Viaggiare con gusto.

Incontriamo gli amici del sito web viaggiarecongusto.it

Ringraziamo Simonetta, che cura il sito web, per avere risposto a delle nostre domande, per capire il cambiamento delle condizioni del viaggiatore, in questo momento, comprendendo anche il ruolo che ha la cucina nel nostro ” sapere viaggiare “.

Iniziamo con questa frase “ Non viaggio per sfuggire alla vita. Viaggio perchè la vita non mi sfugga. “. La troviamo sul sito web. Cosa rappresenta per te il viaggio ?

Io considero il viaggio come un sentiero che mi porta ad uscire dalla
quotidianità in cui vivo. In realtà  quando rientro da un viaggio, sia esso
lungo o breve, scopro di aver portato una parte del viaggio all’interno
della mia vita. Ecco, dunque, che ogni scoperta, ogni nuova conoscenza, ogni
profumo, ogni colore che hanno riempito i miei sensi durante un viaggio,
riaffiorano nei gesti più semplici della vita quotidiana, mi aiutano nel
comprendere cose che prima mi sfuggivano, nell’ammirare cose che prima
sembravano scontate. Il viaggio è magia che resta sempre nella mente del
viaggiatore.

Sul sito web, possiamo anche fare nostre delle idee per viaggiare, oggi è molto importante, aspettando di riprendere la normalità, capire come fare , Quali sono i tuoi consigli in questo momento ?

In questo momento così duro per il nostro paese e per il mondo intero, il
consiglio che mi sento di dare ai lettori è quello di riprendere in mano le
proprie vite al di fuori del nido domestico, non per effettuare lunghi
viaggi, ma per riscoprire le bellezze che sono attorno alle nostre case. Io
vivo a Roma, e posso affermare che il Lazio è un posto davvero sbalorditivo.
Ho iniziato programmando visite a villa Adriana, Villa D’Este (di cui
prossimamente scriverò sul sito), per poi proseguire con i giardini di
Ninfa, Viterbo: sono tutte mete bellissime che, davvero, ti mettono in
imbarazzo per la scelta, non sapevo da dove iniziare. Sono quelle piccole
scoperte che difficilmente le persone sono portate a fare, proprio perché si
pensa “è dietro casa!”. Ogni angolo del mondo nasconde un piccolo segreto,
una piccola sorpresa che renderà unico ogni attimo. Bisogna vivere con
passione anche le piccole cose!

Cosa mettere in valigia per viaggiare e secondo te cosa non si deve mai dimenticare andando in un altro paese ?

In questo periodo direi: disinfettante e mascherine! Poi ci sono quei
piccoli accorgimenti che non potevano mancare prima e non potranno mancare
anche ora. Un oggetto indispensabile che non deve mancare nei viaggi (sia in
Italia che all’estero) è la presa universale, uno strumento che possiamo
trovare anche a 10/15€ e che sarà molto utile la sera per ricaricare più di
un oggetto (cellulari, batterie per la macchinetta fotografica, ecc.). In
valigia, poi, immancabili sono le “scarpe comode”, l’accorgimento è che
devono essere già state provate, perché nuove potrebbero creare qualche
problemino. Poi, la macchina fotografica e tanta, tanta voglia di scoprire
il mondo, guardandolo con gli occhi di un bambino e con la curiosità di un
appassionato viaggiatore.

Il menu, che proponi con le tue ricette, deriva dai viaggi, dalla cucina di altri paesi, pensi anche tu che bisogna ogni volta che si viaggia lasciarsi andare e sperimentare la cucina locale ?

Assolutamente sì! Prima di tutto, ogni viaggio è un favoloso coinvolgimento
dei sensi, un gusto, un odore, una percezione visiva, anche dello stesso
piatto, è diversa da paese a paese. In uno dei miei articoli ho provato a
descrivere un esperimento: provare a mangiare una caramella alla fragola con
il naso chiuso. Inizialmente non si riconosce il gusto della caramella, solo
dopo aver liberato il naso, ne sentirete l’aroma e il gusto. Quindi, lo
stesso piatto ha un gusto differente se mangiato a Napoli nel borgo Marinari
o sulle Dolomiti. Proprio per questo è necessario, quando si visita un paese
assaporare anche la cucina, e vi dirò di più, assaporare anche quello che
pensiamo non possa essere di nostro gradimento. Perché l’atmosfera, il
clima, i profumi, renderanno la pietanza differente rispetto a quanto ci si
aspetta. Personalmente, un viaggio sensoriale che non dimenticherò
facilmente, è quello scozzese. Il piatto tipico scozzese, l’huggies, è un
piatto che, a raccontarlo, non mangerei neanche sotto tortura. Perché? Si
tratta di un cibo che non mangio solitamente perché ha un gusto davvero
forte, le interiora. Eppure, la mia voglia di scoprire ogni piccolo
dettaglio del paese visitato, mi ha portato ad assaggiare questo piatto
proprio il primo giorno che sono giunta ad Edimburgo. Incredibile, non l’ho
più abbandonato per tutto il viaggio. Per cui il mio consiglio è lasciarsi
andare, sperimentare la cucina locale e stupire i vostri sensi.

La cucina bolognese, che ti confesso è quella che io amo di più, presenta cappelletti, tortellini, ragù, tagliatelle, tortellini, dovendo lasciare ad un tuo amico, un invito per un ristorante, quale piatto di questa cucina, consiglieresti di mangiare assolutamente ?

Questa, credo sia una delle domande più difficili a cui ho risposto finora.
Per quanto riguarda la cucina bolognese – cucina che mi lega alla mia
famiglia – probabilmente in un ristorante ordinerei un piatto di cappelletti
in brodo.

I Cappelletti in brodo, ripieni di carne, sono un piatto che mi ricorda il
pranzo natalizio. Ovviamente ogni famiglia ha la sua variante, la sua
piccola personalizzazione che rende il piatto più buono in assoluto rispetto
alle altre famiglie. Io ho imparato a fare i cappelletti a casa di mio zio,
e il ricordo dei Natali passati insieme e dei suoi insegnamenti è sempre
vivo nella mia mente. Il cappelletto è un piccolo capolavoro della pasta
all’uovo emiliana. Non è un viaggio in Emilia Romagna se non è accompagnato
dal meraviglioso mondo dei cappelletti.

Sul sito si vedono una serie di case in America, nella città di Chicago, sono di Wright, cosa ti piace del suo stile ?

Wright! Ah, Wright! Alcuni viaggi che ho organizzato per la mia famiglia,
sono stati costruiti attorno all’architettura di Wright. Perché? Perché
Wright è complessità, è unione con la natura, è vivere un’architettura che
mette in contatto le persone e la natura. Chicago è la massima
concentrazione delle case di Wright, ma altri viaggi hanno avuto una magica
atmosfera grazie a Wright. La Pennsylvania, ad esempio, è stato uno
strepitoso tripudio di sensazioni, la scoperta della “casa sulla cascata” mi
ha permesso di “toccare” la natura, capire come essa è parte integrante
della quotidianità di tutti noi. Non è semplice spiegare l’emozione della
visita alla casa sulla cascata, la cura di ogni dettaglio, il rispetto delle
piccole cose sono solo alcune attenzioni che ho riportato in valigia da
questo viaggio. Trovarsi all’interno di un’abitazione ma sentirsi
all’esterno, in mezzo alla natura. Una sensazione davvero straordinaria
.

Quest’estate, invece, il viaggio prevedeva Ville Savoye di Le Corbusier,
nella quale la complessità e la varietà di Wright lasciano spazio alla
semplicità e al rigore. Cause di forza maggiore ci hanno costretto allo
spostamento della meta, che sarà tutta italiana. Magari troveremo un piccolo
“Wright” anche nelle architetture italiane, ma questo lo devo ancora
scoprire!

Vediamo anche delle belle immagini di un viaggio in Russia, oltre agli stupendi posti, visto che abbiamo già parlato di cibo, puoi dirci cosa hai apprezzato da bere in terra russa ?

Sicuramente il Kvas! Sarebbe stato scontato dire la vodka e poi mi avreste
considerato un’ubriacona 
!

😊

Il Kvas è una bevanda che ho conosciuto in Russia, fermentata, poco alcolica. È particolare perché, oltre al grano, al pane di segale, alla frutta, l’ingrediente principale è la linfa di betulla. Si tratta di una bevanda leggermente frizzante e dal sapore dolciastro. I colori poi sono i più disparati, un po’ come la birra e cambiano a seconda del frutto e della fermentazione. Una bevanda davvero unica nel suo genere!

Come hai deciso adesso di preparare i tuoi nuovi viaggi, visto che siamo in un periodo di grande attenzione, per quello che riguarda il turismo e di conseguenza i viaggi ?

La preparazione dei prossimi viaggi, moralmente, mi porta verso un unico
paese: l’Italia. L’Italia con forza, l’Italia perché dobbiamo rialzarci,
l’Italia perché dopo un periodo così difficile, abbiamo il dovere di
esserci! Quindi, nonostante ci sia ancora qualche problema, i viaggi saranno
strutturati dando attenzione alle regioni con contagi bassissimi, se non
nulli (per fortuna ce ne sono). Cercando di dare supporto a quelle piccole
attività che hanno la voglia di rialzarsi. Tutte le attenzioni del caso
saranno date alla pulizia e alla sanificazione, ma sono sicura che le nostre
strutture alberghiere, i nostri ristoranti saranno i primi a permetterci di
essere sereni. Se ognuno di noi facesse la sua parte, l’Italia sarebbe un
paese più forte. Una canzone di Garinei e Giovannini recita: “Una formica è
solo una formica, uno zero, una nullità, i granelli di sabbia per lei sono
montagne ma basta che abbia vicino le compagne e una formica smuove le
montagne.”. Da romana DOC ti dico dunque: Daje Italia! Rialziamoci
viaggiando!

La cucina cinese.

Photo by Jens Mahnke on Pexels.com

I terreni coltivabili in Cina sono al 16.7% della superficie complessiva. Partiamo il nostro cammino alla ricerca dell’affare perso. L’agricoltura rappresenta il 15% del PIL cinese, il problema è la perdita di terreno coltivabile. Il miglioramento dei terreni per il raccolto è un’attività incoraggiata. L’Unione europea,ha indirizzato la politica agricola comune (PAC) verso la sostenibilità, in Cina si deve migliorare il rapporto tra zone rurali e zone urbane.  il Documento Centrale numero 1 del 2014, pone lo sviluppo agricolo come punto fondamentale. Il governo cinese incoraggia i cittadini ad usare più latte, 1.600 ristoranti di Pizza Hut, qui chiamato Bìshèng Kè, vendono pizza con mozzarella. Il formaggio maggiormente importato è proprio la mozzarella ( da sola copre il 40 delle importazioni di formaggio ). In Cina ovviamente si mangia il riso, si mangiano anche verdure, zuppe, esiste anche la pizza cinese, diversa da quella che citiamo sopra, una sfoglia salata ripiena di verdure, carne, di tofu, non il massimo per noi, amanti del pomodoro e mozzarella. Il trasferimento tecnologico sa che il know- how per conoscere nuovi prodotti è importante, non solo il miglioramento delle diete dei consumatori è un’altro obiettivo, tutta la gente che vuole essere assunta, per un azienda alimentare sa che deve puntare su questa formazione e qualità professionale. I cibi freschi debbono essere appetibili e se ne deve incoraggiare il consumo. L’alimentazione si deve ricordare, di comprendere la gente che consuma, 24,4% di persone a rischio povertà nel mondo, sono un dato importante, che spesso torna d’attualità. In Cina, noi italiani portiamo olio, vino, cioccolato, siamo il primo fornitore di pasta della Cina. Una nazione famosa per il thè che è un antica tradizione. Si narra una leggenda su un imperatore Shen Nong, che era solito bere acqua calda, un giorno fermatosi sotto un’albero di te, delle foglie entrarono nell’acqua calda, trasformandola in oro. La cerimonia del thè, l’arte di fare bene, è un vero e proprio rito. Il maestro Zen insegna che bere il thè richiede armonia, rispetto dell’altro, solitudine e tranquillità. La Coca- Cola, in Cina, con i suoi programmi globali, si è fatta un nome in cinese, superando il problema di essere vista come il simbolo del capitalismo americano. La Cina è il terzo paese che consuma Coca-Cola. Il problema della nutrizione, si espande negli affari, Coca – Cola e Cina hanno aperto un confronto, per concludere, nelle storie e nel linguaggio della pubblicità, Uno spot dell’azienda statunitense, del 1971, faceva così :  “I’d like to buy the world a Coke” (“Vorrei comprare al mondo una Coca-Cola”) . Un target, una cosa da fare, un piano, abbastanza ambizioso, tra i consumatori, anche se in molti hanno risposto di si, ci sono stati risultati. Un giornale cinese, il Quotidiano del Popolo, nel 2013, per celebrare la nuova via della seta, usava questa frase : “I’d like to Build the World a Road” (“Vorrei comprare al mondo una via”).

Cucina ” Il brodo “.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Spesso, quando si vuole cucinare, si parte da zero, noi nella nostra rubrica, facciamo così, stando attenti a non finire nella gente che non vuole conversazione, che ti segnala che non sai mangiare, cosa tipica, se il racconto riguarda un ” brodino”. Usato per stare leggero, spesso viene anche usato per dire ” non sai fare nulla in cucina “, non solo se il ” brodo ” non ti riesce, nemmeno con il dado, sei una ” frana “, come ricorda il film La ricerca della felicità, dell’autore Chris Gardner, non permettere a nessuno di dirti quello che non sai fare. E’ usato anche per accompagnare minestre, risotti, quindi piatti più elaborati, non è solo di dado, essendo vegetale, di pesce, di carne, soprattutto di pollo, su di esso si apre sempre, giustamente, questa riflessione ” „Non è vero che tutto fa brodo.“ —  Marcello Marchesi comico, sceneggiatore e regista italiano 1912 – 1978- Origine: https://le-citazioni.it/argomenti/brodo/