Sport

Mindfulness per lo sport

Nel mio lavoro di psicologo e mental coach mi trovo spesso a lavorare con sportivi che hanno bisogno di imparare a gestire le loro emozioni ed i pensieri che accompagnano tutti i momenti di una gara, dalle fasi di allenamento all’evento vero e proprio. La mindfulness li aiuta ad ancorarsi al momento presente, sviluppare la giusta concentrazione e gestire lo stress in modo efficiente in qualsiasi situazione, dentro e fuori dal campo.

La maggior parte degli atleti infatti, in previsione di una gara, investono gran parte del loro tempo e delle loro energie ad allenarsi per migliorare la propria forma fisica e le proprie abilità sportive, uniche per ogni disciplina. In molti invece sottovalutano l’importanza della giusta preparazione mentale per esprimere al 100% le potenzialità personali.

Molti sportivi infatti non riescono a dare il massimo in gara a causa di fattori psicologici legati ad ansia da prestazione, mancanza di fiducia in se stessi, paura di fallire ecc.

In generale possiamo affermare che chi pratica sport sa quanto lo stress incida negativamente sulla performance. Approcciare una gara carichi di aspettative, magari troppo elevate, sentire la pressione di dover portare a casa una vittoria per non vanificare mesi di duro allenamento o la tensione proveniente dalla paura di essere giudicati negativamente in caso sconfitta sono solo alcuni dei fattori che possono portare una atleta ad avere una performance scadente.

Alcuni sportivi, dopo aver fallito sul campo, iniziano a focalizzarsi esclusivamente sui propri errori e sviluppano la paura di poterli ripetere in futuro, cominciando a vivere con ansia il tempo che li separa dalla prossima gara, certi di fare un’altra pessima figura.

Praticare la mindfulness aiuta questi atleti a concentrarsi esclusivamente sul momento presente in modo non giudicante, liberandosi dalla tensione generata da una mente costantemente proiettata nel passato o nel futuro. Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capire cosa si intende con questo termine.

Mindfulness è una parola inglese chepuò essere tradotta in italiano con consapevolezza. Si tratta di una pratica di meditazione scientifica sviluppata dal biologo americano Jon Kabat-Zinn negli anni ’70 ma che affonda le sue origini nell’antica tradizione meditativa buddista che risale a più di 2000 anni fa. Il suo scopo è insegnare alla mente un modo alternativo di gestire pensieri, emozioni ed impulsi. Attraverso la meditazione, infatti, è possibile interrompere quegli schemi automatici di comportamento che ci portano a re-agire nelle situazioni di vita (e nello sport) e sviluppare una maggiore consapevolezza del momento presente.

Perchè praticare la mindfulness è importante per gli atleti?

Innanzitutto perchè aiuta a ridurre i livelli di stress.

Uno studio pubblicato sul  Journal of Health Psychology dimostra come questo tipo di meditazione porti ad una drastica diminuzione del cortisolo, l’ormone dello stress. Attraverso la mindfulness l’atleta impara ad approcciare le situazioni stressanti in modo distaccato, senza lasciarsi coinvolgere emotivamente dai pensieri generati dalla pressione a cui è sottoposto in quei momenti critici. Imparando a defondersi dal chiaccericcio della mente riesce a restare calmo e rilassato, una condizione ottimale per ottenere una buona performance sportiva.

La mindfulness aumenta i livelli di concentrazione dell’atleta.

Meditare aiuta a restare connessi al momento presente, l’unico in cui possiamo agire per modificare una situazione. Durante una partita, infatti, è importante essere concentrati su ciò che sta accandendo in campo senza lasciarsi distrarre da pensieri di qualsiasi tipo. Prima di colpire una pallina da tennis o calciare un rigore la mente dev’essere focalizzata esclusivamente sul gesto atletico. Niente deve distrarci, ne la folla sugli spalti, ne i nostri pensieri. Per raggiungere questo stato di concentrazione è necessario dedicare alcuni minuti al giorno, dai 10 ai 20, alla pratica della meditazione sul respiro, un esercizio durante il quale all’atleta è richiesto di restare focalizzato esclusivamente sulle sensazioni del respiro che riempie e svuota il proprio corpo. La consegna è di riportare l’attenzione al respiro ogni volta che un pensiero ci distrae. In questo modo il nostro cervello impara a prendere consapevolezza sempre più velocemente del vagare della nostra mente e rifocalizzarsi.

La mindfulness aumenta la consapevolezza di Sè e del proprio corpo.

La meditazione è un viaggio all’interno di se, che ci aiuta a scoprire i nostri punti di forza e quelli di debolezza aiutandoci a sviluppare una maggiore capacità introspettiva. Una maggiore consapevolezza delle nostre capacità si trasforma in una migliore autostima, qualità indispensabile per un atleta che deve affrontare ogni giorno una sfida contro se stesso e gli altri per migliorarsi nel proprio sport. A questo si aggiunge un miglior rapporto con il proprio corpo. La mindfulness ci aiuta ad entrare in contatto con ogni fibra dei nostri muscoli, a comprendere il modo in cui ci muoviamo nello spazio e come reagisce il nostro corpo in determinate situazioni di stress. Tutte queste informazioni aiutano lo sportivo a migliorare il gesto tecnico e a gestire meglio le emozioni a livello fisico.

Inoltre la mindfulness aiuta a sospendere il giudizio nei propri confronti (e degli altri).
Smettere di giudicarsi aspramente dopo una partita andata male o per un allenamento saltato aiuta a ridurre i livelli di stress e ad entrare in un ottica di problem solving piuttosto che di semplice critica distruttiva. Meditare aiuta a guardare le cose da diverse prospettiva ed in maniera distaccata. Un errore o una cattiva performance non è più vista come un fallimento ma come un’opportunità di miglioramento.

Per concludere possiamo dire che la mindfulness rappresenta un modo di vivere ed approcciare la vita (non solo la gara) e non un semplice insieme di tecniche per migliorare la prestazione sportiva. Gli studi scientifici sull’argomento sono in continua crescita e migliaia di psicologi in tutto il mondo hanno iniziato ad insegnare questa forma di meditazione scientifica non solo ai propri atleti ma anche ai propri pazienti per aiutarli a superare ansia, attacchi di panico, stress e depressione.

La mindfulness è esperienza e non può essere compresa leggendo un semplice articolo. Quindi non vi resta che sperimentarla sulla vostra pelle.

Antonio Antefermo

sito web : https://www.antonioantefermo.it/

Sport, Turismo

Intervista a Federica Costantini.

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Gli eventi, hanno spesso in programma, di parlare di sport, oltre che nel modo tradizionale, anche con scelte personali, a te come piace presentare, di cosa ti piace in particolar modo parlare ?

 

Amo presentare esattamente ciò che presento, sempre. Ciò che è profondamente cambiato è poco visibile a occhio nudo: se in precedenza sono stata coinvolta in eventi e progetti di cui nutrivo dubbi di vario tipo, ora faccio solo quello che voglio e con chi voglio.

Vado in direzione della mia autenticità e seguo ciò che sento istintivamente giusto per me, che mi rispecchia e mi appassiona.

 

In molte delle notizie stampa che ti riguardano, sono pubblicate manifestazioni svolte nel Salento, cosa ci tieni a precisare, soprattutto sulla bellezza, indiscutibile del bellissimo salento, cosa consiglieresti a chi vuole viaggiare, venire a conoscere quei luoghi ?

 

Il Salento è una delle mie case nel mondo, quella da cui ho avuto origine.

La rassegna stampa più recente riguarda eventi in Salento perchè questa è stata la mia base negli ultimi tre anni con qualche puntatina all’estero, come quella a Dubai.

Mi risulta complesso dare consigli non conoscendo le persone a cui ci rivolgiamo: sono viaggiatori o turisti? Vogliono conoscere la parte più mondana o quella più incontaminata della terra salentina?

Sono lontana dalle immagini stereotipate di luoghi e persone e oggi è semplice trovare online tutte le informazioni per costruirsi un itinerario ad hoc.

Se dopo essersi chiariti le idee e aver deciso da quale prospettiva esplorare il Salento volete qualche dritta, qualche chicca da una prospettiva locale, scrivetemi pure alla pagina fb (https://www.facebook.com/federicalacostantini/) o in direct su instagram @costantinifede e vi rispondo con piacere.

Il viaggio lo fa il viaggiatore, anche il luogo.

Invito a viaggiare, tanto, non necessariamente all’estero, ma viaggiare, muoversi esplorando l’altrove.

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Quello che funziona in noi è il nostro potere personale. Come creare un approccio con quest’ultimo?

 

Le regolette, le tips e i consigli legati a ciò che di più sconosciuto e imprevedibile esista in natura, ovvero l’essere umano, le lasciamo a chi pensa di poter offrire “soluzioni” o formule magiche e a chi pensa di poterle comprare.

Ognuno di noi ha il proprio potere personale, lo crea e lo scopre lavorando su se stesso.

Se risulta strano o incomprensibile ciò di cui parlo, qui (https://bit.ly/2TdEMin) trovate lo speech di “Inspire – Idee contagiose” in cui uso le mie esperienze di vita per mostrarvi a cosa mi riferisco.

Lavorare su se stessi è impegnativo, non sempre piacevole e richiede tempi e modi che sono soggettivi ma è quanto di più potente abbiamo per creare la nostra realtà e liberarci da condizionamenti esterni, familiari e sociali che non ci appartengono.

Realizzarci come esseri umani, conoscere la nostra vera natura ed essere fedeli a noi stessi è ciò di cui dovremmo veramente occuparci.

Il resto è solo una naturale conseguenza.

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Progetti per il futuro?

Viaggiare: torno a essere gitana, con il minimo indispensabile in valigia, splendidi compagni di viaggio al mio fianco e molte case in giro per il mondo.

 

Nutrirmi di vita: belle persone, gesti semplici e gentili, tenero e sincero supporto, collaborazioni basate sulla stima e sul potenziale umano.

 

Osare: condurrò eventi, esperienze, conferenze e trasmissioni su temi e contenuti che sto studiando da anni come ricercatrice autonoma e libera.

 

Catalizzare: una delle clienti che seguo come coach (non mi piace questo termine, lo uso solo perchè possiate capire a cosa mi riferisco) ama definirmi “enzima” perchè trova che nelle nostre sessioni di consulenza, si accelerino processi personali. Credo che ognuno si sani da solo e che il lavoro su se stessi è quanto di più personale esista ma se ciò che condivido e conosco può servire, mi metto a disposizione come enzima per il vostro processo di evoluzione.

 

Internazionalizzare: il workshop sul potere personale a Dubai e la conferenza su mindalia tv (https://bit.ly/2rTQ27U) mi spingono a rilanciare ancora di più a livello cosmopolita per proseguire presentando il mondo nel mondo.

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Sport

Vittorio Brandi alle Olimpiadi

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La fiamma è un simbolo dei gioco, cosa hai da dire in merito a questo emozionante evento, le olimpiadi, avendo per due volte portato la fiaccola, una cosa magari inedita, tra i tuoi ricordi, della quale non hai parlato molte volte ?

Quella fiamma sprigionata prima dalla fiaccola Olimpica di Londra 2012  e ultimamente PyeonghChang 2018 ha un “rumore” che parla di tanti valori da condividere soprattutto con i giovani. Ti da un’energia particolare e senza fine.

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Tu sei portavoce anche dell’importanza sociale dello sport, come pensi gli sportivi famosi, nei vari sport, assieme ai loro fan, possano aiutare il mondo dello sport, soprattutto a farsi portatore di valori come il fair play ?

Le stars dello Sport prima o poi con il tempo tramontano, è importante che durante la loro carriera lascino segni tangibili attinenti il fair play, il rispetto delle regole e siano apertamente contro a qualsiasi forma di doping.

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Hai anche deciso di affrontare con un libro il mondo dei lettori, cosa ti piace nello scrivere un libro, il tuo mondo sportivo è diventato più grande, oppure sei rimasto solo legato agli sport ove hai condotto la tua esperienza ?

Scrivere un libro è un viaggio raccogliendo delle testimonianze importanti a livello umano e condividendole successivamente, una sorta di staffetta ideale con la torcia Olimpica nel quale ognuno lascia il suo messaggio di sport dalle varie discipline e di vita.

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Guardando dentro, ad esempio, il mondo del olimpico, il concetto di pace è molto importante, ad esempio nel 2008 per proteste pro- Tibet, a Parigi a Parigi è stato annullato l’intero percorso della fiamma olimpica, tu come hai vissuto questi percorsi, hai conosciuto persone importanti per la pace ?

Le Olimpiadi PyeonghChan 2018 rimarranno alla storia perché hanno disinnescato un grande conflitto bellico su scala mondiale. Lo Sport, le Olimpiadi non saranno mai sopraffatte da odio, guerre e divisioni di ogni sorta.

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Quali sono i tuoi impegni futuri ?

Più che prossimi impegni inizia a ripresentarsi la speranza in un altro grande sogno chiamato selezione come Tedoforo per le Olimpiadi di Tokio 2020. Nel frattempo sono in cantiere diverse presentazioni istituzionali del mio ultimo libro 300 Battiti Ed. Wip di Bari la prima delle quali sarà a Tricase per il prossimo 30 novembre grazie al prezioso supporto di BlogConnection Agency. Vi aspettiamo numerosissimi.

 

 

Sport

La Carta di Toronto per l’Attività Fisica e l’importanza dello stile di vita attivo

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La Carta di Toronto e l’importanza dello stile di vita attivo, è una linea guida a livello internazionale, invita ad approfondire il problema dell’inattività fisica. Cosa ne pensi?

L’attività fisica promuove il benessere, la salute fisica e mentale, previene le malattie, migliora le relazioni sociali e la qualità della vita, produce benefici economici e contribuisce alla sostenibilità ambientale.

Tutto vero che l’attività fisica promuove il benessere, lo sperimento sulla mia persona e sulle persone con le quali mi relaziono. Il benessere significa stare bene, soddisfatti, sentirsi bene, capaci, stare in forma, sapersi relazionare,. Quindi si tratta di un benessere fisico perché permette di avere uno stile di vita in movimento e salutare. Si è sempre pronti a mettersi in moto, cambiare rotta, riprendersi e recuperare. Si tratta di una salute fisica e mentale, perché fisico e mente sono in relazione, corpo e mente funzionano insieme, sono alleati, se sta bene l’uno l’altro sta meglio, le due parti hanno bisogno di sperimentare benessere insieme, se sei disposto a metterti in movimento sei più propenso ad affrontare problemi, situazioni, persone. Ti senti più sicuro, coraggioso, fiducioso. E’ vero che produce benefici economici, perché più fai attività fisica e meno ti ammali e più sei produttivo al lavoro e nelle relazioni familiari e amicali. E’ vero che l’attività fisica contribuisce alla sostenibilità ambientale, sei meno propenso a usare mezzi inquinanti come macchine, ti sposti a piedi per brevi o medi tragitti e in bici per tragitti più lunghi, lo sperimento sulla mia pelle e c’è anche una certa sintonia con altre persone che praticano attività fisica, quando ci si incontra ci si saluta perché si è complici nell’affrontare la fatica che diventa amica perché aumenta la consapevolezza delle proprie capacità e risorse e si raggiungono sempre più obiettivi impegnandosi fisicamente e mentalmente.

La Carta di Toronto per l’Attività Fisica diventa un impegno comune dal lontano 2010, un punto di riferimento per tutte le nazioni del mondo fatte di persone e istituzioni, di famiglie e scuole, di lavoratori che insieme ognuno con il proprio impegno, può contribuire a una società e collettività migliore, meno malata, più propositiva.

L’attività fisica diventa un grande investimento per tutti, per le persone, istituzioni, collettività. Una palestra per promuovere corretti stili di vita e un addestramento alla vita per un futuro migliore, più consapevole. L’attività fisica rende più maturi e responsabili.

Le persone devono essere messe in condizioni di fare sport a qualsiasi età e con ogni modalità e in ogni contesto, dai luoghi di lavoro alle scuole. Uno sport per piccoli e grandi, per persone con qualsiasi difficoltà, deficit, disabilità. Ognuno deve essere messo in condizioni di poter fare un’attività fisica individuale o di gruppo.

http://www.globalpa.org.uk/charter/download.php

 

Lo sport, il suo insegnamento, e la raccolta di indicazioni scientifiche, come comportasi secondo te?

Ognuno in base al proprio ruolo e competenze può essere protagonista e veicolo di trasmissione informazioni, esperienze, nozioni, insegnamenti di attività fisica o può indirizzare a persone, istituti, scuole. Già nelle famiglie bisogna cercare di spostarsi dalle zone di confort come i divani e scrivanie e frequentare luoghi all’aperto per giocare o muoversi. Iniziando nelle famiglie il percorso diventa più facile nelle scuole dove ragazzi e genitori possono chiedere programmi di attività fisica adatti alla loro età e al contesto di vita e gli insegnanti possono coinvolgere gli allievi in lezioni pratiche e teoriche di attività fisica, allenamento, valori e regole.

L’esperienza dell’allenamento alla luce della promozione dello sport nelle scuole, quali sono le differenze, tra palestra e coach, con la scuola e il maestro/l’insegnante?

I ragazzi devono avere dei riferimenti che all’inizio sono i parenti prossimi come fratelli, cugini, genitori, zii poi le persone di riferimento possono diventare insegnanti o allenatori a scuola o frequentando corsi o scuole di un qualsiasi sport. Bisogna spiegare dall’inizo ai ragazzi la progressione nello sport dal gioco al benessere, dagli infortuni alle sconfitte, dallo sport amatoriale e quello professionistico. L’insegnamento deve comprendere non solo l’allenamento fisico ma anche i fattori inerenti l’aquisizione di conoscenza corporea, anatomica, fisiologica, l’aquisizione di forza mentale, padronanza delle proprie sensazioni ed emozioni, quindi affiancare ad allenatori, tecnici, coach, anche psicologi, medici dello sport, fisioterapisti.

Si parla dello ” sgobbone ” nello sport, di chi è felice di fare fatica, di allenarsi, come arrivare a questo cambiamento?

Come tutte le cose e come in tutti i campi c’è sempre il rischio di esagerare, di investire troppo nello sport, di isolarsi, di coltivare troppo un unico orto, di farsi male, di essere imprudente. Per questo dall’inizio è importante affiancare più multidisciplinarietà nell’attività fisica per spiegare cosa è bene e cosa è male, quali possono esser i rischi, come alimentarsi, come avere a disposizione una via di fuga, un piano B, come distrarsi, come recuperare, cosa può succedere negli anni.

A cosa tieni, specialmente, che si conosca della realtà di oggi sull’argomento Movimento, sport, salute?

La prima cosa è che non dobbiamo rimandare come al solito, non possiamo aspettare di andare in congedo dal lavoro per dedicarci allo sport ma dobbiamo da subito coltivare la passione dello sport e a ciò si ha bisogno di comprensione nei contesti di vita delle persone come le famiglie e gli ambienti lavorativi, bisogna far passare il messaggio che lo sport aiuta le persone a stare bene fisicamente e mentalmente e quindi permettetegli  e agevolateli nella pratica di uno sport, la persona starà meglio e di conseguenza staranno meglio le persone che si relazioneranno. Inoltre agevolare l’uso di strutture e impianti sportivi soprattutto per ragazzi e persone che non lavorano e non possono permettersi ingressi in impianti e strutture sportive. Comuni e istituzioni devono prevedere spazi e tempi a costi moderati, ridotti e anche senza spese. Altro aspetto importante può essere la flessibilità per esempio degli orari di lavoro che permetterebbe a persone di praticare uno sport in alcuni giorni della settimana facendo un orario lavorativo diverso in modo che il vantaggio sarebbe anche per il traffico nel senso che si diluirebbe l’afflusso delle persone nei luoghi di lavoro negli stessi orari intasando strade, paesi e città. Permettendo flessibilità di orari si snellirebbe il traffico e le persone possono viver più ora meglio senza aspettare l’età pensionabile.

Matteo SIMONE +393804337230 Psicologo, Psicoterapeuta

http://www.kenyarunningcamp.com

http://www.psicologiadellosport.net/

https://ilsentieroalternativo.blogspot.it/

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Sport

The program “La Filastrocca Del Minibasket

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The program “La Filastrocca Del Minibasket.

”We should often remember that even the United Nations recognized for children “the right to rest and leisure, to engage in play and recreational activities that are typical of their age and the right to participate freely to cultural and artistic life “. Many of them  should be involved in the idea of ​​participating in a Summer Camping. It should not be a surprise for them to spend the summer playing since, already in  the Middle Age,  “Early Summer Games” were practiced, even if they did not follow any kind of regulation. Today the summer camps are used to discover archaeological sites but also sport. Let them play a game:  Minibasket. Minibasket is for  children between 5 and 11 years, whether they are creative, introverted, extrovert, weak, tenacious, male or female. They will have to face physical, technical and tactical maturation. Who is the student? The child who chooses to practice Minibasket on his purpose. We must therefore take care of the children’s dream and their emotions but we can not work by considering  our experience only, we must avoid the mistake of creating an inadequate context  too. The Instructor should not  be a sad teacher but someone who can stimulate the knowledge of Biddy Basketball. He  must know how to distinguish the emotions of the child from those of the adults, accepting a role, in which we must be ready to question ourselves.

What to teach and what is important to learn?

– a motor learning – forming the personality – motivate in school learning

 

Learning means to develop:

– Affective Area

– Body Area

– Social Area

– Cognitive area

 

How to carry out our intervention.

Trying to create collaboration with institutions, first of all the school, which,  together with the companies sports, can ensure that you do not give space to the investment of “so much money”, even if we need it, and give the possibility of educating and training.

It would be appropriate to find a leader, perhaps a professional in motor activity, a graduate in physical education, but also young collaborators who want to share solidarity, friendship and passion (we  have an interest together).

We try to enhance what the child has lived, to make his desire for movement also

possibility to play and communicate.

It should be remembered that it is with the daily practice that we can  verify and improve what the children already learn during  winter,  both in the classroom and in the gym.

 

 

 

 

MOTOR ACTIVITY.

 

My choice was  “creation and motor development”; everyone has their motor project. When they I have  followed men or women team sports, sports such as basketball or football, staying with adults, I have lacked basic motor activity.

Sport

Nous apprenons des enfants.

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Quand je rentre dans la salle de sport, la première chose qui me vient à l’esprit est de contrôler mon groupe, de voir combien ils sont, s’ils semblent ennuyés, s’ils sont nerveux etc…

 

Cela ne suffit pas de préparer sur une feuille le programme de la session d’entraînement (c’est bien de le faire) il faut aussi l’adapter à l’ambiance qu’il y a ce jour-là dans la salle de sport.

 

L’ENFANT DOIT SE TROUVER AU CŒUR DU JEU et ne pas le subir passivement.

 

Notre tâche, comme tous ceux qui mènent tous types d’activités éducatives, n’est pas simple. C’est pourquoi, dans un premier temps, je cherche à mettre en évidence l’aspect psychologique du rapport enfant/instructeur.

 

Un instructeur a été un enfant ou mieux, continue de l’être.

 

Le développement des capacités motrices est sans aucun doute lié à la maturation du système nerveux.

 

Le développement psychomoteur va de la tête aux pieds; l’enfant apprend à contrôler d’abord les muscles des lèvres, puis les muscles oculaires, les muscles du cou, des épaules, du tronc, des jambes et enfin des pieds.

 

C’est un explorateur qui découvre ses propres mouvements à travers ses relations avec les autres.

 

 

Le jeu/sport minibasklet doit tenir compte du développement et des étapes de croissance de l’enfant. 

 

Nous commençons par avoir affaire à des enfants qui ne savent pas lire ni écrire et nous les quittons lorsqu’ils savent désormais (on espère) lire et écrire correctement.

GDS COPERTINA

EDUCATION MOTRICE 

 

L’adulte doit éduquer l’enfant et doit donc prendre ses responsabilités. Une mauvaise leçon de minibasket  produit des dégâts et des tensions. Soit l’enfant idolâtre son instructeur, soit il se met contre lui soit il l’ignore.

L’éducation motrice est l’ensemble complexe d’actions et d’occasions intentionnellement programmées et réalisées (pas d’improvisation) pour permettre à tous d’atteindre le maximum de son propre développement.

Le sujet de l’éducation motrice est l’enfant considéré dans toute son unicité, sa complexité et sa totalité.

Elle se réalise à travers des interventions scientifiquement fondées qui guident et orientent sans façonner et conditionner et qui sont guidées par une programmation éducative, didactique, et structurées selon des objectifs, des moyens, des contenus, des méthodes, des sessions de contrôle et d’évaluation.

Nos raisons

Dans le sport il y a les endroits où aller, où rencontrer les stars, les athlètes, où transmettre sa philosophie. Ces derniers, c’est-à-dire les grands joueurs, nous enseignent qu’il ne leur arrive pas toujours des messages d’encouragements et d’estime. Il y a en effet beaucoup de critiques. N’en parlons pas si le joueur ne marque pas, dans le cas du football, ou bien si le gardien de but prend des buts.

Dans chaque bonne formation on sait qu’il faut faire une “confrontation” entre le modèle de l’instructeur et celui de l’élève, ici vous lisez mon modèle, aux prises avec les comportements qui ralentissent l’inspiration théorique initiale, légitime et formel. Nous verrons donc ensuite où nous serons arrivés, avec cette confrontation.

Nous, que pouvons-nous faire ?

Bien travailler sur les capacités motrices comme on dit souvent, ou bien sur les fondamentaux, nous devons seulement écouter et mettre en pratique les mots de Arthur Ashe, c’est-à-dire que “les champions sont ceux qui veulent laisser leur sport dans de meilleures conditions par rapport à quand ils ont commencé à le pratiquer”.