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Intervista a Chiara Ragnini

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Genovese e cantautrice. Non lasciatevi ingannare dal connubio apparentemente scontato: Chiara suona la chitarra e canta dall’età di 14 anni con la grinta e l’anima rock di chi ha qualcosa da raccontare

Dopo gli studi classici, la laurea specialistica in Informatica. L’anima creativa e razionale convivono in uno strano dualismo, fra sonorità pop ed elettroniche e testi malinconici ma taglienti. L’influenza del mare si sente, l’anima viaggiatrice e in continuo movimento pure. Chiara ha perfezionato negli anni la tecnica vocale e la scrittura ,frequentando numerosi masterclass e workshop con i migliori autori e cantanti in Italia (Paola Folli, Saverio Grandi, Carl Anderson). Ha un disco alle spalle, un lavoro folk- pop che le ha permesso di guadagnarsi spazio nel fitto panorama musicale nazionale e la stima di pubblico ed addetti ai lavori. Negli anni ha vinto numerosi riconoscimenti, partecipato a importanti festival e rassegne in tutta Italia, ottenuto passaggi radiofonici e televisivi a livello nazionale. Abbandonata la vena acustica, le sonorità della cantautrice si sposano ora con un raffinato pop elettronico dalle tinte scure. Un viaggio introspettivo e melanconico, agrodolce e salato: proprio come il rumore del mare.

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Suoni la chitarra sin da piccola, hai girato l’Italia con la musica: cosa ti ha affascinato ieri della musica quando hai iniziato, cosa, invece, oggi ti spinge a continuare?

Sicuramente il lato più affascinante della musica, per me, è quello comunicativo: esprimermi e confrontarmi con gli altri, raccontarmi attraverso le parole e le canzoni, è il modo più bello che possa trovare per parlare alle persone, soprattutto con quelle che non conosco o che conosco poco. L’atto del canto, poi, è liberatorio e terapeutico, ancestrale: mi ha sempre accompagnata fin da piccola, probabilmente già dalla pancia della mamma. L’espressione artistica è innata, è prima di tutto un’esigenza personale: smettere di utilizzare la musica come mezzo sarebbe come tagliarmi un braccio. Continuerò a scrivere, a cantare, a suonare, per me stessa e per chi avrà piacere ad ascoltarmi.

Quale è il tuo rapporto con i cantautori italiani?

Rispettoso e reverenziale: spesso basta il connubio genovese e cantautrice per accostarmi alla cosiddetta Scuola Genovese, ma il paragone è spesso azzardato e forzato. Ho ascoltato tanto, e continuo a farlo, i grandi autori della canzone, non solo d’autore, partendo da Lucio Dalla e Gian Piero Reverberi per arrivare fino a Niccolò Fabi, Max Gazzè, Daniele Silvestri, addentrandomi verso artisti di spessore anche più giovani, come Levante, Ermal Meta, Daniele Celona, l’Orage, gli Yo Yo Mundi, tutti musicisti che seguo con attenzione e che hanno tanto da raccontare.

Scrivi anche canzoni per bambini. Cosa ti piace dell’interpretazione della musica per i più piccoli?

Quest’estate ho avuto la possibilità di partecipare, come autrice, al Concorso per Canzoni di Bambini La Luna al Guinzaglio, musicando due testi scritti rispettivamente da una classe delle medie ed una delle elementari. E’ stata un’esperienza nuova e meravigliosa, che mi ha regalato sicurezza e determinazione nel seguire anche la strada dell’autore, altrettanto gratificante ed emozionante rispetto al mio percorso di cantautrice. I bambini hanno, poi, una forza ed una sensibilità che spesso è raro ritrovare negli adulti: ti offrono un terreno davvero fertile per giocare con la musica e con le parole. La vittoria al concorso è stata davvero di grande stimolo a proseguire nella scrittura per altri, non solo bambini, naturalmente, ma anche interpreti di ogni età.

Una tua canzone, “Gli scoiattoli nel bosco”, ha un titolo affascinante. Ci spieghi di cosa parla?

Gli scoiattoli nel bosco è stata scritta quasi sette anni fa: mi ero da poco trasferita nel ponente ligure, da Genova, mia casa fino al 2009, e il passaggio dalla vita di città a quella di campagna non è stato immediatamente dolce. Tutte le difficoltà affrontate nei primi mesi hanno preso forma in questa canzone che, per quanto il titolo possa suonare simpatico, è tutt altro che divertente o sognante. E’ una canzone d’amore, ma al contrario: la protagonista è soffocata da una relazione emotivamente impegnativa e faticosa, al punto che anche gli scoiattoli che abitano nei boschi circostanti (e che, aggiungo, esistono sul serio e mi salutano quasi tutte le mattine mentre vado al lavoro) fuggono al suo passaggio.

Come procede la tua esperienza live?

Molto bene: l’estate si è rivelata ricca di appuntamenti, che mi hanno vista sul palco insieme a Yo Yo Mundi, Frankie Hi NRG e tanti altri artisti, oltre che impegnata nella settimana di perfezionamento musicale di Genova per voi, il “talent” per autori di Universal Music Publishing, che mi ha vista fra i 12 finalisti a settembre. Al momento sono impegnata in studio al completamento del nuovo album: le registrazioni sono terminate e ci stiamo dedicando a missaggio e mastering. Non vedo l’ora di farvi ascoltare le nuove canzoni.

Hai al tuo attivo anche diverse collaborazioni. Trovi interessante il lavoro con altri autori?

Lo trovo interessante, stimolante e arricchente: la musica è principalmente confronto e condivisione. La scrittura insieme ad altri autori crea spesso e volentieri delle alchimie magiche e ti permette di tirare fuori idee che, con tutta probabilità, non avrebbero trovato la loro strada se cercate da soli. Al momento sto scrivendo con e per una brava interprete genovese, Antonella Serà, che ha collaborato negli anni con artisti del calibro di Carlo Marrale e Bruno Lauzi. Ho tanti inediti nel cassetto che mi piacerebbe proporre ad interpreti, per affiancare il percorso di autrice a quello di cantautrice.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Nelle prossime settimane sarò concentrata al completamento del nuovo disco, un lavoro completamente diverso dal precedente: sarà un disco cupo, scuro, caratterizzato da arrangiamenti electro pop che bene si sposano con il pop d’autore che propongo. Il prossimo anno sarà tutto dedicato all’uscita del primo singolo e dell’album e alla conseguente promozione. Non vedo l’ora.

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Chiara Ragnini | Gli Scoiattoli nel Bosco

Gli anni della Musica.

images  DOMENICO PROTINO

La musica è il linguaggio con cui riesco ad esprimermi al meglio, senza inibizioni.  Chi mi ha visto nascere e crescere mi racconta che, così come ho prima iniziato a correre e poi a camminare, ho prima iniziato a cantare e poi a parlare.  Sono sempre stato un fan sfegatato degli U2 e dei cantautori italiani, da De Gregori a Bennato, da De Andrè a Rino Gaetano.   Mi piacciono il pop, che per mia indole prediligo, e tutti gli altri generi musicali, specie quando vengono utilizzati per dare dei messaggi importanti.  Per me lo strumento musicale è il mezzo tramite il quale scrivere le mie canzoni: è sempre stato così sin da quando, da bambino ho posato le mani sul pianoforte e da ragazzino ho imbracciato la mia prima chitarra. Sul mio sito ufficiale, www.domenicoprotino.com, mi presento non soltanto come cantautore, ma anche come autore per altri artisti. Contattarmi è semplicissimo, così come seguirmi sulle varie pagine “social”, da twitter a facebook.

GUARDA IL VIDEO 

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INTERVISTA CON VERONICA BUDAI PSICOLOGA DELLO SPORT

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Lo sport che viene insegnato al bambino e chi lo insegna sono i primi protagonisti, un ” allenamento ” che ha a che fare con la crescita, quali consigli e quali le condizioni psicologiche più comuni ?

  • Lo sport con i bambini ha sicuramente a che fare con il concetto di crescita: fisica, motoria, emotiva, affettiva.Attraverso lo sport i bambini esprimono loro stessi, le loro gioie, i loro sogni e le loro paure, quindi, non c’è solamente una crescita in termini di apprendimento, di sviluppo motorio, ma soprattutto in termini di emotività, affettività, sicurezza in se stessi, fiducia nei compagni, rispetto delle regole.Il consiglio è proprio quello di agevolare la manifestazione di questi aspetti più “psicologici” perché contribuiscono alla formazione della personalità del soggetto sia come atleta sia come persona.Dovendo fare una divisione a grandi linee e comunque non esaustiva di tutto ciò che vedo, le condizioni psicologiche che più frequentemente incontro nei giovani atleti sono: passività o super-attivazione. Ovvero, spesso ritrovo bambini “passivi” quelli che vengono definiti timidi, introversi, che non prendono mai l’iniziativa, silenziosi, a volte invisibili. All’opposto l’altra categoria che incontro spesso è quella dei super- attivi, ovvero, bambini molto vivaci, espansivi, che non rispettano le regole, rumorosi, sempre in movimento. E per ogni categoria c’è un approccio diverso con cui procedere, con alcuni si lavora più su aspetti di sicurezza e autoconsapevolezza di se, con altri si lavora più su aspetti di autocontrollo e definizione di se.

L’attività motoria, il movimento, rientrano nell’avviamento allo sport, come intervenire con i bambini, alla luce della tua esperienza diversa ( ad esempio come rapportarsi con la scuola ) ?

  • L’intervento con i bambini, nell’ambito dell’avviamento allo sport, presuppone un approccio assai differente rispetto a quello dedicato agli adolescenti e agli adulti.In primo luogo è fondamentale la dimensione ludica, i bambini si devono divertire in palestra, imparano, ma in primo luogo giocano e si divertono. Questo è un aspetto da non sottovalutare, poiché spesso si può verificare frustrazione o abbandono sportivo, proprio a causa della noia o dell’eccessivo impegno richiesto. L’allenamento deve essere tarato su i piccoli atleti sia come atmosfera sia come impegno e il gioco è lo strumento attraverso il quale loro imparano.Ad esempio, in questo momento ho in corso un progetto con bambini della fascia d’età 3-6 anni e con loro ancora di più l’allenamento deve passare attraverso una dimensione di divertimento.

Fare lo psicologo dello sport per te cosa significa ?

 

  • Per me essere una psicologa dello sport è la realizzazione di un sogno, è la possibilità di unire due mie grandi passioni: psicologia e  sport. Come psicologa e come atleta posso mettere a disposizione dei miei clienti/utenti tutto il mio bagaglio di competenze e conoscenze affinchè possano essergli utili. E’ come se io avessi una valigia di attrezzi e strumenti che porto sempre con me e che posso condividere con la persona che in quel momento mi sta chiedendo aiuto/supporto/allenamento. Posso aiutare le persone a migliorare ed evolversi sempre più; una favola di professione!!!

 

Lo sport può essere anche ” malessere “, nel caso del bambino sentirsi non adeguato a compagni, allenatore, troppo pressato dai genitori, soffermiamoci propio sulla presenza dei genitori nell’attività del figlio, cosa ne pensi ?

  • La presenza dei genitori nell’attività sportiva dei figli può essere un grande stimolo, ma anche un grande stressor. Può essere uno stimolo perché il giovane atleta sente di avere l’appoggio della famiglia, sente il calore e il tifo che viene fatto per lui/lei. Può essere uno sprone a dare il meglio di se.Altre volte assisto a scene in cui il genitore preme sul figlio, prende decisioni al suo posto, carica l’atleta di aspettative che non sono sue, lo deresponsabilizza o al contrario lo responsabilizza troppo e può diventare una presenza veramente “ingombrante”, anche se da parte del genitore ci sono le migliori intenzioni!! Lo sport a questo punto non viene più vissuto per quello che è, ma diventa un impegno oneroso e gravoso, carico di ansia e non più stimolante per chi lo pratica. Secondo me tutto sta al buon senso delle persone e all’investimento emotivo che ogni protagonista di questa dinamica mette in gioco.

Lo sport per bambini è anche eventi, feste, giochi, da vivere insieme, come impegnare le persone in questi eventi, che fanno cultura ?

  • Il movimento sicuramente è presente anche fuori dalle palestre e dalle strutture dedicate, quindi, certamente feste, eventi, giochi. Anche nella scuola si praticano movimento e sport, fin dai primi passi, basta pensare a tutti quei progetti di attività motoria nella scuola materna. Secondo me ovunque sia praticato lo sport fa bene, quello che bisogna tenere presente è che sia svolto da personale qualificato. Le persone che si occupano a vario titolo di queste attività dovrebbero sempre e ripeto sempre tenere in considerazione chi sono i fruitori dei loro servizi e metterli al centro di ogni intervento, badando bene agli aspetti emotivi ed affettivi che attraverso il movimento, il gioco e le varie attività vengono messi in atto. Per fare questo sarebbe opportuno avere una base di preparazione di natura psicologica, non parlo di laurea o master specialistici, ma ritengo che un minimo di preparazione in tal senso sia necessaria per queste figure, considerato che avranno a che fare con il bene più prezioso del mondo: i bambini

Quale è secondo te l’obiettivo più significativo nella collaborazione con un Istruttore per uno psicologo dello sport ?

  • Un aspetto che uno psicologo dello sport e un istruttore dovrebbero sempre tenere a mente, nella loro collaborazione, è la centralità dell’atleta. Non è una guerra di potere tra loro 2, ma una collaborazione che ha la finalità di aiutare l’atleta a dare il meglio di se e soprattutto a tirare fuori tutte le risorse che ha a disposizione. Siamo degli “strumenti” che permettono al soggetto di poter arrivare dove vuole. Ricordo sempre che sono fondamentali la volontà e la partecipazione dell’atleta, ma anche l’intelligenza emotiva delle altre figure che partecipano alla sua preparazione, altrimenti non si va da nessuna parte!!!

 

Presentaci una situazione del tuo lavoro che ti ha molto soddisfatto ?

 

  • Una situazione professionale che mi ha dato grande soddisfazione è il caso di una giovane atleta di arti marziali che si è rivolta a me per avere aiuto. Il soggetto in questione riusciva molto bene negli allenamenti e nelle gare minori, ma di fronte alla competizione grande, di portata nazionale andava in blocco pur essendo molto preparata fisicamente, tecnicamente e tatticamente. Sembrava proprio un caso di ansia da prestazione sportiva. Abbiamo lavorato a livello individuale con visualizzazioni guidate, tecniche di rilassamento, sblocco delle energie e anche utilizzando riprese video dei suoi incontri. Alla fine di questo percorso è riuscita a superare il blocco e quindi, ha gareggiato in maniera eccellente nelle competizioni maggiori ed è riuscita anche a vincere e salire sul podio.

Una gran bella soddisfazione per entrambe!!!

 

Quale è il tuo rapporto con i social e con internet in generale ?

 

  • Il mio rapporto con i social ed internet è buono, ho un mio blog: veronicabudai.it , sono su facebook e twitter. Penso che siano degli ottimi mezzi per farsi conoscere e per pubblicizzare quello che faccio, spesso le persone consultano prima il blog e i vari social e poi mi contattano, è un modo per capire meglio chi sono e di cosa mi occupo.

Intervista a Lorenzo Bonetti

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Iniziamo la nostra intervista parlando di sport, ricordando che giochi a pallavolo in Serie A, la tua storia di sportivo come inizia, quali le tue maggiori soddisfazioni ?

 

Sono Lorenzo Bonetti, gioco in serie A dal 2006/2007 li giocavo come palleggiatore e ci ho giocato fino all’anno 2011/2012, poi ho cambiato totalmente ruolo e sono riuscito a raggiungere la massima serie anche come schiacciatore, un emozione indescrivibile sopratutto perché è arrivato tutto dopo una brutta malattia che mi ha colpito nell’estate del 2012, dopo averla sconfitta sono rientrato in pista molto più forte di prima e con obiettivi ben fissi nella mia mente. la soddisfazione più grande al livello sportivo ovviamente è stata la promozione dalla serie A2 alla serie A1 nell’anno 2013/2014 giocavo al Vero Volley Monza e nemmeno ad un anno dalla diagnosi della malattia sono riuscito a vincere il campionato di serie A2, un emozione unica davanti a 5000 persone.

 

Il libro ha il titolo Sotto Rete, la storia di come hai sconfitto il cancro e sei tornato in serie A, rimanendo al contenuto del libro, come è stato raccontare la tua storia, soprattutto se ti ha aiutato farlo ?

 

Nel luglio del 2102 mi hanno diagnosticato un linfoma non hodgkin, ovviamente il primo impatto è stato molto duro, non mi sarei mai aspettato di avere un male cosi grosso all’interno del mio corpo, anche perché non mi sentivo cosi male, avevo solo un mal di schiena. sin da subito ho cercato di darmi l’obiettivo più importante della mia vita sconfiggere il tumore. ho chiesto subito ai dottori in quanto tempo sarei potuto guarire e per tornare in campo a giocare, il dottore mi disse che vi volevano 5/6 mesi di cure, dopo 5 mesi ho disputato la mia prima partita.

L’anno scorso la Gazzetta dello Sport mi ha fatto una bellissima intervista, il giorno dopo mi contattò Paolo Fontanesi (scrittore) chiedendomi se fossi interessato di creare un autobiografia, per me fu davvero una cosa inaspettata, non ci pensai un secondo e accettai quasi subito, scrivere tutto ciò che mi era capitato cercando di dare anche una piccola speranza a chi purtroppo questo momento lo sta vivendo era un onore immenso.

 

Come è stato scrivere, hai seguito degli esempi, hai incontrato nella stesura del testo delle persone che ti hanno consigliato ?

 

Il libro è stato scritto e pensato interamente da me e Paolo, ovviamente io raccontavo scrivevo appunti e Paolo svolgeva alla grande il suo lavoro di scrittore. abbiamo avuto davvero un ottima intesa.

 

Come ti senti ora che sei tornato a giocare ?

In questo momento mi sento davvero alla grande, affronto ogni cosa giorno per giorno e pensando di affrontare tutto al meglio, spero di poter continuare ancora per molti anni.

 

Il tuo rapporto con i social, soprattutto, se il pubblico della rete, ha compreso il tuo libro, se ne interessa ?

 

Sto cercando di pubblicizzare tutto suoi social ovviamente, tutti mi stanno molto vicini, giorno dopo giorno la gente mi segue sempre di più e la cosa mi piace molto, mi chiedono moltissimi consigli ed io sono onorato a rispondere a tutte queste persone, cerco sempre di dare il mio pensiero spero possa servire a qualcosa.

 

Quali sono i tuoi prossimi impegni e se hai previsto degli eventi particolari per fare conoscere il libro ?

 

Ora sono ancora impegnato con la pallavolo, non appena finirà la stagione mi dedicherò al 100% solo al libro, cercherò di girare il più possibile per raccontare la mia storia e spero che alla gente possa dare una piccola speranza.

Gran parte della vendita del libro sarà devoluta alla Fondazione Veronesi quindi spero che se ne vendano tantissimi in modo da poter dare un grossa mano alla ricerca e alle persone che non stanno attraversando un bellissimo periodo.

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Fonte della foto : Pixabay

Un interessante parola da ricercare su google :  Sammarinese Marco Ragini – L’allenatore ” gira mondo ”

Ecco cosa risponde ad un nostro contatto con un suo commento

In questi anni in modo diretto ho lavorato in altri Paesi (Lituania,  Olanda,  Svizzera, Slovacchia, Italia ) e posso assicurare che le differenze ci sono rispetto il calcio Italiano.
Meno tatticismo e molto più intensità. Ancora si predilige l’aspetto fisico e si esaltano molto i duelli (cosa che in Italia è passato un po’ nel dimenticatoio ). Meno esasperazione prima su una partita. Poi logicamente, anche all’estero, molto dipendente dalla squadra che si allena.  Tutto dipende dall’importanza della squadra e dalle aspettative.
All’ estero si da molta importanza ai vivai, già da bambini si da un impronta di gioco e di disciplina, per anticipare i tempi di inserimento nelle prime squadre.
A differenza del nostro calcio, le prime squadre attingono in anticipo sul settore giovanile, rispetto in Italia.

Marco Ragini

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Coaching intervista con Giancarlo Fornei

Autostima Tour 2016 - Carisolo (TN) 31 maggio, il coach motivazionale Giancarlo Fornei durante la sua conferenza sull'autostima

 

Come allenare la mente a vincere nello sport è il tuo ultimo lavoro. Com’è scrivere un libro sullo sport, soprattutto, hai chiesto aiuto a qualcuno?

Premetto che è già diventato il mio penultimo lavoro: a marzo ho pubblicato “Rompi i Tuoi Schemi Mentali”. Venendo alla tua domanda, la risposta è no: non ho chiesto aiuto a nessuno. E questo non per mancanza di umiltà, bensì perché il libro è nato dalle mie esperienze dirette come mental coach sportivo e già nel 2011 avevo creato l’audio corso omonimo. Poi, visto il successo dello stesso, mi sono detto che se lo avessi fatto diventare anche un libro avrei certamente raggiunto un numero di persone maggiore, e così è stato. Ho restaurato l’audio corso e pubblicato anche la versione libro.

 

Come arrivare alla scelta di allenare la mente nello sport?

Oggi, se uno sportivo vuole vincere (qualunque sport pratichi, di squadra o individuale) o comunque gareggiare ai massimi livelli, deve assolutamente tener conto della componente mentale. Sempre più decisiva nello sport di oggi, dove la partecipazione è sempre meno importante rispetto alla vittoria .

Se si vuole essere competitivi, diventa pertanto indispensabile allenare anche la mente e non solo il fisico, la tattica e la tecnica. Prendi la nazionale italiana di calcio di Conte: la nostra squadra è decisamente inferiore come tasso tecnico a molte altre nazionali, ma sopperisce alla tecnica con la grinta e la determinazione. Ammettiamolo: Conte ha fatto un fantastico lavoro sulla parte motivazionale e sulla mente dei suoi calciatori.

Il tavolo di casa tua ha quattro gambe: scommetti che se ne togli una traballa? Allora, mi domando: perché la maggior parte degli allenatori e degli sportivi, continua ad allenare solamente le altre tre aree?

Gli ultimi 3 libri scritti dal coach motivazionale Giancarlo Fornei

 

Quali sono le valutazioni, i giudizi, nell’allenamento dei campioni, che hanno saputo vincere, che ti hanno interessato come scrittore?

Quando scrivo un libro, mi piace documentarmi dettagliatamente e dunque, leggere anche storie e biografie di grandi campioni dello sport, di ieri e di oggi. Quelle che ho letto, mi sono state tutte utili. Ma se per rispondere alla tua domanda devo citarne uno in particolare, non posso non parlarti del grande Muhammad Alì, all’anagrafe Cassius Clay.

Quell’uomo, oltre ad essere un grande pugile e attivista sociale, era anni luce avanti a molti altri sportivi proprio nell’allenamento mentale. Celebre è la sua frase: «È la ripetizione delle affermazioni che porta a credere. E quando il credere diventa una convinzione profonda, le cose iniziano ad accadere». Da lì, si capisce come già sapesse quanto fosse importante nutrire il proprio dialogo interno di affermazioni positive e potenzianti.

 

Come è fatta la mente di uno sportivo di oggi?

Direi esattamente come quella di uno sportivo di ieri, solo che oggi, è molto più chiaro a tutti che la mente gioca un ruolo decisivo anche nello sport. Oggi si conoscono maggiori limiti e potenzialità della mente umana. Oggi sappiamo che la mente influenza, positivamente o negativamente, qualsiasi prestazione sportiva (e non). Agli sportivi di “ieri”, questa cosa era solamente meno evidente.

 

La motivazione, la concentrazione, come la posizione in campo, oppure le belle azioni di gioco, hanno importanza in una performance sportiva, quindi ci vuole capacità di concentrazione sopra la media, come aiutare lo sportivo?

Senza entrate in dettagli tecnici, magari noiosi per i tuoi lettori, direi che ci sono almeno tre aspetti che potrebbero aiutare uno sportivo:

1) definire nei minimi particolari l’obiettivo che vuole raggiungere (anche nello sport, più l’obiettivo è definito, più è facile mantenerne il focus e raggiungerlo);

2) lavorare sul proprio dialogo interno con tutta una serie di affermazioni positive da ripetersi in continuazione (Muhammad Alì insegna);

3) lavorare sulla gestione dei propri stati d’animo in modo da poter accedere sempre e velocemente agli stati d’animo potenzianti (perché sono gli stati d’animo che fanno vincere o perdere uno sportivo).

 

Veniamo al libro, qual è il suo percorso, come vanno le presentazioni, come l’ambiente sportivo ha accolto il tuo scritto?

Il libro è un percorso in sette step ben precisi, quelli che reputo assolutamente indispensabili per cominciare ad allenare la propria mente a vincere nello sport. Tra cui troviamo proprio la gestione degli stati d’animo, il lavoro sulla linguistica per influenzare il dialogo interno, la definizione degli obiettivi, e tanti altri.

Le presentazioni al nord e al centro vanno molto bene. Mentre al sud, purtroppo, mancano totalmente: le società sportive e le federazioni che ho contattato sino a oggi, mi hanno tutte risposto “picche”. Una sorta di… “Grazie, ma non ci interessa”! E dire Giuseppe, che andavo gratis…

Il libro, invece, sta ricevendo una grande attenzione dai lettori: pensa che solamente su Amazon, conta ben nove recensioni a cinque stelle. Ma recensioni a cinque stelle ci sono su tutti i più importanti store online. Libri di “illustri” psicologi che collaborano con federazioni sportive importanti, hanno meno recensioni di me e, soprattutto, meno stelle. Ciò mi fa capire che il libro piace, e se si leggono le recensioni, si comprende anche il perché: è scritto con un linguaggio semplice, alla portata di tutti ed è pratico.

Come Allenare la Mente a Vincere nello Sport - 5

 

 

Progetti per il futuro?

Come dicevo sopra, sto girando il centro e il nord dell’Italia con le mie conferenze/seminari sull’autostima e l’allenamento mentale nello sport. Non ti nascondo che mi piacerebbe organizzare qualche evento live anche al sud. Ho molti lettori tra i miei libri che mi scrivono e mi chiedono quando “scendo”…

Ripeto che non voglio soldi per la mia presenza, ma solo il rimborso delle spese di viaggio e l’ospitalità e, naturalmente, la possibilità di presentare il mio libro. Se me lo permetti lancio un appello: AAA: cercansi società sportive e federazioni desiderose di ospitare una delle mie conferenze sull’allenamento mentale.

Giancarlo Fornei

Coach & Formatore Motivazionale

392/27.32.911

info@giancarlofornei.com

 

Il blog del libro:

http://come-allenare-la-mente-a-vincere.blogspot.it/

 

 

Biografia :

http://www.coachingperdonne.com/chi-e-giancarlo-fornei/

Psicologia dello sport Intervista a Matteo Simone

 

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Rio ci insegna che le gare e i desideri di vittoria non possono più stare al passo con il doping, il CIO e la IAAF devono convergere verso le radiazioni a vita al primo controllo ,il resto è che l’olimpiade vive sempre di desideri e quindi resta un magico momento per tutti…

 

Daniele Baranzini

Mezzofondista

 

1-      Come nasce in te la passione per la psicologia dello sport ?

 

Dopo la laurea in Psicologia avevo due alternative, la prima iscrivermi ad un master di psicologia dello sport e la seconda iscrivermi ad una scuola quadriennale di specializzazione in psicoterapia. Ho optato per la seconda perché era più impegnativa ed ho scelto l’Istituto Gestalt di Firenze con sede a Roma, la ritenevo vicina al mio essere e cioè una scuola con un approccio fenomenologico, esperienziale. Dopo la specializzazione ho deciso di iscrivermi al master di psicologia dello sport. La passione nasce dal voler integrare due passioni, due competenze, lo sport in qualità di atleta, di podista, runner, maratoneta, e la passione della psicologia per cercare di approfondire alcuni aspetti della psicologia dello sport e dell’esercizio fisico, inizialmente, la motivazione, il goal setting, la motivazione, la gestione dello stress, concentrazione e poi  nel continuare parallelamente sia ocn la pratica dello sport che con l’approfondire altri aspetti quali l’autoefficacia, l’autoconsapevolezza, la resilienza, concetti ed aspetti molto utili soprattutto per gli sport di endurance, per le ultramaratone. Approfondendo gli studi, facendo sport, conoscendo persone, ho iniziato a scrivere articoli e poi libri di psicologia dello sport e dell’esercizio fisico ed anche di sport di endurance.

 

 

2-      Nei recenti eventi sportivi, olimpiadi, gare internazionali, quale è la cosa che ti ha colpito di più ?

 

La cosa che mi colpisce di più è l’interesse dei media nei record, nell’economia dello sport, nei contratti e il mero interesse alle persone, al benessere dell’atleta, si cerca di sfruttare l’atleta fino all’osso, spremerlo al massimo, farlo scendere sotto le due ore in maratona, ma poco attenzione al proprio benessere, al post carriera, al prevenire il doping.

Qualcosa sta cambiando, si sta dando più importanza alle paraolimpiadi, e così dovrebbe essere, i campioni servono per trascinare le masse, per essere di esempio per i più pigroni, per essere da modello agli allievi delle scuole di ogni tipo. Infatti ultimamente si stanno facendo progetti con le scuole da parte del CONI e della FIDAL. Così come tante associazioni investono in progetti per uno sport salutare che aggrega, che vince il doping come le associazioni Flames Gold, oppure anche l’associazione Progetto Purosangue.

Inoltre anche a livello Internazionale qualcosa si muove come la campagna MOVE WEEK che dedica una settimana all’anno per il movimento fisico, coinvolgendo persone a fare sport a provare soprattutto gli sport minori.

E’ bello vedere i campioni fare record, ma è anche bello vedere masse di persone che fanno sport ad ogni età ognuno con le proprie modalità, in ogni orario ed in ogni luogo.

Importante creare spazi per l’esercizio fisico, piste ciclabile, non solo creare stadi per le Olimpiadi che poi diventano musei .

 

 

 

3- Hai deciso di scrivere un libro sull’Ultramaratona come ti è venuta l’idea ?

 

Volevo scrivere un libro sulla corsa, maratone ed ultramaratone e mi sono trovato ad approfondire il mondo degli ultrarunner, contattando e conoscendo tanti runner e praticando io stesso l’ultracorsa con la partecipazione ad alcune gare di 100km e portando a termine anche un Ironman. In realtà di libri sulle ultramratone ne ho scritto due ed un terzo libro sarà pubblicato a breve. Il primo si chiama Ultramaratoneta: un’analisi interminabile, scritto a quattro mani con l’atleta Daniele Baranzini, pubblicato da Aracne a febbraio 2016. Il secondo libro Ultramaratoneit e gare estreme pubblicato a novembre da prospettiva editrice. Il terzo dovrebbe intitolarsi Maratoneti e ultrarunner. E’ stata una bella esperienza scrivere questi libri perché mi ha permesso di conoscere direttamente o indirettamente tanti atleti ognuno con proprie caratteristiche, chi predilige asfalto, chi sentieri di montagna, che ghiaccio e neve, chi si sperimenta nel deserto o nelle prove di multisport, insomma un mondo speciale, straordinario, non ordinario.

 

4- Come va la presentazione del libro ?

 

La presentazione va bene, ho iniziato un tour a Manfredonia, mia città natale alla presenza di campioni dello sport come Dario Santoro Campione ITALIANO DI MARATONA 2016, INOLTRE ERA PRESENTE Michel Spagnuolo, ultrarunner ed ultracamminatore ideatore del team frizzi e lazzi, è stato un mio ispiratore delle lunghe distanze a piedi. Inoltre era presente Vito Rubino ultraman capace di portare a termine una gara di triathlon di 10km di nuoto, 500 di bici e 84 di corsa. Ho continuato il tour di presentazione a Roma ospitato da Negozi di abbigliamento sportivo zona Cinecittà, Associazione di psicoterapia zona parioli, Centro sportivo di Villanova. Tanta gente interessata, tanti partecipanti, tanti i messaggi di apprezzamento.

 

 

 

 

Continuo a promuovere un sano sport direttamente con la pratica e continuando a scrivere articoli e libri, di prossima uscita oltre a Maratoneti e ultrarunner, sono Benessere, Sport e Performance; ed anche lo sport delle donne, sì perché approfondendo il mondo dello sport ho avuto modo di conoscere tante donne determinate, forti, resistenti e resilienti che vogliono andare avanti per dimostrare di essere capaci e forti ed a volte anche più forti degli uomini.

 

Legame tra sport e musica

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

Da anni ai ragazzi si propone di fare uno sport oppure di suonare uno strumento o anche di praticare entrambe le passioni.

Si tratta di due attività che stimolano l’apprendimento da parte dei ragazzi ed anche le competenze personali, entrambe le attività possono essere svolte individualmente, quindi sia il suonare uno strumento che praticare una disciplina sportiva così come entrambe queste passioni possono essere coltivate in gruppi, squadre, team, orchestre e quindi si tratta di attività che integrano gruppi di persone, competenze diverse, ognuno mette la propria risorsa, la propria qualità che può essere nel campo della musica o del campo dello sport.

A volte la musica prevede una performance da parte del musicista, si tengono concerti che durano ore, sempre attivi, sempre svegli, sempre coinvolgenti per il pubblico e ciò prevede anche un allenamento fisico di base per reggere tutto il tempo in modo efficiente.

Anche nello sport a volte la musica aiuta a tirare fuori la grinta, la carica, le motivazioni giuste per fare meglio, si può trattare di un incontro di boxe, di una partita di calcio, la musica stimola la persona, gli ricorda che è il momento di agire, di reagire, di fare meglio.

Che dire musica e sport sono arti e passioni, a volte è importante avere talento ma è anche importante le ore da dedicare, è importante aere buoni insegnanti, coach, allenatori, è importante avere bravi direttori di orchestra, o allenatori di squadre che conducono la squadra o l’orchestra all’eccellenza, ad una buona performance musicale o sportiva.

A volte nello sport è importante seguire la musica dei propri passi, del proprio respiro, del battito del cuore, ci si ascolta, ci si monitorizza.

La musica può aiutare anche a rilassarsi dopo un allenamento faticoso, può servire a recuperare energie, a riportare la calma dopo un attività sportiva stressante, troppo attivante.

Insomma sarebbe importante un’educazione musicale accanto ad un’educazione sportiva, è importante allietare se stessi e gli altri con musica che allieta, che fa sognare, che stimola creatività, così com’è bello osservare belle imprese sportive.

 

Matteo SIMONE

https://www.retedeldono.it/it/iniziative/sport-senza-frontiere-onlus/matteo.simone/sport-veicolo-di-educazione-e-inclusione

Intervista a Stefano Calzolari sugli US OPEN edizione 2016.

La nostra “ chiacchierata “ non può non iniziare dall’attuale situazione del Tennis, dopo gli US Open, abbiamo una nuova numero 1 nel ranking femminile, la vincitrice degli US Open, la tedesca Kerber, 28 anni, 2 titoli del Grande Slam vinti, che nei quarti di finale del torneo ha battuto la Vinci, finalista della scorsa edizione, battuta dalla Pennetta.

Guarda la Kerber è diventata una giocatrice completa, davvero molto brava, ti ricordo che ha avuto un buon inizio anno, vincendo gli Australian Open, ha fatto la finale a Wimbledon ed ha vinto un argento olimpico, non è un caso che abbia vinto gli US Open, è una ragazza diventa molto brava, soprattutto nella fase difensiva, corre come una dannata, con lei devi fare il punto tre volte, veramente molto brava.

Quello che dici sulla Kerber è vero, concordo, soprattutto lo si è visto nella finale con la Plíšková, dove ha giocato veramente bene.

Io ho un ammirazione anche per Karolína Plíšková, la finale si è giocata su pochi punti alla fine, per cui secondo me la partita è stata decisa dalla maggiore esperienza della Kerber, se la Plíšková continua così, migliora la condizione fisica, può diventare anche lei la numero 1 del mondo, ha un servizio che non ha nessuno.

In questi US Open, rimaniamo al femminile prima di passare al maschile, abbiamo visto anche una “ resuscitata “Caroline Wozniacki, finalista US Open nel 2009 e 20014, che è arrivata in semifinale.

E’ stata brava, ha fatto un bel torneo, nessuno se lo aspettava, non dimentichiamoci che nonostante non abbia vinto i tornei dello Slam, è stata numero 1 del mondo, è una che ha vinto dei tornei, ha un tennis molto valido, è stata una sorpresa positiva per questo US Open.

Come possiamo definire il torneo di Roberta Vinci, tu che opinione hai, oltre all’infortunio……

Bravissima, abbiamo saputo che aveva dei problemi fisici, ha dato il massimo, per quello che poteva dare, anzi ad un certo punto abbiamo pensato che potesse arrivare in fondo come l’anno scorso, nonostante i problemi fisici, ha fatto il massimo per quello che poteva fare.

Parliamo  del tabellone maschile, partendo dalla finale, il vincitore Stan Wawrinka, si aggiudica il suo terzo torneo del Grande Slam, non possiamo definirlo come giocatore un “ outsider “, è un ottimo giocatore, cosa ne pensi di lui ?

Wawrinka quando gioca il suo miglior tennis non lo batte nessuno, ha un dritto e un rovescio, come tira forte lui non tira nessuno,  rispetto al gioco di Murray, Federer, Nadal,  ha meno continuità, però l’abbiamo visto anche al Rolland Garros, quando ha battuto  Đoković in finale, se gioca così per gli altri c’è poco da fare.

 

 

Dobbiamo riferire di Đoković, visto che lo hai citato, forse un po’ sottotono, soprattutto sino alla finale, poi il primo set della finale ottimo livello, soprattutto ad inizio partita, ha messo sotto l’avversario, però un  Đoković non in forma…..

Secondo me da Wimbledon in poi c’è stato un calo fisiologico, non può continuare a vincere tutti gli Slam, è chiaro in questo US Open ha beneficiato anche di tre ritiri, poteva vincere il torneo, in finale ha giocato meglio, che negli altri incontri, però questo livello di  Đoković, contro il miglior Wawrinka fa fatica.

Dobbiamo fare i complimenti a Lorenzi, che nel suo US Open, ha giocato delle bellissime partite…….

Lorenzi è una dimostrazione che con umiltà, sacrificio, costanza, si hanno dei buoni risultati, è un giocatore che io ho visto in un Challenger in Emilia, anni fa, ha giocato benissimo gli US Open, anche se io non avrei mai pensato potesse arrivare ad uno scontro con Murray, in un torneo dello Slam, vincendo anche un set. Veramente un ragazzo da prendere da esempio.

Chiuso lo US Open questa stagione va verso la conclusione, adesso abbiamo i tornei asiatici, tu che cosa ti aspetti per questo fine anno, soprattutto per la prossima stagione, quale giocatore possiamo iniziare a tenere d’occhio, dei nuovi, dei giovani, forse quest’anno ha deluso Belinda Bencic, 19 anni, un quarto di finale a New York…..

Ci si aspettava molto dalla svizzera, ha un talento “ pazzesco “, sai in campo femminile c’è l’opportunità di vincere un torneo, non c’è quella che domina in singolare come succedeva con Serena al top, è chiaro che se torna a giocare la Williams il suo miglior tennis, si perderanno queste opportunità, però comincia a sentire l’età, ci sono la Plíšková,  la Muguruza, che sono due giocatrici potenti, che possono essere  veramente delle campionesse, in un prossimo futuro

Noi ringraziamo Stefano Calzolari per essere stato con noi………….

Io ringrazio te Giuseppe ed è sempre un piacere rispondere alle tue domande

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Fonte della foto : Pixabay

Atletica : Trulli in corsa 2017

Trulli in corsa 2017

 

Trulli in corsa 2017
La splendida cornice di Alberobello.

 

Domenica 9 Luglio 2017, nella stupenda cornice offerta dalla città di Alberobello, si è svolta la sesta edizione della corsa, 10 km, denominata Trulli in  corsa. Una giornata calda, quella in cui si è corso, un percorso con delle salite che hanno fatto selezione, una partecipazione di podisti provenienti da tutta la Regione.

Gara vinta, in campo maschile, da NJIE NFAMARA (ATL. AMATORI CISTERNINO ) con il tempo di 33.51.

Dopo la riunione degli atleti, alle 19.00 si parte al colpo di pistola di Giacomo Leone, Presidente Regionale della Fidal, presente sul percorso per tutta la gara, attento osservatore, pronto anche a partecipare alla premiazione del dopo gara.

E’ una gara raccontata dallo speaker grazie a dei collegamenti telefonici con Ottavio Andriani, che in bicicletta ha seguito gli atleti, ha saputo fare vivere al pubblico in attesa degli atleti, gli sviluppi della corsa.

Una gara che ha visto la buona prestazione anche di GUASTAMACCHIA RODOLFO (RUNNING TEAM D’ANGELA SPORT ) giunto secondo all’arrivo con il tempo di 34.38, quindi con un distacco di 47 secondi dal primo.  Terza piazza per ESPOSITO ANTONIO GIUSEPPE (AMATORI ATL. ACQUAVIVA ) con il tempo di 35.31

In campo femminile da sottolineare la prestazione di GIUSTINO VIOLA (U.S. GIOVANI ATLETI BARI ) che vince la gara in 38.30.

Una bellissima giornata di sport, con gli atleti che hanno anche avuto la possibilità di conoscere i buonissimi prodotti locali della città barese, assaggiando delle buonissime orecchiette, partecipando anche a momenti di festa della città di Alberobello.