Ok.

Questa ” OK ” è sicuramente una parola molto famosa. E’ una parola molto legata al parlare e dire di politica, si ricorda che nel 1840 un comitato elettorale, di un candidato alle elezioni presidenziali americane, si fece chiamare OK CLUB. Ancora legata alla politica, è un’altra definizione della parole, che è anche un errore di ortografia, del settimo Presidente americano Jackson, quando siglando l’assoluzione di un imputato, su un documento, scrisse OK, intendendo tutto a posto, tutto corretto. Bisogna aspettare il 1932 per rendere ufficiale il termine OK, con le comunicazioni via radio, della seconda guerra mondiale, in cui le truppe americane, attribuirono alla parola Ok Killed, il significato di tutto bene zero uccisi. Vi sono, a dire il vero, anche delle interpretazioni più fantasiose della parola, che la fanno risalire ad una lingua tribale degli schiavi americani, con sui si diceva ” wow ok “, per dire sempre un tutto bene.

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Oggi per dire HE IS A HARD WORKER è un gran lavoratore, in italiano, ci si accorge che il detto popolare non sbaglia, quando ricorda il proverbio ” Chi ha un mestiere, non può perire “. Quindi quando hai incontrato qualcuno che ti dice che sei sempre OK la prima cosa, che ti viene in mente è di chiedergli un lavoro, oppure se è stato tuo datore di lavoro, sei felice che ti dica che quando ti vede va tutto bene. Gli inglesi hanno un modo di dire molto interessante, il primo è YEAH, RIGHT, per dire che quello che stanno ascoltando è giusto. Se la parola, del parlare e dire di politica, è ” real deal “, è molto divertente che i was just about to pick up the phone, stavo per prendere in mano il telefono ora, quindi oltre ad averti detto ” Ok “, ti avrà anche detto che si lavora per contatti, soprattutto telefonici. Le cose vanno bene, la parola piace, seppure, pur sapendo che con i se e i ma non si fa la storia, che gli scrittori, sono sempre alla ricerca del pelo nell’uovo, delle parole, quindi come ricorda Isabel Allende, pensate a come sarebbe stata diversa la storia d’amore tra Romeo e Giulietta con il telefono.

Gli inglesi dicono ” Hello ” per dire chi parla “!!!!

Una cosa è se parla il politico che sempre si ricorda che deve parlare di lavoro.

una cosa se parla lo scrittore che sempre si ricorda che deve parlare d’amore.

La parola ” real deal ” può essere sia nelle mani del politico che dello scrittore ?

Il mondo dei libri è molto grande, oggi ci vuole un E- Book, per collegare, ad esempio, il proprio account linkedin, con il proprio spazio twitter. In passato ci si chiedeva quanti libri, giornali, riviste, si dovevano possedere, quanti articoli, su di noi, erano necessari, per collegarci magari se avessimo bisogno di un libro autobiografico, oppure fotografico per farci conoscere.

La domanda giusta è sempre quella : What kinds of books do you like ? – Che tipo di libri ti piacciono ?

La risposta oggi è che per un collegamento online, un E- Book,. che assicuri che due profili interagiscono è fondamentale, seppure proporre tutto il vastissimo spazio dei libri, è sempre scelta vincente. Se un E- BOOK parla solo di lavoro, sarai escluso, dalla fama di scrittore, dovrai accontentarti, spesso per leggere un commento, su qualcosa di famoso, vince lo scrittore, rispetto al tuo anonimo lavoro, anche se il tuo collegamento online, deve rispondere solo alla classica domanda ” Who is it by “, per dire chi lo ha fatto, non ti resta che dire al politico, per farti dare un lavoro, quello che hai fatto, rispondi alla classica domanda, dei politici, anche avendo un ampio spazio di una libreria, anche pubblica, che è ” chi è ? chi si tratta ? La domanda è ” So who is it – Giuseppe Di Summa?. Ora con il collegamento twitter e linkedin di Giuseppe Di Summa sei stato accontentato.

Un’ultima precisazione, lode alla politica, quando crea un buon Sindaco, che spesso sa mettere al suo comune il cartello con la scritta benvenuti in un posto tranquillo, non solo spesso, nei posti che abbiamo amato, che ci hanno motivato, nasce la nostra memoria, ad esempio, la realizzazione dello spazio web, di Giuseppe Di Summa, nasce tutto dalla lunghe passeggiate nella città di Roma, alla fine degli anni ’90.

Molti dicono che le cose non vanno bene, spesso per risparmiare, essere sottovalutati, in inglese si dice count on, nel senso di fare conto, è implicito, che facendo i conti, succeda che il count on, diventi count on me, nel senso di conta su di me, ma che in una società sportiva, si arrivi anche al personaggio count on it, uno che conta, anche nei guadagni.

Tutto è OK, nell’E.Book della Filastrocca del Minibasket, l’apprendimento con esso si manifesta, si può fare meglio, si è collegati ad un sapere. Non vi è un collegamento con i ” media “, con i loro spazi, per capire,. comprendere, quindi ” understand “, gli spazi da vedere sono quelli sul canale youtube, appositamente creato, in collegamento con linkedin e twitter, quindi abbiamo avvisato con questo OK, che il capire, il comprendere, l’apprendere, sono tre momenti OK, che hanno poi reso possibile ” concepire ” l’E. Book, questo non vuole dire che poi l’identificarsi, anche nella simpatia personale, voglia dire avere fatto un accordo con una società o centro sportivo, che sono cose diverse, non collegate a questo apprendimento, che descrive solo le lezioni di Giuseppe Di Summa in un giocosport.

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