Recensione I Mostri di Anoir.

Menotti Lerro, I Mostri di Anoir, Guida editori 2019

Le fiabe hanno un sapore di eternità. Sono cariche di presagi e di colpi di scena, di infinita bellezza e di sublimi atmosfere. E questo nuovo romanzo di Menotti Lerro è intriso di poesia e di magia in ogni sua pagina, proiettando il lettore in una dimensione spesso sconosciuta, profonda, raggiungibile solo attraverso un’auspicabile scavo interiore. Lo stesso scavo che l’autore, sempre sorprendentemente brillante e innovativo, mette in atto per i suoi personaggi, mai banali, madidi di emozioni e pensieri, di prese di coscienza, di monologhi interiori, di gioie, dubbi, malinconie.

A cinque anni di distanza dal romanzo distopico-fantascientifico 2084, Il potere dell’immortalità nelle città del dolore (Zona editrice, 2013), definito da Giorgio Bárberi Squarotti come frutto meraviglioso di “una srittura alacre, avventurosa, saporosa, sapientissima”, Lerro torna con un testo altrettanto complesso, evidentemente figlio di una lunga gestastione, pieno di suggestioni e misteri celati nella lineare narrazione degli eventi e nella bellezza in sé della vicenda. Non c’è mai in questo libro una parola superflua, un’azione o un gesto inutili dei personaggi. Le sue creature sono pulsanti e desiderose di vita, sebbene non sempre riscono a vivere. Hanno la forza deteriorata degli eroi, di coloro che attraversano il male, le stagioni più ostili, gli ostacoli apparentemente insormontabili, per poi, infine, ritrovarsi in cima, vincitori e felici, sì, ma privi delle energie necessarie per poter sorridere se non nel profondo del cuore.

Ambientato tra il Sud, il Centro, il Nord Italia e Cracovia, I Mostri di Anoir narra la storia del viaggio di un giovane trovatello cresciuto in un paesino difficile della Campania con i suoi genitori adottivi immigrati dal lontano Pakistan. Il suo animo artistico lo porterà a scoprire prima la poesia e poi una tecnica rara per far suonare i bicchieri di cristallo che diverrà la sua arte primaria e che gli darà notorietà tra gli uomini. Vicenda particolarmente drammatica, intervallata dall’amore purissimo e salvifico incontrato a Cracovia negli occhi di Afef, la nipote di un uomo misterioso morto tragicamente nei campi di sterminio, che libra il suo spirito attraverso la musica dei bicchieri di Anoir e lo spinge ad andare nella sua città natale. Il romanzo alterna la narrazione in prima persona del protagonista – la cui vita è continuamente minacciata e incupita dalle troppe figure ambigue incontrate lungo il cammino che spesso si radicano nella sua psiche delicata – al racconto del narratore onnisciente, creando così una trama densa di significati e colpi di scena. Una fiaba dolcissima e tragica nel contempo, tra realismo e visionarità, sulla mostruosità dell’esistenza.

Fabiana De Luca

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