Recensione : La fabbrica dei sogni.

Scrittori e scritture

Come fabbricare un sogno, in molti pensano alla casa da costruire, in città, in campagna, la casa per le vacanze. Altri si dice inseguono i loro sogni, sognano la musica, sognano di fare il cuoco, creare un ottimo pasticcino, altri insegnano il sogno della fede, di fare il sacerdote, di portare la preghiera sulla terra. Luca Giampaolini, scrive nel libro La fabbrica dei sogni SOTTOTITOLO: Da un’intuizione alla nascita di un prodotto tipico, che di sognare non bisogna evitare, anche se spesso le persone che sognano per molti non si seguono, è un libro che racconta della vita di Giampaolini, noi con il suo linguaggio, abbiamo deciso di leggerlo, seguirlo, nel suo sognare con le righe di un testo. Impariamo cosa significa per lui “ si consiglia una visita “, prima intuizione che cogliamo, quando subito presenta suo nonno Giuseppe, che gli faceva visitare tutta Ancona, a sei anni conosceva monumenti, nomi delle vie, quelle che sono restate nella sua memoria, anche nello scrivere questa storia. Il nonno Peppe, appare ancora nei suoi ricordi, quando lo portava sulle barche, tra i pescatori, lo scambio, le informazioni, non si limitano al ricordo, del solo nonno, appare anche la nonna Anna, i ricordi del campeggio, del mare, una esperienza d’affetto, quella della roulotte, del campeggio, tre mesi estivi. Dei giochi appare il parco, non solo il campeggio, esposto al vento del nord, chiamato “ parco la bora “, non certo il nostro autore nel suo racconto, perde la sua intelligenza per un parco che si chiama “ la bora “, un ‘altra giusta intuizione che inizia a raccontare  oltre le abitudini familiari, presenta quello che ha carpito ascoltando gli altri, inizia a presentare i prodotti locali, con cui conosci i luoghi, i volti cari, i vini, salumi, vasetti di sughi, paste, legumi, che con continuità sviluppano il tema del racconto, la gente lo conosce, per la sua bottega, per come cura gli affari, non solo di frutta e verdura, lo conosce per lo studio della tradizione culinaria marchigiana.  Un uomo che vive in un mondo, che conosce, che appartiene al territorio, che riesce sempre a guardarlo. Si legge nel libro :   L’ultimo giorno del 2018 decretò la chiusura definitiva del mio amato Perbacco e l’inizio dell’attività di agente di commercio per dedicarmi completamente alla diffusione dei miei neonati prodotti e farli conoscere a enoteche e ristoranti. Inizia il viaggio, ci si sposta, a spiegare il prodotto, a fare capire cosa vuole dire, si tratta di studiare, diventare assaggiatore di salumi, altri passaggi, momenti ricordati, espressi con profondità. Non andiamo oltre, il nostro autore va letto, conosciuto. Un libro che ha la sua parte intellettuale, che esprime la libertà delle scelte, che nella sostanza, vede apparire dei mutamenti, le angosce quotidiane, non stupitevi se leggete di padelle, anzi dal passato riappare “la pentola sul fuoco che cuoceva i paccasassi appena comprati e le abili mani del nonno “. Queste padelle conquistano consensi, si arriva  ad uno street food del prodotto tipico marchigiano che offre i miei salumi ai clienti, come ricorda l’autore. Come è pubblicizzato il prodotto alimentare, in modo moderno lo puoi scoprire leggendo il libro, uno spazio che si riempie anche degli amici, il Bianco Sara e il Rosso Diego, prodotte da me nel lontano 2015, sono da bere insieme, per noi che diciamo, un’altra bella intuizione del racconto che è “ noi beviamo il vino “, con l’obiettivo, dello Slow Food,  promuovere un’alimentazione buona, pulita e giusta per tutti, per dire che la migliore intuizione da leggere è quella dello ” stare bene “. Il confronto con l’idea, quello che la media pensa sul cibo, su come prepararlo, oltre al colpo d’occhio nel libro, che fa vedere dei piatti, dei prodotti, fa recepire all’intelletto rapidamente, anche il guardarsi dentro del nostro autore, il sapere usare il suo occhio della mente. Un grande autore, a proposito di sogno, scrive un bellissimo racconto dal titolo ” Il sogno di un uomo ridicolo “, è il grande Dostoevskij, si capisce che conta anche il momento della narrazione, come si sviluppa il racconto, che altrimenti potrebbe restare solo un modo di scrivere giornalistico. Il grande autore russo insegna, come sia difficile esprimersi, parlare delle proprie conoscenze, anche se spesso, si scorda la nostra terra, quel sentimento dolce, che esprimendo la coscienza totale verso di essa, torna in sentimenti noti, ti senti di dire quanto ami la tua terra, di dire questo è il nostro sole, il nostro cibo. Si può scegliere di parlare con parole poco ricercate, come fanno i bambini, anche se sapere dare voce ai luoghi d’Italia, non poca voce, è un merito, che questo libro coglie appieno, le lodi, la stima, per i posti che si portano nel cuore dalla nascita.

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