L’urbanistica dei cittadini.

crowd of people on street with city lights
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Un testo importante quello del sociologo Pizzorno, dal titolo appunto ” L’urbanistica dei cittadini “, ove si discute di cosa sia una città, con delle parole perdute, anche se presenti nella nostra vita quotidiana, Abbiamo bisogno di cose, servizi, viviamo nella speranza tecnologica, siamo immersi nella programmazione territoriale, che non sempre è parole così semplici da dire, sforzi fisici così comuni, da fare. Si riflette sul valore dell’educazione scolastica, che sa condurre fuori, sa fare vivere gli spazi aperti delle città, di come si possa lavorare, assorbire il tempo libero, nella vita cittadina, partendo da uno spazio della scuola. Nella strade spesso è presente la povertà, soprattutto nei luoghi periferici, si parla di territorio degradato, da inquinamento acustico, una riflessione importante su questi contributi, arriva da Max Weber, nel 1904, in un saggio presenta l’importanza della ” obiettività della conoscenza scientifico-sociale e politico-sociale “secondo lo studioso, la scienza sociale ha la funzione di elaborare concetti e giudizi che non sono realtà empirica ne sue raffigurazioni, ma che consentono di ordinarla intellettualmente in una forma valida, dare vita allo spazio dell’educazione scolastica.

Ricordatevi che quando ” non abbiamo fatto delle pagine ” ci accorgiamo come sia difficile tenere aperto un dialogo, soprattutto con i cittadini, che con il loro commercio, le loro società, si esprimono per diritto, esaminando le persone commercialmente, trovando a volta la sorpresa che quelle pagine, che interessano, ci sono, altre volte, invece, si aspettano, che nelle case, a loro vicine, quelle pagine di storia, di studio, che non ci sono, siano riconosciute come una mancanza, soprattutto nel riconoscimento del commercio, della salute, della loro bella città.

Ricordatevi che i testi sono spesso venduti alla televisione, alla radio, le parole dei programmi politici, affidati ai politici che ne sanno parlare, che ogni buon regista di programma audio, video, sa benissimo come si sente e dove il programma. Quindi si crea un ” format ” di come si conversa, si fa sforzo fisico, di quale suono di parole, immagine, si crea, anche per rendere preciso lo spazio della scuola.

 Ernest Hemingway sosteneva che :
Ti sto parlando come se ti conoscessi da secoli. Accade sempre così quando due si capiscono.
(Per chi suona la campana)

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