Post e comunicazione.

Continua la rubrica SULLO SCHERMO. Abbiamo altri due incontri. Il primo dedicato alla pallacanestro. Il secondo al calcio.

Ci sono due momenti di cui comunicare, quello affidato alle agenzie di marketing e pubblicità, che si occupano, ad esempio, di basket e comunicazione, che riescono a creare un collegamento, quello dei compagni di squadra, dei coach, degli addetti ai lavori, che si conoscono e si presentano. E’ ovviamente una impresa diversa. Molto spesso piace, a chi gioca fa sport, qualcosa con cui identificarsi sul campo, anche per quello che riguarda i piccoli bambini. Poi il gioco, si svolge in una grande città, in una comunità online, dove, ovviamente, il ruolo di una agenzia di comunicazione è fondamentale.

Il ruolo di chi guarda le partite, che deve fare capire i progressi o meno, nella competizione calcistica, sappiamo tutti che la performance tattico, tecnica, fisica, incontra un esperto, che sa cogliere, il modo con cui non la sola intuizione che noi cogliamo dal campo, possa valutare, questi progressi o meno.

Noi abbiamo la pallacanestro.

Chi scrive ha ovviamente già descritto l’Istruttore considerandolo educatore, forse non si capisce il profilo, di chi opera nel basket, oltre a quello dei miei colleghi, considerato spesso figlio della scuola, dei grandi allenatori, del proprio territorio, questo profilo. Spesso, per trovare un corso, raggiungere un programma, si fanno tanti km, gli fanno pure gli Istruttori. I temi che ho scelto, sono affidati, grazie al profilo Linkedin, a degli ottimi allenatori.

Ecco il mio link che attivo ha organizzato questi due incontri.

Il primo ruolo è quello del TEAM MANAGER, conosciamo Mauro Giancarli, del Latina Basket. Una esperienza e conoscenza, che ci descrive quello che gli altri, stanno facendo intorno a noi, per considerare l’impatto di questo momento sulla performance.

GIUSEPPE SICLARI.- Coach del settore giovanile della Pallacanestro Nole Ciriè, parliamo dei suoi momenti alla guida di una squadra di basket, del suo rapporto nel tempo con altri team che ha allenato, di come immagina la performance dei giovani.

Sullo schermo ” immagine registrata “

Continua la nostra rubrica sullo schermo, oggi conosciamo il termine ” taped image “, che in italiano significa ” immagine registrata “, non solo ogni file crea una “ image area “, una area dell’immagine, non solo il file giusto, anche scritto, di foto, testo, che accompagna l’immagine, riduce la possibilità che essa sia sbagliata. ( In questo momento testiamo sketchpad )

Molti sono i programmi che ci permettono di fare immagini, di colorare lo schermo, qui vedete uno schermo in cui non ha luogo nessuna azione, essendo il nostro schermo attualmente solo il volto dell’intervistato, nel caso del file, per fare una immagine, possiamo usare il termine inglese ” press sheet to feed “, premi il foglio per alimentare, incontriamo quindi SULLO SCHERMO un ospite del quale, nel tempo, abbiamo ospitato molti articoli.

Il basket : il valore educativo del gioco e le pratiche dell’insegnamento

Lo sport, rappresenta un’esperienza fondamentale nella vita dei bambini in fase di crescita. Oltre ad i benefici che si riscontrano a livello fisiologico e della salute abbiamo numerosi benefici che riguardano il livello psicologico e cognitivo. L’interazione tra pari, il gioco di squadra, l’espressione del sé favoriscono lo svilupparsi di stati d’animo ed emozioni indispensabili alla crescita. Un buon insegnante, è un buon motivatore e conosce bene le regole del gioco. Insegnare soprattutto nel mondo dello sport, è tutt’altro che semplice perché significa accorpare alla tecnica la competenza del saper educare. Ciò significa, quindi conoscere i vari modelli identitari e individualizzare i vari percorsi che non devono finire ad essere spersonalizzanti. Significa, conoscere i valori etici, creare un clima di empatia, lavorare sullo spirito di squadra e di gruppo, creare un ambiente positivo ricco di vivacità e collaborazione: creare condivisione, amore, sentimento reciproco. Bene, devo dire tutt’altro che semplice. Il gioco, è visto dal bambino anche come uno svago, una cornice da dipingere a piacere. E’ come una borsa, io la apro e ci metto dentro tutto quello che mi piace, però sono altruista e quindi la voglio condividere con gli altri dando l’opportunità a tutti di esprimersi allo stesso modo, includendo ed accogliendo la diversità dei modelli.

L’insegnante, l’educatore è chiamato a svolgere un compito difficile: aiutare gli altri a tirar fuori il proprio potenziale accompagnandoli nel percorso di crescita e formazione. Bisognerebbe dunque incentivare la formazione stessa attraverso corsi e studi professionalizzanti continui, che permettono dunque la permanenza dell’agire educativo.

A mio avviso, sarebbe necessario sviluppare la creatività attraverso l’innovazione degli ambienti di apprendimento, investendo soprattutto nell’ottica del non formale rendendo unici e davvero significativi anche i momenti di svago e gioco per i bambini.

Dottoressa Laura Carcagni

Biografia:

Educatrice Professionale  che ha conseguito la laurea triennale presso l’Università del Salento con la tesi in Medicina Sociale sul Maltrattamento infantile. Attualmente, studentessa universitaria specializzanda in Consulenza Pedagogica e Progettazione Formativa.  Ha lavorato con i minori a rischio e partecipato ad un progetto sull’inclusione scolastica degli alunni stranieri. Attualmente, volontaria Onlus e clown ospedaliera per l’associazione Cuori e Mani aperte verso chi soffre. 

Psicologia dello sport : Claudia Maffi

CHI SONO E COSA FA UNA PSICOLOGA DELLO SPORT?
Mi chiamo Claudia Maffi e sono una psicologa dello sport; nella mi attività professionale mi occupo di mental training rivolto sia ad atleti adulti, professionisti ed amatori, sia collaboro con scuole di ciclismo e mtb in cui lavoro con ragazzi di età compresa tra i 6 e i 18 anni.
Tuttavia non mi occupo solo di ciclismo, collaboro con atleti che praticano vari sport.
Con atleti da 11 ai 18 anni
Per quanto riguarda gli atleti più giovani, il lavoro che svolgo consiste principalmente in un supporto nella gestione delle emozioni: dal superamento dell’ansia pre- gara, al potenziamento della capacità di restare concentrato, alla gestione della paura e dell’errore, espressione della rabbia, elaborazione della vittoria e della sconfitta della propria squadra, ottimizzazione della coesione e collaborazione fra compagni di squadra, supporto motivazionale.
Per raggiungere questi obiettivi propongo attività che spaziano dalla riflessione a partire da spezzoni di film/cartoni animati, tecniche di rilassamento come il training autogeno e il rilassamento progressivo muscolare, mindfulness, esercizi di respirazione, training attentivi proposti in forma di gioco, esercizi fisici semplici e visualizzazioni mentali; ai bambini più piccoli propongo il disegno e attività carta matita, diari di allenamento per imparare a gestire il dialogo interno e a trasformare i pensieri negativi.
Di solito propongo attività rivolte all’intera squadra, tuttavia sono disponibile a lavorare anche individualmente con i piccoli atleti.
Il mio obiettivo
Ciò che mi preme è che i ragazzi sviluppino un atteggiamento mentale sereno e positivo nei confronti dello sport, il benessere della persona atleta viene sempre prima della performance ed è un primo requisito fondamentale che permette all’atleta di performare al meglio.
Collaborazione con le figure di riferimento per i giovani atleti
Dal mio punto di vista un lavoro di supporto efficace per il giovane atleta deve muoversi su questi tre fronti: atleta, allenatori, genitori.
Per questo, di solito, affianco anche gli allenatori sul campo, partecipo agli allenamenti in veste di “osservatore” e riporto all’allenatore le mie osservazioni circa le dinamiche viste in campo al fine di ottimizzare il clima di squadra e la coesione tra i membri.
Organizzo, inoltre, serate informative rivolte ai genitori al fine di aiutarli a comprendere come possono aiutare i propri figli a vivere al meglio e serenamente il proprio sport.

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Intervista a Stefano Porcini

  1. Presentiamo il coach, la tua esperienza nello sport, i tuoi riferimenti,  come sei partito, ad esempio, con quali tecniche, hai impostato il tuo lavoro, sul campo ?

Mi chiamo Stefano Porcini , napoletano con una passione smodata per la pallacanestro tramandatami da mio padre. Gioco sin da  bambino , prima le giovanili poi le minors fino all’età di 37 anni. Premetto non ho mai pensato seriamente di allenare fin quando non mi chiama un amico per allenare una squadra U13 femminile, da lì in poi non mi sono più fermato. Sono cresciuto nel mito di Jordan e degli anni ’90 ma ho sempre guardato con un interesse particolare il mondo del college targato USA, così da allenatore ho sempre cercato di scolarizzare i miei atleti alla Princeton Offense. Dal punto di vista tecnico imposto il mio lavoro sui fondamentali (prima senza palla e poi con)  

  • Creare uno staff tecnico oggi, di cosa ha bisogno un’ allenatore, quali tappe debbono essere vissute insieme, quale gioco proporre ?

Non è mai facile creare un gruppo di lavoro per la complessità dei rapporti che si creano tra le persone. Un allenatore oggi ha bisogno di uno staff di cui nutre stima, solo con questa è possibile creare un rapporto sincero dove ci sia il rispetto dei ruoli. Un altro aspetto importante è la condivisione del progetto e la propensione alla modifica in corso, da qui quindi anche il come far giocare la squadra e che sistema di gioco attueremo durante la stagione. Ce da dire che quest’ultimo dipende molto anche dal materiale a disposizione e dal budget.

  • Le caratteristiche fisiche di un giocatore, le sue motivazioni, i gesti tecnici da proporre, nel settore giovanile, per un coach come è il rapporto con l’ideale di sport del suo giocatore, magari rimasto dopo le ore di minibasket, quando spesso si è illuminati dai campioni internazionali, non avendo ancora vissuto un vero e proprio allenamento?

Un ragazzino che sta per uscire dalla così detta fase Minibasket ha sicuramente grossa motivazione a passare al Basket (quello dei grandi), ma bisogna valutare con molta attenzione a che punto è del suo sviluppo fisico e psico-motorio, da questa analisi ne derivano le proposte che devono essere conformi al suo momento di crescita. Ritengo fondamentale creare gruppi omogenei per tutte le caratteristiche elencate in modo da avere una risposta tecnica fisica ed emozionale positiva su tutti gli atleti.

  • Su che cosa non fai sconti quando devi rinnovare il tuo impegno con una società di basket ?

Sul progetto, se non mi motiva non faccio sconti.

  • Oltre ai gesti tecnici, vi sono poi i principi, soprattutto nel settore giovanile, con cui creare una squadra, presentaci la tua impronta, su cosa spingi, cosa tieni a cuore ?

Tratto tutti i miei atleti e mini atleti da adulti. Ci diamo delle regole ad inizio anno che devono essere condivise. Rispetto tra i giocatori e senso di responsabilità, pretendo che ognuno di loro sia responsabile per se e nei riguardi della squadra.

  • La maggiore soddisfazione che hai avuto nella tua carriera sportiva (non solo per una questione di record )?

Portare un branco di ragazzini a giocare in un campionato senior quando tutti ci davano per spacciati, siamo riusciti a salvarci, levandoci anche qualche sassolino dalle scarpe.

  • Presentaci la tua attuale società, i tuoi gruppi, cosa fate, quali sono gli obiettivi ?

Quest’anno purtroppo non ho allenato (vedi domanda 4), c’era qualcosa che stavo valutando ma poi la pandemia  ha decretato la mia stagione finita senza iniziare.

  • Se non dovessi fare tu qualcosa oggi, per il tuo programma di allenamento, in cosa ti faresti sostituire psicologia, atletica, tattica, da quali capacità, valori, avresti bisogno come collaborazione?

Dipende dal livello in cui opero, ma reputo fondamentale l’aspetto psicologico e atletico potendo vorrei avere queste due figure nel mio staff. Queste figure devono essere ben integrate nello staff per poter portare avanti il progetto comune.

Intervista a Lorenzo Larry Leopizzi

Continua il questionario del 2020 della Filastrocca del Minibasket ( https://www.filastroccamb.it/ ). Con noi Lorenzo Larry Leopizzi


Presentiamo il coach, la tua esperienza nello sport, i tuoi riferimenti,  come sei partito, ad esempio, con quali tecniche, hai impostato il tuo lavoro, sul campo ?

Ho cominciato a giocare a basket quando avevo 13/14 anni, un amico mi convinse a provare a giocare nella sua squadra; cominciando a giocare iniziai a seguire anche il basket in tv, che proponeva una partita a settimana(per essere precisi il secondo tempo),da lì non ho più lasciato questo magnifico sport. Iniziai ad allenare giovanissimo, all’età di diciannove anni, e iniziai da subito a iscrivermi e frequentare i corsi biennali per istruttore minibasket e allenatore di base. Ero alle primissime armi, ma lavorare con i bambini e con le giovanili mi piacque fin da subito. Per i primi tre – quattro anni continuai ad allenare e giocare, ma poi scelsi di continuare solo ad allenare perché gli allenamenti da allenatore aumentavano sempre di più e non era facile conciliare tutte e due le cose, dovendo anche dedicare tanto tempo allo studio, essendo iscritto alla facoltà di scienze politiche dell’Università del Salento.

Creare uno staff tecnico oggi, di cosa ha bisogno un’ allenatore, quali tappe debbono essere vissute insieme, quale gioco proporre ?

Creare uno staff tecnico oggi significa appunto…..“lavorare di staff”, condividendo con i propri collaboratori idee e proposte tecniche. Sinceramente credo molto nel rispetto dei ruoli e nel valore di ogni componente dello staff, partendo dal proprio assistente con il quale si condividono giornalmente gli obiettivi e i progressi tecnici della squadra, ma anche tutte le sensazioni negative che vengono dal campo; con lui in base alle caratteristiche dei propri giocatori e all’idea di basket che si vuole proporre si stila una programmazione tecnica inizio anno, ma si è sempre pronti a rivedere alcune idee iniziali per poter far giocare al meglio la propria squadra. Ed infine c’è il lavoro imprescindibile oggi del preparatore fisico che in sintonia con i due allenatori si occupa della crescita sotto l’aspetto motorio di tutti i giocatori. È fondamentale nelle squadre senior anche il lavoro di scouting e video nella preparazione di una partita insieme alla squadra, in cui si vanno ad analizzare le caratteristiche degli avversari che si incontreranno la domenica, ma spesso anche per rivedere alcune azioni di proprie partite giocate, e andando ad analizzare alcune situazioni di gioco.

Le caratteristiche fisiche di un giocatore, le sue motivazioni, i gesti tecnici da proporre, nel settore giovanile, per un coach come è il rapporto con l’ideale di sport del suo giocatore, magari rimasto dopo le ore di minibasket, quando spesso si è illuminati dai campioni internazionali, non avendo ancora vissuto un vero e proprio allenamento ?

Il lavoro più importante di un istruttore minibasket e allenatore nel settore giovanile oggi secondo me è riuscire a far divertire e far appassionare i propri ragazzi, creando soprattutto nel minibasket delle proposte che diano la possibilità a tutti di esprimersi e di riuscire a svolgere il compito richiesto in base alle proprie caratteristiche fisiche e esperienza vissuta sul campo. Troppo spesso proposte “chiuse” non permettono ai bambini di tirar fuori la loro fantasia e spesso anche le loro emozioni.

Su che cosa non fai sconti quando devi rinnovare il tuo impegno con una società di basket ?

Quando inizio anno parlo con la società cerco sempre di avere quanti più spazi possibili sul campo per poter lavorare, chiarendo anche su obiettivi che nel settore giovanile non possono essere immediati, ma raggiungibili nel medio/lungo termine.

Oltre ai gesti tecnici, vi sono poi i principi, soprattutto nel settore giovanile, con cui creare una squadra, presentaci la tua impronta, su cosa spingi, cosa tieni a cuore ?

Nel settore giovanile è fondamentale far capire ai propri ragazzi che la pallacanestro è uno sport di squadra, e solo la crescita di ognuno dei componenti, sotto tutti gli aspetti, farà crescere tutto il gruppo. Così come ritengo questo fondamentale, è anche imprescindibile lavorare in ogni allenamento sul miglioramento di ogni singolo giocatore, sotto l’aspetto tecnico, fisico e mentale.

La maggiore soddisfazione che hai avuto nella tua carriera sportiva ( non solo per una questione di record )?

La mia maggiore soddisfazione è vedere le mie squadre crescere, giocando un basket che riesce a coinvolgere tutti i giocatori a referto, ognuno nel proprio ruolo in campo, formando così delle squadre competitive che quando entrano in campo giocano a viso aperto e senza timore di nessuno. Nel minibasket e nel settore giovanile invece, la mia idea è formare giocatori “autonomi” che in campo sappiano sempre cosa fare, senza bisogno dell’istruttore/allenatore joistik che guidi con le proprie urla ogni azione in campo(esempio: corri! passa! tira!)

Presentaci la tua attuale società, i tuoi gruppi, cosa fate, quali sono gli obiettivi ?

La società dove alleno è “ la scuola di basket Lecce”; abbiamo un solido gruppo di bambini nel minibasket, dove riusciamo ad avere gruppi di tutte le categorie(pulcini/paperine, scoiattoli e/libellule, aquilotti/gazzelle e esordienti; lavoriamo sia col settore giovanile maschile che con quello femminile, sino ad arrivare alla prima squadra maschile che milita nel campionato regionale di c silver(avendo conquistato due promozioni dirette in due anni). Io sono il capo allenatore del gruppo Under 16 femminile e della prima squadra maschile per il terzo anno consecutivo, coordinando il lavoro di tutto il settore giovanile maschile e femminile.

Se non dovessi fare tu qualcosa oggi, per il tuo programma di allenamento, in cosa ti faresti sostituire psicologia, atletica, tattica, da quali capacità, valori, avresti bisogno come collaborazione ?

Come già detto in precedenza il lavoro di staff oggi è fondamentale, e c’è bisogno di quante più competenze possibili per la crescita di ogni singolo componente della squadra, compreso lo staff tecnico. Cresce in maniera esponenziale oggi anche la figura del mental coach, che cura gli aspetti di relazione tra lo staff tecnico e la squadra, ed anche tra giocatori della stessa squadra, dove spesso il modo di porsi e di essere fa la differenza, e il discuterne singolarmente e in gruppo con una persona competente in materia può aiutare l’atleta a tirar ancora di più il meglio da se stesso.

Intervista a Saretta Domanin

1- Presentiamo il coach, la tua esperienza nello sport, i tuoi riferimenti, come sei partita, ad esempio, con quali tecniche, hai impostato il tuo lavoro, sul campo ?

Sono allenatrice da quasi 3 anni. Ho giocato per 27 anni, ho smesso a 35 anni e non potendo fare a meno del basket, la mia vita, ho pensato che l’unica cosa che potevo fare era trasmettere nozioni e passione per questo sport alle giovani. Ovviamente conosco bene lo spogliatoio delle squadre femminili, cosa passa nella testa di una ragazza, paure, limiti fisici e mentali che spesso sono anche punti di forza. Nel 2017 ho fatto il corso da allievo allenatore, corso utilissimo per chi è giocatore perché si riescono a comprendere meglio alcune dinamiche di gioco su più punti di vista e a sfruttare questi dettagli con migliori letture in campo. Lo stesso anno ho preso la tessera da allenatore di base. La mia prima esperienza è stata con 2 gruppi: U16-U20. Sono stata convocata agli allenamenti del CTF Abruzzo e anche questo mi ha permesso di avere nuovi spunti. Ovviamente non basta l’esperienza da giocatrice quindi mi sono documentata attraverso video e libri e ho programmato un piano di lavoro per obiettivi. Con una squadra giovane mi sono posta fondamentali offensivi e difensivi da sviluppare in due anni. Le partite aiutano molto perché programmi il lavoro settimanale sia sulla squadra da affrontare sia sulle carenze e gli errori che si sono evidenziate durante il gioco competitivo. Prendo delle azioni chiave e le scorporo per arrivare a costruire soluzioni che limitino le lacune

2- Creare uno staff tecnico oggi, di cosa ha bisogno un’ allenatore, quali tappe debbono essere vissute insieme, quale gioco proporre ?

Lo Staff tecnico a mio avviso deve essere composto-come chiede il basket integrato- da una forte sinergia e collaborazione tra allenatori, preparatore atletico e staff fisioterapico. Possono esserci diversi punti di vista sul gioco, anzi accrescono perché spingono al ragionamento, l’importante è che al centro di questo cerchio ci sia una forte propensione alla psicologia della giocatrice. Il tutto va vissuto insieme: non possiamo avere le risposte a tutto e ognuno accresce l’altro purché ci siano obiettivi condivisi. È fondamentale collaborare e programmare interfacciandosi con lo staff. Poi si tira una linea: cosa serve? Cosa migliorare? Quali obiettivi sono stati raggiunti e quali no? Il gioco da proporre a livello giovanile è sicuramente dinamico, con tanto contropiede e fondamentali individuali iniziando ad abituarli ad un contesto senior. A livello senior invece vanno sfruttate le caratteristiche delle giocatrici senza dimenticare che anche le più esperte hanno sempre da imparare. Dico sempre che il basket è un gioco che (scusate la ripetizione) più lo giochi e più lo sai giocare.

3- Le caratteristiche fisiche di un giocatore, le sue motivazioni, i gesti tecnici da proporre, nel settore giovanile, per un coach come è il rapporto con l’ideale di sport del suo giocatore, magari rimasto dopo le ore di minibasket, quando spesso si è illuminati dai campioni internazionali, non avendo ancora vissuto un vero e proprio allenamento ?

La motivazione è tutto, la voglia di migliorarsi li porta in campo non per passare un’ora e mezza ma per apprendere il più possibile tanto da rimanere anche dopo l’orario concesso. Non nego che il fisico in questo sport è importante o meglio aiuta molto, ma la voglia di riuscire ad avere una buona prestazione ti porta a trattare bene il tuo corpo che è lo strumento attraverso il quale ti puoi esprimere. Anche un piccolo può ottenere molto dal suo fisico. Quindi un piccolo dovrà sfruttare molto la rapidità, la ripartenza, il tiro, la difesa e la tecnica in generale. Un lungo dovrà utilizzare il suo fisico per avere maggiore equilibrio e possenza fisica. A livello giovanile credo che tutti debbano conoscere tutti i ruoli; a livello senior le cose cambiano, i fisici sono definiti e salvo qualche esercizio che è sempre giusto riproporre, non userei il tempo per lavorare su situazioni di gioco improbabili. Quello peró su cui punto tutto è la crescita psicologica delle giocatrici: lo sport deve insegnare a non mollare mai, a insistere quando stai per cadere e rialzarti più forte di prima. Caparbietà,grinta e forza d’animo. Questo dovremmo infondere nelle atlete, perché ciò che sei in campo deve aiutarti ad affrontare senza paure ciò che sei nella vita!

4- Su che cosa non fai sconti quando devi rinnovare il tuo impegno con una società di basket ?

Sulla serietà, sulla condivisione di obiettivi, sulla fiducia, sulla giustizia e sulla correttezza. È vero che dobbiamo premiare l’impegno ma nello sport vige la legge del più forte. Bisogna essere coerenti e onesti. Non accetterei mai compromessi e imposizioni. Se ti fidi di me, devi lasciarmi fare.

5- Oltre ai gesti tecnici, vi sono poi i principi, soprattutto nel settore giovanile, con cui creare una squadra, presentaci la tua impronta, su cosa spingi, cosa tieni a cuore ?

Possiamo parlare di fondamentali, di letture, di gioco ma come dicevo io ho una regola: mai mollare fino alla fine dando tutto. Poco conta vincere o perdere, l’importante è uscire avendo buttato cuore e sudore, con carattere, grinta e senza paura, lavorando l’uno per l’altro, perché la tua vittoria è la mia vittoria. Principio base della vita.

6- La maggiore soddisfazione che hai avuto nella tua carriera sportiva ( non solo per una questione di record )?

Da giocatrice sicuramente le due promozioni consecutive in A. Da allenatrice è presto per dirlo. Quando vedo una mia under calcare un campo di serie B o vedere atlete che mettono in pratica i miei suggerimenti o semplicemente vederle sorridere perché amano quello che fanno con passione! Le loro vittorie personali sui loro limiti sono le mie più grandi soddisfazioni! Personalmente non dimenticherò mai il mio esordio da Head Coach in serie B: le ragazze mi hanno fatto un grande applauso, hanno giocato per me e dopo la vittoria sentirmi gridare MVP mi ha fatto esplodere il cuore di gioia!

7- Presentaci la tua attuale società, i tuoi gruppi, cosa fate, quali sono gli obiettivi ?

Alleno l’under18 (da settembre) e la serie B (da 3 settimane) della Pallacanestro Antoniana Pescara. L’obiettivo è dare spazio alle giovani locali supportate da giocatrici esperte ma comunque giovani per ridare vita alla realtà pescarese. L’obiettivo è centrare i playoff e poi arrivare il più lontano possibile aumentando il minutaggio delle nostre Under.

8- Se non dovessi fare tu qualcosa oggi, per il tuo programma di allenamento, in cosa ti faresti sostituire psicologia, atletica, tattica, da quali capacità, valori, avresti bisogno come collaborazione ?

È chiaro che nella femminile fa tanto la psicologia secondo la mia visione. Ma caratterialmente sono abituata a fare e non a guardar fare, quindi mi avvalorerei della sinergica collaborazione di un preparatore atletico, di un mental coach e umilmente di un allenatore vecchio stampo per consigli tecnico-tattici.

Le giornate dello sport- cultura e salute mentale

L’Associazione nazionale polisportive dilettantistiche per l’integrazione sociale, ANPIS, con il Comitato Regionale Puglia, ha programmato dal 30 Gennaio 2020 a Foggia, la quinta edizione delle Giornate dello Sport – Cultura e Salute Mentale, che avrà luogo, con lo slogan ” tutti in palla 2020 “, nei giorni 30 Gennaio, 2/3 Febbraio. Le intenzioni degli organizzatori sono così descritte ” è normale che siano delle giornate speciali….La migliore relazione non è quella che unisce persone perfette, ma tutte quelle speciali, dove ognuno impara a convivere con i difetti degli altri, ed anima le sue qualità. Lo sport come mezzo di integrazione sociale, divertimento ed amicizia . Un importante evento di sensibilizzazione contro la discriminazione , attraverso il quale coinvolgere la società civile ad avvicinarla ai bisogni quotidiani delle persone con disagio mentale.

Con questi nobili intenti, l’Anpis Puglia, in collaborazione con l’Associazione Tutti in Palla Foggia, Il Comune di Foggia, il Foggia Calcio 1920 ed altri partner, persegue sempre le medesime finalità; e, cioè, attraverso lo strumento dello Sport, di sensibilizzare l’intera collettività sul tema della Salute Mentale e sulla promozione di processi di integrazione sociale di persone affette da disagio mentale, realizzando nella città di Foggia, l’evento: “Le Giornate dello Sport-Cultura e Salute Mentale – 5° edizione Tutti in Palla, con delle iniziative sociali, culturali e sportive nelle seguenti giornate:

. 30 gennaio 2020 , presso  la Sala Consiliare del Comune di Foggia dalle ore 10 alle ore 12.30, alla presenza del signor Sindaco Franco Landella, che accoglierà con un benvenuto le persone affette da disagio mentale, le quali saranno accompagnate dai familiari, operatori e/o volontari delle associazioni e servizi della Salute Mentale, provenienti dai centri della Regione Puglia.

Nel corso della cerimonia, seguiranno interventi dei  rappresentanti del mondo delle Istituzioni invitate: (Regione Puglia, Assessorato Regionale allo Sport, La Provincia di Foggia, Università Foggia, ASL Foggia, Confindustria Capitanata, Ance Foggia, Gruppo Telesforo Universo Salute, Gruppo Salatto, Coni Puglia,ODCEC Foggia, TRSM Ordine Professioni Sanitarie, Ordine degli Psicologi Puglia, CSI Foggia)  e del no-profit. Seguiranno testimonianze delle buone pratiche, nel prendersi cura delle persone con disturbi mentali, con i referenti delle associazioni dei familiari e Responsabili dei Servizi della Salute Mentale.

•02 Febbraio 2020 in occasione della gara Foggia calcio 1920 –Cerignola Calcio 1912, i gruppi Anpis Puglia (composti da ragazzi/e con disagio mentale, accompagnati dai familiari e operatori), oltre ad assistere alla gara, entreranno nel terreno di gioco dello Stadio Pino Zaccheria , durante l’intervallo della  partita, dove si porteranno al centro di esso, per ricevere i Saluti dal Presidente, il dottor Roberto Felleca, del Foggia Calcio1920, del Presidente della FIGC, dottor Vito Tisci e del Presidente del Coni Puglia, il dottor Angelo Giliberto. Inoltre, gli stessi tifosi, accompagneranno la presenza dei nostri ragazzi/e con cori, canti e striscioni, dedicati al tema dell’evento.

Nell’ occasione, i gruppi ANPISPUGLIA, utilizzeranno degli striscioni con le seguenti frasi:

1)ANPISPUGLIA “ Lo Sport come integrazione sociale, divertimento e amicizia. Un Importante evento di sensibilizzazione e di lotta alla discriminazione, attraverso il quale coinvolgere la società civile ed avvicinarla alla vita e ai bisogni quotidiani delle persone affette da disagio mentale”.

2)ASS:TUTTI IN PALLA: “ANORMALE E’ SOLO L’INDIFFERENZA.”

3) SPORTIVA…..MENTE – TORNEO INTERNAZIONALE.

4) Un Pallone con scritta “SPORTIVAMENTE”, che sarà posizionato al centro del campo, dove                 le Autorità  tireranno un calcio all’indifferenza.

I giocatori del Foggia Calcio 1920 e il Cerignola Calcio 1912, indosseranno delle t-shirts bianche con la frase: “+ SALUTE MENTALE + SALUTE DELLE COMUNITA’ ”,  pochi minuti prima del fischio d’inizio, dal loro ingresso in campo fino al centro campo.

. 03 febbraio 2020  dalle ore 10 alle ore 12.30 al Torneo di Calcetto 5° edizione .TUTTI IN PALLA , che si terrà presso la struttura Sportiva “Positano”, in Via Luigi Miranda 3, Foggia, dove  si svolgeranno le gare  dei gruppi sportivi (Centro Diurno Itaca-Troia, Centro diurno Arcobaleno Deliceto, Associazione Tutti in Palla Foggia, Associazione Tutti in volo Troia, Coop.Anthropos Bitonto, -Gruppo Telesforo Universo Salute, Istituto I.P.E.O.A. Manfredonia) e  seguiranno le premiazioni. Si conferma la presenza del calciatore della Nazionale Amputati, il dottor Roberto Sodero, che giocherà con i ragazzi/e , la presenza del Monsignore, Vincenzo Pelvi e il Calcio Foggia 1920 .

PRESIDENTE  ANPIS  PUGLIA

Antonio LO CONTE

Il minibasket in cartella.

CARI ISTRUTTORI MINIBASKET “CERCATE” DENTRO DI VOI!

Far giocare i bambini, giocare con i bambini è difficile, dobbiamo essere in grado di capirli, di educarli, di emozionarsi con loro e di sorridere. Per me è una grande soddisfazione continuare a crescere dentro e diventare più giusto, vero, gentile, attivo, competente. Cercavo la forza e la sicurezza al di fuori di me, ma le ho trovate dentro: sono sempre state lì. Cerchiamo! Possiamo farlo tutti, svolgendo il nostro lavoro quotidiano in palestra come meglio possiamo. Io svolgo il mio lavoro con passione e amore, credo in quello che faccio e sono sempre in cammino.

Prof. Maurizio Mondoni

Il libro del Prof. Maurizio Mondoni, dedicato al minibasket, che presenta giochi e proposte per una lezione minibasket. Un libro sul quale abbiamo chiesto all’autore di esprimere in poche parole, una chiave di lettura, in modo da evidenziare le ” finalità ” per educatori, associazioni sportive, nella speranza di cogliere il ruolo importante del minibasket. Come ricordare a tutti che bisogna essere consapevoli del proprio ruolo, quello di Istruttore, con parole di oggi, con le quali dire che è bello insegnare il gioco.

Annamaria Fantini – Intervista.

Grazie Annamaria di essere qui con noi.

Tra le attenzioni oggi che deve avere un coach di basket, quali ritrovi più importanti, anche confrontandole, con quando giocavi tu, cosa è che ti fa stare dietro alle tue ragazze, che col tempo capisci, è una cosa importante, una regola a cui non rinunciare ?

Le attenzioni che oggi un coach di basket dovrebbe avere verso i ragazzi e ragazze sono molteplici: ognuno ha sensibilità diverse e molteplici interessi che li portano a vivere questo sport con varie intensità. Bisogna avere pazienza, cercare di trovare la chiave giusta per ottenere fiducia e rispetto. Poi bisogna farli parlare ed ascoltare.

Parliamo di te, come ha appreso il basket, quali pensi siano le capacità importanti, anche alla luce dell’esperienza americana, con la quale penso tutti i coach si confrontano, come è il tuo rapporto con chi ti ha insegnato la pallacanestro oggi ?

Credo che alla base di tutto ci sia la PASSIONE, ed è la cosa più importante che mi ha insegnato per primo la pallacanestro, ovvero Lupo Giordani: la passione muove ogni cosa, ti fa prendere aerei, ti fa parlare con gente sconosciuta anche domandando, forse, banalità; la passione ti fa chiamare persone a qualsiasi orario per domandare di un esercizio ed è la stessa che ti fa andare a vedere allenamenti di persone che sanno spiegarti come allacciarsi le scarpe da un’altra prospettiva. Giordano Consolini è un maestro che mi ha fatto vedere la pallacanestro nella sua assurda semplicità.

Ti vediamo in diverse foto sui social in un viaggio tra il basket americano, i consigli che ti senti di dare a chi vive con te qui in Italia, ora nel 2020, le partite di basket, oltre all’importanza delle persone, dei record, che crea la NBA nel mondo, qualcosa che hai fatto tuo in quel viaggio ?

In quel viaggio con Stars Camp (devo ringraziare sempre Richard Lelli e Simone Pierich per l’opportunità) è stato stimolante vedere quanto il lavoro negli USA sia improntato sul lavoro individuale, sull’esaltazione del singolo in un gioco di squadra incentrato sull’1c1 con e senza palla. In Italia si parla sempre dell’importanza dei fondamentali, ma ci piace anche che le nostre squadre giochino “bene”: dobbiamo essere bravi a non perdere tempo in cose poco importanti. Ho imparato che più si diventa bravi e più ci si diverte, questo lo tengo sempre in considerazione.

In che squadra alleni in questa stagione, quali sono gli obiettivi, che ha rapporto hai con giocatrici, società, tifosi ?

Questo è il secondo anno che alleno le giovanili femminili della società Hellas Basket Cervia, la società dove sono cresciuta. La cosa più difficile per me è stato il rapportarmi con le ragazze: ho sempre allenato nel maschile e certe dinamiche sono davvero diverse. Tuttavia mi hanno aiutato a capirle, ho cercato di allenare per appassionarle e per far loro conoscere questo sport da diverse angolazioni. Gli obiettivi? Migliorare e diventare le migliori giocatrici possibili.

Tra le azioni di chi gioca oggi una partita, cosa pensi sia importante, da fare nostro, come educatori, tecnici, per spingere l’atleta a farlo suo ?

A livello giovanile credo sia fondamentale la SCELTA giusta, applicando il gesto tecnico adatto. Far passare questo messaggio credo sia importante.

La Romagna offre grande basket, grande spettacolo al pubblico, dando lo sguardo al passato di grandi tecnici, come Bucci, recentemente scomparso, cosa ritieni oggi sia utile, all’intero movimento basket, per tornare a raggiungere dei risultati a livello internazionale ?

Credo che sia importante che ci siano società solide, con dirigenti che permettano di lavorare con programmazioni a lungo termine e che abbiano chiaro che bisogna fare il bene dei ragazzi: per avere al centro i ragazzi e la loro crescita ci vogliono tecnici preparati, appassionati e pagati adeguatamente per il loro impegno.

Sul blog Cambio Giorno abbiamo sempre una domanda dedicata alla cucina. Cosa ti piace mangiare ?

A me piace molto la cucina romagnola, ma pizza e sushi sono spesso sulla mia tavola.

Nel chiederti i tuoi progetti per il futuro ne approfittiamo anche per farti gli auguri per un felice 2020 !

Il mio futuro? Sono ambiziosa e desidero migliorare, perciò lavoro per essere sempre più pronta a vivere la pallacanestro al meglio delle mie possibilità. Ma essendo anche insegnante di scuola primaria, non ti nascondo che ho scritto diversi libricini per bambini che mi piacerebbe pubblicare!

Ringrazio per questa piacevole intervista e auguro a tutti un felice e sereno 2020 all’insegna dei miglioramenti e dei sorrisi dati e ricevuti.