Intervista a Stefano Porcini

  1. Presentiamo il coach, la tua esperienza nello sport, i tuoi riferimenti,  come sei partito, ad esempio, con quali tecniche, hai impostato il tuo lavoro, sul campo ?

Mi chiamo Stefano Porcini , napoletano con una passione smodata per la pallacanestro tramandatami da mio padre. Gioco sin da  bambino , prima le giovanili poi le minors fino all’età di 37 anni. Premetto non ho mai pensato seriamente di allenare fin quando non mi chiama un amico per allenare una squadra U13 femminile, da lì in poi non mi sono più fermato. Sono cresciuto nel mito di Jordan e degli anni ’90 ma ho sempre guardato con un interesse particolare il mondo del college targato USA, così da allenatore ho sempre cercato di scolarizzare i miei atleti alla Princeton Offense. Dal punto di vista tecnico imposto il mio lavoro sui fondamentali (prima senza palla e poi con)  

  • Creare uno staff tecnico oggi, di cosa ha bisogno un’ allenatore, quali tappe debbono essere vissute insieme, quale gioco proporre ?

Non è mai facile creare un gruppo di lavoro per la complessità dei rapporti che si creano tra le persone. Un allenatore oggi ha bisogno di uno staff di cui nutre stima, solo con questa è possibile creare un rapporto sincero dove ci sia il rispetto dei ruoli. Un altro aspetto importante è la condivisione del progetto e la propensione alla modifica in corso, da qui quindi anche il come far giocare la squadra e che sistema di gioco attueremo durante la stagione. Ce da dire che quest’ultimo dipende molto anche dal materiale a disposizione e dal budget.

  • Le caratteristiche fisiche di un giocatore, le sue motivazioni, i gesti tecnici da proporre, nel settore giovanile, per un coach come è il rapporto con l’ideale di sport del suo giocatore, magari rimasto dopo le ore di minibasket, quando spesso si è illuminati dai campioni internazionali, non avendo ancora vissuto un vero e proprio allenamento?

Un ragazzino che sta per uscire dalla così detta fase Minibasket ha sicuramente grossa motivazione a passare al Basket (quello dei grandi), ma bisogna valutare con molta attenzione a che punto è del suo sviluppo fisico e psico-motorio, da questa analisi ne derivano le proposte che devono essere conformi al suo momento di crescita. Ritengo fondamentale creare gruppi omogenei per tutte le caratteristiche elencate in modo da avere una risposta tecnica fisica ed emozionale positiva su tutti gli atleti.

  • Su che cosa non fai sconti quando devi rinnovare il tuo impegno con una società di basket ?

Sul progetto, se non mi motiva non faccio sconti.

  • Oltre ai gesti tecnici, vi sono poi i principi, soprattutto nel settore giovanile, con cui creare una squadra, presentaci la tua impronta, su cosa spingi, cosa tieni a cuore ?

Tratto tutti i miei atleti e mini atleti da adulti. Ci diamo delle regole ad inizio anno che devono essere condivise. Rispetto tra i giocatori e senso di responsabilità, pretendo che ognuno di loro sia responsabile per se e nei riguardi della squadra.

  • La maggiore soddisfazione che hai avuto nella tua carriera sportiva (non solo per una questione di record )?

Portare un branco di ragazzini a giocare in un campionato senior quando tutti ci davano per spacciati, siamo riusciti a salvarci, levandoci anche qualche sassolino dalle scarpe.

  • Presentaci la tua attuale società, i tuoi gruppi, cosa fate, quali sono gli obiettivi ?

Quest’anno purtroppo non ho allenato (vedi domanda 4), c’era qualcosa che stavo valutando ma poi la pandemia  ha decretato la mia stagione finita senza iniziare.

  • Se non dovessi fare tu qualcosa oggi, per il tuo programma di allenamento, in cosa ti faresti sostituire psicologia, atletica, tattica, da quali capacità, valori, avresti bisogno come collaborazione?

Dipende dal livello in cui opero, ma reputo fondamentale l’aspetto psicologico e atletico potendo vorrei avere queste due figure nel mio staff. Queste figure devono essere ben integrate nello staff per poter portare avanti il progetto comune.

Intervista a Lorenzo Larry Leopizzi

Continua il questionario del 2020 della Filastrocca del Minibasket ( https://www.filastroccamb.it/ ). Con noi Lorenzo Larry Leopizzi


Presentiamo il coach, la tua esperienza nello sport, i tuoi riferimenti,  come sei partito, ad esempio, con quali tecniche, hai impostato il tuo lavoro, sul campo ?

Ho cominciato a giocare a basket quando avevo 13/14 anni, un amico mi convinse a provare a giocare nella sua squadra; cominciando a giocare iniziai a seguire anche il basket in tv, che proponeva una partita a settimana(per essere precisi il secondo tempo),da lì non ho più lasciato questo magnifico sport. Iniziai ad allenare giovanissimo, all’età di diciannove anni, e iniziai da subito a iscrivermi e frequentare i corsi biennali per istruttore minibasket e allenatore di base. Ero alle primissime armi, ma lavorare con i bambini e con le giovanili mi piacque fin da subito. Per i primi tre – quattro anni continuai ad allenare e giocare, ma poi scelsi di continuare solo ad allenare perché gli allenamenti da allenatore aumentavano sempre di più e non era facile conciliare tutte e due le cose, dovendo anche dedicare tanto tempo allo studio, essendo iscritto alla facoltà di scienze politiche dell’Università del Salento.

Creare uno staff tecnico oggi, di cosa ha bisogno un’ allenatore, quali tappe debbono essere vissute insieme, quale gioco proporre ?

Creare uno staff tecnico oggi significa appunto…..“lavorare di staff”, condividendo con i propri collaboratori idee e proposte tecniche. Sinceramente credo molto nel rispetto dei ruoli e nel valore di ogni componente dello staff, partendo dal proprio assistente con il quale si condividono giornalmente gli obiettivi e i progressi tecnici della squadra, ma anche tutte le sensazioni negative che vengono dal campo; con lui in base alle caratteristiche dei propri giocatori e all’idea di basket che si vuole proporre si stila una programmazione tecnica inizio anno, ma si è sempre pronti a rivedere alcune idee iniziali per poter far giocare al meglio la propria squadra. Ed infine c’è il lavoro imprescindibile oggi del preparatore fisico che in sintonia con i due allenatori si occupa della crescita sotto l’aspetto motorio di tutti i giocatori. È fondamentale nelle squadre senior anche il lavoro di scouting e video nella preparazione di una partita insieme alla squadra, in cui si vanno ad analizzare le caratteristiche degli avversari che si incontreranno la domenica, ma spesso anche per rivedere alcune azioni di proprie partite giocate, e andando ad analizzare alcune situazioni di gioco.

Le caratteristiche fisiche di un giocatore, le sue motivazioni, i gesti tecnici da proporre, nel settore giovanile, per un coach come è il rapporto con l’ideale di sport del suo giocatore, magari rimasto dopo le ore di minibasket, quando spesso si è illuminati dai campioni internazionali, non avendo ancora vissuto un vero e proprio allenamento ?

Il lavoro più importante di un istruttore minibasket e allenatore nel settore giovanile oggi secondo me è riuscire a far divertire e far appassionare i propri ragazzi, creando soprattutto nel minibasket delle proposte che diano la possibilità a tutti di esprimersi e di riuscire a svolgere il compito richiesto in base alle proprie caratteristiche fisiche e esperienza vissuta sul campo. Troppo spesso proposte “chiuse” non permettono ai bambini di tirar fuori la loro fantasia e spesso anche le loro emozioni.

Su che cosa non fai sconti quando devi rinnovare il tuo impegno con una società di basket ?

Quando inizio anno parlo con la società cerco sempre di avere quanti più spazi possibili sul campo per poter lavorare, chiarendo anche su obiettivi che nel settore giovanile non possono essere immediati, ma raggiungibili nel medio/lungo termine.

Oltre ai gesti tecnici, vi sono poi i principi, soprattutto nel settore giovanile, con cui creare una squadra, presentaci la tua impronta, su cosa spingi, cosa tieni a cuore ?

Nel settore giovanile è fondamentale far capire ai propri ragazzi che la pallacanestro è uno sport di squadra, e solo la crescita di ognuno dei componenti, sotto tutti gli aspetti, farà crescere tutto il gruppo. Così come ritengo questo fondamentale, è anche imprescindibile lavorare in ogni allenamento sul miglioramento di ogni singolo giocatore, sotto l’aspetto tecnico, fisico e mentale.

La maggiore soddisfazione che hai avuto nella tua carriera sportiva ( non solo per una questione di record )?

La mia maggiore soddisfazione è vedere le mie squadre crescere, giocando un basket che riesce a coinvolgere tutti i giocatori a referto, ognuno nel proprio ruolo in campo, formando così delle squadre competitive che quando entrano in campo giocano a viso aperto e senza timore di nessuno. Nel minibasket e nel settore giovanile invece, la mia idea è formare giocatori “autonomi” che in campo sappiano sempre cosa fare, senza bisogno dell’istruttore/allenatore joistik che guidi con le proprie urla ogni azione in campo(esempio: corri! passa! tira!)

Presentaci la tua attuale società, i tuoi gruppi, cosa fate, quali sono gli obiettivi ?

La società dove alleno è “ la scuola di basket Lecce”; abbiamo un solido gruppo di bambini nel minibasket, dove riusciamo ad avere gruppi di tutte le categorie(pulcini/paperine, scoiattoli e/libellule, aquilotti/gazzelle e esordienti; lavoriamo sia col settore giovanile maschile che con quello femminile, sino ad arrivare alla prima squadra maschile che milita nel campionato regionale di c silver(avendo conquistato due promozioni dirette in due anni). Io sono il capo allenatore del gruppo Under 16 femminile e della prima squadra maschile per il terzo anno consecutivo, coordinando il lavoro di tutto il settore giovanile maschile e femminile.

Se non dovessi fare tu qualcosa oggi, per il tuo programma di allenamento, in cosa ti faresti sostituire psicologia, atletica, tattica, da quali capacità, valori, avresti bisogno come collaborazione ?

Come già detto in precedenza il lavoro di staff oggi è fondamentale, e c’è bisogno di quante più competenze possibili per la crescita di ogni singolo componente della squadra, compreso lo staff tecnico. Cresce in maniera esponenziale oggi anche la figura del mental coach, che cura gli aspetti di relazione tra lo staff tecnico e la squadra, ed anche tra giocatori della stessa squadra, dove spesso il modo di porsi e di essere fa la differenza, e il discuterne singolarmente e in gruppo con una persona competente in materia può aiutare l’atleta a tirar ancora di più il meglio da se stesso.

Intervista a Saretta Domanin

1- Presentiamo il coach, la tua esperienza nello sport, i tuoi riferimenti, come sei partita, ad esempio, con quali tecniche, hai impostato il tuo lavoro, sul campo ?

Sono allenatrice da quasi 3 anni. Ho giocato per 27 anni, ho smesso a 35 anni e non potendo fare a meno del basket, la mia vita, ho pensato che l’unica cosa che potevo fare era trasmettere nozioni e passione per questo sport alle giovani. Ovviamente conosco bene lo spogliatoio delle squadre femminili, cosa passa nella testa di una ragazza, paure, limiti fisici e mentali che spesso sono anche punti di forza. Nel 2017 ho fatto il corso da allievo allenatore, corso utilissimo per chi è giocatore perché si riescono a comprendere meglio alcune dinamiche di gioco su più punti di vista e a sfruttare questi dettagli con migliori letture in campo. Lo stesso anno ho preso la tessera da allenatore di base. La mia prima esperienza è stata con 2 gruppi: U16-U20. Sono stata convocata agli allenamenti del CTF Abruzzo e anche questo mi ha permesso di avere nuovi spunti. Ovviamente non basta l’esperienza da giocatrice quindi mi sono documentata attraverso video e libri e ho programmato un piano di lavoro per obiettivi. Con una squadra giovane mi sono posta fondamentali offensivi e difensivi da sviluppare in due anni. Le partite aiutano molto perché programmi il lavoro settimanale sia sulla squadra da affrontare sia sulle carenze e gli errori che si sono evidenziate durante il gioco competitivo. Prendo delle azioni chiave e le scorporo per arrivare a costruire soluzioni che limitino le lacune

2- Creare uno staff tecnico oggi, di cosa ha bisogno un’ allenatore, quali tappe debbono essere vissute insieme, quale gioco proporre ?

Lo Staff tecnico a mio avviso deve essere composto-come chiede il basket integrato- da una forte sinergia e collaborazione tra allenatori, preparatore atletico e staff fisioterapico. Possono esserci diversi punti di vista sul gioco, anzi accrescono perché spingono al ragionamento, l’importante è che al centro di questo cerchio ci sia una forte propensione alla psicologia della giocatrice. Il tutto va vissuto insieme: non possiamo avere le risposte a tutto e ognuno accresce l’altro purché ci siano obiettivi condivisi. È fondamentale collaborare e programmare interfacciandosi con lo staff. Poi si tira una linea: cosa serve? Cosa migliorare? Quali obiettivi sono stati raggiunti e quali no? Il gioco da proporre a livello giovanile è sicuramente dinamico, con tanto contropiede e fondamentali individuali iniziando ad abituarli ad un contesto senior. A livello senior invece vanno sfruttate le caratteristiche delle giocatrici senza dimenticare che anche le più esperte hanno sempre da imparare. Dico sempre che il basket è un gioco che (scusate la ripetizione) più lo giochi e più lo sai giocare.

3- Le caratteristiche fisiche di un giocatore, le sue motivazioni, i gesti tecnici da proporre, nel settore giovanile, per un coach come è il rapporto con l’ideale di sport del suo giocatore, magari rimasto dopo le ore di minibasket, quando spesso si è illuminati dai campioni internazionali, non avendo ancora vissuto un vero e proprio allenamento ?

La motivazione è tutto, la voglia di migliorarsi li porta in campo non per passare un’ora e mezza ma per apprendere il più possibile tanto da rimanere anche dopo l’orario concesso. Non nego che il fisico in questo sport è importante o meglio aiuta molto, ma la voglia di riuscire ad avere una buona prestazione ti porta a trattare bene il tuo corpo che è lo strumento attraverso il quale ti puoi esprimere. Anche un piccolo può ottenere molto dal suo fisico. Quindi un piccolo dovrà sfruttare molto la rapidità, la ripartenza, il tiro, la difesa e la tecnica in generale. Un lungo dovrà utilizzare il suo fisico per avere maggiore equilibrio e possenza fisica. A livello giovanile credo che tutti debbano conoscere tutti i ruoli; a livello senior le cose cambiano, i fisici sono definiti e salvo qualche esercizio che è sempre giusto riproporre, non userei il tempo per lavorare su situazioni di gioco improbabili. Quello peró su cui punto tutto è la crescita psicologica delle giocatrici: lo sport deve insegnare a non mollare mai, a insistere quando stai per cadere e rialzarti più forte di prima. Caparbietà,grinta e forza d’animo. Questo dovremmo infondere nelle atlete, perché ciò che sei in campo deve aiutarti ad affrontare senza paure ciò che sei nella vita!

4- Su che cosa non fai sconti quando devi rinnovare il tuo impegno con una società di basket ?

Sulla serietà, sulla condivisione di obiettivi, sulla fiducia, sulla giustizia e sulla correttezza. È vero che dobbiamo premiare l’impegno ma nello sport vige la legge del più forte. Bisogna essere coerenti e onesti. Non accetterei mai compromessi e imposizioni. Se ti fidi di me, devi lasciarmi fare.

5- Oltre ai gesti tecnici, vi sono poi i principi, soprattutto nel settore giovanile, con cui creare una squadra, presentaci la tua impronta, su cosa spingi, cosa tieni a cuore ?

Possiamo parlare di fondamentali, di letture, di gioco ma come dicevo io ho una regola: mai mollare fino alla fine dando tutto. Poco conta vincere o perdere, l’importante è uscire avendo buttato cuore e sudore, con carattere, grinta e senza paura, lavorando l’uno per l’altro, perché la tua vittoria è la mia vittoria. Principio base della vita.

6- La maggiore soddisfazione che hai avuto nella tua carriera sportiva ( non solo per una questione di record )?

Da giocatrice sicuramente le due promozioni consecutive in A. Da allenatrice è presto per dirlo. Quando vedo una mia under calcare un campo di serie B o vedere atlete che mettono in pratica i miei suggerimenti o semplicemente vederle sorridere perché amano quello che fanno con passione! Le loro vittorie personali sui loro limiti sono le mie più grandi soddisfazioni! Personalmente non dimenticherò mai il mio esordio da Head Coach in serie B: le ragazze mi hanno fatto un grande applauso, hanno giocato per me e dopo la vittoria sentirmi gridare MVP mi ha fatto esplodere il cuore di gioia!

7- Presentaci la tua attuale società, i tuoi gruppi, cosa fate, quali sono gli obiettivi ?

Alleno l’under18 (da settembre) e la serie B (da 3 settimane) della Pallacanestro Antoniana Pescara. L’obiettivo è dare spazio alle giovani locali supportate da giocatrici esperte ma comunque giovani per ridare vita alla realtà pescarese. L’obiettivo è centrare i playoff e poi arrivare il più lontano possibile aumentando il minutaggio delle nostre Under.

8- Se non dovessi fare tu qualcosa oggi, per il tuo programma di allenamento, in cosa ti faresti sostituire psicologia, atletica, tattica, da quali capacità, valori, avresti bisogno come collaborazione ?

È chiaro che nella femminile fa tanto la psicologia secondo la mia visione. Ma caratterialmente sono abituata a fare e non a guardar fare, quindi mi avvalorerei della sinergica collaborazione di un preparatore atletico, di un mental coach e umilmente di un allenatore vecchio stampo per consigli tecnico-tattici.

Le giornate dello sport- cultura e salute mentale

L’Associazione nazionale polisportive dilettantistiche per l’integrazione sociale, ANPIS, con il Comitato Regionale Puglia, ha programmato dal 30 Gennaio 2020 a Foggia, la quinta edizione delle Giornate dello Sport – Cultura e Salute Mentale, che avrà luogo, con lo slogan ” tutti in palla 2020 “, nei giorni 30 Gennaio, 2/3 Febbraio. Le intenzioni degli organizzatori sono così descritte ” è normale che siano delle giornate speciali….La migliore relazione non è quella che unisce persone perfette, ma tutte quelle speciali, dove ognuno impara a convivere con i difetti degli altri, ed anima le sue qualità. Lo sport come mezzo di integrazione sociale, divertimento ed amicizia . Un importante evento di sensibilizzazione contro la discriminazione , attraverso il quale coinvolgere la società civile ad avvicinarla ai bisogni quotidiani delle persone con disagio mentale.

Con questi nobili intenti, l’Anpis Puglia, in collaborazione con l’Associazione Tutti in Palla Foggia, Il Comune di Foggia, il Foggia Calcio 1920 ed altri partner, persegue sempre le medesime finalità; e, cioè, attraverso lo strumento dello Sport, di sensibilizzare l’intera collettività sul tema della Salute Mentale e sulla promozione di processi di integrazione sociale di persone affette da disagio mentale, realizzando nella città di Foggia, l’evento: “Le Giornate dello Sport-Cultura e Salute Mentale – 5° edizione Tutti in Palla, con delle iniziative sociali, culturali e sportive nelle seguenti giornate:

. 30 gennaio 2020 , presso  la Sala Consiliare del Comune di Foggia dalle ore 10 alle ore 12.30, alla presenza del signor Sindaco Franco Landella, che accoglierà con un benvenuto le persone affette da disagio mentale, le quali saranno accompagnate dai familiari, operatori e/o volontari delle associazioni e servizi della Salute Mentale, provenienti dai centri della Regione Puglia.

Nel corso della cerimonia, seguiranno interventi dei  rappresentanti del mondo delle Istituzioni invitate: (Regione Puglia, Assessorato Regionale allo Sport, La Provincia di Foggia, Università Foggia, ASL Foggia, Confindustria Capitanata, Ance Foggia, Gruppo Telesforo Universo Salute, Gruppo Salatto, Coni Puglia,ODCEC Foggia, TRSM Ordine Professioni Sanitarie, Ordine degli Psicologi Puglia, CSI Foggia)  e del no-profit. Seguiranno testimonianze delle buone pratiche, nel prendersi cura delle persone con disturbi mentali, con i referenti delle associazioni dei familiari e Responsabili dei Servizi della Salute Mentale.

•02 Febbraio 2020 in occasione della gara Foggia calcio 1920 –Cerignola Calcio 1912, i gruppi Anpis Puglia (composti da ragazzi/e con disagio mentale, accompagnati dai familiari e operatori), oltre ad assistere alla gara, entreranno nel terreno di gioco dello Stadio Pino Zaccheria , durante l’intervallo della  partita, dove si porteranno al centro di esso, per ricevere i Saluti dal Presidente, il dottor Roberto Felleca, del Foggia Calcio1920, del Presidente della FIGC, dottor Vito Tisci e del Presidente del Coni Puglia, il dottor Angelo Giliberto. Inoltre, gli stessi tifosi, accompagneranno la presenza dei nostri ragazzi/e con cori, canti e striscioni, dedicati al tema dell’evento.

Nell’ occasione, i gruppi ANPISPUGLIA, utilizzeranno degli striscioni con le seguenti frasi:

1)ANPISPUGLIA “ Lo Sport come integrazione sociale, divertimento e amicizia. Un Importante evento di sensibilizzazione e di lotta alla discriminazione, attraverso il quale coinvolgere la società civile ed avvicinarla alla vita e ai bisogni quotidiani delle persone affette da disagio mentale”.

2)ASS:TUTTI IN PALLA: “ANORMALE E’ SOLO L’INDIFFERENZA.”

3) SPORTIVA…..MENTE – TORNEO INTERNAZIONALE.

4) Un Pallone con scritta “SPORTIVAMENTE”, che sarà posizionato al centro del campo, dove                 le Autorità  tireranno un calcio all’indifferenza.

I giocatori del Foggia Calcio 1920 e il Cerignola Calcio 1912, indosseranno delle t-shirts bianche con la frase: “+ SALUTE MENTALE + SALUTE DELLE COMUNITA’ ”,  pochi minuti prima del fischio d’inizio, dal loro ingresso in campo fino al centro campo.

. 03 febbraio 2020  dalle ore 10 alle ore 12.30 al Torneo di Calcetto 5° edizione .TUTTI IN PALLA , che si terrà presso la struttura Sportiva “Positano”, in Via Luigi Miranda 3, Foggia, dove  si svolgeranno le gare  dei gruppi sportivi (Centro Diurno Itaca-Troia, Centro diurno Arcobaleno Deliceto, Associazione Tutti in Palla Foggia, Associazione Tutti in volo Troia, Coop.Anthropos Bitonto, -Gruppo Telesforo Universo Salute, Istituto I.P.E.O.A. Manfredonia) e  seguiranno le premiazioni. Si conferma la presenza del calciatore della Nazionale Amputati, il dottor Roberto Sodero, che giocherà con i ragazzi/e , la presenza del Monsignore, Vincenzo Pelvi e il Calcio Foggia 1920 .

PRESIDENTE  ANPIS  PUGLIA

Antonio LO CONTE

Il minibasket in cartella.

CARI ISTRUTTORI MINIBASKET “CERCATE” DENTRO DI VOI!

Far giocare i bambini, giocare con i bambini è difficile, dobbiamo essere in grado di capirli, di educarli, di emozionarsi con loro e di sorridere. Per me è una grande soddisfazione continuare a crescere dentro e diventare più giusto, vero, gentile, attivo, competente. Cercavo la forza e la sicurezza al di fuori di me, ma le ho trovate dentro: sono sempre state lì. Cerchiamo! Possiamo farlo tutti, svolgendo il nostro lavoro quotidiano in palestra come meglio possiamo. Io svolgo il mio lavoro con passione e amore, credo in quello che faccio e sono sempre in cammino.

Prof. Maurizio Mondoni

Il libro del Prof. Maurizio Mondoni, dedicato al minibasket, che presenta giochi e proposte per una lezione minibasket. Un libro sul quale abbiamo chiesto all’autore di esprimere in poche parole, una chiave di lettura, in modo da evidenziare le ” finalità ” per educatori, associazioni sportive, nella speranza di cogliere il ruolo importante del minibasket. Come ricordare a tutti che bisogna essere consapevoli del proprio ruolo, quello di Istruttore, con parole di oggi, con le quali dire che è bello insegnare il gioco.

Annamaria Fantini – Intervista.

Grazie Annamaria di essere qui con noi.

Tra le attenzioni oggi che deve avere un coach di basket, quali ritrovi più importanti, anche confrontandole, con quando giocavi tu, cosa è che ti fa stare dietro alle tue ragazze, che col tempo capisci, è una cosa importante, una regola a cui non rinunciare ?

Le attenzioni che oggi un coach di basket dovrebbe avere verso i ragazzi e ragazze sono molteplici: ognuno ha sensibilità diverse e molteplici interessi che li portano a vivere questo sport con varie intensità. Bisogna avere pazienza, cercare di trovare la chiave giusta per ottenere fiducia e rispetto. Poi bisogna farli parlare ed ascoltare.

Parliamo di te, come ha appreso il basket, quali pensi siano le capacità importanti, anche alla luce dell’esperienza americana, con la quale penso tutti i coach si confrontano, come è il tuo rapporto con chi ti ha insegnato la pallacanestro oggi ?

Credo che alla base di tutto ci sia la PASSIONE, ed è la cosa più importante che mi ha insegnato per primo la pallacanestro, ovvero Lupo Giordani: la passione muove ogni cosa, ti fa prendere aerei, ti fa parlare con gente sconosciuta anche domandando, forse, banalità; la passione ti fa chiamare persone a qualsiasi orario per domandare di un esercizio ed è la stessa che ti fa andare a vedere allenamenti di persone che sanno spiegarti come allacciarsi le scarpe da un’altra prospettiva. Giordano Consolini è un maestro che mi ha fatto vedere la pallacanestro nella sua assurda semplicità.

Ti vediamo in diverse foto sui social in un viaggio tra il basket americano, i consigli che ti senti di dare a chi vive con te qui in Italia, ora nel 2020, le partite di basket, oltre all’importanza delle persone, dei record, che crea la NBA nel mondo, qualcosa che hai fatto tuo in quel viaggio ?

In quel viaggio con Stars Camp (devo ringraziare sempre Richard Lelli e Simone Pierich per l’opportunità) è stato stimolante vedere quanto il lavoro negli USA sia improntato sul lavoro individuale, sull’esaltazione del singolo in un gioco di squadra incentrato sull’1c1 con e senza palla. In Italia si parla sempre dell’importanza dei fondamentali, ma ci piace anche che le nostre squadre giochino “bene”: dobbiamo essere bravi a non perdere tempo in cose poco importanti. Ho imparato che più si diventa bravi e più ci si diverte, questo lo tengo sempre in considerazione.

In che squadra alleni in questa stagione, quali sono gli obiettivi, che ha rapporto hai con giocatrici, società, tifosi ?

Questo è il secondo anno che alleno le giovanili femminili della società Hellas Basket Cervia, la società dove sono cresciuta. La cosa più difficile per me è stato il rapportarmi con le ragazze: ho sempre allenato nel maschile e certe dinamiche sono davvero diverse. Tuttavia mi hanno aiutato a capirle, ho cercato di allenare per appassionarle e per far loro conoscere questo sport da diverse angolazioni. Gli obiettivi? Migliorare e diventare le migliori giocatrici possibili.

Tra le azioni di chi gioca oggi una partita, cosa pensi sia importante, da fare nostro, come educatori, tecnici, per spingere l’atleta a farlo suo ?

A livello giovanile credo sia fondamentale la SCELTA giusta, applicando il gesto tecnico adatto. Far passare questo messaggio credo sia importante.

La Romagna offre grande basket, grande spettacolo al pubblico, dando lo sguardo al passato di grandi tecnici, come Bucci, recentemente scomparso, cosa ritieni oggi sia utile, all’intero movimento basket, per tornare a raggiungere dei risultati a livello internazionale ?

Credo che sia importante che ci siano società solide, con dirigenti che permettano di lavorare con programmazioni a lungo termine e che abbiano chiaro che bisogna fare il bene dei ragazzi: per avere al centro i ragazzi e la loro crescita ci vogliono tecnici preparati, appassionati e pagati adeguatamente per il loro impegno.

Sul blog Cambio Giorno abbiamo sempre una domanda dedicata alla cucina. Cosa ti piace mangiare ?

A me piace molto la cucina romagnola, ma pizza e sushi sono spesso sulla mia tavola.

Nel chiederti i tuoi progetti per il futuro ne approfittiamo anche per farti gli auguri per un felice 2020 !

Il mio futuro? Sono ambiziosa e desidero migliorare, perciò lavoro per essere sempre più pronta a vivere la pallacanestro al meglio delle mie possibilità. Ma essendo anche insegnante di scuola primaria, non ti nascondo che ho scritto diversi libricini per bambini che mi piacerebbe pubblicare!

Ringrazio per questa piacevole intervista e auguro a tutti un felice e sereno 2020 all’insegna dei miglioramenti e dei sorrisi dati e ricevuti.

Intervista a Heather Reid

Presentiamo l’autrice che abbiamo scelto di intervistare, con delle note biografiche, tratte dalla sua pagina su ACADEMIA.EDU : Heather L. Reid è professore di filosofia al Morningside College di Sioux City, Iowa e studiosa in residenza presso il Centro Mediterraneo Exedra di Siracusa, in Sicilia. È membro 2015 dell’American Academy in Rome, 2018-2019 Fellow del Harvard’s Center for Hellenic Studies di Washington DC, e ha ricevuto un premio Fulbright Scholar presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

1- Tra le pubblicazioni, dei suoi studi, si possono segnalare quelle riguardanti la filosofia dello sport e studi olimpici, come è studiare lo sport a livello universitario oggi. come creare interesse nel mondo accademico e sportivo,  ?

 Un buon modo di iniziare sarebbe il libro Filosofia dello Sport che ho scritto con il mio collega Emanuele Isidori.  E’ una versione corta del mio Introduction to the Philosophy of Sport, che cita tutte le fonti importanti, antiche e moderne.  Parla anche di filosofia dello sport come campo di studi delle Università’.

2- Lo sport ha un rapporto con la nostra società, spesso ascoltiamo casi riguardanti il tifoso, a volte troppo acceso, come è vivo il rapporto tra sport e politica, sport e religione, quindi è importante ricordare l’impegno sportivo dal punto di vista etico, quali considerazioni oggi per il rapporto tra etica e sport ?

Il lato etica dello sport non e’ separabile da quello politica o sociale.  Possiamo guardare lo sport come una vetrina sulla società in miniatura, per il bene e il male, ma dovremmo stare sempre attenti alla etica nello sport – non e’ vero che sia un mera forma di intrattenimento, neppure solo un business.


3- Cosa ci lasciano Ulisse, gli atleti della Grecia antica, che conoscevano il motto filosofico che ispirava i giochi olimpici, che era di Socrate e recitava ” Conosci te stesso ” ?

Ho scritto tanto su questa domanda, basta leggere Athletics and Philosophy in Ancient Greece o i diversi saggi che trovi sulla mia pagina in www.academia.edu. Secondo me c’e’ un legame profondo tra lo sport e la filosofia e lo vedi chiaro nelle opere di Platone, che era lui stesso atleta (lottatore) nella gioventù.  In Italiano, ho anche scritto un commento su una traduzione della Ginnastica di Filostrato (con testo greco a fronte) con Paolo Madella e lo stesso Isidori che spiega la filosofia antica dello sport.


4- Occupiamoci ora del lavoro di scrittura di un libro sulla filosofia dello sport, va ricordato che spesso sono i giovani, da studenti che consumano i libri, quindi come presentare ai giovani i temi della filosofia dello sport, alla luce della cultura odierna ?
In Italiano, quel libro su Filostrato e’ inteso per i giovani nei licei.  Ma un approccio più pedagogico lo troverete nel mio primo libro “The Philosophical Athlete,” che ho scritto per introdurre la filosofia agli studenti che avevano esperienza sportiva.  E’ appena uscito in seconda edizione.  Forse conviene tradurlo o adattarlo ai giovani Italiani.


5- Il libro Filosofia dello sport di Emanuele Isidori e Heather L. Reid, datato 2011, come descrive il percorso di chi si è schierato nel tempo in modo favorevole verso l’esercizio fisico, come, invece, si rapporta a chi si è occupato dell’atleta di livello, quali dovrebbe essere la filosofia di un atleta professionista, quale invece quella di un atleta amatore ?

Secondo me la filosofia dello sport non cambia se uno e’ professionista o amatore.  Sarebbe come musica o filosofia lo stesso, puoi farlo al livello professionistico ma in essenza i valori e le virtù sono gli stessi, e solo che dai una proporzione superiore della tua vita a questa attività.  Non credo che gli atleti professionisti fanno lo sport “solo per i soldi”, più di professori che insegnano filosofia “solo per i soldi” o musicisti che suonano solo per i soldi.  E’ difficile essere al livello senza farlo per passione.  Magari per i direttori, amministratori ecc. è diverso, ma per gli atleti stessi non credo.


6- Lo stile di un buon allenatore spesso porta a guardare, con merito, chi corre, si sacrifica, come chi sa confrontarsi senza montarsi la testa, lei scrive di Filostrato sull’Allenamento. Un testo a cui credere per degli spunti importanti, importante il concetto di raggiungere una concezione veramente greca dello sport, quindi una comunità di sportivi conferisce identità e status, quali sono le differenze oggi ?

Yes.  E’ importante raggiungere una concezione greca dello sport nel senso che lo sport deriva il suo valore dal concetto della virtù (arete).  Dobbiamo mettere arete come lo scopo dell’attività’ sportiva anche oggi.  


7- Ogni ospite del nostro Blog Cambio Giorno riceve sempre queste due domande in conclusione. Ci presenti un autore, un testo, particolarmente significativo per lei. La seconda domanda riguarda il cibo. Quale è il suo rapporto con il cibo ?

Platone sarebbe l’autore più significativo per me – senza dubbio. 
Il cibo lo vedo come l’amore, e’ una cosa necessaria per la vita, che puoi fare con bellezza, piacere, e armonia (con la terra, se stesso ecc).  La cultura della cucina Italiana fa il cibo come arte e l’apprezzo moltissimo.


8- Progetti per il futuro ?

Al momento, sto lavorando sulle virtù e valori delle donne atletiche nel mondo antico, incluse anche miti come Atalanta e figure divine come Artemide e Athena.  Questo studio e’ stato ispirato anche dalle iscrizioni trovate a Napoli per le ragazze vincenti nei giochi Sebasta.  Ho appena finito anche un saggio sullo spirito dello sport come criterio antidoping nel codice di WADA.    

Bruno Boero – “Sill@basket”

Premetto che quanto dirò  è inerente ai soli Settori Giovanili del basket , in cui lavoro da oltre 35 anni.

Bruno Boero.

L’approccio migliore rimane il più semplice, molti allenatori, con saggezza, ripetono ai propri allievi ” cose semplici “, con questo invito possiamo ai tecnici di settore giovanile consigliare questo approccio ? 

” Pulchritudo in simplicitate ” dicevano i nostri padri latini .” la bellezza sta nelle cose semplici” !Molti allenatori predicano cose semplici , ma fanno cose difficili , assolutamente non adatte alla fascia di età e di apprendimento della propria squadtra .Ecco spiegati i primi blocchi a 11 anni , rimesse in attacco organizzatissime a 12 anni , pick& roll a 13 anni , difese a zona a 13/14 anni , pressing a tutto campo sin dal campionato propaganda , eccetera….
L’ approccio più realistico all’ insegnamento  nei settori giovanili sta scitto nel mio nuovo libro ” Sill@basket , il sillabario del basket ,  studiato per saper scrivere, capire , e leggere il gioco della pallacanestro .Ciascun allenatore deve mettersi in cammino il primo di settembre con una valigia piccola e leggera , per metà vuota , in modo da poter avere spazio per inserire  idee , situazioni , esercizi e correzioni , sempre partendo da ciò che sanno fare i ragazzi , non da quanto imparato ai corsi .E dovrà periodicamente sostare , per fare in modo che  anche gli ultimi si affianchino ai primi , senza lasciare indietro nessuno , sino al 30 giugno.

La storia del basket italiano e il rapporto con i maestri americani , lei inizia ad allenare in serie A a fianco di Tommy Heinshon, Nba Boston Celtic, cosa nella sua carriera ha apprezzato di più del mondo NBA ? 

 Il basket in Italia è stato portato dagli Americani nel primo dopoguerra .  in particolare dai militari americani di stanza  a Trieste , Livorno , Napoli , eccetera.Noi a Torino avevamo gli studenti dell’ ateneo mondiale salesiano , ove confluivano e si alternavano ogni quaderiennio anche ottimi giocatori di college Usa.Personalmente , questo è stato il primo contatto con il mondo Usa nei primi anni cinquanta.  In seguito  ho avuto la fortuna di incontrare il professor Nikolic a Varese nel 1968 , poi Tommy Heinshon a Milano  nel 1979 , poi Bobby Knight dal 1971 in avanti , seguendolo nei suoi spostamenti nei vari camp , ed in seguito tutti i coaches americani succedutisi nei vari camp ,  da me iniziati nell’ estate 1974 ad Aosta . Oggi i camp di basket fioriscono in ogni luogo , sempre  meglio organizzati….Cito il ” Chantaloba basketball Camp ove gli allenatori Ncaa d’ oltre oceano sono due  :  coach Marcus Kirkland di Wingate ( North Carolina ) e coach Stan Holt ( Oklahoma CityUniversity ). Perciò Il contatto con il variegato mondo Usa continua con  i doverosi riferimenti  ed aggiornamenti.
Per entrare nel merito della domanda  , da Tommy Heinshon ho imparato molto ( il contropiede e la transizione del Boston Celtic’s , la difesa a uomo di squadra , il posizionamento del centro, ecc….   Ma con i giocatori  non ha funzionato come avrebbe dovuto , soprattutto perchè è stato un anno molto travagliato da vicende esterne al gioco.Stessa sorte  è toccata ad un altro grandissimo Nba : coach Larry Brown a Torino non ha terminato la stagione 2018-2019.Si può ben dire che  l’ unico ad ottenere grandi consensi e successi tecnici e promozionali è stato coach Dan Peterson , un autentico personaggio , dagli anni 70 ad oggi.

Allenatore e Mental coach, guidare l’atleta verso un obiettivo, quali sono le difficoltà comuni ? 

Esistono molti punti fermi :
    A ) Ogni ragazzo o ragazza deve sapere e capire sin dal primo giorno che tu allenatore stai facendo – e farai- tutto per lui e per il suo miglioramento : così , per la legge della reciprocità , anche lui/ lei dovrà fare qualcosa per te , ovvero impegnarsi molto ogni giorno. B )  Non bisogna arrivare a 18 anni per sentirsi dire  ” Bravo ”  C )  ” Tu vali ! ” deve essere il mantra dei coaches di settore giovanile ; non : “…. stupido , cosa fai . perchè non vedi , perchè non salti , come ti permetti di non essere attento ….”  D )   Anche se commetti degli errori , degli sbagli , non importa  ; il gioco nasce sempre da una serie di sbagli. Il coach deve essere pronto a riconoscere  e battersi per il superamento dei” limiti” che ciascun giocatore ha. 
   E   Gli errori sono altrettanti gradini per salire uno ad uno la scala dello sviluppo  psico- fisico , tecnico , tattico , mentale , estetico  e del miglioramento personale.  
   F )  Ciascuno degli allievi vale come Persona  , sia che diventi nel futuro ingegnere spaziale o astronomo , o pescatore di perle  …  e poi anche come Giocatore.  G )  Ricordiamo che esistono sempre in ciascun allievo piccoli talenti nascosti : chi di noi non ha mai avuto un leader per la fase di attivazione ,  un leader nello spogliatoio , uno che porta le borracce , chi tira l’ asciugameno , chi incita dalla panchina….?
 A causa del disconoscimento dei suddetti punti ,purtoppo molti coaches sono, o diventano distruttori di autostima , invece che preziosi  ed empatici alleati.


IL TITOLO DEL MIO LIBRO  “ SILL@BASKET NON E’ CASUALE PERCHE’ RIMANDA ALLA SEMPLICITA’ DI UN ANTICO  SILLABARIO ,  PRIMO LIBRO PER IMPARARE E LEGGERE E SCRIVERE , DALLA  SEMPLICE  VOCALE AL DISCORSO PIU’ COMPLESSO …. PERCHE’  (SCRIVEVA COACH PHIL JACKSON  A PAGINA 19 DEL LIBRO  “ ELEVEN RINGS “ )   :  “L’ APPPROCCIO MIGLIORE RIMANE QUELLO PIU’ SEMPLICE”.
LA CERTEZZA NEL METODO DI LAVORO ED IL COORDINAMENTO  DEGLI ARGOMENTI  TECNICI MIGLIORERA’ LA PERFORMANCE DI CIASCUN ALLENATORE NEI SETTORI GIOVANILI.

Dovendo citare, dal libro, Silla@basket, una serie di percorsi, come riporterebbe tutto alle origini, quindi il lavoro sui fondamentali, soprattutto cosa è cambiato negli anni ?

Nel libro “Sill@basket” la vera novità , l’ autentico percorso è il METODO  , e la sua progressività nel tempo :  l’ allenatore non è chiamato a fare un passo avanti , e neppure un passo indietro , ma un passo di lato , ad indicare un metodo di lavoro ed una programmazione minuziosa per le varie categorie che intercorrono tra i sei ed i venti anni.Per tale motivo credo che il libro non abbia una scadenza temporale , e che potrà diventare una vera guida per allenatori ed istruttori dei settori giovanili , sia che si trovino d’accordo su quanto scitto , sia che sostengano differenti approcci culturali o tecnici.
Per quanto riguarda i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni , sui campi giovanili si vede maggiore velocità , atletismo , ma  purtroppo anche troppo tatticismo oapplicazione di  strategie , insite nel desiderio lecito di vincere , ma – a mio avviso – in sottordine all’ obiettivo finale , che rimane quello del miglioramento degli atleti ed atlete.Ciò comporta una  minore semplicità nei programmi di lavoro , minore insegnamento specifico e pochissime correzioni dei movimenti fondamentali individuali. 
E’ mutata anche la ingerenza dei Genitori , ma molto dipende anche da casi nsingoli e soprattutto anche dalla autorevolezza dei Dirigenti e dei coaches .  Non credo che un Genitore  andrebbe mai a lamentarsi da Federico Danna, o da Marco Sanguettoli , o Germano D’Arcangeli , o Andrea Menozzi , o Paolo Sfriso , Giordano Consolini….

Tra le risorse oggi di un coach vi è la comunicazione, lei nei tanti time-out che ricorda, quando è riuscito a farsi comprendere come voleva, se i giocatori hanno mai espresso, nelle sospensioni, punti di vista che ha poco gradito, come è intervenuto ? 

Sempre con riferimento alla attività giovanile , sostengo che durante i time out o negli intervalli i giocatori vanno tranquillizzati e sostenuti , incitati o calmati secondo i casi. Se un giocatore esprime un giudizio costruttivo , una idea , un commento positivo , va assolutamente ascoltato .Se quello stesso giocatore non gradisce , esiste da sempre un metodo universale per farsi capire : lasciarlo seduto in panchina a tempo indeterminato , senza discussioni nè polemiche.Coach Phil Jackson  a proposito dice : ” nei time -out e negli intervalli l’ allenatore spiega cosa bisogna fare per giocare meglio , ma non deve dare lezioni di vita o di comportamento.”Lunedì se ne riparlerà in spogliatoio.

 Un invito a giocare a basket come dirlo ai giovani ?

Il tema è scottante perchè è inerente a tutto il movimento cestistico in Italia , e riguarda centocinquantamila bimbi e bimbe.Sappiamo che in palestra arrivano i giovani in uscita dal  minibasket ( che assole ad un compito motorio , ludivo, relazionale e terapeutico essenziale)  ma il turn over rimane pesantissimo , a discapito della qualità , della quantità dei tesserati in attività giovanile.Gli allanatori del giurassico (  generazione di cui vado fiero ) andavano in giro per reclutare  ragazzi di alta statura .  E poi cì erano le ” leve” ( corsi di rapido apprendimento al fine di poter subito giocare, adatti per giovani di 10 / 14 anni . Le leve avvenivano nelle scuole , nelle parrocchie , negli oratori , nei campetti , nei circoli , e nei vari club anche di Serie A. 
Ci sono stati anni in cui la FIP premiava con una medaglia d’ oro  chi segnalasse un giovane di oltre due metri ( Alberto Merlati docet ) : eravamo intorno al 1960.
Non dimentichiamo poi che : Renzo Bariviera , Paolo Conti , Roberto Chiacig, e chissà quanti altri hanno “saltato” non solo il minibasket , ma anche i primi preziosi anni d attività nei settori giovanili.Lo stesso Tommy Ress , il giocatore più vincente in Italia , ha iniziato a quindici anni .  

” Sill@basket” è il sillabario del basket : impariamo a conoscere fatti e teorie , a  scrivere, vedere e leggere meglio ciò che veramente occorre ai nostri giovani affinchè continuino a giocare, divertirsi e migliorare.

visitate il sito web :

https://www.brunoboero.it/