Gli anni della musica

866_10200240121508116_546753601_n

ALFREDO TAGLIAVIA

La mia passione per la musica è nata probabilmente insieme a me. Tempo fa ho ritrovato un nastro di quando avevo tre o quattro anni, dove avevo registrato una specie di Festival musicale tutto da solo, inventando di sana pianta i nomi dei cantanti in gara ed anche le parole delle canzoni. Ricordo che un vicino di casa non gradiva che battessi i piedi sul pavimento a mo’ di batteria e mia madre mi tolse per un periodo la coca-cola perché secondo lei era la causa delle mie “eccitazioni musicali” ! Con il tempo ho sognato di diventare un chitarrista, prima rock e poi jazz, passando ore e ore ogni giorno in camera con la mia Fender Stratocaster, che spesso e volentieri mi distoglieva anche dal fare i compiti pomeridiani a casa. Dopo qualche anno è cominciata la mia attività didattica da maestro di chitarra, che ancora porto avanti con molta convinzione, nel difficile tentativo di trasmettere ai più giovani il senso di questa magia. Da grande poi sono tornato alla mia antica passione, le canzoni, che non ho mai smesso di scrivere. I cantautori italiani che apprezzo di più sono Fabio Concato, Pino Daniele, Samuele Bersani e altri. Ho anche una grande passione d’oltreoceano per la musica brasiliana, in particolare la bossa nova, e per il chitarrista jazz fusion Pat Metheny. Da circa sei anni ho preso il coraggio in un manico e sei corde e faccio il cantautore suonando in giro per i locali di Roma. Ho pubblicato due cd autoprodotti, il secondo molto recentemente, dal titolo “Frammenti di versi” che è disponibile anche su Itunes. Buona musica a tutti da Alfredo 🙂

b77eb3_506d16cffaa34d299dc51a6eef721dc3 (1)

Intervista con Giuseppe Calendi

9788893327152

Come nasce la tua passione per la scrittura ?

Mi è sempre piaciuto scrivere e, soprattutto, descrivere, fin dalla scuola, anche a livello di semplici annotazioni sul diario, frasi e commenti di ogni genere. Via via questi piccoli contenuti si sono trasformati in vere e proprie storie sottoforma di racconto ed ho iniziato a partecipare a qualche concorso letterario, giusto per sperimentare se ciò che inviavo poteva essere apprezzato. Qualche volta è andata bene!

Da quanto tempo scrivi ?

Parlando di racconti a tutti gli effetti, dagli anni 80.

Parliamo di Introspezioni, 8 racconti di vario genere che ti sono valsi anche, come in passato, segnalazioni per premi letterari, spiegaci: di cosa si tratta?

E’ un insieme di storie messe insieme quando il numero dei racconti scritti era divenuto sufficiente per essere pubblicato come vero e proprio libro, in questo caso una raccolta. Due di essi sono dedicati al tema dell’evoluzionismo, sotto forma di ‘saggio-romanzato’ dove, i protagonisti delle storie, in alcune situazioni della loro vita, parlano di questo argomento o lo hanno come sfondo. Per citare le parole di Emanuela Navone del blog ‘L’antico Calamaio’, Introspezioni’ si può definireuna raccolta di racconti molto sui generis, dove l’uomo qualunque è catapultato in situazioni più o meno strambe, sino al macabro e al grottesco.’

Progetti per il futuro? 

Sto ultimando un mini romanzo ambientato nella preistoria, più precisamente negli ultimi centomila anni dell’evoluzione umana e che dovrebbe intitolarsi ‘Pleistocenica’.

Intervista con Sandra Romanelli

14569098_1241783455872372_78804426_n

  1. Come nasce la tua passione per la scrittura?

Quando ero piccola scrivere era un modo per ordinare i miei pensieri e sentimenti. Scrivevo un diario ma non riportavo mai una cronologia di cose accadute. Di ogni giornata ne componevo una frase o una specie di poesia che ne racchiudeva il significato emozionale, un’analisi sintetica che mi piaceva tantissimo fare. Per gli esami universitari facevo un po’ la stessa cosa, cioè riscrivevo a parole mie il contenuto dei testi di studio e solo allora mi sentivo pronta per l’esame e, ovviamente, allenandomi più a scrivere che a ripetere a voce, ero brava negli scritti e molto meno agli esami orali. Ancora oggi, preferisco esprimermi scrivendo. Credo che la mia passione per la scrittura nasca così. Mi piace scrivere, mi libera, è un impulso a creare, a esprimermi.

 

  1. Parlaci del tuo libro “la stanza con l’oblò” (una curiosità, perché questo titolo?

Questa domanda si può collegare alla precedente perché in fondo racconta del mio bisogno di riprendere a scrivere, di una luna ispiratrice che appare dal lucernario di una stanza, una mansarda realmente esistita nella quale ho vissuto dei momenti di grande introspezione. La stanza con l’oblò rappresenta la stanza interiore che tutti abbiamo e nella quale dimoriamo poco in realtà, probabilmente perché la luce rivelatrice e magica della luna è temuta o è semplicemente ritenuta meno importante di quella del sole, del giorno e la sua quotidiana affaccendata routine.

E’ un invito a leggere gli eventi come siamo poco abituati a fare a discapito di una consapevolezza che cura ed è tanto necessaria al fine di vivere in armonia con se stessi ma è anche un modo per riflettere sull’importanza di volersi bene così come si è.

 

  1. Cosa ti ha colpito del percorso nel pubblicare un libro?

Ricevere richieste di pubblicazione a pagamento anche da case editrici che si definiscono free, cioè non a pagamento, e contratti di edizione veramente assurdi, cestinati con un gran sorriso e inseriti nella lista nera degli editori. Molte case editrici promettono di rispondere e non lo fanno. Inviai il manoscritto quasi per scommessa alla nota casa editrice Adelphi che, senza promettere, mi ha risposto (con mia grande sorpresa) e con gentilezza. Ecco, credo che quest’ultima caratteristica sia importante e non solo in quest’ambito ma siamo in Italia e il profitto, la speculazione sono prioritari rispetto alle buone maniere e a valori più umani e necessari ai veri cambiamenti.

 

  1. Qual è il tuo rapporto con i social?

Il mio rapporto con i social è importante ma non prioritario e sicuramente più selettivo rispetto             al passato. E’ un mezzo sano se si condivide il giusto e per me il giusto non è ogni momento della quotidianità, della vita privata e pubblica… non è una vetrina in cui esporre il meglio del tuo “negozio” o tutti i vestiti, compresa la biancheria intima… Ognuno ne fa l’uso che vuole ma la riservatezza, la semplicità mi piace nelle persone e quindi prediligo quei contatti in cui ha senso per me lo scambio e la condivisione di alcuni contenuti. A volte i social mi distraggono piacevolmente, il famoso cazzeggio… ci sta e mi diverte.

 

  1. Progetti futuri?

Pubblicare un romanzo che ho scritto già da un po’ (” l’amore e la cioccolata”), finalista a un premio letterario (il premio Bukowski). Vorrei scrivere poi un libro di racconti in cui trasmettere leggerezza e l’ironia, una mia caratteristica finora inespressa. Continuerò a scrivere poesie e…  crescere ma anche divertirmi.

Grazie.

Intervista con Pierpaolo Mingolla

gtre

Ti butti nell’ambito artistico già dall’età di sette anni, questo tuo interesse, ha dato maggiore qualità alla tua crescita, soprattutto, in che modo hai conosciuto da piccolo il teatro, la musica ?

 

La creatività infantile è sacrosanta. Io spero che i genitori oggigiorno, abbiano l’accortezza di poter sottoporre al proprio piccolo tutto ciò che per curiosità lo stimoli e lo avvicini ad uno strumento, uno sport, una passione nello specifico. Il mio legame con la musica, la lingua inglese, il teatro, i libri e la poesia è frutto di un’infanzia circondata da suddetti stimoli.

Voglio condividere un aneddoto: Ero un bambino tenero e paffuto. Avevo circa 8 anni,  giù di lì. Era il periodo natalizio. Mio padre aveva una piccola scatola (simile alle borse delle macchine da scrivere) nascosta nell’armadio. Un giorno gli chiedo cosa ci fosse dentro, la apre e scopre una piccolissima fisarmonica. L’aveva comprata da un polacco a un mercatino delle pulci. Una volta imbracciata, mi disse di andare a fare una serenata dalla nonna, in cambio di un’allettante banconota da mille lire. Cominciai a suonare a caso, non sapendo nulla di quella scatoletta che sfiatava. Da lì è nata la passione, l’odio (durante l’adolescenza, dovuto alle critiche e alla testa bacata dei miei coetanei) e l’amore di aver riscoperto uno strumento dalle potenzialità elevate, come pochi al mondo.

A tal ragione, cogliete il talento dei piccoli, invogliateli e siategli sempre vicini passo dopo passo, incoraggiandoli quotidianamente, soprattutto nei momenti più difficili.

 

Hai partecipato a diversi concorsi, sei molto dinamico da quello che si legge, passa da un posto all’altro d’Italia, quindi per te il concorso letterario è importante ?

 

I concorsi letterari sono banchi di prova per gli autori che necessitano ricevere riscontri dei loro scritti. Indipendentemente dal premio ambito o dalla caratura del concorso letterario, ho sempre ritenuto la partecipazione a queste olimpiadi poetiche come una sfida contro se stessi, nell’ottica di un miglioramento personale. Una volta maturato uno stile personale, si dovrebbe pensare a sottoporre i propri elaborati a un pubblico di lettori. Vorrei solo dare un messaggio agli aspiranti poeti che leggeranno questa intervista: i concorsi letterari non adornano automaticamente il capo di corone d’alloro.

 

Quali sono gli eventi del nostro tempo, comprese magari le storie del cinema, dei telegiornali, che influenzano la tua scrittura ?

 

Tempo fa scrissi: <<Un poeta è colui che sa cogliere l’essenza e la meraviglia persino dal nulla più assoluto. E’ il traghettatore dei lettori. Non si è poeti per “delusione”, per “gioia” o per sentito dire. Si è poeti per Sensibilità.>>. Pur rasentando la maggiore età al tempo in lo scrissi, ritengo questo mio aforisma tuttora sentito e condiviso. Ritengo ingiusto che molti poeti abbiano la presunzione e la sfacciataggine di definirsi tali sfruttando fatti di cronaca per la mera visibilità o per scatenare reazioni volute. Spesso capita, dopo attentati o fatti eclatanti, di ritrovarmi davanti poesie improvvisate (a 5 minuti dal fatto avvenuto), che cercano di esprimere un sentimento estemporaneo che non appartiene al poeta. Gente del genere dovrebbe smettere di fare poesia.

Cosa non si fa per un like?!

 

Entriamo nel tuo testo. Analizziamo un passo in modo da incuriosire il lettore ?

 

Più che un passo, vorrei sottoporre una poesia della mia raccolta che ritengo degna di lettura scrupolosa e analisi. Il componimento si intitola “SUB STELLARE”. Coerentemente con me stesso, ritengo doveroso evitare “imporre” un’analisi redatta da me stesso su un mio componimento. Preferisco lasciare spazio all’interpretazione altrui.

 

Ho scalato i pioli

del trampolino mondiale.

Ho versato polveri

di soda caustica nell’universo.

 

 

Ho sparso manciate di cacao

e mi son mescolato,

cucchiaino appagato

nelle onde Lattee.

 

Ho corso su prati lunari,

librazioni per soffi glaciali,

macchie, ruscelli di pietra

ho scalfito ad ogni mio passo.

 

Ho sfrecciato su bus di meteore,

autista solitario dell’immenso.

Le mie mani han raccolto le stelle,

mie passeggere, con guanti di pelle.

 

Ho annusato a gonfi polmoni

polveri, gas luminescenti

turchesi, affumicati, ho starnutito,

vomitato galassie brillanti.

 

Seggiolini di nebulosa,

braccioli di gigli argentati, celesti

telescopi ellittici m’invadono,

osservatore nell’Eden del cosmo.

 

Ora abbandono ogni mia forza,

e il mio corpo ormai si riposa,

buchi neri risucchian la veglia,

e l’essenza vien rotta: Ora Sveglia!

 

La penna è la mia voce è un titolo molto bello, complimenti, cosa intendi dire quindi con la penna, poi nel tempo a cosa hai imparato a resistere, cioè a non dire, a tenere per te ?

 

Quando scrivo le poesie, mi addentro in un silenzio che trascende la realtà circostante. In questo status particolare riesco a farmi sentire, a sussurrare, urlare, a dar voce a ciò che sto buttando su carta. Tutto ciò che mi attraversa non ha inibizioni, ostacoli. Sono e Divento ciò che scrivo.

 

 

Il poeta, l’intelletto che la poesia riempie, un ottima via da seguire, a tuo avviso dipende dal rapporto poesie e lettore oppure c’è anche la passione dello scrittore che arriva e può vivacizzare un testo, che forse scritto da un altro non avrebbe peso su chi lo legge ?

 

L’identità di uno scrittore è imprescindibile. Il lettore, per addentrarsi e per solleticare la sua curiosità, ha bisogno di stimoli che solo la diversità tra autori può suscitare. Per questa ragione, lo scrittore possiede dei poteri unici. La capacità di avvicinare i lettori alla poesia sta nella consapevolezza dello scrittore d’avere a disposizioni tali poteri e responsabilità.

Come procede la promozione del tuo testo?

La mia raccolta di poesie è stata pubblicata il 10 Novembre del 2013. A distanza di più di tre anni non ho mai presentato pubblicamente il mio libro, escludendo i mezzi “social”. Ciò nasce da una consapevolezza di acerbità e legame stretto con i miei scritti al tempo della pubblicazione. Oggigiorno, con notevole distacco, spirito critico e voglia di essere letto per quello che ho attraversato dall’infanzia all’adolescenza, sto cercando di presentare la mia raccolta per poter rendere chiaro come l’autore stesso debba essere conscio delle sue capacità e sincero con la sua scrittura.

 

Progetti per il futuro?

 

Per quanto il periodo prolifico sia più che passato, la creatività e lo spirito poetico non mi hanno mai abbandonato. Sono quotidianamente attraversato da parole, immagini, emozioni, suoni, frasi che rimbalzano continuamente in testa senza mettere nulla per iscritto. Riesco a colmare questo deficit leggendo, ma soprattutto dedicandomi alla musica. Da un anno a questa parte, grazie anche all’amore e all’incitamento della mia Fiammetta, ho puntato su me stesso e, in particolare, sulla fisarmonica. Oggi sono felice di essere parte di progetti musicali importanti. Prossimamente, ovviamente, non mancherà la presentazione del mio libro. Per ora, preferisco dire che “La fisarmonica è la mia voce”.

Intervista a FEDERICO LI CALZI

1) Giuseppe Di Summa: L’origine del tuo modo di scrivere, ad esempio usare la nostalgia, il ricordo, l’amore, e il suo sviluppo, sino al romanzo. Spiegaci questo percorso?

 

Federico Li Calzi: Ciao Giuseppe, volevo anzitutto ringraziarti per l’intervista e per la pazienza che hai mostrato nonostante mi sia fatto attendere e abbia procrastinato più volte a rispondere, causa di numerosi impegni che hanno assorbito gran parte del mio tempo.

La necessità di comunicare nasce con lo stesso l’autore, cioè l’artista deve, prima di tutto, avere qualcosa di personale da dire e questo, ovvio a dirsi, non deve essere qualcosa di già visto o sentito, altrimenti mancherà la scoperta nella pagina. Ma la novità, non deve essere intesa solo come argomento o punto di vista, ma anche e soprattutto, per uno scrittore di valore, nello stile, nella forma e nel linguaggio usato.

Poi, nel tempo, il neo artista, attraverso la lettura, la scrittura e l’autocritica, migliorerà la forma, fino a darle una identità. Uno scrittore qualificato (anche se ciò può sembrare retorico, deve fare un percorso di crescita) deve distruggere costantemente la sua tecnica con una nuova che ponga le basi su quella precedente, che sia cosciente di sé.

In definitiva uno scrittore che non ha evoluzione nella scrittura è un poveretto.

Ovviamente questa dipende anche dalle capacità innate dell’autore, il cosiddetto talento che è legato proprio alla necessità di comunicare che l’artista, come dicevo, sente da sempre.

Il mio percorso di scrittore, così come ho esposto in diverse interviste, parte dalla mia infanzia: le mie prime poesie (che comunque non ho mai pubblicato) risalgono all’età di otto anni.

A  quell’età mi affascinavano i testi delle canzoni: mi evocavano qualcosa che non riuscivo bene a capire. Sentivo soltanto che certe parole erano in grado di farmi immaginare e spaziare con la mente.

Da lì ho intuito la potenza comunicativa e immaginifica della parola, quando questa è ben dosata e quando il lettore è predisposto ad ascoltare e fornito, ovviamente, degli strumenti necessari per capire. Ma ciò che mi arrivava da quei testi, allora, era comunque il segnale che quei termini andavano a toccare la massa di emozioni che avevo dentro ma che non riuscivo ancora a dargli parola.

Poi con il tempo, (scrivendo molto e strappando moltissimo) attraverso soprattutto lo studio e la lettura dei grandi classici della letteratura italiana, ho scoperto l’effetto che la poesia è in grado di creare per via della musicalità e del ritmo che l’autore è in grado di dare. Da lì ho continuato questo percorso che non si è mai arrestato e che mi ha portato alla pubblicazione di un canzoniere nel 2009 “Poetica Coazione”, con una nota critica del Prof. Nuccio Mula, che mi diede la spinta finale verso la pubblicazione. Volume che conteneva circa cento composizioni, che erano il rendiconto di oltre tremila poesie che avevo scritto in venti anni di esercizio poetico.

In definitiva sono arrivato a questo libro quando ero certo di aver raggiunto uno stile originale, un ritmo, una musicalità e una forma che mi appagavano. Perché ricordiamoci che per un artista scrivere significa anzitutto divertirsi. Quando questo non avviene più, significa che la scrittura inizia a diventare piatta, e diventa solo un lavoro meccanico, come scrivere un articolo di giornale, dove racconti sì un fatto, ma è una comunicazione che non ha nulla a che fare con l’arte/letteratura e lungo questa strada difficilmente il tuo lettore riuscirà a divertirsi. In ultima analisi per l’autore la propria opera è riuscita fino a quando questa possiede qualcosa di misterioso ai suoi occhi.

In seguito, dopo il consenso, da parte delle critica e del pubblico, del primo libro, ho pubblicato la seconda raccolta poetica “Dittologie Congelate” nel 2012, con una nota Critica del Prof. Enrico Testa, dove gli argomenti di fondo sono rimasti invariati rispetto a “Poetica Coazione” ma c’è stata un’evoluzione dello stile fino ai limiti di una tecnica consumata.

Dopo questa pubblicazione sentivo di avere dei blocchi di vita vissuta, di considerazioni personali da raccontare, ma la situazione stilistica che volevo creare non poteva essere costretta all’interno del verso, per questo motivo mi sono dato alla narrativa e nel 2014 sono giunto al romanzo, con “Nove Periodico” che mi ha aperto le porte al grande pubblico.

 

2) Giuseppe Di Summa: Cosa pensi dia forza al tuo modo di scrivere, temi come l’infanzia, la giustizia, come hanno influenzato la tua scrittura?

 

Federico Li Calzi: La forza della mia scrittura risiede nell’originalità così come ho detto.

Basterebbe questa come risposta, ma voglio essere più esaustivo e darti una spiegazione che faccia capire meglio cosa intendo per identità della scrittura.

Oggi, purtroppo, si assiste sempre più (grazie anche alla babilonia del web, con tutto quello che di buono e cattivo ha portato) ad un fiorire incontrollato di “scrittori” o pseudo tali (convinti solo che per scrivere sia sufficiente carta, penna e il loro tumulto emotivo, credendo non sia necessaria una tecnica alla base, uno studio, una preparazione) tutti con uno stile omologato, senza verve, dove sono solo concentrati nell’ombelicale visione di sé, senza nessuna coscienza storico/letteraria.

Il mio modo di scrivere (che può piacere o meno, questo non posso dirlo io) è riconoscibile, originale, ha una identità forte, in altre parole ho creato la mia materia verbale, la mia lingua che da sempre, punta (così come detto dal Prof. Testa nella nota critica a “Dittologie Congelate”) alla ricerca di una identità, che riesce a distinguersi da altre concorrenti pronunce. Ecco ciò che ritengo sia interessante del mio modo di scrivere.

I temi che tu hai detto, e che sono alcuni di quelli che affronto nei miei libri, sono argomenti che, in linea generale, non hanno nulla di nuovo, (e qui mi collego alla mia precedente risposta) ma la novità sta proprio nella forma usata, nello stile e, infine, nelle mie osservazioni personali su questi argomenti.

Pensiamo al tema “dell’amore” che è il più sentito, il più usato e a volte abusato, da tutti i poeti di tutti i tempi, da Omero, Eschilo, Esiodo, fino  ai giorni nostri con Montale, Luzi, Sereni, passando per i poeti della Scuola Siciliana, come Giacomo da Lentini, Pier della Vigna, fino ai più grandi della letteratura italiana, Dante, Petrarca, Boccaccio solo per citarne qualcuno in un elenco che potrebbe essere veramente sterminato.

Questo per dire che nonostante questo tema sia molto battuto, e si pensa che sia stato detto tutto, continua ancora ad ispirare i poeti, non fosse altro perché è un archetipo ancestrale dell’uomo, quindi anche qui la scoperta che ogni nuovo poeta, considerevole di attenzione, ha fatto, è nella forma, nello stile utilizzato, cioè nelle vesti in cui presenta questo argomento.

Ancor più quando si analizza, come in questo caso, un tema in un arco temporale così ampio dove la lingua stessa ha subito una sua evoluzione naturale.

Non credo poi, così come ho spiegato, che siano i temi ad influenzare la scrittura, ma è l’autore che si serve dei temi, che egli sente, per dare voce e vita alle sue emozioni e quindi vede quegli argomenti secondo una visione propria, e per questo motivo (sempre che sia un autore di talento) sente di avere ha qualcosa di originale da comunicare.

 

3) Giuseppe Di Summa: L’espressione più bella usata su di te in una recensione o in un articolo?

 

Federico Li Calzi: Dal 2009, anno della mia prima pubblicazione, ad oggi, così come si può vedere sul web, sono stati pubblicati migliaia tra articoli, interviste, recensioni e saggi critici sulle mie tre pubblicazioni, che voglio ricordare: Poetica Coazione 2009; Dittologie Congelate 2012; e Nove Periodico 2014.

Sarebbero tante l’espressioni che in realtà vorrei citare e che mi hanno emozionato.

In generale, però, non amo molto parlare di me, ritengo che un artista debba parlare con le sue opere, e credo, inoltre, che il modo che ho di rapportarmi con la stampa e il Web faccia emergere questo mio modo di essere.

Ma vista la tua inespugnabile cortesia e pazienza, capaci di aprire ogni porta, non posso esimermi dalla risposta.  Ti dirò, quindi, brevemente quale espressione è riuscita a sinterizzare meglio, con garbo ed eleganza senza troppi aggettivi, ciò che è il mio modo di scrivere: “ (…) qui l’autore dimostra, insieme, misura nelle descrizioni e un loro uso ritmico e strutturante come un refrain musicale da un capo all’altro del libro.” Dalla nota critica a ‘Nove Periodico’ del Prof. Enrico Testa.

 

4) Giuseppe Di Summa: Parlaci della storia di Nove Periodico.

 

Federico Li Calzi: Questa domanda mi inquieta un po’ (per quella che possa essere l’entità della risposta) e un po’ mi fa sorridere poiché, essendo l’autore, sarei la persona meno adatta a parlarne, visto che il mio parere è il romanzo stesso.

Ma ti dirò ugualmente il mio punto di vista così come fossi un lettore, cercando, quanto più possibile, di staccarmi dall’opera per cercare di essere imparziale.

Volendo fare un’analisi dettagliata di “Nove Periodico”, bisogna anzitutto considerare che vengono affrontati diversi temi.

I principali sono: la ricerca delle origini, la giustizia, l’amicizia, la nostalgia e l’infanzia. Ma ci sono temi che vengono trattati in modo minore, come la mafia, la famiglia, la politica, l’economia, gli animali, il lavoro, la crisi economica, ed esistenziale, la rassegnazione, la vecchiaia, la passione, la solitudine, l’amore, la lussuria, il rimorso, il rimpianto, le trasformazioni sociali e culturali.

Tutte queste coordinate tematiche vanno ad innervare il discorso narrativo, tenuto insieme dalle ripetute descrizioni dell’ambiente circostante e dalla materia verbale che, insieme, permettono al lettore di spaziare, di dare uno sguardo sulla comunità, sui paesaggi, ma anche sulla vicenda dell’io, mai, appunto, soffocato nel solco del un singolo argomento.

“Nove Periodico” si sviluppa, principalmente, lungo tre direttrici: la prima è l’amicizia, insieme alla vicenda personale; la seconda è l’ambiente esterno, insieme alla materia verbale; la terza è la ricerca delle origini che si tramuta nella ricerca della giustizia.

in altre parole ogni lettore può trovarci dentro quello che vuole, rivelando diverse chiavi di lettura.

Per grandi linee ti dico però quella che è la trama. Almeno in estrema sintesi la storia è questa.

Il romanzo è condotto in prima persona dal protagonista, Mauro un bambino di sei anni.

Il lettore si trova, così, davanti il mondo visto attraverso i suoi occhi, dove tutto appare fantastico, con le speranze e le illusioni dell’adolescenza.

Un bambino deciso, però, a non diventare un disilluso, un bambino che crede nei suoi sogni e che le sue aspirazioni non siano solo idee, ma desideri che con la dovuta fatica si possono realizzare.

Un bambino normale ma con una intensa vita emotiva, con un grande cuore che, però, spesso si scontra con la mentalità bigotta della Sicilia.

Il momento iniziale della narrazione è quello in cui Mauro, che è diventato un musicista di successo della capitale, ritorna in Sicilia, spinto da più intenzioni: allontanarsi dal successo, che gli ha dato tante soddisfazioni ma gli ha avvelenato anche l’anima (per via della mentalità di questo mondo che ha frequentato), incontrare l’amico della sua infanzia, Ntonio lasciato vent’anni prima, rivedere i luoghi della sua adolescenza, e ritrovare la ragazza, Luisa che aveva lasciato allora.

In questo percorso a ritroso Mauro trova un paese cambiato, nella società e nelle persone.

Il paesaggio è invece quello immutabile della Sicilia, eterno e assolato, con l’abbaglio del mare, le campagna a perdita d’occhio, le distese di frumentarie, il caldo torrido e gli odori tipici.

Anche l’amico Ntonio non è più il ragazzo di un tempo, pronto ad accettare le sfide.

E Lungo questa strada, per ritrovare il dialogo con il vecchio amico, “Nove Periodico” giunge alla sua triste verità, dove, nel finale, il romanzo diventa un noir, dove il tema della giustizia si sostituisce a quello iniziale della ricerca delle origini.

 

 

 

5) Giuseppe di summa: Progetti per il futuro?

 

Federico Li calzi: In mente ho tanti progetti e soprattutto diversi libri da scrivere, ma purtroppo oggi uno scrittore, tranne l’eccezioni (che confermano la regola) difficilmente riesce a vivere di questo mestiere altrimenti si rischia di diventare un clochard. Inoltre per chi fa questo mestiere deve sempre garantirsi il punto di vista e tenere libero il rigore intellettuale, scevro da contaminazioni di sorta.

Quindi mi divido in diverse attività che, oltre a quelle che la mia professione d’imprenditore m’impone, sono quelle, sempre inerenti all’attività letteraria, come scrivere saggi critici, recensire libri che mi vengono proposti, o valutare testi per concorsi letterari dove sono in giuria.

Ma nonostante la mole d’impegni a breve uscirà il mio nuovo libro, di cui non posso svelarvi tanto, se non che si tratta di una nuova raccolta di poesia, di cui debbo ancora definire il titolo

In più sto lavorando ad un romanzo, dove i protagonisti sono padre e figlio. La trama, per grandi linee, è già tracciata, adesso mancano soltanto i dettagli e i particolari che vanno ad arricchire questa storia e a renderla vera e viva nel vissuto, nelle descrizioni, nei pensieri e nella psicologia dei personaggi.

Il libro sarà suddiviso in quattro blocchi storici con una distanza di venti anni a blocco, in modo da coprire l’intera esistenza del protagonista ed insieme vedere il declino del padre e l’evoluzione del figlio.

In più ho in mente un romanzo breve di una intensa storia d’amore bruciante. Ma ancora è solo un’idea.

 

Grazie ancora per l’intervista molto gradita, alla prossima.fre

Intervista a Micaela Fantauzzi

serd

“Figaro il gatto e la notte di Natale” è una favola per bambini da leggere sotto l’albero.

 

Il protagonista è il gatto Figaro che, con i suoi amici, farà un incontro molto particolare, ma per saperne di più bisognerà leggere il libro!

 

Come nasce la tua esperienza di illustratrice ?

 

  • La mia esperienza di illustratrice nasce dall’esigenza di far leggere il mio bambino di otto anni che non ne voleva proprio sapere. Ho scritto e illustrato il mio primo librino “Figaro il gatto” in cui il protagonista era proprio il nostro gatto. Mio figlio l’ha letto e riletto fino a consumarlo, in più portandolo a scuola è riuscito a far appassionare anche i suoi compagni di classe.

Il compito di educare è naturalmente molto importante. Secondo te come una storia può coinvolgere i lettori più piccoli ?

  • I miei librini, poi, li ho portati alla scuola primaria e sono diventati progetti scolastici e letture animate. Anche una storia semplice può e deve essere educativa per i piccoli lettori; i valori importanti della vita si possono insegnare partendo da un racconto illustrato, arrivando, attraverso un lavoro di introspezione, a toccare i sentimenti e gli interessi di ogni

 

Il Natale è una festa importante e piena di grandi festeggiamenti. Cosa rappresenta per te ?

 

  • Il Natale, per me, é la festa più bella dell’anno; il momento in cui ognuno dovrebbe fermarsi ad ascoltare il proprio cuore e ad assaporare il senso della vita, che nel mio pensiero, é rappresentato dagli affetti e dalla famiglia.

Disegno e scrittura cosa hanno in comune per te ?

 

  • Disegno e scrittura, per me, vanno di pari passo. Spesso inizio i miei libri disegnando e solo in un secondo tempo scrivo la storia. Prima devo immaginarla e disegnarla, quando la vedo su carta passo alla fase della narrazione.

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro ?

 

  • I miei progetti per il futuro sono legati al disegno e alla  scrittura. Sto aprendo una ditta di t-shirt e accessori con stampe di miei disegni e ho consegnato alla mia editrice altri due librini che verranno pubblicati nel 2017. Spero di continuare così.

Intervista a Chiara Ragnini

fer

Genovese e cantautrice. Non lasciatevi ingannare dal connubio apparentemente scontato: Chiara suona la chitarra e canta dall’età di 14 anni con la grinta e l’anima rock di chi ha qualcosa da raccontare

Dopo gli studi classici, la laurea specialistica in Informatica. L’anima creativa e razionale convivono in uno strano dualismo, fra sonorità pop ed elettroniche e testi malinconici ma taglienti. L’influenza del mare si sente, l’anima viaggiatrice e in continuo movimento pure. Chiara ha perfezionato negli anni la tecnica vocale e la scrittura ,frequentando numerosi masterclass e workshop con i migliori autori e cantanti in Italia (Paola Folli, Saverio Grandi, Carl Anderson). Ha un disco alle spalle, un lavoro folk- pop che le ha permesso di guadagnarsi spazio nel fitto panorama musicale nazionale e la stima di pubblico ed addetti ai lavori. Negli anni ha vinto numerosi riconoscimenti, partecipato a importanti festival e rassegne in tutta Italia, ottenuto passaggi radiofonici e televisivi a livello nazionale. Abbandonata la vena acustica, le sonorità della cantautrice si sposano ora con un raffinato pop elettronico dalle tinte scure. Un viaggio introspettivo e melanconico, agrodolce e salato: proprio come il rumore del mare.

b77eb3_713564b0182646229771dce34998714f-mv2

Suoni la chitarra sin da piccola, hai girato l’Italia con la musica: cosa ti ha affascinato ieri della musica quando hai iniziato, cosa, invece, oggi ti spinge a continuare?

Sicuramente il lato più affascinante della musica, per me, è quello comunicativo: esprimermi e confrontarmi con gli altri, raccontarmi attraverso le parole e le canzoni, è il modo più bello che possa trovare per parlare alle persone, soprattutto con quelle che non conosco o che conosco poco. L’atto del canto, poi, è liberatorio e terapeutico, ancestrale: mi ha sempre accompagnata fin da piccola, probabilmente già dalla pancia della mamma. L’espressione artistica è innata, è prima di tutto un’esigenza personale: smettere di utilizzare la musica come mezzo sarebbe come tagliarmi un braccio. Continuerò a scrivere, a cantare, a suonare, per me stessa e per chi avrà piacere ad ascoltarmi.

Quale è il tuo rapporto con i cantautori italiani?

Rispettoso e reverenziale: spesso basta il connubio genovese e cantautrice per accostarmi alla cosiddetta Scuola Genovese, ma il paragone è spesso azzardato e forzato. Ho ascoltato tanto, e continuo a farlo, i grandi autori della canzone, non solo d’autore, partendo da Lucio Dalla e Gian Piero Reverberi per arrivare fino a Niccolò Fabi, Max Gazzè, Daniele Silvestri, addentrandomi verso artisti di spessore anche più giovani, come Levante, Ermal Meta, Daniele Celona, l’Orage, gli Yo Yo Mundi, tutti musicisti che seguo con attenzione e che hanno tanto da raccontare.

Scrivi anche canzoni per bambini. Cosa ti piace dell’interpretazione della musica per i più piccoli?

Quest’estate ho avuto la possibilità di partecipare, come autrice, al Concorso per Canzoni di Bambini La Luna al Guinzaglio, musicando due testi scritti rispettivamente da una classe delle medie ed una delle elementari. E’ stata un’esperienza nuova e meravigliosa, che mi ha regalato sicurezza e determinazione nel seguire anche la strada dell’autore, altrettanto gratificante ed emozionante rispetto al mio percorso di cantautrice. I bambini hanno, poi, una forza ed una sensibilità che spesso è raro ritrovare negli adulti: ti offrono un terreno davvero fertile per giocare con la musica e con le parole. La vittoria al concorso è stata davvero di grande stimolo a proseguire nella scrittura per altri, non solo bambini, naturalmente, ma anche interpreti di ogni età.

Una tua canzone, “Gli scoiattoli nel bosco”, ha un titolo affascinante. Ci spieghi di cosa parla?

Gli scoiattoli nel bosco è stata scritta quasi sette anni fa: mi ero da poco trasferita nel ponente ligure, da Genova, mia casa fino al 2009, e il passaggio dalla vita di città a quella di campagna non è stato immediatamente dolce. Tutte le difficoltà affrontate nei primi mesi hanno preso forma in questa canzone che, per quanto il titolo possa suonare simpatico, è tutt altro che divertente o sognante. E’ una canzone d’amore, ma al contrario: la protagonista è soffocata da una relazione emotivamente impegnativa e faticosa, al punto che anche gli scoiattoli che abitano nei boschi circostanti (e che, aggiungo, esistono sul serio e mi salutano quasi tutte le mattine mentre vado al lavoro) fuggono al suo passaggio.

Come procede la tua esperienza live?

Molto bene: l’estate si è rivelata ricca di appuntamenti, che mi hanno vista sul palco insieme a Yo Yo Mundi, Frankie Hi NRG e tanti altri artisti, oltre che impegnata nella settimana di perfezionamento musicale di Genova per voi, il “talent” per autori di Universal Music Publishing, che mi ha vista fra i 12 finalisti a settembre. Al momento sono impegnata in studio al completamento del nuovo album: le registrazioni sono terminate e ci stiamo dedicando a missaggio e mastering. Non vedo l’ora di farvi ascoltare le nuove canzoni.

Hai al tuo attivo anche diverse collaborazioni. Trovi interessante il lavoro con altri autori?

Lo trovo interessante, stimolante e arricchente: la musica è principalmente confronto e condivisione. La scrittura insieme ad altri autori crea spesso e volentieri delle alchimie magiche e ti permette di tirare fuori idee che, con tutta probabilità, non avrebbero trovato la loro strada se cercate da soli. Al momento sto scrivendo con e per una brava interprete genovese, Antonella Serà, che ha collaborato negli anni con artisti del calibro di Carlo Marrale e Bruno Lauzi. Ho tanti inediti nel cassetto che mi piacerebbe proporre ad interpreti, per affiancare il percorso di autrice a quello di cantautrice.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Nelle prossime settimane sarò concentrata al completamento del nuovo disco, un lavoro completamente diverso dal precedente: sarà un disco cupo, scuro, caratterizzato da arrangiamenti electro pop che bene si sposano con il pop d’autore che propongo. Il prossimo anno sarà tutto dedicato all’uscita del primo singolo e dell’album e alla conseguente promozione. Non vedo l’ora.

b77eb3_183556cba5c24835ab8b9bb56c4b546e-mv2

Chiara Ragnini | Gli Scoiattoli nel Bosco

Gli anni della Musica.

images  DOMENICO PROTINO

La musica è il linguaggio con cui riesco ad esprimermi al meglio, senza inibizioni.  Chi mi ha visto nascere e crescere mi racconta che, così come ho prima iniziato a correre e poi a camminare, ho prima iniziato a cantare e poi a parlare.  Sono sempre stato un fan sfegatato degli U2 e dei cantautori italiani, da De Gregori a Bennato, da De Andrè a Rino Gaetano.   Mi piacciono il pop, che per mia indole prediligo, e tutti gli altri generi musicali, specie quando vengono utilizzati per dare dei messaggi importanti.  Per me lo strumento musicale è il mezzo tramite il quale scrivere le mie canzoni: è sempre stato così sin da quando, da bambino ho posato le mani sul pianoforte e da ragazzino ho imbracciato la mia prima chitarra. Sul mio sito ufficiale, www.domenicoprotino.com, mi presento non soltanto come cantautore, ma anche come autore per altri artisti. Contattarmi è semplicissimo, così come seguirmi sulle varie pagine “social”, da twitter a facebook.

GUARDA IL VIDEO 

b77eb3_985de4d74c704fdc9832be15e9aa0e45 (1)

INTERVISTA CON VERONICA BUDAI PSICOLOGA DELLO SPORT

gfd

 

 

Lo sport che viene insegnato al bambino e chi lo insegna sono i primi protagonisti, un ” allenamento ” che ha a che fare con la crescita, quali consigli e quali le condizioni psicologiche più comuni ?

  • Lo sport con i bambini ha sicuramente a che fare con il concetto di crescita: fisica, motoria, emotiva, affettiva.Attraverso lo sport i bambini esprimono loro stessi, le loro gioie, i loro sogni e le loro paure, quindi, non c’è solamente una crescita in termini di apprendimento, di sviluppo motorio, ma soprattutto in termini di emotività, affettività, sicurezza in se stessi, fiducia nei compagni, rispetto delle regole.Il consiglio è proprio quello di agevolare la manifestazione di questi aspetti più “psicologici” perché contribuiscono alla formazione della personalità del soggetto sia come atleta sia come persona.Dovendo fare una divisione a grandi linee e comunque non esaustiva di tutto ciò che vedo, le condizioni psicologiche che più frequentemente incontro nei giovani atleti sono: passività o super-attivazione. Ovvero, spesso ritrovo bambini “passivi” quelli che vengono definiti timidi, introversi, che non prendono mai l’iniziativa, silenziosi, a volte invisibili. All’opposto l’altra categoria che incontro spesso è quella dei super- attivi, ovvero, bambini molto vivaci, espansivi, che non rispettano le regole, rumorosi, sempre in movimento. E per ogni categoria c’è un approccio diverso con cui procedere, con alcuni si lavora più su aspetti di sicurezza e autoconsapevolezza di se, con altri si lavora più su aspetti di autocontrollo e definizione di se.

L’attività motoria, il movimento, rientrano nell’avviamento allo sport, come intervenire con i bambini, alla luce della tua esperienza diversa ( ad esempio come rapportarsi con la scuola ) ?

  • L’intervento con i bambini, nell’ambito dell’avviamento allo sport, presuppone un approccio assai differente rispetto a quello dedicato agli adolescenti e agli adulti.In primo luogo è fondamentale la dimensione ludica, i bambini si devono divertire in palestra, imparano, ma in primo luogo giocano e si divertono. Questo è un aspetto da non sottovalutare, poiché spesso si può verificare frustrazione o abbandono sportivo, proprio a causa della noia o dell’eccessivo impegno richiesto. L’allenamento deve essere tarato su i piccoli atleti sia come atmosfera sia come impegno e il gioco è lo strumento attraverso il quale loro imparano.Ad esempio, in questo momento ho in corso un progetto con bambini della fascia d’età 3-6 anni e con loro ancora di più l’allenamento deve passare attraverso una dimensione di divertimento.

Fare lo psicologo dello sport per te cosa significa ?

 

  • Per me essere una psicologa dello sport è la realizzazione di un sogno, è la possibilità di unire due mie grandi passioni: psicologia e  sport. Come psicologa e come atleta posso mettere a disposizione dei miei clienti/utenti tutto il mio bagaglio di competenze e conoscenze affinchè possano essergli utili. E’ come se io avessi una valigia di attrezzi e strumenti che porto sempre con me e che posso condividere con la persona che in quel momento mi sta chiedendo aiuto/supporto/allenamento. Posso aiutare le persone a migliorare ed evolversi sempre più; una favola di professione!!!

 

Lo sport può essere anche ” malessere “, nel caso del bambino sentirsi non adeguato a compagni, allenatore, troppo pressato dai genitori, soffermiamoci propio sulla presenza dei genitori nell’attività del figlio, cosa ne pensi ?

  • La presenza dei genitori nell’attività sportiva dei figli può essere un grande stimolo, ma anche un grande stressor. Può essere uno stimolo perché il giovane atleta sente di avere l’appoggio della famiglia, sente il calore e il tifo che viene fatto per lui/lei. Può essere uno sprone a dare il meglio di se.Altre volte assisto a scene in cui il genitore preme sul figlio, prende decisioni al suo posto, carica l’atleta di aspettative che non sono sue, lo deresponsabilizza o al contrario lo responsabilizza troppo e può diventare una presenza veramente “ingombrante”, anche se da parte del genitore ci sono le migliori intenzioni!! Lo sport a questo punto non viene più vissuto per quello che è, ma diventa un impegno oneroso e gravoso, carico di ansia e non più stimolante per chi lo pratica. Secondo me tutto sta al buon senso delle persone e all’investimento emotivo che ogni protagonista di questa dinamica mette in gioco.

Lo sport per bambini è anche eventi, feste, giochi, da vivere insieme, come impegnare le persone in questi eventi, che fanno cultura ?

  • Il movimento sicuramente è presente anche fuori dalle palestre e dalle strutture dedicate, quindi, certamente feste, eventi, giochi. Anche nella scuola si praticano movimento e sport, fin dai primi passi, basta pensare a tutti quei progetti di attività motoria nella scuola materna. Secondo me ovunque sia praticato lo sport fa bene, quello che bisogna tenere presente è che sia svolto da personale qualificato. Le persone che si occupano a vario titolo di queste attività dovrebbero sempre e ripeto sempre tenere in considerazione chi sono i fruitori dei loro servizi e metterli al centro di ogni intervento, badando bene agli aspetti emotivi ed affettivi che attraverso il movimento, il gioco e le varie attività vengono messi in atto. Per fare questo sarebbe opportuno avere una base di preparazione di natura psicologica, non parlo di laurea o master specialistici, ma ritengo che un minimo di preparazione in tal senso sia necessaria per queste figure, considerato che avranno a che fare con il bene più prezioso del mondo: i bambini

Quale è secondo te l’obiettivo più significativo nella collaborazione con un Istruttore per uno psicologo dello sport ?

  • Un aspetto che uno psicologo dello sport e un istruttore dovrebbero sempre tenere a mente, nella loro collaborazione, è la centralità dell’atleta. Non è una guerra di potere tra loro 2, ma una collaborazione che ha la finalità di aiutare l’atleta a dare il meglio di se e soprattutto a tirare fuori tutte le risorse che ha a disposizione. Siamo degli “strumenti” che permettono al soggetto di poter arrivare dove vuole. Ricordo sempre che sono fondamentali la volontà e la partecipazione dell’atleta, ma anche l’intelligenza emotiva delle altre figure che partecipano alla sua preparazione, altrimenti non si va da nessuna parte!!!

 

Presentaci una situazione del tuo lavoro che ti ha molto soddisfatto ?

 

  • Una situazione professionale che mi ha dato grande soddisfazione è il caso di una giovane atleta di arti marziali che si è rivolta a me per avere aiuto. Il soggetto in questione riusciva molto bene negli allenamenti e nelle gare minori, ma di fronte alla competizione grande, di portata nazionale andava in blocco pur essendo molto preparata fisicamente, tecnicamente e tatticamente. Sembrava proprio un caso di ansia da prestazione sportiva. Abbiamo lavorato a livello individuale con visualizzazioni guidate, tecniche di rilassamento, sblocco delle energie e anche utilizzando riprese video dei suoi incontri. Alla fine di questo percorso è riuscita a superare il blocco e quindi, ha gareggiato in maniera eccellente nelle competizioni maggiori ed è riuscita anche a vincere e salire sul podio.

Una gran bella soddisfazione per entrambe!!!

 

Quale è il tuo rapporto con i social e con internet in generale ?

 

  • Il mio rapporto con i social ed internet è buono, ho un mio blog: veronicabudai.it , sono su facebook e twitter. Penso che siano degli ottimi mezzi per farsi conoscere e per pubblicizzare quello che faccio, spesso le persone consultano prima il blog e i vari social e poi mi contattano, è un modo per capire meglio chi sono e di cosa mi occupo.

Intervista a Lorenzo Bonetti

u

 

Iniziamo la nostra intervista parlando di sport, ricordando che giochi a pallavolo in Serie A, la tua storia di sportivo come inizia, quali le tue maggiori soddisfazioni ?

 

Sono Lorenzo Bonetti, gioco in serie A dal 2006/2007 li giocavo come palleggiatore e ci ho giocato fino all’anno 2011/2012, poi ho cambiato totalmente ruolo e sono riuscito a raggiungere la massima serie anche come schiacciatore, un emozione indescrivibile sopratutto perché è arrivato tutto dopo una brutta malattia che mi ha colpito nell’estate del 2012, dopo averla sconfitta sono rientrato in pista molto più forte di prima e con obiettivi ben fissi nella mia mente. la soddisfazione più grande al livello sportivo ovviamente è stata la promozione dalla serie A2 alla serie A1 nell’anno 2013/2014 giocavo al Vero Volley Monza e nemmeno ad un anno dalla diagnosi della malattia sono riuscito a vincere il campionato di serie A2, un emozione unica davanti a 5000 persone.

 

Il libro ha il titolo Sotto Rete, la storia di come hai sconfitto il cancro e sei tornato in serie A, rimanendo al contenuto del libro, come è stato raccontare la tua storia, soprattutto se ti ha aiutato farlo ?

 

Nel luglio del 2102 mi hanno diagnosticato un linfoma non hodgkin, ovviamente il primo impatto è stato molto duro, non mi sarei mai aspettato di avere un male cosi grosso all’interno del mio corpo, anche perché non mi sentivo cosi male, avevo solo un mal di schiena. sin da subito ho cercato di darmi l’obiettivo più importante della mia vita sconfiggere il tumore. ho chiesto subito ai dottori in quanto tempo sarei potuto guarire e per tornare in campo a giocare, il dottore mi disse che vi volevano 5/6 mesi di cure, dopo 5 mesi ho disputato la mia prima partita.

L’anno scorso la Gazzetta dello Sport mi ha fatto una bellissima intervista, il giorno dopo mi contattò Paolo Fontanesi (scrittore) chiedendomi se fossi interessato di creare un autobiografia, per me fu davvero una cosa inaspettata, non ci pensai un secondo e accettai quasi subito, scrivere tutto ciò che mi era capitato cercando di dare anche una piccola speranza a chi purtroppo questo momento lo sta vivendo era un onore immenso.

 

Come è stato scrivere, hai seguito degli esempi, hai incontrato nella stesura del testo delle persone che ti hanno consigliato ?

 

Il libro è stato scritto e pensato interamente da me e Paolo, ovviamente io raccontavo scrivevo appunti e Paolo svolgeva alla grande il suo lavoro di scrittore. abbiamo avuto davvero un ottima intesa.

 

Come ti senti ora che sei tornato a giocare ?

In questo momento mi sento davvero alla grande, affronto ogni cosa giorno per giorno e pensando di affrontare tutto al meglio, spero di poter continuare ancora per molti anni.

 

Il tuo rapporto con i social, soprattutto, se il pubblico della rete, ha compreso il tuo libro, se ne interessa ?

 

Sto cercando di pubblicizzare tutto suoi social ovviamente, tutti mi stanno molto vicini, giorno dopo giorno la gente mi segue sempre di più e la cosa mi piace molto, mi chiedono moltissimi consigli ed io sono onorato a rispondere a tutte queste persone, cerco sempre di dare il mio pensiero spero possa servire a qualcosa.

 

Quali sono i tuoi prossimi impegni e se hai previsto degli eventi particolari per fare conoscere il libro ?

 

Ora sono ancora impegnato con la pallavolo, non appena finirà la stagione mi dedicherò al 100% solo al libro, cercherò di girare il più possibile per raccontare la mia storia e spero che alla gente possa dare una piccola speranza.

Gran parte della vendita del libro sarà devoluta alla Fondazione Veronesi quindi spero che se ne vendano tantissimi in modo da poter dare un grossa mano alla ricerca e alle persone che non stanno attraversando un bellissimo periodo.

Googliamo

google-76517_960_720
Fonte della foto : Pixabay

Un interessante parola da ricercare su google :  Sammarinese Marco Ragini – L’allenatore ” gira mondo ”

Ecco cosa risponde ad un nostro contatto con un suo commento

In questi anni in modo diretto ho lavorato in altri Paesi (Lituania,  Olanda,  Svizzera, Slovacchia, Italia ) e posso assicurare che le differenze ci sono rispetto il calcio Italiano.
Meno tatticismo e molto più intensità. Ancora si predilige l’aspetto fisico e si esaltano molto i duelli (cosa che in Italia è passato un po’ nel dimenticatoio ). Meno esasperazione prima su una partita. Poi logicamente, anche all’estero, molto dipendente dalla squadra che si allena.  Tutto dipende dall’importanza della squadra e dalle aspettative.
All’ estero si da molta importanza ai vivai, già da bambini si da un impronta di gioco e di disciplina, per anticipare i tempi di inserimento nelle prime squadre.
A differenza del nostro calcio, le prime squadre attingono in anticipo sul settore giovanile, rispetto in Italia.

Marco Ragini

b77eb3_3b752a7ea91d43c29f6dc594735cb2a4 (1)

Coaching intervista con Giancarlo Fornei

Autostima Tour 2016 - Carisolo (TN) 31 maggio, il coach motivazionale Giancarlo Fornei durante la sua conferenza sull'autostima

 

Come allenare la mente a vincere nello sport è il tuo ultimo lavoro. Com’è scrivere un libro sullo sport, soprattutto, hai chiesto aiuto a qualcuno?

Premetto che è già diventato il mio penultimo lavoro: a marzo ho pubblicato “Rompi i Tuoi Schemi Mentali”. Venendo alla tua domanda, la risposta è no: non ho chiesto aiuto a nessuno. E questo non per mancanza di umiltà, bensì perché il libro è nato dalle mie esperienze dirette come mental coach sportivo e già nel 2011 avevo creato l’audio corso omonimo. Poi, visto il successo dello stesso, mi sono detto che se lo avessi fatto diventare anche un libro avrei certamente raggiunto un numero di persone maggiore, e così è stato. Ho restaurato l’audio corso e pubblicato anche la versione libro.

 

Come arrivare alla scelta di allenare la mente nello sport?

Oggi, se uno sportivo vuole vincere (qualunque sport pratichi, di squadra o individuale) o comunque gareggiare ai massimi livelli, deve assolutamente tener conto della componente mentale. Sempre più decisiva nello sport di oggi, dove la partecipazione è sempre meno importante rispetto alla vittoria .

Se si vuole essere competitivi, diventa pertanto indispensabile allenare anche la mente e non solo il fisico, la tattica e la tecnica. Prendi la nazionale italiana di calcio di Conte: la nostra squadra è decisamente inferiore come tasso tecnico a molte altre nazionali, ma sopperisce alla tecnica con la grinta e la determinazione. Ammettiamolo: Conte ha fatto un fantastico lavoro sulla parte motivazionale e sulla mente dei suoi calciatori.

Il tavolo di casa tua ha quattro gambe: scommetti che se ne togli una traballa? Allora, mi domando: perché la maggior parte degli allenatori e degli sportivi, continua ad allenare solamente le altre tre aree?

Gli ultimi 3 libri scritti dal coach motivazionale Giancarlo Fornei

 

Quali sono le valutazioni, i giudizi, nell’allenamento dei campioni, che hanno saputo vincere, che ti hanno interessato come scrittore?

Quando scrivo un libro, mi piace documentarmi dettagliatamente e dunque, leggere anche storie e biografie di grandi campioni dello sport, di ieri e di oggi. Quelle che ho letto, mi sono state tutte utili. Ma se per rispondere alla tua domanda devo citarne uno in particolare, non posso non parlarti del grande Muhammad Alì, all’anagrafe Cassius Clay.

Quell’uomo, oltre ad essere un grande pugile e attivista sociale, era anni luce avanti a molti altri sportivi proprio nell’allenamento mentale. Celebre è la sua frase: «È la ripetizione delle affermazioni che porta a credere. E quando il credere diventa una convinzione profonda, le cose iniziano ad accadere». Da lì, si capisce come già sapesse quanto fosse importante nutrire il proprio dialogo interno di affermazioni positive e potenzianti.

 

Come è fatta la mente di uno sportivo di oggi?

Direi esattamente come quella di uno sportivo di ieri, solo che oggi, è molto più chiaro a tutti che la mente gioca un ruolo decisivo anche nello sport. Oggi si conoscono maggiori limiti e potenzialità della mente umana. Oggi sappiamo che la mente influenza, positivamente o negativamente, qualsiasi prestazione sportiva (e non). Agli sportivi di “ieri”, questa cosa era solamente meno evidente.

 

La motivazione, la concentrazione, come la posizione in campo, oppure le belle azioni di gioco, hanno importanza in una performance sportiva, quindi ci vuole capacità di concentrazione sopra la media, come aiutare lo sportivo?

Senza entrate in dettagli tecnici, magari noiosi per i tuoi lettori, direi che ci sono almeno tre aspetti che potrebbero aiutare uno sportivo:

1) definire nei minimi particolari l’obiettivo che vuole raggiungere (anche nello sport, più l’obiettivo è definito, più è facile mantenerne il focus e raggiungerlo);

2) lavorare sul proprio dialogo interno con tutta una serie di affermazioni positive da ripetersi in continuazione (Muhammad Alì insegna);

3) lavorare sulla gestione dei propri stati d’animo in modo da poter accedere sempre e velocemente agli stati d’animo potenzianti (perché sono gli stati d’animo che fanno vincere o perdere uno sportivo).

 

Veniamo al libro, qual è il suo percorso, come vanno le presentazioni, come l’ambiente sportivo ha accolto il tuo scritto?

Il libro è un percorso in sette step ben precisi, quelli che reputo assolutamente indispensabili per cominciare ad allenare la propria mente a vincere nello sport. Tra cui troviamo proprio la gestione degli stati d’animo, il lavoro sulla linguistica per influenzare il dialogo interno, la definizione degli obiettivi, e tanti altri.

Le presentazioni al nord e al centro vanno molto bene. Mentre al sud, purtroppo, mancano totalmente: le società sportive e le federazioni che ho contattato sino a oggi, mi hanno tutte risposto “picche”. Una sorta di… “Grazie, ma non ci interessa”! E dire Giuseppe, che andavo gratis…

Il libro, invece, sta ricevendo una grande attenzione dai lettori: pensa che solamente su Amazon, conta ben nove recensioni a cinque stelle. Ma recensioni a cinque stelle ci sono su tutti i più importanti store online. Libri di “illustri” psicologi che collaborano con federazioni sportive importanti, hanno meno recensioni di me e, soprattutto, meno stelle. Ciò mi fa capire che il libro piace, e se si leggono le recensioni, si comprende anche il perché: è scritto con un linguaggio semplice, alla portata di tutti ed è pratico.

Come Allenare la Mente a Vincere nello Sport - 5

 

 

Progetti per il futuro?

Come dicevo sopra, sto girando il centro e il nord dell’Italia con le mie conferenze/seminari sull’autostima e l’allenamento mentale nello sport. Non ti nascondo che mi piacerebbe organizzare qualche evento live anche al sud. Ho molti lettori tra i miei libri che mi scrivono e mi chiedono quando “scendo”…

Ripeto che non voglio soldi per la mia presenza, ma solo il rimborso delle spese di viaggio e l’ospitalità e, naturalmente, la possibilità di presentare il mio libro. Se me lo permetti lancio un appello: AAA: cercansi società sportive e federazioni desiderose di ospitare una delle mie conferenze sull’allenamento mentale.

Giancarlo Fornei

Coach & Formatore Motivazionale

392/27.32.911

info@giancarlofornei.com

 

Il blog del libro:

http://come-allenare-la-mente-a-vincere.blogspot.it/

 

 

Biografia :

http://www.coachingperdonne.com/chi-e-giancarlo-fornei/