Un Natale di antiche tradizioni

Scrittori e scritture

Un Natale di antiche tradizioni

Chiara Mattozzi

A cosa vi fa pensare la parola Natale? Alla neve; alle lucine colorate che lampeggiano ovunque nelle vetrine, sulle strade, nelle case, letteralmente ovunque;  agli alberi decorati; alle canzoni di Michael Bublé e Mariah Carey; ai film natalizi e, sicuramente, anche ai regali. E poi, ci sono i profumi, quello della cannella, del vin brûlé, del pan di zenzero, della scorza di arancia fatta essiccare o bruciata nei camini, degli abeti, della cioccolata calda e degli stufati di carne o verdure. Il Natale è quasi come una poesia di Baudelaire, coinvolge tutti i sensi, a volte è quasi rintronante, ma il più delle volte mette molta allegria. Per i bambini, il Natale è pura magia, ci sono regali che appaiono dal nulla sotto agli alberi, si mangiano dolci e tutti i cibi più buoni e particolari preparati dalla famiglia. Ma il Natale non è magia solo per i più piccoli. Il Natale è un insieme di antichissime tradizioni, di celebrazioni per il ritorno della luce in un periodo buio come l’inverno, un momento di calore e raccoglimento per amici e famiglie. O almeno, questo è ciò che è sempre stato per me. Candele rosse e oro accese ovunque, il suono delicato delle campanelle, ghirlande di agrifoglio, alberi colorati e pesanti di decorazioni un po’ vintage e un po’ nuove, presepi quasi più popolati di tanti paesini reali, con minuscoli pastori che hanno atteso per un anno intero rinchiusi in una scatola per rivedere di nuovo il piccolo Gesù. E poi ci sono gli elfi, Babbo Natale, Santa Claus, San Nicola, Gesù bambino, e tante altre figure che portano doni. Il Natale per me racchiude un insieme di tante altre celebrazioni come la germanica Yule, il solstizio d’Inverno e le feste romane del Sol Invictus e i Saturnalia. E questo mix di feste mi ha seguita anche qui a Galway, sulla costa Ovest dell’Irlanda, dove lo spirito del Natale è sempre molto forte tra pub, mercatini, artisti di strada e negozi di artigianato. Anche se, in passato, questo periodo era sempre dedicato alla famiglia con pranzi, cene e pomeriggi passati con i parenti tra Roma e le Marche, le tradizioni rimangono e, grazie alla tecnologia, si possono rivedere le persone care nonostante le distanze. E così, si resta uniti da un filo rosso fatto di gioia, speranza e tradizioni, che unisce l’Italia, l’Irlanda e un’infinità di altri luoghi. Con questa piccola raccolta di immagini, profumi e pensieri, vorrei augurare a tutti un felice periodo di feste, che siano per celebrare il ritorno della luce, la nascita di Gesù, di Mitra o di altre divinità.   
Con amore,
Chiara Mattozzi             

Natale a Monopoli.

Scrittori e scritture

Continua lo Speciale dedicato,come ogni anno, al Natale. Oggi voglio ringraziare Teresa Tropiano per la grande disponibilità, per un racconto che va oltre al ” libro “, ci porta vicino alla gente, in modo umano, forte, ci collega con una bellissima parte della nostra Regione, che è la Puglia, parliamo della bellissima città di Monopoli, che per noi che abbiamo respirato il territorio barese, ci porta a ricordare, con interesse, come è vissuto il Natale, al Sud, anche se molti preferiscono venti più gelidi.

NATALE A MONOPOLI NEL 1980

Era l’8 dicembre 1980, festa dell’Immacolata Concezione.

A Monopoli l’usanza voleva si rispettasse questa data per dare inizio agli addobbi natalizi per le vie della città, nelle vetrine dei negozi e nelle proprie abitazioni.

Non a novembre, come negli ultimi tempi, ma a dicembre, si preparava l’albero di Natale e il presepe, rigorosamente l’8 dicembre, quasi come rispetto alla Madonna che doveva concepire il bambino Gesù.

Da questa data in poi era un continuo fermento per addobbare, preparare dolciumi e varie leccornie, da conservare per  S. Lucia, 13 dicembre e l’approdo della Madonna della Madia, protettrice della città, il 16 dicembre, che veniva da mare con la zattera illuminata e trasportata da pescatori. Da allora fino a Natale era un corri corri per scegliere i regali di Natale da mettere sotto l’albero.

Le corse per andare a vedere il gigante albero di Natale tutto vero, l’abete addobbato al borgo (la piazza principale della città).  Nel 1980 a Monopoli, così come in vari paesi d’Italia, c’era la Standa. Che gioia recarmi con mia madre, in quel posto magico e colorato! Entrando nella Standa, ricordo ancora l’emozione, quando con mamma sceglievo i regali per i miei fratellini,  nel reparto dei giocattoli. Che profumo di bambole… così delicato che ancora tutt’ora lo ricordo benissimo. I soldi erano pochi, lavorava solo mio padre ed eravamo 5 figli, pertanto mamma doveva farli bastare per acquistare un giocattolo per ciascuno. Alle mie due sorelline, rigorosamente Ciccio Bello e Barbie. Ai miei fratellini, invece,  le macchinine o il camion dei pompieri con la sirena. Ci si accontentava di poco ed eravamo felici!

Del mio regalo non ne conoscevo il contenuto se non la vigilia di Natale. Era quasi sempre un libro di fiabe o una musicassetta di canzoni italiane che amavo.

Nella Standa c’era un albero di Natale gigante superilluminato con le musichette natalizie ed io mi incantavo a guardarlo, estasiata.

Per le vie della città si aggiravano buffi “Babbo Natale” con sacchetti ricolmi di caramelle che offrivano ai bambini, con una carezza e un sorriso. E poi il presepe nella grotta giù alla villa di San Martino…che bel ricordo!

I personaggi erano tutti viventi e Gesù bambino era un neonato vero che allattava al seno della Madonna. S. Giuseppe realizzava sedie di paglia e panchetti di legno e si dava l’offerta ad ogni capanna del presepe. Le pecorelle erano vere così come il  bue e l’asinello i quali mi sono rimasti impressi perché camminavano in giro per il parco e spaventati dalla folla, arretravano. L’angolo più incantevole era la panetteria ove il fornaio sfornava pane caldo e focaccine che offriva ai visitatori.  Il sol ricordare queste dolcissime immagini mi fa emozionare e al contempo riflettere: quante cose sono cambiate da allora. Non esistevano centri commerciali ove oggi si spende e si spande denaro che nemmeno si possiede! Non esistevano sfarzose luminarie natalizie per le piazze e per i negozi. Oggi sono piuttosto droghe di luci, negli anni passati, invece, le luci erano nei nostri occhi illuminati dalla gioia, meravigliati nel guardarci intorno nel “sentire” l’atmosfera natalizia nell’essenza pura e nella semplicità!

Il Natale lo sentivamo tutti, profondamente, nel cuore.

Teresa Tropiano

NATALE IN FAMIGLIA

Vigilia di Natale, 24 dicembre del 1990

Mi ero sposata da poco ma le usanze si rispettavano!

Ci riunivamo, come ogni anno, a casa dei miei genitori. Non ricordo bene ma credo fossimo 30 persone: tutta la famiglia, fratelli, sorelle, cognati, cugini, zii, nonni… sì perché vivevano ancora i nonni!

Agli amici non era concesso partecipare alla cena della vigilia o al pranzo di Natale ma li aspettavamo dopo il grande raduno, a sera, per giocare a tombola o a carte.

L’odore della frittura era esagerato per casa! Si preparavano le pettole fritte e passate al miele o al vin cotto e le cartellate. La sera del 24

dicembre la cena era a base di pesce: crudo di mare con allievi, cozze nere, cozze pelose, noci, ostriche, gamberi, capitone o anguille arrostite o al sugo,  gamberoni e baccalà fritto.

Dolci tipici locali a tutto andare e a concludere panettone e spumante, aspettando la mezzanotte. Il più piccolo di casa  aveva il compito di deporre Gesù bambino nella capanna. Poi tombolata fino a tarda notte.

L’indomani era una tragedia. I nonni erano gli angeli del focolaio, gli assistenti capo in cucina, di immenso aiuto per noi tutti. Per il pranzo di Natale ci si accingeva a preparare teglie di cannelloni al sugo, lasagne o orecchiette al ragù, arrosti interi di vitello o di agnello. Il menù lo decidevano i “capo famiglia” e noi tutti ci si accontentava. Ci si sedeva a tavola alle ore 14.00 c.ca. attendendo la presenza di tutti i commensali con la trepidazione dei più piccoli che dovevano leggere la letterina di Natale nascosta sotto il piatto di mio padre e di mio nonno: i patriarchi, i quali elargivano denaro come premio. La gioia era immensa e l’emozione infinita, soprattutto per via del sottofondo delle canzoncine del Natale e dei canti pastorali.  Questo era il Natale semplice e sentito.

Ci si alzava , se ci si alzava, a sera inoltrata!

Una vera e propria maratona gastronomica che si protraeva fino al giorno successivo, S. Stefano, in cui ci si adoperava a mangiare tutti gli avanzi e per concludere, le cime di rapa, per depurarci. I dolci e i panettoni ci accompagnavano per tutte le colazioni a seguire fino al Capodanno.

La bilancia era la protagonista delle feste: se la rideva a crepapelle!

Ma era così bello star a pancia in su anche con qualche chilo in più, a guardar le stelle…sazi e felici.

Teresa Tropiano

Poesie sul Natale di Teresa Tropiano

NATALE NEL CUORE

Magica atmosfera per le vie,

ovattata e dolcemente musicale,

quasi surreale

l’aria della città mia.

Le vetrine allestite a festa,

ammalianti,

invitano a spendere.

Disperata e impotente,

s’incanta la gente

che resta a guardare

e magari a sognare.

Abbaglianti le luci per strada

sembrano imitare

le stelle del cielo

ma l’effetto

non è certo lo stesso

sicchè le luminarie sfarzose

sono frutto

del nostro progresso.

Il Natale non è nelle cose.

Il Natale è in casa e nel cuore.

Il Natale non è

ricevere un “dono”

ma è umiltà, amore, perdono.

Il Natale è in un piccolo gesto,

non è il contenuto del cesto

ma è un abbraccio,

una stretta di mano,

un saluto cordiale

a un parente lontano.

È un aiuto a chi ne ha bisogno

aiutandolo a vivere un sogno.

Per un giorno,

un giorno soltanto,

per la gioia

che al cuor fa ritorno.

TERESA TROPIANO

È consigliata la lettura ai bambini

e alle anime pure❤

BABBO NATALE

Quanta strada mi tocca fare…

dal polo nord al regno astrale!

Il mio sacco è un pò pesante.

È una zavorra, un gran fardello.

Ma non mi pesa il contenuto,

nè il percorso lungo ed impervio.

Mi pesa il dolore di ogni fratello,

quello che grava

sul mio volto barbuto.

Voi lo vedete?

È un ghigno appena…

Devo sorridere,

per circostanza

se per la via incontro

egoisti,

ladri, assassini e criminali.

Non è il cammino,

nè la distanza

che rende fiacco

il mio respiro.

Sono gli affanni del mondo intero.

Sono i dolori degli ammalati.

Le sofferenze degli uomini soli.

L’ira, il rancore e la violenza.

L’avidità e l’emarginazione.

Ora scusate se mi riposo.

Devo far carico di tutto il male

e sostituirlo con tanto bene.

Col grande aiuto

delle  mie renne

consegno a tutti

un gran bel dono.

Un pacchettino

di egual misura

pieno di amore

e di perdono.

TERESA TROPIANO

DETTI SULLA FESTA DEL VINO 

Da novembre a dicembre

 APRI PORTA AL NATALE

Acquènne â demmène te j-alze ‘mbrïèche, fàtte ‘n-n’âlde bucchire, i t-te sinde arrecrïète

(quando la mattina ti levi ubriaco, fatti un altro bicchiere e ti senti rinato)

A s-sa’ M-martìne; j-ísse i cècere ‘nzjme au cuppùne

(A S. Martino; tira fuori i ceci e il coppino)

Pène, cepàdde i m – mire: tàvle dē cavallíre

(pane, cipolla e vino: tavola da cavalieri)

Ce vu cambè dē patetèrne, ha vulê b–béne au mire i alla tēvèrne

(se vuoi vivere da padreterno, vorrai bene al vino e alla taverna)

U mire j–ê u làtte di vicchje

(il vino è il latte dei vecchi)

U mire ēmère, tìnele chère

(il vino amaro, conservalo caro)

Mìre, fèmmene i  f–fùche: schènzèle, accónne pùte

(vino, donne e fuoco: scansali quanto più puoi)

Físte, maletímbe e f – frastíre … j–índ ‘ ã candìne

(feste, cattivo tempo ed ospiti… in cantina)

Mire tramutète: quērèndē de″ malète

(vino travasato: per quaranta giorni malato)

Ce u candeníre sté ‘nnènd’â pàrte, u mire ha f-fàtte ēcìte

(se l’oste sta innanzi alla porta il suo vino è diventato aceto)

Àcce zàppe â végne, vêve all’àcque; àcce â pote, se fòtte u mire

(chi zappa la vigna, beve l’acqua; chi la pota tracanna vino)

Mire b-bùne mètte sènghe

(vino buono si muta in sangue)

Detti in vernacolo monopolitano di Antonio D’ Arienzo

In conclusione vediamo anche il Natale a Monopoli in cucina, con delle fotografie, per le quali ringraziamo Teresa, ai nostri occhi arriva, non solo il ricordo della nostra cara autrice, arriva anche il sapore, l’odore, del cibo che abbiamo a cuore, che è il tempo d’amore per il Natale.

Come vedete salta subito agli occhi la caratteristica del piatto tipicamente pugliese.

Il giorno di Natale si fa bello e ci colpisce con la sua cucina.

Recensione Andrea Ansevini

Scrittori e scritture

Scrittori e scritture risponde al poeta italiano, con la recensione, nei campi dimorano fantasticherie, come abitudine, verrebbe da scrivere, spesso tutti noi siamo tentati dal rispondere al tribolare, con la poesia. Per questo ho deciso le recensioni, che si vanno concludendo, questa è una delle ultime, su questo Blog. Un poeta Francesco Redi, scrive anche della malattia, dicendo che ci sono dei tipi di medici, che fanno pensare che tutto con l’acqua possa passare, siamo in tempi lontani, seppure il tribolare è bandiera poetica, d’affermazione di un testo, non tanto per dire che l’ode, la poesia, è stata anche notizia, messaggio, visibile, non solo il soffrire, magari il mal d’amore. Foscolo, in molti testi, ricorda come ci si fa trasportare dalla educazione italiana, che crede nella sua poesia, come qualcosa di sacro, non solo Carducci, ti ricorda cosa sia una poesia di tipo “ barbaro “, quindi nello scritto con metrica troppo latina. In questa recensione di questo libro, ti spiego cosa significa “ scrittori e scritture “, visto che stiamo terminando, non tutti aspettano, come scrittori, poeti, che le loro attitudini siano per l’umanità una rigenerazione universale, dello scrivere, del leggere, seppure ne abbiamo bisogno, ognuno con la propria tradizione. Ora mi “ ritorna in mente la calda fantasia “; voglio leggere, recensire, una delle ultime letture del Blog.

Andrea come ti senti oggi ad essere chiamato scrittore ?

Bella domanda… Difficile poter rispondere… Sapendo che io sono scrittore per hobby e non per lavoro, dato non è la mia professione, ti direi di dirmi artista. Tutti siamo portati a essere artisti, dove ognuno è portato a fare qualcosa che può essere la pittura, la scultura, la fotografia o anche la scrittura. Quel qualcosa per me si chiama arte.

Il citare una canzone, in apertura nel racconto delle memorie del mare, rende probabile che ci si possa riferire, a quello che ritiene di esprimere il brano, leggendo il testo, Andrea Ansevini, Dietro la Porta, Le Mezzelane Casa Editrice, vi è in apertura una mare mosso, un cervello che vuole esplodere, forse la canzone racconta meno di quanto dicesse, i pensieri del nostro protagonista sono immersi in un matrimonio, di quelli di oggi dove non ci si sposa tra italiani, non si sposa una ragazza di questo paese, si tratta di vederci chiaro nelle relazioni tra Giorgia e Juan, italiana e dominicano, lei insegnante di fitness, lui, invece, cameriere. Un padre che vive un sogno, non proprio quello uguale alla musica che gli piace ascoltare, che deve arrendersi a quello che è amore, che è passione. Ogni brava cantante, quando è andata a scuola, ha calcolato il suo set, lo dice nelle interviste, ai tempi avevo i poster, ascoltavo i dischi, andavo ai concerti, dice, che prima di farlo per mestiere, quello del canto, era per lei una passione, piena di grande amore, poi, è stata scoperta, aiutata, lanciata, sono i ricordi, che non sono come quelli dell’album di nozze del nostro protagonista, con la moglie Doriana, seppure sono casa e ricordi, due valori importanti, conosci Michele, il protagonista, che s’introduce con una canzone, seppure non è la musica, la sola cosa che lo anima, che gli da vita nel racconto, come musica nella sua vita non solo ci trovi Ruggeri, ci trovi anche Bennato, che sono cosa seria, non troverà sulla sua strada solo il rompicapo del matrimonio, ci sarà anche il furto del furgone dell’azienda dove lavora, è implicato nel furto, non ha detto come sono andate le cose, non è tranquillo, lui è stato assente, allo sbando, sbadato, nel suo comportamento, i ladri se ne sono approfittati, hanno messo un testo che non è una canzone, gli dicono che è licenziato, per un comportamento imprudente. Ora il sogno che fa di notte, non è musicale, è quello della mamma, ora per un furto è un disoccupato, non sappiamo se la musica scomparirà dalla sua vita. Ha perso il lavoro per una sua distrazione. Si ricorda, il suo mondo di sogni, di scrittore, le sue pulsioni, si legge anche di come reagisce il sistema nervoso, alle difficoltà, il gioco, la moglie, che lavora in Ospedale, gli faranno vivere delle buone sorprese, non dovrà dire al lavoro che chiedo un milione di euro, lo dirà ad un gratta e vinci, non vi svelo come va, per farvi leggere la sua storia sul libro. Basta !! senza lavoro si è sfortunati, si mette in vendita la casa, lui cerca lavoro nella scrittura, da un editore, sono momenti del racconto, poi arriveranno, per altre sventure, altri giorni instabili, anche se Juan, lo convincerà con la musica lo porterà sino alla “ Bachata Rosa “.

Come mettere al riparo il cuore e l’anima dal freddo nella vita di Michele ?

Purtroppo lui il cuore e l’anima al riparo non la avrà mai essendo molto particolare come persona. Ci riuscirà nella sesta parte.

Link : Dalle risposte ai movimenti.

Sport

Ultimi momenti di sport, il basket, quello della Fip mi ha accompagnato dagli 8 ai 48 anni, dopo 40 anni è il momento di dedicarsi ad altro, pur rimanendo il basket uno sport bello e interessante. Lo fanno in molti cambiare attività sportiva, a chi scrive sembra giusto, non mi occupo più di quello che leggete, il Minibasket, dopo che ho fatto l’Istruttore dal 1998 al 2021, sono quasi ben 23 anni, a cavallo tra volontario nello sport, collaboratore sportivo, visto che trattandosi di bambini, i compensi, sono solo rimborsi spese, nella maggioranza dei casi, comunque ho fatto progetti nelle scuole, ho guidato e fondato Centri Minibasket, ho fatto lezioni, ho formato Istruttori, non mi sono fatto mancare nulla. Il mondo dello sport è un voto di Giuseppe Di Summa, con la pallacanestro, come leggi nel questionario di studio, alle studentesse, con o senza tuta, di Bari, della Puglia, alle ragazze francesi, che vogliono riempirsi la bocca delle parole della ” filastrocca “, una cosa da donna, come da uomini, vale pure per loro, si tratta di andare in bicicletta, di correre, di passeggiare, come voto, in uno spazio urbano, sapendo che in bocca, tra le parole, vi deve essere questo ” questionario di studio “; valido anche per le lingue straniere, si tratta di parlare, di vedere, una interessante idea.

Chi scrive non è un modello, un voto della Fip, non sarà mai collegato ad attività formative e di studio ufficiali della Federazione Pallacanestro, puoi scriverlo in ogni progetto. Tutto il tempo che passiamo nello sport, va riassunto, si tratta solo di questa lettura, dei consigli, non voti, non progetti formativi. Non si dice con il mio testo sportivo ” la nostra società “, che nel basket, ha altri canali ufficiali di comunicazione.

Possiamo solo ricordarvi di fare sport, noi suggerirvi come farlo, per il fatto che lo sport aiuta a stare bene. Poi nella stanza, non considerare, mentre leggi questo un ” exam paper “, non vi saranno di certo concorsi, esami, della FIP, in Italia, con chi scrive, non sono possibili.

La precisazione sulla parola ” filastrocca ” è fondamentale, se essa è del Minibasket, vuole dire che puoi sentirla nella Scuola Elementare, dove i Presidi, facendo in Italia un ottimo lavoro, ti sanno dire le parole che devono essere nell’uso comune di una scuola. In inglese facilmente si dice ” neither fish nor fowl ” non sei pesce, non sei carne, non è possibile dopo tanti anni, che questo possa essere, seppure chi scrive non è ” crediti formativi “, per chi studia lo sport, con lo sport, si tratta spesso di dire ” to set a fashion “, lanciare una moda, come vedi sul mio account Instagram, null’altro.

Ora resta il piano digitale, informazione/ aggiornamento di Giuseppe Di Summa, dal titolo La filastrocca del Minibasket, un semplice E- Book, che non è un modello ufficiale della FIP, non vi sono ricerche, non ve ne saranno in Comune, si tratta del mio modo di fare lezione. Lo sport, richiede, ad esempio, di fare vivere, giustamente, eventi con grande valenza affettiva, un matrimonio, il lavoro di mio figlio, la laurea di mia figlia, non trovi questo nel piano, non siamo alla competenza affettiva di un soggetto, che lo sport possa essere il ” maritino “; nessuno lo mette in dubbio, può scrivere del maritino quanto vuole. Noi abbiamo un idea del termine ” nostra società “, quella dei Presidenti, che è quella il sociale, incide, sul funzionamento del gruppo, su quando possa essere cognitivo, se un gruppo non sa riconoscerti, non ti da un lavoro, è un risultato sociale, a volte richiesto da un assistente sociale, spesso la scrittura, è solo un campione, un tentativo, fatto con ottimismo, per una interazione significativa, di tipo lavorativo, con un gruppo. Come si legge la statistica ? Lo trovi in questo E- Book, la puoi leggere con ” per un bambino “, come leggi l’Unicef lancia l’allarme sull’enorme aumento di bambini poveri. La puoi leggere con il ” mio Paese “, nel senso che una Federazione, è lo sport, ci mancherebbe altro, vuole un tecnico che gli faccia vincere le Olimpiadi, una Società, un Presidente, vuole un Tecnico che gli fa vincere il campionato. La statistica la puoi leggere anche con la parola ” robot / satellite ” circa 7 milioni di italiani hanno paura di essere licenziati dai robot, quindi la puoi leggere con la paura che ” tuo figlio non avrà un lavoro “. Qui, nell’E- Book, leggi solo l’errore di un operatore, che ha ridotto la potenza di un collegamento tra un media ed una società sportiva di basket, via satellite, per una scala di misurazione personale la sicurezza personale e la sicurezza della nostra società. per quell’errore, non abbiamo le ” fotografie “, i ” suoni e le immagini non esistono “, è una dirigenza fondata su principi organizzativi e livelli gerarchici, che interviene, ricordando che ” questo è lavoro “, noi riconosciamo solo l’attività significativa di una persona, con il fisico, non un robot, un collegamento satellitare, quindi il compito, il contesto, la caratteristica, di un operatore è dirsi ” nel rischio “, che noi vediamo di analizzare. Si deve dire ad un dipendente pubblico italiano, con l’impresa, che legge la statistica, di stare fermo e tornare indietro, un problema da scuola elementare, è per tutti una prova di abilità di comprensione e pianificazione, non un esame di statistica. Oggi la statistica ha la sua risposta alla domanda ” siete nati “, in Italia nel 2020, record negativo di nascite, tutti vogliono sapere se siamo sufficientemente sani per mettere al mondo un bambino, nessuno sa la risposta, si pensa sia la posizione del movimento del capo, che influenza l’ascolto, si tratta dell’orecchio, di tutto quello che inviato al cervello, viene riconosciuta come sensazione acustica. Ti è arrivato all’orecchio il suono di una società sportiva ? Arriverà quando il francese, l’inglese, sarà da noi studiato, il territorio lo riconoscerà, come possibile, ecco la presenza della lingua straniera, nella filastrocca, che è una specie di sport responsabile della sensazione acustica, da sempre, ovviamente, anche se lo spazio al momento tra gli Istruttori è nullo, non si è detto nulla, che faccia acquistare l’E- Book, che costa nemmeno un euro, il processo di traduzione, di chi entra nel ciclo di lezioni, non si è attivato. Chi ha, scopi sociali giusti, fa carriera, al momento noi non siamo gli scopi della nostra società. Da Agostino, in poi, il movimento, ha un solo problema, che è la libido, quanto la pulsione umana sia immaginaria, quanto la filastrocca, sia un colloquio immaginario, un discorso è un modo di muoversi, di personaggi, anche letterari, anche televisivi, di strategie, di teoria, anche filosofica. Spesso si dice Di Summa e colleghi vi propongono questa impostazione. Al momento la filastrocca non è una ” grande proposta “. La moderna ricerca, ricorda il sottotitolo ” un compito motorio, relazionale, terapeutico “; che è il sostegno sociale, importante, quando si parla di salute, lo sport rafforza le relazioni sociali forti, che quando mancano sono problemi seri di stress anche di vita, molti sugli stili di vita, hanno espressione la parola ” non ci piace il suo comportamento “, per dire che le relazioni sociali, si confrontano con l’evitarsi da sempre, a noi, non interessa, potete fare sport, non evitarlo, farne parte, divertirvi. Oggi tutti noi dobbiamo rispondere alla nostra società con ” life skills ” quali sono le nostre abilità trasferibili e quali abilità abbiamo nella vita.

Emozioni del Natale.

Scrittori e scritture

Abbiamo chiesto alla scrittrice Alessia Di Palma, che vive a Londra, di raccontarci il suo Natale di oggi, con qualche cenno di nostalgia per il Natale di ieri.

Photo by Nadi Lindsay on Pexels.com

Il Natale oggi lo vivo in modo molto diverso dal passato. Sono quattro anni, che non festeggio con la mia famiglia, visto che vivo all’estero. In casa, non siamo molto amanti di addobbi, passa come un periodo normale. Cuciniamo cercando di replicare le tradizioni, ma ovviamente manca la cosa principale: la famiglia. Ciò che mi manca del passato è sicuramente la presenza dei miei nonni che davano molto calore. Però quest’anno riesco a scendere in Italia e finalmente passerò il Natale con la mia famiglia ( sempre se non cambia nulla all’ultimo momento ). Aggiungerei che la parte, che amavo di più del Natale passato, è quando mettevamo il bambinello nel presepe. Cantavamo tu scendi dalle stelle e avevamo le stelline accese tipo fuochi d’artificio ,poi aprivamo i regali.

Alessia

Alessia Di Palma

Qui a Londra il Natale è molto sentito negli addobbi: i negozi si riempiono di alberi di Natale, stelle filanti e buffi animaletti. Dove abito c’è un gigantesco albero. Tipici sono i maglioncini di Natale tanto che per tutto il mese di dicembre se ne indossa uno

Grazie ad Alessia per la foto del Natale londinese di oggi.

Recensione : Destino di sangue.

Scrittori e scritture

Il libro di Sara Marino s’intitola “ Destino di sangue “, nel leggerlo compiamo il passaggio, noi come lettori, dalla conoscenza di personaggi come la Signorina Rebecca Mazzei, sino al Signor Coleman, si tratta di capire il momento in cui s’identificano delle persone, lo si dice chiaro, si ha la prova, con delle personalità presentate nel racconto, si cerca di capire da dove trova origine questo destino. Dobbiamo “ esaminare una pergamena “, non si tratta di un lavoro di artista, non si tratta di dare una mano a degli amici, si tratta di capire il messaggio, sul male, sulla luce del sole, su quello che non riuscirà più a proteggerci, iniziamo a costruire dati. Si tratta di capire chi è colui che riporterà la speranza, ci salverà dal male, si creano molti interrogativi, dopo questa lettura. Conosceremo la voce della Signora Della, che parla sui giovani d’oggi, un personaggio che cerca di catturare gli errori, seppure non sembrano interessare a Rebecca, che dovrà fare il suo incontro con Lucas, che è un simbolo della Confraternita, qui le parole cambiano, assumono altri significati, lettere e simboli del racconto, divengono come riferiti ad un soggetto sconosciuto, anche se lo stesso Lucas ricorda che deve mascherarsi da essere umano, fare vedere di essere “ normale “. Conosceremo anche il rapporto di Rebecca con Camilla, un rapporto fiducioso, seppure nel caso di Rebecca molti dei suoi dubbi, dei suoi impulsi, sono nei dialoghi con altre persone, troveremo Mazzei, Zaccaria, nel racconto, si tratta di avere il diritto, anche con Zaccaria, che nel racconto ci sono per noi dei personaggi , che si sostengono tra di loro con delle relazioni. Come al solito non sveliamo molto la trama, il libro va letto, la nostra protagonista conoscerà anche Elia, non è libera, diviene aggressiva, soprattutto nel rapporto con il “ cacciatore “, non saranno le parole di Giulia, Marcus, saranno sempre le gesta del “ vampiro “, del capire come è arrivato tra di noi, a fare entrare nella mente, della nostra protagonista, il pensiero, il riflettere su qualcosa di criminale, si continuerà a vivere il racconto su come Rebecca possa mescolarsi con i cacciatori, che sembrano essere umani.

Grazie alla disponibilità dell’autrice, possiamo fare una domanda, che ci aiuta, prendiamo le parti, della protagonista Rebecca, chiedendoci : In cosa sono instabili gli aspetti umani di Rebecca, nel suo rapporto con il Cacciatore, come la cambia ?

Domanda interessante. Il rapporto Rebecca/cacciatore è molto interno. Una lotta d’amore. Il duro vivere muta in un attimo e il dover accettare cosa vive nell’ombra la destabilizza. Inoltre percepisce non solo il cambiamento fisico, con i suoi immensi poteri, ma anche quello mentale, che con l’avanzare dalla saga, la porterà  a sentire sempre di più, dentro di se non solo il cacciatore, ma la Distruttrice. La sua mutazione è solo all’inizio. La vita di Rebecca sarà divisa in tre anime, distinte, all’opposto, ma unite nel cuore.

Angeli e Guerrieri del Cinema

Scrittori e scritture

Gli artisti che vengono presentati sono Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, un lavoro che s’inserisce nella tradizione del cinema sperimentale internazionale, due artisti a cui sono state dedicate rassegne in tutto il mondo.

Nel 2015 hanno ricevuto il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia per la loro partecipazione al Padiglione Armeno e il premio FIAF – International Federation of Film Archives. Angeli e guerrieri del cinema è l’ampia retrospettiva con la quale il MAXXI celebra la carriera del duo artistico Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi. Un’occasione per ripercorrere, attraverso quattro focus tematici che si alterneranno per tutto il 2021,lo straordinario lavoro di due artisti che, al confine tra cinema sperimentale e arti visive, esplorano con impegno civile i grandi drammi del ‘900. Al primo capitolo, che celebra la vita personale e il legame indissolubile tra i due artisti, seguirà l’approfondimento sui conflitti con una selezione di film dedicati al tema della guerra, mentre nel terzo, il corpo, trattato come oggetto e come involucro,metterà in evidenza l’offuscamento dell’essenza umana. Chiuderà la rassegna il racconto per immagini dell’ascesa dei grandi totalitarismi.

TORNA LO SLOW FILM FEST

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VII EDIZIONE

5/15 NOVEMBRE 2021

TORNA LO SLOW FILM FEST

AL VIA DOMANI NELLA CAPITALE

Si riparte dalla Capitale, domani, venerdì 5 novembre, dopo la parentesi completamente online della scorsa edizione. Lo Slow Film Fest 7.0 aprirà i battenti presso lo Spazio SCENA (Ex Filmstudio) con l’anteprima italiana di “Apenas el sol” della regista Arami Ullón, documentario candidato ai prossimi premi Oscar. La pellicola, che correrà agli Oscar per il Paraguay, raccoglie le testimonianze della popolazione degli Ayoreo, appena 5.600 persone che vivono tra la Bolivia e il Paraguay, che sta lottando per la sopravvivenza e per salvare le terre ancestrali nella regione del Chaco dalle aziende di bestiame, dagli agricoltori e dalle sette religiose che si stanno trasferendo nella zona, con annesso disboscamento diffuso. A seguire, verrà proiettato, per la prima volta nella Capitale, “Man Kind Man” di Iacopo Patierno, una produzione Jacopo Fo Film in collaborazione con Rai Cinema, docufilm che ci ricorda perché abbiamo bisogno del mare. Un vero e proprio manifesto ambientale carico di poesia che è anche un pugno nello stomaco, attraverso il racconto di tre esseri umani e una tartaruga. Il regista sarà presente in sala. Verranno proiettati, inoltre, due corti d’animazione: il canadese “Shift” di Zach Fenlon, dedicato al disastroso rapporto tra noi e il nostro Pianete, e l’argentino “La comoda indiferencia” di Lucas Schiaroli, incentrato sulle incomprensibili disuguaglianze che riguardano il consumo di acqua. Lo SFF 7.0 proseguirà a Roma e online (su slowfilmfest.stream, in collaborazione con la piattaforma OpenDDB) fino al 15 novembre. Farà tappa ad Antrodoco, (presso il Teatro Sant’Agostino), in provincia di Rieti, e ad Acquapendente (Cinema Olympia) il 12 e 13 novembre, mantenendo il suo spirito itinerante. Dopo il successo delle prime sei edizioni, lo SFF, la prima kermesse interamente dedicata ad una visione cinematografica “slow”, si presenta ai nastri di partenza con un ricco programma, attento ai nuovi linguaggi e alla produzione cinematografica indipendente. Diretto da Maria Luisa Celani, con la collaborazione alla programmazione di Florencia SantuchoCristina Borsatti e Susanna Stivali, continua ad essere un festival che punta all’aggregazione e al confronto, non ad una semplice visione passiva, ad un “rallentamento” che è alla base del ritrovarsi e dell’incontro. Al centro della manifestazione, le immagini (proiezioni di documentari e cortometraggi, di docu e di animazione), ma anche gli incontri e le passeggiate tra storia e cultura. Un festival con uno sguardo di genere, lo SFF è pensato, sviluppato, organizzato e promosso da un team di donne, anche merito della collaborazione con la casa di produzione cinematografica romana Wuman Visions. Anche quest’anno, la kermesse abbraccerà il tema dell’ambiente e dei cambiamenti climatici, i diritti umani e i temi di genere, le trasformazioni urbane, la memoria e i territori. E, come da tradizione, li svilupperà attraverso le sezioni DOCUMENTA, dedicata ai film documentario indipendente, di provenienza italiana ed internazionale, e SMART, una vetrina sul “nuovo”, in cui si dà spazio ai giovani autori e alle nuove forme di sperimentazione cinematografica e audiovisiva, dando molto risalto all’animazione. Numerosi corti internazionali e nostrani, provenienti dalla recente produzione dell’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, dalla collaborazione con il FINCA di Buenos Aires e la nuova collaborazione con il NAZRA Palestine Short Film Festival. Media Partner dell’iniziativa la rivista Dasapere.it. La manifestazione è organizzata dall’Associazione Culturale Muovileidee, con il contributo della Regione Lazio e il sostegno della Fondazione Cinema per Roma e della CNA Roma, con i Patrocini dei Comuni di Acquapendente e di Antrodoco e di LegaCoop Lazio, con la collaborazione della casa di produzione Wuman Visions, dell’Accademia di Cinema e Televisione Griffith, di Finca (Festival Internacional de Cine Ambiental), del NAZRA Palestine Short Film Festival e con la media partnership di DaSapere.it.

Ingresso gratuito, fino ad esaurimento dei posti, e green pass obbligatorio.

SPAZIO SCENA: Via Degli Orti d’Alibert, 1, 00165 Roma (prenotazione consigliata al 366 830 1304).

TEATRO SANT’AGOSTINO: Via del Molino, 8, 02013 Antrodoco (RI).

CINEMA OLYMPIA: Via Cantorrivo, 5, 01021 Acquapendente (VT).

PIATTAFORMA ONLINE: su https://slowfilmfest.stream/ in collaborazione con la piattaforma OpenDDB.

Per info:

info@muovileidee.it   

Ufficio stampa:

Cristina Borsatti

Recensione ” Viviana Nobilini – Come una cometa “

Scrittori e scritture

Viviana Nobilini presenta Come una cometa, noi vi invitiamo a leggerlo partendo dalla storia di due madri, che con dignità, senza luoghi comuni, hanno storie di grande effetto, su come sia un onore battersi per amore. Ripensando, in modo spensierato, trascurato, negligente, un figlio potrebbe tradire la madre, banalizzare, lei, al suo ragazzo decide di scrivere una lettera, dandogli tutto il tempo che serve, nel testo “ Tornerai a vivere “, la madre Angela, con un senso attivo delle parole, gli ricorda di far passare quel momento negativo, di fragilità, che spesso ci accompagna, è la lettera della mamma al figlio, un modo di aumentare, nel cuore del figlio l’amore. E’ il primo assaggio del libro, un modo di dirsi pronti, al cammino, alla marcia, che è diritto di ogni lettore, che si sceglie un libro da leggere, sul quale leggere, sul quale ricercare, il collegamento con altri testi. Si cerca di ottenere rispetto, noi nel leggerlo apriamo con un parente, che dice a suo figlio non quanto sarai provetto, gli ricorda il suo diritto all’amore, alla stima, al rispetto altrui, è un modo di dire che l’amore della famiglia, a volte nulla riguarda la cultura, la laurea, quella di Angela, in informatica. Nel capitolo che è “ il coraggio di una madre “, è la tua mamma che ti trova, è presente, ti difende, qui la madre è Laura, il cui marito sta esagerando, lei spera che questo sarà l’ultimo litigio, che si rimetta negli altri, anche in lei la comprensione, che si raggiunga un compromesso, grazie anche ad una psicologa che cura il suo disagio, qui Laura, decide di accompagnare il figlio al traguardo della maturità scolastica, come se volesse lottare per lui, per non avere una vita perturbata, disordinata. Il libro lancia dei messaggi intelligenti, ti fa leggere racconti, che oggi, chi di noi non intende. Il nostro rapporto con le persone care, spesso difficile da fare uscire dalla quattro mura, dove la gente sembra dire conosciuto uno, conosciuti tutti, come se, invece, non ci fossero differenze, tra marito e moglie, litigi, profonde ferite, dove si tratta di capire che è l’amore, per un uomo, per una donna, per la vita, che crea delle differenze, non è facile dirsi sempre che ci conosciamo, apprezzarsi, stimarsi, credersi, nei racconti di Viviana, tra i litigi, si è alla ricerca dell’amore, deve uscire, bisogna tirarlo fuori, non tanto per fortuna, per avventura, viverlo in modo fortuito, si tratta di vederlo, come una grande forza, a cui aggrapparsi.

A Viviana Nobilini poniamo questa domanda :

Con cortesia, con grande dolcezza, dai molto significato al testo, spingi il lettore a riflettere su come muoia il sentimento profondo, un amore, secondo te come i protagonisti si liberano dei loro timori ?

Il primo racconto è autobiografico, quindi è semplice rispondere. Dopo un periodo di sopravvivenza, in cui ci si trova in un tunnel, si ricomincia a vivere grazie agli affetti, alla fede e, nel mio caso, grazie alla nascita di un altro figlio.

Gracco Sound ” Furto di sale “.

Gli anni della musica

C.S. Furto di sale – Gracco Sound

Furto di sale segna il ritorno del contenuto storico-rievocativo di Gracco: I nostri padri nella morsa dello Stato per un po’ di sale preso dal mare.

Link Videoclip studio session https://youtu.be/_ieC21MdOC4

Link Streaming Spotify https://1e.to/buGYAG

Il brano, caratterizzato da un sound diverso dal solito e con un tocco fresco e ricercato, segna il ritorno sulle scene dell’artista a distanza di due anni dall’ultimo pezzo di contenuto storico rievocativo “Torre del Sasso” e vuole raccontare quello che accadeva ai nostri padri, fino al dopoguerra, se venivano sorpresi a prendere una manciata di acqua o sale dal mare.

Il progetto “Furto di sale” nasce dopo una ricerca minuziosa, presso archivi storici, a voler ricostruire la storia e rappresentarla in un corto. “Nei mesi precedenti alla quarantena ero intenzionato a scrivere e produrre un corto dove si doveva rappresentare uno spaccato di fine 800 in cui i nostri padri erano nella morsa dello Stato per un bene come il sale, monopolio dello stesso. La scopo a voler approfondire e meglio conoscere la storia mi ha coinvolto talmente tanto che il tutto è sfociato in musica.”

Furto di sale scritta da Gracco e musicata da Salvatore Angelè (Js Studio) sarà la colonna sonora del corto “Il sindaco scalzo” interamente scritto e diretto dallo stesso che sarà fuori nel 2022.

BIOGRAFIA ARTISTA – Graco Sound

Gracco Sound è un cantautore e videomaker nato ad Andrano (Lecce) il 18/03/1983.

Il suo nickname deriva dalla fusione del proprio nome e cognome GRAziano ACCOto seguito dal suffisso SOUND che vuole richiamare lo stile a cui si ispira che è quello dei Sound System giamaicani. Tecnico della prevenzione presso l’Asl di Lecce, si appassiona alla musica reggae sin dall’adolescenza quando con i propri amici in case di campagna inizia a improvvisare in italiano e in dialetto sul lato B dei dischi in vinile. Fonte di ispirazione sono stati artisti italiani come i Sud Sound System e internazionali come Sean Paul, Alborosie, Anthony B, Seeed, Bounty Killa, Beenie man, ecc. Dal 1997 al 2014 fa parte di un gruppo chiamato Paesani Sound con cui produce tre album : Noi..(1998), Torri metalliche (2003) e Con la musica (2011).Dal 2014 si ritrova a proseguire il percorso da solista per scioglimento del gruppo e dà vita al progetto Gracco Sound pubblicando “Vieni Vieni Qua” che diventa subito il tormentone dei ragazzi venuti in Italia per l’erasmus. Anno dopo anno produce tanti singoli tutti corredati da altrettanti videoclip autoprodotti “Aner Andros”,”Parli de crisi”, “Aru ei ca stai”, “Pensando pensando”, “Vado in Polonia”, “Resta”, “Torre del Sasso”, “Io non sono come te”, “Te pensi potente”, e “Questione politica”. A luglio 2021 torna in scena col nuovo singolo “Furto di sale” venuto fuori durante lo sviluppo di un grosso progetto come quello della produzione di un cortometraggio in costume ambientato a fine ‘800, al momento in fase di post produzione. Sul suo canale youtube Gracco Sound e quello del precedente gruppo Paesani Sound potete visionare tutti i video scritti e diretti dallo stesso.

LINK SOCIAL E CONTATTI – Gracco Sound

Instagram : https://www.instagram.com/graccosound/?hl=it

Facebook : https://www.facebook.com/graziano.accoto.3

Spotify : https://open.spotify.com/artist/6335zg81xzRgThLoE61ixv

Youtube : https://www.youtube.com/channel/ UCV1XlICC4wYY7LuREIBNLgA/

about Mail : grazianoaccoto83@gmail.com


Recensione ” Non rompermi “.

Scrittori e scritture

Di Antonio Ferrante

A cura di Giuseppe Di Summa ( blog Cambio Giorno )

Scoppiano le nostre emozioni, già dal titolo che è “ Non Rompermi “, sono delle parole semplici, quelle da vivere leggendo questo testo, le ascoltiamo spesso, le respiriamo con i nostri pensieri, noi che leggiamo, cerchiamo manifestando il consenso, allo scrittore Antonio Ferrante, di dirlo anche noi con consapevolezza, questo semplice “ Non Rompermi “, con una sorta di approvazione universale del titolo, a cui dare in una recensione un voto alto. Poi leggendo riga dopo riga, lasciamo a lui le parole del racconto, quello che scrive è semplice, nel titolo, seppure rappresenta un ottimo patrimonio artistico, che vale la pena conoscere, un suo personale percorso, sudato come le proverbiali “ sette camicie “. Lo scrive da buffone, da chi ha, come attore, in possesso di voce e corpo, lo scrive da artista, che non vuole il silenzio dalle sua voce, vuole incuriosire, fare parlare di se. Per farsi rispettare, il nostro autore, ci presenta il suo lavoro, da compagnia teatrale, che con la sua scrittura, leggendolo, passa da persona relativamente sconosciuta a compagno di viaggio. Ha il dono del suo genere, che racconta in un crescendo, mentre lo scrive, ricorda Pier Paolo come anima bella, ci racconta di come per essere poeti bisogna avere tempo, inizia a mandare faville, a sputare fuori quello che ha dentro. Sono loro i poeti, che riempiono di poesia la nostra stanza, arrivano alle orecchie, si fermano al gomito, entrano nella gola, il loro testo diviene una partitura, hanno tutti vissuto il momento dei bocconi amari, seppure da attore, da pagliaccio, hanno invaso i nostri sensi, il nostro corpo, di bella poesia, con i loro compagni di avventura Pulcinella, Arlecchino, Colombina e Pantalone. Come tutti si danno un grande da fare, aspettano il consenso di pubblico e critica, che dica hai fatto un buon lavoro. Nel leggere Antonio Ferrante, dopo questi aspetti del suo lavoro, che mi sono particolarmente piaciuti, mi soffermo sul testo, molto bello, che si chiama “ Ho gli stessi pensieri “. Scrive in apertura del testo “Ho gli stessi pensieri di Ronconi di Bukowski Artaud Bene Stanislavskij.” Per me è un ottimo esempio- illustrazione, di quello che ci aspetta leggendolo, non è male vedere un certo eroismo, nell’impegno, seppure poi il corteggiamento è meno “ mitico “, a tutti viene ricordato il “mondo presente “ o meglio “ questo mondo “.

Chiediamo ad Antonio, un commento, un saluto, ponendo una domanda : Cosa vi è di particolare, di tipico, per te, in una storia che racconti in ” Non rompermi ” ?

Premesso che la tua recensione mi emoziona.. io ho voluto cimentarmi con la poesia per interpretare la vita di Bukowski a teatro… E così dal 12 marzo 2019 scrivo una poesia al giorno… Nella vita di ogni persona che ha passione e amore per quello che fa c’è della maestria .. in ciò che fa può vedere chi è… presuntuosamente recito o scrivo in modo che tutti mi capiscano.. e per quanto è possibile con parole semplici.. So che la poesia è prima di tutto forma ma io sono un allievo dei grandi poeti..ho iniziato e continuato perché i teatri erano chiusi.. era che si sono aperti cercherò di recitare in forma teatrale drammaturgica le storie dei poeti…. Ti ringrazio…

VISITATE IL LINK :

http://www.antonio-ferrante.it/

Recensione :  Il corvo e la rosa, la Strega, autrice Chiara Mattozzi. 

Scrittori e scritture

Il libro Il corvo e la rosa, la Strega, autrice Chiara Mattozzi,  si apre con una riflessione sulla felicità umana, visto che quasi interamente sostitutiva, per i Cavalieri, era alla fine, la loro sorte, loro combattevano ai Signori andava la ricchezza, ai Cavalieri si chiedeva “ cuore “, quasi un essere dello stesso rapporto di idee, farlo vedere, senza protestare con il Signore, per fare vedere i risultati migliori, seppure anche loro cercavano di ritrovare se stessi,  alla ricerca nella Bibbia, non di una voce parlata bensì di una lettura che sia conforto, che sia difesa, dagli incantesimi, che sia in ogni casa, è la Chiesa che dopo spiegherà cosa significhi “ è seducente “, si capisce la nostra storia, quella che stiamo leggendo su che basi si poggia, su quale tipo di tipologia letteraria entra. L’autrice del libro ci presenta come sia importante il culto, per un Dio, dei Santi, la sua riverenza, ci sono momenti di rabbia, in cui il Cavaliere vorrebbe fare andare fuori la voce, qualcuno cade nel tranello della seduzione, per essere portato nelle tenebre. E’ la Strega, che con gesto della mano, si discolpa, seppure sa che ora è un “ imputato che si deve alzare” , potrebbe finire come ogni strega bruciata, si entra nello squilibrio, sino a quando non si ripristina l’immagine che la Chiesa ha di quello che è “ seducente “. In modo molto piacevole, nel racconto, Chiara Mattozzi, ha colto il momento sul fermarsi, sul rimanere, per uno dei Cavalieri, nel suo rapporto con la Strega, con quello che seduce, mentre gli viene detto, di stare lontano dalla tentazione, è un momento in cui si legge di come si può persuadere, istigare, incitare, tutti momenti pericolosi, si tratta di renderne immediatamente conto. Lord Randall inizia a dare la caccia alla Strega, che ha lasciato il suo bosco, che è giovane, conosce la furbizia, è il momento in cui nel libro è “ iniziata la caccia “, lei sa cambiare, il suo aspetto, rimane giovane, si trasforma in Nancy Ward, una bella donna, vestita di verde, qui la parte dialettica dei protagonisti invita, nel bel testo, a trovare degli scambi amorosi, di dolci parole, non i luoghi comuni, che si sono vissuti nella parte iniziale, nei discorsi con la Strega.  Nancy ora è riuscita ad essere la luce degli occhi per un Cavaliere.

Chiediamo all’autrice, come secondo lei la protagonista del suo libro, si trasforma in donna del Cavaliere ?

Secondo me, Claire non si è mai considerata esattamente come “la donna di un cavaliere”, o almeno, non solo come tale. Certamente Claire, la Strega, e Nancy, la popolana, sono due persone abbastanza diverse, ma il cambiamento potrebbe essere solo apparente, in fondo Claire ha un obiettivo ed è pronta ad usare qualsiasi mezzo pur di raggiungerlo…

Il Cavaliere deve mandare via una coppia, la cui moglie è malata, per cui la Strega chiede una raccomandazione,  riesce a strapparla, riceve ringraziamenti, in una casa, si vede, si accende un episodio che non ti aspetti, seppure sarà lei, dopo poco a trovarsi con la casa incendiata. Claire non è stata ripagata, non solo, è poco incline a sopportare,  Lord Randall, dopo averle incendiato la casa, è sulle sue tracce, ha mandato in giro i suoi uomini,  il contadino l’aiuta, dopo essere stato aiutato, Richard cerca di proteggerla. La domanda  è :  “ la sa proteggere “ ? Dovrà cambiare le cose da come sono, dovrà dire di no a Lord Randall, dicendo che tra loro due, tra il Cavaliere e la dama, si è instaurato un odio profondo, che apparirà ovviamente troverà  meraviglioso “. Lord Randall ed il Cavaliere ora sono alleati, lei la Strega si deve levare dai suoi capricci, passa nell’ombra, rischia le fiamme, lui si svelasse la verità diverrebbe un “ furfante “. Non sveliamo come finisce tra i due, seppure nella loro storia s’insinuano molti principi morali.

Viene da chiedere subito a Chiara, come nel pericolo, la nostra Claire, affronti le sue paure ?

“Claire in pericolo cerca in ogni modo di superare e, forse persino mascherare, la paura concentrandosi sulla rabbia e sui suoi obiettivi. La paura è certamente sempre presente, ma l’ira, nel suo caso, ha spesso la meglio”.

Come i protagonisti faranno scelte, vivranno rinunce, è compito di chi vorrà leggere il libro, leggendolo, tra le belle parole, i capitoli, la storia, creata da Chiara Mattozzi, potrai capire quali sono le idee che con lo scorrere della storia si cambiano, come lo stesso Lord Randall, che sembra freddo, senza amore, ricorderà la sua Margaret, nell’incontro con la figlia. Non passano sommessamente i dialoghi tra i protagonisti, che sono semplici, descrivono gli uomini, le donne, della storia, mettono in chiaro le loro “ dispute “.