negli anni ’70 ma che affonda le sue origini nell’antica tradizione meditativa buddista che risale a più di 2000 anni fa. Il suo scopo è insegnare alla mente un modo alternativo di gestire pensieri, emozioni ed impulsi. Attraverso la meditazione, infatti, è possibile interrompere quegli schemi automatici di comportamento che ci portano a re-agire nelle situazioni di vita (e nello sport) e sviluppare una maggiore consapevolezza del momento presente.

Perchè praticare la mindfulness è importante per gli atleti?

Innanzitutto perchè aiuta a ridurre i livelli di stress.

Uno studio pubblicato sul  Journal of Health Psychology dimostra come questo tipo di meditazione porti ad una drastica diminuzione del cortisolo, l’ormone dello stress. Attraverso la mindfulness l’atleta impara ad approcciare le situazioni stressanti in modo distaccato, senza lasciarsi coinvolgere emotivamente dai pensieri generati dalla pressione a cui è sottoposto in quei momenti critici. Imparando a defondersi dal chiaccericcio della mente riesce a restare calmo e rilassato, una condizione ottimale per ottenere una buona performance sportiva.

La mindfulness aumenta i livelli di concentrazione dell’atleta.

Meditare aiuta a restare connessi al momento presente, l’unico in cui possiamo agire per modificare una situazione. Durante una partita, infatti, è importante essere concentrati su ciò che sta accandendo in campo senza lasciarsi distrarre da pensieri di qualsiasi tipo. Prima di colpire una pallina da tennis o calciare un rigore la mente dev’essere focalizzata esclusivamente sul gesto atletico. Niente deve distrarci, ne la folla sugli spalti, ne i nostri pensieri. Per raggiungere questo stato di concentrazione è necessario dedicare alcuni minuti al giorno, dai 10 ai 20, alla pratica della meditazione sul respiro, un esercizio durante il quale all’atleta è richiesto di restare focalizzato esclusivamente sulle sensazioni del respiro che riempie e svuota il proprio corpo. La consegna è di riportare l’attenzione al respiro ogni volta che un pensiero ci distrae. In questo modo il nostro cervello impara a prendere consapevolezza sempre più velocemente del vagare della nostra mente e rifocalizzarsi.

La mindfulness aumenta la consapevolezza di Sè e del proprio corpo.

La meditazione è un viaggio all’interno di se, che ci aiuta a scoprire i nostri punti di forza e quelli di debolezza aiutandoci a sviluppare una maggiore capacità introspettiva. Una maggiore consapevolezza delle nostre capacità si trasforma in una migliore autostima, qualità indispensabile per un atleta che deve affrontare ogni giorno una sfida contro se stesso e gli altri per migliorarsi nel proprio sport. A questo si aggiunge un miglior rapporto con il proprio corpo. La mindfulness ci aiuta ad entrare in contatto con ogni fibra dei nostri muscoli, a comprendere il modo in cui ci muoviamo nello spazio e come reagisce il nostro corpo in determinate situazioni di stress. Tutte queste informazioni aiutano lo sportivo a migliorare il gesto tecnico e a gestire meglio le emozioni a livello fisico.

Inoltre la mindfulness aiuta a sospendere il giudizio nei propri confronti (e degli altri).
Smettere di giudicarsi aspramente dopo una partita andata male o per un allenamento saltato aiuta a ridurre i livelli di stress e ad entrare in un ottica di problem solving piuttosto che di semplice critica distruttiva. Meditare aiuta a guardare le cose da diverse prospettiva ed in maniera distaccata. Un errore o una cattiva performance non è più vista come un fallimento ma come un’opportunità di miglioramento.

Per concludere possiamo dire che la mindfulness rappresenta un modo di vivere ed approcciare la vita (non solo la gara) e non un semplice insieme di tecniche per migliorare la prestazione sportiva. Gli studi scientifici sull’argomento sono in continua crescita e migliaia di psicologi in tutto il mondo hanno iniziato ad insegnare questa forma di meditazione scientifica non solo ai propri atleti ma anche ai propri pazienti per aiutarli a superare ansia, attacchi di panico, stress e depressione.

La mindfulness è esperienza e non può essere compresa leggendo un semplice articolo. Quindi non vi resta che sperimentarla sulla vostra pelle.

Antonio Antefermo

sito web : https://www.antonioantefermo.it/

“Lo sport delle donne.

Vedi nel comunicato cosa è importante sapere, per partecipare alla presentazione di questo libro, dello psicologo dello sport Matteo Simone, presente sul nostro spazio web, come ospite. Importante leggere questa esperienza comune, nel mondo dell’atletica, che può servire per lavorare con un allenatore che sente, un atleta che vede, queste esperienze.

Venerdì 8 marzo, alle ore 18.30, presso il Bar “Caffettiamo?” (Via Olevano Romano 35 – Roma), verrà presentato il libro “Lo sport delle donne. Donne sempre più determinate, competitive e resilienti” di Matteo Simone. Modera: Alessandra Penna, ingegnere e atleta; Intervengono: Francesca Boldrini (Podistica Solidarietà), Elisa Tempestini (Associazione “Spiragli di Luce”), Anna Giunchi (Psicologa, Preparatore atletico, Blogger http://annalamaratoneta.blogspot.com/), Cecilia Polci (nel 2015 campionessa italiana trail under 30).

Un libro che descrive donne che scoprono lo sport e che grazie allo sport diventano sempre più determinate e resilienti fino a sfidare uomini; alcune vincono gare classificandosi prima degli uomini. Ringrazio tutte le donne che hanno collaborato alla stesura del libro con loro testimonianze e racconti.

Stralcio della prefazione di Vincenzo Prunelli: 
Ha senso continuare a credere la donna fragile, arrendevole, da proteggere, incapace di grosse prestazioni? Leggendo il libro dell’amico Matteo Simone, è il caso di dire di no. Fa parlare grandi atlete, ma il messaggio è rivolto a chiunque nella vita non si accontenti di limiti troppo stretti. Sono grandi atlete, ma lo sono diventate perché lo hanno deciso. Lo sport di cui si parla è benessere, rapporto con la salute, scoperta della misura di sé, momento e mezzo di partecipazione e comunicazione, in cui ognuno scopre ciò che ha di potenziale, gioca con i mezzi che possiede e ottiene il massimo dalle proprie possibilità, tante o poche che siano.”

Nel testo è riportata un’intervista ad Alessandra Penna di cui riporto una significativa testimonianza. Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e alla tua performance? “Lo sport mi fa sentire sempre bene, dopo una giornata stressante, un allenamento mi rende sempre felice e mi dà una bellissima sensazione di benessere. Lo stesso quando gareggio, la stessa preparazione della gara mi rende entusiasta e tutte le emozioni che ogni volta provo e il divertimento con gli amici mi spingono a voler raggiungere sempre nuovi piccoli traguardi personali.”

Alessandra descrive tanti concetti importanti, tra i quali: stabilire obiettivi da raggiungere e allenarsi bene e seriamente, la passione nel fare le cose, se una cosa piace veramente il tempo si trova.

Quello che affiora da tante interviste è che lo sport influisce positivamente sull’umore e sulla salute fisica e mentale, interessanti le parole di Francesca Boldrini: Ti sei sentita campionessa nello sport almeno un giorno della tua vita? “Mi approccio sempre con grande umiltà al podismo, tuttavia mi è capitato di vivere esperienze talmente gratificanti da farmi sentire una vera e propria campionessa, almeno ai miei occhi!” Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e alla tua performance? “Intanto ha migliorato la fiducia in me stessa, donandomi sicurezza anche nella vita in generale e nel sociale. Per correre ho smesso di fumare ed oggi mi sembra uno dei regali più belli mai ricevuti. Inoltre godo di un ottimo stato di forma e molto raramente mi ammalo.”

Si apprende dalle esperienze, superare momenti difficili aiuta ad andare avanti, se ce l’hai fatta una volta, ce la farai anche una seconda volta. Interessante la testimonianza di Elisa Tempestini: Quali meccanismi psicologici ti aiutano nello sport? “Lo sport è lo strumento per il benessere sia fisico e mentale, e che ti aiuta a superare ogni ostacolo!” Cosa pensano i familiari e gli amici della tua attività sportiva? “I miei familiari mi hanno sempre sostenuto a raggiungere i miei traguardi.” Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Sono tanti gli episodi, specie quando si corre in gruppo, si sviluppano molte idee, una di queste, è stata la nascita del Trofeo città di Nettuno, la corsa che io organizzo ormai da 10 anni, e ne sono orgogliosa, perchè autofinanzio la mia associazione sportiva per disabili SPIRAGLI DI LUCE!”

Lo sport diventa una sorta di auto-terapia, si contatta se stessi, si riesce a conoscersi meglio, il proprio corpo, le proprie sensazioni, lo sport aiuta a gestire lo stress, a elaborare i traumi. Interessante è la testimonianza di Anna Giunchi: Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Il benessere è nato con un lungo lavoro mentale da parte di me stessa. Devo i miei migliori risultati agonistici ad un giovane allenatore: Marco Testero.” Qual è stata la gara della tua vita? “Maratona di Bari 2009: personale di 3h02’19”, terza assoluta.” Qual è un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per farli avvicinare allo sport? “Sport è filosofia di vita, educazione. La fatica ripaga sempre anche se, al momento, è difficile da sopportare. Se ci si abitua a questo genere di ‘sofferenza’, tutto il resto appare come solo un gioco, e riesce con estrema facilità.”

Per la performance non bisogna sottovalutare nulla, l’alimentazione diventa importante, l’affidarsi ad un bravo allenatore, competente e formato ma anche sensibile che ti segua, che ti veda, che parli con te. Conosco bene Marco Testero, ho anche gareggiato con lui, è un bravo allenatore.

Raggiungere traguardi importanti diventa il coronamento di un sogno, il raggiungimento di un obiettivo ambito, la ricompensa di tanti sforzi e tanta fatica per ottenere qualcosa che si desidera. E’ interessante l’intervista doppia a Maria Chiara Parigi e Cecilia Polci: Hai un sogno nel cassetto? Maria Chiara: “Il mio sogno è di vedere più possibile il mondo con tutti i suoi angoli, anche i più remoti, camminando e correndo!” Cecilia: “Beh, credo che ognuno di noi ce lo abbia, diciamo che mi piacerebbe moltissimo fare il Tor de Géants, ma se devo dire veramente quale sia il mio sogno, eh, sarebbe poter indossare la maglia della nazionale con lei, Maria Chiara Parigi. Maria Chiara non è solo un’amica, direi più una sorella del trail, è lei che mi ha insegnato tutto, che mi ha fatto tornare la voglia di correre, nei momenti bui, compagna di mille avventure ma soprattutto disavventure. La sua telefonata di quel famoso venerdì rimarrà nel mio cuore sempre, così come la gara della Maddalena in cui lei mi ha regalato una gara fianco a fianco e un podio assieme. Credo che vestire i colori dell’Italia sia il sogno di tutti, ecco io come sempre ci metto il carico da novanta, come si dice dalle mie parti, e vorrei poterla indossare fianco a fianco a lei e magari arrivare anche lì mano nella mano. Sono esagerata eh?? Ma in fondo un sogno è un sogno e mi piace viverlo così, sulla scia dei momenti magici che questo sport in sua compagnia mi regala!”

In gare durissime è importante anche l’intesa della coppia per riuscire a rispettare il passo dell’altro, non strafare ma nemmeno andare troppo lenti, un compromesso che si può trovare se ci si conosce bene e da tempo. E’ interessante l’esperienza raccontata dalla coppia Palas Policroniades e Vito Rubino, dal Canada al Messico in mountain bike tandem per 30 giorni: C’è stata un’alternanza nelle fasi organizzative giornaliere: alimentazione, sveglia, manutenzione? “I nostri giorni erano da 18-20 ore. In genere ci svegliavamo tra le 6 e le 8 del mattino, pedalavamo fino alle 2-4 di notte, poi accampavamo, mangiavamo qualcosa, e dormivamo da un minimo di 2 ore a un massimo di 5 ore (con l’eccezione di un paio di notti che abbiamo dormito di più e le ultime due notti che non abbiamo dormito). Il giorno dopo, facevamo colazione, disfacevamo la tenda e poi in marcia. Mangiavamo in parte in sella e in parte durante delle piccole soste. Ci rifornivamo in paesini di passaggio. Altre volte invece, per far fronte a delle condizioni meteorologiche, ci siamo dovuti fermare al tramonto e siamo ripartiti prima dell’alba. La manutenzione basica della bicicletta la facevamo circa ogni due giorni, oppure quando si rompeva qualcosa.”

Lo sport a volte può essere usurante, quindi bisogna fare molta attenzione, capire fino a dove ci si può spingere. Interessante anche il parere di Valeria Straneo che detiene il record italiano di Maratona 2h23’44”: Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano? “La maratona è una disciplina molto logorante per le articolazioni, è difficile trovare un compromesso tra la ricerca della performance con allenamenti molto duri e la salvaguardia della salute fisica.” Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica? “Ho scoperto di essere più paziente di quanto non pensassi. Quando per esempio si ha a che fare con un infortunio o durante la preparazione di una gara lunga come la maratona, non bisogna avere fretta ed è fondamentale aspettare ed avere pazienza.” Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Con la pazienza. Affidandomi a persone fidate che mi hanno saputo consigliare ed indirizzare sulla strada giusta. Lavorando sul problema giorno dopo giorno, a piccoli passi.”

Dietro ogni persona c’è un mondo, c’è chi ti sostiene, chi ti incoraggia, chi ti allena, chi ti segue, chi tifa per te, a maggior ragione quando si diventa campioni e non bisogna trascurare nessun aiuto volto al benessere ed alla performance, lo sportivo non è solo. Per ogni problema ci può essere almeno una soluzione, bisogna affidarsi a persone competenti esperte e di fiducia e progredire un passo alla volta con fiducia e positività.

 Sempre più le donne stanno dimostrando di essere fortissime atlete e nelle gare di endurance competono anche con gli uomini con tanta grinta e forza come ha dimostrato la fortissima atleta della Nazionale Italiana Francesca Canepa, sempre pronta a gareggiare e a rappresentare l’Italia in gare considerate estreme per lunghezza chilometrica e difficoltà di percorso: Hai ancora sogni o progetti?“I miei progetti in verità prendono forma in maniera del tutto casuale, in base alle situazioni in cui mi imbatto e alle opportunità che di volta in volta vedo dischiudersi. Non ho un piano preciso. Non ho gare iconiche che voglio fare per forza. Decido più o meno giorno per giorno. Quello che so per certo è che sarò un’atleta per sempre.”

 Lo sport permette di sperimentare la resilienza, non mollare mai, andare avanti e continuare per portare a termine la propria impresa, la propria sfida personale; per alzare gradualmente l’asticella e affrontare gradualmente situazioni sportive o della vita quotidiana sempre più difficili. Atlete della Nazionale Italiana come Antonella Confortola hanno ancora tanti obiettivi: Quali sono i tuoi prossimi obiettivi a breve, medio e lungo termine? Quali sono i sogni realizzati e da realizzare? “Sportivi, il mondiale lunghe distanze in Slovenia a giugno…a lungo termine trovare un lavoro che mi emozioni (almeno qualche volta) come lo sport. Per i sogni penso che siano una cosa personale, non ne parlo mai con nessuno… però sono importanti, ci fanno andare avanti.”

Pochi giorni dopo questa intervista, Antonella vinse la medaglia d’argento ai mondiali di corsa in montagna di lunga distanza e con le altre atlete ha conquistato il titolo Mondiale a squadra.

 Alcune atlete parlano di esperienze al limite anche con deprivazione di sonno per alcuni giorni, ne è un esempio l’atleta della Nazionale Italiana Ultratrail Lisa Borzani: Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Sì credo di sì. Al Tor Des Geants nel 2014 sono arrivata al ‘limite’ non tanto dal punto di vista della gestione della fatica bensì da quello della gestione del sonno. Le prime tre notti di gara ho gestito la carenza di sonno con dei micro sonni ma l’ultima notte (la quarta) è stata dura e credo di essere arrivata proprio al limite delle mie possibilità in tal senso.

 Per molte donne lo sport diventa una grande prova da superare che fortifica corpo e mente, ne è un esempio Angela Gargano: Qual è una esperienza che ti può dare la convinzione che ce la puoi fare nello sport o nella vita? “La corsa mi ha aiutato a superare tante difficoltà, è riuscita a farmi sentire più forte, più sicura. Nel 1999 ho portato a termine la Marathon de Sables, 224 km in cinque giorni in autosufficienza idrica ed alimentare; pensavo che non sarei stata in grado di arrivare in fondo, e invece ce l’ho fatta. Questa gara mi ha forgiato il carattere e ha contribuito a rafforzare la fiducia nei miei mezzi.

 Le donne si dimostrano molto resilienti e determinate, ci riprovano fino a raggiungere il proprio obiettivo, grande esempio è Aurelia Rocchi: Quale è una gara estrema che ritieni di non poter riuscire a portare a termine? “Vorrei provare tutte le gare. Se ci sarà una dura che non potrò finirla per qualche motivo, riproverò fino a che ci riuscirò perché non c’è niente più forte del mio cervello, avrò tanta pazienza per riprovare.”

Matteo SIMONE – 21163@tiscali.it

+393804337230 Psicologo, Psicoterapeuta

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Intervista a Federica Costantini.

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Gli eventi, hanno spesso in programma, di parlare di sport, oltre che nel modo tradizionale, anche con scelte personali, a te come piace presentare, di cosa ti piace in particolar modo parlare ?

Amo presentare esattamente ciò che presento, sempre. Ciò che è profondamente cambiato è poco visibile a occhio nudo: se in precedenza sono stata coinvolta in eventi e progetti di cui nutrivo dubbi di vario tipo, ora faccio solo quello che voglio e con chi voglio.

Vado in direzione della mia autenticità e seguo ciò che sento istintivamente giusto per me, che mi rispecchia e mi appassiona.

In molte delle notizie stampa che ti riguardano, sono pubblicate manifestazioni svolte nel Salento, cosa ci tieni a precisare, soprattutto sulla bellezza, indiscutibile del bellissimo salento, cosa consiglieresti a chi vuole viaggiare, venire a conoscere quei luoghi ?

Il Salento è una delle mie case nel mondo, quella da cui ho avuto origine.

La rassegna stampa più recente riguarda eventi in Salento perchè questa è stata la mia base negli ultimi tre anni con qualche puntatina all’estero, come quella a Dubai.

Mi risulta complesso dare consigli non conoscendo le persone a cui ci rivolgiamo: sono viaggiatori o turisti? Vogliono conoscere la parte più mondana o quella più incontaminata della terra salentina?

Sono lontana dalle immagini stereotipate di luoghi e persone e oggi è semplice trovare online tutte le informazioni per costruirsi un itinerario ad hoc.

Se dopo essersi chiariti le idee e aver deciso da quale prospettiva esplorare il Salento volete qualche dritta, qualche chicca da una prospettiva locale, scrivetemi pure alla pagina fb (https://www.facebook.com/federicalacostantini/) o in direct su instagram @costantinifede e vi rispondo con piacere.

Il viaggio lo fa il viaggiatore, anche il luogo.

Invito a viaggiare, tanto, non necessariamente all’estero, ma viaggiare, muoversi esplorando l’altrove.

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Quello che funziona in noi è il nostro potere personale. Come creare un approccio con quest’ultimo?

Le regolette, le tips e i consigli legati a ciò che di più sconosciuto e imprevedibile esista in natura, ovvero l’essere umano, le lasciamo a chi pensa di poter offrire “soluzioni” o formule magiche e a chi pensa di poterle comprare.

Ognuno di noi ha il proprio potere personale, lo crea e lo scopre lavorando su se stesso.

Se risulta strano o incomprensibile ciò di cui parlo, qui (https://bit.ly/2TdEMin) trovate lo speech di “Inspire – Idee contagiose” in cui uso le mie esperienze di vita per mostrarvi a cosa mi riferisco.

Lavorare su se stessi è impegnativo, non sempre piacevole e richiede tempi e modi che sono soggettivi ma è quanto di più potente abbiamo per creare la nostra realtà e liberarci da condizionamenti esterni, familiari e sociali che non ci appartengono.

Realizzarci come esseri umani, conoscere la nostra vera natura ed essere fedeli a noi stessi è ciò di cui dovremmo veramente occuparci.

Il resto è solo una naturale conseguenza.

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Progetti per il futuro?

Viaggiare: torno a essere gitana, con il minimo indispensabile in valigia, splendidi compagni di viaggio al mio fianco e molte case in giro per il mondo.

Nutrirmi di vita: belle persone, gesti semplici e gentili, tenero e sincero supporto, collaborazioni basate sulla stima e sul potenziale umano.

Osare: condurrò eventi, esperienze, conferenze e trasmissioni su temi e contenuti che sto studiando da anni come ricercatrice autonoma e libera.

Catalizzare: una delle clienti che seguo come coach (non mi piace questo termine, lo uso solo perchè possiate capire a cosa mi riferisco) ama definirmi “enzima” perchè trova che nelle nostre sessioni di consulenza, si accelerino processi personali. Credo che ognuno si sani da solo e che il lavoro su se stessi è quanto di più personale esista ma se ciò che condivido e conosco può servire, mi metto a disposizione come enzima per il vostro processo di evoluzione.

Internazionalizzare: il workshop sul potere personale a Dubai e la conferenza su mindalia tv (https://bit.ly/2rTQ27U) mi spingono a rilanciare ancora di più a livello cosmopolita per proseguire presentando il mondo nel mondo.

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Vittorio Brandi alle Olimpiadi

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La fiamma è un simbolo dei gioco, cosa hai da dire in merito a questo emozionante evento, le olimpiadi, avendo per due volte portato la fiaccola, una cosa magari inedita, tra i tuoi ricordi, della quale non hai parlato molte volte ?

Quella fiamma sprigionata prima dalla fiaccola Olimpica di Londra 2012  e ultimamente PyeonghChang 2018 ha un “rumore” che parla di tanti valori da condividere soprattutto con i giovani. Ti da un’energia particolare e senza fine.

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Tu sei portavoce anche dell’importanza sociale dello sport, come pensi gli sportivi famosi, nei vari sport, assieme ai loro fan, possano aiutare il mondo dello sport, soprattutto a farsi portatore di valori come il fair play ?

Le stars dello Sport prima o poi con il tempo tramontano, è importante che durante la loro carriera lascino segni tangibili attinenti il fair play, il rispetto delle regole e siano apertamente contro a qualsiasi forma di doping.

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Hai anche deciso di affrontare con un libro il mondo dei lettori, cosa ti piace nello scrivere un libro, il tuo mondo sportivo è diventato più grande, oppure sei rimasto solo legato agli sport ove hai condotto la tua esperienza ?

Scrivere un libro è un viaggio raccogliendo delle testimonianze importanti a livello umano e condividendole successivamente, una sorta di staffetta ideale con la torcia Olimpica nel quale ognuno lascia il suo messaggio di sport dalle varie discipline e di vita.

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Guardando dentro, ad esempio, il mondo del olimpico, il concetto di pace è molto importante, ad esempio nel 2008 per proteste pro- Tibet, a Parigi a Parigi è stato annullato l’intero percorso della fiamma olimpica, tu come hai vissuto questi percorsi, hai conosciuto persone importanti per la pace ?

Le Olimpiadi PyeonghChan 2018 rimarranno alla storia perché hanno disinnescato un grande conflitto bellico su scala mondiale. Lo Sport, le Olimpiadi non saranno mai sopraffatte da odio, guerre e divisioni di ogni sorta.

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Quali sono i tuoi impegni futuri ?

Più che prossimi impegni inizia a ripresentarsi la speranza in un altro grande sogno chiamato selezione come Tedoforo per le Olimpiadi di Tokio 2020. Nel frattempo sono in cantiere diverse presentazioni istituzionali del mio ultimo libro 300 Battiti Ed. Wip di Bari la prima delle quali sarà a Tricase per il prossimo 30 novembre grazie al prezioso supporto di BlogConnection Agency. Vi aspettiamo numerosissimi.

 

 

La Carta di Toronto per l’Attività Fisica e l’importanza dello stile di vita attivo

La Carta di Toronto e l’importanza dello stile di vita attivo, è una linea guida a livello internazionale, invita ad approfondire il problema dell’inattività fisica. Cosa ne pensi?

L’attività fisica promuove il benessere, la salute fisica e mentale, previene le malattie, migliora le relazioni sociali e la qualità della vita, produce benefici economici e contribuisce alla sostenibilità ambientale.

Tutto vero che l’attività fisica promuove il benessere, lo sperimento sulla mia persona e sulle persone con le quali mi relaziono. Il benessere significa stare bene, soddisfatti, sentirsi bene, capaci, stare in forma, sapersi relazionare,. Quindi si tratta di un benessere fisico perché permette di avere uno stile di vita in movimento e salutare. Si è sempre pronti a mettersi in moto, cambiare rotta, riprendersi e recuperare. Si tratta di una salute fisica e mentale, perché fisico e mente sono in relazione, corpo e mente funzionano insieme, sono alleati, se sta bene l’uno l’altro sta meglio, le due parti hanno bisogno di sperimentare benessere insieme, se sei disposto a metterti in movimento sei più propenso ad affrontare problemi, situazioni, persone. Ti senti più sicuro, coraggioso, fiducioso. E’ vero che produce benefici economici, perché più fai attività fisica e meno ti ammali e più sei produttivo al lavoro e nelle relazioni familiari e amicali. E’ vero che l’attività fisica contribuisce alla sostenibilità ambientale, sei meno propenso a usare mezzi inquinanti come macchine, ti sposti a piedi per brevi o medi tragitti e in bici per tragitti più lunghi, lo sperimento sulla mia pelle e c’è anche una certa sintonia con altre persone che praticano attività fisica, quando ci si incontra ci si saluta perché si è complici nell’affrontare la fatica che diventa amica perché aumenta la consapevolezza delle proprie capacità e risorse e si raggiungono sempre più obiettivi impegnandosi fisicamente e mentalmente.

La Carta di Toronto per l’Attività Fisica diventa un impegno comune dal lontano 2010, un punto di riferimento per tutte le nazioni del mondo fatte di persone e istituzioni, di famiglie e scuole, di lavoratori che insieme ognuno con il proprio impegno, può contribuire a una società e collettività migliore, meno malata, più propositiva.

L’attività fisica diventa un grande investimento per tutti, per le persone, istituzioni, collettività. Una palestra per promuovere corretti stili di vita e un addestramento alla vita per un futuro migliore, più consapevole. L’attività fisica rende più maturi e responsabili.

Le persone devono essere messe in condizioni di fare sport a qualsiasi età e con ogni modalità e in ogni contesto, dai luoghi di lavoro alle scuole. Uno sport per piccoli e grandi, per persone con qualsiasi difficoltà, deficit, disabilità. Ognuno deve essere messo in condizioni di poter fare un’attività fisica individuale o di gruppo.

http://www.globalpa.org.uk/charter/download.php

Lo sport, il suo insegnamento, e la raccolta di indicazioni scientifiche, come comportasi secondo te?

Ognuno in base al proprio ruolo e competenze può essere protagonista e veicolo di trasmissione informazioni, esperienze, nozioni, insegnamenti di attività fisica o può indirizzare a persone, istituti, scuole. Già nelle famiglie bisogna cercare di spostarsi dalle zone di confort come i divani e scrivanie e frequentare luoghi all’aperto per giocare o muoversi. Iniziando nelle famiglie il percorso diventa più facile nelle scuole dove ragazzi e genitori possono chiedere programmi di attività fisica adatti alla loro età e al contesto di vita e gli insegnanti possono coinvolgere gli allievi in lezioni pratiche e teoriche di attività fisica, allenamento, valori e regole.

L’esperienza dell’allenamento alla luce della promozione dello sport nelle scuole, quali sono le differenze, tra palestra e coach, con la scuola e il maestro/l’insegnante?

I ragazzi devono avere dei riferimenti che all’inizio sono i parenti prossimi come fratelli, cugini, genitori, zii poi le persone di riferimento possono diventare insegnanti o allenatori a scuola o frequentando corsi o scuole di un qualsiasi sport. Bisogna spiegare dall’inizo ai ragazzi la progressione nello sport dal gioco al benessere, dagli infortuni alle sconfitte, dallo sport amatoriale e quello professionistico. L’insegnamento deve comprendere non solo l’allenamento fisico ma anche i fattori inerenti l’aquisizione di conoscenza corporea, anatomica, fisiologica, l’aquisizione di forza mentale, padronanza delle proprie sensazioni ed emozioni, quindi affiancare ad allenatori, tecnici, coach, anche psicologi, medici dello sport, fisioterapisti.

Si parla dello ” sgobbone ” nello sport, di chi è felice di fare fatica, di allenarsi, come arrivare a questo cambiamento?

Come tutte le cose e come in tutti i campi c’è sempre il rischio di esagerare, di investire troppo nello sport, di isolarsi, di coltivare troppo un unico orto, di farsi male, di essere imprudente. Per questo dall’inizio è importante affiancare più multidisciplinarietà nell’attività fisica per spiegare cosa è bene e cosa è male, quali possono esser i rischi, come alimentarsi, come avere a disposizione una via di fuga, un piano B, come distrarsi, come recuperare, cosa può succedere negli anni.

A cosa tieni, specialmente, che si conosca della realtà di oggi sull’argomento Movimento, sport, salute?

La prima cosa è che non dobbiamo rimandare come al solito, non possiamo aspettare di andare in congedo dal lavoro per dedicarci allo sport ma dobbiamo da subito coltivare la passione dello sport e a ciò si ha bisogno di comprensione nei contesti di vita delle persone come le famiglie e gli ambienti lavorativi, bisogna far passare il messaggio che lo sport aiuta le persone a stare bene fisicamente e mentalmente e quindi permettetegli  e agevolateli nella pratica di uno sport, la persona starà meglio e di conseguenza staranno meglio le persone che si relazioneranno. Inoltre agevolare l’uso di strutture e impianti sportivi soprattutto per ragazzi e persone che non lavorano e non possono permettersi ingressi in impianti e strutture sportive. Comuni e istituzioni devono prevedere spazi e tempi a costi moderati, ridotti e anche senza spese. Altro aspetto importante può essere la flessibilità per esempio degli orari di lavoro che permetterebbe a persone di praticare uno sport in alcuni giorni della settimana facendo un orario lavorativo diverso in modo che il vantaggio sarebbe anche per il traffico nel senso che si diluirebbe l’afflusso delle persone nei luoghi di lavoro negli stessi orari intasando strade, paesi e città. Permettendo flessibilità di orari si snellirebbe il traffico e le persone possono viver più ora meglio senza aspettare l’età pensionabile.

Matteo SIMONE +393804337230 Psicologo, Psicoterapeuta

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The program “La Filastrocca Del Minibasket

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The program “La Filastrocca Del Minibasket.

”We should often remember that even the United Nations recognized for children “the right to rest and leisure, to engage in play and recreational activities that are typical of their age and the right to participate freely to cultural and artistic life “. Many of them  should be involved in the idea of ​​participating in a Summer Camping. It should not be a surprise for them to spend the summer playing since, already in  the Middle Age,  “Early Summer Games” were practiced, even if they did not follow any kind of regulation. Today the summer camps are used to discover archaeological sites but also sport. Let them play a game:  Minibasket. Minibasket is for  children between 5 and 11 years, whether they are creative, introverted, extrovert, weak, tenacious, male or female. They will have to face physical, technical and tactical maturation. Who is the student? The child who chooses to practice Minibasket on his purpose. We must therefore take care of the children’s dream and their emotions but we can not work by considering  our experience only, we must avoid the mistake of creating an inadequate context  too. The Instructor should not  be a sad teacher but someone who can stimulate the knowledge of Biddy Basketball. He  must know how to distinguish the emotions of the child from those of the adults, accepting a role, in which we must be ready to question ourselves.

What to teach and what is important to learn?

– a motor learning – forming the personality – motivate in school learning

Learning means to develop:

– Affective Area

– Body Area

– Social Area

– Cognitive area

How to carry out our intervention.

Trying to create collaboration with institutions, first of all the school, which,  together with the companies sports, can ensure that you do not give space to the investment of “so much money”, even if we need it, and give the possibility of educating and training.

It would be appropriate to find a leader, perhaps a professional in motor activity, a graduate in physical education, but also young collaborators who want to share solidarity, friendship and passion (we  have an interest together).

We try to enhance what the child has lived, to make his desire for movement also

possibility to play and communicate.

It should be remembered that it is with the daily practice that we can  verify and improve what the children already learn during  winter,  both in the classroom and in the gym.

MOTOR ACTIVITY.

My choice was  “creation and motor development”; everyone has their motor project. When they I have  followed men or women team sports, sports such as basketball or football, staying with adults, I have lacked basic motor activity.

Nous apprenons des enfants.

always gds

Quand je rentre dans la salle de sport, la première chose qui me vient à l’esprit est de contrôler mon groupe, de voir combien ils sont, s’ils semblent ennuyés, s’ils sont nerveux etc…

Cela ne suffit pas de préparer sur une feuille le programme de la session d’entraînement (c’est bien de le faire) il faut aussi l’adapter à l’ambiance qu’il y a ce jour-là dans la salle de sport.

L’ENFANT DOIT SE TROUVER AU CŒUR DU JEU et ne pas le subir passivement.

Notre tâche, comme tous ceux qui mènent tous types d’activités éducatives, n’est pas simple. C’est pourquoi, dans un premier temps, je cherche à mettre en évidence l’aspect psychologique du rapport enfant/instructeur.

Un instructeur a été un enfant ou mieux, continue de l’être.

Le développement des capacités motrices est sans aucun doute lié à la maturation du système nerveux.

Le développement psychomoteur va de la tête aux pieds; l’enfant apprend à contrôler d’abord les muscles des lèvres, puis les muscles oculaires, les muscles du cou, des épaules, du tronc, des jambes et enfin des pieds.

C’est un explorateur qui découvre ses propres mouvements à travers ses relations avec les autres.

Le jeu/sport minibasklet doit tenir compte du développement et des étapes de croissance de l’enfant. 

Nous commençons par avoir affaire à des enfants qui ne savent pas lire ni écrire et nous les quittons lorsqu’ils savent désormais (on espère) lire et écrire correctement.

GDS COPERTINA

EDUCATION MOTRICE 

L’adulte doit éduquer l’enfant et doit donc prendre ses responsabilités. Une mauvaise leçon de minibasket  produit des dégâts et des tensions. Soit l’enfant idolâtre son instructeur, soit il se met contre lui soit il l’ignore.

L’éducation motrice est l’ensemble complexe d’actions et d’occasions intentionnellement programmées et réalisées (pas d’improvisation) pour permettre à tous d’atteindre le maximum de son propre développement.

Le sujet de l’éducation motrice est l’enfant considéré dans toute son unicité, sa complexité et sa totalité.

Elle se réalise à travers des interventions scientifiquement fondées qui guident et orientent sans façonner et conditionner et qui sont guidées par une programmation éducative, didactique, et structurées selon des objectifs, des moyens, des contenus, des méthodes, des sessions de contrôle et d’évaluation.

Nos raisons

Dans le sport il y a les endroits où aller, où rencontrer les stars, les athlètes, où transmettre sa philosophie. Ces derniers, c’est-à-dire les grands joueurs, nous enseignent qu’il ne leur arrive pas toujours des messages d’encouragements et d’estime. Il y a en effet beaucoup de critiques. N’en parlons pas si le joueur ne marque pas, dans le cas du football, ou bien si le gardien de but prend des buts.

Dans chaque bonne formation on sait qu’il faut faire une “confrontation” entre le modèle de l’instructeur et celui de l’élève, ici vous lisez mon modèle, aux prises avec les comportements qui ralentissent l’inspiration théorique initiale, légitime et formel. Nous verrons donc ensuite où nous serons arrivés, avec cette confrontation.

Nous, que pouvons-nous faire ?

Bien travailler sur les capacités motrices comme on dit souvent, ou bien sur les fondamentaux, nous devons seulement écouter et mettre en pratique les mots de Arthur Ashe, c’est-à-dire que “les champions sont ceux qui veulent laisser leur sport dans de meilleures conditions par rapport à quand ils ont commencé à le pratiquer”.

Coaching con Nico Delfine.

“Change is promoted by questioning the usual software of our mind activated in the life experience”

foto bari con nico delfine

Il percorso del 2018 con Nico Delfine di Giuseppe Di Summa lo puoi ascoltare nell’audio qui sotto.

Per cortesia devo dirti che non è sempre lì, a Bari, come vedi nella foto, ma che ci siamo trasferiti, per il coaching a Oria, nel 2017, a Latiano e Francavlla Fontana, nel 2018.

Je m’appelle Joseph

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Les phrases en français à propos de moi

Je m’appelle Joseph

Moi, c’est Joseph

J’étudie français depuis huit mois

C’est mon dernier examen,

Je travaille dans le sport

Je suis un coach de basket

Je suis en sportif depuis trente ans.

J’ai un diplôme en comptabilité

Ma matière préférée c’est la phylosophie.

J’ai passé une année comme objecteur de conscience

Je ne suis pas marié

“La vie est une phrase interrompue”

(La vita è una frase interrotta)

Victor Hugo

Etre instructeur de minibasket

Il faut être du côté des enfants, il est clair que dans les parcours de formation et d’éducation des plus jeunes, ces derniers sont reliés à l’instruction qu’ils reçoivent, l’école valorise capacité et habilité, les transforme en connaissances. Il semble donc évident que nous connaîtrons aussi un enfant qui aime lire, ou bien apprendre les tables de multiplications. Ici c’est l’école qui a rempli son rôle, l’école intervient mieux avec sa formation. Par la suite, le sport saura également faire la même chose, soit créer en partant des habilités, des compétences, qui seront les connaissances d’une discipline sportive.
Clip

Le rôle de l’entraîneur.

– L’instructeur est dans la dimension du jeu, c’est-à-dire dans le parallélisme entre l’élément studieux qui : observe, élabore des hypothèses, expérimente de nouvelles solutions, et les actions d’un enfant qui joue : observe, élabore des hypothèses, expérimente de nouvelles solutions.

Quoi faire ?

1- Les exercices

L’expérience motrice doit correspondre à un « vécu positif ». Les espaces, les temps, les instruments disent que l’enfant, au sein de ce gymnase, est capable de savoir faire assez de choses, avec fair play, il manque souvent cette connaissance de sa santé et de son bien-être, qui influence l’activité.

2- Le jeu

Le schéma classique qui consiste à se présenter et faire voir des jeux ne fonctionne plus si on ne comprend pas le « pourquoi » du jeu. L’élément commun est le jeu, qui doit savoir s’adapter à l’enfant, en sachant que nous devons encourager pour un résultat ludique-formatif et non technico-tactique.

Le modèle du minibasket devrait :

Soigner l’aspect des choses qu’ils doivent savoir ;

Ce que je suis en train d’apprendre et quand j’ai besoin d’habituer les enfants à utiliser leur tête

Faire attention à la compétence et à l’apprentissage technique en sachant qu’il y a abandon s’il y a trop peu d’espace.

Comment l’instructeur doit aider l’enfant ?

En lui permettant d’acquérir des connaissances utiles

Le conduisant à apprendre des habilités qui sont nécessaires pour pratiquer le minibasket

Le faire s’emparer des meilleures connaissances pour jouer un match

Savoir enseigner avec une théorie et une méthodologie des activités motrices et sportives, en sachant très bien que l’éducateur sportif, qui travaille avec les enfants dans le cadre de l’introduction au sport, bien souvent ancien athlète par choix des clubs, doit savoir utiliser toutes les raisons spontanées liées au jeu et au plaisir de bouger.

Intervista a Flavia Chiarelli

Flavia_Chi Sono_Giorgio Violino

Sport marketing manager in che cosa consiste, a chi si rivolge, come è iniziata questa tua attività professionale ?

Lo Sport marketing manager è una figura piuttosto trasversale, che può operare in azienda, al servizio di uno specifico brand del mondo sport, oppure in agenzia, mettendosi al servizio di diversi clienti e progetti:

Terza opzione,come nel mio caso, in completa autonomia in modalità freelance.


In una personale visione dello sport marketing management, la mia missione è offrire soluzioni integrate di comunicazione e promozione, rivolte a tutti coloro che vogliono fare dello sport un’attività professionale.

I miei target principali si suddividono perciò tra:

– atleti e sportivi professionisti: ai quali offro servizi di consulenza nella gestione della propria immagine rispetto a sponsor e progetti fino al più completo servizio di gestione dei diritti di immagine e quindi di Manager sportivo.

– guide alpine, società sportive, gruppi alpinisti che hanno bisogno di imparare a comunicare e promuovere nel modo corretto i propri servizi sul Web, e non solo.

– aziende e operatori del turismo, specialmente montano, poiché attualmente è il campo in cui mi sento più forte e competente.

La mia avventura ha avuto inizio nella primavera del 2016 quando, da poco trasferita in alta montagna, in un paesino della Val di Susa, avevo terminato la mia prima esperienza di lavoro stagionale come segretaria in una scuola Sci. In quel momento, dopo quasi un anno fuori dal mondo aziendale, ho capito che volevo tentare di creare un mio modello di business unendo le competenze acquisite da anni di studio e lavoro con la mia grande passione per gli sport Outdoor.

Ed è così che tutto ha avuto inizio..

Recentemente hai presentato il tuo nuovo spazio web, come ti trovi su Internet, come pensi di interagire con i tuoi utenti ?
Utilizzo e amo Internet praticamente da sempre, o comunque da quando ha iniziato a diventare parte delle nostre vite quotidiane.

A partire dall’utilizzo in forma privata, ho sempre voluto testare i diversi strumenti e canali di espressione ( messenger, chat, social network, mailing e cosi via), coltivando per anni l’idea di uno spazio contenitore nel quale racchiudere il mio mondo. Un tempo era MySpace, oggi sono i Blog, personali e aziendali.

Sono curiosa di natura, amo molto scrivere e l’interazione è il mio pane quotidiano, perciò posso affermare di essere piuttosto a mio agio nella rete.

L’interazione con il proprio pubblico credo sia qualcosa di delicato e sottile, che va coltivato nel tempo, puntando maggiormente alla qualità che alla quantità dei contenuti proposti.

I canali sui quali preferisco colloquiare sono sicuramente Facebook e Instagram, i social network che conosco ed utilizzo maggiormente, dando via via da oggi sempre maggiore spazio all’approfondimento che solo uno spazio come il Blog può offrire.

Sto pensando in futuro di approfondire i tools dedicati ai contenuti audio, come i podcast e video, come Youtube, poiché creano un’interazione ancora più forte con il pubblico di riferimento e con e proprie nicchie.
Si legge nelle tue note biografiche che ami lo sport di fatica, ti appassiona la montagna, oltre che provieni anche dal mare, secondo te come è il legame tra sport e turismo, come valorizzarlo ?
Questa è una bellissima domanda!

Credo fortemente nel connubio tra il territorio e lo sport.

Le aziende turistiche più illuminate, hanno compreso da molto tempo l’efficacia incredibile che il linguaggio sportivo può avere nella promozione e comunicazione dei propri territori.

Io per prima, ad esempio, spingo l’utilizzo degli sport Outdoor – quelli cosiddetti di fatica o comunque meno convenzionali e seguiti dai grandi circuiti mediatici- in un’ottica di promozione  del territorio montano, e non solo.


Alcuni punti di valorizzazione su cui mi piace lavorare potrebbero essere:

-la creazione di contenuti multimediali a cura di professionisti dell’immagine, che sottolineino questi aspetti, parlando al pubblico attraverso le attività che si possono volgere su un certo territorio, al di là del consueto connubio cibo&vino molto amato in Italia.

– investimento in  grandi eventi che siano però anche di interazione con i turisti presenti ( pensiamo alle famose gare di sci alpinismo o di corsa in montagna che si svolgono nelle nostre regioni Alpine  e che si trasformano in una vera e propria festa per il territorio);

– la creazione di contenuti multimediali ad hoc per le nuove piattaforme social, attraverso la costruzione di Blog tour con blogger e stampa specializzata, che vivano in prima persona e raccontino il territorio attraverso i loro occhi, creando identificazione nel pubblico.

– ed infine, il mio pane quotidiano, il coinvolgimento di atleti nella comunicazione del territorio, attraverso iniziative trasversali e non sempre e solo competitive: l’atleta si racconta attraverso il territorio.

La cultura sportiva è spesso giustamente legata al benessere, Per te, sia negli eventi, che nella comunicazione, come si può valorizzare il proprio impegno nello sport ?

Sport e benessere vanno a braccetto, l’antico detto “mens sana in corpore sana” è difficile da smentire. Io personalmente, quando mi occupo di un progetto per un mio cliente, faccio in modo di coinvolgere solo interlocutori e brand sponsor che siano in linea con un concetto di valorizzazione della chiave sportiva.

Che si tratti di promuovere un atleta, una manifestazione o un territorio, è importante tenere sempre al centro lo SPORT e i valori sani che lo caratterizzano.

Questi,a loro volta, si andranno a riversare sul soggetto che stiamo promuovendo


* spero di aver centrato la domanda !

Progetti per il futuro ?
La mia attività è partita da poco e, al momento, le dedico metà della mia giornata lavorativa, poiché coltivo ancora un part time nel turismo qui in Valle.

Conto tuttavia di farla crescere progressivamente e con costanza, su diversi fronti.

Da un lato sto lavorando per far conoscere maggiormente la mia professione, puntando sul Personal Branding, e sulla comunicazione attraverso i miei canali.

In parallelo, mi confronto quotidianamente con professionisti dell’outdoor, e non solo, per portare avanti una rete di collaborazioni volta ad offrire servizi sempre più completi ai miei clienti, attuali e futuri. Nell’anno in corso prevedo di partecipare nuovamente alle consuete fiere di settore e a eventi outdoor di rilevanza.

Nella mia vision futura, non escludo di avere dei collaboratori più fissi con cui confrontarmi, su modello “agenzia” e di poter un domani reinvestire parte dei miei guadagni su progetti pro-bono rivolti a quei ragazzi dalle grandi potenzialità ma con poche risorse, in modo che anche loro possano permettersi di vivere della propria passione sportiva.

Vivere secondo i propri talenti e il proprio cuore, come sto cercando di fare io ogni giorno, è quello che mi sento di augurare ad ognuno di noi.

“The Heart of Kenyan Running”

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Il Sentiero Alternativo Blog
SCHEDA

L’obiettivo e Mission del progetto “The Heart of Kenyan Running

un viaggio unico di corsa, benessere, cultura e tradizioni nel cuore degli altipiani del Kenya

a unique journey through running, wellness and culture in the heartlands of Kenya

L’obiettivo e Mission di “The Heart of Kenyan Running” è quello di organizzare Running Camp per Runners di tutti i livelli, amatori e professionisti, Italiani in Kenya, in collaborazione con l’High Altitude Training Centre di Iten, la famosa “Home of Champions” dei più forti corridori al mondo Kenyani.

The Heart of Kenyan Running offre un supporto organizzativo e tecnico ai gruppi di runner che partiranno dall’Italia, per consentire a tutti i partecipanti di vivere un’esperienza unica nel suo genere in un luogo magico per la corsa, il Kenya, dove sono nati i migliori maratoneti al mondo. Il viaggio sarà anche un’occasione di scoperta di popoli lontani e di condivisione di tanti aspetti culturali legati non solo all’allenamento ma anche alla vita quotidiana di tutti i giorni.

Tutti i partecipanti, compresi gli accompagnatori o familiari dei runners, avranno la possibilità di soggiornare e allenarsi in quota, sui meravigliosi altipiani della Great Rift Valley, una delle regioni più affascinanti del Kenya, e di correre o passeggiare sui percorsi battuti quotidianamente dai leggendari campioni Keniani, i più forti corridori per eccellenza, in particolare nelle discipline della corsa su strada.

Un’esperienza che consigliamo a tutti gli appassionati del running di cogliere almeno una volta nella vita: THE HEART OF KENYAN RUNNING è un viaggio unico, all’insegna della corsa, DEL benessere, dell’agonismo e/o della semplice pratica sportiva, della scoperta di nuove culture e tradizioni, che vi arricchirà immensamente dal punto di vista umano e culturale.