Roberta Canu intervista Giuseppe Di Summa

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UNA SENSAZIONE OTTICA DEL NATALE

Roberta Canu intervista Giuseppe Di Summa

Questionario per Giuseppe di Summa:

Intanto grazie per avermi contattata! Iniziamo con il questionario.

Domanda numero 1:  Che cosa significa per te scrivere?

Anni fa ero a Grottaferrata, vicino Roma, in piena estate, leggendo in una biblioteca, piccola, dei libri sulla storia del mio paese di origine. Era la prima volta che leggevo del mio paese nativo, soprattutto di uno storico locale di cognome Palumbo, prima avevo letto a scuola di Calvino, un po’ di libri suggeriti da qualche ragazza. Avevo letto per essere carino, per fare la corte, non per scrivere. E’ un pò come il vecchio muratore del quale scrive D’Annunzio, in Di me a me stesso, che citerò, se riesco a farlo anche in un’altra risposta, che porta al poeta un fiore, visto che era rimasto male del fatto che il fiore non vi era più. Quindi scrivere vuole dire per me consumare il tempo, con le parole in regalo degli autori, che mi portano le loro pagine, il loro testo, quando resto male per qualcosa. Ascoltare le parole per me “ vere “, sottolineo per me, che poi scrivo oggi nel blog, che non sono quelle del paese di origine, della scuola, che sono parole belle, che non ascolto, alla radio, in tv, quasi mai, vuole dire crearmi un mio mondo di lettore.. Dopo l’ascolto di una parola, scatta una lampadina accesa, scrivo se mi interessa, leggo D’Annunzio, oppure altri grandi maestri, mi ricordo che il genio è vicino alla natura.

Domanda numero 2: Lo sport quanto può aiutare uno scrittore a rapportarsi con il mondo odierno senza farlo sentire emarginato o poco socievole?

Lo sport non ti fa rimanere sicuro quello che ti credi tu, ha sempre progetti pronti, si aggiorna, vive il suo tempo. Non è facile scrivere dello sport, proponendo interventi motori, accelerazioni, non si sbaglia, ma sono calcoli difficili, si dovrebbe tornare alla calma, al piacere di passare il tempo e divertirsi, accontentarsi del segno di una presenza. Voglio citare il mio scrittore preferito Sheakespeare, che forse non entra nel discorso sportivo, seppure ” un buco cosmico ” è in agguato, quindi fuori dal proprio mondo, in questo caso, quello sportivo, possiamo trovare risposte, facendo pratica nella scrittura, cosa non facile, possiamo così creare della socialità, il poeta ricorda che dagli occhi delle donne deriva la sua dottrina, sono quelli, le accademie, le arti, sostiene che nutrono il mondo. Questo è per me il confronto tra sport e scrittura, entrambi sono connessi con le persone, non si può non essere socievoli con lo sport, dato che oggi, praticare una disciplina, è questione, sempre di più di forza mentale, per avere la quale è necessario un rapporto con la gente, seppure si deve selezionare il gruppo di persone che ti permette un allenamento tranquillo, non fa troppo ” rumore ” sulle tue performance, sa farti crescere. Accade che lo sport diventa ” impersonale”, che un atleta senza il suo insegnante, allenatore, non riesce più a vedere è privo di riferimenti, quindi non bastano solo le persone, per fare il record personale.

Domanda numero 3: Hai scritto ‘La filastrocca del minibasket’ un compito motorio, relazionale, terapeutico.

Quanto c’è di te in ciò che hai scritto e quanto i giovani possono vedere di se stessi?

Il testo un E- Book ha il tema che hai messo in evidenza,  è un testo piccolo, per essere tradotto in lingua straniera, è in corso la traduzione in inglese, dopo passerà in francese. E’ un testo che si propone di spiegare come organizzarsi per fare una lezione, un programma, un intervento, un progetto. Si deve avere sempre “ stima nei giovani “, proponendo loro, anche con un nome, come il mio non famoso, le risorse che riteniamo giuste, che vengono dal mondo della formazione dei tecnici.

Domanda numero 4: Secondo te i bambini oggi imparano ancora a memoria le filastrocche come le poesie oppure la tecnologia le ha soppiantate?

La poesia è bella, ripeterla da bambini a memoria, con l’uso della filastrocca è bellissimo. Il titolo la Filastrocca del Minibasket è stato scelto proprio per il fatto che un bambino, ripeteva sempre alla madre, la filastrocca del 10, in treno mentre andavo a Bologna, io ho colto l’idea, ho pensato che il bambino fosse ingegnoso, , visto che nello sport, soprattutto agonistico, si vive in modo diverso, rispetto alla scrittura, alla poesia, che spesso usiamo per dire che non stiamo bene, lui usava la filastrocca per imparare la matematica. Quindi con me sfondi una porta aperta. Nel discorso sulla cultura, sul benessere, vi sono problemi come la “ videodipendenza “, che si devono tenere d’occhio, spesso per sostituire il software, si fa una fatica impressionante, con Internet, ci sono i rischi e le sfide della comunicazione.

Domanda numero 5: Nei tuoi blog/siti ci metti proprio la faccia, nel senso che ti mostri per come sei realmente e metti anche delle foto tue. Complimenti, è davvero una bella cosa, a tal proposito volevo chiederti, hai mai pensato di aprire un blog a tema completamente Natalizio? Magari aprendolo con l’incipit del romanzo di Dickens, canto di Natale?

Lo so è una domanda un po’ bizzarra ma la vedo una cosa fantastica.

A me del Natale piace la sensazione ottica, ci metto la faccia dappertutto nel Blog, quindi mi fa piacere presentarmi, sapendo che in tanti fanno comunicazione, costruiscono pagine web. Il Natale come visione fantastica di un fantasma nel cuore della notte, è bello come tema, non tocca a me dirlo, Dickens apre con ” Marley era morto “, quindi non crede al fantasma, capirà sulla sua pelle, nella storia, che invece questo ” morto ” esiste, è venuto per fargli dire che la vita gli piace, un modo questo libro per non scordare, spesso dicono le ricordiamo noi gli scrittori le peripezie, le perle di saggezza dei nostri antenati, che magari ci chiamavano solo ” ragazzo “, ” scugnizzo ” ” bambino “. Oggi sono le segreterie, i press- agent, il management, che fissano gli impegni natalizi. Persino i bambini sono contesi per gli eventi natalizi, il momento di “ bontà “ merita attenzione, la pace, la solidarietà anche, seppure mi fermo alle interviste sul blog, non so se riuscirei a resistere a fare il Manager del Natale.

Domanda numero 6: Riallacciandoci alla domanda di prima, che ne pensi dello spettro del Natale passato che generalmente viene a trovare un po’ tutti noi mettendoci malinconia?

La luce che viene, che va via, quando sei abituato che sia sempre vicino a te, il buio che arriva, non fa effetto, quasi mai a Natale, dato che ci si sforza di creare un luogo caldo, illuminato, vivo, come una Chiesa, una Scuola.. Proprio tutte le luci del Natale, quando vanno via, ci portano ad essere di cattivo umore. Il passato, nella letteratura, nell’arte, va vissuto con la giusta attenzione. Il problema dei ricordi è difficile per me, visto che tutti i giorni di festa, non sono stati sempre felici, del Natale, mi piace comunque ricordare, pensando alle poesie di D’Annunzio, le irradiazioni più vive e una coppa di champagne.

Domanda numero 7:  Quali emozioni provi quando sai che un ragazzino magari sconosciuto ha vinto una menzione d’onore per una poesia o un racconto su temi che generalmente non tratta più nessuno?

Emozioni tante, anche se non è mio erede, visto che sono sconosciuto pure io, quindi lo apprezzo anche di più, come scrive sempre D’Annunzio, complimenti a chi con un linguaggio sa raccontare la sua vita.

Domanda numero 8:  La poesia per te può essere davvero catartica oppure è solo un qualcosa di talmente evanescente da non poter essere nemmeno additata come bella, pura, graziosa ecc?

Il linguaggio poetico è bello, puro, grazioso, poi quando si riferisce a qualcosa è chiaro che siamo in un’altra forma di lettura. Per me la poesia deve essere un testo che fa “ sognare “, che rimane nel segreto, nell’incognito.

Domanda numero 9: Secondo te la poesia è più maschile o femminile al giorno d’oggi? Pensi che le donne siano riuscite a farsi valere anche in ambito poetico oppure c’è ancora molta strada da fare?

Le donne devono coinvolgere tutti. Leggevo di popolazioni, che per questioni religiose, riunivano, nell’antichità gli uomini, per dirsi tutto quello che la donna non doveva sapere. Oggi, invece, le donne partecipano, per me dovrebbero essere Presidente del Consiglio, della Repubblica, sono già delle bravissime scrittrici, professoresse, poetesse. Come ricordano anche i dati statistici si laureano più donne che uomini.

Ultima domanda: ( 10) Negli ultimi anni, nello sport c’è stato del bullismo tra i giovanissimi, soprattutto razzismo nei confronti di ragazzi di colore ( calciatori e altri sportivi) scriveresti a questo riguardo una poesia sul tema citato per solidarietà nei confronti delle vittime che devono subire ogni giorno soprusi verbali?

Che tipo di allievo hanno oggi i docenti, gli istruttori sportivi, è importante. Non spetta a noi nel transito educativo dire la “ devianza “, che va accertata in modi professionali. Possiamo solo dire che sul territorio deve crescere solidarietà. La poesia te la scrivo qui, accetto la sfida, con poche parole direi ancora D’Annunzio,certe pagine sembrano cercare il confronto con i tappeti di Persia,quindi propongono una superficie piatta, questa è l’idea che mi viene in mente, sai entrare nel pensiero, in questi casi, non è facile, bisogna rispettare privacy e sensibilità, non sempre lo spazio della scrittura esiste. Conoscessi persone famose, tra cantanti, attori, che non conosco purtroppo, girerei la tua domanda loro, dovrebbero spiegare le qualità che ci vogliono, non solo dei prodotti commerciali, quelle vive anche tra gli esseri umani, cosa che fanno sempre, le star della tv, in modo anche carino, a volte anche “ bellissimo “, una ” chance ” da prendere con loro per essere a favore e non contro, guardandoli ed ascoltandoli, soprattutto nella musica e nel cinema.

Grazie per il tuo tempo Giuseppe, a presto e auguri per tutto.

Alessandro Bagnato intervista Giuseppe Di Summa

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Vi consiglio di leggere l’intervista che ho rilasciato ad Alessandro Bagnato, https://www.blogalmente.blog/

Oggi ho il piacere di intervistare l’amico e professionista esemplare Giuseppe Di Summa. Una vita trascorsa nel mondo del basket con una passione vivissima per le nuove forme di comunicazioni. Il suo curriculum parla di esperienze radiofoniche in radio locali e web radio, con una grande conoscenza e studioso della musica internazionale. Ha creato da poco un contenitore che prende il nome di “CambioGiorno”, una nuova espressione del linguaggio comunicativo. Ma con lui discutiamo del legame tra sport e social.

D-    Benvenuto     sul blog “BlogAlMente”. Ti ringrazio per aver accettato  l’intervista, è un orgoglio averti tra le pagine del mio  contenitore.

Grazie per l’intervista, che sono sicuro potrà dare notizie sull’economia dell’informazione, sullo stato della macchina, il nostro computer oggi. Cose che tu fai benissimo. Cercherò di essere ordinato nelle mie risposte. 

   D-    Ogni     giorno ci accorgiamo che le nostre abitudini sono totalmente     cambiate.  Tu vivi costantemente tra i social, che noi tutti usiamo,     è l’attività di Coach di Mini Basket. Com’è cambiato l’approccio     dei ragazzi e dei loro genitori al mondo legato allo sport?

E‘ cambiato molto da quando venti anni fa ho iniziato, diciamo che l’impegno è sempre la cosa più importante, anche se nel lavoro di creazione di una società, di un centro minibasket, appare l’uso dei social, il tuo nome è cognome viene conosciuto anche grazie agli account. L’Istruttore deve sapere valorizzare il contesto educativo, creare delle relazioni concrete, non virtuali, riportare tutto allo sviluppo delle capacità motorie, sottolineare come si debba risolvere, oltre al problema della pigrizia che può dare un social, verso l’attività ludica, anche il problema dell’attenzione tipico nell’ apprendimento di oggi.

D-  Internet     è veramente un mondo variegato e senza confini. Esiste secondo te ,     un legame indissolubile tra sport e social? Perché amiamo     notificare e condividere le fatiche sportive?

Accade che ti venga detto „ non sei allenatore, non sei atleta, non sei un professionista „, anche sui social, che per molti sono oggi una „ memoria storica „. Che il tuo nome sia ricordato fa piacere, visto che la  fatica sportiva va elogiata, questo accade anche grazie ai social, dove a seguito di una vittoria leggiamo subito i post di condivisione del successo. I social vanno comunque utilizzati per creare un legame con i tifosi, per dire in modo esatto quello che fai, per vincere, allenarti. Uno strumento di comunicazione ha sempre il suo momento di analisi e di programmazione. Il social, oggi, ad esempio, viene usato per le dirette su Facebook per seguire la squadra del cuore quando è possibile, cosa interessante, positiva. I social servono anche a studiare il mercato dello sport, dal punto di vista pubblicitario,   

D-  Nella     tua attività di esperto in comunicazione digitale, hai potuto     costatare tutti i cambiamenti qui portati in esame, ma c’è qualcosa     che sinceramente non pensavi che si  propagasse come poi è accaduto?

 Non possiamo andare avanti con questo bla, bla, bla, lo dicono molti oggi, i toni devono essere moderati, anche a costo di non pubblicare,  post,  che possono catturare audience, che sarebbero troppo sopra le righe. Per me bisogna essere molto cortesi con l’interlocutore. Oggi i grandi, influencer sottolineano cosa fare contro gli heaters  i cosiddetti  leoni da tastiera, che non cercano il confronto. 

  D-  Abbiamo     degli stereotipi sbagliati, secondo te, parlando ancora di sport in     generale, che ci fanno credere in qualcosa di irrisorio? Il web è     realmente come ci viene raccontato?

Se sei qui in campo e fai un canestro, pazzo,  magari allo scadere, vai subito tra i video che piacciono ai tifosi,  e quindi dai credito alla azione e ci credi ciecamente. Credi a un atto, no sportivo, ma vicino all’habitat che ogni giorno viviamo. Premesso però che fare un’azione del genere è veramente difficile. Il testo a cui credere, multimediale, ha il suo racconto, Il linguaggio dei nuovi media entra nelle nostre case, la nostra percezione è importante, oggi al modo di scrivere ha cambiato gli spazi. Spesso ripetere nelle foto, la sua bella o brutta figura, non è sufficiente. Il mercato del cinema, della letteratura, sa superare le cose banali, come sempre. Voglio salutarti, ricordando il grande sociologo Franco Cassano, che nel testo  “Modernizzare stanca”  che dice quello che noi dobbiamo recuperare, un esistenza meno competitiva, non orientata solo all’innovazione, nel decidere quale sia la nostra  meta.

CAMBIO GIORNO A NATALE.

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CAMBIO GIORNO A NATALE.

Stiamo preparando le interviste, i momenti, per vivere insieme il Natale 2019, qui sul Blog. Non sono uno scrittore, sono un ” blogger ” , che incontra nel mio tempo sul web, chi sa scrivere, incontra il pubblico, con il suoi libri, un tempo per imparare, dalle copertina, le facce, degli autori e della autrici, come guardare un testo, conoscerlo.

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Non possiamo stare lontano, da testi a cui credere, da cercare, da incontrare, nel nostro tempo, anche quello dedicato a Natale, quando tra di noi ci sono i sentimenti, i momenti di felicità con i nostri cari. Per i bambini che ci credono, tra noi è il Natale vi è Babbo Natale, difficile non entrare nel gioco, fare vedere immagini nelle stanze, sul computer, equipaggiarsi per la registrazione giusta, spingere per una fusione morbida tra il Natale in carne ed ossa, con quello virtuale, per non farsi dimenticare, per farsi ” fare ” gli auguri, nel modo giusto. Il contenuto principale, sul Blog, rimane l’intervista, che assicura la migliore visibilità, con le modalità oramai collaudate su CAMBIO GIORNO.

Intervista a Gabriella Dipietro

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Visita il sito web : http://www.gabrielladipietro.com/

Iniziamo con un recente evento tenutosi a Trieste, mi riferisco alla mostra fotografica “Donne con la testa fra le nuvole” di Fiorella Dipietro, ove ha curato l’introduzione, di una mostra definita al femminile, di cosa si tratta precisamente?

Una mostra fatta da una fotografa ma soprattutto da una donna, Fiorella Dipietro, per le donne. La Dipietro comincia a dedicarsi alla fotografia fin da giovane, ma è nel 2008 che fotografa all’estero i suoi primi riflessi delle vetrine. Con il tempo si rende conto che si concentra istintivamente sui riflessi che si creano sul volto delle donne (modelle o manichini) poste all’interno delle vetrine, dove si scorgono negli sfondi angoli caratteristici di Trieste, cieli, nuvole. Lo fa senza alcun tipo di rimaneggiamento a livello di saturazioni o esposizioni, senza uso di photoshop o altro programma, quindi con foto in purezza; quello che vede fotografa. Ne risultano rappresentazioni di donne sognatrici, ognuna alle prese con i propri pensieri e le proprie prigioni. Donne perfette, protagoniste insospettabili, donne che desiderano solo essere riscoperte e valorizzate. Manichini a cui si dà finalmente una voce della loro memoria privata e che diventano inconsapevole specchio del nostro territorio. Il pianeta femminile viene scrutato con sguardi gentili, fotografando qualcosa che solo pochi riescono a scorgere, un’esperienza nell’esperienza, in cui anche la scenografia diventa parte fondamentale della narrazione.

Si legge nelle sue note che lei si occupa di comunicazione, come di pittura, come sono nate queste passioni, come prendono corpo realmente? 

Cominciamo con la pittura. Quando avevo 5 o 6 anni erano tempi in cui andava di moda la carta da parati, e a casa mia ce n’era una stupenda: fondo panna con dei filari di piccole rose lilla fino al soffitto… io ho visto solo che era carta. Credo di averle prese, ma come una delinquente seriale ho continuato a fare pupazzi e disegnetti di nascosto dietro le poltrone che spostavo meticolosamente per non farmi beccare mentre sporcavo quella bellissima carta da parati. Qualche anno dopo mio padre, per salvaguardare le pareti di casa, mi ha iscritta a un corso di pittura extrascolastico da un pittore acquarellista, Lido Dambrosi; un periodo bellissimo, studiavo poco, ma passavo interi pomeriggi in Atelier per pitturare ad acquarello, a olio e, con una dispensa di mio padre, facendo lezioni di rappresentazione del nudo con modella. Negli anni poi ho frequentato altri pittori e dal 2009 ho cominciato a seguire l’Atelier di Livio Možina approfondendo la tecnica della pittura a olio con un orientamento realista. Non si finisce mai di imparare e se c’è la passione bisogna continuare a coltivarla e nutrirla. Dipingo un po’ di tutto, ma la cosa che preferisco è studiare delle scenografie dove la presenza umana è inevitabile, rifacendomi a volte a storie di personaggi tratti dalla letteratura o dal teatro. Ho all’attivo sette mostre personali sia a Bologna che a Trieste e almeno un centinaio di mostre collettive. L’ultima risale a giugno di quest’anno alla Galleria Rettori Tribbio proprio a Trieste dove ho riscosso un discreto successo, considerato che sono state vendute praticamente un terzo delle opere esposte.

La passione per il campo della comunicazione è nata più di recente. Negli anni 2000 ho cominciato ad appassionarmi agli studi di psicologia e comunicazione come autodidatta e nel 2004 ho fatto un Master all’Università di Trieste in analisi e gestione della comunicazione pubblica e privata. Ho continuato ad approfondire questa materia per diletto e per naturale inclinazione e nel 2014, in spirito di amicizia, ho curato la presentazione di una mostra d’arte collettiva qui a Trieste: gli artisti erano contenti e si congratulavano con me per la dialettica unita alla mia sensibilità artistica da “addetta del settore”. Questa cosa delle presentazioni mi piace e mi appaga. Nel corso degli anni sono stata chiamata diverse volte per presentare esposizioni e curarne la parte di diffusione mediatica, i comunicati stampa e quanto altro necessario. Dalla fine del 2018 questa attività si è intensificata. Ripeto, è una cosa che faccio per diletto, e forse quello che più piace nelle mie presentazioni è che ragiono come una pittrice, capisco le tecniche, le materie, conosco l’Arte in generale, alcune cose di più, altre forse di meno, ma laddove non mi viene d’aiuto la conoscenza, cerco di approfondire il discorso se mi è utile per spiegare o indagare l’anima di un pittore di cui curo l’evento.

Guardando il suo sito webhttp://www.gabrielladipietro.com si possono vedere diversi dipinti. Si ricorda il suo primo dipinto, oggi alla luce della sua esperienza con la pittura cosa vi è di nuovo, cosa ama invece del suo passato, quale vecchissimo pittore, invece, si sente di consigliare ancora oggi? 

Il primissimo quadro era una copia dal vero di un gallo, sulla base di un galletto impagliato dalle penne coloratissime presente nello studio del pittore Dambrosi. Non c’era un disegno a grafite alla base, ma l’avevo dipinto direttamente con la china, utilizzata come si usa l’acquerello.Sono state tutte importanti le esperienze del passato, perché mi hanno consentito di essere quello che sono; quello che faccio adesso è frutto di quello che ho imparato e che sto continuando ad imparare. La sperimentazione continua, continua sempre.

Che pittore mi sento di consigliare? Perché non una pittrice? Artemisia Gentileschi. Artemisia, pittrice del 600, segnata per sempre dallo stupro subito in età adolescenziale dal pittore e maestro di prospettiva Agostino Tassi, è stata espressione del tormento dell’anima nella ricerca di capire ed affermare ciò che sentiva di essere in un mondo che la limitava e la soffocava nel suo bisogno di libertà. La sua arte e le sue scelte di vita sono frutto di questo tormento, di una rivalsa per quanto subito, espressione di una ricerca della propria identità interiore e di ribellione rispetto allo status sociale che sacrificava la donna strettamente alle mansioni domestiche, ad un protocollo che le dedicava al ricamo, ad una pittura “da donna” consistente in fiori e nature morte. Donna di intelletto pure che, da autodidatta, ha imparato a leggere e scrivere per dedicarsi poi alla lettura delle opere di Petrarca o Tasso. In questo modo è riuscita a tener testa e collocarsi nella società aristocratica dell’epoca, entrando nelle  corti e frequentando i personaggi più rilevanti e influenti del tempo, come Galileo Galilei, di cui era amica.

Un’altra recente mostra da lei introdotta, come si legge sempre sul suo sito web, è quella di Rossella Ghigliotti dal titolo “Sinapsi impreviste”, ove si tratta di sensazioni, emozioni, gioie della vita, Cosa pensa di questa esperienza creativa in mostra?

 L’Arte è tale in ogni sua forma, nella fattispecie si tratta di pittura informale che si sottrae al figurativo, alla geometria oppure al rigore matematico che caratterizzano l’astrattismo, per diventare un percorso emozionale. La Ghigliotti si esprime in questo modo da poco più di un anno, facendo erompere la sua libertà creativa ideando sulla tela contrasti cromatici espressi con la forza della pittura che si fa materia con l’uso della spatola, ma anche con le stesse mani che affondano nella purezza e pastosità del colore per imprimere la sua passione e realizzare quella metarealtà che rappresenta il dedalo del suo inconscio.I colori, uniti talvolta con l’uso di carte e colle e polistirolo, vengono messi sulla tela così come arrivano, in una specie di folgorazione che scaturisce dalla sua mente per poi arrivare alla mano che ne è mero esecutore. Usa tinte che sceglie d’istinto, influenzata da quello che sente nel momento stesso che comincia un’opera.

Parliamo di comunicazione, come la radio, ad esempio, la televisione, oggi trattano l’arte, non solo dato la grande presenza in Italia di patrimonio artistico, cosa pensa si debba fare per valorizzare nella scuola l’arte?

C’è stato un progetto a Caserta l’altro anno, nel 2018, e mi è piaciuto molto: bambini che si sono cimentati a copiare capolavori di Caravaggio, Modigliani o Klimt. Farei questa sperimentazione anche in altre realtà scolastiche: copiare sta alla base dell’insegnamento artistico ma in generale vale per tutta la cultura. Si impara dai grandi e poi si diventa grandi. Nella fattispecie i ragazzi guardano in maniera più approfondita un’opera, imparano a vedere la direzione delle pennellate, a miscelare i colori che più si avvicinano a quello che devono riprodurre. Gli artisti poi vanno conosciuti e amati: va anche bene studiare date e numeri e titoli di opere, ma dietro ogni artista c’è una storia che è la storia di un’epoca. Diventa affascinante sapere come vivevano, cosa mangiavano, le esperienze che hanno avuto, il loro carattere. Adoro le trasmissioni che manda in onda un’emittente dedicate agli artisti e alle epoche storiche. Per valorizzare l’Arte nelle scuole, quindi, sarebbe bello far vivere esperienze pittoriche in prima persona ai ragazzi facendoli contestualmente avvicinare alla “vera” storia degli artisti in quanto uomini e donne.

Oggi il detto “impara l’arte e mettila da parte” è ancora vero secondo lei, in che modo personalizzare, entriamo forse nel complicato, la teoria, quali consigli dare ai giovani, soprattutto ai giovanissimi?

C’era una cosa che mi diceva a volte il mio primo insegnante di pittura: gli amici ci sono e non ci sono, le mogli possono cambiare o mancare, il lavoro esserci o meno. L’Arte è totalmente una cosa tua. Non ti verrà mai a mancare, nessuna te la potrà mai togliere, lei ci sarà sempre con te. Un’ancora di salvezza in pratica per focalizzare sempre che ognuno di noi è unico, e avere una passione personale (in questo caso l’Arte) ti aiuta a vivere e sopravvivere anche nei momenti più bui della vita.


Il suo rapporto con la cucina

E’ un’Arte anche quella, se fatta bene. Ho sempre amato cucinare, sentire gli odori piacevoli delle spezie, miscelare ingredienti che magicamente (o quanto meno grazie ad una questione chimica) cambiano e si modificano. Per non parlare dei colori della verdura e della frutta… ottimi soggetti per nature morte (anzi vive).

Il suo artista preferito?

Magari fosse uno solo… credo, quasi alla pari con Caravaggio e la Gentileschi, Leonardo da Vinci: un genio capace di coniugare nel medesimo foglio delicatissime Madonne con distruttive macchine da guerra e di tortura. Un genio nel bene e nel male. Mi ricordo che quando ero piccolina di notte prima di addormentarmi mi chiedevo cosa avrei fatto da grande, e pregavo il Signore di diventare almeno solo un pochino come Leonardo. No, non lo sono diventata, ma continuo ad applicarmi, cercando di fare quello che più mi piace con passione.


Progetti per il futuro?  

Carpe diem. Ho chiuso da un paio di mesi la mia settima personale ma ho già in cantiere l’ottava. Realizzare quadri, con il livello che mi piace di più, mi porta via da uno a due mesi per opera. Per fare una mostra decorosa i quadri da preparare devono essere minimo una ventina, quindi direi fra 2 o 3 anni, un tempo giusto per realizzare un’altra mostra… da favola. E non uso casualmente il termine.

I DOG YOU AL GIFFONI FILM FESTIVAL

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Logo Giffoni Experience

SABATO 21 LUGLIO A PARTIRE DALLE 17

PIAZZA UMBERTO I – GIFFONI VALLE PIANA

Ospita chi ci rende migliori

Giffoni Film Festival dedica l’edizione all’ambiente e ospita nel cuore del Giffoni Experience#I DOG YOU, iniziativa dedicata agli amici animali e di chi di loro si cura, in silenzio e nell’ombra.

I volontari e Associazioni di varie regioni d’Italia incontreranno i ragazzi del Giffoni, per raccontare le storie di tanti animali, le loro esperienze, ma soprattutto per far comprendere l’importanza di tanti aspetti del volontariato a molti sconosciuto.

Non è pericoloso chi fa del male, ma chi guarda e non fa nulla, per questo l’informazione è basilare.

Animali visti da tutti ma abbandonati da tutti o quasi, che sono per strada o sono dimenticati nei canili di tutta Italia.

Una vera e propria emergenza soprattutto in Campania e nel sud Italia, una emergenza che potrebbe non essere più tale se fossero seguite poche e semplici regole.

Da qui l’idea di promuovere questa manifestazione volta a far comprendere quanto sia importante divulgare l’educazione al rispetto di tutti gli esseri viventi, siano essi umani o animali, di divulgare l’operato di tanti volontari migliaia e migliaia che giorno dopo giorno si impegnano a salvare vite.

Ai giovanissimi protagonisti del Festival, i volontari, gli educatori cinofili e le Associazioni spiegheranno il loro ruolo e racconteranno le storie di Rodolfo, Lillo, Neve, Cesare, e di tanti animali che grazie a loro sono sopravvissuti, stanno cercando o hanno trovato una casa.

Un progetto di sensibilizzazione che vede coinvolte numerose associazioni, promosso da Io, cane di strada Onlus di Castel San Giorgio in provincia di Salerno, Una zampa per Birillo Onlus di Roma, I Pastori Tedeschi Rescue di Modena, Les Enfants du Paradis Onlus di Roma, con la partecipazione di Beagle Rules Forever “Beaglelandia”di Roma, Dpa Onlus di Eboli, Dalle Zampe al cuore Onlus Associazione Zoofila Rocchese, Uniti per Chicca, Associazione Amici di Pluto di Castel San Giorgio, Associazione SOS Natura di Avellino, La Combricola dei Dogs no profit di Nocera Inferiore, Il recinto degli Invisibili di Salerno e dalle tante volontarie e volontari, non appartenenti a nessuna associazione, ma fondamentali e necessari in questo progetto.

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Per ulteriori informazioni:

Emmepi Strategie:

Ufficio Stampa Cristina Borsatti

mail: crisborsatti@gmail.com

LA FESTA DEL CINEMA A VIA DELLA FREZZA

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FONDACO Roma Red Carpet

FONDACO Roma

TRA STAR DEL CINEMA E DELLA MUSICA, LA FESTA DEL CINEMA

 A VIA DELLA FREZZA

Via della Frezza, location ufficiale della 12a edizione dellaFesta del Cinema di Roma,è pronta ad ospitare tante Star del cinema e della Musica.

La Festa del  Cinema allarga i suoi confini e arriva nel cuore della Capitale, tra Piazza di Spagna e Piazza Augusto Imperatore, dove durante i giorni della manifestazione sono previsti eventi cinematografici e altrettanti eventi musicali. Sono attese tante Star del cinema e della musica, ma anche del mondo della cultura, dell’arte e del fashion system.

Il primo evento live è previsto sabato 28 ottobre alle 17.00. La musica che uscirà dagli altoparlanti di Via della Frezza sarà quella dei Daiana Lou, colonna sonora del film Terapia di coppia per amanti, commedia fresca di uscita in sala interpretata da Ambra Angiolini, Pietro Sermonti e Sergio Rubini. I DaianaLou, che si sono fatti conoscere al grande pubblico grazie alla loro partecipazione ad X-Factor si misureranno con una performance live e con i brani del loro primo progetto discografico, dal titolo Streetherapy. Per l’occasione saranno presenti il regista Alessio Maria Federici e il cast del film.

Gran chiusura sabato 4 novembre con la presentazione della mostra Jupiter in Saturn – A Twin Peaks Tribute, mostra realizzata in onore della celebre serie televisiva Twin Peaks dal Digital artist& Creative director Fabio Timpanaro e curata da Nero Gallery,  all’interno dello spazio Fondaco.

La mostra vuole essere un omaggio al capolavoro di David Lynch che ha rivoluzionato la storia e il linguaggio della serialità mondiale e al regista stesso, ospite d’onore della dodicesima edizione del Festival. Le opere esposte si basano su una tecnica innovativa che unisce fotografia, pittura digitale e pittura ad olio quasi a riprodurre in chiave figurativa l’universo mistico e simbolico di Twin Peaks. L’evento è realizzato anche allo scopo di anticipare la mostra collettiva che si terrà dal 27 gennaio al 10 marzo 2018 presso Nero Gallery.

Nel mezzo, una settimana di musica, cinema, arte, letteratura e tanto fashion.

Domenica 29 ottobre alle 17.00, sarà la volta di Simona Marchini. L’attrice presenterà gli artisti protagonisti di Trame d’autore – Sei video-opere tra arte e letteratura, progetto ideato e promossa da Simona Marchini. Alle 18.30, seguirà un Omaggio alla città di Roma con la performance live di Valentina Galdì, cantautrice romana pronta a raccontarci la sua città attraverso una voce che rappresenta la romanità in modo contemporaneo.

Mercoledì 1 novembre alle 18.30 verrà presentato il libro Le mie ragioni te le ho dette di Annalisa De Simone. Lettrice d’eccezione l’attrice Francesca Valtorta.

Venerdì 3 novembre, in Via della Frezza si mescoleranno teatro e musica, con la presentazione del Festival del Teatro Eco Logico di Stromboli.

Non sarà difficile imbattersi nelle Star di questa 12a edizione della Festa del Cinema di Roma. Perché Via della Frezza ospiterà cene e party di film presenti al festival.

Grazie al patrocinio di Fondazione Cinema per Roma, Fondazione Cinema per RomaeFondaco Roma porteranno così la Festa del Cinema nel cuore della città, in uno spazio dove regnano glamour e stile,dove cinema, art design e moda si incontrano.

Nato da un’idea di Alessandra Marino con Emanuela Mafrolla e Nathalie Aalbers, FONDACO Romaè uno di quegli esempi di imprenditoria coraggiosa, mecenatismo e visione che diventano realtà.UnConcept unico ed innovativo, che vede la Capitale di nuovo protagonista tra le grandi città mondiali nell’anno in cui è stata riconosciuta dall’UNESCO “Creative City of Film”.

L’iniziativa che lega Via della Frezza alla Festa del Cinemadi Romanasce grazie alla collaborazione di Gruppo HDRA eEMMEPI STRATEGIE, agenzia leader nel suo settore, specializzata nello studio, nella progettazione e realizzazione di progetti mirati nel mondo del cinema e dell’entertainment. Media partner della prestigiosa iniziativa il magazine “F” diretto da Marisa Deimichei.

VIA DELLA FREZZA, IERI, OGGI E DOMANI

Partiamo dal nome del progetto. FONDACO significa “casa-magazzino” e deriva dal nome che nell’antichità si dava agli edifici che svolgevano funzioni di magazzino e, spesso, anche di alloggio per i mercanti. FONDACO ROMA a Via della Frezza è un “Concept street shop” che non risulta abbia pari nel suo genere. Insomma, un posto dove mangiare, bere, vestirsi e, volendo, anche dormire e coccolarsi (anche intellettualmente).

Una strada vittima dell’incuria delle passate amministrazioni, questo era via della Frezza prima di Fondaco. Una parte agonizzante del cuore storico di Roma, dove cittadini e turisti facevano fatica a intravedere le bellezze architettoniche di un tempo.

Per amore verso la città Alessandra Marino (creatrice di Gusto) si fa capofila di una cordata, le sue due socie – Emanuela Mafrolla e NathalieAalbers – e di un team tutto al femminile, per restituire nuova linfa a via della Frezza.

Un gruppo di donne, amiche, unite dal desiderio di regalare alla propria città – Roma – un momento di maggiore attenzione. Partendo da una via nel cuore della capitale, con l’obiettivo di lasciare l’immaginazione libera di concepire un “numero zero”, un progetto urbano di riqualificazione adattabile ad altri luoghi romani, o parigini, o berlinesi o americani chissà.

L’immaginazione prende forma, il tè del pomeriggio diventa riunione e ben presto business plan. Ad Alessandra, Emanuela e Nathalie presto si aggiungono altre figure, tutte donne: architette, uffici stampa, esperte di media marketing, cuoche, manager si ritrovano tutti i giorni – da tre anni – attorno ad un tavolo per dare vita a Fondaco Roma.

Oggi Fondaco è una strada intera, 20 attività, un salotto a cielo aperto, un pezzo di urbe rinato. Fondaco Roma significa entrare in un luogo magico e senza tempo, dove mangiare, dormire, bere un drink, fare shopping, acquistare arredi, arte, interior, biciclette, matite, quaderni, divani, visitare una mostra regalarsi una pausa nella day spa. Ma questa è solo una parte di Fondaco Roma. Il resto è ancora progetto, è il futuro.

Alessandra Marino

La sua storia da imprenditrice inizia nel 1998, anno in cui realizza il primo concept food d’Italia, ‘Gusto. Il progetto che ha scardinato il sonnacchioso mondo della ristorazione italiana fino ad allora vissuta come semplice proposta di cibo. ‘Gusto: 1000 mq dedicati alla cucina creativa, alla ricerca nelle materie prime italiane, alla pizza, al buon bere, ma anche alla musica live e allo shopping, con l’emporio libreria aperto da mattina fino a tarda notte. Negli anni il marchio ‘Gusto, celebrato da tutte le guide e i magazine internazionali, moltiplica la sua attività con ‘Gusto Osteria e ‘Gusto al 28. Ma la creatività di Alessandra è incontenibile e, attraverso il suo studio di architettura, firma tanti locali romani e non, e bellissime case pubblicate dalle grandi testate di design.

NathalieAalbers

Storica dell’arte olandese si è trasferita in Italia per studiare la vita e le opere degli artisti fiamminghi del ‘600 a Roma innamorandosi del nostro Paese.

Cura le relazioni commerciali nazionali ed internazionali per FONDACO Roma.

Emanuela Mafrolla

Dopo gli studi in scienze politiche a Milano, ha vissuto tra Ginevra, Parigi e Bruxelles prima di approdare a Roma nel 2007 sviluppando solide competenze nelle pubbliche relazioni, affari istituzionali, progettazione europea e comunicazione esterna. Per FONDACO Roma cura le relazioni istituzionali e lo sviluppo del progetto.

Info per la stampa:

EMMEPI STRATEGIE

Ufficio Stampa Cristina Borsatti  crisborsatti@gmail.com

Gruppo HDRA

Ufficio Stampa Francesco Lener  f.lener@consensoeu.com

Per la performance live dei Daiana Lou:

Giorgio Cipressi comunicazioneglobale@gmail.com

Giovanna Palombini palombini.giovanna@gmail.com

Per la mostra Jupiter in Saturn – A Twin Peaks Tribute:

info@nerogallery.com

Trasfigurazione

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Artista: Lucio De Salvatore Titolo: trasfigurazione Tecnica: olio su tela Dimensioni: 100×80

Questa opera rappresenta la trasfigurazione di due esseri animali in una sorta di fusione insolita che vede la testa di cavallo e il corpo di uccello ossia per l’artista simbolo di libertà e spirito libero due aspetti che rispecchiano l’essere dell’autore. L’ opera è rappresentata in un luogo quotidiano, uno scorcio di Muro leccese che raffigura il fronte del convento dei Domenicani. Il fatto di rappresentare l’insolito animale in un angolo nascosto tra gli arbusti sta a significare molto il lato nascosto dell’artista, ossia la riservatezza.

L’ artista Lucio De Salvatore detto il Bagnolese nome d’arte legato al suo paese di origine ossia Bagnolo del Salento, De Salvatore ha uno stile artistico contemporaneo surrealista,opere che richiamo artisti come Hopper o Magritte. Le opere del talentuoso artista salentino De Salvatore, svelano un attento percorso formativo, attraverso diverse tecniche che ne testimoniano l’impegno percettivo. L’ immaginazione dell’artista raggiunge livelli di notevole impatto evocativo rivelando un singolare talento creativo. Il mondo contemporaneo di De Salvatore si snoda davanti ai nostri occhi lasciandoci la profonda sensazione di assistere ad un second-life, una sorta di vista virtuale fantastica e parallela vissuta in contesti che lo stesso artista definisce insolite ambientazioni. De Salvatore ha già alle spalle prestigiosi e diversi riconoscimenti artistici nazionali ed internazionali. La sua arte è molto ammirata da galleristi e di alcuni direttori dei musei nazionali ed internazionali.

Contatti

Studio d’Arte De Salvatore

lucio.desalvatore@libero.it

3287177854

Via salentina Muro leccese

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Memorie

Media

memorie

Questa opera dell’artista dal titolo Memorie è una rappresentazione che appartiene molto all’artista, a livello affettivo si perché narra quella che è la storia delle origini del suo nonno paterno, origini room. Nell’opera rappresentata con un trittico dell’artista De Salvatore si vede in primissimo piano ha raffigurato un bel pony dall’aria più umana che è adagiato comodamente su un divano con lo sguardo quasi a tre quarti diretto verso l’osservatore, poi guardando in basso a destra troviamo raffigurato un piccolo tavolino con sopra carote la prelibatezza del pony e sotto il tavolo sulla mensola una sella in miniatura che sta a simboleggiare l’avvenuta sedimentazione del suo nonno nel contesto quotidiano. Alzando lo sguardo vediamo a sinistra un autoritratto dell’artista che si è ritratto in due fasi una la fase della riflessione e l’altra diretta verso l’osservatore come per comunicare con estrema attenzione quello che è il suo inconscio emotivo con un aria rilassata ma al contempo stesso pensierosa.

 

L’ artista Lucio De Salvatore detto il Bagnolese nome d’arte legato al suo paese di origine ossia Bagnolo del Salento, De Salvatore ha uno stile artistico contemporaneo surrealista,opere che richiamo artisti come Hopper o Magritte. Le opere del talentuoso artista salentino De Salvatore, svelano un attento percorso formativo, attraverso diverse tecniche che ne testimoniano l’impegno percettivo. L’ immaginazione dell’artista raggiunge livelli di notevole impatto evocativo rivelando un singolare talento creativo. Il mondo contemporaneo di De Salvatore si snoda davanti ai nostri occhi lasciandoci la profonda sensazione di assistere ad un second-life, una sorta di vista virtuale fantastica e parallela vissuta in contesti che lo stesso artista definisce insolite ambientazioni. De Salvatore ha già alle spalle prestigiosi e diversi riconoscimenti artistici nazionali ed internazionali. La sua arte è molto ammirata da galleristi e di alcuni direttori dei musei nazionali ed internazionali.

Contatti

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lucio.desalvatore@libero.it

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Via salentina Muro leccese

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