Affrontare ogni ostacolo con resilienza e determinazione!

Sport

Affrontare ogni ostacolo con resilienza e determinazione!

Matteo SIMONE

Psicologo, psicoterapeuta

Una volta fissato l’obiettivo, è importante per l’atleta prestare attenzione ai suoi allenamenti, alle sue sensazioni, è importante sapersi ascoltare, capire quando, quanto e come si fatica, come è la respirazione, come sente le gambe, è importante accorgersi di ogni minimo fastidio e capire a cosa possa essere dovuto, in modo da poter intervenire in tempo e rimediare per evitare di perdere importanti sedute di allenamento e compromettere la prestazione-obiettivo.

Ringrazio il triatleta Massimo Castellano per le sue cortesi parole:

Anche io ho comprato il libro del profeta dello sport dott. Matteo Simone, tu cosa aspetti? Non puoi farne a meno… è un piacere leggere i libri che racchiudono la grande esperienza di chi vive lo sport quotidianamente, perché i consigli giusti ti possono aiutare psicologicamente ad affrontare ogni ostacolo con resilienza e determinazione! Dajeee🏃🏼‍♂️🏊‍♂️🚴‍♂️💪🏻😃”.

La preparazione mentale può curare diversi aspetti che contribuiscono alla migliore riuscita della prestazione. È importante partire dalla consapevolezza dell’atleta nell’impegno che si appresta a prendere. Si può invitare l’atleta a considerare le precedenti preparazioni a competizioni simili considerando i momenti di difficoltà, di eventuali crisi, di eventuali infortuni, di eventuali rinunce e pensare a come sono stati affrontati, gestiti e superati. Si può invitare l’atleta a confrontarsi con altri atleti che hanno sperimentato una preparazione simile, a persone più esperte. Si può invitare l’atleta a immaginare gli allenamenti più impegnativi: quando si svolgeranno, in quali condizioni atmosferiche, in quali percorsi, con eventuali amici di allenamento, in quali orari. L’atleta può avere voglia di partecipare ad una competizione durante il periodo di preparazione, però deve essere attento a non distrarsi dall’obiettivo previsto, quindi avere un occhio orientato al presente ed uno al futuro prossimo. Importante suggerimento è credere in quello che si fa, essere convinti di quello che si fa. Questi suggerimenti sono semplicemente delle proposte di piccoli cambiamenti che a qualcuno potrebbe essere utile, potrebbe fruttare una migliore prestazione. Cosa c’è prima di una gara? Un fiume di pensieri, sensazioni, emozioni, allenamenti, preparazione, incertezze. Un obiettivo, una sfida, una pianificazione minuziosa, un’attenzione al minimo dettaglio. Tensioni, pressioni, esperienze uniche, dense, forti, intense, paure, insicurezze, consapevolezze. Partecipare a una gara diventa un progetto, uno studio delle difficoltà, delle risorse personali possedute che possano permettere di far bene la gara. E’ indispensabile fare progetti credibili a se stessi, un ottimo punto di partenza è credere di essere in grado perché si è sperimentato gradualmente dei miglioramenti.

Interessante la testimonianza di Carla Fracci nel suo libro a pag. 114:

La tensione del palcoscenico può giocare cattivi scherzi. Il solo pensiero di affrontare il pubblico può paralizzare: ‘Chissà’ cosa sente, cosa pensa. Gli piacerò? Noterà i miei difetti? E miei errori?’. Prima di tutto mi si blocca il respiro… Ci sono ballerini bravissimi, reduci da performance straordinarie in sala prova, che al momento di andare in scena sono vittime di un vero e proprio crollo e si esibiscono a metà delle loro reali possibilità. Una ballerina… è fuggita prima dello spettacolo… La tentazione è venuta anche a me. Chi è seduto in poltrona aspetta rilassato di vedere immagini di un mondo fiabesco e incantato…“. La preparazione va programmata con la massima accuratezza considerando il proprio potenziale atletico relativo alle precedenti competizioni e ai precedenti programmi di allenamento. È auspicabile stilare un programma di massima di allenamento che comprenda alcuni test importanti di allenamento o di gara per valutare il grado di preparazione e in modo da capire i ritmi da poter sostenere nella competizione-obiettivo.

E’ interessante quanto riportato nel testo La teoria gestaltica parola per parola, così è scritto a proposito dell’affrontare situazioni:

Il ruolo dell’aggressività nella personalità bene integrata è quello di strumento per affrontare una data situazione – certe situazioni richiedono aggressività. Altre situazioni richiedono, diciamo, un comportamento razionale; altre situazioni ancora richiedono di ritirarsi in se stessi. Se non riesci ad affrontare una certa situazione così com’è, ritirati fino a una posizione nella quale ti senti più a tuo agio, o dove ti aspettano le situazioni irrisolte, e poi potrai uscire di nuovo all’aperto. Questo ritmo è di grandissima importanza per la vita…Contatto/ritiro. Ricordateneve, è sempre un ritmo.

Bisogna capire come impiegare le proprie risorse, su chi si può puntare e fare affidamento. Bisogna sapersi monitorare nel corso del tempo, sapersi testare o farsi testare. E’ importante considerare la preparazione fisica, la preparazione nutrizionale, la preparazione mentale. Sapere gli esercizi fisici da fare per rinforzare i distretti muscolari carenti o importanti per un determinato gesto atletico.

Interessante l’esperienza di Massimiliano Giattini:

Quali sensazioni sperimenti nello sport (allenamento, pre-gara, gara, post gara)?

Gli allenamenti pre-gara sono fondamentali, li affronto con determinazione, sapendo che la gara è imminente e voglio essere al top. Mi domando se sarò pronto, cerco più che mai di lavorare sui miei difetti, i miei pensieri convergono inevitabilmente sul fatidico giorno e non nego che talvolta l’emozione mi rallenta nel prendere sonno durante la notte. E’ una sensazione meravigliosa. La gara, sembra assurdo che siano solo quei due minuti a determinare l’esito di mesi di duro allenamento, ma è proprio per qui due minuti che un atleta si sacrifica ogni giorno. Il giorno della gara è un cocktail assurdo di sensazioni. Più importanti tra tutte emergono le risate con in compagni di squadra che smorzano la tensione dovuta a quel po’ di ansia da prestazione, ma è molto importante concentrarsi e focalizzare su ciò per cui ci si è preparati. Gli ultimi accorgimenti dell’allenatore, gli ultimi lavori sulla tecnica, le cose da tenere a mente sono molte. Post gara ho sempre la sensazione che potevo fare di più. Cerco di accontentarmi sempre del risultato ottenuto e se anche non fosse stato il massimo, non voglio farne un dramma. Di solito al termine delle gare si va a cena tutti insieme per cui si crea sempre un bel momento. Nei giorni seguenti allento un po’ con gli allenamenti ma è inevitabile che ogni giorno mi rivivo tutta la gara attimo dopo attimo cercando di capire cosa è andato bene e cosa posso migliorare.

Lo sport diventa uno stile di vita e un’opportunità per conoscersi, sperimentarsi e mettersi in gioco. E’ importante porre tanta attenzione nelle cose che si fanno e sviluppare consapevolezza di sé e fiducia in se stessi. La motivazione deve essere solida. E’ necessario attingere alle risorse interne per perseguire le mete desiderate e cavalcare l’onda del cambiamento per seguire la direzione che porta a trasformare sogni in realtà e raggiungere obiettivi sfidanti ma non impossibili. La self efficacy è la convinzione di possedere le capacità per raggiungere i risultati prefissati. Le fonti delle convinzioni di efficacia: esperienze di successo, modelli di riferimento, persuasione verbale, sensazioni sperimentate in esperienze di successo. Le persone con un alto senso di autoefficacia percepiscono le difficoltà come sfide. L’autoefficacia è la convinzione della propria capacità di fare una certa cosa o di raggiungere un certo livello di prestazione. L’esperienza diretta di successo in compiti di crescente difficoltà è la fonte principale delle convinzioni di autoefficacia. Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia. Come rafforzare le convinzioni di autoefficacia ricorda un evento, episodio, prestazione dove sei riuscito e rispondi alle seguenti domande: quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo? Tenacia, determinazione, resilienza accrescono la forza mentale per andare avanti, per raggiungere un obiettivo prefissato, per superare eventuali crisi lungo il percorso. La persona resiliente ricerca strategie creative di fronte alle difficoltà, possiede autostima, attitudine ad apprendere dall’esperienza, importanti relazioni familiari e amicali. Lo sport diventa allenamento alla vita, alle intemperie interiori. Più è grande la fatica e più si è apprezza quando è finita, più si è soddisfatti quando è finita. Dietro lo sport c’è un mondo fatto di tanta fatica e impegno con passione. La passione per uno sport permette di condurre uno stile di vita fatto di fatica e gioie, di relazioni, di mete e obiettivi da costruire. Lo sport fa prendere direzioni per raggiungere traguardi, mete e obiettivi difficili, sfidanti ma non impossibili superando eventuali imprevisti lungo il percorso con fiducia in sé, con impegno, motivazione, passione e determinazione. Lo sport permette di incrementare consapevolezza, sviluppare autoefficacia consolidando la fiducia in se stessi di riuscire in qualcosa. E’ importante valutare momento per momento se quello che si sta facendo è in linea con il proprio desiderio e il proprio bisogno. Bisogna essere resilienti e pronti al cambiamento, rimodulare gli obiettivi in base alle proprie condizioni fisiche attuali. Si può fare tutto gradualmente e progressivamente con cautela e attenzione, apprendendo dai più esperti e dall’esperienza, iniziando a piccoli passi lenti con minimi obiettivi e poi ognuno prende la sua strada più o meno lunga, più o meno difficile. Più è grande la fatica, più è lungo e buio il tunnel, più è grande la crisi e più si è riconoscenti quando tutto è finito per aver superato tutto. Tutto passa, tutto cambia; passa la fatica, passa la crisi; rimane la consapevolezza che anche questa volta si è riusciti incrementando la forza interiore che aiuta non solo nello sport ma anche nella vita quotidiana lavorativa, familiare, relazionale.

Matteo SIMONE

380-4337230 – 21163@tiscali.it

https://ilsentieroalternativo.blogspot.it/

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Intervista a Maria Rita Parsi.

Scrittori e scritture

Professoressa Parsi lei tratta un tema potente nel suo magnetico libro STJEPAN DETTO JESUS, IL FIGLIO, un  personaggio straordinario… potrebbe dirci qualcosa in più del carattere dell’eroico personaggio?

E’ un bambino, figlio indesiderato di uno stupro etnico. Ovvero dell’infernale progetto di “violentare le donne del nemico”,  per far nascere  figli che appartengano alle donne catturate ma seguaci di un’altra religione. Dunque, un’offesa ai nemici che  viene arrecata loro attraverso i corpi delle “loro” donne . Stjepan, però, nasce accolto da una comunità di donne della stessa religione degli stupratori. Sono le suore cristiane di un convento che accoglie le ragazze bosniache stuprate affinché non si suicidino o vengano uccise dai  loro stessi parenti o abortiscano. E  nasce  proprio come Gesù: il 25 Dicembre, a mezzanotte. E’, dunque, un piccolo salvatore che, quandoi viene al mondo, è deposto  nel Presepe alllestito dalle suore per  la notte di Natale. Ed  è  anche lui nato  per salvare il mondo e nella speranza di poterlo fare. Anche nel nome e per conto di chi, all’inizio della sua vita, nell’atto del concepimento, gli ha propinato il veleno della violenza. Stjepan, detto Jesus, è pertanto il Bene Assoluto- che, peraltro, ogni bambino rappresenta quale “oro e petrolio del mondo”- concepito dal Male. E viene al mondo per combatterlo, ostacolarlo, redimerlo.

Nella storia, il nostro protagonista si individua.  Assistiamo,infatti,  ai suoi cambiamenti nel crescere. Per lui che cosa è vivere e quando intuisce di  volersi differenziare dal Padre ?

Ad aiutarlo nell’opera di questa individuazione, differenziazione, tesa a contrastare il Male dell’essere stato concepito con uno stupro,saranno le persone generose, buone, amabili che lo aiuteranno a crescere. Anzitutto e soprattutto, la bisnonna Anja, a cui la madre lo ha lasciato in custodia, perché incapace di amarlo ed allevarlo,lo zio, la maestra- quasi una mamma che conosce il suo dramma e lo ama, i suoi compagni di scuola, il padre di uno dei quali lo salva da poter essere rapito da un mercante di schiavi- bambini. E, poi, di seguito, quando la nonna morente lo invita a ricercaresua madre,tutte le persone che, in compagnia del suo cane Tasko,  della sua tartaruga Tika e della sua amatissima macchina fotografica, Stjepan incontrerà. E lo farà  seguendo la traccia degli invii di denaro  che sua madre Mariaka ha sempre mandato alla bisnonna Anja, per sostenere le spese necessarie ad allevarlo nel migliore dei modi. Ovvero, il dottore Subinosky, direttore dell’ospedale psichiatrico dove sua madre si è curata ed  ha  fatto la cuoca; i gestori del Ristorante degli Specchi dove ha lavorato, sempre come cuoca e, poi, come cameriera; gli attori e i gestori del Circo della luna che riusciranno a metterlo nuovamente in contatto con sua madre e a consentirgli ,finalmente, di  incontrarla. Così, tornare ad avere fiducia nell’umanità, nel conforto, nell’ascolto nell’accoglienza, sarà per  Stjepan, detto Jesus, il modo  per trovare un’identità capace di indurlo a  scrivere una lettera, al terribile padre Zlasko, chiuso in carcere, per andare ad incontrarlo. E per dirgli, guardandolo negli occhi:“ Io  non sarò mai un uomo come Lei: non farò mai la guerra, non stuprerò mai le donne!”.  Ma che, poi,  lo spingerà anche a lasciarlo in compagnia della sua tartaruga Tika e a sottolineare, uscendo dal parlatorio del carcere: “Ma io tornerò a riprenderla”. Sarà quel “tornerò” a suscitare, nel padre stupratore, il pentimento e il “ grazie” che chiude il romanzo con l’identificatorio perdono di chi rifiuta una nascita generata dalla violenza, dalla brutalità, dall’oscurantismo più retrogrado che condanna tanti uomini ad essere servi crudeli dei “signori della guerra”.

Con questo libro arriva dritta al cuore dei  suoi lettori… quanto c’è di vero nel testo e quanto di immaginario?

C’è tanto se non tutto ! della storia di molti di quei bambini e di quelle donne. Il resto è denuncia e affermazione netta, irrinunciabile, inalienabile  che solo le donne e i bambini possono cambiare, alla fine, il volto stravolto di questa stravolta umanità. Di questo “ Universo di traverso” , così come lo definisce il grande poeta adolescente ,Nicolò Vernaglione

Avere una presenza così importante nella comunicazione, aiuta o meno a scrivere?

E’ una vera , autentica possibilità. Poichè soltanto il virtuale usato, oggi, in modo “virtuoso” può dare spazio a storie, testimonianze, qualità, impegni che i “signori delle cricche” inibiscono e non fanno fiorire.

Lei ha scritto “Chat ti amo”, a che punto sono i social oggi?

Era il 2000 e già, con Elena Di Ruzza ispiratrice del libro e con una romanziera di successo Roberta Rizzo ,pensammo, pur apprezzando l’immenso valore di questa innovativa, rivoluzionaria possibilità, di mettere in guardia chi usava i social, proprio in merito al modo scorretto,  manipolativo, seduttivo ,irresponsabile, persecutorio con il quale potevano essere malamente usati. Penso, ad esempio, al cyberbullismo,  agli “Haters”, alla pornografia e alla pedopornografia. Penso alla società degli spiati e degli spioni nella quale, oggi, siamo ridotti a vivere. Solo in parte, però, siamo state ascoltate. Eravamo soltanto tre donne e volevamo circoscrivere e rendere non pandemico il contagio del virtuale!

Una frase del suo bellissimo libro per i nostri lettori……

La frase del sottotitolo che accompagna il libro “ I Bambini vengono al mondo per salvarlo- proprio come Gesù!-  e per salvare i loro genitori!”. La Famiglia è, infatti, la prima, radicante agenzia educativa. E il microcosmo familiare è speculare al macrocosmo sociale. E, viceversa! Bisogna aiutare, formare, curare, anzitutto e soprattutto, i genitori perché possano, poi, garantire ai loro figli e all’Umanità, la speranza di avere un Futuro migliore. Anzi, di avere un Futuro!

STJEPAN DETTO JESUS,IL FIGLIO

Scrittori e scritture

Nel nostro percorso di lettura estivo, inseriamo nel nostro Blog, l’introduzione al nuovo libro di Maria Rita Parsi. Preparatevi a conoscere STJEPAN DETTO JESUS, IL FIGLIO, un libro che ci auguriamo i nostri lettori possano scegliere per la lettura.

STJEPAN DETTO JESUS, IL FIGLIO

Sottotitolo:

Il romanzo dei bambini che vengono al mondo per salvarlo e per salvare i loro genitori

Sinossi

Stjepan, detto Jesus perché nato a mezzanotte del giorno di Natale, si sente orfano senza esserlo. Figlio della violenza di un soldato su una giovane donna durante la guerra dei Balcani, è stato abbandonato dalla madre, che non sapeva come amarlo e non voleva odiarlo. Cresciuto sotto l’ala protettiva di una bisnonna forte e allegra che però non gli nasconde la verità, a nove anni Stjepan decide di partire alla ricerca della mamma, accompagnato solo dalla sua tartaruga, dal suo cane e dalla sua inseparabile macchina fotografica. Un viaggio sulle tracce di una donna in fuga da se stessa, che cambiava un lavoro dopo l’altro, lasciando dietro di sé molti amici che accolgono Stjepan con grande affetto, lo aiutano a conoscerla e infine a perdonarla. Ma il libro non finisce con il loro commovente incontro. Perché Stjepan ha ancora un desiderio: andare a trovare il padre in carcere, per dimostrargli che la sua esistenza è la risposta umana alla sua disumana violenza e che la sua sola vendetta sarà non diventare come lui. Un romanzo che dà voce alle vite distrutte dalla guerra e all’incredibile coraggio grazie a cui molte vittime sono sopravvissute. E la voce è quella indimenticabile di Stjepan, pieno di speranza e ostinata tenerezza, come solo possono esserlo i bambini che salveranno il mondo. Il ritorno alla narrativa di Maria Rita Parsi, personaggio di spicco di questo Paese, da sempre impegnata con il suo lavoro a renderci tutti più attenti agli altri, più critici davanti al male, più generosi, più giusti, più degni della nostra umanità.

Bio

Maria Rita Parsi è psicopedagogista, psicoterapeuta, docente universitaria, saggista e scrittrice. Attuale componente dell’Osservatorio nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, già membro del Comitato Onu sui Diritti del Fanciullo, ha al suo attivo oltre cento pubblicazioni di contenuto scientifico, letterario, divulgativo, poetico, teatrale e numerose collaborazioni con quotidiani e periodici. È presidente della Fondazione Movimento Bambino Onlus.

Recensione ” L’ordine di Liliana Marchesi “.

Scrittori e scritture

Apre il libro di Liliana Marchesi Syria, con la sua storia, dobbiamo immergerci come lettori nella ricerca di “ cose bellissime “ , che si toccano con la vista, con la mente, mentre si girano le pagine. Leggendo l’Ordine potremmo chiederci come è il corpo di Greg, che nei ricordi di Syria è bello, come il posto dei loro incontri. Nelle dichiarazioni di questi due personaggi, scopriamo i motivi dell’ordine, negli argomenti del loro stare insieme ci appare, anni dopo la nostra Syria rivive attimi felici, di queste ore, seppure la loro felicità, si confronta con la vita dell’Ordine, che ha cambiato le regole e costruito Istituti in cui i bambini vengono condotti e cresciuti dal loro primo giorno di vita, lottando come Syria e come Greg per lasciare il nido. Nella trama del libro, assume molto peso, essere cresciuti fuori oppure dentro l’Ordine.

Qui la prima domanda a Liliana Marchesi che è ” Come si vive nell’ordine ? “

In realtà la risposta è semplicissima. Nell’Ordine non si vive, si sopravvive, ci risponde.

Domande, visi, sui quali cercare risposte sono per Gregory parole, quelle giuste, che permettono ancora di dire, di parlare, lui vuole sapere la sua origine, come è nato nell’Ordine, come ci è arrivato, come ha perso padre e madre. Si conosce la violenza, gli schiaffi dell’Ordine, che ci fanno riflettere sul termine “ deciso “, per comprendere che chi comanda è l’Ordine, è sempre pronto ad agire, ha energia, ad esempio il Lupo è deciso a tutto, braccio dell’Ordine. Un confronto, tra le cose bellissime, che si cercano, con quello che l’Ordine considera educazione, la cultura di due genitori, cerchiamo un po’ di sentimento, soprattutto fuori dall’Ordine, in queste storie. Da dove passa nel libro chi vuole la libertà ? E’ la vita dei villaggi che conosce , chi ha paura di soffrire di paura, muore di paura si dice, seppure l’Ordine blocca, fa paura, non solo, si rimane solo, i pensieri, anche nei testi, divengono confusi, dopo che l’Istituto, ha tolto il permesso di leggere, la capacità di lettura viene meno, la paura è passata anche per le lettere, per quelle parole giuste, che cercava il nostro Gregory.

A Liliana, gentilissima nell’accogliere le nostre domande, chiediamo : ” Come sono le parole con le quali l’Ordine da i comandi ” ?

Ci risponde che i comandi arrivano ” attraverso la litania che ogni mattina i ragazzi ripetono. Parole che affondano le radici nell’animo, sostituendo pensieri di libertà con obblighi “.

Cerchiamo di spingerci in due riflessioni da lettore, come si conosce il “ metodo “ dell’Ordine e come l’autrice sappia raccontare una buona storia. Non è facile spingersi ed introdurre parti del testo che si devono conoscere direttamente con l’esperienza di lettura, a “ noi ci basta “ superare l’ovvio che è “ andatevene dall’Ordine “ se non vi piace, come leggerete non è facile. Dopo che avrai letto il libro anche tu saprai perché, qui la costruzione della storia è importante, l’autrice ci introduce alla sua idea di racconto, dove ci si racconta, si parla di questioni private, di sentimenti, dove “ andarsene “ è difficile per il lavoro delle Guardie, che l’Ordine ha messo al confine. Si legge di come cresce, rimanendo nell’Ordine la solidarietà, s’iniziano ad intravedere poi a conoscere, personaggi timidi, paurosi, come personaggi più solidi, nel racconto. Si tratta di sopravvivere, di trovare un modo potente per sconfiggere la realtà che si vive nell’Ordine, è divertente leggere di molti “ battibecchi “, di come si definisce, in modo divertente, chi si è perso, allontanandosi nella direzione sbagliata, anche noi non vogliamo allungare troppo la strada della nostra recensione. L’Ordine invece non si muove che con il treno, in modo organizzato, si muove con gli aerei, è chiaro che spesso l’Ordine usa mezzi per non dare accesso in degli spazi, da dei nomi alle zone, vedi la Zona C, sembra portarti sempre in uno spazio chiuso, appena hai troppi pensieri sugli amici, i sentimenti, è come se avesse rapito tuo figlio, meglio lo avesse sottoposto ad un trattamento curativo, una dolorosa cura, che quasi tutti vogliono sconfiggere. Non solo l’Ordine, vuole evitare il contatto umano, parlare con i video, i numeri, aprire gli occhi su chi è nell’Ordine un “ pezzo grosso “, un Capo, un Governatore, anche se chi è non è nell’Ordine un ” alleato “fa una contestazione, anche giovanile, più che dire “ Governatore “, vuole dire “ Bastardo “, chi è con un piede fuori l’Ordine, tra i protagonisti, non vuole dire città, vuole dire questo “ cazzo di città “. Si tratta di creare “ delegittimazione dell’Ordine”, al quale si prepara, dall’interno una vera guerra, una battaglia, per cambiare quello che sta succedendo.

A Liliana, ringraziandola, chiediamo ” Come si combatte l’Ordine ” ?

Accettando il caos che abbiamo dentro. Perché non esiste una regola, ma solo il buonsenso di dare ascolto ai sentimenti, coltivandoli affinché sboccino in qualcosa di positivo.

BUONA LETTURA

Un modo di riflettere anche sulle origini, la nostra nascita, spesso molti sono legati alle tradizioni, al mondo contadino, le hanno vissute le tradizioni, sono diventate un ” paesano “, diverso è se dopo che si è nati si viene messi nell’ Ordine.

Masseria nzeta ” Serata della Taranta “

Cucina

Salgono sul palco di Masseria nzeta, tra la fine di Luglio e i primi di Agosto del 2021, una serie di artisti che ci faranno vivere, nella bellissima location, le emozioni della musica tipica salentina, si ascolta e si balla a ritmo della ” taranta “. Per gli amici del Blog CAMBIO GIORNO abbiamo ” strappato ” un invito ufficiale delle organizzatrici dell’evento.

Vi aspettiamo per degustare la nostra ottima cucina tipica ,farvi assaporare i prodotti del nostro meraviglioso territorio.E soprattutto vi aspettiamo per un imperdibile spettacolo di taranta salentina …da non perdere .

Per info .Masseria nzeta

Linda e Angelica Lanzilotti

numero telefonico : 377 020 5907

Spaghetto alla rucola e peperoncino con salsa di fiaschetto

Cucina

Spaghetto alla rucola e peperoncino con salsa di fiaschetto

(Torre Guaceto), scaglie di caciocavallo e croccante al tarallo .

RICETTA

NGREDIENTI PER 4 PERSONE

400 gr spaghetti alla rucola e peperoncino (Pasta Ligorio)

600 gr passata di Fiaschetto di Torre Guaceto (Calemone)

300 gr di Caciocavallo

300 gr taralli all’olio

6 datterini galli

Uno spicchio d’aglio

Basilico fresco

Olio evo

pepe

PROCEDIMENTO

. In un tegame mettete un cucchiaio di olio.

. Aglio in camicia (da togliere dopo).

. Rosolate, togliete l’aglio

. Tagliate i datterini a metà aggiungeteli

. Fate cuocere per cinque minuti

. Aggiungete la passata di fiaschetto

. Sale quanto basta

. Allungate con acqua di cottura

. Fate cuocere per 20 minuti a fuoco basso

. Cuocete lo spaghetto al dente

. Aggiungetelo alla salsa (se necessita allungate con acqua di cottura)

. Tritate in modo grossolano il basilico e mantecate

. Impiattate

. Aggiungete a pioggia da un lato il caciocavallo, dall’altro lato il tarallo

PER IL CACOCAVALLO

. Con l’aiuto di una grattugia, riducete il capocollo in scaglie e tenete da parte

PER IL CROCCANTE AL TARALLO

. Con l’aiuto di un tritatutto, mettete dentro i taralli e tritate in modo grossolano

In una ciotola aggiungete (taralli un filo di olio una macinata di pepe)

Recensione : Cuore e Mente

Scrittori e scritture

Giuseppe Di Summa presenta il libro di Alessia Di Palma ” Cuore e Mente “.

Un libro che contiene la storia di Valentina, che mastica momenti amari, osserva il suo ruolo in famiglia con fatica . Scorrendo le pagine, inizia a passare il tempo, con quello che possiamo considerare un suo innamorato, un musicista americano, da lei attratto, che fa di nome Zack, Nel posto dove lei lavora, un ristorante, transita gente non spesso tranquilla, che da colore al suo divertimento, anche con parole non molto gentili, invece, Zack, il ragazzo, l’americano, ha in se qualcosa di molto affascinante, le offre posti tranquilli, una passeggiata in scooter per Capri, inizia ad entrare nei suoi pensieri. Approfondiamo degli episodi, nella ottima narrazione dell’autrice, tra Zack e Valentina, ad esempio i giorni che lei passa al ristorante, dove Zack inizia ad essere presente si sforza di raggiungere, sollecitare Valentina. L’autrice ci è d’aiuto anche con qualche pensiero, della nostra protagonista, sul suo essere donna libera, sul suo essere triste e sfortunata, anche in confusione, che arriva con fatica a momenti di confidenza. Quelle di Valentina, non sono solo fantasie, lei lotta, con la sua mente, per non fare cose stupide, in suo aiuto viene l’amica Caterina, che aiuta la nostra protagonista a capire cosa desidera, ammonisce Zack, su come comportarsi, su quello da chiedere alla giovane ragazza. Valentina, dopo l’incontro con Zack, che non è solo l’ascolto di una canzone, la passeggiata in Vespa, è anche la voce del cuore, si presenta, con momenti intensi, ben descritti da Alessia Di Palma, che ci guida anche nel dialogo interiore di un amore, in diversi episodi tra i due giovani. Alessia Di Palma con Valentina fa un ottimo lavoro, la anima con la musica, le dona delle espressioni, la porta a distrarsi con note, fa entrare nella sua vita Gabriele, dopo Zack, non è l’unico incontro, visto che vive anche quello con il pianoforte della sua casa. La testa tra le nuvole, mostrarsi come fidanzata di Gabriele, anche se non tutti la vedono tale, le fa personalizzare, il suo mondo. Leggendola ci s’inizia chiedere cosa sia per lei la musica, che sarà motivo del suo nuovo incontro con Zack. La fortuna sembra nel finale accompagnare la protagonista, si legge del suo grande cambiamento, una storia in cui l’autrice pone in evidenza, come cuore e mente, per stare in equilibrio devono lavorare in simbiosi.

Giuseppe Di Summa

Alessia Di Palma descrive i suoi personaggi.

I personaggi di Valentina e Caterina sono due facce della stessa medaglia, insieme si compensano, anche se sembra che Caterina sia un po’ la spalla forte che sostiene Valentina. Zack è un ragazzo diverso dagli altri a quell’epoca, che non ambisce a crearsi una famiglia e fare un lavoro per mantenerla; lui vuole vivere di musica ed è tutto ciò che Valentina ha sempre sognato, ma ha avuto paura di essere: musica e libertà. Gabriele, invece, compensa i veri sogni di Valentina, ovvero una stabilità in cui la musica fa da sottofondo a rallegrare la sua vita. La parte che ho sentito più mia, quando ho scritto “Cuore e Mente”, è stata senza dubbio il prologo, in cui mi sono cimentata ricordando la distruzione interiore provata alla morte della mia cara nonna. E anche il pezzo del capitolo 7 in cui Valentina riesce finalmente a superare la sua più grande paura: è la stessa cosa che provo io quando devo parlare in pubblico, ogni volta che presento i miei libri. Si avverte una vittoria interiore che all’esterno non si nota, perché sono fuochi d’artificio visibili solo all’animo di chi sta provando quei sentimenti.

Alessia Di Palma

Intervista a Silvia Lisena.

Scrittori e scritture

Quali sono i tuoi canoni di scrittura, se vuoi farlo, puoi rendere nota una dedica, su un tuo libro, su altri che hai comprato, che ti ha fatto molto piacere ?

Il mio libro è dedicato, in modo generico, a tutti coloro che sono “alla ricerca”, che ne è un po’ la parola chiave. Siamo tutti sempre alla ricerca di qualcosa e sapere che da qualche parte nel mondo c’è qualcun altro che condivide tale percorso è ciò che salva,

Il titolo ” Lacerti di anima “, come è nato, se la tua poesia, il tuo scrivere, è un esilio, oppure fa uscire fuori, nonostante la sofferenza, la condivisione dell’importanza del presente quando scrivi, non solo quali sono le tue riserve giovanili, sullo ieri, su cosa non riesci a tacere, cosa ti colpisce di quello che viviamo oggi ?

La mia poesia è uno strumento per uscire fuori: dare voce alla sofferenza è una catarsi per ricominciare a vivere. L’ambiente circostante ci colpisce e a volte ci cambia, e la scrittura ha il compito di indagare tale impatto. “Lacerti di anima” perché sono esperienze che hanno caratterizzato il mio percorso esistenziale.


Finire, portare a termine, soddisfare la propria realtà, nei versi, nella poesia, vuole dire a volte svalutare una parte di essa, anche non viverne una parte, cosa è nella tua scrittura di reale, che credi di non potere eliminare, anche in parte, cosa invece di fantastico ti piace appaia ?

Nella scrittura di quest’opera tutto, o quasi, è reale. Non credo sia una svalutazione della mia realtà ma esattamente il contrario.


Personalità e capacità creativa, sono nella vita dello scrittore, per te quali sono i pericoli, gli errori, in cui una persona, anche al debutto, deve stare attenta, per non fare cadere, fare morire la sua vena creativa ?

 Essere se stessa, ecco la cosa più importante: non conta avere subito successo ma trasmettere emozioni.


Parlarci del percorso di presentazione del tuo libro.

 Lo scorso 15 maggio l’ho presentato dal vivo nel mio paese, dopo varie presentazioni online. E’ stata un’emozione incredibile anche perché c’erano parenti, amici e colleghi: è stato un po’ come essere nel salotto di casa.


Cosa ne pensi dei social oggi, della loro voce, che unisce tutti noi, la consideri una comodità, una connessione che aiuta una specie di lavoro, oppure hai altre idee ?

I social sono dei buoni veicoli di comunicazione e di divulgazione di contenuti se si sa come utilizzarli. Non bisogna demonizzarli se la colpa è dell’imprudenza umana.

Progetti per il futuro….

Un romanzo su un tema abbastanza tosto che solleverà non poche riflessioni.

L’afflato poetico-dialettale di Margherita Neri- Novi

Scrittori e scritture

Margherita Neri – Novi, con noi per la rubrica Scrittori e Scritture, la ospitiamo con una recensione redatta da una  “cultrice” della lingua siciliana e, nella fattispecie, di  poesie  in vernacolo, che tratta della sua ultima opera letteraria: ” Terra Niura” . Per quello che riguarda la scrittura, ci spiega il suo rapporto con essa, nasce in maniera spontanea  e di getto, senza particolare metodo di rima, metrica e altro, qualche volta, anche   da sensazioni  e/o emozioni che scaturiscono  semplicemente dall’osservare luoghi, eventi  e quant’altro risveglia in me il desiderio di esprimere  personali sentimenti  e  riflessioni .
Relativamente al mio rapporto con gli scrittori, non ho mai ritenuto confrontarmi  anche al fine di evitare commenti spiacevoli che spesso emergono  quando ci si incontra, tenuto anche  conto che  ogni autore  ha libertà di espressioni e licenza  poetica.

L’afflato poetico-dialettale di Margherita Neri- Novi

Chiunque consideri un pò perplesso l’attuale fioritura della poesia dialettale, che già allinea i suoi piccoli passi, quando proprio i dialetti tendono a sparire sulle bocche dei parlanti, con ogni probabilità penserà ad un paradosso. È un paradosso: da una parte la produzione in lingua con aulici riconoscimenti, dall’altra il parlottio paesano e quella leggera patina che ogni regione lascia trascorrere sulla lingua nazionale. Si tratta di accenti, di cadenze e la letteratura non è nuova a questi strani miracoli, conosce queste estreme difese, tanto che lungo il corso dei secoli, il dialetto usato dai letterati ha proceduto parallelamente agli eventi della letteratura nazionale. Oggi la rivincita del dialetto in poesia si deve alle risorse che esso ha ancora a disposizione, rispetto all’appiattimento determinato dai mass-media nella lingua d’uso. Pur attingendo motivi dalla poesia popolare, la poesia dialettale di Margherita Neri non ha mai sconfinato da una colta e raffinata letterarietà. La poetessa rispetta e nobilita i canoni linguistici: l’uso del siciliano infatti, è molto diffuso sia come linguaggio che come lingua conviviale tra persone in stretta relazione; presenta perciò una produzione letteraria piuttosto viva, soprattutto in poesia. Margherita, in questa nuova raccolta poetica, nell’immensità delle emozioni linguistiche e dei sentimenti, riesce a dare un’idea democratica della cultura, iniziando il lettore a comprendere il significato dei diversi atteggiamenti linguistici. La suggestione emotiva della raccolta “La Me Terra” sollecita il lettore appassionato a ricercare l’origine di alcune parole derivanti dalle lingue dei popoli che hanno dominato la Sicilia nelle varie epoche. Forte e riuscito è lo sforzo di Margherita nel recuperare, attraverso la memoria individuale e collettiva i brandelli di testi dialettali rimasti nella mente dell’infanzia o nei ricordi degli anziani, traccia di tradizioni di cui si sta perdendo il filo. I versi “Niuri li matri, li nanni e catananni, sempre alluttati mentri sgranavanu coccia di rusariu…”. In terra Niura fanno cogliere i valori morali e i codici di comportamento sociale ed individuale della civiltà siciliana, fanno rinsaldare le radici che legano alla cultura originaria e alla lingua locale e riscoprire un senso di appartenenza al luogo in cui si vive. I versi sofferti di un intimismo nostalgico della lirica “E Cantava” concentra l’attenzione sulla nostra comunità nei suoi vari aspetti attraverso il dialetto: il lavoro, la famiglia, il mondo dell’infanzia feste sacre e profane. Gli ultimi versi poi sono di una delicatezza struggente: “Era vacanti, nun c’era cchiù lu cantu, lu ventu di l’urtima primavera l’avia ciusciatu luntanu, stutannulu pi sempri”. Il fuoco sacro della famiglia patriarcale ha perso l’ardore con la scomparsa della madre che “Cantava quannu di vuci allegri a casa risunava e u suli trasia dintra e ni vasava, me matri cantava!” e così “Mi Manchi Patri” mi manca la to vuci, u to surrisu, i to manu, i to carizzi, lu ciauru i brillantina ‘nte capiddi”: la poetessa, con tocchi delicati e profondi crea l’icona del nucleo familiare, facendo gustare agli occhi del lettore i profumi, gli odori, le delicate sensibilità da “Casa Ranni” come in altra raccolta già si cantava. Margherita usa sapientemente il dialetto come espressione degli affetti e dei pensieri del Suo popolo: l’idioma dialettale come icona linguistica dell’ardente trinacria al cui fuoco vulcanico si consumano ardori, sentimenti, passioni, violenze, desideri e sottomissioni sociali e psicologiche. Basti pensare alla sempiterna lirica “Zittiti ca sì fimmina” di una precedente raccolta che si compenetra con “Me Matri” ai versi “Me matri ‘un supraniava mai, vagnava cuscini, gnutticava e sarvava, comu juncu si calava a la china”, versi nei quali si combina sapientemente la dicotomia tra la figura femminile energica e determinata e quella tradizionale sottomessa e soggiogata al potere maschile.

La prima vuole il riscatto gridando: “fineru li tempi di – zittiti ca si fimmina – / pista sutta li pedi la suvirchiaria, la gnuranza, la gilusia, di to frati, to maritu, to patri, lu to zitu”.

I sentimenti, gli ardori, le pene e i rimpianti sono sublimati nell’incanto struggente del rintocco dialettale. Così una donna, una poetessa, un’opera letteraria in siciliano, non sono più sinonimi di passato, ma divengono modernità e garanzia di futuro. Una donna moderna è Margherita Neri Novi che ha coltivato tra paure e speranze, il sogno di un passato che si facesse futuro, di una tradizione che divenisse presente, così le sue liriche appaiono pezzi di arte e di umanità.

L’auspicio è che sia sempre più così, che il sentimento e non la repressione, il coraggio della dignità e non la sopraffazione, il culto del bello e dello spirituale e non l’incubo dell’odio e dell’orrido, parlino in siciliano, il SICILIANO.

Dott. ssa  Nella Viglianti