Intervista a Laura Cima

Nella sua biografia vi sono diversi momenti storici importanti della nostra Repubblica, come la lotta per l’aborto, la politica ecologista, come si è evoluto il movimento dei verdi in Italia negli anni, dal Sole che ride, ad oggi, cosa è cambiato ? 

E’ stato Alex Langer a coinvolgermi nelle prime assemblee dei verdi che portarono, il 16 novembre 1986 a fondare i Verdi a Finale ligure, dove mi sono trasferita da quando sono in pensione. Negli anni precedenti avevamo entrambi partecipato al movimento antinucleare che aveva ritrovato un grande slancio dopo l’incidente di Cernobyl. Anche il movimento femminista, di cui facevo parte da giovanissima negli anni  ’60 e ’70 quando a Torino occupammo i consultori nei quartieri, il S.Anna per una settimana con assemblee continue con pazienti, medici, infermieri e ostetriche mettendo in discussione come si abortiva e partoriva, l’ospedale psichiatrico femminile per farne la casa delle donne. Langer era un dirigente di Lotta Continua che attraversai per vincere insieme alle femministe e agli operai il congresso di Rimini, contro la violenza di prima linea e delle Br, a cui Sofri e Erry De Luca, avrebbero continuato a proporre  con ambiguità la vicinanza. Ne ho parlato diffusamente nel mio primo libro: “Il complesso di Penelope” I Verdi nascono quindi di sinistra ma non violenti, antinucleari e femministi, legati strettamente ai movimenti da cui provengono. L’ecofemminismo in Italia, libro collettivo che ho curato con Franca Marcomin, riporta in piu di venti testimonianze, l’impegno delle ecologiste che hanno fondato i verdi alla fine degli anni ’80 e quello odierno, in gran parte fuori dai verdi, eccetto alcune dirigenti e consigliere come Luana Zanella, Lucia Coppola ed Elena Mazza. Oggi mi sembrano molto piu isolati in un partito chiuso, nonostante recenti alleanze elettorali con il PD, i radicali, Pizzarotti, Civati mentre allora eravamo un arcipelago, le liste verdi nascevano da comitati di lotta e i verdi nacquero come un semplice coordinamento, con undici coordinatori a livello nazionale che li collegavano. Un non partito che oggi avrebbe possibilità di espansione molto piú ampia proprio perché la rete tende a renderel’organizzazione verticistica dei vecchi partiti obsoleta.

Alla luce della sua esperienza in Parlamento, cosa deve fare oggi un politico, anche in base all’esperienza delle sue proposte di legge, cosa è rimasto del passato da cambiare, per dare spazio soprattutto alle donne ? 

In Parlamento dovremmo fermare lo sviluppo insostenibile, causa del riscaldamento globale e dell’impoverimento della stragrande maggioranza, portatore di guerre e violenze, in particolare contro donne e bambini in tutto il mondo. Esempio eclatante il Congo dove si estraggono minerali che servono a cellulari e computer, al presso di una guerra infinita che ha portato finora allo stupro di cinquantamila donne e bambine come denuncia da tempo il premio nobel  Denis Mukwege. Urge mettere in atto leggi, attivando finanziamenti ad hoc nella legge di bilancio, che invertano questa economia e finanza predatrici. Le donne devono avere spazio perché la loro esperienza di cura di persone di tutte le etá, a cominciare dai neonati, la tutela degli spazi naturali, il volontariato sociale, le conoscenze agroalimentari ne fanno le naturali ecologiste, capaci di mettere in atto politiche quotidiane che coinvolgono nella società tanti e soprattutto i giovani di FfF che si stanno mobilitando ma non vogliono rapporti organici con partiti tradizionali.

Il libro ” Il complesso di Penelope ” del quale è autrice, riflette sull’impegno in politica e il mito di Penelope, cosa fare per comprendere i problemi economici, soprattutto chi amministra, che struttura di potere deve sapere scegliere, senza rimandare ? 

Il mio primo libro è un’autobiografia della mia esperienza politica, ma anche il racconto della mia vita che la comprende. Attraverso le tappe cruciali è possibile riconoscersi o distinguersi anche sul piano emotivo e non solo su quello razionale. Oggi decrescita, economia circolare, riciclo e risparmio energetico, autoproduzione e conoscenze legate alla natura vedono le donne protagoniste. Ne ho parlato sull’ultimo numero della rivista femminista Marea, che raccoglie articoli sulla robotica e le nuove frontiere della scienza, ricordando una candidata verde alle ultime europee, di cui sto seguendo le ricerche sul 5G, Fiorella Belpoggi e altre giovani scienziate che usano plantoidi, progettati sul modello della natura, vitigni ma anche polpi, nella sua ricerca.

Ecofemminismo in Italia è una parola che mi piace, che vorrei lei spiegasse nel suo significato, poi quale pensa sia il percorso per arrivare, come molti di noi auspicano, ad una donna Presidente del Consiglio o della Repubblica ? 

-“Il termine eco femminismo risale al lavoro di Francoise d’Eaubonne del 1974, Feminism or Death….alcune elaborazioni femministe hanno messo radicalmente in discussione il progetto di dominio sulla natura verso cui sono orientatela scienza e la tecnologia….alcune autrici italiane e internazionali hanno evidenziato come l’ecofemminismo si dedichi ad affrontare e superare i modelli discriminatori attraverso una  rivalutazione, celebrazione e difesa di tutto quello che la societá patriarcale ha svalutato…Questa controcultura si è intrecciata con il pacifismo, il movimento antinucleare, la critica all’industrialismo inquinatore e alle politiche aggressive dell’ecosistema. Il libro di Valentina Cavanna su Petra Kelly, che ha una mia prefazione, va letto per caire i collegamenti dell,eco femminismo con l’origine dei Grunen. Ho riportato l’incipit del libro che porta come sottotitolo “le radici di una rivoluzione necessaria”  In Italia il sistema politico continua ad essere pesantemente maschilista e se le donne non diventano protagoniste nelle istituzioni e nei governi, non succederá mai che una ecofemminista diventi presidente del consiglio, e tantomeno, presidente della repubblica

Sul Blog CAMBIO GIORNO abbiamo una domanda uguale per tutti,. Quale è il suo autore e libro preferito. Quale è il suo rapporto con il cibo ?

La mia autrice preferita è Carla Lonzi, ma anche la Carlson, la Conti, la Atwood, la Arendt, la Allende,e potrei continuare tutto l’alfabeto fino a Zetkin . Rileggo volentieri  Sibilla Aleramo di “un amore insolito”. Sono golosa, non mangio praticamente carne ma non sono vegana, mi alimento dei pochi prodotti del mio orto e frutteto appena mi è possibile.

Progetti per il futuro ?

Sto lavorando a realizzare un #governodilei ispirato al libro Terra di lei, scritto dalla ecofemminista Charlotte Perkins Gilman nel 1915! Una lunga rivoluzione che sta continuando.

Sul  mio blog www.lauracima.it troverai foto e tanti altri link, tra cui quello di iniziativa femminista

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