L’angolo di Stefania.

Presentiamo Stefania ed il suo metodo d’insegnamento, Ti occupi di ricamo tradizionale giapponese. Ci spieghi meglio ?

Il ricamo tradizionale giapponese ha una storia di più di 1000 anni: arriva in Giappone dalla Cina, passando per la Corea, e fiorisce sui kimono, passando dai capi interamente ricamati del teatro kabuki o degli uchikake (tipo di kimono cerimoniale con bordo imbottito) ai kimono parzialmente ricamati o agli obi  (le ampie fasce annodate nella parte posteriore). Fino a una quarantina d’anni fa veniva tramandato nei laboratori da maestro ad apprendista, e solo successivamente l’insegnamento è stato allargato ai non professionisti, anche stranieri. L’associazione internazionale di ricamo giapponese, con sede ad Atlanta (Stati Uniti), si occupa della formazione, con un rigoroso percorso in 10 fasi al termine del quale viene rilasciata una certificazione e una successiva abilitazione all’insegnamento. Io sono diventata insegnante certificata nel 2020, e posso quindi accompagnare le persone interessate nell’esecuzione delle prime 9 fasi.

Nei tuoi corsi presenti diversi consigli, da esperta, ti metti a disposizione anche con il tuo spazio web, come passare dalla fase di avviamento, ad essere motivati per seguire un corso con te ?

Io insegno varie tecniche di ricamo occidentale da circa vent’anni, e sono in rete da quasi 25, prima dei social e di youtube. Ho visto crescere la rete, e con essa la quantità di informazioni e tutorial online. Queste risorse sono un enorme aiuto per chi vuole imparare qualcosa, ma ci sono anche i lati negativi: capita spesso di trovare informazioni approssimative o fuorvianti, quando non vistosamente errate, e bisogna essere in grado di discriminare tra quello che si trova. Si tende a pensare di poter fare tutto da sè e gratuitamente, e a sottovalutare il valore di un insegnamento dal vivo: non solo vedere come si fa qualcosa, ma ricevere suggerimenti e consigli personalizzati, venire corretti nelle posture, nei movimenti, nei materiali utilizzati.

Per quanto riguarda poi il ricamo giapponese, si deve uscire dallo schema costrittivo del “fare qualcosa di utile” che si applica praticamente a tutti gli hobby cosiddetti femminili, e rientrare nella logica del “fare qualcosa che piace (e che fa stare bene)”. E’ una logica che solitamente si applica senza fatica ad altri tipi di hobby (considerati perlopiù maschili – anche se non mi piacciono le etichette), come il modellismo, mentre quasi tutte le donne con cui ho parlato cercano – forse per consuetudine inconscia – uno sbocco pratico, quasi faticassero ad immaginare di poter prendersi del tempo solo ed esclusivamente per loro stesse.

Parliamo dei tuoi tre libri.

Qualche anno fa sono stata autrice o co-autrice di libri di ricamo per l’editore “Il Castello”. Sono tutti libri tecnici, delle guide al ricamo che fanno il possibile per fornire informazioni dettagliate per l’esecuzione delle tecniche di cui si occupano, con l’ausilio di foto, disegni e diagrammi. La mia più grande soddisfazione è il riscontro positivo avuto da tante persone, non avendo la possibilità di seguire dei corsi o volendo avere un manuale di supporto, mi hanno confermato quanto hanno apprezzato le spiegazioni chiare e dettagliate.

In questo mi ha sicuramente aiutato l’esperienza pluriennale che ho maturato lavorando per la rivista di settore Rakam, per la quale curavo le spiegazioni tecniche dei capi proposti: i testi dovevano essere il più possibile precisi, compatibilmente con lo spazio a disposizione, chiari e in un buon italiano.

Un paio di manuali (la “Guida al ricamo Hedebo” e la “Guida al ricamo sfilato”) erano esauriti e sono da poco diventati nuovamente disponibili su Amazon con stampa a richiesta, grazie all’iniziativa della casa editrice.

Hai in rete anche un Blog, cosa ti piace scrivere comunicare, ai tuoi utenti ?

Ho creato il mio sito “L’angolo di Stefania” più di 20 anni fa, e nel tempo ha cambiato forma. Inizialmente era uno spazio di condivisione di informazioni che ancora si faticava a trovare online (come la traduzione della guida al punto croce o di altri testi sul ricamo, originariamente in lingua inglese) e di attività per bambini (che facevo con i miei figli o che trovavo online e reputavo interessanti). Non esistevano ancora i social, c’erano newsgroup e mailing list, senza immagini: si scriveva molto, ci si scambiava informazioni, e un sito era un buon modo per raccontarsi e rendere accessibili a tutti queste informazioni.

Ora è totalmente orientato al ricamo: c’è ovviamente la mia professionalità, la descrizione dei corsi di ricamo, ma ci sono anche le mie storie – sempre relative al ricamo. Anche se la maggior parte del traffico è ora sui social, mi piace ancora condividere le piccole scoperte: raccontare una bella mostra, un particolare di un ricamo, le mie sensazioni dopo un corso interessante. E qualche volta regalare un disegno recuperato da un ricamo antico, o un disegno fatto da me, oppure rendere disponibile la scansione di qualche vecchio libro non più protetto dal copyright. Piccole cose che lasciano comunque una traccia.

Tra le diverse foto nel Blog, si vedono molti ricami, molto ben realizzati, come scegli il soggetto ?

Dobbiamo distinguere tra ricamo giapponese e ricamo occidentale. Per il primo, per il momento, i disegni sono quelli del catalogo del Japanese Embroidery Center. Per il ricamo occidentale, le fonti di ispirazione sono diverse. Ci sono molti bei disegni pubblicati in libri antichi (penso ad esempio agli eleganti alfabeti con cui si personalizzavano i capi del corredo) che possono essere riprodotti così come sono, ma perlopiù tendo a raccogliere immagini e decori che mi piacciono ed archiviarli in cartelle suddivise per genere, in modo da poterle consultare quando devo preparare un nuovo disegno: prendere ispirazione, combinarle, modificarle, adattarle al tipo di lavoro che deve essere realizzato è una operazione che richiede un po’ di tempo ma dà anche molta soddisfazione. Uno stile che amo molto è il Liberty, sul quale ho una buona collezione di testi da consultare. Le buone idee arrivano anche da immagini di architettura, copertine di riviste, mosaici… ogni viaggio è una occasione per arricchire la mia raccolta.

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