Intervista a Maria Rita Parsi.

Scrittori e scritture

Professoressa Parsi lei tratta un tema potente nel suo magnetico libro STJEPAN DETTO JESUS, IL FIGLIO, un  personaggio straordinario… potrebbe dirci qualcosa in più del carattere dell’eroico personaggio?

E’ un bambino, figlio indesiderato di uno stupro etnico. Ovvero dell’infernale progetto di “violentare le donne del nemico”,  per far nascere  figli che appartengano alle donne catturate ma seguaci di un’altra religione. Dunque, un’offesa ai nemici che  viene arrecata loro attraverso i corpi delle “loro” donne . Stjepan, però, nasce accolto da una comunità di donne della stessa religione degli stupratori. Sono le suore cristiane di un convento che accoglie le ragazze bosniache stuprate affinché non si suicidino o vengano uccise dai  loro stessi parenti o abortiscano. E  nasce  proprio come Gesù: il 25 Dicembre, a mezzanotte. E’, dunque, un piccolo salvatore che, quandoi viene al mondo, è deposto  nel Presepe alllestito dalle suore per  la notte di Natale. Ed  è  anche lui nato  per salvare il mondo e nella speranza di poterlo fare. Anche nel nome e per conto di chi, all’inizio della sua vita, nell’atto del concepimento, gli ha propinato il veleno della violenza. Stjepan, detto Jesus, è pertanto il Bene Assoluto- che, peraltro, ogni bambino rappresenta quale “oro e petrolio del mondo”- concepito dal Male. E viene al mondo per combatterlo, ostacolarlo, redimerlo.

Nella storia, il nostro protagonista si individua.  Assistiamo,infatti,  ai suoi cambiamenti nel crescere. Per lui che cosa è vivere e quando intuisce di  volersi differenziare dal Padre ?

Ad aiutarlo nell’opera di questa individuazione, differenziazione, tesa a contrastare il Male dell’essere stato concepito con uno stupro,saranno le persone generose, buone, amabili che lo aiuteranno a crescere. Anzitutto e soprattutto, la bisnonna Anja, a cui la madre lo ha lasciato in custodia, perché incapace di amarlo ed allevarlo,lo zio, la maestra- quasi una mamma che conosce il suo dramma e lo ama, i suoi compagni di scuola, il padre di uno dei quali lo salva da poter essere rapito da un mercante di schiavi- bambini. E, poi, di seguito, quando la nonna morente lo invita a ricercaresua madre,tutte le persone che, in compagnia del suo cane Tasko,  della sua tartaruga Tika e della sua amatissima macchina fotografica, Stjepan incontrerà. E lo farà  seguendo la traccia degli invii di denaro  che sua madre Mariaka ha sempre mandato alla bisnonna Anja, per sostenere le spese necessarie ad allevarlo nel migliore dei modi. Ovvero, il dottore Subinosky, direttore dell’ospedale psichiatrico dove sua madre si è curata ed  ha  fatto la cuoca; i gestori del Ristorante degli Specchi dove ha lavorato, sempre come cuoca e, poi, come cameriera; gli attori e i gestori del Circo della luna che riusciranno a metterlo nuovamente in contatto con sua madre e a consentirgli ,finalmente, di  incontrarla. Così, tornare ad avere fiducia nell’umanità, nel conforto, nell’ascolto nell’accoglienza, sarà per  Stjepan, detto Jesus, il modo  per trovare un’identità capace di indurlo a  scrivere una lettera, al terribile padre Zlasko, chiuso in carcere, per andare ad incontrarlo. E per dirgli, guardandolo negli occhi:“ Io  non sarò mai un uomo come Lei: non farò mai la guerra, non stuprerò mai le donne!”.  Ma che, poi,  lo spingerà anche a lasciarlo in compagnia della sua tartaruga Tika e a sottolineare, uscendo dal parlatorio del carcere: “Ma io tornerò a riprenderla”. Sarà quel “tornerò” a suscitare, nel padre stupratore, il pentimento e il “ grazie” che chiude il romanzo con l’identificatorio perdono di chi rifiuta una nascita generata dalla violenza, dalla brutalità, dall’oscurantismo più retrogrado che condanna tanti uomini ad essere servi crudeli dei “signori della guerra”.

Con questo libro arriva dritta al cuore dei  suoi lettori… quanto c’è di vero nel testo e quanto di immaginario?

C’è tanto se non tutto ! della storia di molti di quei bambini e di quelle donne. Il resto è denuncia e affermazione netta, irrinunciabile, inalienabile  che solo le donne e i bambini possono cambiare, alla fine, il volto stravolto di questa stravolta umanità. Di questo “ Universo di traverso” , così come lo definisce il grande poeta adolescente ,Nicolò Vernaglione

Avere una presenza così importante nella comunicazione, aiuta o meno a scrivere?

E’ una vera , autentica possibilità. Poichè soltanto il virtuale usato, oggi, in modo “virtuoso” può dare spazio a storie, testimonianze, qualità, impegni che i “signori delle cricche” inibiscono e non fanno fiorire.

Lei ha scritto “Chat ti amo”, a che punto sono i social oggi?

Era il 2000 e già, con Elena Di Ruzza ispiratrice del libro e con una romanziera di successo Roberta Rizzo ,pensammo, pur apprezzando l’immenso valore di questa innovativa, rivoluzionaria possibilità, di mettere in guardia chi usava i social, proprio in merito al modo scorretto,  manipolativo, seduttivo ,irresponsabile, persecutorio con il quale potevano essere malamente usati. Penso, ad esempio, al cyberbullismo,  agli “Haters”, alla pornografia e alla pedopornografia. Penso alla società degli spiati e degli spioni nella quale, oggi, siamo ridotti a vivere. Solo in parte, però, siamo state ascoltate. Eravamo soltanto tre donne e volevamo circoscrivere e rendere non pandemico il contagio del virtuale!

Una frase del suo bellissimo libro per i nostri lettori……

La frase del sottotitolo che accompagna il libro “ I Bambini vengono al mondo per salvarlo- proprio come Gesù!-  e per salvare i loro genitori!”. La Famiglia è, infatti, la prima, radicante agenzia educativa. E il microcosmo familiare è speculare al macrocosmo sociale. E, viceversa! Bisogna aiutare, formare, curare, anzitutto e soprattutto, i genitori perché possano, poi, garantire ai loro figli e all’Umanità, la speranza di avere un Futuro migliore. Anzi, di avere un Futuro!

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