Bruno Boero – “Sill@basket”

Premetto che quanto dirò  è inerente ai soli Settori Giovanili del basket , in cui lavoro da oltre 35 anni.

Bruno Boero.

L’approccio migliore rimane il più semplice, molti allenatori, con saggezza, ripetono ai propri allievi ” cose semplici “, con questo invito possiamo ai tecnici di settore giovanile consigliare questo approccio ? 

” Pulchritudo in simplicitate ” dicevano i nostri padri latini .” la bellezza sta nelle cose semplici” !Molti allenatori predicano cose semplici , ma fanno cose difficili , assolutamente non adatte alla fascia di età e di apprendimento della propria squadtra .Ecco spiegati i primi blocchi a 11 anni , rimesse in attacco organizzatissime a 12 anni , pick& roll a 13 anni , difese a zona a 13/14 anni , pressing a tutto campo sin dal campionato propaganda , eccetera….
L’ approccio più realistico all’ insegnamento  nei settori giovanili sta scitto nel mio nuovo libro ” Sill@basket , il sillabario del basket ,  studiato per saper scrivere, capire , e leggere il gioco della pallacanestro .Ciascun allenatore deve mettersi in cammino il primo di settembre con una valigia piccola e leggera , per metà vuota , in modo da poter avere spazio per inserire  idee , situazioni , esercizi e correzioni , sempre partendo da ciò che sanno fare i ragazzi , non da quanto imparato ai corsi .E dovrà periodicamente sostare , per fare in modo che  anche gli ultimi si affianchino ai primi , senza lasciare indietro nessuno , sino al 30 giugno.

La storia del basket italiano e il rapporto con i maestri americani , lei inizia ad allenare in serie A a fianco di Tommy Heinshon, Nba Boston Celtic, cosa nella sua carriera ha apprezzato di più del mondo NBA ? 

 Il basket in Italia è stato portato dagli Americani nel primo dopoguerra .  in particolare dai militari americani di stanza  a Trieste , Livorno , Napoli , eccetera.Noi a Torino avevamo gli studenti dell’ ateneo mondiale salesiano , ove confluivano e si alternavano ogni quaderiennio anche ottimi giocatori di college Usa.Personalmente , questo è stato il primo contatto con il mondo Usa nei primi anni cinquanta.  In seguito  ho avuto la fortuna di incontrare il professor Nikolic a Varese nel 1968 , poi Tommy Heinshon a Milano  nel 1979 , poi Bobby Knight dal 1971 in avanti , seguendolo nei suoi spostamenti nei vari camp , ed in seguito tutti i coaches americani succedutisi nei vari camp ,  da me iniziati nell’ estate 1974 ad Aosta . Oggi i camp di basket fioriscono in ogni luogo , sempre  meglio organizzati….Cito il ” Chantaloba basketball Camp ove gli allenatori Ncaa d’ oltre oceano sono due  :  coach Marcus Kirkland di Wingate ( North Carolina ) e coach Stan Holt ( Oklahoma CityUniversity ). Perciò Il contatto con il variegato mondo Usa continua con  i doverosi riferimenti  ed aggiornamenti.
Per entrare nel merito della domanda  , da Tommy Heinshon ho imparato molto ( il contropiede e la transizione del Boston Celtic’s , la difesa a uomo di squadra , il posizionamento del centro, ecc….   Ma con i giocatori  non ha funzionato come avrebbe dovuto , soprattutto perchè è stato un anno molto travagliato da vicende esterne al gioco.Stessa sorte  è toccata ad un altro grandissimo Nba : coach Larry Brown a Torino non ha terminato la stagione 2018-2019.Si può ben dire che  l’ unico ad ottenere grandi consensi e successi tecnici e promozionali è stato coach Dan Peterson , un autentico personaggio , dagli anni 70 ad oggi.

Allenatore e Mental coach, guidare l’atleta verso un obiettivo, quali sono le difficoltà comuni ? 

Esistono molti punti fermi :
    A ) Ogni ragazzo o ragazza deve sapere e capire sin dal primo giorno che tu allenatore stai facendo – e farai- tutto per lui e per il suo miglioramento : così , per la legge della reciprocità , anche lui/ lei dovrà fare qualcosa per te , ovvero impegnarsi molto ogni giorno. B )  Non bisogna arrivare a 18 anni per sentirsi dire  ” Bravo ”  C )  ” Tu vali ! ” deve essere il mantra dei coaches di settore giovanile ; non : “…. stupido , cosa fai . perchè non vedi , perchè non salti , come ti permetti di non essere attento ….”  D )   Anche se commetti degli errori , degli sbagli , non importa  ; il gioco nasce sempre da una serie di sbagli. Il coach deve essere pronto a riconoscere  e battersi per il superamento dei” limiti” che ciascun giocatore ha. 
   E   Gli errori sono altrettanti gradini per salire uno ad uno la scala dello sviluppo  psico- fisico , tecnico , tattico , mentale , estetico  e del miglioramento personale.  
   F )  Ciascuno degli allievi vale come Persona  , sia che diventi nel futuro ingegnere spaziale o astronomo , o pescatore di perle  …  e poi anche come Giocatore.  G )  Ricordiamo che esistono sempre in ciascun allievo piccoli talenti nascosti : chi di noi non ha mai avuto un leader per la fase di attivazione ,  un leader nello spogliatoio , uno che porta le borracce , chi tira l’ asciugameno , chi incita dalla panchina….?
 A causa del disconoscimento dei suddetti punti ,purtoppo molti coaches sono, o diventano distruttori di autostima , invece che preziosi  ed empatici alleati.


IL TITOLO DEL MIO LIBRO  “ SILL@BASKET NON E’ CASUALE PERCHE’ RIMANDA ALLA SEMPLICITA’ DI UN ANTICO  SILLABARIO ,  PRIMO LIBRO PER IMPARARE E LEGGERE E SCRIVERE , DALLA  SEMPLICE  VOCALE AL DISCORSO PIU’ COMPLESSO …. PERCHE’  (SCRIVEVA COACH PHIL JACKSON  A PAGINA 19 DEL LIBRO  “ ELEVEN RINGS “ )   :  “L’ APPPROCCIO MIGLIORE RIMANE QUELLO PIU’ SEMPLICE”.
LA CERTEZZA NEL METODO DI LAVORO ED IL COORDINAMENTO  DEGLI ARGOMENTI  TECNICI MIGLIORERA’ LA PERFORMANCE DI CIASCUN ALLENATORE NEI SETTORI GIOVANILI.

Dovendo citare, dal libro, Silla@basket, una serie di percorsi, come riporterebbe tutto alle origini, quindi il lavoro sui fondamentali, soprattutto cosa è cambiato negli anni ?

Nel libro “Sill@basket” la vera novità , l’ autentico percorso è il METODO  , e la sua progressività nel tempo :  l’ allenatore non è chiamato a fare un passo avanti , e neppure un passo indietro , ma un passo di lato , ad indicare un metodo di lavoro ed una programmazione minuziosa per le varie categorie che intercorrono tra i sei ed i venti anni.Per tale motivo credo che il libro non abbia una scadenza temporale , e che potrà diventare una vera guida per allenatori ed istruttori dei settori giovanili , sia che si trovino d’accordo su quanto scitto , sia che sostengano differenti approcci culturali o tecnici.
Per quanto riguarda i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni , sui campi giovanili si vede maggiore velocità , atletismo , ma  purtroppo anche troppo tatticismo oapplicazione di  strategie , insite nel desiderio lecito di vincere , ma – a mio avviso – in sottordine all’ obiettivo finale , che rimane quello del miglioramento degli atleti ed atlete.Ciò comporta una  minore semplicità nei programmi di lavoro , minore insegnamento specifico e pochissime correzioni dei movimenti fondamentali individuali. 
E’ mutata anche la ingerenza dei Genitori , ma molto dipende anche da casi nsingoli e soprattutto anche dalla autorevolezza dei Dirigenti e dei coaches .  Non credo che un Genitore  andrebbe mai a lamentarsi da Federico Danna, o da Marco Sanguettoli , o Germano D’Arcangeli , o Andrea Menozzi , o Paolo Sfriso , Giordano Consolini….

Tra le risorse oggi di un coach vi è la comunicazione, lei nei tanti time-out che ricorda, quando è riuscito a farsi comprendere come voleva, se i giocatori hanno mai espresso, nelle sospensioni, punti di vista che ha poco gradito, come è intervenuto ? 

Sempre con riferimento alla attività giovanile , sostengo che durante i time out o negli intervalli i giocatori vanno tranquillizzati e sostenuti , incitati o calmati secondo i casi. Se un giocatore esprime un giudizio costruttivo , una idea , un commento positivo , va assolutamente ascoltato .Se quello stesso giocatore non gradisce , esiste da sempre un metodo universale per farsi capire : lasciarlo seduto in panchina a tempo indeterminato , senza discussioni nè polemiche.Coach Phil Jackson  a proposito dice : ” nei time -out e negli intervalli l’ allenatore spiega cosa bisogna fare per giocare meglio , ma non deve dare lezioni di vita o di comportamento.”Lunedì se ne riparlerà in spogliatoio.

 Un invito a giocare a basket come dirlo ai giovani ?

Il tema è scottante perchè è inerente a tutto il movimento cestistico in Italia , e riguarda centocinquantamila bimbi e bimbe.Sappiamo che in palestra arrivano i giovani in uscita dal  minibasket ( che assole ad un compito motorio , ludivo, relazionale e terapeutico essenziale)  ma il turn over rimane pesantissimo , a discapito della qualità , della quantità dei tesserati in attività giovanile.Gli allanatori del giurassico (  generazione di cui vado fiero ) andavano in giro per reclutare  ragazzi di alta statura .  E poi cì erano le ” leve” ( corsi di rapido apprendimento al fine di poter subito giocare, adatti per giovani di 10 / 14 anni . Le leve avvenivano nelle scuole , nelle parrocchie , negli oratori , nei campetti , nei circoli , e nei vari club anche di Serie A. 
Ci sono stati anni in cui la FIP premiava con una medaglia d’ oro  chi segnalasse un giovane di oltre due metri ( Alberto Merlati docet ) : eravamo intorno al 1960.
Non dimentichiamo poi che : Renzo Bariviera , Paolo Conti , Roberto Chiacig, e chissà quanti altri hanno “saltato” non solo il minibasket , ma anche i primi preziosi anni d attività nei settori giovanili.Lo stesso Tommy Ress , il giocatore più vincente in Italia , ha iniziato a quindici anni .  

” Sill@basket” è il sillabario del basket : impariamo a conoscere fatti e teorie , a  scrivere, vedere e leggere meglio ciò che veramente occorre ai nostri giovani affinchè continuino a giocare, divertirsi e migliorare.

visitate il sito web :

https://www.brunoboero.it/

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