INTERVISTA CON GLAUCO PERANI

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INTERVISTA CON GLAUCO PERANI, SOCIO FONDATORE DELLA ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA ATLETICA SPORT TERAPIA RIETI, CHE DAL 1990 PROMUOVE L’ATTIVITA’ MOTORIA/SPORTIVA DI PERSONE CON DISABILITA’ INTELLETTIVA/RELAZIONALE NEL CAPOLUOGO PROVINCIALE.

A lui abbiamo sottoposto le seguenti domande.

– Lo sport vissuto con chi è meno fortunato. Quali emozioni?

Premetto che rigetto, anche nel mio vivere una condizione di disabilità fisica, la definizione della persona disabile come ”meno fortunata”; piuttosto, in prima battuta, la definirei persona ”con bisogni particolari”. E’ indubbio che fra questi, specialmente tra i disabili intellettivi, assume spesso carattere predominante il bisogno di affettività, che si manifesta nei confronti dei compagni, degli Istruttori, dei volontari e finanche degli avversari – sul piano sportivo – in modo naturale e per loro appagante, parte costitutiva del correlato impegno sportivo. La nostra emozione nasce dal vivere in modo partecipe questa evoluzione e manifestazioni dei sentimenti in soggetti tradizionalmente definiti ”handicappati psichici”.

– Come realizzare un intervento educativo, ad esempio, nello sport, come il basket, quando abbiamo davanti la disabilità?

Mi fa piacere che tu parli di intervento educativo perché, nei bambini e ragazzi disabili, attraverso la pratica motoria e sportiva, vengono acquisiti contenuti e comportamenti essenziali al migliore inserimento nella vita sociale, obiettivo di tutti gli interventi a loro rivolti, come la scuola, la formazione, professionale o in situazione, la maturazione della maggiore autonomia raggiungibile in relazione alla patologia. Nello specifico la nostra Società svolge attività motoria di base, giocosport per i più piccoli – con età dai 4 ai 9 anni, inseriti nello Young Athletes Program di Special Olympics Italia, al quale aderiamo, atletica leggera con i ragazzi più dotati e bocce, una disciplina che favorisce lo spirito collaborativo, la concentrazione, il controllo corporeo. In generale, nel corso degli anni, si sono generalmente raggiunti i seguenti risultati:

  • miglioramenti posturali, delle capacità motorie, dell’orientamento spazio-temporale;
  • aumento del benessere psico-fisico e delle capacità di interagire positivamente con gli altri;
  • maggiore integrazione sociale, soprattutto attraverso la presenza costante degli assistenti, perlopiù studenti delle Scuole superiori cittadine;
  • sviluppo dell’autonomia personale e dell’autostima, come acquisizione della consapevolezza di possedere abilità e potenzialità (le medaglie conquistate). anziché deficit e limitazioni.  

– Una serie di eventi, per promuovere, fare conoscere l’attività, si possono vedere, ad esempio, nella vostra pagina facebook, cosa cercate, ad esempio, quando dovete selezionare dei volontari ?

Utilizziamo diversi mezzi per far conoscere la nostra attività, dai social – abbiamo una pagina facebook ed un sito web su altervista, purtroppo poco aggiornati – ma abbiamo un forte radicamento sul territorio. Rieti è un capoluogo molto piccolo con 47.000 ab. circa, nel quale i rapporti personali hanno ancora un peso rilevante; quindi è semplice accedere ai mass media locali e pubblicizzare eventuali iniziative, avere contatti con il mondo sportivo – Rieti è conosciuta a livello internazionale per l’atletica leggera – e soprattutto con il mondo della scuola, dal quale provengono la maggioranza dei membri del Direttivo e tutti i nostri 4 Istruttori. Appunto dalle Scuole secondarie del territorio provengono i nostri volontari, mediante progetti di alternanza scuola lavoro, oltre ad alcuni volontari ”storici” che da anni collaborano con noi.

– Ogni giorno si prova quanto sia importante lo sport per sentirsi meglio. Le cose più importanti da non scordare per aiutare nel migliore modo possibile?

Ovviamente l’attività fisica dovrebbe essere promossa e facilitata in ogni contesto, sia in età infantile – al fine di contrastare il fenomeno sempre più diffuso dell’obesità già a partire dai 6 – 7 anni – adolescenziale, per favorire un più armonico sviluppo muscolo-scheletrico, nella fase adulta (attraverso iniziative dirette a ridurre il ricorso all’auto privata, incentivando l’uso di biciclette e promuovendo una vita attiva) e in quella anziana, per contrastare i fenomeni di invecchiamento, limitare cadute o possibili incidenti, consentire la conservazione del maggior benessere possibile, sul piano psico-fisico. Per le persone disabili, oltre ai comuni benefici indicati sopra, credo di poter dire che la pratica sportiva rappresenti un potente veicolo all’integrazione, al recupero di autostima ed all’acquisizione di possedere potenzialità positive e non solo deficit.

– Il territorio è molto importante per una Associazione. Voi da quanto tempo operate e come vi legate allo sport nel vostro territorio?

Come ho accennato sopra, Rieti è “città dello sport” per eccellenza, ancora oggi in cima alle classifiche nazionali per la pratica dell’atletica leggera (la Società Sportiva Atletica Studentesca Andrea Milardi è ai vertici nazionali per l’attività agonistica junior e senior) e la quantità/qualità degli impianti sportivi, come lo Stadio Raul Guidobaldi, dove si e disputato per molti anni il Meeting Internazionale Città di Rieti, nel corso del quale sono stati stabiliti numerosi record mondiali e nazionali. Grazie alla collaborazione di questa Società e degli Enti Locali, Comune e Provincia, utilizziamo tale struttura per l’allenamento dei nostri Atleti nei mesi estivi, in un contesto integrato con gli altri atleti che frequentano il campo. Inoltre, nei 30 anni di vita della nostra Associazione, abbiamo organizzato numerose Manifestazioni Sportive, regionali e interregionali, nell’ambito dei circuiti della Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva e Relazionale e dello Special Olympics Italia, che hanno visto la partecipazione di centinaia di atleti disabili provenienti da diverse Regioni italiane.

– Come associazione quale messaggio vi piace trasmettere in questo momento di attenzione particolare per la salute?

Purtroppo l’emergenza mondiale causata dalla pandemia da coronavirus, ed i conseguenti lockdown, hanno colpito profondamente l’intero mondo sportivo, che ha interrotto e rimandato per parecchi mesi, ogni tipo di Manifestazione. Anche la nostra Società è stata costretta a sospendere, dal mese di marzo, l’attività del Centro Sport Terapia, che funziona costantemente, da 25 anni, per il periodo ottobre/giugno. Ora stiamo apprestandoci a riprendere le attività, pur con le ulteriori difficoltà derivanti dalle disposizioni governative in materia di COVID 19, in materia di distanziamento sociale, utilizzo dei DPI, sanificazione degli ambienti e delle persone. E tuttavia non ci arrendiamo e, finché i nostri ragazzi e le loro famiglie ce lo chiedono, porteremo avanti la nostra azione – con la massima prudenza e attenzione – consapevoli della necessità di non abbandonare nuovamente nelle loro case persone che, più degli altri, hanno bisogno di vivere la vita.

“Lo sport delle donne.

Scrittori e scritture, Sport

Vedi nel comunicato cosa è importante sapere, per partecipare alla presentazione di questo libro, dello psicologo dello sport Matteo Simone, presente sul nostro spazio web, come ospite. Importante leggere questa esperienza comune, nel mondo dell’atletica, che può servire per lavorare con un allenatore che sente, un atleta che vede, queste esperienze.

Venerdì 8 marzo, alle ore 18.30, presso il Bar “Caffettiamo?” (Via Olevano Romano 35 – Roma), verrà presentato il libro “Lo sport delle donne. Donne sempre più determinate, competitive e resilienti” di Matteo Simone. Modera: Alessandra Penna, ingegnere e atleta; Intervengono: Francesca Boldrini (Podistica Solidarietà), Elisa Tempestini (Associazione “Spiragli di Luce”), Anna Giunchi (Psicologa, Preparatore atletico, Blogger http://annalamaratoneta.blogspot.com/), Cecilia Polci (nel 2015 campionessa italiana trail under 30).

Un libro che descrive donne che scoprono lo sport e che grazie allo sport diventano sempre più determinate e resilienti fino a sfidare uomini; alcune vincono gare classificandosi prima degli uomini. Ringrazio tutte le donne che hanno collaborato alla stesura del libro con loro testimonianze e racconti.

Stralcio della prefazione di Vincenzo Prunelli: 
Ha senso continuare a credere la donna fragile, arrendevole, da proteggere, incapace di grosse prestazioni? Leggendo il libro dell’amico Matteo Simone, è il caso di dire di no. Fa parlare grandi atlete, ma il messaggio è rivolto a chiunque nella vita non si accontenti di limiti troppo stretti. Sono grandi atlete, ma lo sono diventate perché lo hanno deciso. Lo sport di cui si parla è benessere, rapporto con la salute, scoperta della misura di sé, momento e mezzo di partecipazione e comunicazione, in cui ognuno scopre ciò che ha di potenziale, gioca con i mezzi che possiede e ottiene il massimo dalle proprie possibilità, tante o poche che siano.”

Nel testo è riportata un’intervista ad Alessandra Penna di cui riporto una significativa testimonianza. Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e alla tua performance? “Lo sport mi fa sentire sempre bene, dopo una giornata stressante, un allenamento mi rende sempre felice e mi dà una bellissima sensazione di benessere. Lo stesso quando gareggio, la stessa preparazione della gara mi rende entusiasta e tutte le emozioni che ogni volta provo e il divertimento con gli amici mi spingono a voler raggiungere sempre nuovi piccoli traguardi personali.”

Alessandra descrive tanti concetti importanti, tra i quali: stabilire obiettivi da raggiungere e allenarsi bene e seriamente, la passione nel fare le cose, se una cosa piace veramente il tempo si trova.

Quello che affiora da tante interviste è che lo sport influisce positivamente sull’umore e sulla salute fisica e mentale, interessanti le parole di Francesca Boldrini: Ti sei sentita campionessa nello sport almeno un giorno della tua vita? “Mi approccio sempre con grande umiltà al podismo, tuttavia mi è capitato di vivere esperienze talmente gratificanti da farmi sentire una vera e propria campionessa, almeno ai miei occhi!” Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e alla tua performance? “Intanto ha migliorato la fiducia in me stessa, donandomi sicurezza anche nella vita in generale e nel sociale. Per correre ho smesso di fumare ed oggi mi sembra uno dei regali più belli mai ricevuti. Inoltre godo di un ottimo stato di forma e molto raramente mi ammalo.”

Si apprende dalle esperienze, superare momenti difficili aiuta ad andare avanti, se ce l’hai fatta una volta, ce la farai anche una seconda volta. Interessante la testimonianza di Elisa Tempestini: Quali meccanismi psicologici ti aiutano nello sport? “Lo sport è lo strumento per il benessere sia fisico e mentale, e che ti aiuta a superare ogni ostacolo!” Cosa pensano i familiari e gli amici della tua attività sportiva? “I miei familiari mi hanno sempre sostenuto a raggiungere i miei traguardi.” Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Sono tanti gli episodi, specie quando si corre in gruppo, si sviluppano molte idee, una di queste, è stata la nascita del Trofeo città di Nettuno, la corsa che io organizzo ormai da 10 anni, e ne sono orgogliosa, perchè autofinanzio la mia associazione sportiva per disabili SPIRAGLI DI LUCE!”

Lo sport diventa una sorta di auto-terapia, si contatta se stessi, si riesce a conoscersi meglio, il proprio corpo, le proprie sensazioni, lo sport aiuta a gestire lo stress, a elaborare i traumi. Interessante è la testimonianza di Anna Giunchi: Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Il benessere è nato con un lungo lavoro mentale da parte di me stessa. Devo i miei migliori risultati agonistici ad un giovane allenatore: Marco Testero.” Qual è stata la gara della tua vita? “Maratona di Bari 2009: personale di 3h02’19”, terza assoluta.” Qual è un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per farli avvicinare allo sport? “Sport è filosofia di vita, educazione. La fatica ripaga sempre anche se, al momento, è difficile da sopportare. Se ci si abitua a questo genere di ‘sofferenza’, tutto il resto appare come solo un gioco, e riesce con estrema facilità.”

Per la performance non bisogna sottovalutare nulla, l’alimentazione diventa importante, l’affidarsi ad un bravo allenatore, competente e formato ma anche sensibile che ti segua, che ti veda, che parli con te. Conosco bene Marco Testero, ho anche gareggiato con lui, è un bravo allenatore.

Raggiungere traguardi importanti diventa il coronamento di un sogno, il raggiungimento di un obiettivo ambito, la ricompensa di tanti sforzi e tanta fatica per ottenere qualcosa che si desidera. E’ interessante l’intervista doppia a Maria Chiara Parigi e Cecilia Polci: Hai un sogno nel cassetto? Maria Chiara: “Il mio sogno è di vedere più possibile il mondo con tutti i suoi angoli, anche i più remoti, camminando e correndo!” Cecilia: “Beh, credo che ognuno di noi ce lo abbia, diciamo che mi piacerebbe moltissimo fare il Tor de Géants, ma se devo dire veramente quale sia il mio sogno, eh, sarebbe poter indossare la maglia della nazionale con lei, Maria Chiara Parigi. Maria Chiara non è solo un’amica, direi più una sorella del trail, è lei che mi ha insegnato tutto, che mi ha fatto tornare la voglia di correre, nei momenti bui, compagna di mille avventure ma soprattutto disavventure. La sua telefonata di quel famoso venerdì rimarrà nel mio cuore sempre, così come la gara della Maddalena in cui lei mi ha regalato una gara fianco a fianco e un podio assieme. Credo che vestire i colori dell’Italia sia il sogno di tutti, ecco io come sempre ci metto il carico da novanta, come si dice dalle mie parti, e vorrei poterla indossare fianco a fianco a lei e magari arrivare anche lì mano nella mano. Sono esagerata eh?? Ma in fondo un sogno è un sogno e mi piace viverlo così, sulla scia dei momenti magici che questo sport in sua compagnia mi regala!”

In gare durissime è importante anche l’intesa della coppia per riuscire a rispettare il passo dell’altro, non strafare ma nemmeno andare troppo lenti, un compromesso che si può trovare se ci si conosce bene e da tempo. E’ interessante l’esperienza raccontata dalla coppia Palas Policroniades e Vito Rubino, dal Canada al Messico in mountain bike tandem per 30 giorni: C’è stata un’alternanza nelle fasi organizzative giornaliere: alimentazione, sveglia, manutenzione? “I nostri giorni erano da 18-20 ore. In genere ci svegliavamo tra le 6 e le 8 del mattino, pedalavamo fino alle 2-4 di notte, poi accampavamo, mangiavamo qualcosa, e dormivamo da un minimo di 2 ore a un massimo di 5 ore (con l’eccezione di un paio di notti che abbiamo dormito di più e le ultime due notti che non abbiamo dormito). Il giorno dopo, facevamo colazione, disfacevamo la tenda e poi in marcia. Mangiavamo in parte in sella e in parte durante delle piccole soste. Ci rifornivamo in paesini di passaggio. Altre volte invece, per far fronte a delle condizioni meteorologiche, ci siamo dovuti fermare al tramonto e siamo ripartiti prima dell’alba. La manutenzione basica della bicicletta la facevamo circa ogni due giorni, oppure quando si rompeva qualcosa.”

Lo sport a volte può essere usurante, quindi bisogna fare molta attenzione, capire fino a dove ci si può spingere. Interessante anche il parere di Valeria Straneo che detiene il record italiano di Maratona 2h23’44”: Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano? “La maratona è una disciplina molto logorante per le articolazioni, è difficile trovare un compromesso tra la ricerca della performance con allenamenti molto duri e la salvaguardia della salute fisica.” Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica? “Ho scoperto di essere più paziente di quanto non pensassi. Quando per esempio si ha a che fare con un infortunio o durante la preparazione di una gara lunga come la maratona, non bisogna avere fretta ed è fondamentale aspettare ed avere pazienza.” Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Con la pazienza. Affidandomi a persone fidate che mi hanno saputo consigliare ed indirizzare sulla strada giusta. Lavorando sul problema giorno dopo giorno, a piccoli passi.”

Dietro ogni persona c’è un mondo, c’è chi ti sostiene, chi ti incoraggia, chi ti allena, chi ti segue, chi tifa per te, a maggior ragione quando si diventa campioni e non bisogna trascurare nessun aiuto volto al benessere ed alla performance, lo sportivo non è solo. Per ogni problema ci può essere almeno una soluzione, bisogna affidarsi a persone competenti esperte e di fiducia e progredire un passo alla volta con fiducia e positività.

 Sempre più le donne stanno dimostrando di essere fortissime atlete e nelle gare di endurance competono anche con gli uomini con tanta grinta e forza come ha dimostrato la fortissima atleta della Nazionale Italiana Francesca Canepa, sempre pronta a gareggiare e a rappresentare l’Italia in gare considerate estreme per lunghezza chilometrica e difficoltà di percorso: Hai ancora sogni o progetti?“I miei progetti in verità prendono forma in maniera del tutto casuale, in base alle situazioni in cui mi imbatto e alle opportunità che di volta in volta vedo dischiudersi. Non ho un piano preciso. Non ho gare iconiche che voglio fare per forza. Decido più o meno giorno per giorno. Quello che so per certo è che sarò un’atleta per sempre.”

 Lo sport permette di sperimentare la resilienza, non mollare mai, andare avanti e continuare per portare a termine la propria impresa, la propria sfida personale; per alzare gradualmente l’asticella e affrontare gradualmente situazioni sportive o della vita quotidiana sempre più difficili. Atlete della Nazionale Italiana come Antonella Confortola hanno ancora tanti obiettivi: Quali sono i tuoi prossimi obiettivi a breve, medio e lungo termine? Quali sono i sogni realizzati e da realizzare? “Sportivi, il mondiale lunghe distanze in Slovenia a giugno…a lungo termine trovare un lavoro che mi emozioni (almeno qualche volta) come lo sport. Per i sogni penso che siano una cosa personale, non ne parlo mai con nessuno… però sono importanti, ci fanno andare avanti.”

Pochi giorni dopo questa intervista, Antonella vinse la medaglia d’argento ai mondiali di corsa in montagna di lunga distanza e con le altre atlete ha conquistato il titolo Mondiale a squadra.

 Alcune atlete parlano di esperienze al limite anche con deprivazione di sonno per alcuni giorni, ne è un esempio l’atleta della Nazionale Italiana Ultratrail Lisa Borzani: Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Sì credo di sì. Al Tor Des Geants nel 2014 sono arrivata al ‘limite’ non tanto dal punto di vista della gestione della fatica bensì da quello della gestione del sonno. Le prime tre notti di gara ho gestito la carenza di sonno con dei micro sonni ma l’ultima notte (la quarta) è stata dura e credo di essere arrivata proprio al limite delle mie possibilità in tal senso.

 Per molte donne lo sport diventa una grande prova da superare che fortifica corpo e mente, ne è un esempio Angela Gargano: Qual è una esperienza che ti può dare la convinzione che ce la puoi fare nello sport o nella vita? “La corsa mi ha aiutato a superare tante difficoltà, è riuscita a farmi sentire più forte, più sicura. Nel 1999 ho portato a termine la Marathon de Sables, 224 km in cinque giorni in autosufficienza idrica ed alimentare; pensavo che non sarei stata in grado di arrivare in fondo, e invece ce l’ho fatta. Questa gara mi ha forgiato il carattere e ha contribuito a rafforzare la fiducia nei miei mezzi.

 Le donne si dimostrano molto resilienti e determinate, ci riprovano fino a raggiungere il proprio obiettivo, grande esempio è Aurelia Rocchi: Quale è una gara estrema che ritieni di non poter riuscire a portare a termine? “Vorrei provare tutte le gare. Se ci sarà una dura che non potrò finirla per qualche motivo, riproverò fino a che ci riuscirò perché non c’è niente più forte del mio cervello, avrò tanta pazienza per riprovare.”

Matteo SIMONE – 21163@tiscali.it

+393804337230 Psicologo, Psicoterapeuta

http://www.psicologiadellosport.net/

https://ilsentieroalternativo.blogspot.it/

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

INTERVISTA CON VERONICA BUDAI PSICOLOGA DELLO SPORT

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Lo sport che viene insegnato al bambino e chi lo insegna sono i primi protagonisti, un ” allenamento ” che ha a che fare con la crescita, quali consigli e quali le condizioni psicologiche più comuni ?

  • Lo sport con i bambini ha sicuramente a che fare con il concetto di crescita: fisica, motoria, emotiva, affettiva.Attraverso lo sport i bambini esprimono loro stessi, le loro gioie, i loro sogni e le loro paure, quindi, non c’è solamente una crescita in termini di apprendimento, di sviluppo motorio, ma soprattutto in termini di emotività, affettività, sicurezza in se stessi, fiducia nei compagni, rispetto delle regole.Il consiglio è proprio quello di agevolare la manifestazione di questi aspetti più “psicologici” perché contribuiscono alla formazione della personalità del soggetto sia come atleta sia come persona.Dovendo fare una divisione a grandi linee e comunque non esaustiva di tutto ciò che vedo, le condizioni psicologiche che più frequentemente incontro nei giovani atleti sono: passività o super-attivazione. Ovvero, spesso ritrovo bambini “passivi” quelli che vengono definiti timidi, introversi, che non prendono mai l’iniziativa, silenziosi, a volte invisibili. All’opposto l’altra categoria che incontro spesso è quella dei super- attivi, ovvero, bambini molto vivaci, espansivi, che non rispettano le regole, rumorosi, sempre in movimento. E per ogni categoria c’è un approccio diverso con cui procedere, con alcuni si lavora più su aspetti di sicurezza e autoconsapevolezza di se, con altri si lavora più su aspetti di autocontrollo e definizione di se.

L’attività motoria, il movimento, rientrano nell’avviamento allo sport, come intervenire con i bambini, alla luce della tua esperienza diversa ( ad esempio come rapportarsi con la scuola ) ?

  • L’intervento con i bambini, nell’ambito dell’avviamento allo sport, presuppone un approccio assai differente rispetto a quello dedicato agli adolescenti e agli adulti.In primo luogo è fondamentale la dimensione ludica, i bambini si devono divertire in palestra, imparano, ma in primo luogo giocano e si divertono. Questo è un aspetto da non sottovalutare, poiché spesso si può verificare frustrazione o abbandono sportivo, proprio a causa della noia o dell’eccessivo impegno richiesto. L’allenamento deve essere tarato su i piccoli atleti sia come atmosfera sia come impegno e il gioco è lo strumento attraverso il quale loro imparano.Ad esempio, in questo momento ho in corso un progetto con bambini della fascia d’età 3-6 anni e con loro ancora di più l’allenamento deve passare attraverso una dimensione di divertimento.

Fare lo psicologo dello sport per te cosa significa ?

  • Per me essere una psicologa dello sport è la realizzazione di un sogno, è la possibilità di unire due mie grandi passioni: psicologia e  sport. Come psicologa e come atleta posso mettere a disposizione dei miei clienti/utenti tutto il mio bagaglio di competenze e conoscenze affinchè possano essergli utili. E’ come se io avessi una valigia di attrezzi e strumenti che porto sempre con me e che posso condividere con la persona che in quel momento mi sta chiedendo aiuto/supporto/allenamento. Posso aiutare le persone a migliorare ed evolversi sempre più; una favola di professione!!!

Lo sport può essere anche ” malessere “, nel caso del bambino sentirsi non adeguato a compagni, allenatore, troppo pressato dai genitori, soffermiamoci propio sulla presenza dei genitori nell’attività del figlio, cosa ne pensi ?

  • La presenza dei genitori nell’attività sportiva dei figli può essere un grande stimolo, ma anche un grande stressor. Può essere uno stimolo perché il giovane atleta sente di avere l’appoggio della famiglia, sente il calore e il tifo che viene fatto per lui/lei. Può essere uno sprone a dare il meglio di se.Altre volte assisto a scene in cui il genitore preme sul figlio, prende decisioni al suo posto, carica l’atleta di aspettative che non sono sue, lo deresponsabilizza o al contrario lo responsabilizza troppo e può diventare una presenza veramente “ingombrante”, anche se da parte del genitore ci sono le migliori intenzioni!! Lo sport a questo punto non viene più vissuto per quello che è, ma diventa un impegno oneroso e gravoso, carico di ansia e non più stimolante per chi lo pratica. Secondo me tutto sta al buon senso delle persone e all’investimento emotivo che ogni protagonista di questa dinamica mette in gioco.

Lo sport per bambini è anche eventi, feste, giochi, da vivere insieme, come impegnare le persone in questi eventi, che fanno cultura ?

  • Il movimento sicuramente è presente anche fuori dalle palestre e dalle strutture dedicate, quindi, certamente feste, eventi, giochi. Anche nella scuola si praticano movimento e sport, fin dai primi passi, basta pensare a tutti quei progetti di attività motoria nella scuola materna. Secondo me ovunque sia praticato lo sport fa bene, quello che bisogna tenere presente è che sia svolto da personale qualificato. Le persone che si occupano a vario titolo di queste attività dovrebbero sempre e ripeto sempre tenere in considerazione chi sono i fruitori dei loro servizi e metterli al centro di ogni intervento, badando bene agli aspetti emotivi ed affettivi che attraverso il movimento, il gioco e le varie attività vengono messi in atto. Per fare questo sarebbe opportuno avere una base di preparazione di natura psicologica, non parlo di laurea o master specialistici, ma ritengo che un minimo di preparazione in tal senso sia necessaria per queste figure, considerato che avranno a che fare con il bene più prezioso del mondo: i bambini

Quale è secondo te l’obiettivo più significativo nella collaborazione con un Istruttore per uno psicologo dello sport ?

  • Un aspetto che uno psicologo dello sport e un istruttore dovrebbero sempre tenere a mente, nella loro collaborazione, è la centralità dell’atleta. Non è una guerra di potere tra loro 2, ma una collaborazione che ha la finalità di aiutare l’atleta a dare il meglio di se e soprattutto a tirare fuori tutte le risorse che ha a disposizione. Siamo degli “strumenti” che permettono al soggetto di poter arrivare dove vuole. Ricordo sempre che sono fondamentali la volontà e la partecipazione dell’atleta, ma anche l’intelligenza emotiva delle altre figure che partecipano alla sua preparazione, altrimenti non si va da nessuna parte!!!

Presentaci una situazione del tuo lavoro che ti ha molto soddisfatto ?

  • Una situazione professionale che mi ha dato grande soddisfazione è il caso di una giovane atleta di arti marziali che si è rivolta a me per avere aiuto. Il soggetto in questione riusciva molto bene negli allenamenti e nelle gare minori, ma di fronte alla competizione grande, di portata nazionale andava in blocco pur essendo molto preparata fisicamente, tecnicamente e tatticamente. Sembrava proprio un caso di ansia da prestazione sportiva. Abbiamo lavorato a livello individuale con visualizzazioni guidate, tecniche di rilassamento, sblocco delle energie e anche utilizzando riprese video dei suoi incontri. Alla fine di questo percorso è riuscita a superare il blocco e quindi, ha gareggiato in maniera eccellente nelle competizioni maggiori ed è riuscita anche a vincere e salire sul podio.

Una gran bella soddisfazione per entrambe!!!

Quale è il tuo rapporto con i social e con internet in generale ?

  • Il mio rapporto con i social ed internet è buono, ho un mio blog: veronicabudai.it , sono su facebook e twitter. Penso che siano degli ottimi mezzi per farsi conoscere e per pubblicizzare quello che faccio, spesso le persone consultano prima il blog e i vari social e poi mi contattano, è un modo per capire meglio chi sono e di cosa mi occupo.

Atletica : Trofeo delle 2 Torri.

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Le due torri
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Trofeo delle 2 Torri

Un luogo bellissimo come Torre Guaceto, un altro importante posto per l’arrivo, Torre Santa Sabina, è in dodici km si corre, per collegare le due torri, una interessante gara, che ha appunto il nome Trofeo delle Due Torri.

Gli organizzatori presentano la manifestazione tramite questo video :

Come si legge nelle note ufficiali della manifestazione : La Società Sportiva Dilettantistica “Atletica Carovigno” organizza la 12ª ediz. “Trofeo delle 2 Torri”. La gara si disputerà il 30 luglio 2017 alle ore 18:00

Arrivati il pomeriggio presto per il ritiro pettorali, gli atleti sono trasportati in pullman presso Torre Guaceto, da dove partiranno. Partono sul traguardo di arrivo di Torre Santa Sabina le gara giovanili, che vedono la partecipazione di tanti entusiasti piccoli atleti, accompagnati dai genitori.

Alle ore Ore 18:00 Partenza Trofeo delle 2 Torri da Torre Guaceto.

Vince il gambiano di Lecce, Nfamara Njie, in 39:30, che sottolinea nella parte finale della sua corsa quanto abbia influenzato la gara il gran caldo. Secondo posto per Antonio Redi (Dynamyk Fitness Palo del Colle) in 42:05. Tra le donne vince la barese Teresa Montrone (Alteratletica Locorotondo), in 44:37.

Intervista a Stefano Calzolari sugli US OPEN edizione 2016.

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La nostra “ chiacchierata “ non può non iniziare dall’attuale situazione del Tennis, dopo gli US Open, abbiamo una nuova numero 1 nel ranking femminile, la vincitrice degli US Open, la tedesca Kerber, 28 anni, 2 titoli del Grande Slam vinti, che nei quarti di finale del torneo ha battuto la Vinci, finalista della scorsa edizione, battuta dalla Pennetta.

Guarda la Kerber è diventata una giocatrice completa, davvero molto brava, ti ricordo che ha avuto un buon inizio anno, vincendo gli Australian Open, ha fatto la finale a Wimbledon ed ha vinto un argento olimpico, non è un caso che abbia vinto gli US Open, è una ragazza diventa molto brava, soprattutto nella fase difensiva, corre come una dannata, con lei devi fare il punto tre volte, veramente molto brava.

Quello che dici sulla Kerber è vero, concordo, soprattutto lo si è visto nella finale con la Plíšková, dove ha giocato veramente bene.

Io ho un ammirazione anche per Karolína Plíšková, la finale si è giocata su pochi punti alla fine, per cui secondo me la partita è stata decisa dalla maggiore esperienza della Kerber, se la Plíšková continua così, migliora la condizione fisica, può diventare anche lei la numero 1 del mondo, ha un servizio che non ha nessuno.

In questi US Open, rimaniamo al femminile prima di passare al maschile, abbiamo visto anche una “ resuscitata “Caroline Wozniacki, finalista US Open nel 2009 e 20014, che è arrivata in semifinale.

E’ stata brava, ha fatto un bel torneo, nessuno se lo aspettava, non dimentichiamoci che nonostante non abbia vinto i tornei dello Slam, è stata numero 1 del mondo, è una che ha vinto dei tornei, ha un tennis molto valido, è stata una sorpresa positiva per questo US Open.

Come possiamo definire il torneo di Roberta Vinci, tu che opinione hai, oltre all’infortunio……

Bravissima, abbiamo saputo che aveva dei problemi fisici, ha dato il massimo, per quello che poteva dare, anzi ad un certo punto abbiamo pensato che potesse arrivare in fondo come l’anno scorso, nonostante i problemi fisici, ha fatto il massimo per quello che poteva fare.

Parliamo  del tabellone maschile, partendo dalla finale, il vincitore Stan Wawrinka, si aggiudica il suo terzo torneo del Grande Slam, non possiamo definirlo come giocatore un “ outsider “, è un ottimo giocatore, cosa ne pensi di lui ?

Wawrinka quando gioca il suo miglior tennis non lo batte nessuno, ha un dritto e un rovescio, come tira forte lui non tira nessuno,  rispetto al gioco di Murray, Federer, Nadal,  ha meno continuità, però l’abbiamo visto anche al Rolland Garros, quando ha battuto  Đoković in finale, se gioca così per gli altri c’è poco da fare.

 

 

Dobbiamo riferire di Đoković, visto che lo hai citato, forse un po’ sottotono, soprattutto sino alla finale, poi il primo set della finale ottimo livello, soprattutto ad inizio partita, ha messo sotto l’avversario, però un  Đoković non in forma…..

Secondo me da Wimbledon in poi c’è stato un calo fisiologico, non può continuare a vincere tutti gli Slam, è chiaro in questo US Open ha beneficiato anche di tre ritiri, poteva vincere il torneo, in finale ha giocato meglio, che negli altri incontri, però questo livello di  Đoković, contro il miglior Wawrinka fa fatica.

Dobbiamo fare i complimenti a Lorenzi, che nel suo US Open, ha giocato delle bellissime partite…….

Lorenzi è una dimostrazione che con umiltà, sacrificio, costanza, si hanno dei buoni risultati, è un giocatore che io ho visto in un Challenger in Emilia, anni fa, ha giocato benissimo gli US Open, anche se io non avrei mai pensato potesse arrivare ad uno scontro con Murray, in un torneo dello Slam, vincendo anche un set. Veramente un ragazzo da prendere da esempio.

Chiuso lo US Open questa stagione va verso la conclusione, adesso abbiamo i tornei asiatici, tu che cosa ti aspetti per questo fine anno, soprattutto per la prossima stagione, quale giocatore possiamo iniziare a tenere d’occhio, dei nuovi, dei giovani, forse quest’anno ha deluso Belinda Bencic, 19 anni, un quarto di finale a New York…..

Ci si aspettava molto dalla svizzera, ha un talento “ pazzesco “, sai in campo femminile c’è l’opportunità di vincere un torneo, non c’è quella che domina in singolare come succedeva con Serena al top, è chiaro che se torna a giocare la Williams il suo miglior tennis, si perderanno queste opportunità, però comincia a sentire l’età, ci sono la Plíšková,  la Muguruza, che sono due giocatrici potenti, che possono essere  veramente delle campionesse, in un prossimo futuro

Noi ringraziamo Stefano Calzolari per essere stato con noi………….

Io ringrazio te Giuseppe ed è sempre un piacere rispondere alle tue domande

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Fonte della foto : Pixabay

Googliamo

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Fonte della foto : Pixabay

Un interessante parola da ricercare su google :  Sammarinese Marco Ragini – L’allenatore ” gira mondo ”

Ecco cosa risponde ad un nostro contatto con un suo commento

In questi anni in modo diretto ho lavorato in altri Paesi (Lituania,  Olanda,  Svizzera, Slovacchia, Italia ) e posso assicurare che le differenze ci sono rispetto il calcio Italiano.
Meno tatticismo e molto più intensità. Ancora si predilige l’aspetto fisico e si esaltano molto i duelli (cosa che in Italia è passato un po’ nel dimenticatoio ). Meno esasperazione prima su una partita. Poi logicamente, anche all’estero, molto dipendente dalla squadra che si allena.  Tutto dipende dall’importanza della squadra e dalle aspettative.
All’ estero si da molta importanza ai vivai, già da bambini si da un impronta di gioco e di disciplina, per anticipare i tempi di inserimento nelle prime squadre.
A differenza del nostro calcio, le prime squadre attingono in anticipo sul settore giovanile, rispetto in Italia.

Marco Ragini

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Coaching con Nico Delfine.

Sport

“Change is promoted by questioning the usual software of our mind activated in the life experience”

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Il percorso del 2018 con Nico Delfine di Giuseppe Di Summa lo puoi ascoltare nell’audio qui sotto.

Per cortesia devo dirti che non è sempre lì, a Bari, come vedi nella foto, ma che ci siamo trasferiti, per il coaching a Oria, nel 2017, a Latiano e Francavlla Fontana, nel 2018.

“The Heart of Kenyan Running”

Sport
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Il Sentiero Alternativo Blog
SCHEDA

L’obiettivo e Mission del progetto “The Heart of Kenyan Running

un viaggio unico di corsa, benessere, cultura e tradizioni nel cuore degli altipiani del Kenya

a unique journey through running, wellness and culture in the heartlands of Kenya

L’obiettivo e Mission di “The Heart of Kenyan Running” è quello di organizzare Running Camp per Runners di tutti i livelli, amatori e professionisti, Italiani in Kenya, in collaborazione con l’High Altitude Training Centre di Iten, la famosa “Home of Champions” dei più forti corridori al mondo Kenyani.

The Heart of Kenyan Running offre un supporto organizzativo e tecnico ai gruppi di runner che partiranno dall’Italia, per consentire a tutti i partecipanti di vivere un’esperienza unica nel suo genere in un luogo magico per la corsa, il Kenya, dove sono nati i migliori maratoneti al mondo. Il viaggio sarà anche un’occasione di scoperta di popoli lontani e di condivisione di tanti aspetti culturali legati non solo all’allenamento ma anche alla vita quotidiana di tutti i giorni.

Tutti i partecipanti, compresi gli accompagnatori o familiari dei runners, avranno la possibilità di soggiornare e allenarsi in quota, sui meravigliosi altipiani della Great Rift Valley, una delle regioni più affascinanti del Kenya, e di correre o passeggiare sui percorsi battuti quotidianamente dai leggendari campioni Keniani, i più forti corridori per eccellenza, in particolare nelle discipline della corsa su strada.

Un’esperienza che consigliamo a tutti gli appassionati del running di cogliere almeno una volta nella vita: THE HEART OF KENYAN RUNNING è un viaggio unico, all’insegna della corsa, DEL benessere, dell’agonismo e/o della semplice pratica sportiva, della scoperta di nuove culture e tradizioni, che vi arricchirà immensamente dal punto di vista umano e culturale.

Intervista a Flavia Chiarelli

Sport

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Sport marketing manager in che cosa consiste, a chi si rivolge, come è iniziata questa tua attività professionale ?

Lo Sport marketing manager è una figura piuttosto trasversale, che può operare in azienda, al servizio di uno specifico brand del mondo sport, oppure in agenzia, mettendosi al servizio di diversi clienti e progetti:

Terza opzione,come nel mio caso, in completa autonomia in modalità freelance.


In una personale visione dello sport marketing management, la mia missione è offrire soluzioni integrate di comunicazione e promozione, rivolte a tutti coloro che vogliono fare dello sport un’attività professionale.

I miei target principali si suddividono perciò tra:

– atleti e sportivi professionisti: ai quali offro servizi di consulenza nella gestione della propria immagine rispetto a sponsor e progetti fino al più completo servizio di gestione dei diritti di immagine e quindi di Manager sportivo.

– guide alpine, società sportive, gruppi alpinisti che hanno bisogno di imparare a comunicare e promuovere nel modo corretto i propri servizi sul Web, e non solo.

– aziende e operatori del turismo, specialmente montano, poiché attualmente è il campo in cui mi sento più forte e competente.

La mia avventura ha avuto inizio nella primavera del 2016 quando, da poco trasferita in alta montagna, in un paesino della Val di Susa, avevo terminato la mia prima esperienza di lavoro stagionale come segretaria in una scuola Sci. In quel momento, dopo quasi un anno fuori dal mondo aziendale, ho capito che volevo tentare di creare un mio modello di business unendo le competenze acquisite da anni di studio e lavoro con la mia grande passione per gli sport Outdoor.

Ed è così che tutto ha avuto inizio..

Recentemente hai presentato il tuo nuovo spazio web, come ti trovi su Internet, come pensi di interagire con i tuoi utenti ?
Utilizzo e amo Internet praticamente da sempre, o comunque da quando ha iniziato a diventare parte delle nostre vite quotidiane.

A partire dall’utilizzo in forma privata, ho sempre voluto testare i diversi strumenti e canali di espressione ( messenger, chat, social network, mailing e cosi via), coltivando per anni l’idea di uno spazio contenitore nel quale racchiudere il mio mondo. Un tempo era MySpace, oggi sono i Blog, personali e aziendali.

Sono curiosa di natura, amo molto scrivere e l’interazione è il mio pane quotidiano, perciò posso affermare di essere piuttosto a mio agio nella rete.

L’interazione con il proprio pubblico credo sia qualcosa di delicato e sottile, che va coltivato nel tempo, puntando maggiormente alla qualità che alla quantità dei contenuti proposti.

I canali sui quali preferisco colloquiare sono sicuramente Facebook e Instagram, i social network che conosco ed utilizzo maggiormente, dando via via da oggi sempre maggiore spazio all’approfondimento che solo uno spazio come il Blog può offrire.

Sto pensando in futuro di approfondire i tools dedicati ai contenuti audio, come i podcast e video, come Youtube, poiché creano un’interazione ancora più forte con il pubblico di riferimento e con e proprie nicchie.
Si legge nelle tue note biografiche che ami lo sport di fatica, ti appassiona la montagna, oltre che provieni anche dal mare, secondo te come è il legame tra sport e turismo, come valorizzarlo ?
Questa è una bellissima domanda!

Credo fortemente nel connubio tra il territorio e lo sport.

Le aziende turistiche più illuminate, hanno compreso da molto tempo l’efficacia incredibile che il linguaggio sportivo può avere nella promozione e comunicazione dei propri territori.

Io per prima, ad esempio, spingo l’utilizzo degli sport Outdoor – quelli cosiddetti di fatica o comunque meno convenzionali e seguiti dai grandi circuiti mediatici- in un’ottica di promozione  del territorio montano, e non solo.


Alcuni punti di valorizzazione su cui mi piace lavorare potrebbero essere:

-la creazione di contenuti multimediali a cura di professionisti dell’immagine, che sottolineino questi aspetti, parlando al pubblico attraverso le attività che si possono volgere su un certo territorio, al di là del consueto connubio cibo&vino molto amato in Italia.

– investimento in  grandi eventi che siano però anche di interazione con i turisti presenti ( pensiamo alle famose gare di sci alpinismo o di corsa in montagna che si svolgono nelle nostre regioni Alpine  e che si trasformano in una vera e propria festa per il territorio);

– la creazione di contenuti multimediali ad hoc per le nuove piattaforme social, attraverso la costruzione di Blog tour con blogger e stampa specializzata, che vivano in prima persona e raccontino il territorio attraverso i loro occhi, creando identificazione nel pubblico.

– ed infine, il mio pane quotidiano, il coinvolgimento di atleti nella comunicazione del territorio, attraverso iniziative trasversali e non sempre e solo competitive: l’atleta si racconta attraverso il territorio.

La cultura sportiva è spesso giustamente legata al benessere, Per te, sia negli eventi, che nella comunicazione, come si può valorizzare il proprio impegno nello sport ?

Sport e benessere vanno a braccetto, l’antico detto “mens sana in corpore sana” è difficile da smentire. Io personalmente, quando mi occupo di un progetto per un mio cliente, faccio in modo di coinvolgere solo interlocutori e brand sponsor che siano in linea con un concetto di valorizzazione della chiave sportiva.

Che si tratti di promuovere un atleta, una manifestazione o un territorio, è importante tenere sempre al centro lo SPORT e i valori sani che lo caratterizzano.

Questi,a loro volta, si andranno a riversare sul soggetto che stiamo promuovendo


* spero di aver centrato la domanda !

Progetti per il futuro ?
La mia attività è partita da poco e, al momento, le dedico metà della mia giornata lavorativa, poiché coltivo ancora un part time nel turismo qui in Valle.

Conto tuttavia di farla crescere progressivamente e con costanza, su diversi fronti.

Da un lato sto lavorando per far conoscere maggiormente la mia professione, puntando sul Personal Branding, e sulla comunicazione attraverso i miei canali.

In parallelo, mi confronto quotidianamente con professionisti dell’outdoor, e non solo, per portare avanti una rete di collaborazioni volta ad offrire servizi sempre più completi ai miei clienti, attuali e futuri. Nell’anno in corso prevedo di partecipare nuovamente alle consuete fiere di settore e a eventi outdoor di rilevanza.

Nella mia vision futura, non escludo di avere dei collaboratori più fissi con cui confrontarmi, su modello “agenzia” e di poter un domani reinvestire parte dei miei guadagni su progetti pro-bono rivolti a quei ragazzi dalle grandi potenzialità ma con poche risorse, in modo che anche loro possano permettersi di vivere della propria passione sportiva.

Vivere secondo i propri talenti e il proprio cuore, come sto cercando di fare io ogni giorno, è quello che mi sento di augurare ad ognuno di noi.