Recensione ” L’ordine di Liliana Marchesi “.

Scrittori e scritture

Apre il libro di Liliana Marchesi Syria, con la sua storia, dobbiamo immergerci come lettori nella ricerca di “ cose bellissime “ , che si toccano con la vista, con la mente, mentre si girano le pagine. Leggendo l’Ordine potremmo chiederci come è il corpo di Greg, che nei ricordi di Syria è bello, come il posto dei loro incontri. Nelle dichiarazioni di questi due personaggi, scopriamo i motivi dell’ordine, negli argomenti del loro stare insieme ci appare, anni dopo la nostra Syria rivive attimi felici, di queste ore, seppure la loro felicità, si confronta con la vita dell’Ordine, che ha cambiato le regole e costruito Istituti in cui i bambini vengono condotti e cresciuti dal loro primo giorno di vita, lottando come Syria e come Greg per lasciare il nido. Nella trama del libro, assume molto peso, essere cresciuti fuori oppure dentro l’Ordine.

Qui la prima domanda a Liliana Marchesi che è ” Come si vive nell’ordine ? “

In realtà la risposta è semplicissima. Nell’Ordine non si vive, si sopravvive, ci risponde.

Domande, visi, sui quali cercare risposte sono per Gregory parole, quelle giuste, che permettono ancora di dire, di parlare, lui vuole sapere la sua origine, come è nato nell’Ordine, come ci è arrivato, come ha perso padre e madre. Si conosce la violenza, gli schiaffi dell’Ordine, che ci fanno riflettere sul termine “ deciso “, per comprendere che chi comanda è l’Ordine, è sempre pronto ad agire, ha energia, ad esempio il Lupo è deciso a tutto, braccio dell’Ordine. Un confronto, tra le cose bellissime, che si cercano, con quello che l’Ordine considera educazione, la cultura di due genitori, cerchiamo un po’ di sentimento, soprattutto fuori dall’Ordine, in queste storie. Da dove passa nel libro chi vuole la libertà ? E’ la vita dei villaggi che conosce , chi ha paura di soffrire di paura, muore di paura si dice, seppure l’Ordine blocca, fa paura, non solo, si rimane solo, i pensieri, anche nei testi, divengono confusi, dopo che l’Istituto, ha tolto il permesso di leggere, la capacità di lettura viene meno, la paura è passata anche per le lettere, per quelle parole giuste, che cercava il nostro Gregory.

A Liliana, gentilissima nell’accogliere le nostre domande, chiediamo : ” Come sono le parole con le quali l’Ordine da i comandi ” ?

Ci risponde che i comandi arrivano ” attraverso la litania che ogni mattina i ragazzi ripetono. Parole che affondano le radici nell’animo, sostituendo pensieri di libertà con obblighi “.

Cerchiamo di spingerci in due riflessioni da lettore, come si conosce il “ metodo “ dell’Ordine e come l’autrice sappia raccontare una buona storia. Non è facile spingersi ed introdurre parti del testo che si devono conoscere direttamente con l’esperienza di lettura, a “ noi ci basta “ superare l’ovvio che è “ andatevene dall’Ordine “ se non vi piace, come leggerete non è facile. Dopo che avrai letto il libro anche tu saprai perché, qui la costruzione della storia è importante, l’autrice ci introduce alla sua idea di racconto, dove ci si racconta, si parla di questioni private, di sentimenti, dove “ andarsene “ è difficile per il lavoro delle Guardie, che l’Ordine ha messo al confine. Si legge di come cresce, rimanendo nell’Ordine la solidarietà, s’iniziano ad intravedere poi a conoscere, personaggi timidi, paurosi, come personaggi più solidi, nel racconto. Si tratta di sopravvivere, di trovare un modo potente per sconfiggere la realtà che si vive nell’Ordine, è divertente leggere di molti “ battibecchi “, di come si definisce, in modo divertente, chi si è perso, allontanandosi nella direzione sbagliata, anche noi non vogliamo allungare troppo la strada della nostra recensione. L’Ordine invece non si muove che con il treno, in modo organizzato, si muove con gli aerei, è chiaro che spesso l’Ordine usa mezzi per non dare accesso in degli spazi, da dei nomi alle zone, vedi la Zona C, sembra portarti sempre in uno spazio chiuso, appena hai troppi pensieri sugli amici, i sentimenti, è come se avesse rapito tuo figlio, meglio lo avesse sottoposto ad un trattamento curativo, una dolorosa cura, che quasi tutti vogliono sconfiggere. Non solo l’Ordine, vuole evitare il contatto umano, parlare con i video, i numeri, aprire gli occhi su chi è nell’Ordine un “ pezzo grosso “, un Capo, un Governatore, anche se chi è non è nell’Ordine un ” alleato “fa una contestazione, anche giovanile, più che dire “ Governatore “, vuole dire “ Bastardo “, chi è con un piede fuori l’Ordine, tra i protagonisti, non vuole dire città, vuole dire questo “ cazzo di città “. Si tratta di creare “ delegittimazione dell’Ordine”, al quale si prepara, dall’interno una vera guerra, una battaglia, per cambiare quello che sta succedendo.

A Liliana, ringraziandola, chiediamo ” Come si combatte l’Ordine ” ?

Accettando il caos che abbiamo dentro. Perché non esiste una regola, ma solo il buonsenso di dare ascolto ai sentimenti, coltivandoli affinché sboccino in qualcosa di positivo.

BUONA LETTURA

Un modo di riflettere anche sulle origini, la nostra nascita, spesso molti sono legati alle tradizioni, al mondo contadino, le hanno vissute le tradizioni, sono diventate un ” paesano “, diverso è se dopo che si è nati si viene messi nell’ Ordine.

Recensione : Cuore e Mente

Scrittori e scritture

Giuseppe Di Summa presenta il libro di Alessia Di Palma ” Cuore e Mente “.

Un libro che contiene la storia di Valentina, che mastica momenti amari, osserva il suo ruolo in famiglia con fatica . Scorrendo le pagine, inizia a passare il tempo, con quello che possiamo considerare un suo innamorato, un musicista americano, da lei attratto, che fa di nome Zack, Nel posto dove lei lavora, un ristorante, transita gente non spesso tranquilla, che da colore al suo divertimento, anche con parole non molto gentili, invece, Zack, il ragazzo, l’americano, ha in se qualcosa di molto affascinante, le offre posti tranquilli, una passeggiata in scooter per Capri, inizia ad entrare nei suoi pensieri. Approfondiamo degli episodi, nella ottima narrazione dell’autrice, tra Zack e Valentina, ad esempio i giorni che lei passa al ristorante, dove Zack inizia ad essere presente si sforza di raggiungere, sollecitare Valentina. L’autrice ci è d’aiuto anche con qualche pensiero, della nostra protagonista, sul suo essere donna libera, sul suo essere triste e sfortunata, anche in confusione, che arriva con fatica a momenti di confidenza. Quelle di Valentina, non sono solo fantasie, lei lotta, con la sua mente, per non fare cose stupide, in suo aiuto viene l’amica Caterina, che aiuta la nostra protagonista a capire cosa desidera, ammonisce Zack, su come comportarsi, su quello da chiedere alla giovane ragazza. Valentina, dopo l’incontro con Zack, che non è solo l’ascolto di una canzone, la passeggiata in Vespa, è anche la voce del cuore, si presenta, con momenti intensi, ben descritti da Alessia Di Palma, che ci guida anche nel dialogo interiore di un amore, in diversi episodi tra i due giovani. Alessia Di Palma con Valentina fa un ottimo lavoro, la anima con la musica, le dona delle espressioni, la porta a distrarsi con note, fa entrare nella sua vita Gabriele, dopo Zack, non è l’unico incontro, visto che vive anche quello con il pianoforte della sua casa. La testa tra le nuvole, mostrarsi come fidanzata di Gabriele, anche se non tutti la vedono tale, le fa personalizzare, il suo mondo. Leggendola ci s’inizia chiedere cosa sia per lei la musica, che sarà motivo del suo nuovo incontro con Zack. La fortuna sembra nel finale accompagnare la protagonista, si legge del suo grande cambiamento, una storia in cui l’autrice pone in evidenza, come cuore e mente, per stare in equilibrio devono lavorare in simbiosi.

Giuseppe Di Summa

Alessia Di Palma descrive i suoi personaggi.

I personaggi di Valentina e Caterina sono due facce della stessa medaglia, insieme si compensano, anche se sembra che Caterina sia un po’ la spalla forte che sostiene Valentina. Zack è un ragazzo diverso dagli altri a quell’epoca, che non ambisce a crearsi una famiglia e fare un lavoro per mantenerla; lui vuole vivere di musica ed è tutto ciò che Valentina ha sempre sognato, ma ha avuto paura di essere: musica e libertà. Gabriele, invece, compensa i veri sogni di Valentina, ovvero una stabilità in cui la musica fa da sottofondo a rallegrare la sua vita. La parte che ho sentito più mia, quando ho scritto “Cuore e Mente”, è stata senza dubbio il prologo, in cui mi sono cimentata ricordando la distruzione interiore provata alla morte della mia cara nonna. E anche il pezzo del capitolo 7 in cui Valentina riesce finalmente a superare la sua più grande paura: è la stessa cosa che provo io quando devo parlare in pubblico, ogni volta che presento i miei libri. Si avverte una vittoria interiore che all’esterno non si nota, perché sono fuochi d’artificio visibili solo all’animo di chi sta provando quei sentimenti.

Alessia Di Palma

Intervista a Silvia Lisena.

Scrittori e scritture

Quali sono i tuoi canoni di scrittura, se vuoi farlo, puoi rendere nota una dedica, su un tuo libro, su altri che hai comprato, che ti ha fatto molto piacere ?

Il mio libro è dedicato, in modo generico, a tutti coloro che sono “alla ricerca”, che ne è un po’ la parola chiave. Siamo tutti sempre alla ricerca di qualcosa e sapere che da qualche parte nel mondo c’è qualcun altro che condivide tale percorso è ciò che salva,

Il titolo ” Lacerti di anima “, come è nato, se la tua poesia, il tuo scrivere, è un esilio, oppure fa uscire fuori, nonostante la sofferenza, la condivisione dell’importanza del presente quando scrivi, non solo quali sono le tue riserve giovanili, sullo ieri, su cosa non riesci a tacere, cosa ti colpisce di quello che viviamo oggi ?

La mia poesia è uno strumento per uscire fuori: dare voce alla sofferenza è una catarsi per ricominciare a vivere. L’ambiente circostante ci colpisce e a volte ci cambia, e la scrittura ha il compito di indagare tale impatto. “Lacerti di anima” perché sono esperienze che hanno caratterizzato il mio percorso esistenziale.


Finire, portare a termine, soddisfare la propria realtà, nei versi, nella poesia, vuole dire a volte svalutare una parte di essa, anche non viverne una parte, cosa è nella tua scrittura di reale, che credi di non potere eliminare, anche in parte, cosa invece di fantastico ti piace appaia ?

Nella scrittura di quest’opera tutto, o quasi, è reale. Non credo sia una svalutazione della mia realtà ma esattamente il contrario.


Personalità e capacità creativa, sono nella vita dello scrittore, per te quali sono i pericoli, gli errori, in cui una persona, anche al debutto, deve stare attenta, per non fare cadere, fare morire la sua vena creativa ?

 Essere se stessa, ecco la cosa più importante: non conta avere subito successo ma trasmettere emozioni.


Parlarci del percorso di presentazione del tuo libro.

 Lo scorso 15 maggio l’ho presentato dal vivo nel mio paese, dopo varie presentazioni online. E’ stata un’emozione incredibile anche perché c’erano parenti, amici e colleghi: è stato un po’ come essere nel salotto di casa.


Cosa ne pensi dei social oggi, della loro voce, che unisce tutti noi, la consideri una comodità, una connessione che aiuta una specie di lavoro, oppure hai altre idee ?

I social sono dei buoni veicoli di comunicazione e di divulgazione di contenuti se si sa come utilizzarli. Non bisogna demonizzarli se la colpa è dell’imprudenza umana.

Progetti per il futuro….

Un romanzo su un tema abbastanza tosto che solleverà non poche riflessioni.

L’afflato poetico-dialettale di Margherita Neri- Novi

Scrittori e scritture

Margherita Neri – Novi, con noi per la rubrica Scrittori e Scritture, la ospitiamo con una recensione redatta da una  “cultrice” della lingua siciliana e, nella fattispecie, di  poesie  in vernacolo, che tratta della sua ultima opera letteraria: ” Terra Niura” . Per quello che riguarda la scrittura, ci spiega il suo rapporto con essa, nasce in maniera spontanea  e di getto, senza particolare metodo di rima, metrica e altro, qualche volta, anche   da sensazioni  e/o emozioni che scaturiscono  semplicemente dall’osservare luoghi, eventi  e quant’altro risveglia in me il desiderio di esprimere  personali sentimenti  e  riflessioni .
Relativamente al mio rapporto con gli scrittori, non ho mai ritenuto confrontarmi  anche al fine di evitare commenti spiacevoli che spesso emergono  quando ci si incontra, tenuto anche  conto che  ogni autore  ha libertà di espressioni e licenza  poetica.

L’afflato poetico-dialettale di Margherita Neri- Novi

Chiunque consideri un pò perplesso l’attuale fioritura della poesia dialettale, che già allinea i suoi piccoli passi, quando proprio i dialetti tendono a sparire sulle bocche dei parlanti, con ogni probabilità penserà ad un paradosso. È un paradosso: da una parte la produzione in lingua con aulici riconoscimenti, dall’altra il parlottio paesano e quella leggera patina che ogni regione lascia trascorrere sulla lingua nazionale. Si tratta di accenti, di cadenze e la letteratura non è nuova a questi strani miracoli, conosce queste estreme difese, tanto che lungo il corso dei secoli, il dialetto usato dai letterati ha proceduto parallelamente agli eventi della letteratura nazionale. Oggi la rivincita del dialetto in poesia si deve alle risorse che esso ha ancora a disposizione, rispetto all’appiattimento determinato dai mass-media nella lingua d’uso. Pur attingendo motivi dalla poesia popolare, la poesia dialettale di Margherita Neri non ha mai sconfinato da una colta e raffinata letterarietà. La poetessa rispetta e nobilita i canoni linguistici: l’uso del siciliano infatti, è molto diffuso sia come linguaggio che come lingua conviviale tra persone in stretta relazione; presenta perciò una produzione letteraria piuttosto viva, soprattutto in poesia. Margherita, in questa nuova raccolta poetica, nell’immensità delle emozioni linguistiche e dei sentimenti, riesce a dare un’idea democratica della cultura, iniziando il lettore a comprendere il significato dei diversi atteggiamenti linguistici. La suggestione emotiva della raccolta “La Me Terra” sollecita il lettore appassionato a ricercare l’origine di alcune parole derivanti dalle lingue dei popoli che hanno dominato la Sicilia nelle varie epoche. Forte e riuscito è lo sforzo di Margherita nel recuperare, attraverso la memoria individuale e collettiva i brandelli di testi dialettali rimasti nella mente dell’infanzia o nei ricordi degli anziani, traccia di tradizioni di cui si sta perdendo il filo. I versi “Niuri li matri, li nanni e catananni, sempre alluttati mentri sgranavanu coccia di rusariu…”. In terra Niura fanno cogliere i valori morali e i codici di comportamento sociale ed individuale della civiltà siciliana, fanno rinsaldare le radici che legano alla cultura originaria e alla lingua locale e riscoprire un senso di appartenenza al luogo in cui si vive. I versi sofferti di un intimismo nostalgico della lirica “E Cantava” concentra l’attenzione sulla nostra comunità nei suoi vari aspetti attraverso il dialetto: il lavoro, la famiglia, il mondo dell’infanzia feste sacre e profane. Gli ultimi versi poi sono di una delicatezza struggente: “Era vacanti, nun c’era cchiù lu cantu, lu ventu di l’urtima primavera l’avia ciusciatu luntanu, stutannulu pi sempri”. Il fuoco sacro della famiglia patriarcale ha perso l’ardore con la scomparsa della madre che “Cantava quannu di vuci allegri a casa risunava e u suli trasia dintra e ni vasava, me matri cantava!” e così “Mi Manchi Patri” mi manca la to vuci, u to surrisu, i to manu, i to carizzi, lu ciauru i brillantina ‘nte capiddi”: la poetessa, con tocchi delicati e profondi crea l’icona del nucleo familiare, facendo gustare agli occhi del lettore i profumi, gli odori, le delicate sensibilità da “Casa Ranni” come in altra raccolta già si cantava. Margherita usa sapientemente il dialetto come espressione degli affetti e dei pensieri del Suo popolo: l’idioma dialettale come icona linguistica dell’ardente trinacria al cui fuoco vulcanico si consumano ardori, sentimenti, passioni, violenze, desideri e sottomissioni sociali e psicologiche. Basti pensare alla sempiterna lirica “Zittiti ca sì fimmina” di una precedente raccolta che si compenetra con “Me Matri” ai versi “Me matri ‘un supraniava mai, vagnava cuscini, gnutticava e sarvava, comu juncu si calava a la china”, versi nei quali si combina sapientemente la dicotomia tra la figura femminile energica e determinata e quella tradizionale sottomessa e soggiogata al potere maschile.

La prima vuole il riscatto gridando: “fineru li tempi di – zittiti ca si fimmina – / pista sutta li pedi la suvirchiaria, la gnuranza, la gilusia, di to frati, to maritu, to patri, lu to zitu”.

I sentimenti, gli ardori, le pene e i rimpianti sono sublimati nell’incanto struggente del rintocco dialettale. Così una donna, una poetessa, un’opera letteraria in siciliano, non sono più sinonimi di passato, ma divengono modernità e garanzia di futuro. Una donna moderna è Margherita Neri Novi che ha coltivato tra paure e speranze, il sogno di un passato che si facesse futuro, di una tradizione che divenisse presente, così le sue liriche appaiono pezzi di arte e di umanità.

L’auspicio è che sia sempre più così, che il sentimento e non la repressione, il coraggio della dignità e non la sopraffazione, il culto del bello e dello spirituale e non l’incubo dell’odio e dell’orrido, parlino in siciliano, il SICILIANO.

Dott. ssa  Nella Viglianti

Intervista Alessia Di Palma.

Scrittori e scritture

Il titolo del tuo libro cuore e mente, in questa ” mente “, quella di Valentina, cosa si accende, con la musica per lei, la sua passione, cosa, invece, succede, senza svelare troppo sul libro, per non credere nella sua passione ?

La passione per la musica nasce in Valentina sin dalla tenera età, grazie al contributo di suo padre. Valentina non è che non crede più nella sua passione, ma il ricordo e la consapevolezza che suo padre non c’era più scatenava una serie di emozioni che la spaventava. Così per evitare ciò, decideva di allontanarsi dal pianoforte, senza rendersi conto che stava imboccando una strada buia

Parlaci di Valentina, il tuo personaggio, come sceglie di fare la cameriera, in cosa l’aiuta, questo lavoro ? 

Il nome di Valentina nasce da una mia idea di amore, ovvero un equilibrio tra cuore e mente, rifacendomi poi al santo degli innamorati. Valentina sceglie di fare la cameriera per aiutare economicamente la famiglia, visto che suo padre non c’è più per farlo

Arriva per Valentina, un’amica, con cui interagire, colmare il vuoto lasciato dal Padre, come affronta la questione di questo vuoto la tua protagonista, in cosa Caterina l’aiuta ?

All’inizio della storia, Valentina non affronta il vuoto, anzi preferisce crogiolarsi nella disperazione che questo porta. Caterina è la sua roccia che cerca di farle guardare il mondo con i suoi occhi, ovvero pieni di speranza e di allegria. Inoltre, le fornisce preziosi consigli per sopravvivere al trattamento riservato a Valentina nel ristorante

Il rapporto, la relazione, tra Valentina e il giovane musicista americano, descrivici il loro stare insieme ? 

Zack è un ragazzo che gira il mondo grazie alla sua musica. È approdato a Capri in vacanza e mette i suoi occhi su Valentina. Per lei Zack è tutto ciò che avrebbe voluto essere: libertà e musica. Si innamora di lui proprio di questo, ma lui sembra essere un tipo un po’ troppo legato alla sua libertà. Il loro rapporto diventa singolare. 

Descrivici brevemente, un motivo, per cui il lettore dovrebbe leggere il tuo libro ?

“Cuore e Mente” non è un libro d’amore come può far fuorviare il titolo, ma un libro di crescita. Le vicissitudini che capitano a Valentina sono dovuti alla sua ingenuità e immaturità, perciò possiamo affermare che questo libro è di formazione e chiunque può ritrovarsi in ciò che le capita e imparare qualcosa, come ho fatto io scrivendolo.

Oggi vi sono diverse presentazioni, i nuovi mezzi virtuali, riempiono le nostre giornata, da tempo sempre di più, per chi non fa la carriera professionistica di scrittrice, cerca si farsi conoscere, quale è secondo te lo spazio migliore, cosa, in pratica, a te servirebbe, oggi, per una buona promozione ?

Io uso molto Facebook, il quale mi dà un discreto successo rispetto a Instagram o Youtube. Si sa che per noi scrittori promuoverci non è facile e immediato come chi canta o balla. Per capire il talento, bisogna acquistare un libro. Per fortuna mi sono creata un piccolo pubblico che è sempre impaziente di leggere qualche mia opera.

Progetti per il futuro ?

Sto lavorando ad una trilogia fantasy, ma ho già pronto un libro nel cassetto dal titolo “Una goccia nell’anima” che vorrei pubblicare una volta passato questo maremoto Covid. Mi piacciono le presentazioni in sede e non virtuali, non vedo l’ora di poter partecipare di nuovo a mercatini e fiere.

Intervista a Giulia Porena

Scrittori e scritture

1- Il tuo libro, La stanza dei Pensieri, accompagna il lettore in delle riflessioni, come cercare di entrare nel pensiero di chi inizia a leggere questo libro, soprattutto dal punto di vista narrativo, della scelta del linguaggio ?

Questo libro è molto semplice da questo punto di vista, tant’è vero che l’ho scritto che avevo appena sedici anni. Non c’è bisogno di sforzarsi di immedesimarsi nel protagonista, è un’azione che avviene automaticamente all’inizio della lettura, in questo modo naturale si viene introdotti anche al pensiero. Il linguaggio invece è studiato proprio per cercare di creare empatia con chi legge, facendo sì che si riconosca in realtà intime molto comuni ma affatto scontate. Allo stesso modo sono trattati gli argomenti, sempre con l’aiuto di un certo linguaggio, che non sono spiegati fino in fondo, ma ogni tema viene aperto e poi affidato alla coscienza di chi sta leggendo.

2- Una stanza, un orologio, che ruolo ha avuto per te il tempo nel libro ?

Lo stesso che ha nella vita reale e nell’immaginazione di tutti. Diventa simbolico per capire cose troppo lontane dalla nostra ragione e al tempo stesso estremamente reale per creare un contrasto tra realtà e fantasia. Tutti viviamo immersi nel tempo che ci trascina, ma comunque rimane una figura enigmatica, autonoma e sfuggente.

3- Molti vorrebbero viaggiare, fare un biglietto, che differenza vi è per te, dato gli ultimi eventi, tra interpretare il mondo come si può, in una stanza, con gli spazi aperti, tipici dei viaggi ?

Lo spazio chiuso serve a rappresentare l’interiorità individuale dell’uomo. La stanza non è per forza un luogo piccolo e riservato dove non può succedere nulla che non sia scontato, ma anzi, in quella stanza succedono cose che non hanno spazio né tempo, che non sono costrette se non dentro la mente del protagonista. Sto raccontando di una mente, non di un luogo, uno spazio aperto o molti luoghi diversi lo avrebbero fatto apparire dispersivo e avrebbero distolto la concentrazione dall’azione principale. Poi dal punto di vista meramente stilistico devo ammettere che preferisco raccontare di un unico luogo e concentrarmi sullo sviluppo psicologico dei personaggi.

4- L’eleganza della vita, spesso vestiamo i nostri sentimenti di essa, cosa vedere nello sguardo malinconico che ti accompagna, ricordi, amore, come ti senti in questo flusso di emozioni, quando scrivi ?

Quando scrivo sono completamente immersa in quello che sto raccontando, divento parte della mia storia, interagisco con i miei personaggi come se fossi uno di loro, provo tutto quello che provano loro (anche se, essendo miei personaggi, sono loro che “provano” tutto quello che provo io). Spesso se sono troppo immersa nella storia (da spaventarmi se racconto di una scena inquietante) sono costretta a fermarmi e ritornare alla realtà, uscire dal mio universo e tornare in questo. Soprattutto mi accompagna la voglia di portare per mano il mio personaggio per la sua storia, di guidarlo e poi vederlo completo scrivendo l’ultima parola dell’ultima pagina.

5- Le tue letture preferite ?

A dire il vero non ho letture preferite, mi spiego meglio: i libri che leggo e che apprezzo spesso cambiano in base al mio umore, alla mia età, al legame che sento con l’autore o con l’autrice (pur non conoscendolo/a) e allo stile con cui mi sento più a mio agio in quel momento. Quindi la scelta delle letture e le preferenze variano spesso; però ho dei libri che hanno segnato delle svolte nel mio pensiero e a cui sono particolarmente legata.

6- Il percorso del libro in questo momento ?

Attualmente stiamo cercando nuove idee per promuoverlo, la chiusura causata dal covid ha messo in difficoltà le attività di promozione attraverso presentazioni ed eventi. Dal punto di vista personale invece continua a rappresentare una piccola tappa della mia vita, con idee che naturalmente ora non sono più le stesse, ma si stanno evolvendo e stanno maturando con me.

7- Su che cosa stai lavorando adesso ?

Principalmente su me stessa, dal momento che i miei lavori vanno di pari passo con la mia evoluzione personale. Dal punto di vista prettamente della scrittura sto ricominciando a scrivere per pubblicare qualcos’altro, ma ancora non sento di poter svelare cosa.

Intervista a Cristina Tagliente.

Scrittori e scritture

Laura il personaggio del tuo libro, vuole vedere se i suoi sogni, visto che spesso si dice che la notte porta consiglio, la vedranno moglie felice, con l’uomo che ama, avrà arrivata a Creta una sorpresa. Ci spieghi questo momento del tuo libro e tu come lo descrivi il personaggio di Laura fai il tifo per lei come moglie oppure come amante tradita ? 

Laura è un ex fidanzata tradita. Tifo più per la rinascita: perché ogni donna dal proprio dolore sa sempre rialzarsi. 

Per chi dovesse vagare con gli occhi nel tuo libro, facciamone una presentazione precisa, anno di pubblicazione, titolo, casa editrice, sopratuttto di tuo quanto ci hai messo e cosa pensi ci sia da dire su un libro oggi ?

Il libro esce a novembre 2020 con gli occhi del Mare casa editrice PlaceBook Publishing . In Laura c’è tanto di me, ma la scena chiamiamola così, del suicidio dove viene salvata da Nettuno è il finale che avrei voluto dare al suicidio di mia sorella. Io penso che sui libri non si debba dire molto, più che altro bisogna trovare le parole giuste per incuriosire il lettore

La radio, la televisione, spesso sono piene di trasmissioni su tematiche d’amore, ambiente, molti dicono che le cose si fanno per passione, per te cosa significa avere passione per l’ambiente ed amore per la scrittura ?

L’amore per l’ambiente va a braccetto con quello della scrittura, e come con tutte le cose che si amano vanno curate

Sei una voce radiofonica come ti trovi al microfono ? 

La radio. mi piace perché è un’altro modo di espressione, soprattutto di comunicazione 

Cosa ti emoziona, sempre, quando lo rileggi ?

Trovo sempre qualcosa per essere soddisfatta

Ecologia, eco+ logos, dovessi tu proporre oggi una indagine ecologica su che cosa punteresti ? 

Punterei molto proprio sull’ecosistema marino.

Hai in mente nuovi personaggi ? 

Si, è credo che i lettori li troveranno interessanti. Tra l’altro è anche uscito il mio secondo libro che una breve raccolta di favole, di cui parte del ricavato andrà a un’associazione che si occupa di animali. Si chiama La foresta dei mille Colori ed è in vendita su Amazon. 

A chi vorresti dedicare di particolare un testo, un libro, una canzone ?

 Il romanzo è dedicato alla mie sorelle che non ci sono più. Il libro di favole ai miei tre figli, una canzone quel ti amo maledetto di Paolo Meneguzzi e dedicata a mio marito

Intervista a Sergio Cardinali.

Scrittori e scritture

“Finis laus Deo” spiegaci questo titolo.

Siamo nel 1736. Il compositore Giovan Battista Pergolesi è molto malato. Gli consigliano di rifugiarsi nel monastero di Pozzuoli. L’aria di Napoli non è in grado di sanare i polmoni del giovane musicista. Pergolesi ha solo ventisei anni e un futuro da costruire. “Finis laus Deo” è la frase che scrive nell’ultima pagina dello Stabat Mater, sua ultima opera. Il ringraziamento a Dio per una battaglia vinta contro la morte. Il compositore ha ricevuto un anticipo per la sua composizione, non può morire prima di averla portata a termine. Una scrittura affrettata, con parti mancanti; una lotta contro il destino. La stessa battaglia intrapresa, qualche anno dopo e con meno successo, dal grande Mozart con il suo Requiem. Pergolesi vince, onora il suo debito e si guadagna l’immortalità.

La storia ci viene raccontata dal suo amico/rivale Egidio Romualdo Duni. Siamo a Parigi, molti anni dopo. Duni, oramai in punto di morte, ripercorre la sua vita e quella del giovane Pergolesi. Gli ultimi dodici giorni della sua esistenza scanditi, in dodici capitoli, dai dodici brani dello Stabat Mater. Nell’intreccio, una lettera d’amore della nobildonna Maria Spinelli indirizzata al suo maestro Pergolesi. Lettera intercettata da una mano ostile e consegnata alla famiglia di lei. Proprio Egidio Romualdo Duni viene accusato di questo gesto

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Adeline e il suo talento, spesso si dice di non sprecarlo, di non fare così, spiegaci questo personaggio femminile, il suo rapporto con le cose belle.

Adeline è una donna del settecento, l’arte non è fatta per lei. Solo le ragazze giovani avevano la facoltà di dedicarsi alle esperienze artistiche. La nobiltà confezionava le sue figlie da marito con lo scopo di conquistare ambiti e convenienti matrimoni. In alternativa esisteva la clausura. Adeline non si rassegna al suo destino e preferisce cambiare vita per non sottostare all’inevitabile sopruso.

Sarà al fianco di Duni fino alla sua morte, fino a rivelare la sua vera e drammatica identità.

Cosa hai in mente di scrivere in questo momento.

L’ultimo romanzo, in via di ultimazione, è una storia di malessere e solitudine. Ascanio e Aida sono due giovani che da anni hanno deciso di rifiutare il mondo, scegliendo di segregarsi dentro le loro rispettive abitazioni. Poi, la folle idea di scriversi e di rivelarsi le loro debolezze. Infine il proposito di uscire, di incontrarsi e di affrontare la vita. Quella vera. Un romanzo epistolare che evidenzia la fragilità umana ma anche il desiderio di ribellarsi alla paura. Due personalità diverse ma accumunate da problematiche comune. Un finale inaspettato.

Si legge di te musicista ed insegnante. Che differenza vi è, nelle pubblicazioni per una Istituzione come la scuola, con quelle di uno scrittore.

La scrittura ruba le parole al mondo, a qualsiasi aspetto della vita ordinaria. Insegnare significa comunicare un sapere ma anche continuare a studiare e a imparare dai propri allievi, giorno dopo giorno. Il romanzo è solo un avvenimento della vita, naturalmente elaborato e impreziosito dalla creatività. Il prodotto finale deve essere “talmente finto da sembrare vero”. Infine, la musica e la scrittura hanno molti punti in comune. Entrambi esprimono la loro sonorità e il loro ritmo, più regolare quello della musica, più frastagliato quello della scrittura.

Scrivere per il teatro, scrivere romanzi, scrivere narrativa per bambini. Prima le donne erano allo scrittoio a scrivere lettere d’amore, bigliettini di buongiorno, buonasera, anche clandestini, oggi abbiamo il digitale, il sociale, il libro elettronico. Come pensi sia cambiato il testo.

L’artista si ciba del mondo intorno a lui. Il testo cambia in relazione al tempo storico. Oggi dobbiamo fare i conti con la velocità e con un mondo più sonoro. L’ottocento di Manzoni poteva passeggiare lentamente e ammirare tutti i particolari del paesaggio. Se, nel nostro tempo, riusciamo a percorrere lunghi spazi, nuotando a pelo d’acqua; in passato si preferiva immergersi nelle profondità senza allontanarsi però dalla proprio postazione. Scrivere significa ricercare le parole della propria esistenza, il ritmo della propria vita; naturalmente ogni epoca ha i suoi fonemi e il proprio andamento.

Il testo, scriverlo, pensarlo, pubblicarlo, in quali di questi passaggi soffri di più.

Scrivere è sofferenza. La ricerca della parola giusta, abolire l’idea del sinonimo, cucire la frase perfetta, ideare l’intreccio più accattivante. Nonostante ciò, l’idea di creare un mondo inesistente vince qualsiasi difficoltà. La paura maggiore coincide con il distacco, affidare la tua opera a una casa editrice. Un figlio che si allontana dalla tua casa senza che tu possa prevederne il futuro. Vorresti il meglio per lui, lo hai plasmato con la massima cura, ma non avrai mai certezze sul suo destino.

Fai un elenco dei tuoi libri dandone una breve definizione.

Fiori Primaverili: il romanzo d’esordio, costruito sulle esperienze personali, perché è meglio partire dalla propria vita prima di crearne un’altra.

Le ragazze entrano gratis: il romanzo nel romanzo. Lo scrittore che incontra i personaggi della sua storia  e che si ritrova a convivere con la sua stessa creatività.

Non aveva la faccia: il conflitto fra un padre che non ha la faccia da padre e un figlio che non accetta il suo genitore.

Il bambino che seppelliva chitarre: una strana storia d’amicizia e d’amore che dura tutta una intera vita.

Un regalo utile (poi nuova edizione: Il regalo): Un banale regalo che passa di mano in mano e diventa il prezioso testimone per un secolo di storia di una famiglia contadina marchigiana (vincitore di undici premi nazionali).

Il viaggio che vorrei: Un viaggio a ritroso nella memoria. La ricerca della verità e della personalità del proprio genitore.

Io sto bene, spero anche di te: una storia vera. La seconda guerra mondiale e uno dei tanti giovani soldati partiti con l’euforia dell’età e ritornati con l’orrore del conflitto stampato negli occhi. Il romanzo è stato ricostruito grazie e lettere e foto personali dello stesso protagonista.

I romanzi per bambini (Alice, il castello noioso; Alice, il pianeta ghiacciato; Alice, il gelato di nuvole): viaggi nella fantasia sfrenata. Romanzi seriali ispirati dal mio lavoro di insegnante e dal contatto diretto con i più piccoli.

Storie di ragazzi: antologia curata e editata da me. I racconti sono stati ideati da ragazzi di dodici anni dopo un mio corso di scrittura creativa in classe.

Di Finis laus Deo abbiamo già parlato.

Il sogno nel cassetto.

Continuare nel mio lavoro fino all’ultimo dei miei giorni e il poter vedere un mio romanzo su una pellicola cinematografica.