Sport

Il minibasket in cartella.

CARI ISTRUTTORI MINIBASKET “CERCATE” DENTRO DI VOI!

Far giocare i bambini, giocare con i bambini è difficile, dobbiamo essere in grado di capirli, di educarli, di emozionarsi con loro e di sorridere. Per me è una grande soddisfazione continuare a crescere dentro e diventare più giusto, vero, gentile, attivo, competente. Cercavo la forza e la sicurezza al di fuori di me, ma le ho trovate dentro: sono sempre state lì. Cerchiamo! Possiamo farlo tutti, svolgendo il nostro lavoro quotidiano in palestra come meglio possiamo. Io svolgo il mio lavoro con passione e amore, credo in quello che faccio e sono sempre in cammino.

Prof. Maurizio Mondoni

Il libro del Prof. Maurizio Mondoni, dedicato al minibasket, che presenta giochi e proposte per una lezione minibasket. Un libro sul quale abbiamo chiesto all’autore di esprimere in poche parole, una chiave di lettura, in modo da evidenziare le ” finalità ” per educatori, associazioni sportive, nella speranza di cogliere il ruolo importante del minibasket. Come ricordare a tutti che bisogna essere consapevoli del proprio ruolo, quello di Istruttore, con parole di oggi, con le quali dire che è bello insegnare il gioco.

Sport

Annamaria Fantini – Intervista.

Grazie Annamaria di essere qui con noi.

Tra le attenzioni oggi che deve avere un coach di basket, quali ritrovi più importanti, anche confrontandole, con quando giocavi tu, cosa è che ti fa stare dietro alle tue ragazze, che col tempo capisci, è una cosa importante, una regola a cui non rinunciare ?

Le attenzioni che oggi un coach di basket dovrebbe avere verso i ragazzi e ragazze sono molteplici: ognuno ha sensibilità diverse e molteplici interessi che li portano a vivere questo sport con varie intensità. Bisogna avere pazienza, cercare di trovare la chiave giusta per ottenere fiducia e rispetto. Poi bisogna farli parlare ed ascoltare.

Parliamo di te, come ha appreso il basket, quali pensi siano le capacità importanti, anche alla luce dell’esperienza americana, con la quale penso tutti i coach si confrontano, come è il tuo rapporto con chi ti ha insegnato la pallacanestro oggi ?

Credo che alla base di tutto ci sia la PASSIONE, ed è la cosa più importante che mi ha insegnato per primo la pallacanestro, ovvero Lupo Giordani: la passione muove ogni cosa, ti fa prendere aerei, ti fa parlare con gente sconosciuta anche domandando, forse, banalità; la passione ti fa chiamare persone a qualsiasi orario per domandare di un esercizio ed è la stessa che ti fa andare a vedere allenamenti di persone che sanno spiegarti come allacciarsi le scarpe da un’altra prospettiva. Giordano Consolini è un maestro che mi ha fatto vedere la pallacanestro nella sua assurda semplicità.

Ti vediamo in diverse foto sui social in un viaggio tra il basket americano, i consigli che ti senti di dare a chi vive con te qui in Italia, ora nel 2020, le partite di basket, oltre all’importanza delle persone, dei record, che crea la NBA nel mondo, qualcosa che hai fatto tuo in quel viaggio ?

In quel viaggio con Stars Camp (devo ringraziare sempre Richard Lelli e Simone Pierich per l’opportunità) è stato stimolante vedere quanto il lavoro negli USA sia improntato sul lavoro individuale, sull’esaltazione del singolo in un gioco di squadra incentrato sull’1c1 con e senza palla. In Italia si parla sempre dell’importanza dei fondamentali, ma ci piace anche che le nostre squadre giochino “bene”: dobbiamo essere bravi a non perdere tempo in cose poco importanti. Ho imparato che più si diventa bravi e più ci si diverte, questo lo tengo sempre in considerazione.

In che squadra alleni in questa stagione, quali sono gli obiettivi, che ha rapporto hai con giocatrici, società, tifosi ?

Questo è il secondo anno che alleno le giovanili femminili della società Hellas Basket Cervia, la società dove sono cresciuta. La cosa più difficile per me è stato il rapportarmi con le ragazze: ho sempre allenato nel maschile e certe dinamiche sono davvero diverse. Tuttavia mi hanno aiutato a capirle, ho cercato di allenare per appassionarle e per far loro conoscere questo sport da diverse angolazioni. Gli obiettivi? Migliorare e diventare le migliori giocatrici possibili.

Tra le azioni di chi gioca oggi una partita, cosa pensi sia importante, da fare nostro, come educatori, tecnici, per spingere l’atleta a farlo suo ?

A livello giovanile credo sia fondamentale la SCELTA giusta, applicando il gesto tecnico adatto. Far passare questo messaggio credo sia importante.

La Romagna offre grande basket, grande spettacolo al pubblico, dando lo sguardo al passato di grandi tecnici, come Bucci, recentemente scomparso, cosa ritieni oggi sia utile, all’intero movimento basket, per tornare a raggiungere dei risultati a livello internazionale ?

Credo che sia importante che ci siano società solide, con dirigenti che permettano di lavorare con programmazioni a lungo termine e che abbiano chiaro che bisogna fare il bene dei ragazzi: per avere al centro i ragazzi e la loro crescita ci vogliono tecnici preparati, appassionati e pagati adeguatamente per il loro impegno.

Sul blog Cambio Giorno abbiamo sempre una domanda dedicata alla cucina. Cosa ti piace mangiare ?

A me piace molto la cucina romagnola, ma pizza e sushi sono spesso sulla mia tavola.

Nel chiederti i tuoi progetti per il futuro ne approfittiamo anche per farti gli auguri per un felice 2020 !

Il mio futuro? Sono ambiziosa e desidero migliorare, perciò lavoro per essere sempre più pronta a vivere la pallacanestro al meglio delle mie possibilità. Ma essendo anche insegnante di scuola primaria, non ti nascondo che ho scritto diversi libricini per bambini che mi piacerebbe pubblicare!

Ringrazio per questa piacevole intervista e auguro a tutti un felice e sereno 2020 all’insegna dei miglioramenti e dei sorrisi dati e ricevuti.

Scrittori e scritture, Sport

Intervista a Heather Reid

Presentiamo l’autrice che abbiamo scelto di intervistare, con delle note biografiche, tratte dalla sua pagina su ACADEMIA.EDU : Heather L. Reid è professore di filosofia al Morningside College di Sioux City, Iowa e studiosa in residenza presso il Centro Mediterraneo Exedra di Siracusa, in Sicilia. È membro 2015 dell’American Academy in Rome, 2018-2019 Fellow del Harvard’s Center for Hellenic Studies di Washington DC, e ha ricevuto un premio Fulbright Scholar presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

1- Tra le pubblicazioni, dei suoi studi, si possono segnalare quelle riguardanti la filosofia dello sport e studi olimpici, come è studiare lo sport a livello universitario oggi. come creare interesse nel mondo accademico e sportivo,  ?

 Un buon modo di iniziare sarebbe il libro Filosofia dello Sport che ho scritto con il mio collega Emanuele Isidori.  E’ una versione corta del mio Introduction to the Philosophy of Sport, che cita tutte le fonti importanti, antiche e moderne.  Parla anche di filosofia dello sport come campo di studi delle Università’.

2- Lo sport ha un rapporto con la nostra società, spesso ascoltiamo casi riguardanti il tifoso, a volte troppo acceso, come è vivo il rapporto tra sport e politica, sport e religione, quindi è importante ricordare l’impegno sportivo dal punto di vista etico, quali considerazioni oggi per il rapporto tra etica e sport ?

Il lato etica dello sport non e’ separabile da quello politica o sociale.  Possiamo guardare lo sport come una vetrina sulla società in miniatura, per il bene e il male, ma dovremmo stare sempre attenti alla etica nello sport – non e’ vero che sia un mera forma di intrattenimento, neppure solo un business.


3- Cosa ci lasciano Ulisse, gli atleti della Grecia antica, che conoscevano il motto filosofico che ispirava i giochi olimpici, che era di Socrate e recitava ” Conosci te stesso ” ?

Ho scritto tanto su questa domanda, basta leggere Athletics and Philosophy in Ancient Greece o i diversi saggi che trovi sulla mia pagina in www.academia.edu. Secondo me c’e’ un legame profondo tra lo sport e la filosofia e lo vedi chiaro nelle opere di Platone, che era lui stesso atleta (lottatore) nella gioventù.  In Italiano, ho anche scritto un commento su una traduzione della Ginnastica di Filostrato (con testo greco a fronte) con Paolo Madella e lo stesso Isidori che spiega la filosofia antica dello sport.


4- Occupiamoci ora del lavoro di scrittura di un libro sulla filosofia dello sport, va ricordato che spesso sono i giovani, da studenti che consumano i libri, quindi come presentare ai giovani i temi della filosofia dello sport, alla luce della cultura odierna ?
In Italiano, quel libro su Filostrato e’ inteso per i giovani nei licei.  Ma un approccio più pedagogico lo troverete nel mio primo libro “The Philosophical Athlete,” che ho scritto per introdurre la filosofia agli studenti che avevano esperienza sportiva.  E’ appena uscito in seconda edizione.  Forse conviene tradurlo o adattarlo ai giovani Italiani.


5- Il libro Filosofia dello sport di Emanuele Isidori e Heather L. Reid, datato 2011, come descrive il percorso di chi si è schierato nel tempo in modo favorevole verso l’esercizio fisico, come, invece, si rapporta a chi si è occupato dell’atleta di livello, quali dovrebbe essere la filosofia di un atleta professionista, quale invece quella di un atleta amatore ?

Secondo me la filosofia dello sport non cambia se uno e’ professionista o amatore.  Sarebbe come musica o filosofia lo stesso, puoi farlo al livello professionistico ma in essenza i valori e le virtù sono gli stessi, e solo che dai una proporzione superiore della tua vita a questa attività.  Non credo che gli atleti professionisti fanno lo sport “solo per i soldi”, più di professori che insegnano filosofia “solo per i soldi” o musicisti che suonano solo per i soldi.  E’ difficile essere al livello senza farlo per passione.  Magari per i direttori, amministratori ecc. è diverso, ma per gli atleti stessi non credo.


6- Lo stile di un buon allenatore spesso porta a guardare, con merito, chi corre, si sacrifica, come chi sa confrontarsi senza montarsi la testa, lei scrive di Filostrato sull’Allenamento. Un testo a cui credere per degli spunti importanti, importante il concetto di raggiungere una concezione veramente greca dello sport, quindi una comunità di sportivi conferisce identità e status, quali sono le differenze oggi ?

Yes.  E’ importante raggiungere una concezione greca dello sport nel senso che lo sport deriva il suo valore dal concetto della virtù (arete).  Dobbiamo mettere arete come lo scopo dell’attività’ sportiva anche oggi.  


7- Ogni ospite del nostro Blog Cambio Giorno riceve sempre queste due domande in conclusione. Ci presenti un autore, un testo, particolarmente significativo per lei. La seconda domanda riguarda il cibo. Quale è il suo rapporto con il cibo ?

Platone sarebbe l’autore più significativo per me – senza dubbio. 
Il cibo lo vedo come l’amore, e’ una cosa necessaria per la vita, che puoi fare con bellezza, piacere, e armonia (con la terra, se stesso ecc).  La cultura della cucina Italiana fa il cibo come arte e l’apprezzo moltissimo.


8- Progetti per il futuro ?

Al momento, sto lavorando sulle virtù e valori delle donne atletiche nel mondo antico, incluse anche miti come Atalanta e figure divine come Artemide e Athena.  Questo studio e’ stato ispirato anche dalle iscrizioni trovate a Napoli per le ragazze vincenti nei giochi Sebasta.  Ho appena finito anche un saggio sullo spirito dello sport come criterio antidoping nel codice di WADA.    

Sport

Bruno Boero – “Sill@basket”

Premetto che quanto dirò  è inerente ai soli Settori Giovanili del basket , in cui lavoro da oltre 35 anni.

Bruno Boero.

L’approccio migliore rimane il più semplice, molti allenatori, con saggezza, ripetono ai propri allievi ” cose semplici “, con questo invito possiamo ai tecnici di settore giovanile consigliare questo approccio ? 

” Pulchritudo in simplicitate ” dicevano i nostri padri latini .” la bellezza sta nelle cose semplici” !Molti allenatori predicano cose semplici , ma fanno cose difficili , assolutamente non adatte alla fascia di età e di apprendimento della propria squadtra .Ecco spiegati i primi blocchi a 11 anni , rimesse in attacco organizzatissime a 12 anni , pick& roll a 13 anni , difese a zona a 13/14 anni , pressing a tutto campo sin dal campionato propaganda , eccetera….
L’ approccio più realistico all’ insegnamento  nei settori giovanili sta scitto nel mio nuovo libro ” Sill@basket , il sillabario del basket ,  studiato per saper scrivere, capire , e leggere il gioco della pallacanestro .Ciascun allenatore deve mettersi in cammino il primo di settembre con una valigia piccola e leggera , per metà vuota , in modo da poter avere spazio per inserire  idee , situazioni , esercizi e correzioni , sempre partendo da ciò che sanno fare i ragazzi , non da quanto imparato ai corsi .E dovrà periodicamente sostare , per fare in modo che  anche gli ultimi si affianchino ai primi , senza lasciare indietro nessuno , sino al 30 giugno.

La storia del basket italiano e il rapporto con i maestri americani , lei inizia ad allenare in serie A a fianco di Tommy Heinshon, Nba Boston Celtic, cosa nella sua carriera ha apprezzato di più del mondo NBA ? 

 Il basket in Italia è stato portato dagli Americani nel primo dopoguerra .  in particolare dai militari americani di stanza  a Trieste , Livorno , Napoli , eccetera.Noi a Torino avevamo gli studenti dell’ ateneo mondiale salesiano , ove confluivano e si alternavano ogni quaderiennio anche ottimi giocatori di college Usa.Personalmente , questo è stato il primo contatto con il mondo Usa nei primi anni cinquanta.  In seguito  ho avuto la fortuna di incontrare il professor Nikolic a Varese nel 1968 , poi Tommy Heinshon a Milano  nel 1979 , poi Bobby Knight dal 1971 in avanti , seguendolo nei suoi spostamenti nei vari camp , ed in seguito tutti i coaches americani succedutisi nei vari camp ,  da me iniziati nell’ estate 1974 ad Aosta . Oggi i camp di basket fioriscono in ogni luogo , sempre  meglio organizzati….Cito il ” Chantaloba basketball Camp ove gli allenatori Ncaa d’ oltre oceano sono due  :  coach Marcus Kirkland di Wingate ( North Carolina ) e coach Stan Holt ( Oklahoma CityUniversity ). Perciò Il contatto con il variegato mondo Usa continua con  i doverosi riferimenti  ed aggiornamenti.
Per entrare nel merito della domanda  , da Tommy Heinshon ho imparato molto ( il contropiede e la transizione del Boston Celtic’s , la difesa a uomo di squadra , il posizionamento del centro, ecc….   Ma con i giocatori  non ha funzionato come avrebbe dovuto , soprattutto perchè è stato un anno molto travagliato da vicende esterne al gioco.Stessa sorte  è toccata ad un altro grandissimo Nba : coach Larry Brown a Torino non ha terminato la stagione 2018-2019.Si può ben dire che  l’ unico ad ottenere grandi consensi e successi tecnici e promozionali è stato coach Dan Peterson , un autentico personaggio , dagli anni 70 ad oggi.

Allenatore e Mental coach, guidare l’atleta verso un obiettivo, quali sono le difficoltà comuni ? 

Esistono molti punti fermi :
    A ) Ogni ragazzo o ragazza deve sapere e capire sin dal primo giorno che tu allenatore stai facendo – e farai- tutto per lui e per il suo miglioramento : così , per la legge della reciprocità , anche lui/ lei dovrà fare qualcosa per te , ovvero impegnarsi molto ogni giorno. B )  Non bisogna arrivare a 18 anni per sentirsi dire  ” Bravo ”  C )  ” Tu vali ! ” deve essere il mantra dei coaches di settore giovanile ; non : “…. stupido , cosa fai . perchè non vedi , perchè non salti , come ti permetti di non essere attento ….”  D )   Anche se commetti degli errori , degli sbagli , non importa  ; il gioco nasce sempre da una serie di sbagli. Il coach deve essere pronto a riconoscere  e battersi per il superamento dei” limiti” che ciascun giocatore ha. 
   E   Gli errori sono altrettanti gradini per salire uno ad uno la scala dello sviluppo  psico- fisico , tecnico , tattico , mentale , estetico  e del miglioramento personale.  
   F )  Ciascuno degli allievi vale come Persona  , sia che diventi nel futuro ingegnere spaziale o astronomo , o pescatore di perle  …  e poi anche come Giocatore.  G )  Ricordiamo che esistono sempre in ciascun allievo piccoli talenti nascosti : chi di noi non ha mai avuto un leader per la fase di attivazione ,  un leader nello spogliatoio , uno che porta le borracce , chi tira l’ asciugameno , chi incita dalla panchina….?
 A causa del disconoscimento dei suddetti punti ,purtoppo molti coaches sono, o diventano distruttori di autostima , invece che preziosi  ed empatici alleati.


IL TITOLO DEL MIO LIBRO  “ SILL@BASKET NON E’ CASUALE PERCHE’ RIMANDA ALLA SEMPLICITA’ DI UN ANTICO  SILLABARIO ,  PRIMO LIBRO PER IMPARARE E LEGGERE E SCRIVERE , DALLA  SEMPLICE  VOCALE AL DISCORSO PIU’ COMPLESSO …. PERCHE’  (SCRIVEVA COACH PHIL JACKSON  A PAGINA 19 DEL LIBRO  “ ELEVEN RINGS “ )   :  “L’ APPPROCCIO MIGLIORE RIMANE QUELLO PIU’ SEMPLICE”.
LA CERTEZZA NEL METODO DI LAVORO ED IL COORDINAMENTO  DEGLI ARGOMENTI  TECNICI MIGLIORERA’ LA PERFORMANCE DI CIASCUN ALLENATORE NEI SETTORI GIOVANILI.

Dovendo citare, dal libro, Silla@basket, una serie di percorsi, come riporterebbe tutto alle origini, quindi il lavoro sui fondamentali, soprattutto cosa è cambiato negli anni ?

Nel libro “Sill@basket” la vera novità , l’ autentico percorso è il METODO  , e la sua progressività nel tempo :  l’ allenatore non è chiamato a fare un passo avanti , e neppure un passo indietro , ma un passo di lato , ad indicare un metodo di lavoro ed una programmazione minuziosa per le varie categorie che intercorrono tra i sei ed i venti anni.Per tale motivo credo che il libro non abbia una scadenza temporale , e che potrà diventare una vera guida per allenatori ed istruttori dei settori giovanili , sia che si trovino d’accordo su quanto scitto , sia che sostengano differenti approcci culturali o tecnici.
Per quanto riguarda i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni , sui campi giovanili si vede maggiore velocità , atletismo , ma  purtroppo anche troppo tatticismo oapplicazione di  strategie , insite nel desiderio lecito di vincere , ma – a mio avviso – in sottordine all’ obiettivo finale , che rimane quello del miglioramento degli atleti ed atlete.Ciò comporta una  minore semplicità nei programmi di lavoro , minore insegnamento specifico e pochissime correzioni dei movimenti fondamentali individuali. 
E’ mutata anche la ingerenza dei Genitori , ma molto dipende anche da casi nsingoli e soprattutto anche dalla autorevolezza dei Dirigenti e dei coaches .  Non credo che un Genitore  andrebbe mai a lamentarsi da Federico Danna, o da Marco Sanguettoli , o Germano D’Arcangeli , o Andrea Menozzi , o Paolo Sfriso , Giordano Consolini….

Tra le risorse oggi di un coach vi è la comunicazione, lei nei tanti time-out che ricorda, quando è riuscito a farsi comprendere come voleva, se i giocatori hanno mai espresso, nelle sospensioni, punti di vista che ha poco gradito, come è intervenuto ? 

Sempre con riferimento alla attività giovanile , sostengo che durante i time out o negli intervalli i giocatori vanno tranquillizzati e sostenuti , incitati o calmati secondo i casi. Se un giocatore esprime un giudizio costruttivo , una idea , un commento positivo , va assolutamente ascoltato .Se quello stesso giocatore non gradisce , esiste da sempre un metodo universale per farsi capire : lasciarlo seduto in panchina a tempo indeterminato , senza discussioni nè polemiche.Coach Phil Jackson  a proposito dice : ” nei time -out e negli intervalli l’ allenatore spiega cosa bisogna fare per giocare meglio , ma non deve dare lezioni di vita o di comportamento.”Lunedì se ne riparlerà in spogliatoio.

 Un invito a giocare a basket come dirlo ai giovani ?

Il tema è scottante perchè è inerente a tutto il movimento cestistico in Italia , e riguarda centocinquantamila bimbi e bimbe.Sappiamo che in palestra arrivano i giovani in uscita dal  minibasket ( che assole ad un compito motorio , ludivo, relazionale e terapeutico essenziale)  ma il turn over rimane pesantissimo , a discapito della qualità , della quantità dei tesserati in attività giovanile.Gli allanatori del giurassico (  generazione di cui vado fiero ) andavano in giro per reclutare  ragazzi di alta statura .  E poi cì erano le ” leve” ( corsi di rapido apprendimento al fine di poter subito giocare, adatti per giovani di 10 / 14 anni . Le leve avvenivano nelle scuole , nelle parrocchie , negli oratori , nei campetti , nei circoli , e nei vari club anche di Serie A. 
Ci sono stati anni in cui la FIP premiava con una medaglia d’ oro  chi segnalasse un giovane di oltre due metri ( Alberto Merlati docet ) : eravamo intorno al 1960.
Non dimentichiamo poi che : Renzo Bariviera , Paolo Conti , Roberto Chiacig, e chissà quanti altri hanno “saltato” non solo il minibasket , ma anche i primi preziosi anni d attività nei settori giovanili.Lo stesso Tommy Ress , il giocatore più vincente in Italia , ha iniziato a quindici anni .  

” Sill@basket” è il sillabario del basket : impariamo a conoscere fatti e teorie , a  scrivere, vedere e leggere meglio ciò che veramente occorre ai nostri giovani affinchè continuino a giocare, divertirsi e migliorare.

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https://www.brunoboero.it/