Scrittori e scritture

Intervista a Rossana Castiglia

Presentiamo il testo ”  “I’M Go(o)d – hai un solo destino, essere divino” edito da Armando Curcio Editore “.

Presenti il libro come un auto-esplorazione.

“I’M Go(o)d – hai un solo destino, essere divino” è il frutto di quasi 25 anni di lavoro personale. Una ricerca interiore profonda nata dal bisogno di mettere a tacere quel senso di insoddisfazione e di sofferenza che accompagnava la mia vita. L’evento che maggiormente ha spronato questa incessante ricerca è stato l’insorgere di attacchi di panico all’età di 23 anni. Un baratro profondo e sconosciuto dal quale sembrava impossibile riemergere. 

In quella solitudine dell’anima ho racimolato più forza e coraggio di quanto ero consapevole di avere e giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza, ho liberato tutta la mia luce e la mia energia creativa. Ho portato allo scoperto parti di me che non sapevo di avere come la mia unicità, i miei talenti, la mia bambina interiore ferita e il mio potenziale creativo, per rendere la mia esistenza quell’unica impronta che ognuno di noi è invitato a lasciare su questa terra. 

Questo è tanto altro ancora l’ho condensato in maniera armoniosa e delicata senza togliere tenacia, in ogni pagina di “I’M Go(o)d – hai un solo destino, essere divino”

Parlaci tu direttamente di questo lavoro. Secondo te, il compito, di uno scrittore oggi è l’universo che ha dentro, come scrive sul tuo blog, presentandoti, proprio per arrivare a cogliere che il viaggio,della scrittura, non si da da soli ? 

Credo che il compito dello scrittore sia quello di riaccendere memorie, emozioni, sentimenti, desideri, sogni, aspirazioni, silenzi. Credo che il compito dello scrittore sia per certi versi ambivalente: da un lato deve portare il lettore ad esplorare il mondo interiore dello scrittore stesso e dall’altro, lo scrittore deve accompagnare il lettore nel suo personale mondo interiore. Fra chi legge e chi scrive si instaura una profonda intimità che va esplorata con discrezione ed interesse. Lo slogan “nessuna onda viaggia da sola” vuole ricordare che non esiste “unità” che non sia spinta dal “tutto” e che allo stesso tempo di questo “tutto” faccia parte.

Dopo la prima domanda lunga, dal tuo blog leggo, che hai realizzato una raccolta di poesie, ti chiedo solo di definire, per te, cosa è Emozioni in luce ( la raccolta ndr ) ?

Emozioni in Luce  è stata la mia prima apparizione pubblica. Il mio primo timido tentativo di espormi, nel bene o nel male, al giudizio altrui.

Testo e immagine, le poesie si raccontano anche in questo modo, quali sono, nel tuo scrivere, le immagini che contano ? 

Indubbiamente  le immagini che sollecitano un viaggio introspettivo sono prevalentemente immagini della natura, del mare, ma anche di amore.

L’immagine può anche non essere esteticamente attinente alle parole, ma devo avere la capacità di evocare e rinforzare il messaggio della parola scritta, che sia un particolare o l’insieme.

In precipito, affronti la ” questione del vuoto “, un testo dove cadi nell’acqua, cosa, in questa poesia, ti ha spinto a crearla l’immagine del cadere nell’acqua ?

L’acqua è l’elemento fondamentale nella nostra vita. Il nostro corpo e il nostro pianeta sono prevalentemente formati dall’acqua; la nostra vita nasce e si sviluppa nell’acqua e senza di essa non vi sarebbe esistenza. E’ una sorta di tuffo la nostra incarnazione, quando da qualche dimensione a noi sconosciuta, ci ritroviamo nel grembo materno, immersi completamente in un mondo acquatico che crediamo resterà per sempre la nostra casa. La sensazione di vuoto è quel frangente nel quale si salta da uno stato familiare ad uno sconosciuto, esattamente come l’arrivare nel mondo.

Stiamo rilevando le ” feste natalizie “, in un momento in cui viviamo problemi di divario tra ricchi e poveri, nel Natale, di oggi, rispetto a quello di ieri, cosa ti piace e cosa non ti piace ? 

Del Natale, sia quello di ieri che quello di oggi, è l’essere bambini che mi piace. Un tempo ero io quella bambina, oggi lo è mio figlio, ma l’essenza resta la medesima. E’ un giorno di possibilità, di creazione, di realizzazione. E’ anche un momento di quiete, una sosta dopo un viaggio durato un anno o quasi. Il divario tra ricchi e poveri nel giorno di Natale è quello di tutti i giorni e non è quello del portafoglio. Conosco gente con le tasche vuote e il cuore pieno, così come gente con le tasche piene e il cuore vuoto e arido. Ecco, Natale amplifica ed enfatizza, l’Amore o la sua assenza.

Del Natale non mi piace l’uso e l’abuso commerciale che se ne fa.

Il blog chiede sempre sul cibo, è una domanda consueta. Come te la cavi come ” chef ” e cosa mangi a Natale ( sempre come tradizione ) ?

Amo tantissimo cucinare e sono molto brava. Cucino spesso per gli altri e mentre lo faccio mi ricarico e mi rigenero. Non seguo una tradizione in senso culinario, primo perché sono vegana e secondo perché mi piace cambiare e sperimentare nuove ricette.

link del blog https://roxanesoul.wordpress.com/

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CAMBIO GIORNO SPECIALE NATALE 2019

Scrittori e scritture

Paola Rambaldi – BRISA

BRISA è una storia nerissima, dove tutte le peggiori efferatezze arrivano all’improvviso.

È  ambientata, tra il settembre e il dicembre  del 1956, a   Gorino, un paesino alle foci del Po, dove non succede mai niente E ha per protagonista Brisa, una ventenne  abituata fin da bambina a fare i conti con un aspetto fisico imbarazzante – troppo pallida – troppo alta, con una treccia  nera troppo lunga e  due inquietanti occhi di colore troppo diverso che nasconde dietro un paio di occhiali scuri.

Ha un accenno di baffi e veste con vecchie palandrane che nascondono un bel fisico che tanto non vede nessuno.

Brisa vive con il padre e il fratello e sa  di non essere come tutte le altre.

Il soprannome Brisa (che nel nostro dialetto significa Non farlo) le viene perché ficca brisa in tutte le frasi.  È   la stria  del paese, una maledizione che la isola.

È la sensitiva che tutti cercano e temono. È quella che vede le disgrazie passando la sua lunga treccia sulle fotografie e che ama di nascosto Primino il figlio del Pompe funebri locale, senza essere riamata.

L’inizio è allegro: arriva il luna park per la festa patronale e un complesso suonerà i successi di quell’anno, si ballerà e si farà festa. Ma nella notte tra sabato e domenica, sparisce Lucianino il figlio della bella bottegaia del paese e la sua sparizione sfocia in tragedia.

I  personaggi son gente semplice, si chiamano per soprannome, sembrano innocui e  bonaccioni ma il marcio  nascosto dietro a sorrisi e atteggiamenti amichevoli, uscirà presto allo scoperto. Prepotente, violento e spaventoso. In un crescendo di malvagità, sulle note del primo album di Elvis Presley verranno fuori: pedofilia, vizi e violenze famigliari. Le forze dell’ordine,  rappresentate in due carabinieri   inetti, faranno ben poco e sarà Brisa  a risolvere  il caso rischiando in prima persona ma   riappropriandosi di tutto quello che la vita le ha tolto.

La vera e propria indagine comincerà solo dopo la parola FINE, quando il lettore avrà già la soluzione del caso.

Brisa ha anche ricevuto una lettera di complimenti di Pupi Avati che ha letto il libro ritrovandoci le atmosfere di molti suoi film.

Buona lettura e buone feste.                                                                                   

Paola Rambaldi

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CAMBIO GIORNO SPECIALE NATALE

Media, Scrittori e scritture

Roberta Canu intervista Giuseppe Di Summa

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UNA SENSAZIONE OTTICA DEL NATALE

Roberta Canu intervista Giuseppe Di Summa

Questionario per Giuseppe di Summa:

Intanto grazie per avermi contattata! Iniziamo con il questionario.

Domanda numero 1:  Che cosa significa per te scrivere?

Anni fa ero a Grottaferrata, vicino Roma, in piena estate, leggendo in una biblioteca, piccola, dei libri sulla storia del mio paese di origine. Era la prima volta che leggevo del mio paese nativo, soprattutto di uno storico locale di cognome Palumbo, prima avevo letto a scuola di Calvino, un po’ di libri suggeriti da qualche ragazza. Avevo letto per essere carino, per fare la corte, non per scrivere. E’ un pò come il vecchio muratore del quale scrive D’Annunzio, in Di me a me stesso, che citerò, se riesco a farlo anche in un’altra risposta, che porta al poeta un fiore, visto che era rimasto male del fatto che il fiore non vi era più. Quindi scrivere vuole dire per me consumare il tempo, con le parole in regalo degli autori, che mi portano le loro pagine, il loro testo, quando resto male per qualcosa. Ascoltare le parole per me “ vere “, sottolineo per me, che poi scrivo oggi nel blog, che non sono quelle del paese di origine, della scuola, che sono parole belle, che non ascolto, alla radio, in tv, quasi mai, vuole dire crearmi un mio mondo di lettore.. Dopo l’ascolto di una parola, scatta una lampadina accesa, scrivo se mi interessa, leggo D’Annunzio, oppure altri grandi maestri, mi ricordo che il genio è vicino alla natura.

Domanda numero 2: Lo sport quanto può aiutare uno scrittore a rapportarsi con il mondo odierno senza farlo sentire emarginato o poco socievole?

Lo sport non ti fa rimanere sicuro quello che ti credi tu, ha sempre progetti pronti, si aggiorna, vive il suo tempo. Non è facile scrivere dello sport, proponendo interventi motori, accelerazioni, non si sbaglia, ma sono calcoli difficili, si dovrebbe tornare alla calma, al piacere di passare il tempo e divertirsi, accontentarsi del segno di una presenza. Voglio citare il mio scrittore preferito Sheakespeare, che forse non entra nel discorso sportivo, seppure ” un buco cosmico ” è in agguato, quindi fuori dal proprio mondo, in questo caso, quello sportivo, possiamo trovare risposte, facendo pratica nella scrittura, cosa non facile, possiamo così creare della socialità, il poeta ricorda che dagli occhi delle donne deriva la sua dottrina, sono quelli, le accademie, le arti, sostiene che nutrono il mondo. Questo è per me il confronto tra sport e scrittura, entrambi sono connessi con le persone, non si può non essere socievoli con lo sport, dato che oggi, praticare una disciplina, è questione, sempre di più di forza mentale, per avere la quale è necessario un rapporto con la gente, seppure si deve selezionare il gruppo di persone che ti permette un allenamento tranquillo, non fa troppo ” rumore ” sulle tue performance, sa farti crescere. Accade che lo sport diventa ” impersonale”, che un atleta senza il suo insegnante, allenatore, non riesce più a vedere è privo di riferimenti, quindi non bastano solo le persone, per fare il record personale.

Domanda numero 3: Hai scritto ‘La filastrocca del minibasket’ un compito motorio, relazionale, terapeutico.

Quanto c’è di te in ciò che hai scritto e quanto i giovani possono vedere di se stessi?

Il testo un E- Book ha il tema che hai messo in evidenza,  è un testo piccolo, per essere tradotto in lingua straniera, è in corso la traduzione in inglese, dopo passerà in francese. E’ un testo che si propone di spiegare come organizzarsi per fare una lezione, un programma, un intervento, un progetto. Si deve avere sempre “ stima nei giovani “, proponendo loro, anche con un nome, come il mio non famoso, le risorse che riteniamo giuste, che vengono dal mondo della formazione dei tecnici.

Domanda numero 4: Secondo te i bambini oggi imparano ancora a memoria le filastrocche come le poesie oppure la tecnologia le ha soppiantate?

La poesia è bella, ripeterla da bambini a memoria, con l’uso della filastrocca è bellissimo. Il titolo la Filastrocca del Minibasket è stato scelto proprio per il fatto che un bambino, ripeteva sempre alla madre, la filastrocca del 10, in treno mentre andavo a Bologna, io ho colto l’idea, ho pensato che il bambino fosse ingegnoso, , visto che nello sport, soprattutto agonistico, si vive in modo diverso, rispetto alla scrittura, alla poesia, che spesso usiamo per dire che non stiamo bene, lui usava la filastrocca per imparare la matematica. Quindi con me sfondi una porta aperta. Nel discorso sulla cultura, sul benessere, vi sono problemi come la “ videodipendenza “, che si devono tenere d’occhio, spesso per sostituire il software, si fa una fatica impressionante, con Internet, ci sono i rischi e le sfide della comunicazione.

Domanda numero 5: Nei tuoi blog/siti ci metti proprio la faccia, nel senso che ti mostri per come sei realmente e metti anche delle foto tue. Complimenti, è davvero una bella cosa, a tal proposito volevo chiederti, hai mai pensato di aprire un blog a tema completamente Natalizio? Magari aprendolo con l’incipit del romanzo di Dickens, canto di Natale?

Lo so è una domanda un po’ bizzarra ma la vedo una cosa fantastica.

A me del Natale piace la sensazione ottica, ci metto la faccia dappertutto nel Blog, quindi mi fa piacere presentarmi, sapendo che in tanti fanno comunicazione, costruiscono pagine web. Il Natale come visione fantastica di un fantasma nel cuore della notte, è bello come tema, non tocca a me dirlo, Dickens apre con ” Marley era morto “, quindi non crede al fantasma, capirà sulla sua pelle, nella storia, che invece questo ” morto ” esiste, è venuto per fargli dire che la vita gli piace, un modo questo libro per non scordare, spesso dicono le ricordiamo noi gli scrittori le peripezie, le perle di saggezza dei nostri antenati, che magari ci chiamavano solo ” ragazzo “, ” scugnizzo ” ” bambino “. Oggi sono le segreterie, i press- agent, il management, che fissano gli impegni natalizi. Persino i bambini sono contesi per gli eventi natalizi, il momento di “ bontà “ merita attenzione, la pace, la solidarietà anche, seppure mi fermo alle interviste sul blog, non so se riuscirei a resistere a fare il Manager del Natale.

Domanda numero 6: Riallacciandoci alla domanda di prima, che ne pensi dello spettro del Natale passato che generalmente viene a trovare un po’ tutti noi mettendoci malinconia?

La luce che viene, che va via, quando sei abituato che sia sempre vicino a te, il buio che arriva, non fa effetto, quasi mai a Natale, dato che ci si sforza di creare un luogo caldo, illuminato, vivo, come una Chiesa, una Scuola.. Proprio tutte le luci del Natale, quando vanno via, ci portano ad essere di cattivo umore. Il passato, nella letteratura, nell’arte, va vissuto con la giusta attenzione. Il problema dei ricordi è difficile per me, visto che tutti i giorni di festa, non sono stati sempre felici, del Natale, mi piace comunque ricordare, pensando alle poesie di D’Annunzio, le irradiazioni più vive e una coppa di champagne.

Domanda numero 7:  Quali emozioni provi quando sai che un ragazzino magari sconosciuto ha vinto una menzione d’onore per una poesia o un racconto su temi che generalmente non tratta più nessuno?

Emozioni tante, anche se non è mio erede, visto che sono sconosciuto pure io, quindi lo apprezzo anche di più, come scrive sempre D’Annunzio, complimenti a chi con un linguaggio sa raccontare la sua vita.

Domanda numero 8:  La poesia per te può essere davvero catartica oppure è solo un qualcosa di talmente evanescente da non poter essere nemmeno additata come bella, pura, graziosa ecc?

Il linguaggio poetico è bello, puro, grazioso, poi quando si riferisce a qualcosa è chiaro che siamo in un’altra forma di lettura. Per me la poesia deve essere un testo che fa “ sognare “, che rimane nel segreto, nell’incognito.

Domanda numero 9: Secondo te la poesia è più maschile o femminile al giorno d’oggi? Pensi che le donne siano riuscite a farsi valere anche in ambito poetico oppure c’è ancora molta strada da fare?

Le donne devono coinvolgere tutti. Leggevo di popolazioni, che per questioni religiose, riunivano, nell’antichità gli uomini, per dirsi tutto quello che la donna non doveva sapere. Oggi, invece, le donne partecipano, per me dovrebbero essere Presidente del Consiglio, della Repubblica, sono già delle bravissime scrittrici, professoresse, poetesse. Come ricordano anche i dati statistici si laureano più donne che uomini.

Ultima domanda: ( 10) Negli ultimi anni, nello sport c’è stato del bullismo tra i giovanissimi, soprattutto razzismo nei confronti di ragazzi di colore ( calciatori e altri sportivi) scriveresti a questo riguardo una poesia sul tema citato per solidarietà nei confronti delle vittime che devono subire ogni giorno soprusi verbali?

Che tipo di allievo hanno oggi i docenti, gli istruttori sportivi, è importante. Non spetta a noi nel transito educativo dire la “ devianza “, che va accertata in modi professionali. Possiamo solo dire che sul territorio deve crescere solidarietà. La poesia te la scrivo qui, accetto la sfida, con poche parole direi ancora D’Annunzio,certe pagine sembrano cercare il confronto con i tappeti di Persia,quindi propongono una superficie piatta, questa è l’idea che mi viene in mente, sai entrare nel pensiero, in questi casi, non è facile, bisogna rispettare privacy e sensibilità, non sempre lo spazio della scrittura esiste. Conoscessi persone famose, tra cantanti, attori, che non conosco purtroppo, girerei la tua domanda loro, dovrebbero spiegare le qualità che ci vogliono, non solo dei prodotti commerciali, quelle vive anche tra gli esseri umani, cosa che fanno sempre, le star della tv, in modo anche carino, a volte anche “ bellissimo “, una ” chance ” da prendere con loro per essere a favore e non contro, guardandoli ed ascoltandoli, soprattutto nella musica e nel cinema.

Grazie per il tuo tempo Giuseppe, a presto e auguri per tutto.

Scrittori e scritture

Intervista a Malusa Kosgran

Le Storie di Malusa

Domande intervista per il blog CAMBIO GIORNO

Iniziamo la nostra intervista presentando Le Storie di Malusa. Seppure nell’abbreviazione del social, la scrittura la fa da padrone: di cosa si tratta, a cosa è dedicata la tua pagina, puoi anticiparci cosa ci leggeremo in futuro?

“Le Storie di Malusa” è la mia pagina FB: a differenza del mio profilo (@Malusa Kosgran) che aggiorno ormai pochissimo, la seguo con attenzione soprattutto per raccontare a chi mi segue cosa stia bollendo in pentola… e per fortuna c’è sempre qualcosa sul fuoco! Lavoro in campo editoriale da molti anni, nasco sceneggiatrice di fumetto e di graphic novel, e arrivo alla narrativa solo una decina di anni fa. Parallelamente, oltre alla scrittura, sono grafica e illustratrice. Nella pagina c’è poco passato, tanto presente e un po’ di futuro.

“In attesa degli altri trasmettiamo musica da ballo”: il tuo ultimo libro ha un titolo bellissimo, complimenti per averlo scelto! Spiegaci come ti è venuta l’idea e raccontaci se e quanta musica contiene questo romanzo…

Si tratta di un testo al quale ho lavorato per tantissimi anni, seppur a fasi alterne: la prima versione (di non so più quante) risale al 2010; nel frattempo ho portato avanti altri testi – racconti e il mio secondo romanzo “Neanche una parola d’amore” – più solidi. Nello specifico, questo manoscritto aveva un altro titolo che non mi convinceva e una struttura narrativa molto complessa che ha richiesto tantissimo impegno. E ricerche. Una di queste mi ha portato a scoprire l’aneddoto che gli ha dato il titolo. Cercando informazioni e dettagli sulla vita di Fausto Coppi (idolo di Antonino, il protagonista) ho letto della Milano-Sanremo del 1946: il Campionissimo prese una volata incredibile e tagliò il traguardo staccando gli altri corridori in gara di svariati minuti. La voce storica dello sport di allora, Nicolò Carosio, non sapendo cosa inventarsi per intrattenere i radioascoltatori disse: “In attesa degli altri concorrenti trasmettiamo musica da ballo”. Storia del ciclismo a parte, in tutte le mie storie c’è musica: su Spotify trovate le colonne sonore di questo e de “La prima donna” una riscrittura bella importante del mio primo romanzo di nuovo in libreria da pochissimi giorni.

Link Spotify: https://open.spotify.com/playlist/4gWtHsxEKzsYh1yT8cWfYp

In vista del Natale, ma non solo, qual è il genere letterario che consiglieresti, quello che più ti piace leggere, anche durante le feste? A quale autore ruberesti il titolo di un libro, di un capitolo… potendolo fare?

A me piace la fantascienza degli anni Cinquanta, la narrativa contemporanea americana, ma leggo anche libri d’inchiesta sulla “condizione” italiana, e poi distopico, apocalittico… amo le emozioni! Le vacanze di Natale potrebbero essere un buon momento per spararsi un (bellissimo) mattone di oltre 1000 pagine che però non bastano mai… “Il quinto giorno” di Frank Shatzing, davvero pazzesco.  Rispetto al “rubare”, posso arrivare a citare, come nel caso del titolo preso in prestito al buon Carosio, ma mi sforzo tantissimo per raccontare tematiche quanto più inedite possibili, ponendo il punto d’osservazione in un angolo fino ad allora cieco: se una cosa è stata già scritta, perché clonarla? Io scrivo quello che amerei leggere, non quello che ho già amato. Ovvio, le contaminazioni, a volte, sono inevitabili, ma arrivare ad avere il proprio stile, possibilmente unico, dovrebbe essere la sola ambizione di chiunque si professi un autore.

Il romanzo “La prima donna” di cosa tratta? Da quanto tempo è in libreria? Sappiamo che Gabriella prima era Gabriele, che vive i suoi tormenti: qual è l’immagine letteraria che hai usato per spiegare l’importanza di superare le apparenze?

La prima edizione de “La prima donna” è uscita quasi dieci anni fa. All’epoca ero una romanziera acerba e la casa editrice non aveva ancora il ricco catalogo di narrativa che offre oggi: non abbiamo avuto, credo, le capacità di dargli il giusto risalto. L’idea di ripubblicarlo – è in libreria dal 14 novembre – è stata dell’editore, Mauro Morellini: “se ti va di rimetterci su le mani, fai pure”, mi ha detto un annetto fa. E io l’ho preso in parola, prendendomi un tot di mesi prima di calendalizzare la nuova pubblicazione. Dal 2010 ad oggi ho pubblicato altri due romanzi e tanti racconti, mi sento un’autrice matura, sicuramente diversa da allora, per cui questa edizione è una vera e propria riscrittura, molto complicata da fare sul proprio lavoro, ma anche naturale. È stato come potare un albero alla fine della raccolta. Superare le apparenze è impossibile, non ci riesce nessuno. Soprattutto chi dice il contrario (“Il mio migliore amico è gay”, “Non sono razzista, MA” eccetera eccetera). Giudichiamo tutti e tutto con uno sguardo, siamo farciti di pregiudizi e grassi di moralismi: quello che possiamo fare è rendercene conto, esserne consapevoli e lottare, ogni giorno, nel tentativo semi-disperato di smussare i nostri angoli, almeno i più spigolosi, per non ferire gli altri.

                Sinossi

                Un conto alla rovescia verso il futuro e verso un inizio che comincia dalla fine di qualcos’altro, di             qualcun altro. Durante l’operazione che la consacra come la donna che, dentro di sé, sa di essere       sempre stata, Gabry fantastica con la stessa intensità di quando tutti la chiamavano Gabriele: un       bambino troppo timoroso e spaventato per capacitarsi della propria diversità e per accettare lo         spirito libero e anticonformista di Enrico, il suo migliore amico. Ambientato in più paesi del sud     Italia dagli anni Ottanta al 2010, “La prima donna” racconta difficoltà, asprezze e traguardi che                 toccano in sorte a chi decide di onorare la propria identità di genere.Imparare a perdonare e a               perdonarsi, riuscendo a cambiare il finale agli incubi che ci perseguitano non è impossibile, se          Wonder Woman ti prende per mano.

Parlaci un po’ ti te. Com’è scrivere in Puglia? Tra le tue esperienze, quali consideri la più fortunata e quale la più sfortunata?

Ho continuato i miei studi a Milano e mi ci sono fermata una ventina d’anni. Sono tornata in Puglia, a Bisceglie, da sei: credo di “appartenere” a entrambe le città, come tutto il mio albero genealogico. Si scrive sempre del posto in cui si vive, anche quando la storia è ambientata nel futuro, o è di fantasia. Due dei miei romanzi sono ambientati nelle mie città: Bisceglie e Milano. Che sono legate da un filo rosso come la striscia di plastica che si usa per abbellire gli imballaggi della frutta che da Bisceglie parte per Milano ogni giorno, da decenni. Il mio primo libro – un chick lit dal taglio ironico sulla soap opera (tuttora) più longeva della TV: Beautiful – mi ha fatto guadagnare un’ospitata a Matrix in compagnia di produttori e attori del cast. Credo che quello sia stato il momento più alto della mia carriera! Manco un centesimo, ma sai che emozione quando mia zia Maria (non avevo detto a nessun parente della messa in onda, lo sapevano solo i miei BBF) mi ha telefonato per dirmi che mi aveva vista in TV! Credo che quel libretto, “101 motivi per non smettere di guardare Beautiful”, per quanto leggero e scanzonato, abbia dato il calcio d’inizio alla fortuna, e quindi anche alla sfortuna… una implica l’altra, tipo yin e yang.

In conclusione, dato l’approssimarsi del Natale, su un ipotetico bigliettino d’auguri ai nostri lettori, che cosa ci scriveresti?

Perché ipotetico? Sono una grafica o una mitomane? Ve lo mando! 🙂

Grazie, Giuseppe!

Grazie

Giuseppe Di Summa

www.cambiogiorno.com

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CAMBIO GIORNO SPECIALE NATALE 2019

Scrittori e scritture

Vero Babbo Natale

Intervistiamo Domenico Marchetti di Vero Babbo Natale ( https://verobabbonatale.it/ )

Come fare per vedere l’emozione di un vero Babbo Natale ?

Ci sono diversi modi per vedere uno dei nostri Babbi Natale: la consegna regali a casa, oppure in loco, andando direttamente ad uno dei nostri eventi di Natale. Mettiamo a disposizione dei nostri clienti diverse opzioni: possono richiedere il Babbo Natale solo per la consegna dei regali, abbiamo la disponibilità di farlo arrivare sulla slitta, trainata da renne o da cani husky. I nostri professionisti si mettono a disposizione sia per le feste private, sia per gli eventi aziendali. Inoltre, come ti ho detto, organizziamo noi stessi molti eventi natalizi: quest’anno siamo a Viverone per il Natale sul lago, siamo ai parchi giochi di Gardaland e Leolandia, e poi ci trovate anche a l’Aquila, per l’evento organizzato dall’associazione “Mamme per l’Aquila”. In programma, comunque, abbiamo davvero tantissimi eventi. Si può dire che non ci riposiamo un attimo!

Come ti organizzi per la notte di Natale ?

La sera di Natale per noi fino a qualche anno fa era estremamente impegnativa per tutte le consegne che i nostri Babbo Natale effettuavano. Quest’anno saremo un pò più liberi, visto che ci siamo dedicati molto di più agli eventi aziendali di natale e meno alle consegne a domicilio

Quale è la cosa più incredibile sul Natale da raccontare ad un bambino ?

Secondo me, non ci sono cose “incredibili” da raccontare sul Natale; nel senso che un bambino deve essere libero di credere alla magia delle fiabe. I miti e le storie aiutano a sviluppare la fantasia e l’immaginazione dei bambini, che poi sono il fulcro della loro creatività. Noi adulti dovremmo renderci conto che nell’epoca in cui viviamo, dove nascono di continuo nuovi lavori e nuove figure professionali, la creatività è tutto. Se uccidiamo la fantasia dei bambini, cresceranno senza sogni; e senza sogni si finisce per vivere la vita come una routine. Io per mio figlio voglio altro, e credo tutti i genitori, in fondo. Quindi, ben vengano Babbo Natale e le renne!

Come crei la scenografia per il Natale, come ti prepari per gli incontri con i bambini, come entrare in contatto per organizzare un esibizione del vero Babbo Natale ?

Per organizzare una scenografia di Natale, valuto l’esigenze del committente, è chiaro che per me non esiste una scenografia standard. Prima cerco di capire lo scopo dell’evento, ad esempio se mi viene richiesta solo per arredare l’interno di un negozio, è diverso da quando mi viene richiesto di preparare un scenografia per un evento. In tutti i casi parlo con il committente e cerco di chiarire quali sono le sue aspettative, se ha richieste particolari, se preferisce determinati colori piuttosto che altri. Pensa che una volta, un’azienda mi chiese di preparare una casa di Babbo Natale, che doveva intonare il colore blu del marchio e ho fatto fare anche il costume per il Babbo Natale dello stesso blu! Trattare con i bambini è semplice, quasi tutti vogliono solamente toccare da vicino babbo natale e magari tirargli la barba. Molti dei nostri sosia hanno lavorato nel sociale e sanno trattare molto bene con i bambini. Se mi chiedi come fare per trovare i clienti, beh ti rispondo che sono più che altro loro a cercare me. Abbiamo molti canali promozionali che ci aiutano: dal blog, alla pagina FB a il canale su Instagram. Molti clienti che hanno lavorato con noi in passato ci ri-contattano anche negli anni successivi; ad esempio è stato così per molti degli eventi che facciamo quest’anno.

Dovessi leggere una letterina a Babbo Natale in televisione cosa direbbe ?

Credo che il nostro Babbo Natale punterebbe all’importanza di sognare in un mondo tanto difficile. Chiederebbe ai bambini di non smettere di credere nei loro sogni e di pensare un po’ anche a chi è meno fortunato di loro. Naturalmente, i nostri babbi affronterebbero il discorso con quella bonaria leggerezza che li caratterizza. Insomma niente di pesante o difficile. L’importante è che passi il concetto che il Natale deve essere la festa di tutti, fra la pace e l’inclusione.

https://verobabbonatale.it/

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CAMBIO GIORNO SPECIALE NATALE 2019

Scrittori e scritture

Intervista Antonia Flavio

Si legge di te, che sei amante della letteratura, che vivi da sempre a Cosenza, sono dei buoni argomenti con cui aprire un intervista, possiamo discutere qui di quello che hai conosciuto, come emozione, quando nel 2019, è Gennaio,  hai pubblicato il tuo libro, dal titolo ”  La Mia Vita I Miei Amori Racchiusi In Una Poesia”, casa editrice Virgilio. Come dire la tua con un libro, di poesie, oltre all’emozione, visto che ami da sempre la letteratura, cosa racchiude di te il libro ?

Il  libro “La Mia Vita I Miei Amori Racchiusi In Una Poesia”, è un libro di poesie autobiografico. Sono 44 poesie che rivivono tre importanti amori che hanno lasciato un segno tangibile nella mia vita. Il primo amore, (quello che non si scorda mai), un amore sbagliato,( idealizzato e non vissuto), e l’amore vero e sincero che purtroppo a volte per la poca comunicazione si rischia di perdere. Un libro dove sentimenti contrastanti tra loro come la rabbia, il risentimento e il dolce ricordo di quello ch’è stato ,si intrecciano tra le strofe di ogni poesia. Il lettore viene coinvolto e riesce ad immedesimarsi in ognuna di essa proprio per la loro veridicità. Quindi posso solo dire che di me ha tutto!

Segue subito a questo primo libro, siamo sempre nel 2019, è il mese di Giugno, sempre con la stessa casa editrice, il testo ” Echi del mare “. Non sei una sconosciuta ai lettori, visto che nel primo testo hai liberato il cuore, in queste 58 poesie. oltre ad andare dentro di te i tuoi amori, abbiamo come protagonista il mare. Quindi parlaci di questo libro e del suo argomento. 

“Echi Del Mare” è un libro fortemente voluto perché è stato scritto per una mia cara amica andata via precocemente. Lei amava il mare, l’estate, il caldo e quindi mi sono ispirata ai suoi racconti, alla sue passioni e soprattutto alla sua vera amicizia nello scrivere ogni singola poesia.  I temi toccati sono tanti, l’amicizia, l’amore, la natura, la mitologia,ma tutte con un unico filo conduttore ch’è il mare.  È stato un azzardo far uscire un secondo libro in meno di sei mesi dall’altro, ma ho rischiato felice del risultato ottenuto.

Nella presentazione del libro ” La mia vita “, sul sito dell’editore Virgilio, citi un verso di Pablo Neruda, per te massimo esponente di una poesia d’amore, quindi mi viene spontaneo chiederti che cosa è per te una poesia d’amore ?

Partiamo dal presupposto che, ogni poeta scrive poesie ispirandosi ad un proprio vissuto. La poesia è di suo uno stato d’animo, un emozione vissuta che viene espressa attraverso i versi. Quindi per me, la poesia d’amore non può che essere questo, un sentimento provato , vissuto ed espresso, un emozione rivissuta attraverso la scrittura. La penna scrive ciò che il cuore e l’anima gli detta!

La gente ti conosce, ti capisce, nelle varie interviste e presentazioni, cosa credi vero di te abbia colto il pubblico. Cosa di te stessa, invece, tu possa dare sempre al pubblico ?

La gente che mi conosce attraverso i miei scritti e le mie interviste, conosce l’essenza di Antonia cioè le emozioni provate e vissute, i suoi dolori e le sue gioie. Penso che ai lettori arrivi proprio questo, la veridicità e la genuinità di una poesia vera e sincera. È normale che nel quotidiano Antonia è ben altro, sono una moglie e una mamma che nonostante il suo da fare non trascura le proprie passioni, per me scrivere è proprio questo passione.

Progetti per il futuro lo chiedo sempre. Si aggiunge la domanda standard del blog che è : che rapporti hai con il cibo ?

I progetti sono tanti, continuare a scrivere poesie, ma andare anche oltre. Ho scritto delle filastrocche per bambini che vorrei tanto uscisse per Natale e poi anche se dovrò lavorarci tanto, mi piacerebbe pubblicare un romanzo ch’è già in bozza. Il mio rapporto con il cibo ad oggi è ottimo direi. Purtroppo durante l’adolescenza non è stato così, ho attraversato anche io il tunnel della bulimia e della anoressia superato con le mie sole forze, amavo troppo la vita per rinunciarci. Da questa esperienza di cui non amo parlare e soprattutto rivivere, ho iniziato a scrivere tanto, una sorta di diario che poi stupidamente ho bruciato.

Siamo a Natale come lo vivi nel tuo paese ?

Il Natale passato l’ho vissuto quasi appieno, perché sono entrata a far parte del coro della mia parrocchia e quindi tra i canti natalizi e mini concerti fatti nella parrocchia tra Natale e capodanno, diciamo che l’ho vissuto. E ovvio che quando si è ragazzi lo si vive totalmente, magari si partecipa al presepe vivente che fanno nel paese,o comunque si girano i vari mercatini di Natale o si passa la serata della Vigilia davanti al grande fuoco. Da ragazza l’ho fatto, oggi con una famiglia sono ovviamente più vincolata.

Dovresti scegliere un libro, un racconto, una frase, una canzone, sul Natale, per fare gli auguri, quale sceglieresti ?

Da quando ero ragazza ad oggi, nel periodo di Natale non posso che ascoltare “Last Christmas” dei Wham, cantata ovviamente dal mitico George Michael. Poi per gli auguri un biglietto classico con i classici auguri di Buon Natale e all’ occorrenza una bella poesia scritta da me.

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CAMBIO GIORNO SPECIALE NATALE 2019

Scrittori e scritture

Federica Costantini per Byoblu.

Eccola qui, la prima intervista di Federica Costantini per Byoblu

Ha scelto Angelo Mammetti con il suo libro “La Libertà è Oltre” che, senza mezzi termini, tra logica e fatti, ci mostra una versione completamente ribaltata della realtà e del modo di concepire noi stessi e la vita. Non bisogna necessariamente essere d’accordo ma, prima di scartare qualsiasi ipotesi che sia diversa dal pensiero comune, potremmo darci l’opportunità di ascoltare altro, fuori dal mainstream e da quello che ci dicono essere la “verità”. “Siamo addomesticati: de-strutturiamoci!”: questo è l’invito di Angelo. Perché essere liberi non significa fare quello che si vuole ma potersi fare domande, mettendo tutto in discussione verso audaci, nuovi, inesplorati sentieri del fare e soprattutto dell’essere.

La vera libertà – Angelo Mammetti

“Noi umani non siamo naturali e siamo inconsapevolmente addomesticati. È il nostro essere schiavi che credono di essere liberi a renderci dipendenti, impotenti e caduchi. Perché siamo così? Chi siamo? Cosa siamo veramente?”

Queste sono alcune delle domande su cui Angelo Mammetti, ricercatore indipendente e autore del libro “La Libertà è Oltre…: … dietro la Soglia che crediamo Nascosta” , si sofferma, non per proporre consigli o risposte, ma perché ognuno di noi possa intraprendere una ricerca individuale «Partendo dall’evidenza, da fatti concreti e riconosciuti e riconoscibili da tutti» – come egli stesso sostiene.

Federica Costantini su Byoblu intervista Angelo Mammetti sul processo per de-strutturare le proprie credenze che non sono altro che il frutto di questo addomesticamento. Quest’ultimo, una volta osservato ed eliminato, porta l’essere umano a ridefinire completamente se stesso e a porsi domande funzionali al raggiungimento della sua libertà.

Libertà che è “oltre” qualcosa o qualcuno che lo faccia per lui. https://www.byoblu.com/2019/12/06/la-vera-liberta-angelo-mammetti/