Noi figli del Natale sotto le " feste ".

Il timido, che spesso usiamo come parola tratta da ogni buon dizionario medico, deve potere dire con le feste, ai propri cari, ” ti voglio bene “, non solo anche il cattivo, che con le feste deve diventare buono, deve dire ai propri cari ” che in questa città addobbata a festa ho capito che vi voglio bene “. Siamo alle ricerche classiche sul Natale, non bisogna solo dire ” basta solo il pensiero “, per fare avverare un miracolo, che vorremmo durasse tutto l’anno. Seppure il dizionario medico sa benissimo che qualcuno intravede in questa festa qualcosa di sostanzialmente depressivo. In recenti articoli si spiega come il cervello può crollare sotto le feste. Non per il fatto che il Natale voglia un crollo, di chi non lo ama, spinga alla crisi nervosa, seppure per molti vivere le ore delle feste è una vera e propria ” maratona nervosa “. Per chi detesta, odia il Natale, l’eccitazione del Natale, non è una buona cosa. State attenti dunque alle ” eccitazioni “. Si vive, per ricordare il dizionario medico, l’ effetto del “Christmas blues”, quella depressione natalizia che fa sentire profondamente tristi, 

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UNA SENSAZIONE OTTICA DEL NATALE

Da sempre Giuseppe Di Summa presenta ” una sensazione ottica del Natale “. Come il rumore, anche il colore, è una sensazione, Bisogna ” percepire “, nel dizionario medico troverete l’importanza del lavoro dell’occhio, del lavoro fisiologico, che si fa per elaborare una percezione. Allora ” non vede ” ? La civiltà natalizia, quella anche del 2019, non è in decadenza per la scelta delle immagini. Il natale svela anche come sta ” quell’uomo “, che non può solo vivere le sue esperienze personali, che spesso si tiene dentro di se, anche se oggi i social fanno uscire fuori molto di lui, ci si deve ” collegare ” con il mondo esterno, capirlo, non possiamo tirarci indietro a questo ” collegamento.

Nel 1998 appare su Vanity Fair un articolo, che successivamente sarà la base della sceneggiatura di un film del 2003, dal titolo ” L’inventore di favole “. Parla il film di Stephen Glass che già a 23 anni è famoso per scrivere ” articoli spettacolari “, Si scopre grazie ad un collega, giornalista investigativo, che questi suoi articoli non sono veri, sono inventati. E’ un film che presenta l’importanza della deontologia professionale nel settore dell’informazione.

Ricordate quindi che il Natale ha un nome.E’  stato il linguista e filosofo svizzero Anton Marty (1847-1914) a far notare che l’assenza di un nome per una cosa non necessariamente indica che si è privi dell’esperienza di quella cosa, Seppure tutti dicono, oltre a ti amo, anche Buon Natale, è una esperienza che dicono tutti, di cui si parla, si legge, si scrive, nessuno può inventarsi nulla di sbagliato, sembra sia il luogo giusto anche per le favole.

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