Nella 34° Strada- Intervista a Francesco Mastrorizzi

Grazie Francesco di essere qui con noi su CAMBIO GIORNO,.

Iniziamo subito spiegando cosa fai con il sito web, nella 34a strada. Che ovviamente, come vediamo, già dalla home page, tratta l’argomento del Natale. Spiegaci come è nata l’idea?

Ciao Giuseppe, grazie per avermi chiesto di scambiare due chiacchiere sul mio blog “Nella 34ª Stada”, il cui motto recita: “È sempre tempo di Natale”. L’intento è quello di fornire informazioni e curiosità sulla festività del Natale e su tutto ciò che la riguarda, distribuendo per 365 giorni l’anno lo spirito gioioso che ci accompagna nel periodo natalizio. L’idea nasce come prosecuzione di un’esperienza fatta un po’ di anni fa, quando gestivo, per il portale nazionale Guide di Supereva, proprio la “Guida sul Natale”. Dopo la chiusura del sito, ho deciso di continuare a scrivere sullo stesso argomento, aprendo questo spazio a tema natalizio.

Il blog è rivolto ai tanti “fan” del Natale, che amano questa festa con le sue tradizioni, i suoi rituali, le storie e i personaggi, l’atmosfera che si respira, le luci per le strade e gli addobbi in casa, che trovano soddisfazione nel preparare il presepe e decorare l’albero, fare e ricevere regali, guardare film e ascoltare canzoni in tema, che si emozionano nello scambiarsi gli auguri, nel trascorrere del tempo con i propri cari, a tavola o davanti a un fuoco acceso, mangiando dolci tipici o facendo giochi tutti insieme.

Racconti, nel sito web, le tradizioni natalizie, in Italia, nel mondo, tra quelle che hai scritto, per i nostri lettori, quale è quella che incuriosisce di più il pubblico?

Ci sono alcuni post particolarmente apprezzati dai lettori, che registrano molte visite anche nei mesi dell’anno lontani da Natale. Quelli più visualizzati riguardano lo spot natalizio della Coca-Cola che andava in onda negli anni 80, rimasto nel cuore di tantissima gente per la canzone che lo accompagnava, dal titolo “Vorrei cantare insieme a voi”. Poi c’è il film “Mamma, ho perso l’aereo”, un cult movie delle feste diventato un classico della commedia per famiglie, che sa creare l’atmosfera perfetta per il periodo di Natale, sia per la sua ambientazione in una casa riccamente colorata e illuminata sia per la coinvolgente colonna sonora. Tra le tradizioni più apprezzate ci sono quelle culinarie, che vanno dal classico panettone milanese agli omini di pan di zenzero, i biscotti di Natale speziati che, pur non essendo un dolce tipico delle nostre parti, sono diventati famosi grazie ai telefilm e film americani, in particolare con il personaggio Zenzy della saga di Shrek.

Il Natale è il dolce tipico, il panettone, come anche la musica, che descrivi nelle tue pagine, tra i classici di Natale cosa regaleresti?

Regalerei senz’altro un cofanetto con tutte le canzoni di Natale più famose. I classici che hanno fatto la storia della musica natalizia sono tantissimi e l’elenco sarebbe infinito, ma tra i miei preferiti ci sono il canto “Stille Nacht”, l’allegro motivetto “Jingle Bells”, un altro canto tradizionale come “We wish you a merry Christmas” e la più recente hit pop “All I want for Christmas is you” di Mariah Carey, che sotto le feste spopola in ogni dove.

Portare un libro sotto l’albero, non fa mai male, tra le belle letture, che segnali, ci dai un consiglio, ci aiuti a capire il mondo natalizio in libreria?

Il libro rimane uno dei regali per eccellenza, perché è un pensiero semplice, ma efficace, soprattutto quando si riesce a scegliere quello più vicino ai gusti e alla personalità di chi lo riceve. Un libro di qualche anno fa che andrebbe recuperato è “Sette storie di Natale”, pubblicato nel 2016 da Sellerio. Si tratta di un’antologia di racconti a tema natalizio, firmati da sette autori di punta della casa editrice siciliana, che hanno interpretato a loro modo il classico racconto di Natale, dando alla luce storie fuori dall’ordinario e non convenzionali.

Consiglio vivamente anche “Falso Natale” di Errico Buonanno, che analizza i principali elementi della tradizione, religiosa e non, legata al Natale, svelando le numerose bufale storiche e false leggende, per farci capire come ogni tradizione culturale o religiosa sia il frutto di continue rielaborazioni, riscritture, contaminazioni e pure casualità.

Una lettura che consiglio ai bambini, invece, è “Il secondo lavoro di Babbo Natale” di Michele D’Ignazio, in cui si racconta del licenziamento di Babbo Natale e delle sue difficoltà nel trovare un nuovo lavoro adatto a lui. Un libro sull’importanza dei desideri, ma anche con una forte tematica ambientale.

Come domanda conclusiva. I tuoi progetti per il futuro, non solo del blog, poi, ringraziandoti per la cortesia, nel rispondere alle nostre domande, ti preghiamo di porgere un messaggio di auguri ai nostri lettori.

Per quanto riguarda il blog, gli argomenti da trattare che potrebbero interessare gli utenti sono ancora tanti e non mancheranno nuovi articoli da qui al Natale 2020. Per il resto sto lavorando ad un progetto che riguarda i libri e più in generale il raccontare storie, che spero possa venire alla luce il prossimo anno, ma in cantiere ho anche la realizzazione di un festival culturale su un tema molto particolare, di cui per il momento non posso rivelare i dettagli.

Ai lettori di “Cambio Giorno” auguro di trascorrere un Natale sereno in compagnia delle persone più care, mettendo da parte le piccole incomprensioni e i rancori, e di conservare per tutto l’anno a venire quello spirito di solidarietà e di amore che da secoli si rinnova nella festa di Natale.


visita il sito web : https://nella34a.francescomastrorizzi.it/

CAMBIO GIORNO SPECIALE NATALE 2019

CONCERTO DI MORTE- Laura Veroni

CONCERTO DI MORTE

IL MAGISTRATO MACCHI E I DELITTI DI MARZIO

Laura Veroni           
Fratelli Frilli Editori

Il magistrato Elena Macchi si trova alle prese con un nuovo caso che vede coinvolto il personaggio di un famoso pianista, Aldo Marini, la cui ex moglie, viene trovata assassinata nel garage della propria abitazione a Comerio.       
Quello della ex signora Marini, donna in carriera, non sarà l’unico omicidio di questa intricata indagine.            
La storia si svolge tra Marzio, una tranquilla cittadina in provincia di Varese, e le zone limitrofe, durante un freddo e nevoso inverno.       
Si ritrovano alcuni personaggi già presenti nel precedente volume: il commissario Auteri, l’ex commissario Torrisi e lo spasimante dell’algida Macchi, Lorenzo Chiari.  
Ricca di colpi di scena, la storia non manca di momenti di intenso sentimentalismo e di emotività che non lasceranno indifferente il lettore.   
Qui si incontra una Elena Macchi più matura e riflessiva, preda di tormenti interiori legati alla sfera affettiva, una donna autentica, che svela anche il lato debole di sé, non più solo il magistrato tutto d’un pezzo, integerrimo e distaccato come nella sua prima apparizione. Non per questo verrà meno il lato ruvido del suo carattere col quale il P.M. d’acciaio darà ancora del filo da torcere ai suoi collaboratori.           
Un noir torbido dove passione, sesso e follia si mescolano in un fitto intreccio di relazioni pericolose che terranno il lettore con il fiato sospeso fino alla fine.

Buona lettura e BUONE FESTE a tutti voi

Laura Veroni

CAMBIO GIORNO SPECIALE NATALE 2019

Recensione : Il primo vestito rosso.

Recensione Irene Malfatti

A cura di Giuseppe Di Summa

Blogger “ Cambio Giorno “.

Lettura del libro : Il primo vestito rosso.

Per molti non è difficile da dire “ Auguri “, a ben vedere è un concetto facile, il libro si apre con il protagonista Zeno, che legge il biglietto d’auguri più lungo mai scritto, s’inizia leggere, con un linguaggio che incalza, di belle promesse,non solo scontato, come quello di una normale lettera, biglietto. Fuori dalla logica appare, dopo al lettore, una donna che racconta del suo grande amore, presentata da una scrittrice. A fare la recensione, invitando come sempre alla lettura costante, non posso fare mancare la mia opinione. Sul libro, leggendo con calma, arriviamo piano alla storia tra Zeno e Ottavia, del quale lui si è innamorato, affermando più di una parola, su quadri, libri, donne, che per lui sono sempre “ da rivedere “, seppure la conversazione tra i due prende corpo.Scorrendo il libro, possiamo dire con Leopardi, dalle sue Operette Morali, che la cosa desiderabile, prende sempre più forma, nel caso di Zeno il desiderio ha le sembianze di Ottavia.  Si vivono giorni felici, pensando al mese di Settembre come scanzonato e divertente, un amore che cerca la sua fiduciosa risposta, che rende il lettore testimone quasi oculare del rapporto. Con il bacio, come si legge i due si coinvolgono, conoscendosi nella loro storia, non di certo in modo silenzioso, superando il mistero di chi sono. Ottavia  fa riflettere sulle parole,ricorda a Zeno della galleria femminista classica, scrittrici che fanno soffrire per arrivare all’ultima riga del libro. Dove appare Ottavia,  Irene Malfatti riempie di parole con lei la loro storia d’amore, tra le pagine si cerca di capire il senso del loro viverla, questa storia, come passione, cercando di farci arrivare all’anima di Ottavia che tocca il cuore di Zeno, che crea il legame. Vedere una donna bella, riempie di entusiasmo, porta a dire, pensare, delle cose stupide, ridicole, si apre il sipario, del loro incontro, si vive la loro prima impressione, non sempre l’innamorato può avvicinarsi sul “ tappeto rosso “, non solo la vita felice, la tranquillità quotidiana fanno parte della storia. Lei si presenta “ gentile “ a lui, mentre arrivano a stare insieme,  dimostrando di amare, anche lei, quello che fa. Si spingono alla classica cena, con lei che ha le sue regole sul dialogo, abbastanza scarno, che ha oramai acceso il mistero dell’amore in Zeno, che in lei crede, che piano vuole passare dall’essere l’amante, ad essere l’unico, appare la coppia, non solo l’eros.  Dare valore al suo amore per Zeno è importante, un amore adulto, già costruito, che vuole arrivare fino ad avere un figlio. Qui la nostra lettura termina, spingendovi a leggere tutto il libro, del quale mi è piaciuta questa fase, quella dell’incontro, grazie al mondo dei libri, della letteratura, seppure la dichiarazione dei personaggi che si legge nel testo è molto interessante da leggere, sono dialoghi, passaggi molto intesi e che agiscono molto sul personale vivere di entrambi la loro storia. Irene Malfatti presenta un libro con immagini d’amore, di vita, lo dice il titolo stesso “ Il primo vestito rosso “, non solo si vive il racconto di cosa accade nella coppia “ per un bambino e il suo concepimento “, con lei che confida a lui che non comprende il motivo per cui si dice del parto che è “ naturale “.  Le cose funzionano nel libro, il contributo sulla nascita di un bambino è molto significativo.  Scoprirete dal protagonista maschile cosa significa in “ ottaviese “, il linguaggio della sua compagna, esprimersi su qualcuno, in merito al valore delle relazioni amichevoli. L’amore può fare nascere equivoci, quindi caro lettore, spetta a te fare tuo il libro, la loro storia, che ti segnalo che come tutti gli amori in cui si ama molto, è fatta di un aspetto intimo, quindi non aggiungerei altro, ho voluto solo presentarti come s’incontrano Zeno ed Ottavia e non si respingono, decidono di vivere la loro storia d’amore, ovviamente leggerai delle loro differenze, come di tutto quello che sono capaci di scambiarsi.

Liliana Marchesi – CAVIE-

SINOSSI:

Cora si risveglia all’interno di una teca di cristallo. Non ha idea di come sia finita lì dentro e del perché, ma con lei ad affrontare lo stesso incubo c’è Kurtis. Entrambi non ricordano nulla. Ben presto capiscono di essere finiti in un labirinto di prove al limite della sopravvivenza, e che hanno bisogno l’uno dell’altra per superarle. A minare la loro unione sopraggiungono i ricordi. E con essi delle verità molto scomode. Kurtis non è lì contro la sua volontà. La KCALL, una multinazionale che vanta importanti scoperte in campo scientifico li ha sottoposti a una mutazione genetica che li ha resi incredibilmente forti.

Cora e Kurtis sono sopravvissuti ai test, e questo li rende estremamente preziosi. Chi lavora per questa multinazionale però, ha uno stretto legame con Cora. Infatti lei si ritroverà faccia a faccia con il padre che credeva scomparso e il fratello che credeva morto, spalleggiati dal medico che per anni l’ha assistita durante una malattia senza cura. Scappando dalla base segreta in cui è rinchiusa per accertamenti, Cora troverà una stanza piena di capsule con all’interno dei cloni di lei e Kurtis. Altre domande arriveranno a tormentarla, mentre durante la fuga Kurtis perderà la vita. Sei mesi dopo essere fuggita, Cora farà visita alla tomba della madre, scoprendo che proprio lì accanto c’è una lapide che riporta il suo nome, la data di nascita e di morte.

SALUTO DI NATALE

“Carissimi Lettori del sito Cambio Giorno, con la speranza che il mio romanzo abbia catturato il vostro interesse, vi auguro di non risvegliarvi mai nella stessa situazione di Coraline. Perché sapete, di questi tempi non si può mai sapere dove si nasconda la Distopia. Un felice Natale a tutti e che l’anno nuovo sia ricco di serenità!”



Liliana Marchesi
www.lilianamarchesi.it

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CAMBIO GIORNO SPECIALE NATALE 2019

Intervista a Rossana Castiglia

Presentiamo il testo ”  “I’M Go(o)d – hai un solo destino, essere divino” edito da Armando Curcio Editore “.

Presenti il libro come un auto-esplorazione.

“I’M Go(o)d – hai un solo destino, essere divino” è il frutto di quasi 25 anni di lavoro personale. Una ricerca interiore profonda nata dal bisogno di mettere a tacere quel senso di insoddisfazione e di sofferenza che accompagnava la mia vita. L’evento che maggiormente ha spronato questa incessante ricerca è stato l’insorgere di attacchi di panico all’età di 23 anni. Un baratro profondo e sconosciuto dal quale sembrava impossibile riemergere. 

In quella solitudine dell’anima ho racimolato più forza e coraggio di quanto ero consapevole di avere e giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza, ho liberato tutta la mia luce e la mia energia creativa. Ho portato allo scoperto parti di me che non sapevo di avere come la mia unicità, i miei talenti, la mia bambina interiore ferita e il mio potenziale creativo, per rendere la mia esistenza quell’unica impronta che ognuno di noi è invitato a lasciare su questa terra. 

Questo è tanto altro ancora l’ho condensato in maniera armoniosa e delicata senza togliere tenacia, in ogni pagina di “I’M Go(o)d – hai un solo destino, essere divino”

Parlaci tu direttamente di questo lavoro. Secondo te, il compito, di uno scrittore oggi è l’universo che ha dentro, come scrive sul tuo blog, presentandoti, proprio per arrivare a cogliere che il viaggio,della scrittura, non si da da soli ? 

Credo che il compito dello scrittore sia quello di riaccendere memorie, emozioni, sentimenti, desideri, sogni, aspirazioni, silenzi. Credo che il compito dello scrittore sia per certi versi ambivalente: da un lato deve portare il lettore ad esplorare il mondo interiore dello scrittore stesso e dall’altro, lo scrittore deve accompagnare il lettore nel suo personale mondo interiore. Fra chi legge e chi scrive si instaura una profonda intimità che va esplorata con discrezione ed interesse. Lo slogan “nessuna onda viaggia da sola” vuole ricordare che non esiste “unità” che non sia spinta dal “tutto” e che allo stesso tempo di questo “tutto” faccia parte.

Dopo la prima domanda lunga, dal tuo blog leggo, che hai realizzato una raccolta di poesie, ti chiedo solo di definire, per te, cosa è Emozioni in luce ( la raccolta ndr ) ?

Emozioni in Luce  è stata la mia prima apparizione pubblica. Il mio primo timido tentativo di espormi, nel bene o nel male, al giudizio altrui.

Testo e immagine, le poesie si raccontano anche in questo modo, quali sono, nel tuo scrivere, le immagini che contano ? 

Indubbiamente  le immagini che sollecitano un viaggio introspettivo sono prevalentemente immagini della natura, del mare, ma anche di amore.

L’immagine può anche non essere esteticamente attinente alle parole, ma devo avere la capacità di evocare e rinforzare il messaggio della parola scritta, che sia un particolare o l’insieme.

In precipito, affronti la ” questione del vuoto “, un testo dove cadi nell’acqua, cosa, in questa poesia, ti ha spinto a crearla l’immagine del cadere nell’acqua ?

L’acqua è l’elemento fondamentale nella nostra vita. Il nostro corpo e il nostro pianeta sono prevalentemente formati dall’acqua; la nostra vita nasce e si sviluppa nell’acqua e senza di essa non vi sarebbe esistenza. E’ una sorta di tuffo la nostra incarnazione, quando da qualche dimensione a noi sconosciuta, ci ritroviamo nel grembo materno, immersi completamente in un mondo acquatico che crediamo resterà per sempre la nostra casa. La sensazione di vuoto è quel frangente nel quale si salta da uno stato familiare ad uno sconosciuto, esattamente come l’arrivare nel mondo.

Stiamo rilevando le ” feste natalizie “, in un momento in cui viviamo problemi di divario tra ricchi e poveri, nel Natale, di oggi, rispetto a quello di ieri, cosa ti piace e cosa non ti piace ? 

Del Natale, sia quello di ieri che quello di oggi, è l’essere bambini che mi piace. Un tempo ero io quella bambina, oggi lo è mio figlio, ma l’essenza resta la medesima. E’ un giorno di possibilità, di creazione, di realizzazione. E’ anche un momento di quiete, una sosta dopo un viaggio durato un anno o quasi. Il divario tra ricchi e poveri nel giorno di Natale è quello di tutti i giorni e non è quello del portafoglio. Conosco gente con le tasche vuote e il cuore pieno, così come gente con le tasche piene e il cuore vuoto e arido. Ecco, Natale amplifica ed enfatizza, l’Amore o la sua assenza.

Del Natale non mi piace l’uso e l’abuso commerciale che se ne fa.

Il blog chiede sempre sul cibo, è una domanda consueta. Come te la cavi come ” chef ” e cosa mangi a Natale ( sempre come tradizione ) ?

Amo tantissimo cucinare e sono molto brava. Cucino spesso per gli altri e mentre lo faccio mi ricarico e mi rigenero. Non seguo una tradizione in senso culinario, primo perché sono vegana e secondo perché mi piace cambiare e sperimentare nuove ricette.

link del blog https://roxanesoul.wordpress.com/

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CAMBIO GIORNO SPECIALE NATALE 2019

Paola Rambaldi – BRISA

BRISA è una storia nerissima, dove tutte le peggiori efferatezze arrivano all’improvviso.

È  ambientata, tra il settembre e il dicembre  del 1956, a   Gorino, un paesino alle foci del Po, dove non succede mai niente E ha per protagonista Brisa, una ventenne  abituata fin da bambina a fare i conti con un aspetto fisico imbarazzante – troppo pallida – troppo alta, con una treccia  nera troppo lunga e  due inquietanti occhi di colore troppo diverso che nasconde dietro un paio di occhiali scuri.

Ha un accenno di baffi e veste con vecchie palandrane che nascondono un bel fisico che tanto non vede nessuno.

Brisa vive con il padre e il fratello e sa  di non essere come tutte le altre.

Il soprannome Brisa (che nel nostro dialetto significa Non farlo) le viene perché ficca brisa in tutte le frasi.  È   la stria  del paese, una maledizione che la isola.

È la sensitiva che tutti cercano e temono. È quella che vede le disgrazie passando la sua lunga treccia sulle fotografie e che ama di nascosto Primino il figlio del Pompe funebri locale, senza essere riamata.

L’inizio è allegro: arriva il luna park per la festa patronale e un complesso suonerà i successi di quell’anno, si ballerà e si farà festa. Ma nella notte tra sabato e domenica, sparisce Lucianino il figlio della bella bottegaia del paese e la sua sparizione sfocia in tragedia.

I  personaggi son gente semplice, si chiamano per soprannome, sembrano innocui e  bonaccioni ma il marcio  nascosto dietro a sorrisi e atteggiamenti amichevoli, uscirà presto allo scoperto. Prepotente, violento e spaventoso. In un crescendo di malvagità, sulle note del primo album di Elvis Presley verranno fuori: pedofilia, vizi e violenze famigliari. Le forze dell’ordine,  rappresentate in due carabinieri   inetti, faranno ben poco e sarà Brisa  a risolvere  il caso rischiando in prima persona ma   riappropriandosi di tutto quello che la vita le ha tolto.

La vera e propria indagine comincerà solo dopo la parola FINE, quando il lettore avrà già la soluzione del caso.

Brisa ha anche ricevuto una lettera di complimenti di Pupi Avati che ha letto il libro ritrovandoci le atmosfere di molti suoi film.

Buona lettura e buone feste.                                                                                   

Paola Rambaldi

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CAMBIO GIORNO SPECIALE NATALE

Roberta Canu intervista Giuseppe Di Summa

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UNA SENSAZIONE OTTICA DEL NATALE

Roberta Canu intervista Giuseppe Di Summa

Questionario per Giuseppe di Summa:

Intanto grazie per avermi contattata! Iniziamo con il questionario.

Domanda numero 1:  Che cosa significa per te scrivere?

Anni fa ero a Grottaferrata, vicino Roma, in piena estate, leggendo in una biblioteca, piccola, dei libri sulla storia del mio paese di origine. Era la prima volta che leggevo del mio paese nativo, soprattutto di uno storico locale di cognome Palumbo, prima avevo letto a scuola di Calvino, un po’ di libri suggeriti da qualche ragazza. Avevo letto per essere carino, per fare la corte, non per scrivere. E’ un pò come il vecchio muratore del quale scrive D’Annunzio, in Di me a me stesso, che citerò, se riesco a farlo anche in un’altra risposta, che porta al poeta un fiore, visto che era rimasto male del fatto che il fiore non vi era più. Quindi scrivere vuole dire per me consumare il tempo, con le parole in regalo degli autori, che mi portano le loro pagine, il loro testo, quando resto male per qualcosa. Ascoltare le parole per me “ vere “, sottolineo per me, che poi scrivo oggi nel blog, che non sono quelle del paese di origine, della scuola, che sono parole belle, che non ascolto, alla radio, in tv, quasi mai, vuole dire crearmi un mio mondo di lettore.. Dopo l’ascolto di una parola, scatta una lampadina accesa, scrivo se mi interessa, leggo D’Annunzio, oppure altri grandi maestri, mi ricordo che il genio è vicino alla natura.

Domanda numero 2: Lo sport quanto può aiutare uno scrittore a rapportarsi con il mondo odierno senza farlo sentire emarginato o poco socievole?

Lo sport non ti fa rimanere sicuro quello che ti credi tu, ha sempre progetti pronti, si aggiorna, vive il suo tempo. Non è facile scrivere dello sport, proponendo interventi motori, accelerazioni, non si sbaglia, ma sono calcoli difficili, si dovrebbe tornare alla calma, al piacere di passare il tempo e divertirsi, accontentarsi del segno di una presenza. Voglio citare il mio scrittore preferito Sheakespeare, che forse non entra nel discorso sportivo, seppure ” un buco cosmico ” è in agguato, quindi fuori dal proprio mondo, in questo caso, quello sportivo, possiamo trovare risposte, facendo pratica nella scrittura, cosa non facile, possiamo così creare della socialità, il poeta ricorda che dagli occhi delle donne deriva la sua dottrina, sono quelli, le accademie, le arti, sostiene che nutrono il mondo. Questo è per me il confronto tra sport e scrittura, entrambi sono connessi con le persone, non si può non essere socievoli con lo sport, dato che oggi, praticare una disciplina, è questione, sempre di più di forza mentale, per avere la quale è necessario un rapporto con la gente, seppure si deve selezionare il gruppo di persone che ti permette un allenamento tranquillo, non fa troppo ” rumore ” sulle tue performance, sa farti crescere. Accade che lo sport diventa ” impersonale”, che un atleta senza il suo insegnante, allenatore, non riesce più a vedere è privo di riferimenti, quindi non bastano solo le persone, per fare il record personale.

Domanda numero 3: Hai scritto ‘La filastrocca del minibasket’ un compito motorio, relazionale, terapeutico.

Quanto c’è di te in ciò che hai scritto e quanto i giovani possono vedere di se stessi?

Il testo un E- Book ha il tema che hai messo in evidenza,  è un testo piccolo, per essere tradotto in lingua straniera, è in corso la traduzione in inglese, dopo passerà in francese. E’ un testo che si propone di spiegare come organizzarsi per fare una lezione, un programma, un intervento, un progetto. Si deve avere sempre “ stima nei giovani “, proponendo loro, anche con un nome, come il mio non famoso, le risorse che riteniamo giuste, che vengono dal mondo della formazione dei tecnici.

Domanda numero 4: Secondo te i bambini oggi imparano ancora a memoria le filastrocche come le poesie oppure la tecnologia le ha soppiantate?

La poesia è bella, ripeterla da bambini a memoria, con l’uso della filastrocca è bellissimo. Il titolo la Filastrocca del Minibasket è stato scelto proprio per il fatto che un bambino, ripeteva sempre alla madre, la filastrocca del 10, in treno mentre andavo a Bologna, io ho colto l’idea, ho pensato che il bambino fosse ingegnoso, , visto che nello sport, soprattutto agonistico, si vive in modo diverso, rispetto alla scrittura, alla poesia, che spesso usiamo per dire che non stiamo bene, lui usava la filastrocca per imparare la matematica. Quindi con me sfondi una porta aperta. Nel discorso sulla cultura, sul benessere, vi sono problemi come la “ videodipendenza “, che si devono tenere d’occhio, spesso per sostituire il software, si fa una fatica impressionante, con Internet, ci sono i rischi e le sfide della comunicazione.

Domanda numero 5: Nei tuoi blog/siti ci metti proprio la faccia, nel senso che ti mostri per come sei realmente e metti anche delle foto tue. Complimenti, è davvero una bella cosa, a tal proposito volevo chiederti, hai mai pensato di aprire un blog a tema completamente Natalizio? Magari aprendolo con l’incipit del romanzo di Dickens, canto di Natale?

Lo so è una domanda un po’ bizzarra ma la vedo una cosa fantastica.

A me del Natale piace la sensazione ottica, ci metto la faccia dappertutto nel Blog, quindi mi fa piacere presentarmi, sapendo che in tanti fanno comunicazione, costruiscono pagine web. Il Natale come visione fantastica di un fantasma nel cuore della notte, è bello come tema, non tocca a me dirlo, Dickens apre con ” Marley era morto “, quindi non crede al fantasma, capirà sulla sua pelle, nella storia, che invece questo ” morto ” esiste, è venuto per fargli dire che la vita gli piace, un modo questo libro per non scordare, spesso dicono le ricordiamo noi gli scrittori le peripezie, le perle di saggezza dei nostri antenati, che magari ci chiamavano solo ” ragazzo “, ” scugnizzo ” ” bambino “. Oggi sono le segreterie, i press- agent, il management, che fissano gli impegni natalizi. Persino i bambini sono contesi per gli eventi natalizi, il momento di “ bontà “ merita attenzione, la pace, la solidarietà anche, seppure mi fermo alle interviste sul blog, non so se riuscirei a resistere a fare il Manager del Natale.

Domanda numero 6: Riallacciandoci alla domanda di prima, che ne pensi dello spettro del Natale passato che generalmente viene a trovare un po’ tutti noi mettendoci malinconia?

La luce che viene, che va via, quando sei abituato che sia sempre vicino a te, il buio che arriva, non fa effetto, quasi mai a Natale, dato che ci si sforza di creare un luogo caldo, illuminato, vivo, come una Chiesa, una Scuola.. Proprio tutte le luci del Natale, quando vanno via, ci portano ad essere di cattivo umore. Il passato, nella letteratura, nell’arte, va vissuto con la giusta attenzione. Il problema dei ricordi è difficile per me, visto che tutti i giorni di festa, non sono stati sempre felici, del Natale, mi piace comunque ricordare, pensando alle poesie di D’Annunzio, le irradiazioni più vive e una coppa di champagne.

Domanda numero 7:  Quali emozioni provi quando sai che un ragazzino magari sconosciuto ha vinto una menzione d’onore per una poesia o un racconto su temi che generalmente non tratta più nessuno?

Emozioni tante, anche se non è mio erede, visto che sono sconosciuto pure io, quindi lo apprezzo anche di più, come scrive sempre D’Annunzio, complimenti a chi con un linguaggio sa raccontare la sua vita.

Domanda numero 8:  La poesia per te può essere davvero catartica oppure è solo un qualcosa di talmente evanescente da non poter essere nemmeno additata come bella, pura, graziosa ecc?

Il linguaggio poetico è bello, puro, grazioso, poi quando si riferisce a qualcosa è chiaro che siamo in un’altra forma di lettura. Per me la poesia deve essere un testo che fa “ sognare “, che rimane nel segreto, nell’incognito.

Domanda numero 9: Secondo te la poesia è più maschile o femminile al giorno d’oggi? Pensi che le donne siano riuscite a farsi valere anche in ambito poetico oppure c’è ancora molta strada da fare?

Le donne devono coinvolgere tutti. Leggevo di popolazioni, che per questioni religiose, riunivano, nell’antichità gli uomini, per dirsi tutto quello che la donna non doveva sapere. Oggi, invece, le donne partecipano, per me dovrebbero essere Presidente del Consiglio, della Repubblica, sono già delle bravissime scrittrici, professoresse, poetesse. Come ricordano anche i dati statistici si laureano più donne che uomini.

Ultima domanda: ( 10) Negli ultimi anni, nello sport c’è stato del bullismo tra i giovanissimi, soprattutto razzismo nei confronti di ragazzi di colore ( calciatori e altri sportivi) scriveresti a questo riguardo una poesia sul tema citato per solidarietà nei confronti delle vittime che devono subire ogni giorno soprusi verbali?

Che tipo di allievo hanno oggi i docenti, gli istruttori sportivi, è importante. Non spetta a noi nel transito educativo dire la “ devianza “, che va accertata in modi professionali. Possiamo solo dire che sul territorio deve crescere solidarietà. La poesia te la scrivo qui, accetto la sfida, con poche parole direi ancora D’Annunzio,certe pagine sembrano cercare il confronto con i tappeti di Persia,quindi propongono una superficie piatta, questa è l’idea che mi viene in mente, sai entrare nel pensiero, in questi casi, non è facile, bisogna rispettare privacy e sensibilità, non sempre lo spazio della scrittura esiste. Conoscessi persone famose, tra cantanti, attori, che non conosco purtroppo, girerei la tua domanda loro, dovrebbero spiegare le qualità che ci vogliono, non solo dei prodotti commerciali, quelle vive anche tra gli esseri umani, cosa che fanno sempre, le star della tv, in modo anche carino, a volte anche “ bellissimo “, una ” chance ” da prendere con loro per essere a favore e non contro, guardandoli ed ascoltandoli, soprattutto nella musica e nel cinema.

Grazie per il tuo tempo Giuseppe, a presto e auguri per tutto.

Intervista a Malusa Kosgran

Le Storie di Malusa

Domande intervista per il blog CAMBIO GIORNO

Iniziamo la nostra intervista presentando Le Storie di Malusa. Seppure nell’abbreviazione del social, la scrittura la fa da padrone: di cosa si tratta, a cosa è dedicata la tua pagina, puoi anticiparci cosa ci leggeremo in futuro?

“Le Storie di Malusa” è la mia pagina FB: a differenza del mio profilo (@Malusa Kosgran) che aggiorno ormai pochissimo, la seguo con attenzione soprattutto per raccontare a chi mi segue cosa stia bollendo in pentola… e per fortuna c’è sempre qualcosa sul fuoco! Lavoro in campo editoriale da molti anni, nasco sceneggiatrice di fumetto e di graphic novel, e arrivo alla narrativa solo una decina di anni fa. Parallelamente, oltre alla scrittura, sono grafica e illustratrice. Nella pagina c’è poco passato, tanto presente e un po’ di futuro.

“In attesa degli altri trasmettiamo musica da ballo”: il tuo ultimo libro ha un titolo bellissimo, complimenti per averlo scelto! Spiegaci come ti è venuta l’idea e raccontaci se e quanta musica contiene questo romanzo…

Si tratta di un testo al quale ho lavorato per tantissimi anni, seppur a fasi alterne: la prima versione (di non so più quante) risale al 2010; nel frattempo ho portato avanti altri testi – racconti e il mio secondo romanzo “Neanche una parola d’amore” – più solidi. Nello specifico, questo manoscritto aveva un altro titolo che non mi convinceva e una struttura narrativa molto complessa che ha richiesto tantissimo impegno. E ricerche. Una di queste mi ha portato a scoprire l’aneddoto che gli ha dato il titolo. Cercando informazioni e dettagli sulla vita di Fausto Coppi (idolo di Antonino, il protagonista) ho letto della Milano-Sanremo del 1946: il Campionissimo prese una volata incredibile e tagliò il traguardo staccando gli altri corridori in gara di svariati minuti. La voce storica dello sport di allora, Nicolò Carosio, non sapendo cosa inventarsi per intrattenere i radioascoltatori disse: “In attesa degli altri concorrenti trasmettiamo musica da ballo”. Storia del ciclismo a parte, in tutte le mie storie c’è musica: su Spotify trovate le colonne sonore di questo e de “La prima donna” una riscrittura bella importante del mio primo romanzo di nuovo in libreria da pochissimi giorni.

Link Spotify: https://open.spotify.com/playlist/4gWtHsxEKzsYh1yT8cWfYp

In vista del Natale, ma non solo, qual è il genere letterario che consiglieresti, quello che più ti piace leggere, anche durante le feste? A quale autore ruberesti il titolo di un libro, di un capitolo… potendolo fare?

A me piace la fantascienza degli anni Cinquanta, la narrativa contemporanea americana, ma leggo anche libri d’inchiesta sulla “condizione” italiana, e poi distopico, apocalittico… amo le emozioni! Le vacanze di Natale potrebbero essere un buon momento per spararsi un (bellissimo) mattone di oltre 1000 pagine che però non bastano mai… “Il quinto giorno” di Frank Shatzing, davvero pazzesco.  Rispetto al “rubare”, posso arrivare a citare, come nel caso del titolo preso in prestito al buon Carosio, ma mi sforzo tantissimo per raccontare tematiche quanto più inedite possibili, ponendo il punto d’osservazione in un angolo fino ad allora cieco: se una cosa è stata già scritta, perché clonarla? Io scrivo quello che amerei leggere, non quello che ho già amato. Ovvio, le contaminazioni, a volte, sono inevitabili, ma arrivare ad avere il proprio stile, possibilmente unico, dovrebbe essere la sola ambizione di chiunque si professi un autore.

Il romanzo “La prima donna” di cosa tratta? Da quanto tempo è in libreria? Sappiamo che Gabriella prima era Gabriele, che vive i suoi tormenti: qual è l’immagine letteraria che hai usato per spiegare l’importanza di superare le apparenze?

La prima edizione de “La prima donna” è uscita quasi dieci anni fa. All’epoca ero una romanziera acerba e la casa editrice non aveva ancora il ricco catalogo di narrativa che offre oggi: non abbiamo avuto, credo, le capacità di dargli il giusto risalto. L’idea di ripubblicarlo – è in libreria dal 14 novembre – è stata dell’editore, Mauro Morellini: “se ti va di rimetterci su le mani, fai pure”, mi ha detto un annetto fa. E io l’ho preso in parola, prendendomi un tot di mesi prima di calendalizzare la nuova pubblicazione. Dal 2010 ad oggi ho pubblicato altri due romanzi e tanti racconti, mi sento un’autrice matura, sicuramente diversa da allora, per cui questa edizione è una vera e propria riscrittura, molto complicata da fare sul proprio lavoro, ma anche naturale. È stato come potare un albero alla fine della raccolta. Superare le apparenze è impossibile, non ci riesce nessuno. Soprattutto chi dice il contrario (“Il mio migliore amico è gay”, “Non sono razzista, MA” eccetera eccetera). Giudichiamo tutti e tutto con uno sguardo, siamo farciti di pregiudizi e grassi di moralismi: quello che possiamo fare è rendercene conto, esserne consapevoli e lottare, ogni giorno, nel tentativo semi-disperato di smussare i nostri angoli, almeno i più spigolosi, per non ferire gli altri.

                Sinossi

                Un conto alla rovescia verso il futuro e verso un inizio che comincia dalla fine di qualcos’altro, di             qualcun altro. Durante l’operazione che la consacra come la donna che, dentro di sé, sa di essere       sempre stata, Gabry fantastica con la stessa intensità di quando tutti la chiamavano Gabriele: un       bambino troppo timoroso e spaventato per capacitarsi della propria diversità e per accettare lo         spirito libero e anticonformista di Enrico, il suo migliore amico. Ambientato in più paesi del sud     Italia dagli anni Ottanta al 2010, “La prima donna” racconta difficoltà, asprezze e traguardi che                 toccano in sorte a chi decide di onorare la propria identità di genere.Imparare a perdonare e a               perdonarsi, riuscendo a cambiare il finale agli incubi che ci perseguitano non è impossibile, se          Wonder Woman ti prende per mano.

Parlaci un po’ ti te. Com’è scrivere in Puglia? Tra le tue esperienze, quali consideri la più fortunata e quale la più sfortunata?

Ho continuato i miei studi a Milano e mi ci sono fermata una ventina d’anni. Sono tornata in Puglia, a Bisceglie, da sei: credo di “appartenere” a entrambe le città, come tutto il mio albero genealogico. Si scrive sempre del posto in cui si vive, anche quando la storia è ambientata nel futuro, o è di fantasia. Due dei miei romanzi sono ambientati nelle mie città: Bisceglie e Milano. Che sono legate da un filo rosso come la striscia di plastica che si usa per abbellire gli imballaggi della frutta che da Bisceglie parte per Milano ogni giorno, da decenni. Il mio primo libro – un chick lit dal taglio ironico sulla soap opera (tuttora) più longeva della TV: Beautiful – mi ha fatto guadagnare un’ospitata a Matrix in compagnia di produttori e attori del cast. Credo che quello sia stato il momento più alto della mia carriera! Manco un centesimo, ma sai che emozione quando mia zia Maria (non avevo detto a nessun parente della messa in onda, lo sapevano solo i miei BBF) mi ha telefonato per dirmi che mi aveva vista in TV! Credo che quel libretto, “101 motivi per non smettere di guardare Beautiful”, per quanto leggero e scanzonato, abbia dato il calcio d’inizio alla fortuna, e quindi anche alla sfortuna… una implica l’altra, tipo yin e yang.

In conclusione, dato l’approssimarsi del Natale, su un ipotetico bigliettino d’auguri ai nostri lettori, che cosa ci scriveresti?

Perché ipotetico? Sono una grafica o una mitomane? Ve lo mando! 🙂

Grazie, Giuseppe!

Grazie

Giuseppe Di Summa

www.cambiogiorno.com

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CAMBIO GIORNO SPECIALE NATALE 2019