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“Lo sport delle donne.

Vedi nel comunicato cosa è importante sapere, per partecipare alla presentazione di questo libro, dello psicologo dello sport Matteo Simone, presente sul nostro spazio web, come ospite. Importante leggere questa esperienza comune, nel mondo dell’atletica, che può servire per lavorare con un allenatore che sente, un atleta che vede, queste esperienze.

Venerdì 8 marzo, alle ore 18.30, presso il Bar “Caffettiamo?” (Via Olevano Romano 35 – Roma), verrà presentato il libro “Lo sport delle donne. Donne sempre più determinate, competitive e resilienti” di Matteo Simone. Modera: Alessandra Penna, ingegnere e atleta; Intervengono: Francesca Boldrini (Podistica Solidarietà), Elisa Tempestini (Associazione “Spiragli di Luce”), Anna Giunchi (Psicologa, Preparatore atletico, Blogger http://annalamaratoneta.blogspot.com/), Cecilia Polci (nel 2015 campionessa italiana trail under 30).

Un libro che descrive donne che scoprono lo sport e che grazie allo sport diventano sempre più determinate e resilienti fino a sfidare uomini; alcune vincono gare classificandosi prima degli uomini. Ringrazio tutte le donne che hanno collaborato alla stesura del libro con loro testimonianze e racconti.

Stralcio della prefazione di Vincenzo Prunelli: 
Ha senso continuare a credere la donna fragile, arrendevole, da proteggere, incapace di grosse prestazioni? Leggendo il libro dell’amico Matteo Simone, è il caso di dire di no. Fa parlare grandi atlete, ma il messaggio è rivolto a chiunque nella vita non si accontenti di limiti troppo stretti. Sono grandi atlete, ma lo sono diventate perché lo hanno deciso. Lo sport di cui si parla è benessere, rapporto con la salute, scoperta della misura di sé, momento e mezzo di partecipazione e comunicazione, in cui ognuno scopre ciò che ha di potenziale, gioca con i mezzi che possiede e ottiene il massimo dalle proprie possibilità, tante o poche che siano.”

Nel testo è riportata un’intervista ad Alessandra Penna di cui riporto una significativa testimonianza. Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e alla tua performance? “Lo sport mi fa sentire sempre bene, dopo una giornata stressante, un allenamento mi rende sempre felice e mi dà una bellissima sensazione di benessere. Lo stesso quando gareggio, la stessa preparazione della gara mi rende entusiasta e tutte le emozioni che ogni volta provo e il divertimento con gli amici mi spingono a voler raggiungere sempre nuovi piccoli traguardi personali.”

Alessandra descrive tanti concetti importanti, tra i quali: stabilire obiettivi da raggiungere e allenarsi bene e seriamente, la passione nel fare le cose, se una cosa piace veramente il tempo si trova.

Quello che affiora da tante interviste è che lo sport influisce positivamente sull’umore e sulla salute fisica e mentale, interessanti le parole di Francesca Boldrini: Ti sei sentita campionessa nello sport almeno un giorno della tua vita? “Mi approccio sempre con grande umiltà al podismo, tuttavia mi è capitato di vivere esperienze talmente gratificanti da farmi sentire una vera e propria campionessa, almeno ai miei occhi!” Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e alla tua performance? “Intanto ha migliorato la fiducia in me stessa, donandomi sicurezza anche nella vita in generale e nel sociale. Per correre ho smesso di fumare ed oggi mi sembra uno dei regali più belli mai ricevuti. Inoltre godo di un ottimo stato di forma e molto raramente mi ammalo.”

Si apprende dalle esperienze, superare momenti difficili aiuta ad andare avanti, se ce l’hai fatta una volta, ce la farai anche una seconda volta. Interessante la testimonianza di Elisa Tempestini: Quali meccanismi psicologici ti aiutano nello sport? “Lo sport è lo strumento per il benessere sia fisico e mentale, e che ti aiuta a superare ogni ostacolo!” Cosa pensano i familiari e gli amici della tua attività sportiva? “I miei familiari mi hanno sempre sostenuto a raggiungere i miei traguardi.” Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Sono tanti gli episodi, specie quando si corre in gruppo, si sviluppano molte idee, una di queste, è stata la nascita del Trofeo città di Nettuno, la corsa che io organizzo ormai da 10 anni, e ne sono orgogliosa, perchè autofinanzio la mia associazione sportiva per disabili SPIRAGLI DI LUCE!”

Lo sport diventa una sorta di auto-terapia, si contatta se stessi, si riesce a conoscersi meglio, il proprio corpo, le proprie sensazioni, lo sport aiuta a gestire lo stress, a elaborare i traumi. Interessante è la testimonianza di Anna Giunchi: Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Il benessere è nato con un lungo lavoro mentale da parte di me stessa. Devo i miei migliori risultati agonistici ad un giovane allenatore: Marco Testero.” Qual è stata la gara della tua vita? “Maratona di Bari 2009: personale di 3h02’19”, terza assoluta.” Qual è un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per farli avvicinare allo sport? “Sport è filosofia di vita, educazione. La fatica ripaga sempre anche se, al momento, è difficile da sopportare. Se ci si abitua a questo genere di ‘sofferenza’, tutto il resto appare come solo un gioco, e riesce con estrema facilità.”

Per la performance non bisogna sottovalutare nulla, l’alimentazione diventa importante, l’affidarsi ad un bravo allenatore, competente e formato ma anche sensibile che ti segua, che ti veda, che parli con te. Conosco bene Marco Testero, ho anche gareggiato con lui, è un bravo allenatore.

Raggiungere traguardi importanti diventa il coronamento di un sogno, il raggiungimento di un obiettivo ambito, la ricompensa di tanti sforzi e tanta fatica per ottenere qualcosa che si desidera. E’ interessante l’intervista doppia a Maria Chiara Parigi e Cecilia Polci: Hai un sogno nel cassetto? Maria Chiara: “Il mio sogno è di vedere più possibile il mondo con tutti i suoi angoli, anche i più remoti, camminando e correndo!” Cecilia: “Beh, credo che ognuno di noi ce lo abbia, diciamo che mi piacerebbe moltissimo fare il Tor de Géants, ma se devo dire veramente quale sia il mio sogno, eh, sarebbe poter indossare la maglia della nazionale con lei, Maria Chiara Parigi. Maria Chiara non è solo un’amica, direi più una sorella del trail, è lei che mi ha insegnato tutto, che mi ha fatto tornare la voglia di correre, nei momenti bui, compagna di mille avventure ma soprattutto disavventure. La sua telefonata di quel famoso venerdì rimarrà nel mio cuore sempre, così come la gara della Maddalena in cui lei mi ha regalato una gara fianco a fianco e un podio assieme. Credo che vestire i colori dell’Italia sia il sogno di tutti, ecco io come sempre ci metto il carico da novanta, come si dice dalle mie parti, e vorrei poterla indossare fianco a fianco a lei e magari arrivare anche lì mano nella mano. Sono esagerata eh?? Ma in fondo un sogno è un sogno e mi piace viverlo così, sulla scia dei momenti magici che questo sport in sua compagnia mi regala!”

In gare durissime è importante anche l’intesa della coppia per riuscire a rispettare il passo dell’altro, non strafare ma nemmeno andare troppo lenti, un compromesso che si può trovare se ci si conosce bene e da tempo. E’ interessante l’esperienza raccontata dalla coppia Palas Policroniades e Vito Rubino, dal Canada al Messico in mountain bike tandem per 30 giorni: C’è stata un’alternanza nelle fasi organizzative giornaliere: alimentazione, sveglia, manutenzione? “I nostri giorni erano da 18-20 ore. In genere ci svegliavamo tra le 6 e le 8 del mattino, pedalavamo fino alle 2-4 di notte, poi accampavamo, mangiavamo qualcosa, e dormivamo da un minimo di 2 ore a un massimo di 5 ore (con l’eccezione di un paio di notti che abbiamo dormito di più e le ultime due notti che non abbiamo dormito). Il giorno dopo, facevamo colazione, disfacevamo la tenda e poi in marcia. Mangiavamo in parte in sella e in parte durante delle piccole soste. Ci rifornivamo in paesini di passaggio. Altre volte invece, per far fronte a delle condizioni meteorologiche, ci siamo dovuti fermare al tramonto e siamo ripartiti prima dell’alba. La manutenzione basica della bicicletta la facevamo circa ogni due giorni, oppure quando si rompeva qualcosa.”

Lo sport a volte può essere usurante, quindi bisogna fare molta attenzione, capire fino a dove ci si può spingere. Interessante anche il parere di Valeria Straneo che detiene il record italiano di Maratona 2h23’44”: Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano? “La maratona è una disciplina molto logorante per le articolazioni, è difficile trovare un compromesso tra la ricerca della performance con allenamenti molto duri e la salvaguardia della salute fisica.” Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica? “Ho scoperto di essere più paziente di quanto non pensassi. Quando per esempio si ha a che fare con un infortunio o durante la preparazione di una gara lunga come la maratona, non bisogna avere fretta ed è fondamentale aspettare ed avere pazienza.” Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Con la pazienza. Affidandomi a persone fidate che mi hanno saputo consigliare ed indirizzare sulla strada giusta. Lavorando sul problema giorno dopo giorno, a piccoli passi.”

Dietro ogni persona c’è un mondo, c’è chi ti sostiene, chi ti incoraggia, chi ti allena, chi ti segue, chi tifa per te, a maggior ragione quando si diventa campioni e non bisogna trascurare nessun aiuto volto al benessere ed alla performance, lo sportivo non è solo. Per ogni problema ci può essere almeno una soluzione, bisogna affidarsi a persone competenti esperte e di fiducia e progredire un passo alla volta con fiducia e positività.

 Sempre più le donne stanno dimostrando di essere fortissime atlete e nelle gare di endurance competono anche con gli uomini con tanta grinta e forza come ha dimostrato la fortissima atleta della Nazionale Italiana Francesca Canepa, sempre pronta a gareggiare e a rappresentare l’Italia in gare considerate estreme per lunghezza chilometrica e difficoltà di percorso: Hai ancora sogni o progetti?“I miei progetti in verità prendono forma in maniera del tutto casuale, in base alle situazioni in cui mi imbatto e alle opportunità che di volta in volta vedo dischiudersi. Non ho un piano preciso. Non ho gare iconiche che voglio fare per forza. Decido più o meno giorno per giorno. Quello che so per certo è che sarò un’atleta per sempre.”

 Lo sport permette di sperimentare la resilienza, non mollare mai, andare avanti e continuare per portare a termine la propria impresa, la propria sfida personale; per alzare gradualmente l’asticella e affrontare gradualmente situazioni sportive o della vita quotidiana sempre più difficili. Atlete della Nazionale Italiana come Antonella Confortola hanno ancora tanti obiettivi: Quali sono i tuoi prossimi obiettivi a breve, medio e lungo termine? Quali sono i sogni realizzati e da realizzare? “Sportivi, il mondiale lunghe distanze in Slovenia a giugno…a lungo termine trovare un lavoro che mi emozioni (almeno qualche volta) come lo sport. Per i sogni penso che siano una cosa personale, non ne parlo mai con nessuno… però sono importanti, ci fanno andare avanti.”

Pochi giorni dopo questa intervista, Antonella vinse la medaglia d’argento ai mondiali di corsa in montagna di lunga distanza e con le altre atlete ha conquistato il titolo Mondiale a squadra.

 Alcune atlete parlano di esperienze al limite anche con deprivazione di sonno per alcuni giorni, ne è un esempio l’atleta della Nazionale Italiana Ultratrail Lisa Borzani: Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Sì credo di sì. Al Tor Des Geants nel 2014 sono arrivata al ‘limite’ non tanto dal punto di vista della gestione della fatica bensì da quello della gestione del sonno. Le prime tre notti di gara ho gestito la carenza di sonno con dei micro sonni ma l’ultima notte (la quarta) è stata dura e credo di essere arrivata proprio al limite delle mie possibilità in tal senso.

 Per molte donne lo sport diventa una grande prova da superare che fortifica corpo e mente, ne è un esempio Angela Gargano: Qual è una esperienza che ti può dare la convinzione che ce la puoi fare nello sport o nella vita? “La corsa mi ha aiutato a superare tante difficoltà, è riuscita a farmi sentire più forte, più sicura. Nel 1999 ho portato a termine la Marathon de Sables, 224 km in cinque giorni in autosufficienza idrica ed alimentare; pensavo che non sarei stata in grado di arrivare in fondo, e invece ce l’ho fatta. Questa gara mi ha forgiato il carattere e ha contribuito a rafforzare la fiducia nei miei mezzi.

 Le donne si dimostrano molto resilienti e determinate, ci riprovano fino a raggiungere il proprio obiettivo, grande esempio è Aurelia Rocchi: Quale è una gara estrema che ritieni di non poter riuscire a portare a termine? “Vorrei provare tutte le gare. Se ci sarà una dura che non potrò finirla per qualche motivo, riproverò fino a che ci riuscirò perché non c’è niente più forte del mio cervello, avrò tanta pazienza per riprovare.”

Matteo SIMONE – 21163@tiscali.it

+393804337230 Psicologo, Psicoterapeuta

http://www.psicologiadellosport.net/

https://ilsentieroalternativo.blogspot.it/

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

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