Blogging

La produzione del testo ( l'idea della vita come sensazione addosso ).

Le parole sono migliaia quali scegliere ?

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Cambio Giorno deve fare qualcosa per trovare le ” cose grandi “. Il lettore deve essere raggiunto e convinto, è in preda alla tristezza, considera le posizioni assai diverse, è fiducioso di leggere il legame tra esercito e storia, un modo di dire che gli studi svolti sono poi riconosciuti dai titoli. Noi ci facciamo riconoscere con questo titolo, un modo di dire buon viaggio e felice ritorno in CAMBIO GIORNO, che è un nome che non ha una storia burocratica, è alle prese con la pubblicità, il suo modo di scrivere un ritorno d’immagine, se vuoi provare cosa sia un saggio, che spiega cosa sarà concerto, rivista, programma radio e tv, queste sono, come scrittore, delle dure prove, visto che la star di radio e tv ci tiene al pubblico. La persona molto importante e Giuseppe Di Summa non si conoscono, noi facciamo nostro Leopardi, che ricordava, che tutto giorno si dice e lo si fa sinceramente, capita che a qualcuno non venga in mente cosa voleva dire, non è una bugia che Giuseppe non dice le parole di persone importanti.


Rendilo un grande giorno

Dobbiamo lottare contro la ” debolezza “, spesso ci consoliamo dicendo che il mondo è ” una gabbia di matti “, non solo se il testo è misterioso, diciamo subito al ” lettore vorrei ma non posso ” cioè rendere quel giorno, un grande giorno. La scrittura è prevista da regolamenti. La prima regola è che il lavoro è vita per lui, la seconda è che si viaggia molto in gioventù, nella vita ovviamente troviamo chi rema contro, chi non vuole farti partecipare, quindi arrivano i poeti, che scrivono delle belle della scuola, del quartiere, quindi la poesia ci fa prendere parte a sentimenti altrui. Il poeta accetterà la missione, anche senza la fissa del regolamento, del titolo burocratico, quindi il successo, la sua prova, non è nell’ignoto, nel crudele, nel procurare strazio fisico e morale. Il giorno deve diventare grande, capace di fare notare quello che pulsa, che ha tessuto la vita, dell’uomo, non solo eroico, quindi avventure, menzogne, diventano trame, seppure il pubblico non è ingenuo, non si commuove solo con il poeta. Uno shock, un conflitto, rende affaticato, indisposto, quindi il poeta deve farlo sentire ” un essere umano normale, “, spingerlo, ad esempio, a mangiare bene, a tutti, in modo rassicurante, ricordiamo di abbandonare l’atteggiamento del paziente alla ricerca di risarcimento, visto che alle ferite dell’anima, si risponde con ” personalità “, anche se la poesia ti seduce, con voce, con testo, che ti ricorda l’amore, spesso l’atto sessuale, ricordandoti la bellezza di un viso sereno, che non si sente triste e solo nella vita, ricordandoti che l’uomo non si loda da solo. Il poeta ha scelto spesso di dare fiducia a chi viene detto ” noi non la vogliamo “, ti ispira a metterci qualcosa di buono nella vita, di scrivere ad un giornalista, per dire che ” condivide “. Poi la dura prova è avere detto ti voglio bene con malizia. Quindi presentarsi come latin lover, colui che possiede l’arte di amare, che fa cascarci tutti, qui la poesia è poco indicata.

Noi il poeta, il grande Neruda, scomodiamo, sperando di fare cosa gradita :

Vivi ogni giorno come se fosse ogni giorno. Né il primo né l’ultimo. L’unico.
(Pablo Neruda)

Ricordati che vi è differenza tra il poeta che scrive l’amore, con il linguaggio che ci parliamo tutti, che ci scambiamo, che è quello che è nella ” routine ” di ogni giorno, nella nostra mente. Poi qualcuno si perde, in qualcosa di diverso, con le parole, in qualche termine astruso, di ricerche impossibili, la realtà inizia a diventare incomprensibile, lo spingere via, il nascondere sia le parole dell’amore, come quelle che ci parliamo tutti, da rendere chiare,non è possibile. Ogni giorno lottiamo per la nostra cultura, con concetti famosi in tutto il mondo, sapendo che lo psicoanalista, ha trovato la via per spiegare il nostro conflitto. Carl Jung una volta disse che “Siamo tutti nati originali e moriamo di copie”.  Siamo illusi che il poeta sappia essere quello di originale di noi, anche per cultura, non solo la copia burocratica, un titolo, un numero, un documento.

L’idea di mettere delle parole ” addosso ” per fare vedere che non si ha l’esperienza di una materia, per fare spazi audio e video, non è originale, seppure nella trasmissione le radio, le tv, hanno bisogno degli spazi che creano i progettisti, riconosciuti da finanziamenti, diritti televisivi, ascolti, che creano audience, che hanno bisogno del legame tra esperienza e materia per essere creati. Dipende come rispondiamo alla domanda ” cosa vogliono “, non possiamo fare il racconto di un usurpazione di tale spazi, il blog deve riconoscerli, nella visione del nostro scritto, non siamo una comunità, una rete, resa armonica, ovviamente, dalla visione commerciale. Noi siamo connessi, nella rubrica nella sezione blogging, di Giuseppe Di Summa per il nostro orientamento, indipendente da calcoli dell’economia. Quali sono le parole di ” oggi “, quelle che scegliamo dalla nostra memoria, dal passato, immagini ad esempio del 1923, spesso chiuse in un ottimo nascondiglio, che come i fantasmi, si cercano, ad esempio, Mussolini appare in una copertina del ’23, in una fiera campionaria con il Re, il giornale è la Domenica del Corriere. Nelle parole di oggi, non sempre queste immagini si possono sentire. E’ il 1999 quando il Corriere della Sera si occupa del rapporto dei Sindaci con i graffiti sui muri, quindi nelle città appaiono quelle parole di oggi, in modo anche spontaneo, anche se si riflette sul rapporto tra arte e vandalismo. Quindi alla nostra memoria, oggi ci dà delle parole, la storia, che come vedete è piena di dibattito sullo stile di scrittura, Le nostre espressioni nascono, comunque a dire il vero, anche da chi ha vissuto quel 23, che non tiene come ricordo in un nascondiglio, che subito per quello ha voluto coniare parole nuove di oggi. L’espressione “mondo libero” risale al celebre discorso di Fulton (Missouri, Stati Uniti) pronunciato il 5 marzo 1946 al Westminster College da Churcill. Un solo consiglio stiamo attenti a non dire quelle parole, poetiche o meno, che si sono vissute con le immagini di quel ’23.

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