Interpretare musica.

DREAM MUSIC

Anni fa quando nacque in me l’idea del Festival Oro, giocavo a basket, tiravo a canestro, in casa, con un piccola palla di carta. Nacque in me l’idea di una compilation, con canzoni da votare, in base ai canestri nel cestino. Vince ” True ” degli ” SPANDAU BALLET “.

Per me oggi è facile, dato che la verità è altrove, per usare la filosofia, visto che sul campo di ” basket “, questa cifra, con il canestro reale, non c’è, non ci sono nemmeno quei cantanti.

Soprattutto un anonimo come me, nella musica, nel cinema, nello sport, non ha avuto, non ha le credenziali, gli accrediti per fare quel ” festival”, molti teorici, dicono a noi, di non perdere il tempo, nel ” chi siamo “, ” che cosa vogliamo “, dato che s’interessa di noi solo un comune essere umano, che ci vuole bene, ci guarda, se siamo bravi come vicino, se siamo un cagnolino simpatico.

Una ” illusione ottico e geometrica nello spazio ” è sempre in agguato, gli uomini con la loro anima, si creano anche il bello, per superare questa illusione, sotto forma di colore, spazio, immagine.

Abbiamo detto ” dream music “, sino adesso, c’è pure da dire un ” incubo alla Orwell “, si ricordi il romanzo 1984, iniziato a scrivere nel 1948, da qui il titolo ottenuto invertendo le cifre. Ove si riflette sulla verità, grazie all’unico slogan ammesso dal partito politico, sempre del romanzo si capisce, che è quello :
“la menzogna diventa verità e passa alla storia”.

Ricordarsi che cercare un vincitore oggi che sia ” True ” non è facile, anche per il grande successo della canzone, uscita nel 1983, una ballata di 6 minuti, canzone che ha il suono giusto, usato in molti campionamenti.

Billy Preston, collaboratore dei ” Beatles “, è stato l’unico musicista con cui il gruppo abbia condiviso il nome su un etichetta del disco, quindi si ricordi che non è semplice essere riconosciuti, in un mondo importante come quello discografico.

Un grandissimo autore italiano, Francesco Guccini, si definisce in un verso della canzone Samantha, un burattinaio di parole. Il 6 Aprile del 1977 un giornale, Grand Hotel, gli dedica una copertina, dal titolo ” Il padre che tutti avremmo voluto avere “. Da quel momento ha saputo rappresentare la cultura di due genitori, non solo uno, una voce si legge nella critica, di quello che un tempo si diceva movimento, oggi si dice voce di gioventù, a spiegarlo così, definendolo questa voce, è il Premio Nobel per la Letteratura, il grandissimo, Dario Fo.

Ricordate  Maria Luisa Boncompagni , che se Guccini può essere nostro padre, qualche pignolo può dire di essere nostra madre. E’ lei la prima voce che ci ha messo in contatto, in Italia, con questo strumento magico che è la Radio. Rispose ad un annuncio, sul Messaggero, in cui si cercava una ” Signorina buona dicitrice “, non arrivò ad essere chiamata Mamma, purtroppo per lei, gli diedero il titolo di ” Zia Radio e Usignolo della Radio “, seppure negli anni ’90 si è accertato, che il primo annuncio portava la voce di Ines Viviani Donarelli, il chi vi sta parlando fu probabilmente manipolato,lei era moglie del direttore artistico, invece, la Boncompagni, quella assunta per concorso. 

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