Coaching con Nico Delfine.

Sport

“Change is promoted by questioning the usual software of our mind activated in the life experience”

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Il percorso del 2018 con Nico Delfine di Giuseppe Di Summa lo puoi ascoltare nell’audio qui sotto.

Per cortesia devo dirti che non è sempre lì, a Bari, come vedi nella foto, ma che ci siamo trasferiti, per il coaching a Oria, nel 2017, a Latiano e Francavlla Fontana, nel 2018.

Vittorio Brandi alle Olimpiadi

Sport

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La fiamma è un simbolo dei gioco, cosa hai da dire in merito a questo emozionante evento, le olimpiadi, avendo per due volte portato la fiaccola, una cosa magari inedita, tra i tuoi ricordi, della quale non hai parlato molte volte ?

Quella fiamma sprigionata prima dalla fiaccola Olimpica di Londra 2012  e ultimamente PyeonghChang 2018 ha un “rumore” che parla di tanti valori da condividere soprattutto con i giovani. Ti da un’energia particolare e senza fine.

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Tu sei portavoce anche dell’importanza sociale dello sport, come pensi gli sportivi famosi, nei vari sport, assieme ai loro fan, possano aiutare il mondo dello sport, soprattutto a farsi portatore di valori come il fair play ?

Le stars dello Sport prima o poi con il tempo tramontano, è importante che durante la loro carriera lascino segni tangibili attinenti il fair play, il rispetto delle regole e siano apertamente contro a qualsiasi forma di doping.

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Hai anche deciso di affrontare con un libro il mondo dei lettori, cosa ti piace nello scrivere un libro, il tuo mondo sportivo è diventato più grande, oppure sei rimasto solo legato agli sport ove hai condotto la tua esperienza ?

Scrivere un libro è un viaggio raccogliendo delle testimonianze importanti a livello umano e condividendole successivamente, una sorta di staffetta ideale con la torcia Olimpica nel quale ognuno lascia il suo messaggio di sport dalle varie discipline e di vita.

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Guardando dentro, ad esempio, il mondo del olimpico, il concetto di pace è molto importante, ad esempio nel 2008 per proteste pro- Tibet, a Parigi a Parigi è stato annullato l’intero percorso della fiamma olimpica, tu come hai vissuto questi percorsi, hai conosciuto persone importanti per la pace ?

Le Olimpiadi PyeonghChan 2018 rimarranno alla storia perché hanno disinnescato un grande conflitto bellico su scala mondiale. Lo Sport, le Olimpiadi non saranno mai sopraffatte da odio, guerre e divisioni di ogni sorta.

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Quali sono i tuoi impegni futuri ?

Più che prossimi impegni inizia a ripresentarsi la speranza in un altro grande sogno chiamato selezione come Tedoforo per le Olimpiadi di Tokio 2020. Nel frattempo sono in cantiere diverse presentazioni istituzionali del mio ultimo libro 300 Battiti Ed. Wip di Bari la prima delle quali sarà a Tricase per il prossimo 30 novembre grazie al prezioso supporto di BlogConnection Agency. Vi aspettiamo numerosissimi.

 

 

Mindfulness per lo sport

Sport

Nel mio lavoro di psicologo e mental coach mi trovo spesso a lavorare con sportivi che hanno bisogno di imparare a gestire le loro emozioni ed i pensieri che accompagnano tutti i momenti di una gara, dalle fasi di allenamento all’evento vero e proprio. La mindfulness li aiuta ad ancorarsi al momento presente, sviluppare la giusta concentrazione e gestire lo stress in modo efficiente in qualsiasi situazione, dentro e fuori dal campo.

La maggior parte degli atleti infatti, in previsione di una gara, investono gran parte del loro tempo e delle loro energie ad allenarsi per migliorare la propria forma fisica e le proprie abilità sportive, uniche per ogni disciplina. In molti invece sottovalutano l’importanza della giusta preparazione mentale per esprimere al 100% le potenzialità personali.

Molti sportivi infatti non riescono a dare il massimo in gara a causa di fattori psicologici legati ad ansia da prestazione, mancanza di fiducia in se stessi, paura di fallire ecc.

In generale possiamo affermare che chi pratica sport sa quanto lo stress incida negativamente sulla performance. Approcciare una gara carichi di aspettative, magari troppo elevate, sentire la pressione di dover portare a casa una vittoria per non vanificare mesi di duro allenamento o la tensione proveniente dalla paura di essere giudicati negativamente in caso sconfitta sono solo alcuni dei fattori che possono portare una atleta ad avere una performance scadente.

Alcuni sportivi, dopo aver fallito sul campo, iniziano a focalizzarsi esclusivamente sui propri errori e sviluppano la paura di poterli ripetere in futuro, cominciando a vivere con ansia il tempo che li separa dalla prossima gara, certi di fare un’altra pessima figura.

Praticare la mindfulness aiuta questi atleti a concentrarsi esclusivamente sul momento presente in modo non giudicante, liberandosi dalla tensione generata da una mente costantemente proiettata nel passato o nel futuro. Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capire cosa si intende con questo termine.

Mindfulness è una parola inglese chepuò essere tradotta in italiano con consapevolezza. Si tratta di una pratica di meditazione scientifica sviluppata dal biologo americano Jon Kabat-Zinn negli anni ’70 ma che affonda le sue origini nell’antica tradizione meditativa buddista che risale a più di 2000 anni fa. Il suo scopo è insegnare alla mente un modo alternativo di gestire pensieri, emozioni ed impulsi. Attraverso la meditazione, infatti, è possibile interrompere quegli schemi automatici di comportamento che ci portano a re-agire nelle situazioni di vita (e nello sport) e sviluppare una maggiore consapevolezza del momento presente.

Perchè praticare la mindfulness è importante per gli atleti?

Innanzitutto perchè aiuta a ridurre i livelli di stress.

Uno studio pubblicato sul  Journal of Health Psychology dimostra come questo tipo di meditazione porti ad una drastica diminuzione del cortisolo, l’ormone dello stress. Attraverso la mindfulness l’atleta impara ad approcciare le situazioni stressanti in modo distaccato, senza lasciarsi coinvolgere emotivamente dai pensieri generati dalla pressione a cui è sottoposto in quei momenti critici. Imparando a defondersi dal chiaccericcio della mente riesce a restare calmo e rilassato, una condizione ottimale per ottenere una buona performance sportiva.

La mindfulness aumenta i livelli di concentrazione dell’atleta.

Meditare aiuta a restare connessi al momento presente, l’unico in cui possiamo agire per modificare una situazione. Durante una partita, infatti, è importante essere concentrati su ciò che sta accandendo in campo senza lasciarsi distrarre da pensieri di qualsiasi tipo. Prima di colpire una pallina da tennis o calciare un rigore la mente dev’essere focalizzata esclusivamente sul gesto atletico. Niente deve distrarci, ne la folla sugli spalti, ne i nostri pensieri. Per raggiungere questo stato di concentrazione è necessario dedicare alcuni minuti al giorno, dai 10 ai 20, alla pratica della meditazione sul respiro, un esercizio durante il quale all’atleta è richiesto di restare focalizzato esclusivamente sulle sensazioni del respiro che riempie e svuota il proprio corpo. La consegna è di riportare l’attenzione al respiro ogni volta che un pensiero ci distrae. In questo modo il nostro cervello impara a prendere consapevolezza sempre più velocemente del vagare della nostra mente e rifocalizzarsi.

La mindfulness aumenta la consapevolezza di Sè e del proprio corpo.

La meditazione è un viaggio all’interno di se, che ci aiuta a scoprire i nostri punti di forza e quelli di debolezza aiutandoci a sviluppare una maggiore capacità introspettiva. Una maggiore consapevolezza delle nostre capacità si trasforma in una migliore autostima, qualità indispensabile per un atleta che deve affrontare ogni giorno una sfida contro se stesso e gli altri per migliorarsi nel proprio sport. A questo si aggiunge un miglior rapporto con il proprio corpo. La mindfulness ci aiuta ad entrare in contatto con ogni fibra dei nostri muscoli, a comprendere il modo in cui ci muoviamo nello spazio e come reagisce il nostro corpo in determinate situazioni di stress. Tutte queste informazioni aiutano lo sportivo a migliorare il gesto tecnico e a gestire meglio le emozioni a livello fisico.

Inoltre la mindfulness aiuta a sospendere il giudizio nei propri confronti (e degli altri).
Smettere di giudicarsi aspramente dopo una partita andata male o per un allenamento saltato aiuta a ridurre i livelli di stress e ad entrare in un ottica di problem solving piuttosto che di semplice critica distruttiva. Meditare aiuta a guardare le cose da diverse prospettiva ed in maniera distaccata. Un errore o una cattiva performance non è più vista come un fallimento ma come un’opportunità di miglioramento.

Per concludere possiamo dire che la mindfulness rappresenta un modo di vivere ed approcciare la vita (non solo la gara) e non un semplice insieme di tecniche per migliorare la prestazione sportiva. Gli studi scientifici sull’argomento sono in continua crescita e migliaia di psicologi in tutto il mondo hanno iniziato ad insegnare questa forma di meditazione scientifica non solo ai propri atleti ma anche ai propri pazienti per aiutarli a superare ansia, attacchi di panico, stress e depressione.

La mindfulness è esperienza e non può essere compresa leggendo un semplice articolo. Quindi non vi resta che sperimentarla sulla vostra pelle.

Antonio Antefermo

sito web : https://www.antonioantefermo.it/

La Carta di Toronto per l’Attività Fisica e l’importanza dello stile di vita attivo

Sport

La Carta di Toronto e l’importanza dello stile di vita attivo, è una linea guida a livello internazionale, invita ad approfondire il problema dell’inattività fisica. Cosa ne pensi?

L’attività fisica promuove il benessere, la salute fisica e mentale, previene le malattie, migliora le relazioni sociali e la qualità della vita, produce benefici economici e contribuisce alla sostenibilità ambientale.

Tutto vero che l’attività fisica promuove il benessere, lo sperimento sulla mia persona e sulle persone con le quali mi relaziono. Il benessere significa stare bene, soddisfatti, sentirsi bene, capaci, stare in forma, sapersi relazionare,. Quindi si tratta di un benessere fisico perché permette di avere uno stile di vita in movimento e salutare. Si è sempre pronti a mettersi in moto, cambiare rotta, riprendersi e recuperare. Si tratta di una salute fisica e mentale, perché fisico e mente sono in relazione, corpo e mente funzionano insieme, sono alleati, se sta bene l’uno l’altro sta meglio, le due parti hanno bisogno di sperimentare benessere insieme, se sei disposto a metterti in movimento sei più propenso ad affrontare problemi, situazioni, persone. Ti senti più sicuro, coraggioso, fiducioso. E’ vero che produce benefici economici, perché più fai attività fisica e meno ti ammali e più sei produttivo al lavoro e nelle relazioni familiari e amicali. E’ vero che l’attività fisica contribuisce alla sostenibilità ambientale, sei meno propenso a usare mezzi inquinanti come macchine, ti sposti a piedi per brevi o medi tragitti e in bici per tragitti più lunghi, lo sperimento sulla mia pelle e c’è anche una certa sintonia con altre persone che praticano attività fisica, quando ci si incontra ci si saluta perché si è complici nell’affrontare la fatica che diventa amica perché aumenta la consapevolezza delle proprie capacità e risorse e si raggiungono sempre più obiettivi impegnandosi fisicamente e mentalmente.

La Carta di Toronto per l’Attività Fisica diventa un impegno comune dal lontano 2010, un punto di riferimento per tutte le nazioni del mondo fatte di persone e istituzioni, di famiglie e scuole, di lavoratori che insieme ognuno con il proprio impegno, può contribuire a una società e collettività migliore, meno malata, più propositiva.

L’attività fisica diventa un grande investimento per tutti, per le persone, istituzioni, collettività. Una palestra per promuovere corretti stili di vita e un addestramento alla vita per un futuro migliore, più consapevole. L’attività fisica rende più maturi e responsabili.

Le persone devono essere messe in condizioni di fare sport a qualsiasi età e con ogni modalità e in ogni contesto, dai luoghi di lavoro alle scuole. Uno sport per piccoli e grandi, per persone con qualsiasi difficoltà, deficit, disabilità. Ognuno deve essere messo in condizioni di poter fare un’attività fisica individuale o di gruppo.

http://www.globalpa.org.uk/charter/download.php

Lo sport, il suo insegnamento, e la raccolta di indicazioni scientifiche, come comportasi secondo te?

Ognuno in base al proprio ruolo e competenze può essere protagonista e veicolo di trasmissione informazioni, esperienze, nozioni, insegnamenti di attività fisica o può indirizzare a persone, istituti, scuole. Già nelle famiglie bisogna cercare di spostarsi dalle zone di confort come i divani e scrivanie e frequentare luoghi all’aperto per giocare o muoversi. Iniziando nelle famiglie il percorso diventa più facile nelle scuole dove ragazzi e genitori possono chiedere programmi di attività fisica adatti alla loro età e al contesto di vita e gli insegnanti possono coinvolgere gli allievi in lezioni pratiche e teoriche di attività fisica, allenamento, valori e regole.

L’esperienza dell’allenamento alla luce della promozione dello sport nelle scuole, quali sono le differenze, tra palestra e coach, con la scuola e il maestro/l’insegnante?

I ragazzi devono avere dei riferimenti che all’inizio sono i parenti prossimi come fratelli, cugini, genitori, zii poi le persone di riferimento possono diventare insegnanti o allenatori a scuola o frequentando corsi o scuole di un qualsiasi sport. Bisogna spiegare dall’inizo ai ragazzi la progressione nello sport dal gioco al benessere, dagli infortuni alle sconfitte, dallo sport amatoriale e quello professionistico. L’insegnamento deve comprendere non solo l’allenamento fisico ma anche i fattori inerenti l’aquisizione di conoscenza corporea, anatomica, fisiologica, l’aquisizione di forza mentale, padronanza delle proprie sensazioni ed emozioni, quindi affiancare ad allenatori, tecnici, coach, anche psicologi, medici dello sport, fisioterapisti.

Si parla dello ” sgobbone ” nello sport, di chi è felice di fare fatica, di allenarsi, come arrivare a questo cambiamento?

Come tutte le cose e come in tutti i campi c’è sempre il rischio di esagerare, di investire troppo nello sport, di isolarsi, di coltivare troppo un unico orto, di farsi male, di essere imprudente. Per questo dall’inizio è importante affiancare più multidisciplinarietà nell’attività fisica per spiegare cosa è bene e cosa è male, quali possono esser i rischi, come alimentarsi, come avere a disposizione una via di fuga, un piano B, come distrarsi, come recuperare, cosa può succedere negli anni.

A cosa tieni, specialmente, che si conosca della realtà di oggi sull’argomento Movimento, sport, salute?

La prima cosa è che non dobbiamo rimandare come al solito, non possiamo aspettare di andare in congedo dal lavoro per dedicarci allo sport ma dobbiamo da subito coltivare la passione dello sport e a ciò si ha bisogno di comprensione nei contesti di vita delle persone come le famiglie e gli ambienti lavorativi, bisogna far passare il messaggio che lo sport aiuta le persone a stare bene fisicamente e mentalmente e quindi permettetegli  e agevolateli nella pratica di uno sport, la persona starà meglio e di conseguenza staranno meglio le persone che si relazioneranno. Inoltre agevolare l’uso di strutture e impianti sportivi soprattutto per ragazzi e persone che non lavorano e non possono permettersi ingressi in impianti e strutture sportive. Comuni e istituzioni devono prevedere spazi e tempi a costi moderati, ridotti e anche senza spese. Altro aspetto importante può essere la flessibilità per esempio degli orari di lavoro che permetterebbe a persone di praticare uno sport in alcuni giorni della settimana facendo un orario lavorativo diverso in modo che il vantaggio sarebbe anche per il traffico nel senso che si diluirebbe l’afflusso delle persone nei luoghi di lavoro negli stessi orari intasando strade, paesi e città. Permettendo flessibilità di orari si snellirebbe il traffico e le persone possono viver più ora meglio senza aspettare l’età pensionabile.

Matteo SIMONE +393804337230 Psicologo, Psicoterapeuta

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Intervista a Saretta Domanin

Sport

1- Presentiamo il coach, la tua esperienza nello sport, i tuoi riferimenti, come sei partita, ad esempio, con quali tecniche, hai impostato il tuo lavoro, sul campo ?

Sono allenatrice da quasi 3 anni. Ho giocato per 27 anni, ho smesso a 35 anni e non potendo fare a meno del basket, la mia vita, ho pensato che l’unica cosa che potevo fare era trasmettere nozioni e passione per questo sport alle giovani. Ovviamente conosco bene lo spogliatoio delle squadre femminili, cosa passa nella testa di una ragazza, paure, limiti fisici e mentali che spesso sono anche punti di forza. Nel 2017 ho fatto il corso da allievo allenatore, corso utilissimo per chi è giocatore perché si riescono a comprendere meglio alcune dinamiche di gioco su più punti di vista e a sfruttare questi dettagli con migliori letture in campo. Lo stesso anno ho preso la tessera da allenatore di base. La mia prima esperienza è stata con 2 gruppi: U16-U20. Sono stata convocata agli allenamenti del CTF Abruzzo e anche questo mi ha permesso di avere nuovi spunti. Ovviamente non basta l’esperienza da giocatrice quindi mi sono documentata attraverso video e libri e ho programmato un piano di lavoro per obiettivi. Con una squadra giovane mi sono posta fondamentali offensivi e difensivi da sviluppare in due anni. Le partite aiutano molto perché programmi il lavoro settimanale sia sulla squadra da affrontare sia sulle carenze e gli errori che si sono evidenziate durante il gioco competitivo. Prendo delle azioni chiave e le scorporo per arrivare a costruire soluzioni che limitino le lacune

2- Creare uno staff tecnico oggi, di cosa ha bisogno un’ allenatore, quali tappe debbono essere vissute insieme, quale gioco proporre ?

Lo Staff tecnico a mio avviso deve essere composto-come chiede il basket integrato- da una forte sinergia e collaborazione tra allenatori, preparatore atletico e staff fisioterapico. Possono esserci diversi punti di vista sul gioco, anzi accrescono perché spingono al ragionamento, l’importante è che al centro di questo cerchio ci sia una forte propensione alla psicologia della giocatrice. Il tutto va vissuto insieme: non possiamo avere le risposte a tutto e ognuno accresce l’altro purché ci siano obiettivi condivisi. È fondamentale collaborare e programmare interfacciandosi con lo staff. Poi si tira una linea: cosa serve? Cosa migliorare? Quali obiettivi sono stati raggiunti e quali no? Il gioco da proporre a livello giovanile è sicuramente dinamico, con tanto contropiede e fondamentali individuali iniziando ad abituarli ad un contesto senior. A livello senior invece vanno sfruttate le caratteristiche delle giocatrici senza dimenticare che anche le più esperte hanno sempre da imparare. Dico sempre che il basket è un gioco che (scusate la ripetizione) più lo giochi e più lo sai giocare.

3- Le caratteristiche fisiche di un giocatore, le sue motivazioni, i gesti tecnici da proporre, nel settore giovanile, per un coach come è il rapporto con l’ideale di sport del suo giocatore, magari rimasto dopo le ore di minibasket, quando spesso si è illuminati dai campioni internazionali, non avendo ancora vissuto un vero e proprio allenamento ?

La motivazione è tutto, la voglia di migliorarsi li porta in campo non per passare un’ora e mezza ma per apprendere il più possibile tanto da rimanere anche dopo l’orario concesso. Non nego che il fisico in questo sport è importante o meglio aiuta molto, ma la voglia di riuscire ad avere una buona prestazione ti porta a trattare bene il tuo corpo che è lo strumento attraverso il quale ti puoi esprimere. Anche un piccolo può ottenere molto dal suo fisico. Quindi un piccolo dovrà sfruttare molto la rapidità, la ripartenza, il tiro, la difesa e la tecnica in generale. Un lungo dovrà utilizzare il suo fisico per avere maggiore equilibrio e possenza fisica. A livello giovanile credo che tutti debbano conoscere tutti i ruoli; a livello senior le cose cambiano, i fisici sono definiti e salvo qualche esercizio che è sempre giusto riproporre, non userei il tempo per lavorare su situazioni di gioco improbabili. Quello peró su cui punto tutto è la crescita psicologica delle giocatrici: lo sport deve insegnare a non mollare mai, a insistere quando stai per cadere e rialzarti più forte di prima. Caparbietà,grinta e forza d’animo. Questo dovremmo infondere nelle atlete, perché ciò che sei in campo deve aiutarti ad affrontare senza paure ciò che sei nella vita!

4- Su che cosa non fai sconti quando devi rinnovare il tuo impegno con una società di basket ?

Sulla serietà, sulla condivisione di obiettivi, sulla fiducia, sulla giustizia e sulla correttezza. È vero che dobbiamo premiare l’impegno ma nello sport vige la legge del più forte. Bisogna essere coerenti e onesti. Non accetterei mai compromessi e imposizioni. Se ti fidi di me, devi lasciarmi fare.

5- Oltre ai gesti tecnici, vi sono poi i principi, soprattutto nel settore giovanile, con cui creare una squadra, presentaci la tua impronta, su cosa spingi, cosa tieni a cuore ?

Possiamo parlare di fondamentali, di letture, di gioco ma come dicevo io ho una regola: mai mollare fino alla fine dando tutto. Poco conta vincere o perdere, l’importante è uscire avendo buttato cuore e sudore, con carattere, grinta e senza paura, lavorando l’uno per l’altro, perché la tua vittoria è la mia vittoria. Principio base della vita.

6- La maggiore soddisfazione che hai avuto nella tua carriera sportiva ( non solo per una questione di record )?

Da giocatrice sicuramente le due promozioni consecutive in A. Da allenatrice è presto per dirlo. Quando vedo una mia under calcare un campo di serie B o vedere atlete che mettono in pratica i miei suggerimenti o semplicemente vederle sorridere perché amano quello che fanno con passione! Le loro vittorie personali sui loro limiti sono le mie più grandi soddisfazioni! Personalmente non dimenticherò mai il mio esordio da Head Coach in serie B: le ragazze mi hanno fatto un grande applauso, hanno giocato per me e dopo la vittoria sentirmi gridare MVP mi ha fatto esplodere il cuore di gioia!

7- Presentaci la tua attuale società, i tuoi gruppi, cosa fate, quali sono gli obiettivi ?

Alleno l’under18 (da settembre) e la serie B (da 3 settimane) della Pallacanestro Antoniana Pescara. L’obiettivo è dare spazio alle giovani locali supportate da giocatrici esperte ma comunque giovani per ridare vita alla realtà pescarese. L’obiettivo è centrare i playoff e poi arrivare il più lontano possibile aumentando il minutaggio delle nostre Under.

8- Se non dovessi fare tu qualcosa oggi, per il tuo programma di allenamento, in cosa ti faresti sostituire psicologia, atletica, tattica, da quali capacità, valori, avresti bisogno come collaborazione ?

È chiaro che nella femminile fa tanto la psicologia secondo la mia visione. Ma caratterialmente sono abituata a fare e non a guardar fare, quindi mi avvalorerei della sinergica collaborazione di un preparatore atletico, di un mental coach e umilmente di un allenatore vecchio stampo per consigli tecnico-tattici.

Intervista a Lorenzo Larry Leopizzi

Sport

Continua il questionario del 2020 della Filastrocca del Minibasket ( https://www.filastroccamb.it/ ). Con noi Lorenzo Larry Leopizzi


Presentiamo il coach, la tua esperienza nello sport, i tuoi riferimenti,  come sei partito, ad esempio, con quali tecniche, hai impostato il tuo lavoro, sul campo ?

Ho cominciato a giocare a basket quando avevo 13/14 anni, un amico mi convinse a provare a giocare nella sua squadra; cominciando a giocare iniziai a seguire anche il basket in tv, che proponeva una partita a settimana(per essere precisi il secondo tempo),da lì non ho più lasciato questo magnifico sport. Iniziai ad allenare giovanissimo, all’età di diciannove anni, e iniziai da subito a iscrivermi e frequentare i corsi biennali per istruttore minibasket e allenatore di base. Ero alle primissime armi, ma lavorare con i bambini e con le giovanili mi piacque fin da subito. Per i primi tre – quattro anni continuai ad allenare e giocare, ma poi scelsi di continuare solo ad allenare perché gli allenamenti da allenatore aumentavano sempre di più e non era facile conciliare tutte e due le cose, dovendo anche dedicare tanto tempo allo studio, essendo iscritto alla facoltà di scienze politiche dell’Università del Salento.

Creare uno staff tecnico oggi, di cosa ha bisogno un’ allenatore, quali tappe debbono essere vissute insieme, quale gioco proporre ?

Creare uno staff tecnico oggi significa appunto…..“lavorare di staff”, condividendo con i propri collaboratori idee e proposte tecniche. Sinceramente credo molto nel rispetto dei ruoli e nel valore di ogni componente dello staff, partendo dal proprio assistente con il quale si condividono giornalmente gli obiettivi e i progressi tecnici della squadra, ma anche tutte le sensazioni negative che vengono dal campo; con lui in base alle caratteristiche dei propri giocatori e all’idea di basket che si vuole proporre si stila una programmazione tecnica inizio anno, ma si è sempre pronti a rivedere alcune idee iniziali per poter far giocare al meglio la propria squadra. Ed infine c’è il lavoro imprescindibile oggi del preparatore fisico che in sintonia con i due allenatori si occupa della crescita sotto l’aspetto motorio di tutti i giocatori. È fondamentale nelle squadre senior anche il lavoro di scouting e video nella preparazione di una partita insieme alla squadra, in cui si vanno ad analizzare le caratteristiche degli avversari che si incontreranno la domenica, ma spesso anche per rivedere alcune azioni di proprie partite giocate, e andando ad analizzare alcune situazioni di gioco.

Le caratteristiche fisiche di un giocatore, le sue motivazioni, i gesti tecnici da proporre, nel settore giovanile, per un coach come è il rapporto con l’ideale di sport del suo giocatore, magari rimasto dopo le ore di minibasket, quando spesso si è illuminati dai campioni internazionali, non avendo ancora vissuto un vero e proprio allenamento ?

Il lavoro più importante di un istruttore minibasket e allenatore nel settore giovanile oggi secondo me è riuscire a far divertire e far appassionare i propri ragazzi, creando soprattutto nel minibasket delle proposte che diano la possibilità a tutti di esprimersi e di riuscire a svolgere il compito richiesto in base alle proprie caratteristiche fisiche e esperienza vissuta sul campo. Troppo spesso proposte “chiuse” non permettono ai bambini di tirar fuori la loro fantasia e spesso anche le loro emozioni.

Su che cosa non fai sconti quando devi rinnovare il tuo impegno con una società di basket ?

Quando inizio anno parlo con la società cerco sempre di avere quanti più spazi possibili sul campo per poter lavorare, chiarendo anche su obiettivi che nel settore giovanile non possono essere immediati, ma raggiungibili nel medio/lungo termine.

Oltre ai gesti tecnici, vi sono poi i principi, soprattutto nel settore giovanile, con cui creare una squadra, presentaci la tua impronta, su cosa spingi, cosa tieni a cuore ?

Nel settore giovanile è fondamentale far capire ai propri ragazzi che la pallacanestro è uno sport di squadra, e solo la crescita di ognuno dei componenti, sotto tutti gli aspetti, farà crescere tutto il gruppo. Così come ritengo questo fondamentale, è anche imprescindibile lavorare in ogni allenamento sul miglioramento di ogni singolo giocatore, sotto l’aspetto tecnico, fisico e mentale.

La maggiore soddisfazione che hai avuto nella tua carriera sportiva ( non solo per una questione di record )?

La mia maggiore soddisfazione è vedere le mie squadre crescere, giocando un basket che riesce a coinvolgere tutti i giocatori a referto, ognuno nel proprio ruolo in campo, formando così delle squadre competitive che quando entrano in campo giocano a viso aperto e senza timore di nessuno. Nel minibasket e nel settore giovanile invece, la mia idea è formare giocatori “autonomi” che in campo sappiano sempre cosa fare, senza bisogno dell’istruttore/allenatore joistik che guidi con le proprie urla ogni azione in campo(esempio: corri! passa! tira!)

Presentaci la tua attuale società, i tuoi gruppi, cosa fate, quali sono gli obiettivi ?

La società dove alleno è “ la scuola di basket Lecce”; abbiamo un solido gruppo di bambini nel minibasket, dove riusciamo ad avere gruppi di tutte le categorie(pulcini/paperine, scoiattoli e/libellule, aquilotti/gazzelle e esordienti; lavoriamo sia col settore giovanile maschile che con quello femminile, sino ad arrivare alla prima squadra maschile che milita nel campionato regionale di c silver(avendo conquistato due promozioni dirette in due anni). Io sono il capo allenatore del gruppo Under 16 femminile e della prima squadra maschile per il terzo anno consecutivo, coordinando il lavoro di tutto il settore giovanile maschile e femminile.

Se non dovessi fare tu qualcosa oggi, per il tuo programma di allenamento, in cosa ti faresti sostituire psicologia, atletica, tattica, da quali capacità, valori, avresti bisogno come collaborazione ?

Come già detto in precedenza il lavoro di staff oggi è fondamentale, e c’è bisogno di quante più competenze possibili per la crescita di ogni singolo componente della squadra, compreso lo staff tecnico. Cresce in maniera esponenziale oggi anche la figura del mental coach, che cura gli aspetti di relazione tra lo staff tecnico e la squadra, ed anche tra giocatori della stessa squadra, dove spesso il modo di porsi e di essere fa la differenza, e il discuterne singolarmente e in gruppo con una persona competente in materia può aiutare l’atleta a tirar ancora di più il meglio da se stesso.

Intervista a Stefano Porcini

Sport
  1. Presentiamo il coach, la tua esperienza nello sport, i tuoi riferimenti,  come sei partito, ad esempio, con quali tecniche, hai impostato il tuo lavoro, sul campo ?

Mi chiamo Stefano Porcini , napoletano con una passione smodata per la pallacanestro tramandatami da mio padre. Gioco sin da  bambino , prima le giovanili poi le minors fino all’età di 37 anni. Premetto non ho mai pensato seriamente di allenare fin quando non mi chiama un amico per allenare una squadra U13 femminile, da lì in poi non mi sono più fermato. Sono cresciuto nel mito di Jordan e degli anni ’90 ma ho sempre guardato con un interesse particolare il mondo del college targato USA, così da allenatore ho sempre cercato di scolarizzare i miei atleti alla Princeton Offense. Dal punto di vista tecnico imposto il mio lavoro sui fondamentali (prima senza palla e poi con)  

  • Creare uno staff tecnico oggi, di cosa ha bisogno un’ allenatore, quali tappe debbono essere vissute insieme, quale gioco proporre ?

Non è mai facile creare un gruppo di lavoro per la complessità dei rapporti che si creano tra le persone. Un allenatore oggi ha bisogno di uno staff di cui nutre stima, solo con questa è possibile creare un rapporto sincero dove ci sia il rispetto dei ruoli. Un altro aspetto importante è la condivisione del progetto e la propensione alla modifica in corso, da qui quindi anche il come far giocare la squadra e che sistema di gioco attueremo durante la stagione. Ce da dire che quest’ultimo dipende molto anche dal materiale a disposizione e dal budget.

  • Le caratteristiche fisiche di un giocatore, le sue motivazioni, i gesti tecnici da proporre, nel settore giovanile, per un coach come è il rapporto con l’ideale di sport del suo giocatore, magari rimasto dopo le ore di minibasket, quando spesso si è illuminati dai campioni internazionali, non avendo ancora vissuto un vero e proprio allenamento?

Un ragazzino che sta per uscire dalla così detta fase Minibasket ha sicuramente grossa motivazione a passare al Basket (quello dei grandi), ma bisogna valutare con molta attenzione a che punto è del suo sviluppo fisico e psico-motorio, da questa analisi ne derivano le proposte che devono essere conformi al suo momento di crescita. Ritengo fondamentale creare gruppi omogenei per tutte le caratteristiche elencate in modo da avere una risposta tecnica fisica ed emozionale positiva su tutti gli atleti.

  • Su che cosa non fai sconti quando devi rinnovare il tuo impegno con una società di basket ?

Sul progetto, se non mi motiva non faccio sconti.

  • Oltre ai gesti tecnici, vi sono poi i principi, soprattutto nel settore giovanile, con cui creare una squadra, presentaci la tua impronta, su cosa spingi, cosa tieni a cuore ?

Tratto tutti i miei atleti e mini atleti da adulti. Ci diamo delle regole ad inizio anno che devono essere condivise. Rispetto tra i giocatori e senso di responsabilità, pretendo che ognuno di loro sia responsabile per se e nei riguardi della squadra.

  • La maggiore soddisfazione che hai avuto nella tua carriera sportiva (non solo per una questione di record )?

Portare un branco di ragazzini a giocare in un campionato senior quando tutti ci davano per spacciati, siamo riusciti a salvarci, levandoci anche qualche sassolino dalle scarpe.

  • Presentaci la tua attuale società, i tuoi gruppi, cosa fate, quali sono gli obiettivi ?

Quest’anno purtroppo non ho allenato (vedi domanda 4), c’era qualcosa che stavo valutando ma poi la pandemia  ha decretato la mia stagione finita senza iniziare.

  • Se non dovessi fare tu qualcosa oggi, per il tuo programma di allenamento, in cosa ti faresti sostituire psicologia, atletica, tattica, da quali capacità, valori, avresti bisogno come collaborazione?

Dipende dal livello in cui opero, ma reputo fondamentale l’aspetto psicologico e atletico potendo vorrei avere queste due figure nel mio staff. Queste figure devono essere ben integrate nello staff per poter portare avanti il progetto comune.