Walter Celi

 Iniziamo con la canzone My Zone”, come è stata creata, come ti senti nella tua zona ?

My Zone è un brano che ho scritto durante la quarantena.
Ero chiuso in casa, da solo e avevo molto tempo libero. Passavo metà del giorno ad ascoltare musica e l’altra metà al pianoforte a imparare pezzi nuovi.
In quel momento ascoltavo molto artisti come Kendrick Lamar, Flying Lotus, Thundercat, Anderson .Paak.
Ho tratto da loro l’ispirazione per scrivere My Zone.

Durante i due mesi di quarantena ho riscoperto la bellezza della solitudine, dato che passavo molto tempo solo.
Ho provato a guardarmi dentro.
Ad ascoltare il silenzio e poi ho cercato di comunicare al mondo esterno le mie sensazioni.

My Zone, è quel luogo dove mi rifugio per riflettere, migliorare, ascoltare me stesso, quello che voglio davvero, la mia zona e quella dove nessuno può accedervi.


Passiamo al progetto “Blend Project”. come vederlo da vivo, secondo te cosa azzardare. oggi, con audacia, su un palco live, musicalmente parlando ?

Blend project è nato nel 2019 subito dopo l’uscita del mio secondo album ‘Blend’.
Si tratta del mio trio, formato da Donny Balice alla tromba, Dario Starace alla batteria e me.

La creazione di questo trio ha cambiato completamente la performance che offrivamo sul palco Donny e io prima, ai tempi del primo tour, in duo.
Adesso ci sentiamo più pronti ad affrontare grossi palchi.
Io sono più libero di interagire con il pubblico, non dovendo dedicarmi alla loop station ma solo a cantare e a suonare e sono più libero di esprimermi con il sostegno di due musicisti di eccezione come Donny e Dario.

Secondo me è giusto che ogni artista si esprimi sul palco nella sua maniera più personale. Il nostro punto forte a mio parere è l’energia, che trasmettiamo al pubblico con il nostro groove, e che viene restituita. È quindi questo scambio di energia tra noi e le persone che caratterizza i nostri live.


Gli importanti concorsi a cui hai partecipato, hai familiarizzato, su come oggi il talento viene conosciuto, valutato, cosa ti piace, cosa è stato particolarmente apprezzato nella tua formazione ?

Credo sia stata apprezzata l’originalità del mio progetto.
Non è una cosa che può essere catalogata facilmente e collocata in un genere ben preciso. Sono sempre stato semplicemente me stesso sia in studio che sul palco, ovviamente influenzato dai tanti artisti e tanti generi da cui traggo ispirazione, ma sempre rielaborato in chiave personale.


Si legge tra le tue note, dello strumento che suoni, Ha lavorato come batterista turnista per band di molteplici generi musicali viaggiando in lungo e in largo tra Europa, di questi viaggi, cosa ricordi, cosa non ha mai detto nella tua musica e vorresti dire, quale stella della musica, hai potuto apprezzare, se è stato possibile da vicino ?

Dal 2013, anno in cui mi sono laureato, ho fatto tante esperienze, suonando per altri progetti, altre band, anche al di fuori dell’Italia.
Ricordo che cercavo di farmi largo in questo difficile mondo della musica, ricordo che ero convinto che la musica sarebbe stata la mia strada ma non ero forse convinto che la strada del turnista sarebbe stata la più adatta a me. A lungo andare, mi sono stancato di stare dietro alle pelli, in fondo al palco, le emozioni e l’adrenalina che provavo all’inizio erano cessate.
E come se avessi bisogno di sfidare i miei limiti e così ho deciso di creare un mio progetto in cui ho cambiato ruolo e strumento. Una passo difficile ma che mi ha regalato tante sensazioni nuove e tante soddisfazioni.



Polistrumentista, cantante e songwriter. Ti chiedo delle genuine e ottimistiche parole sulla musica di oggi, come procede dopo il lockdown, soprattutto quanto sei emozionato nel tornare Sabato 27 giugno 2020 all’ Angelè Pub ?

Secondo me viviamo in un periodo di stallo. La musica è ferma.
Mi spiego meglio: non ci sono cose nuove al momento da scoprire, nuovi generi, nuove correnti, qualcosa di mai sentito prima.
Ci sono solo tanti bravi artisti, sparsi per il mondo e tanti artisti meno bravi.

Per quanto mi riguarda, tutto quello che sento di nuovo e che mi piace, riprende il sound degli anni sessanta, settanta, ottanta, quel sound che si era perso con l’uso esagerato dell’elettronica e che adesso si è ripreso alla grande.
Spesso mi capita di ascoltare pezzi vecchissimi che neanche conoscevo e stupirmi per quanto sono simili ai brani del 2018-19
Non si inventa niente al momento, per quanto mi riguarda, tutto ritorna di moda a intervalli di tempo, così come nell’arte e nella moda appunto.

Questa era un mio parere generale riguardo la musica di oggi, ma non saprei fare pronostici riguardo la musica dopo il lock down, perché le cose cambiano ogni giorno.
Posso però sperare che la gente sia più consapevole di quanto la musica sia importante per la vita dell’uomo soprattutto dopo questo fermo forzato, e che le persone siano “affamate” di musica  che si apprezzino sempre di più i  concerti.
Per quanto mi riguarda, sono emozionatissimo e felicissimo di tornare a calcare i palchi dopo 4 mesi.


Il tuo legame con la Puglia e come ti piace dare visibilità alla nostra Regione ?

Amo la Puglia e amo particolarmente suonare qui. L’anno scorso d’estate, Donny, Giuseppe, il mio manager, ed io abbiamo avuto la fortuna di partecipare a diversi festival nella mia regione ed è stato bellissimo.

Mi sento molto legato a questa regione anche se la maggior parte del tempo suoniamo fuori, in giro per l’Italia. Quando si torna a calcare palchi pugliesi è come una festa, ogni volta.


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