Istruttore ed osservazione.

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All’Istruttore, anche nella moderna struttura, che si serve di programmi online, di E- Book, come la nostra, vale la pena ricordare che il tecnico, è un esercizio, un valore, che è sempre quello, che troviamo nel libro, che come tecnico ha creato, il valore sta sempre là, anche in mezzo al non si capisce molto dell’allievo, al noi non la vogliamo, alla noia, alla tensione, il valore dell’esercizio rimane quello.

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Ecco una buona lista di osservazioni :

1- Si parte dal rapporto delle capacità motorie individuali con lo stress

2- ideazione, progettazione, applicazione dell’esercizio.

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Il tecnico, che sa l’esercizio, che lo ha progettato, lo sa anche quando rimane seduto, si rilassa,. è in grado di recuperare, l’allievo antagonista con il suo ” stattene a casa “, appena pronto, ritrova le sue posizioni nello spazio.

Ricorda anche di osservare :

3- L’istruttore sa che deve avere sempre una relazione con se, con gli altri, il mondo

4- L’istruttore sa che assieme a lui conta anche l’idea del giocatore.

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La questione, la richiesta, del progetto, riguarda il ruolo dell’Istruttore di attività giovanile.

A tutti spetta un lavoro di riordino, anche se si sa dove si trova l’esercizio, esso spesso è propedeutico, per proporre la propria idea di esercizio, a volte, sino a quando non finisce questo riordino, nemmeno si arriva al vero e proprio esercizio. Questo è un ottimo metodo per procedere.

Nasce la domanda spontanea : la contestazione giovanile come ha fatto a dire stattene a casa ?

Certamente, valutando l’esercizio, come qualcosa che non fa il giocatore, facendo squillare il telefono del coach, con la voce del Presidente, che gli ricorda che le cifre le devono mettere i giocatori. Il coach, sorride, rimane fiducioso, come tecnico,sa che il suo esercizio,si trova alla pagina del suo libro.

Parte la sfida tra il rapporto dello gettare le basi, con le informazioni tecniche, chi è la storia, ha fatto le basi, della società, spesso non accetta il nuovo, le due cose, invece, dovrebbero convivere, il migliore modo di fare formazione, motoria, di esercizi, è fare sentire, con leadership, che è presente la fiducia negli altri, che anche gli atleti, i giocatori, debbono abbandonare, soprattutto sui social, la contestazione giovanile. Appaiono, gli ultimi due punti, che se la società non crede in te, rimangono quattro, anche se per la pausa, il quattro sembrerà il cinque due volte.

5- conoscere la formula per ottenere elevati valori fisiologici e chiedere ai propri atleti crescita e maturazione

6- il basket, nel nostro caso, è sport intellettivo, di cooperazione sociale.

Finita questa osservazione il coach l’anno dopo, conquistata la fiducia, potrà presentare il suo fare esercizio, solo con il numero 1.

1- siamo al secondo stadio, dopo qualche mese l’anno passato insieme, possiamo ora condividere le risposte.

Dopo un’anno, di forte contestazione giovanile, hai scoperto finalmente che è presente il libro, ora è presente il corso, il lavoro quotidiano e la sua didattica, un importante obiettivo, per ogni coach, in ogni società.

Il coach può decidere di fare senza libro, con il testo ha fatto gli Stati Uniti, senza testo fa il Canada, poi si metterà lui la tuta per fare il Regno Unito, la lista quindi cambia.

Al punto uno di sopra si aggiunte il punto 2.

2- la chiusura, la continuità, di un corso, sono spiegabili, facilmente, a volte, sono con lo stato fisico.

Si il corpo appare, seppure è sempre presente il bisogno dell’alimentazione, quindi si guarda alla correttezza dei pasti, oltre che dello stato fisico.. La cifra sul campo di basket, è un esercizio di capacità motoria, che ora può essere abilità specifica. Questo cammino ora entra in un percorso di allenamento, seppure esce sempre l’alimentazione, come valore, che fornisce lo spunto per dire che la sola didattica è sterile, bisogna guardare anche alla persona, a come lo hai conquistato.

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Quando fai esercizio, accade, che nonostante il coach, l’alimentazione continui a seguirti, come problema. Un grande slogan pubblicitario recitava più o meno che dove si trova la Coca Cola si trova lo sport, quindi l’alimentazione vuole trovarsi nello sport, con successo, non basta che il coach sappia l’esercizio, deve sapere pure il buon rapporto con l’alimentazione. Spesso, l’immagine, non interessa, nessuno vuole guardarla si sa che lontano da essa stiamo meglio, quindi se fai sport, sai che vi è la cifra di quella immagine, da non vedere, per concludere, la fatica del nostro coach, la togli in automatico, come vorresti fare con i cibi che non ti piacciono, con i compagni che non ti piacciono, con il coach, che non ti piace, ovviamente non è sempre automatico potere togliere. Tutti vogliamo sapere la strada che dobbiamo percorrere, la migliore per noi, qui non siamo, al problema dell’esercizio sul libro, siamo finiti nell’inglese, in molti hanno scommesso che il coach non sappia ” plan in mind “.

Giuseppe Di Summa come corso, è l’unico che esiste, che esisterà, riconosciuto come valido, è nello sport l’E- Book ” La filastrocca del Minibasket “, un compito motorio, relazionale, terapeutico, che per usare un termine molto in voga nel 2021, non è autorizzato, riconosciuto, abilitato, usato, in nessun contesto istituzionale, terapeutico. Questo rimane comunque l’unico corso esistente, ricordate che il comportamento umano, in una struttura, non crea delle risposte statistiche standard, come leggi, in questo post, il rapporto con l’uomo è vivo. Spesso una situazione di apprendimento, vede la risposta più evidente, come leggi in questo post, su quanto le persone, i giocatori, gli atleti, i bambini, ci diano per essa possibilità di decidere su di loro. Il caso, potrebbe anche rientrare nella editoria di qualità, che molti non ritengono appartenere ad una scrittura di E- Book, come quella di chi scrive, qui la risposta è diversa, spesso gli schemi presenti, tra gli editori, quelli riconosciuti, hanno valenza, questo va accettato, assodato questo il punteggio della risposta, ad un corso, di Giuseppe Di Summa, non è valutabile, ad esempio, con una scala, un test, il modo con cui arrivarci la metodologia, anche se non riconosciuta ancora come scientifica, di una società, la trovi solo in questo testo.

L’E- Book, è stato sino al mese di Marzo 2021, sul Blog CAMBIO GIORNO, ora ritorna nello spazio http://www.filastroccamb.it., dal mese di Maggio 2022, riprenderà la sua pubblicazione, per un anno il testo è in pausa. Giuseppe Di Summa non è Professore, questo a 48 anni è sicuro, in Italia non potrai mai riconoscerlo con questo titolo, che non mi compete, non è nel suo testo un libro e una famiglia, non ti aspettare questa lettura. Questo è il livello di scolarità, di chi scrive, che ovviamente capisce i problemi di studio, che per tutti possono essere un fallimento in matematica, in inglese, qui, siamo anche ad un testo per un bambino, che per Piaget, per divenire intelligente deve stare anche ad uno stadio sensomotorio. Non solo, il testo, entra nella lezione e il trattamento, quindi accetta quello che per motivi clinici, nello studio, si deve somministrare in modo semplice e rapido. Avevo scritto, come vedi, nelle mie parole, la musica, che spesso arriva in noi, spesso tutti vogliamo avere influenza sociale, tutti capiamo che la perdiamo, quasi sempre per motivi di tipo religioso, quindi attenzione al termine flilastrocca, nell’acquisire il linguaggio della musica, che spesso vuole avere influenza sociale, tutti possono richiedere, anche per motivi di tipo religioso, una consultazione clinica, quindi anche questa consultazione per il linguaggio è possibile ed accettata.

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Entriamo nello specifico, passando dalle ” small details “, di una lista, che deve combinare un numero magico di coach, nel nostro caso il due, ad un piano di allenamento, che leggi nel PDF.

Questo è il lavoro tecnico, in palestra, di Giuseppe Di Summa, dal 1997 al 2004, prima versione della Filastrocca del Minibasket. Con esso raggiungerai i 6 punti della nostra lista, di questo post, Vi è il rapporto tra gli esercizi che risolvono un problema tecnico, tipo i fondamentali, con le terapie che curano chi fa sport, ricordate che le terapie sono importantissime per risolvere i problemi nello sport. Abbiamo, i problemi globali, che poi diventano anche singoli. Tutti i dispositivi, anche social, che non sono la Filastrocca del Minibasket, sono dalla mia scrittura disattivati, quindi questo progetto serve anche per leggere, condividere, avere un collegamento, non gli troverai nemmeno attivi in Ospedale, sono pochissimi i dispositivi che ci accolgono, per scelta, non per il fatto che ci stiamo distruggendo da soli, solo abbiamo ristretto, anche come paziente, quello che è in ” esame “.

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Consigli per parlare bene la Filastrocca ?

Usala in un posto tranquillo, che non sia una caserma, un’aula universitaria, una scuola, in quel contesto chi scrive non ha senso, non essendo in nessun rapporto di lavoro, con nessun docente della Unione Europea, quindi non dire ” esami e concorsi “, con il mio programma ed E- Book,di allenamento, non ve ne sono in cantiere, si tratta solo di allenarsi. Attenzione, è il consiglio, ai ragionamenti, non appassionatevi troppo, non scaldatevi troppo, con parole su questi argomenti, stabiliti i rapporti sociali, politici, religiosi, di studio giusti, farete questo passo avanti. Siamo, nel campo, come leggi sono nei dispositivi, del valore di una tecnologia, nella comunicazione, anche di tipo sociale. Dire il vero, non il falso, oppure l’incerto, fa risparmiare tempo, spesso accade che non si rientri in delle aspettative giuste, a chi si inoltra il messaggio, bisogna sapere raccontare bene le storie, partire dal loro inizio, quindi tutti abbiamo la volontà, per comunicare bene, di fare un’analisi scientifica della realtà sociale, quindi aiuta sempre tutti, subito, a fare avere successo alla comunicazione, spesso le esperienze, anche nella aule, nascono in modo casuale, hanno successo, farle nascere per buoni ragioni è opportuno.

Come leggi tutti hanno diritto di stare fuori dalle storie, con chi scrive entrerai nella mia storia, a basso ascolto, per la quale serve l’inglese, potrai fare la tua lezione, forse avrai uno spazio, senza un suono musicale, una immagine di successo, se cerchi persone maggiormente famose. Tutti guardiamo, dalla nostra casa, le persone farsi strada, arrivare a capo progetto, sapere la lista, indicata, sopra, subito, in modo chiaro e coinciso in un solo punto, altri sorridono, nelle case, di fenomeni spettrali, della ricerca del fantasma, di chi non è possibile possa arrivare a quel punto. Chi possiamo incontrare qua, in palestra, con questo Signore Giuseppe Di Summa ? Come leggi non molti, bisogna accontentarsi, di questo tipo di storia, anche io, come tutti, con un Buongiorno, Buonasera, con la parola certificazione, posso raccontarti una storia interessante, magari quella del sofficino, per rifarsi all’alimentazione, che sempre torna, che è seguito dal numero 8, di anni come consumatore, per dire, che man mano che si segue, si fa un cammino si dimostra responsabilità e maturità, Fatti, parola, appunti, con maturità divengono E- Book, quindi dopo chiunque siate, con la storia di Giuseppe Di Summa, potete iniziare ad usare la parola della filastrocca, anche sapendo dove non la dovete usare. Nel concludere, siamo ad Aprile 2021, sapremo a Maggio, intorno al 20, se la cifra di entrata nel campo si conferma una ricaduta, nel movimento del basket, dato che se è il coach, il tecnico federale, ad averlo insegnato con un ” quello è un giocatore di seria A, se lo lasci libero segna “, la storia è diversa, rispetto a quella di un semplice Responsabile di Centro Minibasket, come Giuseppe Di Summa, spesso la sua energia, lo dimostra la posizione, non è errore, non è agitazione, non ha molti incidenti in campo, riesce a fare canestro, questo ti porta all’ultima valutazione sull’esercizio che sul testo rimane sempre quello, che ognuno ha la sua tecnica e variazione dell’esercizio, in base alla sua competenza. Un’ultimo consiglio, la via migliore è sempre via del buon consiglio, è chiaro che se hai pochi risultati come allenatore, coach, devi personalizzare sempre di meno, in questo caso vi consiglio un grande maestro del basket italiano, che è Tonino Zorzi, oltre che un grande allenatore, considerato forse il migliore giocatore di sempre italiano, che mette in evidenza, quello che un allenatore deve fare verso un ragazzo italiano per farlo giocare, quindi deve sapergli dare le giuste motivazioni. Ricordate che in ogni società vi è un allenatore simbolo, quindi non potete smontare il suo lavoro, dovete agire nel segno della continuità, quindi capire che spesso sono i giornali, che lasciano con la loro frequenza di pubblicazione, a questi grandi allenatori, il loro meritato spazio.

Come vedi, lo spazio della tecnica è riempito, bisogna chiedersi quanto rimane questa una tecnica sonora ? Rispondo, con il mio nome Giuseppe Di Summa, in modo clinico, con questo ultimo testo, a scrivere di sport riprenderò nel mese di Maggio 2022, se mi sarà consentito dalla salute, spiegando come vivere all’interno con il ruolo, quindi è una tecnica che ho imparato nella FIp, oppure nel CSI, ve la propongo, in merito al basket, seppure spesso quello che rovescia i ruoli, ti confina in posizioni anche di rincalzo è la ricerca organizzativa, che fa da sfondo al mio E- Book.

La parola, prima della pandemia, come leggi nell’E- Book, era affrontata benissimo, ad esempio su testi come quello di Luniado e Pietra, che con il loro I problemi del mondo, come parlarne ai bambini, hanno aperto, sulla parola, sul suo significato concreto, non solo di suono, sulla sua regolazione sonora, sulla sua narrazione emozionale, sulla sua conseguenza cognitiva, una strada, sempre di buon consiglio, qui si capiscono i messaggi che provocano ansia, il vedere tutto bianco o tutto nero, affidarsi esclusivamente alla opinione altrui, al loro dicono, affidarsi alla superstizione, bisogna riflettere bene nell’incontro con un messaggio e una storia, spesso molti, per difendersi da un interrogatorio, dove ti chiederanno solo un innocuo, facile ” sei Professore ? ” si chiudono in mutismo, si inventano storie fantastiche, tutti sappiamo, poi con calma, nell’età adulta, che il compito, non è essere Professore, bensì spiegare il proprio ruolo di aiuto verso una persona che soffre, che è malata, come imparare a non essere opportunista, oppure avere un ruolo spostato tropo su se stessi, fare attenzione, nello scrivere al testo, che deve essere centrato nei contenuti, con prospettiva giornalistica, deve creare a fare chiarezza.

Risolto, questo problema narrativo, si entra in un altro buon consiglio, il testo di Barrie Houlihan, che è Morire per vincere, sport e doping, che spiega benissimo quando fermarsi, non eccedere, non andare avanti, non solo, come il messaggio, non sia solo quello che crea ansia, sia anche quello del coinvolgimento in informazioni di carattere medico e scientifico, che sempre nello sport avviene, bisogna valutare per fermarsi ogni sforzo al momento giusto, quindi il messaggio ha da contrapporsi in conclusione a barriere come l’ignoranza, l’analfabetismo, che molti medici vedono dietro a metodi, che non sanno valutare il rapporto tra esercizio ed esercizio intenso.

Molti vogliono lasciare la loro esclamazione, quindi siccome Giuseppe vive qui, nella via del buon consiglio, noi dichiariamo di quello, diciamo, sta qua, passa di la, noi diciamo, lo facciamo sentire, esclamiamo, si dice, si mormora, tutta soffrono il luogo dove vive la tribuna del relatore, il progetto del manager, tutti voglio dirsi dentro la dimensione lavorativa, fuori da quella ludica, oppure fare l’inverso, quindi si dice, quello passa, sta qua, poi Giuseppe dovrà essere identificato come membro, allora si richiederà una forte identificazione, quindi Giuseppe, che citiamo per il fatto che esiste, appena identificato, in modo concreto, dovrà definire quello che abbiamo detto, dovremmo ridefinirlo, se non era bene definito. Il modo di sistemare le parole, non è facile, chi si propone di offrire tecniche, anche sportive, per questione di gestione di cultura, non ha vita facile.

La filastrocca secondo me.

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Un commento alla lettura del nostro E- BOOK ” La filastrocca del Minibasket “. Ve ne consigliamo la lettura per Natale.

A spizzichi e a bocconi ho finalmente letto l’E-book che mi hai inviato. Complimenti, un ottimo lavoro.
Potrei dire un mondo a me sconosciuto ma, per tanti versi, con regole, strategie e riflessioni valevoli un po’ in tutti gli ambiti. La motivazione, il porre il bambino al centro, il gioco individuale e quello di squadra, il riflettere/osservare sulle proprie sconfitte e su quelle degli altri. Penso che tutto ciò sia assimilabile alla preparazione di un bambino alla vita, il condurlo per mano, guidarlo pur incentivandolo a sentirsi libero di mettersi in gioco, di sperimentarsi, di capire l’importanza dell’esercizio (assimilabile ai sacrifici ed impegno che dovrà metterci nella vita) pur mantenendo vivi entusiasmo ed interesse.
Dott.ssa Luce De Marco
Psicologa

SPECIALE NATALE 2020 – CAMBIO GIORNO

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Lelio Bizzarri : Sport e disabilità

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Normalmente il corpo delle persone con disabilità è vissuto in maniera problematica, è fonte di sensazioni ed emozioni negative. Nell’Altro, la vista di un corpo menomato, diverso o privo di coordinazione può indurre reazioni emotive che vanno dal disagio momentaneo, al vero e proprio disprezzo/rifiuto.

Praticare sport da parte di chi ha una disabilità o assistere a delle competizioni sportive i cui atleti hanno queste particolari caratteristiche, rompe il binomio corpo menomato-emozioni negative e sovverte la rappresentazione psicosociale della disabilità da tabù da rimuovere e occultare, a simbolo di tenacia, forza di volontà e resilienza.

Praticare sport consente, innanzitutto, di ristabilire la connessione tra mente e corpo. Normalmente chi ha una disabilità ha la tendenza ad utilizzare il meno possibile il proprio corpo, ad ignorarne i segnali finché è possibile. Il corpo delle persone con disabilità è negletto, in primis dalle stesse persone con disabilità, è abbandonato a sé stesso, salvo interventi medicali e fisioterapici che hanno l’obiettivo di preservare lo stato di salute, spesso nell’illusione di poter guarire.

Nella preparazione atletica e mentale per una competizione sportiva è necessario, al contrario, conoscere il proprio corpo, i suoi limiti e le sue potenzialità, “ascoltarne” le sensazioni e i feedback psicomotori, ideare nuovi pattern di azione al fine di renderlo più efficiente. Per fare ciò è necessario un cambio di paradigma: se prima si cercava di normalizzare il corpo attraverso trattamenti fisioterapici o medicali, spesso con scarsi risultati e con molta frustrazione, nell’approcciarsi ad una preparazione atletica è necessario fare un click con il quale si accetta il corpo per quello che è, si impara a rispettarlo e a valorizzarlo nelle sue potenzialità, andando ad adeguare il modo di pensare il movimento e le azioni in maniera diversa. Per fare un esempio: nelle gare di atletica leggera paralimpiche si vedono concorrenti con amputazioni al di sopra del ginocchio. Questi atleti non potendo piegare l’articolazione, al fine sfruttare le protesi hanno la necessità di fare un movimento rotatorio con l’anca dall’esterno verso l’interno nella fase di allungamento della gamba per fare il passo. Alla fine il risultato è una prestazione di poco inferiore a quella di un atleta che non ha amputazione.

Ovvio che è cosa più facile a dirsi che a farsi. Non è così semplice adottare delle modalità differenti di compiere gesti diventate automatiche nel corso del neurosviluppo. Deprogrammare e riprogrammare i nostri pattern di azione è cosa molto difficile, è necessaria molta applicazione e perseveranza. Molto spesso si incontrano resistenze a causa dell’imbarazzo e della vergogna. Inutile nasconderselo, un corpo differente quando si muove può produrre movimenti sgraziati o semplicemente inusuali che in persone con un occhio disabituato possono indurre disagio o peggio ancora ilarità. È necessario per questo che l’atleta abbia la possibilità di sviluppare le proprie tecniche senza interferenze.

Ripristinare una dialettica con il proprio corpo ha un immediato impatto positivo sull’autostima, in quanto esso non è più percepito come entità giustapposta alla persona che è fonte di dolore, disagio ed imbarazzo, ma strumento per vivere sensazioni ed emozioni positive. Le emozioni sono la terra di confine tra lo psichico e il corporeo: non c’è emozione che non sia collegata a degli aspetti psico-relazionali e che al tempo stesso non si manifesti attraverso il corpo o comunque non abbia un correlato fisiologico. Esiste un reciproco scambio tra mente e corpo nel momento in cui sperimentiamo emozioni: la mente le innesca e il corpo da ad esse possibilità di esistere, di vivere, di espandersi e trasformarsi. Nel momento in cui si fa sport, soprattutto se si partecipa ad una competizione sportiva, le emozioni che normalmente sono imbrigliate hanno la possibilità di rivelarsi, di essere espresse e vissute. Il ripristino di un equilibrio fisiologico delle emozioni comporta effetti positivi sul benessere psicologico e sulla prevenzione delle patologie psichiche: provare una rabbia intensa senza poterla agire può dare adito a pensieri ricorsivi e ossessioni, così come il subire passivamente un corpo che invia sensazioni dolorose o fastidiose alla mente senza poterlo muovere alimenta ansie e angosce. Al contrario, dare movimento al corpo consente la scarica dell’aggressività e copre le sensazioni ansiogene.

Per molti l’attività sportiva è un modo per ritrovare un’integrazione identitaria a seguito di una discontinuità traumatica tra la vita pre e post menomazione. Le persone che diventano repentinamente disabili a seguito di una malattia o di un incidente, il più delle volte avevano solo una vaga idea delle potenzialità di una persona con disabilità. Lo stereotipo riassunto nelle espressioni di uso comune “ridotto su una sedia a rotelle” o “costretto su una sedia a rotelle” è quello di una persona che, una volta perso l’uso delle gambe non potrà più ambire a vivere la vita, bensì solo a sopravvivere. La preparazione atletica e l’attività sportiva è uno degli svariati setting per sperimentare le potenzialità della propria condizione.

Non bisogna dimenticare che ci sono persone sono diventate disabili a seguito di aggressioni violente. Nel nostro Paese non è molto frequente, in altri purtroppo è realtà all’ordine del giorno. Si pensi ai bambini amputati vittime della pulizia etnica e dei genocidi in Africa o nei Balcani. Si pensi a chi diventa disabile a causa di ordigni esplosivi. Per alcuni di loro, i più fortunati bisogna dirlo, lo sport è un modo per superare la rabbia, la paura, il senso di impotenza e vulnerabilità, la sofferenza legata all’aver assistito al destino ancor più tragico di cari.

Ma lo sport delle persone con disabilità è diventato anche un grande evento internazionale e mediatico con le paralimpiadi. Coinvolgendo centinaia di migliaia di spettatori ad ogni edizione, stanno contribuendo modificare su larga scala gli atteggiamenti nei confronti delle persone disabilità anche molto gravi, mostrando la voglia di vivere, di impegnarsi e di competere degli atleti. Di certo hanno rotto la cappa di vergogna che rendeva la disabilità un tabù da nascondere. In alcune culture, come quella cinese e quella russa, quest’idea che i disabili dovessero essere emarginati, messi in istituti o comunque tenuti nascosti nelle case era e probabilmente è molto forte. Nel 1980, anno in cui si svolsero i giochi a Mosca, non si disputarono le paralimpiadi in quanto la Russia ne disconosceva il valore, affermando che nel loro paese non c’erano disabili. Fu così che si interruppe una tradizione ormai ventennale inaugurata con le olimpiadi che si svolsero a Roma nel 1960. Il 2008 con le paralimpiadi disputate a Bejing (Cina) e il 2014 con l’edizione delle paralimpiadi invernali di Sochi (Russia), sono stati 2 anni dirompenti dal punto di vista culturale, con due fortunatissime edizioni dei giochi paralimpici disputati sul territorio dei due colossi totalitari.

In conclusione, lo sport impatta a livello psicocorporeo, emotivo, relazionale e psicosociale. È importante creare sempre più occasioni per praticare sport, anche in maniera inclusiva, quindi non solo tra atleti diversamente abili, ma prevedendo delle possibilità di confronto e competizione sportivo tra persone che hanno deficit fisici e persone che non ne hanno, in modo da favorire un senso di pari dignità fra tutte le persone.