MA MAGICAL

LE PAROLE CHE CI DANNO CORAGGIO, QUELLE DEL CUORE, POSSONO SEMPRE APPARIRE.


Breve avviso.
Nel 1999 me ne stavo in casa a leggere, quando un suono ha iniziato a disturbare la mia lettura, come dovrebbero fare tutti anni dopo ho terminato quello che dovevo leggere, ho scritto un testo, su questa lettura, si potrebbe dire abbiamo fatto 30 ora facciamo 31, invece, le cose vanno di male in peggio, nel mondo dell’economia, spesso chi la sa lunga ti chiede di abbandonare percorsi di lettura, scrittura, che non possono essere “ continui “. Sul sapere cambiare ” metodo ” è importante la riflessione, qualche vecchia Signora della nostra famiglia, potrebbe lasciare una scrittura, che sino a quando non si completa, non sappiamo cosa significa. Accade spesso che per le parole della nonna, della mamma, siamo sempre pronti a replicarle, a fare il doppio, non come quelle dell’Avvocato, oppure della Guardia, che speriamo di pronunciare, sentirle pronunciare una sola volta, che non ritornino ancora.
Come si vede nei telefilm americani, tipo Terapia d’urto, con la famosa infermiera, la migliore mamma del mondo, è quella che sa proteggere dal temporale. Questo testo conclude il percorso di studio del libro di Fernando Saveter, A mia madre mia prima maestra, dove il famoso filosofo presenta il “ valore di educare “, è chiaro leggendo il testo che una educazione è accompagnata da un ideale di vita, da un progetto di società, per il filosofo l’etica, la morale, non è una riflessione che riguarda solo l’Università, tutti potremmo avere da rispondere ad andatevene da questo “ paese “ siete troppo onesti, nel nostro percorso di cittadini liberi pensatori, a confronto con “ benpensanti “ e “ malpensanti “. Risposto a questo, sappiamo dai filosofi che il popolo più politico che abbiamo avuto è quello dei romani, quindi nell’usare parole, raccolte nelle strade di Roma, ricordiamocelo, qui usiamo una delle citazioni preferite di Saveter : Octavio Paz – “albero di sangue, l’uomo sente, pensa, fiorisce e dà insoliti frutti: parole. S’intrecciano sensi e pensiero, tocchiamo le idee: sono corpi e sono numeri”. Questo concetto disturbava la lettura di Saveter, oggi ricordiamo, propria da quel testo che esistono i valori scientifici dei quali spesso sono custodi gli Avvocati, le Guardie, ma esistono anche i valori umani, tra cui verità e giustizia, dei quali sono custodi mamma e nonne, non solo si ricorda spesso che non tutti possiamo entrare nelle discussione della gente sapiente, di chi governa, anche per il suono, la musica, vi è una compatibilità artistica da raggiungere, si deve cogliere qualcosa che ci unisce dal punto di vista umano, psicologico, nell’ascoltare.


Spesso scrivere della “ madre “ vuole dire usare un “ modello autobiografico “, sapendo che nel 1868 in Little Women or, Meg, Jo, Beth, and Amy, si riflette sull’educazione, in modo innovativo, con l’autrice Louisa May Alcott, che ci spiega il motivo per cui in molte dicono “ io sono piccola “, seppure l’autrice, come ricorda Saveter sopra, ha saputo riflettere sull’etica, con la sua famosa espressione “Non si nasce santi; lo si diventa con molte tribolazioni e dolori “
il termine “ MA “ sta ad indicare “ mamma “. MAGICAL sta per magico, incantevole, meraviglioso, come anche appartenente alla magia, caratteristico della magia. Non siamo alla stregoneria nel testo, alle pratiche magiche. Siamo a spiegare il verso “ quando il sole sulla terra cadrà il nostro amore scomparirà “ Il .libro dei morti degli antichi egizi (che in origine era definito: “incantesimi che narrano l’uscita dell’Anima Verso la piena Luce del Giorno, è lo spunto di magia che prendiamo per il nostro verso.


La domanda è “ siete nati “ ?
Le madri hanno conosciuto i “ satelliti “, risultati e immagini per il primo satellite russo, sono orami cosa del passato, resta il nome Sputnik (in cirillico Спутник), primo satellite della storia lanciato in orbita il 4 Ottobre 1957, che tracciato da terra diede preziosi informazioni agli scienziati, la parola significa “ compagni di viaggio “.
Leningrado, cantava Billy Joel, quella canzone che il compagno di “ classe “, ha usato per ricordarti che “ è vecchia la storia ma a furia di sentirla è sparita dalla memoria “, quindi in molti hanno subito il “ trauma dell’assedio “, i tuoi compagni di classe ti avevano avvisato “ non sono molti che ricordano i momenti felici, in questo caso, il momento del trauma, arriva per molte popolazioni “. Quindi la Madre eroica (in russo: Мать-героиня ) è una onorificenza, che ci ricorda, come le madri che partorivano e crescevano dieci e più figli, erano premiate con agevolazioni sulla pensione, sulle bollette.
Noi agli operatori radio di tutto il mondo, a cui oggi i satelliti permettono di essere ascoltati, possiamo dire che “ quando il sole sulla terra cadrà il nostro amore scomparirà “, è identificativo, della posizione che prenderemo, quando il sole avrà tracciato quello che interessa noi, non saremo così neutrali, tanto che poi il viaggio sarà “ nel solo ricordo possibile, nel silente mare azzurro, la vita insegna molto, vedi le stelle lontane “.Il sole sarà capace di non farci pensare alle tante stelle, sapendo che spesso, il satellite, viene usato per dire che non si deve apprendere nulla, scrivere nulla, di “ assurdo e fantastico “. Abbiamo consentito il cosiddetto audio in due, non per apparire sullo schermo, farlo sentire allo spettatore, solo per risolvere questo problema della nostra scrittura, in modo che posteriormente l’ascoltatore possa farsi un idea.
Avviso il ricercatore, il lettore, che per scrivere mi sono servito di un progetto web, che ha creato il testo, poi salvato per il mondo degli studiosi, che meritano un premio. Spesso, come insegna la storia, non si lasciano scoraggiare dal “ soldi per voi non ve ne sono “, decidono lo stesso di fare nascere il testo, sapete lo insegna il libro El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, si può impazzire leggendo un libro, la mente spesso deve rimanere onesta negli studi, allo studente l’idea del sole, può sembrare, come quella del satellite, assurda, bizzarra.
Allora per godere dei volti, dei sorrisi, dei suoni, bisogna passeggiare nell’Eden, il nostro sommo poeta Dante Alighieri lo usa per rappresentare la possibilità di perdere la memoria del male commesso, il brutto di certe passeggiate, che il bello si scontra con il brutto, il male con il bene, non a tutti è concesso di “ vivere per il futuro”, avendo memoria del passato. Il vero antico, infatti, dice che nella fitta nebbia, torna un verso antico, potrei essere un semidotto, semi-filosofo vivo per il futuro, non è più formula moderna dicesti. La nostra educazione, come corpo, sta prima nella scuola, poi nell’università, che di certo non solo l’Eden.

Il problema che a “ scuola “ tutti vogliono scrivere bene, tutti vogliono dimostrare di essere scrittori, quindi di sapere scrivere, non tutti sanno che quando piace la sintesi, se una cosa si può dire con poche parole le cose vanno bene. Scrivere vuole anche dire prepararsi all’eclissi educativa, quel sole che doveva cadere è ora coperto, da cose da non credere, che non hanno senso, il testo breve si è arricchito troppo, non esiste un testo a cui credere. Sappiamo, dalla storia, ovviamente, che ai romani, grande popolo, è stato anche obbligato di assistere a prediche, per convertirsi alla religione cattolica. Seppure leggi della “ mamma “, ti avviso lettore, che chi scrive non è cattolico, quindi non entrare nell’argomento “ predica “.
A chi scrive piacciono poche parole, non mi piace scrivere, tutti sappiamo che la pagina bianca fa paura, l’importante è non copiare, essere originale, scrivere a modo nostro, essere per un racconto che abbiamo in mente, che con la grammatica cresce, sappiamo che le cose di ordine emotivo sono importanti, tipo non ti amo, non ho un lavoro, non so parlare, leggere e scrivere. Poi arriva l’ordine logico, dire le cose importanti, le considerazioni personali, private, vi è un ordine cronologico, poi vi è anche un ordine fantasioso, da rispettare, tipo vorrei essere Scienziato, Giudice, Professore Universitario.
Sapete molti apprezzano uno sforzo volontario, chi è motivato, pensa di riuscire con ottimismo, fa buona impressione.
Il tema, del maestro, non sempre merita il “ francobollo “, la punteggiatura, il lessico, fanno il maestro sicuramente, sapendo che vi sono differenze tra culture. Spesso mi prendo delle deroghe alle regole, proprio per sorridere del maestro zelante, un po’ come Alberto Sordi, in Tutti dentro, sorrideva dei giudici zelanti. Ho usato, con il film, che sa dare ritmo alla scrittura, un esempio, sapendo benissimo, che proprio il cinema insegna che le frasi non devono essere troppo lunghe, non bisogna dire nomi, usare parole, lo sappiamo tutti, solo sapere che l’assenza di stress, quasi per tutti è la morte, quindi la felicità del dire, dello scrivere, a volte merita di reagire con umorismo ai messaggi sbagliati, a lavori nelle nostre case poco seri, a rappresentazioni che cancellano le nostre intenzioni, chiudono la nostra attività.
Quindi scegli una meta, inizia a leggere, scordati di passare molto tempo davanti alla televisione, di essere molto critico, le frasi belle, i paroloni, non danno grande valore al testo, serve il contenuto, cerca quindi di essere molto breve, chiama il numero sul tuo schermo, è un modo pubblicitario di dire, spesso succede anche quando devi scrivere, tipo non superare le 100 parole, quindi ricorda che più compiamo un’azione, più è possibile che qualcosa che non va bene si intrometta, non serva.
Ricordarsi di dare valore alle fonti, di chi è l’originale, della nostra riflessione, stare attenti agli argomenti, ai verbi, quindi il maestro sicuramente saprà bocciare il mio testo, lo ha sempre fatto, come anche non ha mai gradito lo stile, vi avviso dunque nell’archiviare questo materiale che non è facile la via da comunicare al lettore, è da non credere, la sopravvivenza, la riproduzione, di sentimenti, di domande, sapendo che non devi sbagliare le informazioni da scegliere, non devi rifiutare di metterti al servizio del “ best- sellers “.

Ora iniziamo a leggere questo percorso, ricordandosi che chi si preoccupa della “ reputazione di una scuola “, fa benissimo, merita il riconoscimento, proprio per il fatto che le informazioni sulle persone, che spesso vengono chieste precise, nel rispetto della privacy, si possono raggiungere insieme, come a scuola, quindi quando queste informazioni non ci sono, basta subito scrivere, seguire indizi, vale la pena non scrivere.
Il titolo è : Cari lettori ecco il pensiero che diviene scritto, brano , sonetto, come sempre, ora tocca a te, il commento storico, letterario, sull’essere la migliore mamma del mondo, che ti protegge quando ti spaventi per il temporale, ti mette al riparo da considerazioni tipicamente astratte, per le quali, a dire il vero, ci vuole troppa intelligenza.


Ove si parla di MADRE RUSSIA ?
Delitto e castigo di Dostoevskij, parte quarta, capitolo secondo: «[…] Che volete? Le nostre vie nazionali sono lunghe. La cosiddetta “Madre Russia” è grande.

SEGUI I POST DEDICATI ALLA RUSSIA.

RICORDATI DI LEGGERE DUE LETTURE DEL 25 SETTEMBRE 2019

Le conclusioni :
Lettura :

Ora entriamo negli EROI DEL PENSIERO.
William James Durant ha avuto una madre franco-canadese, con un educazione molto pia, della quale ha poi iniziato a dubitare. Si è battuto per rendere la filosofia accessibile a tutti. Della sua lettura resta solo l’importanza dello studio dei filosofi, in questo mio testo, sapendo che l’autore ha scritto, con l’aiuto della compagna, 32 volumi, di storia della filosofia, in 50 anni.
Chi scrive ha usato l’aiuto del blog per scrivere.
La Russia, invece, è uno Stato che sale in cattedra, con questo scrittore , Anton Pavlovič Čechov drammaturgo e medico. Nel diploma notano che va benissimo nella scrittura. Quando iniziò a scrivere ricevette un no e decise di lasciare perdere. Fu avvicinato nel 1882, era l’Ottobre, dal direttore di una rivista umoristica di San Pietroburgo. Pubblicava ma era ignorato dalla critica. La fama letteraria arriva anche per lui, collabora con un quotidiano Tempo Nuovo, gli consigliano di non scrivere in fretta, anche se vi è l’urgenza dei soldi, visto che il lavoro deve essere maturo.Il lettore potrebbe dire dai spostiamo il russo da un altra parte, chi scrive questo articolo, risponde che possiamo chiamare in causa Timur Kibirov, un poeta definito underground, nato nel 1955, vive il pericolo di come una generazione s’impone nella mente, sappiamo spesso con un suono, soprattutto se è quella precedente, per molti i fantasmi del passato sono sacri. E’ lui che scrive di una strillona, ai margini della società, che grida come un isterica per la strada.Anton Čechov scrive della Morte di un impiegato, oggi potremmo dire non ha le abilità psico-fisiche per lavorare, oppure troppe note di demerito, scrisse circa 650 racconti pubblicati, non riconobbe tutti i racconti scritti nel periodo 1879-1882 e ne scelse solo 250.Molta scrittura non viene riconosciuta, dopo avere litigato con un generale il protagonista del racconto Morte di un impiegato, si coricò sul divano e morì, ci viene da chiedere cosa succede a questo uomo ?Quell’uomo si è burlato di un generale si voleva scusare di avere
fatto uno starnuto in suo presenza, si rifletta sul fatto che non sapeva comportarsi in pubblico, come l’isterica della strada, altro poeta, altra età, sempre russo.
“ Quando il sole sulla terra cadrà il nostro amore scomparirà “
Quando un mortale vede i sogni, arriva a vedere anche il cambiamento di essere andato a scuola, all’Università, del vedere un sole vero, oppure una copia, di come ci si presenta agli sconosciuti. Finisce in un campo la vecchia verità, nel sogno ci si potrebbe perdere troppo, si arriva all’incredibile, al non sapere rispondere, all’esame impossibile, alla pubblicazione impossibile. Questo scrittore e filosofo russo, che ha conosciuto l’arresto per partecipazione a una società segreta con scopi sovversivi, passa oltre, come tutti quelli che scrivono vuole unirsi a noi, i suoi lettori, il suo pubblico. Come scrive lui in Sogno di un uomo ridicolo, mi appare chiaro che sono un uomo, non uno zero, quindi comprendo le mie azioni, una soluzione pratica è importante quanto una teorica. Lui è uno scrittore, un grande scrittore, autore di Delitto e castigo, Le notti bianche, Il giocatore, un altro Professore di Giuseppe Di Summa, anche se lascia degli scritti sul ” cittadino “, critica Cavour, il mio idolo politico, riconoscendoli comunque dell ottime doti diplomatiche, ha scritto tanto anche i ” Fratelli Karamanzov “, ha descritto detenuti, come mogli e amanti, con grande brillantezza. Un uomo altolocato e liberale di idee, la psicologia come un’arma a doppio taglio, lo spirito positivo, che non ti rende noioso, arrivano proprio alla sua penna .Prendiamo un idea molto semplice da lui, proprio sul sogno, scritta per leggerezza, qui, rispettando la nobiltà dell’autore : ” Hai visto un sogno, un delirio, un allucinazione ? “Di Summa direbbe ” hai mai visto un pianto ? “, una contingenza, una occasione di scrivere dopo di lui, di una cosa triste e dolorosa, per usare una frase interessante : “La contingenza che fuori del quaderno della vostra materia non si scrive” Quindi ho trovato ” un cenno “, nella sua scrittura, per produrre una frase, una domanda, più verso un luogo comune, dovendo rispettare la materia creata da questo grande autore. Possiamo parlare, insegna Dostoevskij se un nostro fratello può spiegarsi, se non può lui, potremmo deciderci a stare in silenzio, poi quando arrivano i cenni, non solo nell’ascolto, anche nella scrittura, al segnale, si sceglie il momento adatto, per molti quello che sogno, è la cosa migliore da ascoltare in un pianto, per me, oltre al sogno vi sono le preghiere, come quelle dei nostri fratelli.
Si tratta di scegliere un altro personaggio importante, per gli scrittori, che mette in risalto il rapporto dell’impegno, nella scrittura, nella ricerca, con il mito. Nella mitologia Elena, conosciuta come Elena di Troia o Elena di Sparta, è l’icona dell’eterno “ femmineo “, quindi della femminilità. Spetterebbe a lei il titolo di personaggio della nostra storia, superare il problema del “ ma magical “, seppure l’espressione qui lo scrittore famoso l’ha creata, l’eterno femmineo., espressione del Faust di Goethe (das EwigWeibliche).
Quindi la nostra MA MAGICAL, finisce ovviamente, con Piccole Donne, non con Elena di Troia, che nell’Iliade è un personaggio tragico, bellissima obbligata ad essere la moglie di Paride. Quindi noi andiamo a conoscere chi ha lottato per il suo matrimonio, da fare in modo libero, che ha avuto lo stesso grande influenza culturale.
Chi scrive ha sempre voluto scrivere per sposare una donna americana, si ricordi Oscar Wilde, nella sua Salomè, il dialogo tra i soldati, il siriaco e quello di Cappadocia che discutono sulla bellezza della luna e sulla bellezza della principessa Salomè, che mette in evidenza come il matrimonio di un militare sia stato scritto.
Il nostro matrimonio, con la donna americana, lo possiamo studiare, leggere, in Piccole Donne. ( VEDI POST 25 SETTEMBRE 2019 )

Ecco partendo da linguaggio della mamma, della nonna, siamo arrivati a dire, non dire, per intervento delle guardie, di un avvocato, sapendo che spesso è con il linguaggio dei nostri cari che si arriva al matrimonio, spesso è un modo per dire che la creatività, di cantanti, attori, degli spazi tv, s’impoverisce, se non rimangono quelle belle parole, può accadere, che se uno spazio, un video, ha un budget troppo alto, al matrimonio, venga detto ” lei non sposerà una ragazza di questo paese” , un modo di dire che una vecchia Signora magari nostra parente, ha lasciato un percorso per farti scrivere tutto quello di cui sei proprietario, come scrittore, come creativo, nel comune ove sei nato, la nostra tradizione, lotta con quello che viene definito ” format “, sapendo che il filosofo, di queste cose se la ride, lui che da sempre sa se le nostre idee possono essere abilità, scrittura fluida, parole che si possono leggere.



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Valeria Arnaldi- Madonna L’icona del pop

Valeria Arnaldi

Madonna

L’icona del pop

Ultra Icon

Pp. 240 – 23,50 euro

16 agosto 2018 – Madonna compie 60 anni

Il look aggressivo e decisamente rock degli esordi. Il body di pizzo e la rapida – e profonda– svolta sexy, dall’abito bianco di Like a Virgin fino al reggiseno a cono firmato da Jean-Paul Gaultier. Lo stile Monroe ripensato in chiave audace, consapevole, ammiccante. L’immagine orientale, sofisticata, di Frozen. E ancora le citazioni punk, grunge, country, dance, nelle canzoni come nei look e nelle suggestioni dei video. Madonna ha attraversato i decenni, rimanendo la regina incontrastata di classifiche e passerelle mediatiche, grazie al suo trasformismo, o meglio alla sua capacità di anticipare e dettare mode. Non è solo questione di musica, né esclusivamente di immagine: a consacrarla è l’indiscutibile talento di sapersi fare testimone e vessillo del suo tempo, portando la sua personale energia. Era il 16 agosto del 1958 quando, a Bay City, in Michigan, nasceva Madonna Louise Veronica Ciccone, e appena ventisei anni dopo quella ragazza, figlia di un italo-americano e di una franco-canadese, dominava le classifiche con Like a Virgin, destinata a non lasciare mai più quel podio. In occasione del sessantesimo compleanno della regina del pop, per la prima volta, una vera e propria indagine sulle ragioni del suo successo, tra musica e stile, alla ricerca del segreto della sua eterna giovinezza. Perché in tante nel tempo hanno cercato di toglierle la corona – Beyoncé, Kylie Minogue, Rihanna, Shakira, Lady Gaga, Katy Perry – ma Madonna rimane il modello con cui confrontarsi. Il mito e l’icona.

Valeria Arnaldi

Laureata in Scienze Politiche, è giornalista professionista. Scrive su quotidiani e mensili italiani e stranieri. Tra i suoi libri più recenti, Chi è Banksy? E perché ha tanto successo?, Chi è Obey? E perché fa tanto discutere?, Gli amori di Frida Kahlo. Cura mostre di arte contemporanea in Italia e all’estero: ha collaborato con Commissione Europea, Unar-Presidenza del Consiglio, Regione Lazio, Provincia di Roma, Roma Capitale. Ha ideato e curato C’era una volta…, primo festival di Family Artentainment di Roma Capitale. Per Ultra ha pubblicato, tra gli altri, Audrey – Mito e icona, Hasta siempre! Mito e icona del Che, In grazia e bellezza – L’evoluzione della donna secondo Disney, Bomba sexy – Storia e mito della femminilità a cavallo del millennio.

Marika Campeti- Il segreto di vicolo delle belle

Il segreto di Vicolo delle Belle è il romanzo di esordio di Marika Campeti. Abbiamo chiesto all’autrice di parlarci del romanzo, partendo dal titolo. Esiste davvero Il Vicolo delle Belle?

Si, il vicolo delle Belle è una piccola stradina del centro storico di Terracina che ha un ruolo centrale nella trama del romanzo. Proprio in questo vicolo nel 1943 si intrecciano le vicende di due delle protagoniste del romanzo Nina e Rosa, ed è qui che nascerà il “Segreto” che verrà rivelato solo nel presente, restando sepolto per anni sotto la polvere del bombardamento del 4 settembre 1943. Le “leggende”su questo vicolo mi sono state narrate quando ero bambina dalle donne anziane del centro storico. Parliamo di oltre trent’anni fa, alcuni argomenti erano proibiti e le anziane si riferivano al vicolo alzando gli occhi al cielo e facendosi il segno della croce. Oltre ai pettegolezzi, ascoltavo rapita la storia del bombardamento di Terracina, quando le famiglie erano dovute fuggire nelle campagne per salvarsi, ed erano tornate trovando le loro case sotto cumuli di macerie. Proprio dalla tradizione orale di queste donne sono partita per la mia approfondita ricerca storica di un’epoca che non ho vissuto. Il romanzo è ambientato a Terracina e in Marocco, altro luogo a cui sono profondamente legata. La trama si dispiega in continui salti temporali dal passato al presente, e dal mondo occidentale a quello mediorientale. Sarah, Sofia, Nina e Rosa sono le quattro donne che vivono le loro storie in modo apparentemente distinto, storie che invece si intrecceranno in un unico nodo da sciogliere, con la rivelazione del segreto. Il romanzo tratta temi attuali e fondamentali, come la violenza di genere, il coraggio delle donne, la tolleranza, l’omosessualità, l’importanza dei veri valori. Con questo romanzo l’autrice ha avuto le sue grandi soddisfazioni. É stata invitata a parlarne in carcere dall’Unicef e di recente è stata inaugurata una panchina rossa con incisa una sua frase. Un grande successo per un romanzo di esordio. Trama: “Il segreto di vicolo delle Belle” ci guida in un viaggio nella medina di Tangeri dove Sarah, una ragazza in fuga dal passato, cerca di guarire le ferite dell’anima intrecciando una relazione con Hossam: un misterioso tessitore di tappeti che le farà vivere i preparativi del matrimonio berbero, travolgendola in una passione accecante. Ma la malattia di sua nonna Sofia richiamerà Sarah in Italia, e la metterà sulle tracce di un doloroso segreto celato trai vicoli antichi della città di Terracina. È proprio lì che andrà, per scoprire la verità sul passato della nonna, respirando il polveroso odore di un segreto impronunciabile. Il 4 settembre 1943 la città di Terracina veniva attaccata dal cielo: sotto i bombardamenti i destini di due donne si intrecceranno per sempre. È Nina a lasciare le tracce di un peccato inconfessabile: una donna nascosta tra le alte scale di vicolo delle belle, che tesse senza pietà il destino delle generazioni future. Una storia carica di tensione e colpi di scena, passioni clandestine, lussuriosi sospiri, amori impossibili, radici negate e prigioni invisibili. Riuscirà l’amore a perdonare tutto?

Joyce e Trieste

Uno scrittore ha bisogno di un posto tranquillo dove vivere bene, oggi molti pensano che la città sia un posto dove fare il supermercato con la moglie solamente, una città come quella triestina ha visto entrare in essa per insegnare inglese il famoso scrittore. Nel 2004 viene realizzata sul Ponterosso una statua dedicata allo scrittore, che ha fatto vivere a chi scrive le ” allucinazioni ” triestine, visto che ho cercato i dolci triestini resi da lui famosi presnitz, non ricordandomi mai come si chiamano. Si racconta di un amicizia tra Joyce ed Italo Svevo, si ricorda che cambiò ben otto abitazioni, nell’arco di 10 anni, quindi anche lui aveva, per soldi, come tutti, difficoltà a vivere bene. Cambiava professione spesso a Trieste, doveva resistere alle umiliazioni, visto che veniva da famiglia alto locata irlandese, qualcosa sarà successo con la sua famiglia, vi chiedete, per non vivere più bene, scegliere l’esilio in terra triestina, non aveva sposato la morale cattolica della sua famiglia, che gli lascia in eredità dal padre delle buone abilità nel canto, con le quali guadagnerà qualcosa, era un apprezzato tenore, poi non ebbe fortuna. Si sentiva dire in patria ” lei ha scatenato una rissa “, ed era vero, da ubriaco lo aveva fatto, un modo per dire che non viveva bene, Berlitz School, sembrava la soluzione migliore, convinto di andare a Zurigo, fu invece, con inganno dirottato a Trieste, dove diede lezioni anche al Conservatorio di Musica.

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Gente di Dublino – Joyce

Lo scrive Joyce, un operaio non può, per fare un esempio, la mossa di dire ad un mercante di vino, che la sua azienda agricola è chiusa, un caso ben spiegato, da Joyce, dove non si parla così, diciamo è un ” offesa “.Dubliners, raccoglie quindici racconti, è un esempio importante per l’autore, per le sue obiezioni sul linguaggio, nel racconto Two Gallants, la pubblicazione fu rifiutata era il 1905. Non è semplice, oggi come ieri, ad esempio, scrivere il linguaggio sonoro di un mercante di vino, le fonti che fanno parte di una scena ci entrano, si possono da sempre sceneggiare, quelle che non esistono non devono comparire. Al pubblico viene proposta, quasi imposta, una osservazione delle relazioni sociali, quella, ad esempio, di sopra come tra operaio e mercante si parla, che da sempre, vedi Marx, sono cose importanti da spiegare. Paralisi e fuga raccontate da Joyce, per te che non ci riesci. Soffermiamoci sul racconto ” Una madre “, una donna altezzosa, di un collegio esclusivo, che vuole questa educazione per le sue figlie, comportandosi come mercante, per il compenso, compromette la carriera della figlia nella musica. Si scrive in questo racconto di zelanti ammiratori, una madre compromette la figlia, facendo la figura della più piccola di lei, non facendocela più.

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Ulisse – Joyce

Joyce, presenta un modo di scrivere diverso da quello che ti ricorda un vecchio compagno di scuola, che ogni tanto rivedi, incontri nuovamente. Racconta, infatti, di quello che accade quando si sta senza ascoltare, in un passo del libro, quando una voce di vecchio grida, quando tutto diventa ” sagoma “, si sente rumore, sappiamo che uno scrittore non prende in giro mai nessuno, è molto umano, scrive anche di chi non ascolta. Scrive di un ascolto di una voce dolce che ti chiama evocando il mare. Lui come scrittore nel 1909 si reca a Dublino per fare due cose normali oggi per uno scrittore, aprire un cinema, fare pubblicità al suo Gente di Dublino. Spiega come si cammina cauti, verso la strada di Zia Sara, come invece si cammina orgogliosi, cercando di imitare qualcuno, come leggete, oggi noi sorridiamo di come la memoria, la mente, sia regolarità del movimento, del cammino, uso corretto della voce.

Ho scelto questa foto ” sexy “, facendo sapere che non sempre possiamo essere uguali a quella luce, ci vuole quell’appeal, quelle cose speciali, che si possono fare solo da ” giovanissimo “. Joyce, racconta da del marinaio con petto virile, cosa che ovviamente attira la curiosità anche oggi, le donne come scrive Joyce, se davvero amano il proprio uomo lo puliscono d’inchiostro, sui vestiti, sulle mani, non solo ne sanno fare l’immagine migliore.

Ulisse descrive la coscienza,  è la storia di una giornata, il 16 giugno 1904, la narrazione è un monologo interiore. Un uomo tradito dalla moglie con capacità di dire parole limitate. Come marito tradito, fonte Wikipedia, nello scriverlo ” accetta qualsiasi compromesso possa portargli qualche vantaggio (inclusa l’eventualità di vendere foto della moglie nuda) “

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Intervista Stefano Bonazzi

A BOCCA CHIUSA che storia racconta ?

L’editore lo ha definito come “la genesi di un serial killer”. Trovo che sia una definizione perfetta perché è proprio di questo che parla il libro. Un ragazzino si trova ad affrontare una difficile convivenza con un nonno-orco, durante una delle estati più afose, in un’anonima periferia del nord Italia. Il nonno è vittima di una malattia debilitante che lo ha costretto a trascorrere lunghi periodi bloccato a letto. Questo stato di inabilità e malessere sviluppa in lui un atteggiamento di estrema diffidenza verso il genere umano, atteggiamento che l’uomo cerca in tutti i modi di trasmettere al figlio. Ma a dieci anni è difficile contenere la fantasia e l’innocenza e il ragazzo si troverà spesso in situazioni difficili, indeciso se seguire le imposizioni del nonno o ribellarsi. Sarà proprio questa sfida tra nonno e nipote, in un crescendo di privazioni e imposizioni, a sfociare in un evento drammatico. Da quel punto in poi sarà tutto diverso e il libro prenderà una piega inaspettata.

Il genere che hai scelto è il noir, cosa ti piace di questo modo di raccontare le storie, racconti la genesi di un assassinio, vuoi essere con noi generoso, raccontarci della vita da solo da bambino del protagonista, del suo, come bambino, stare da solo senza giocare con gli altri ?

Il noir è un genere molto malleabile. Si può utilizzare per delineare drammi ad ampio respiro, con indagini poliziesche, intrighi internazionali e scene action, oppure si può semplicemente attingere dal suo bacino nero per tratteggiare situazioni molto più intime, domestiche e devianti.
Il noir è uno stato dell’anima, è un contesto, è il male contro il male minore, in qualsiasi declinazione, per questo l’ho scelto. Mi trovo molto a mio agio in questo genere, è come avere una tavolozza limitata di colori, ma ognuno di questi contiene numerose sfumature di se stesso e quindi si cerca di lavorare per sottrazione, esaltando solo il necessario, eliminando il superfluo.

Andiamo avanti, entriamo nel mondo del tuo lavoro, quello di grafico pubblicitario, come è trasportare i diritti del mondo commerciale, oggi, nello scrivere ?

Per quanto mi riguarda, sono due mondi completamente separati. Io scrivo per passione, non intendo farne un lavoro. Per questo non mi sono mai posto il problema di rendere le mie parole più fruibili o commerciali, mettere su carta gli incubi mi aiuta ad affrontarli a somatizzarli. Spesso da queste fobie scaturisce una struttura narrativa simile a un romanzo, ma non è sempre scontato. Ho un sacco di scritti che si sono fermati a semplici abbozzi, magari un giorno saranno tutti romanzi, ma per ora non è la mia priorità.

In un altro libro, l’Abbadonatrice, racconti dell’amica di un fotografo che si è tolta la vita, dove ti immergi nei problemi degli adolescenti di oggi, spiegaci come in questo libro, nella sua lettura, possiamo porre la nostra attenzione sul disagio dei protagonisti ?

Ognuno dei tre protagonisti di questo libro è la personificazione di una paura. Sofia incarna, appunto, la paura dell’abbandono, Davide rappresenta il timore della mancata accettazione, in primis di se stesso ma anche da parte della sua famiglia/società, mentre Oscar rappresenta il terrore di non essere all’altezza delle aspettative del padre e sfoga tutto il suo malessere in una serrata competizione artistica. Ho concepito questi tre personaggi come dei puzzle a cui mancavano dei tasselli indispensabili e di cui sono costantemente alla ricerca. Alla base di tutti gli eventi e delle decisioni che prenderanno durante tutto il loro percorso di formazione resta un grande senso di insicurezza e solitudine.

Hai presentato le tue immagini anche all’estero, come sei stato accolto, cosa ti piace fare vedere del nostro paese all’estero ?

Sono sempre stato accolto con grande entusiasmo e positività nonostante le immagini che realizzo rappresentino tutt’altro. In Italia si avverte ancora un certo senso di “chiusura” verso l’immagine digitale. Le elaborazioni fotografiche spesso vengono considerate un passatempo da nerd e difficilmente trovano sbocchi espositivi nelle gallerie italiane, a Londra, Parigi, ma anche in India e in Cina, c’è molta più preparazione e apertura sotto questo aspetto. Per questo motivo, paradossalmente, sono più conosciuto all’estero che in patria.

Un insegnamento che hai fatto tuo nello scrivere una storia che non abbandoni mai ?

Essere sincero, prima di tutto con la pagina, poi con il lettore. Sempre. Il lettore è una persona senziente con grande capacità di analisi e giudizio critico. Se non sei onesto in quello che racconti, lo percepisce all’istante e quel senso di diffidenza poi lo accompagnerà fino all’ultima pagina.

Cambio Giorno chiede sempre ai suoi ospiti di descrivere che rapporto hanno con il cibo. Cosa ti piace mangiare ?

Mi piacciono i piatti semplici che attingono dagli ingredienti e dalla nostra tradizione culinaria. Sono sempre curioso verso le contaminazioni e le ricette di ogni paese, mi piace sperimentare con sapori e accostamenti, anche i più improbabili, ma le verdure dell’orto hanno sempre la precedenza.

Progetti per il futuro ?

Ho ancora molte storie e molti incubi da cui poter attingere. Il quotidiano è una fonte di spunti inesauribile. Alcuni prenderanno la forma di immagini, altri si tradurranno in parola. Adoro anche i racconti brevi e quest’anno ne pubblicherò parecchi su varie testate e antologie, giusto oggi ne è uscito uno qui: http://www.spazinclusi.org/racconti/contemporaneo/gia-il-secondo-giorno/. Mi piacciono le storie minimali, con pochi elementi ma capaci di suscitare domande scomode e forti contrasti nel lettore, perché alla fine è quello che cerco anch’io.

Elisabetta Cassone

Mi presento: sono Elisabetta Cassone, una scrittrice e poetessa in erba. Mi piace definirmi una persona creativa ma al contempo pragmatica. Sono una vorace lettrice e una strenua appassionata di letteratura e lingue straniere.

Il mio percorso da autrice è iniziato dall’adolescenza e prosegue tuttora. Ho ricevuto diversi riconoscimenti letterari ma sento che la mia strada sta per avviarsi. Ho appena finito la bozza di un romanzo fantasy che spero vedrà presto la sua luce.

Le mie poesie si ispirano a diversi accadimenti, metafore e sentimenti o emozioni del momento. Alle volte nei miei componimenti mi astraggo trasfigurando la mia identità.

Faccio degli esempi.

La seguente poesia è molto concreta, spontanea e scritta in un momento meno recente:

SFUGGENTE

Ti imponi
col tocco furtivo
di un’alba silente
col manto irriverente
di un solleone
con la beffa di un tramonto
che trafigge il dì
liquefacendo i sogni.

Sei sfuggente
come l’onda del mare
che deride il lido
seducendolo, abbandonandolo,
recalcitrando, amandolo appena.

Questa poesia contiene molti riferimenti paesaggistici e molte metafore collegate al tema dell’amore sfuggente.

Per contro c’è una poesia più recente in cui lo stesso concetto dell’amore diventa più astratto e generale, come nel seguente componimento:

AMORE

Il senno
s’invola,
s’insedia
un morbo,
deflagra
una rivoluzione
di sensi
che non s’acquieta…
Si rinasce,
si sogna
o ci si logora un po’…

Il lettore può dedurre da queste due poesie anche la trasversalità della mia scrittura.

Spero di crescere in questo mio percorso e di raggiungere traiettorie più decise e che convincano editori ma soprattutto lettori disincantati e distaccati dal genere letterario della poesia.

Elisabetta Cassone

Intervista a Davide Bottiglieri

Davide Bottiglieri

Scrittore, poeta, responsabile rubrica Web Magazine L’Espressione

Prove per un requiem, è il tuo libro, parlaci di qualcosa di ” forte ” che hai raccontato, che possa rendere l’idea e appassionare, soprattutto in merito al tuo stile di scrittore ?

Prove per un requiem è il sequel di Omicidi in si minore, un thriller che si differenzia enormemente dal primo capitolo che vede protagonista l’ispettore Ljudevit Alecsandri. Il mio stile ha subito una fisiologica evoluzione dalla pubblicazione del primo volume e questo i lettori possono percepirlo subito. Al di là dei tecnicismi, una delle differenze cruciali risiede proprio nel protagonista, analizzato attraverso un filtro diverso: se in Omicidi in si minore si vede un Ljudevit Alecsandri in piena crisi esistenziale, in rotta con i dogmi cristiani e con lo stesso Dio al quale si aggrappava nei momenti di difficoltà, in Prove per un requiem è presente un ispettore cinico, risoluto, a tratti crudele, completamente distante da quel Ljudevit visto nel primo capitolo. La metamorfosi è iniziata già in Omicidi in si minore in cui il lettore vede il bianco sempre più contaminato dal nero. In questo ultimo volume, una settecentesca Vienna fa da cornice ad un uomo difficilmente riconoscibile. L’allontanamento dalla fede è un tema forte, trattato in modo altrettanto duro. Ma che sia il lettore a trarre le sue conclusioni. Io, da scrittore, fornisco solo le domande.

Scegli, di omicidi in si minore, un altro testo,che ha un atmosfera gotica, quello che non puoi nascondere al pubblico, che vuoi sia notato ?

Di Omicidi in si minore vorrei venisse notato l’importante mole di studio alle spalle della stesura del libro (uno studio che si è solo intensificato per la realizzazione del sequel). È ambientato nel vecchio Regno di Ungheria, nel 1780, motivo per cui ho dovuto fare ricerche in tante direzioni, dalla storia, alla toponomastica, alla geografia del luogo, alla chimica. Vorrei venisse notata la complessità della trama e la trattazione di tutti i personaggi: nessuno è stato lasciato piatto, a tutti è stato dato spessore.

Un autore, il suo rapporto con il testo, il suo essere innovativo, come la vedi, cosa è al tuo fianco, nella ricerca, dal punto di vista espressivo ?

Uno scrittore deve sempre cercare di evolvere il suo stile di scrittura ed evitare fasi di ristagno. L’evoluzione è fondamentale per la qualità del testo e la si ottiene solo attraverso lo studio. Per studio non intendo (solo) quello accademico, ma la ricerca di tanti stimoli, di essere multidisciplinari. Si apprende ovunque: dai libri di grandi autori ai romanzi di scrittori meno noti, dal cinema alla televisione, dalla pittura alla musica.  Se si sa osservare con occhio critico tutto ciò che ci circonda, senza levare spazio all’intrattenimento, allora si può vedere una lezione in tutto e godersi tutte le forme d’arte che ci vengono messe a disposizione.

Il Natale, non è forse di moda come prima, visto che ci siamo quale trama di film ricordi con piacere, sulle feste, quale è la colonna sonora migliore ?

Il Natale non deve essere una moda. Se regredisce in tale status, come tutte le mode ha tempo limitato. Questa è la grande sconfitta di questa festività.
Io adoro il Natale. Ad esso sono legati tantissimi ricordi, spesso collegati a film o canzoni tipiche. Sono un tradizionalista, motivo per cui continuo a vedere tutti e due i film di Mamma ho perso l’aereo, coperta addosso e dolce compagnia al mio fianco!

Come colonna sonora suggerisco il CD di Michael Bublè Christmas Deluxe Special Ediction o, in alternativa, il CD di Natale realizzato dalla serie televisiva Glee!

Cosa è per te la festa in genere ?

Festa è uno stato d’animo. Si può essere in un luogo affollato e festeggiare tra la gente mentre si muore dentro oppure stare soli e cantare e ballare, spumante alla mano. In particolare la festa del Natale, indipendentemente da discorsi religiosi, andrebbe vissuta ricordandone la spontaneità, scevra da influenze consumistiche o altro. Bisognerebbe guardare di nuovo le cose con gli occhi di un bambino. Abbiamo perso il dono della meraviglia e questo rende tutto più grigio, anche una festa che colora un intero mondo.

Progetti per il futuro ?

I progetti sono numerosi. Continuerò a presentare i miei due libri in giro per lo stivale. Ho in programma una presentazione a Napoli e diverse in Puglia. A metà gennaio ci sarà una rassegna di libri a Salerno in cui sarò presente in veste di co-organizzatore di un contest legato ai booktrailer. La primavera del 2020 vedrà l’uscita della graphic novel legata a Omicidi in si minore, a cura del fumettista Salvatore Parola. Di lì inizierà un nuovo tour di presentazioni.

Intanto mi sto occupando della stesura di un nuovo libro, ma che non sarà collegato ai primi due. È un lavoro del tutto diverso, legato più alla mia Salerno. Prevedo di pubblicarlo prima dell’arrivo dell’autunno.