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Scrittori e scritture

Alcune domande a Gioele Ammirabile.

Mi fa piacere ricordare di averti conosciuto a Francavilla Fontana, in una serata estiva, ove presentavi le tue poesie con accompagnamento musicale, ricordi di quello che hai scritto, secondo te come è naturale comportarsi davanti al pubblico quando si legge quello che si è scritto ?
Penso che sia importante farsi prendere da ciò che il testo vuole esprimere. Questa, in verità, è la cosa più naturale che si possa fare, ovviamente ognuno ha il suo modo di mostrarsi. Io rivivo semplicemente il me stesso che chiama attraverso le pagine, con il suo umore, la sua espressione e la sua voce. Ogni tanto mi piace anche varcare i confini con la teatralità e in futuro spero di fare qualcosa anche in quel contesto.
Parliamo allora della tua attività di scrittore, presentaci Tutto il resto appassì, la tua creatura, come la consideri, ti piace ?
Penso che “Tutto il resto appassì” sia proprio come lo volevo: breve , conciso, diretto, sentito, un urlo silenzioso che strazia la carta. Così come lui stesso lo ha tatuato sul dorso non può non essere che il mio sfogo, la mia operetta più grezza (ma non per questo povera). Ci sono molto attaccato, è una parte di me.
Nella presentazione che ho seguito eri anche accompagnato dalla musica, parlaci del tuo legame con la musica, come consideri questa arte ?
Il mio legame con la musica nasce parallelamente a quello con la poesia, un giorno si sono incontrati ed ora non si vogliono più lasciare. Ho cominciato a suonare un po’ di tutto indipendentemente dal genere, unendo i testi alle canzoni  o viceversa. Quando scrivo qualcosa noto spesso che sarebbe meglio cullato da una cascata di note, o viceversa, quando suono qualcosa mi accorgo che c’è il bisogno di dargli voce. La musica, per me, non ha nulla da invidiare alla letteratura , anzi, in certi casi gode persino di una maggiore fruibilità e spettacolarità. Tuttavia non si può negare che stiamo parlando di ambiti totalmente dissimili. Tuttavia la loro fusione,a mio parere, da vita a qualcosa di ancor più maestoso.
Cambiare per te un testo, mutare quello che hai scritto, anche per esigenze editoriali, ti infastidisce molto ?
Mmm… Si, penso proprio di si. Sono una di quelle persone che vuole che il progetto rimanga quanto fedele possibile alla proprio forma originaria. Certo, se il messaggio di fondo  non cambia qualche piccola scucitura o cucitura sono sempre ammissibili. Alla fine non importa se 50 o 500 pagine, ogni libro così come ogni altra cosa ha bisogno del suo spazio per dare il meglio. Cosa direbbe Dostoevskij oggi se le case editrici reputassero “I fratelli Karamazov” un romanzo troppo lungo?
Quali sono i progetti per il futuro e come procede la presentazione del libro ?
I progetti per il futuro tendono un po’ a sgretolare la poesia, anche perché dopo la prossima “pseudo-raccolta” mi concentrerò su qualcosa di più elaborato a livello diegetico. Purtroppo il lettore medio non ha più spazio per i libri di poesia nella propria libreria, così cercherò di concentrarmi su qualcosa di meno fine a se stesso. Le presentazioni vanno bene, il 25 novembre saremo a Sassuolo per far detonare un po’ di musica e poesia. Saremo io e il solito maestro: Mino Gallone. Contiamo di fare un paio di giri qua e là per l’Emilia Romagna cantando e declamando il più possibile.
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Scrittori e scritture

Nicoletta Bressan

Nicoletta Bressan è psicopedagogista, educatrice perinatale, insegnante di massaggio infantile AIMI, consulente del portare formata presso la Trageschule UK.

Dal 2007 lavora accanto alle donne e alle famiglie, accompagnandole dolcemente durante la maternità, organizzando corsi di accompagnamento alla nascita e corsi post-parto, fornendo supporto durante allattamento e svezzamento e ideando laboratori creativi per bambini. Promuove il contatto attraverso il portare e il massaggio infantile, oltre che curando una rubrica dedicata a questa tematica su Il Bambino Naturale. Gestisce anche Amrita… nutrire la vita! , servizio di accompagnamento alla maternità e prima infanzia.

Nel 2015 ha pubblicato con l’Editore Bonomi l’e-book Leghiamoci: come usare la fascia portabebé in ogni situazione

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Il tempo di ritrovarsi

 

I bimbi nascono e si sviluppano per nove mesi all’interno della pancia della mamma, in un ambiente caldo, intimo, dove i rumori arrivano ovattati e la pelle è continuamente stimolata dalla carezza del liquido amniotico; gli occhi conoscono solo qualche luce e ombra e il piccolo è continuamente in compagnia, tutto il giorno cullato dai movimenti della mamma e rassicurato dalla sua voce, mentre lei vive normalmente la sua quotidianità.

Dopo nove mesi il bimbo arriva al mondo, con un parto più o meno dolce e rispettoso dei tempi suoi e della mamma. A seconda di come nasce e dell’ospedale in cui si trova, può rimanere con la mamma per un periodo che va dai cinque minuti alle due ore: il tempo di ritrovarsi dopo l’intensa fatica del parto, riconoscersi, legarsi al primo sguardo a volte viene vanificato e ristretto da tutta una serie di procedure ospedaliere, dal bagnetto al taglio immediato del cordone ombelicale, che potrebbero tranquillamente essere rimandate nel rispetto del miracolo che si sta compiendo. Quando il parto è fisiologico (la maggior parte dei casi), il bimbo appena nato dovrebbe esser asciugato per evitare la dispersione termica e appoggiato sul ventre materno, in modo che lui e la mamma possano ritrovarsi, innamorarsi, sfruttare quel cocktail ormonale di cui sono intrisi per avere un riconoscimento immediato che possa sedimentare il loro legame nel tempo. Il neonato in questa posizione, se non ci sono state infusioni di anestetico, dopo poco inizia naturalmente a muoversi e a “scalare” verso il seno, dando dei calcetti che aiutano a far lavorare l’utero ed espellere la placenta. Quando arriva al capezzolo lo tocca, lo sprimaccia e arriva persino ad attaccarsi; così facendo aiuta l’utero a contrarsi e a evitare le emorragie e instaura un avviamento efficace dell’allattamento:  una madre che vede il suo piccolo così competente nell’attaccarsi e che sperimenta precocemente l’esperienza del bimbo al seno, è più portata ad allattare e incontra meno difficoltà da subito.

Questo quadro intimo e perfetto, unito alla possibilità di avere un parto fisiologico indisturbato (da somministrazione di anestetici, ossitocina, ma anche da un operatore indelicato, da commenti non richiesti o dal non rispetto dei tempi della donna), sono spesso la chiave di un’alta qualità della vita del neonato e della mamma nel post parto. Il modo in cui un bimbo entra nel mondo è già un indicatore della qualità della vita nel post parto, perché la sua esperienza non si azzera nel momento in cui vede la luce: la sua memoria è costruita, giorno dopo giorno, dai vissuti sperimentati in utero, mentre la mamma lo pensava e amava e mentre chi era fuori gli parlava iniziando a farsi conoscere. Il parto e le prime due ore dopo di esso sono una sorta di impronta che può semplificare oppure complicare i primi mesi con il piccolo, dal punto di vista relazionale e di gestione pratica dell’accudimento. Questo non significa che, se il parto è stato difficile o c’è stata una separazione tra madre e figlio, essi non si riconosceranno e non recupereranno più il rapporto, come accade negli animali che non hanno avuto un imprinting. Nell’essere umano c’è una cognizione tale da poter sempre recuperare una interruzione relazionale verificatasi in qualche momento. Per tutte le mamme in difficoltà, che hanno problemi con l’allattamento, che vorrebbero recuperare qualcosa che sentono perso o ritessere le fila di un legame, ci sono tante possibilità.

Per prima cosa, fatevi aiutare. Fatevi accompagnare da quegli operatori che vi ispirano fiducia, che non vi giudicano e non vi dicono che tutto quello che state facendo è sbagliato; quelli che vi ascoltano e vi accolgono quelli che sorridono ai vostri piccoli e vi alleggeriscono della fatica quotidiana.
Nel primo mese è sempre possibile recuperare un allattamento mal avviato: con tanta pazienza e molta vicinanza fisica si può arrivare a consolidarlo con efficacia.
Per stare vicini, per ricostruire, per tornare a essere due persone in un solo cuore, un grandissimo aiuto può essere fornito dalla fascia portabebé: un pezzo di stoffa che è custode e supporto di un legame, che si avvolge intorno ai vostri corpi abbracciati e li tiene uniti, anche mentre svolgete i compiti quotidiani (pulire la casa, fare la spesa, uscire per una commissione). È un supporto che cresce e si adatta alle varie fasi di vita con il piccolo: quando è neonato la mamma è il centro del suo mondo e lui se ne sta accoccolato sul suo petto; quando a sei mesi inizia a star seduto e vuole guardarsi di più in giro e stando sul fianco per godere di maggior visuale; oppure quando, a otto-nove mesi, da dietro la schiena della mamma osserverà l’ambiente in autonomia, volendo poi scendere per gattonare e giocare da solo.
Un’altra pratica molto diffusa e molto utile per comunicare affetto e presenza ai propri piccoli è il massaggio infantile: un connubio di arte e tecnica, in cui il tempo si ferma e diventa di qualità. È il tempo dell’ascolto, il tempo dello star insieme e dedicarsi l’uno all’altro. È un momento in cui si può lavorare sulla memoria corporea, elaborando vissuti difficili sedimentati durante o dopo il parto. Soprattutto è un momento in cui il genitore può sperimentare la capacità di prendersi cura profondamente del proprio bimbo, semplicemente con l’ausilio delle sue mani.

La possibilità di avere del tempo protetto, di qualità, da condividere semplicemente a contatto con il proprio bimbo, quel tempo di conoscersi, abituarsi l’uno all’altro, legarsi, è in fondo tutto quel che serve a una mamma e a un bambino per poter trovare il giusto ritmo e ascoltare le necessità l’uno dell’altro. Il resto non è che una tecnica, che può essere sfruttata per stare insieme come e quanto necessario a ogni mamma e al suo bebé. E dopo, tutto è in discesa. Prendersi cura diventa più facile, capendo senza parole, sapendo già di cosa c’è bisogno per stare serenamente insieme. La vita diventa così diversa e il tempo vissuto insieme è di qualità. C’è sempre tempo per conoscersi, c’è sempre tempo per ritrovarsi. C’è sempre tempo per amarsi.

Nicoletta Bressan

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Scrittori e scritture

Intervista con Giuseppe Calendi

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Come nasce la tua passione per la scrittura ?

Mi è sempre piaciuto scrivere e, soprattutto, descrivere, fin dalla scuola, anche a livello di semplici annotazioni sul diario, frasi e commenti di ogni genere. Via via questi piccoli contenuti si sono trasformati in vere e proprie storie sottoforma di racconto ed ho iniziato a partecipare a qualche concorso letterario, giusto per sperimentare se ciò che inviavo poteva essere apprezzato. Qualche volta è andata bene!

Da quanto tempo scrivi ?

Parlando di racconti a tutti gli effetti, dagli anni 80.

Parliamo di Introspezioni, 8 racconti di vario genere che ti sono valsi anche, come in passato, segnalazioni per premi letterari, spiegaci: di cosa si tratta?

E’ un insieme di storie messe insieme quando il numero dei racconti scritti era divenuto sufficiente per essere pubblicato come vero e proprio libro, in questo caso una raccolta. Due di essi sono dedicati al tema dell’evoluzionismo, sotto forma di ‘saggio-romanzato’ dove, i protagonisti delle storie, in alcune situazioni della loro vita, parlano di questo argomento o lo hanno come sfondo. Per citare le parole di Emanuela Navone del blog ‘L’antico Calamaio’, Introspezioni’ si può definireuna raccolta di racconti molto sui generis, dove l’uomo qualunque è catapultato in situazioni più o meno strambe, sino al macabro e al grottesco.’

Progetti per il futuro? 

Sto ultimando un mini romanzo ambientato nella preistoria, più precisamente negli ultimi centomila anni dell’evoluzione umana e che dovrebbe intitolarsi ‘Pleistocenica’.

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Scrittori e scritture

Intervista con Sandra Romanelli

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  1. Come nasce la tua passione per la scrittura?

Quando ero piccola scrivere era un modo per ordinare i miei pensieri e sentimenti. Scrivevo un diario ma non riportavo mai una cronologia di cose accadute. Di ogni giornata ne componevo una frase o una specie di poesia che ne racchiudeva il significato emozionale, un’analisi sintetica che mi piaceva tantissimo fare. Per gli esami universitari facevo un po’ la stessa cosa, cioè riscrivevo a parole mie il contenuto dei testi di studio e solo allora mi sentivo pronta per l’esame e, ovviamente, allenandomi più a scrivere che a ripetere a voce, ero brava negli scritti e molto meno agli esami orali. Ancora oggi, preferisco esprimermi scrivendo. Credo che la mia passione per la scrittura nasca così. Mi piace scrivere, mi libera, è un impulso a creare, a esprimermi.

 

  1. Parlaci del tuo libro “la stanza con l’oblò” (una curiosità, perché questo titolo?

Questa domanda si può collegare alla precedente perché in fondo racconta del mio bisogno di riprendere a scrivere, di una luna ispiratrice che appare dal lucernario di una stanza, una mansarda realmente esistita nella quale ho vissuto dei momenti di grande introspezione. La stanza con l’oblò rappresenta la stanza interiore che tutti abbiamo e nella quale dimoriamo poco in realtà, probabilmente perché la luce rivelatrice e magica della luna è temuta o è semplicemente ritenuta meno importante di quella del sole, del giorno e la sua quotidiana affaccendata routine.

E’ un invito a leggere gli eventi come siamo poco abituati a fare a discapito di una consapevolezza che cura ed è tanto necessaria al fine di vivere in armonia con se stessi ma è anche un modo per riflettere sull’importanza di volersi bene così come si è.

 

  1. Cosa ti ha colpito del percorso nel pubblicare un libro?

Ricevere richieste di pubblicazione a pagamento anche da case editrici che si definiscono free, cioè non a pagamento, e contratti di edizione veramente assurdi, cestinati con un gran sorriso e inseriti nella lista nera degli editori. Molte case editrici promettono di rispondere e non lo fanno. Inviai il manoscritto quasi per scommessa alla nota casa editrice Adelphi che, senza promettere, mi ha risposto (con mia grande sorpresa) e con gentilezza. Ecco, credo che quest’ultima caratteristica sia importante e non solo in quest’ambito ma siamo in Italia e il profitto, la speculazione sono prioritari rispetto alle buone maniere e a valori più umani e necessari ai veri cambiamenti.

 

  1. Qual è il tuo rapporto con i social?

Il mio rapporto con i social è importante ma non prioritario e sicuramente più selettivo rispetto             al passato. E’ un mezzo sano se si condivide il giusto e per me il giusto non è ogni momento della quotidianità, della vita privata e pubblica… non è una vetrina in cui esporre il meglio del tuo “negozio” o tutti i vestiti, compresa la biancheria intima… Ognuno ne fa l’uso che vuole ma la riservatezza, la semplicità mi piace nelle persone e quindi prediligo quei contatti in cui ha senso per me lo scambio e la condivisione di alcuni contenuti. A volte i social mi distraggono piacevolmente, il famoso cazzeggio… ci sta e mi diverte.

 

  1. Progetti futuri?

Pubblicare un romanzo che ho scritto già da un po’ (” l’amore e la cioccolata”), finalista a un premio letterario (il premio Bukowski). Vorrei scrivere poi un libro di racconti in cui trasmettere leggerezza e l’ironia, una mia caratteristica finora inespressa. Continuerò a scrivere poesie e…  crescere ma anche divertirmi.

Grazie.

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Scrittori e scritture

Intervista con Pierpaolo Mingolla

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Ti butti nell’ambito artistico già dall’età di sette anni, questo tuo interesse, ha dato maggiore qualità alla tua crescita, soprattutto, in che modo hai conosciuto da piccolo il teatro, la musica ?

 

La creatività infantile è sacrosanta. Io spero che i genitori oggigiorno, abbiano l’accortezza di poter sottoporre al proprio piccolo tutto ciò che per curiosità lo stimoli e lo avvicini ad uno strumento, uno sport, una passione nello specifico. Il mio legame con la musica, la lingua inglese, il teatro, i libri e la poesia è frutto di un’infanzia circondata da suddetti stimoli.

Voglio condividere un aneddoto: Ero un bambino tenero e paffuto. Avevo circa 8 anni,  giù di lì. Era il periodo natalizio. Mio padre aveva una piccola scatola (simile alle borse delle macchine da scrivere) nascosta nell’armadio. Un giorno gli chiedo cosa ci fosse dentro, la apre e scopre una piccolissima fisarmonica. L’aveva comprata da un polacco a un mercatino delle pulci. Una volta imbracciata, mi disse di andare a fare una serenata dalla nonna, in cambio di un’allettante banconota da mille lire. Cominciai a suonare a caso, non sapendo nulla di quella scatoletta che sfiatava. Da lì è nata la passione, l’odio (durante l’adolescenza, dovuto alle critiche e alla testa bacata dei miei coetanei) e l’amore di aver riscoperto uno strumento dalle potenzialità elevate, come pochi al mondo.

A tal ragione, cogliete il talento dei piccoli, invogliateli e siategli sempre vicini passo dopo passo, incoraggiandoli quotidianamente, soprattutto nei momenti più difficili.

 

Hai partecipato a diversi concorsi, sei molto dinamico da quello che si legge, passa da un posto all’altro d’Italia, quindi per te il concorso letterario è importante ?

 

I concorsi letterari sono banchi di prova per gli autori che necessitano ricevere riscontri dei loro scritti. Indipendentemente dal premio ambito o dalla caratura del concorso letterario, ho sempre ritenuto la partecipazione a queste olimpiadi poetiche come una sfida contro se stessi, nell’ottica di un miglioramento personale. Una volta maturato uno stile personale, si dovrebbe pensare a sottoporre i propri elaborati a un pubblico di lettori. Vorrei solo dare un messaggio agli aspiranti poeti che leggeranno questa intervista: i concorsi letterari non adornano automaticamente il capo di corone d’alloro.

 

Quali sono gli eventi del nostro tempo, comprese magari le storie del cinema, dei telegiornali, che influenzano la tua scrittura ?

 

Tempo fa scrissi: <<Un poeta è colui che sa cogliere l’essenza e la meraviglia persino dal nulla più assoluto. E’ il traghettatore dei lettori. Non si è poeti per “delusione”, per “gioia” o per sentito dire. Si è poeti per Sensibilità.>>. Pur rasentando la maggiore età al tempo in lo scrissi, ritengo questo mio aforisma tuttora sentito e condiviso. Ritengo ingiusto che molti poeti abbiano la presunzione e la sfacciataggine di definirsi tali sfruttando fatti di cronaca per la mera visibilità o per scatenare reazioni volute. Spesso capita, dopo attentati o fatti eclatanti, di ritrovarmi davanti poesie improvvisate (a 5 minuti dal fatto avvenuto), che cercano di esprimere un sentimento estemporaneo che non appartiene al poeta. Gente del genere dovrebbe smettere di fare poesia.

Cosa non si fa per un like?!

 

Entriamo nel tuo testo. Analizziamo un passo in modo da incuriosire il lettore ?

 

Più che un passo, vorrei sottoporre una poesia della mia raccolta che ritengo degna di lettura scrupolosa e analisi. Il componimento si intitola “SUB STELLARE”. Coerentemente con me stesso, ritengo doveroso evitare “imporre” un’analisi redatta da me stesso su un mio componimento. Preferisco lasciare spazio all’interpretazione altrui.

 

Ho scalato i pioli

del trampolino mondiale.

Ho versato polveri

di soda caustica nell’universo.

 

 

Ho sparso manciate di cacao

e mi son mescolato,

cucchiaino appagato

nelle onde Lattee.

 

Ho corso su prati lunari,

librazioni per soffi glaciali,

macchie, ruscelli di pietra

ho scalfito ad ogni mio passo.

 

Ho sfrecciato su bus di meteore,

autista solitario dell’immenso.

Le mie mani han raccolto le stelle,

mie passeggere, con guanti di pelle.

 

Ho annusato a gonfi polmoni

polveri, gas luminescenti

turchesi, affumicati, ho starnutito,

vomitato galassie brillanti.

 

Seggiolini di nebulosa,

braccioli di gigli argentati, celesti

telescopi ellittici m’invadono,

osservatore nell’Eden del cosmo.

 

Ora abbandono ogni mia forza,

e il mio corpo ormai si riposa,

buchi neri risucchian la veglia,

e l’essenza vien rotta: Ora Sveglia!

 

La penna è la mia voce è un titolo molto bello, complimenti, cosa intendi dire quindi con la penna, poi nel tempo a cosa hai imparato a resistere, cioè a non dire, a tenere per te ?

 

Quando scrivo le poesie, mi addentro in un silenzio che trascende la realtà circostante. In questo status particolare riesco a farmi sentire, a sussurrare, urlare, a dar voce a ciò che sto buttando su carta. Tutto ciò che mi attraversa non ha inibizioni, ostacoli. Sono e Divento ciò che scrivo.

 

 

Il poeta, l’intelletto che la poesia riempie, un ottima via da seguire, a tuo avviso dipende dal rapporto poesie e lettore oppure c’è anche la passione dello scrittore che arriva e può vivacizzare un testo, che forse scritto da un altro non avrebbe peso su chi lo legge ?

 

L’identità di uno scrittore è imprescindibile. Il lettore, per addentrarsi e per solleticare la sua curiosità, ha bisogno di stimoli che solo la diversità tra autori può suscitare. Per questa ragione, lo scrittore possiede dei poteri unici. La capacità di avvicinare i lettori alla poesia sta nella consapevolezza dello scrittore d’avere a disposizioni tali poteri e responsabilità.

Come procede la promozione del tuo testo?

La mia raccolta di poesie è stata pubblicata il 10 Novembre del 2013. A distanza di più di tre anni non ho mai presentato pubblicamente il mio libro, escludendo i mezzi “social”. Ciò nasce da una consapevolezza di acerbità e legame stretto con i miei scritti al tempo della pubblicazione. Oggigiorno, con notevole distacco, spirito critico e voglia di essere letto per quello che ho attraversato dall’infanzia all’adolescenza, sto cercando di presentare la mia raccolta per poter rendere chiaro come l’autore stesso debba essere conscio delle sue capacità e sincero con la sua scrittura.

 

Progetti per il futuro?

 

Per quanto il periodo prolifico sia più che passato, la creatività e lo spirito poetico non mi hanno mai abbandonato. Sono quotidianamente attraversato da parole, immagini, emozioni, suoni, frasi che rimbalzano continuamente in testa senza mettere nulla per iscritto. Riesco a colmare questo deficit leggendo, ma soprattutto dedicandomi alla musica. Da un anno a questa parte, grazie anche all’amore e all’incitamento della mia Fiammetta, ho puntato su me stesso e, in particolare, sulla fisarmonica. Oggi sono felice di essere parte di progetti musicali importanti. Prossimamente, ovviamente, non mancherà la presentazione del mio libro. Per ora, preferisco dire che “La fisarmonica è la mia voce”.

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Scrittori e scritture

Intervista a FEDERICO LI CALZI

1) Giuseppe Di Summa: L’origine del tuo modo di scrivere, ad esempio usare la nostalgia, il ricordo, l’amore, e il suo sviluppo, sino al romanzo. Spiegaci questo percorso?

 

Federico Li Calzi: Ciao Giuseppe, volevo anzitutto ringraziarti per l’intervista e per la pazienza che hai mostrato nonostante mi sia fatto attendere e abbia procrastinato più volte a rispondere, causa di numerosi impegni che hanno assorbito gran parte del mio tempo.

La necessità di comunicare nasce con lo stesso l’autore, cioè l’artista deve, prima di tutto, avere qualcosa di personale da dire e questo, ovvio a dirsi, non deve essere qualcosa di già visto o sentito, altrimenti mancherà la scoperta nella pagina. Ma la novità, non deve essere intesa solo come argomento o punto di vista, ma anche e soprattutto, per uno scrittore di valore, nello stile, nella forma e nel linguaggio usato.

Poi, nel tempo, il neo artista, attraverso la lettura, la scrittura e l’autocritica, migliorerà la forma, fino a darle una identità. Uno scrittore qualificato (anche se ciò può sembrare retorico, deve fare un percorso di crescita) deve distruggere costantemente la sua tecnica con una nuova che ponga le basi su quella precedente, che sia cosciente di sé.

In definitiva uno scrittore che non ha evoluzione nella scrittura è un poveretto.

Ovviamente questa dipende anche dalle capacità innate dell’autore, il cosiddetto talento che è legato proprio alla necessità di comunicare che l’artista, come dicevo, sente da sempre.

Il mio percorso di scrittore, così come ho esposto in diverse interviste, parte dalla mia infanzia: le mie prime poesie (che comunque non ho mai pubblicato) risalgono all’età di otto anni.

A  quell’età mi affascinavano i testi delle canzoni: mi evocavano qualcosa che non riuscivo bene a capire. Sentivo soltanto che certe parole erano in grado di farmi immaginare e spaziare con la mente.

Da lì ho intuito la potenza comunicativa e immaginifica della parola, quando questa è ben dosata e quando il lettore è predisposto ad ascoltare e fornito, ovviamente, degli strumenti necessari per capire. Ma ciò che mi arrivava da quei testi, allora, era comunque il segnale che quei termini andavano a toccare la massa di emozioni che avevo dentro ma che non riuscivo ancora a dargli parola.

Poi con il tempo, (scrivendo molto e strappando moltissimo) attraverso soprattutto lo studio e la lettura dei grandi classici della letteratura italiana, ho scoperto l’effetto che la poesia è in grado di creare per via della musicalità e del ritmo che l’autore è in grado di dare. Da lì ho continuato questo percorso che non si è mai arrestato e che mi ha portato alla pubblicazione di un canzoniere nel 2009 “Poetica Coazione”, con una nota critica del Prof. Nuccio Mula, che mi diede la spinta finale verso la pubblicazione. Volume che conteneva circa cento composizioni, che erano il rendiconto di oltre tremila poesie che avevo scritto in venti anni di esercizio poetico.

In definitiva sono arrivato a questo libro quando ero certo di aver raggiunto uno stile originale, un ritmo, una musicalità e una forma che mi appagavano. Perché ricordiamoci che per un artista scrivere significa anzitutto divertirsi. Quando questo non avviene più, significa che la scrittura inizia a diventare piatta, e diventa solo un lavoro meccanico, come scrivere un articolo di giornale, dove racconti sì un fatto, ma è una comunicazione che non ha nulla a che fare con l’arte/letteratura e lungo questa strada difficilmente il tuo lettore riuscirà a divertirsi. In ultima analisi per l’autore la propria opera è riuscita fino a quando questa possiede qualcosa di misterioso ai suoi occhi.

In seguito, dopo il consenso, da parte delle critica e del pubblico, del primo libro, ho pubblicato la seconda raccolta poetica “Dittologie Congelate” nel 2012, con una nota Critica del Prof. Enrico Testa, dove gli argomenti di fondo sono rimasti invariati rispetto a “Poetica Coazione” ma c’è stata un’evoluzione dello stile fino ai limiti di una tecnica consumata.

Dopo questa pubblicazione sentivo di avere dei blocchi di vita vissuta, di considerazioni personali da raccontare, ma la situazione stilistica che volevo creare non poteva essere costretta all’interno del verso, per questo motivo mi sono dato alla narrativa e nel 2014 sono giunto al romanzo, con “Nove Periodico” che mi ha aperto le porte al grande pubblico.

 

2) Giuseppe Di Summa: Cosa pensi dia forza al tuo modo di scrivere, temi come l’infanzia, la giustizia, come hanno influenzato la tua scrittura?

 

Federico Li Calzi: La forza della mia scrittura risiede nell’originalità così come ho detto.

Basterebbe questa come risposta, ma voglio essere più esaustivo e darti una spiegazione che faccia capire meglio cosa intendo per identità della scrittura.

Oggi, purtroppo, si assiste sempre più (grazie anche alla babilonia del web, con tutto quello che di buono e cattivo ha portato) ad un fiorire incontrollato di “scrittori” o pseudo tali (convinti solo che per scrivere sia sufficiente carta, penna e il loro tumulto emotivo, credendo non sia necessaria una tecnica alla base, uno studio, una preparazione) tutti con uno stile omologato, senza verve, dove sono solo concentrati nell’ombelicale visione di sé, senza nessuna coscienza storico/letteraria.

Il mio modo di scrivere (che può piacere o meno, questo non posso dirlo io) è riconoscibile, originale, ha una identità forte, in altre parole ho creato la mia materia verbale, la mia lingua che da sempre, punta (così come detto dal Prof. Testa nella nota critica a “Dittologie Congelate”) alla ricerca di una identità, che riesce a distinguersi da altre concorrenti pronunce. Ecco ciò che ritengo sia interessante del mio modo di scrivere.

I temi che tu hai detto, e che sono alcuni di quelli che affronto nei miei libri, sono argomenti che, in linea generale, non hanno nulla di nuovo, (e qui mi collego alla mia precedente risposta) ma la novità sta proprio nella forma usata, nello stile e, infine, nelle mie osservazioni personali su questi argomenti.

Pensiamo al tema “dell’amore” che è il più sentito, il più usato e a volte abusato, da tutti i poeti di tutti i tempi, da Omero, Eschilo, Esiodo, fino  ai giorni nostri con Montale, Luzi, Sereni, passando per i poeti della Scuola Siciliana, come Giacomo da Lentini, Pier della Vigna, fino ai più grandi della letteratura italiana, Dante, Petrarca, Boccaccio solo per citarne qualcuno in un elenco che potrebbe essere veramente sterminato.

Questo per dire che nonostante questo tema sia molto battuto, e si pensa che sia stato detto tutto, continua ancora ad ispirare i poeti, non fosse altro perché è un archetipo ancestrale dell’uomo, quindi anche qui la scoperta che ogni nuovo poeta, considerevole di attenzione, ha fatto, è nella forma, nello stile utilizzato, cioè nelle vesti in cui presenta questo argomento.

Ancor più quando si analizza, come in questo caso, un tema in un arco temporale così ampio dove la lingua stessa ha subito una sua evoluzione naturale.

Non credo poi, così come ho spiegato, che siano i temi ad influenzare la scrittura, ma è l’autore che si serve dei temi, che egli sente, per dare voce e vita alle sue emozioni e quindi vede quegli argomenti secondo una visione propria, e per questo motivo (sempre che sia un autore di talento) sente di avere ha qualcosa di originale da comunicare.

 

3) Giuseppe Di Summa: L’espressione più bella usata su di te in una recensione o in un articolo?

 

Federico Li Calzi: Dal 2009, anno della mia prima pubblicazione, ad oggi, così come si può vedere sul web, sono stati pubblicati migliaia tra articoli, interviste, recensioni e saggi critici sulle mie tre pubblicazioni, che voglio ricordare: Poetica Coazione 2009; Dittologie Congelate 2012; e Nove Periodico 2014.

Sarebbero tante l’espressioni che in realtà vorrei citare e che mi hanno emozionato.

In generale, però, non amo molto parlare di me, ritengo che un artista debba parlare con le sue opere, e credo, inoltre, che il modo che ho di rapportarmi con la stampa e il Web faccia emergere questo mio modo di essere.

Ma vista la tua inespugnabile cortesia e pazienza, capaci di aprire ogni porta, non posso esimermi dalla risposta.  Ti dirò, quindi, brevemente quale espressione è riuscita a sinterizzare meglio, con garbo ed eleganza senza troppi aggettivi, ciò che è il mio modo di scrivere: “ (…) qui l’autore dimostra, insieme, misura nelle descrizioni e un loro uso ritmico e strutturante come un refrain musicale da un capo all’altro del libro.” Dalla nota critica a ‘Nove Periodico’ del Prof. Enrico Testa.

 

4) Giuseppe Di Summa: Parlaci della storia di Nove Periodico.

 

Federico Li Calzi: Questa domanda mi inquieta un po’ (per quella che possa essere l’entità della risposta) e un po’ mi fa sorridere poiché, essendo l’autore, sarei la persona meno adatta a parlarne, visto che il mio parere è il romanzo stesso.

Ma ti dirò ugualmente il mio punto di vista così come fossi un lettore, cercando, quanto più possibile, di staccarmi dall’opera per cercare di essere imparziale.

Volendo fare un’analisi dettagliata di “Nove Periodico”, bisogna anzitutto considerare che vengono affrontati diversi temi.

I principali sono: la ricerca delle origini, la giustizia, l’amicizia, la nostalgia e l’infanzia. Ma ci sono temi che vengono trattati in modo minore, come la mafia, la famiglia, la politica, l’economia, gli animali, il lavoro, la crisi economica, ed esistenziale, la rassegnazione, la vecchiaia, la passione, la solitudine, l’amore, la lussuria, il rimorso, il rimpianto, le trasformazioni sociali e culturali.

Tutte queste coordinate tematiche vanno ad innervare il discorso narrativo, tenuto insieme dalle ripetute descrizioni dell’ambiente circostante e dalla materia verbale che, insieme, permettono al lettore di spaziare, di dare uno sguardo sulla comunità, sui paesaggi, ma anche sulla vicenda dell’io, mai, appunto, soffocato nel solco del un singolo argomento.

“Nove Periodico” si sviluppa, principalmente, lungo tre direttrici: la prima è l’amicizia, insieme alla vicenda personale; la seconda è l’ambiente esterno, insieme alla materia verbale; la terza è la ricerca delle origini che si tramuta nella ricerca della giustizia.

in altre parole ogni lettore può trovarci dentro quello che vuole, rivelando diverse chiavi di lettura.

Per grandi linee ti dico però quella che è la trama. Almeno in estrema sintesi la storia è questa.

Il romanzo è condotto in prima persona dal protagonista, Mauro un bambino di sei anni.

Il lettore si trova, così, davanti il mondo visto attraverso i suoi occhi, dove tutto appare fantastico, con le speranze e le illusioni dell’adolescenza.

Un bambino deciso, però, a non diventare un disilluso, un bambino che crede nei suoi sogni e che le sue aspirazioni non siano solo idee, ma desideri che con la dovuta fatica si possono realizzare.

Un bambino normale ma con una intensa vita emotiva, con un grande cuore che, però, spesso si scontra con la mentalità bigotta della Sicilia.

Il momento iniziale della narrazione è quello in cui Mauro, che è diventato un musicista di successo della capitale, ritorna in Sicilia, spinto da più intenzioni: allontanarsi dal successo, che gli ha dato tante soddisfazioni ma gli ha avvelenato anche l’anima (per via della mentalità di questo mondo che ha frequentato), incontrare l’amico della sua infanzia, Ntonio lasciato vent’anni prima, rivedere i luoghi della sua adolescenza, e ritrovare la ragazza, Luisa che aveva lasciato allora.

In questo percorso a ritroso Mauro trova un paese cambiato, nella società e nelle persone.

Il paesaggio è invece quello immutabile della Sicilia, eterno e assolato, con l’abbaglio del mare, le campagna a perdita d’occhio, le distese di frumentarie, il caldo torrido e gli odori tipici.

Anche l’amico Ntonio non è più il ragazzo di un tempo, pronto ad accettare le sfide.

E Lungo questa strada, per ritrovare il dialogo con il vecchio amico, “Nove Periodico” giunge alla sua triste verità, dove, nel finale, il romanzo diventa un noir, dove il tema della giustizia si sostituisce a quello iniziale della ricerca delle origini.

 

 

 

5) Giuseppe di summa: Progetti per il futuro?

 

Federico Li calzi: In mente ho tanti progetti e soprattutto diversi libri da scrivere, ma purtroppo oggi uno scrittore, tranne l’eccezioni (che confermano la regola) difficilmente riesce a vivere di questo mestiere altrimenti si rischia di diventare un clochard. Inoltre per chi fa questo mestiere deve sempre garantirsi il punto di vista e tenere libero il rigore intellettuale, scevro da contaminazioni di sorta.

Quindi mi divido in diverse attività che, oltre a quelle che la mia professione d’imprenditore m’impone, sono quelle, sempre inerenti all’attività letteraria, come scrivere saggi critici, recensire libri che mi vengono proposti, o valutare testi per concorsi letterari dove sono in giuria.

Ma nonostante la mole d’impegni a breve uscirà il mio nuovo libro, di cui non posso svelarvi tanto, se non che si tratta di una nuova raccolta di poesia, di cui debbo ancora definire il titolo

In più sto lavorando ad un romanzo, dove i protagonisti sono padre e figlio. La trama, per grandi linee, è già tracciata, adesso mancano soltanto i dettagli e i particolari che vanno ad arricchire questa storia e a renderla vera e viva nel vissuto, nelle descrizioni, nei pensieri e nella psicologia dei personaggi.

Il libro sarà suddiviso in quattro blocchi storici con una distanza di venti anni a blocco, in modo da coprire l’intera esistenza del protagonista ed insieme vedere il declino del padre e l’evoluzione del figlio.

In più ho in mente un romanzo breve di una intensa storia d’amore bruciante. Ma ancora è solo un’idea.

 

Grazie ancora per l’intervista molto gradita, alla prossima.fre

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Scrittori e scritture

Intervista a Micaela Fantauzzi

serd

“Figaro il gatto e la notte di Natale” è una favola per bambini da leggere sotto l’albero.

 

Il protagonista è il gatto Figaro che, con i suoi amici, farà un incontro molto particolare, ma per saperne di più bisognerà leggere il libro!

 

Come nasce la tua esperienza di illustratrice ?

 

  • La mia esperienza di illustratrice nasce dall’esigenza di far leggere il mio bambino di otto anni che non ne voleva proprio sapere. Ho scritto e illustrato il mio primo librino “Figaro il gatto” in cui il protagonista era proprio il nostro gatto. Mio figlio l’ha letto e riletto fino a consumarlo, in più portandolo a scuola è riuscito a far appassionare anche i suoi compagni di classe.

Il compito di educare è naturalmente molto importante. Secondo te come una storia può coinvolgere i lettori più piccoli ?

  • I miei librini, poi, li ho portati alla scuola primaria e sono diventati progetti scolastici e letture animate. Anche una storia semplice può e deve essere educativa per i piccoli lettori; i valori importanti della vita si possono insegnare partendo da un racconto illustrato, arrivando, attraverso un lavoro di introspezione, a toccare i sentimenti e gli interessi di ogni

 

Il Natale è una festa importante e piena di grandi festeggiamenti. Cosa rappresenta per te ?

 

  • Il Natale, per me, é la festa più bella dell’anno; il momento in cui ognuno dovrebbe fermarsi ad ascoltare il proprio cuore e ad assaporare il senso della vita, che nel mio pensiero, é rappresentato dagli affetti e dalla famiglia.

Disegno e scrittura cosa hanno in comune per te ?

 

  • Disegno e scrittura, per me, vanno di pari passo. Spesso inizio i miei libri disegnando e solo in un secondo tempo scrivo la storia. Prima devo immaginarla e disegnarla, quando la vedo su carta passo alla fase della narrazione.

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro ?

 

  • I miei progetti per il futuro sono legati al disegno e alla  scrittura. Sto aprendo una ditta di t-shirt e accessori con stampe di miei disegni e ho consegnato alla mia editrice altri due librini che verranno pubblicati nel 2017. Spero di continuare così.
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Blogging Scrittori e scritture

Pensieri scritti.

Credere, vivere, divulgare un opera letteraria :

La patria è molto viva. Nel 1924, un romanzo che suona bene, viene proprio scritto in Russia, si chiama ” La guardia bianca “, qui si conosce il concetto di autorità casalinga, Aleksej è il medico, fratello maggiore, che deve prendere il posto dei genitori morti, conosciamo la vita in una casa ubicata al numero 13 di Alekseevskij Spusk. E’ importante chi fa la guardia ai figli, nei percorsi educativi, di crescita, che gli porta ai matrimoni, la loro conoscenza dei rituali, dei percorsi molto
religiosi. Ci vive Elena, in questa casa, abbandonata dal marito, seppure lei capirà che i fratelli, per difendere la propria città, Kiev, in piena guerra civile, sono solo attratti dalle armi.


EROI DEL PENSIERO.

William James Durant ha avuto una madre franco-canadese, con un educazione molto pia, della quale ha poi iniziato a dubitare. Si è battuto per rendere la filosofia accessibile a tutti. Della sua lettura resta solo l’importanza dello studio dei filosofi, in questo mio testo, sapendo che l’autore ha scritto, con l’aiuto della compagna, 32 volumi, di storia della filosofia, in 50 anni.


Si tratta di scegliere un altro personaggio importante, per gli scrittori, che mette in risalto il rapporto dell’impegno, nella scrittura, nella ricerca, con il mito. Nella mitologia Elena, conosciuta come Elena di Troia o Elena di Sparta, è l’icona dell’eterno “ femmineo “, quindi della femminilità.


LA FESTA DEL PADRE LAVORATORE ?

E’ Dickens che fa comparire la malinconia del giovane gentiluomo.
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Scrivere Dickens è una garanzia, nello spazio di lettura soprattutto di ieri e di oggi. Il libro del quale facciamo un breve accenno è ” GRANDI SPERANZE “. I personaggi, gli scambi di ruolo, nel testo di Dickens sono importanti, l’autore presenta figure che turbano nelle stanze, alle quali non si vuole parlare.