La storia di Jack il cuoco.

chef holding white tea cup
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Leggiamo un ” piccolo testo ” tratto dalla lunga storia

Il maestro.

Il maestro di Jack, lo leggerai nel racconto, è il grande William Sheakespeare. Un cuoco che impara come passare una notte di sogni, incubi, svegliarsi presto al mattino, andare via, propria di certi personaggi degli scrittori, Willy, come lo chiama lui, compreso.

Sembra che il suo maestro gli abbia fornito un tesoro, come quello del contadino, della sua terra, che gli dava le cose buona da cucinare, si proprio sotto la terra del suo contadino c’è un tesoro.

Non vuole mostrare se stesso arrabbiato, deve passare nel fiume delle parole, della democrazia, vuole farsi vedere pronto, si sente un uomo democratico, nel pensiero, anche se tutti cercano di entrare nei suoi pensieri, magari lasciarlo la notte in una stanza, senza che abbia la forza di andare via presto.

” Io e Willy “

Jack ora sa se ha un credito negativo o meno, ha incontrato i suoi lettori, per questo ha scritto su un giornale, ha conosciuto dei giornalisti, non ha incontrato i suoi amori, le donne, non è rimasto deluso, non può pensare a scrivere un ” poema d’amore “, lo hanno incastrato con le solite inchieste dei giornalisti. Una sera, era tornato da due settimane da Roma, il suo boss, sveliamo ora il suo nome, il capo si chiama Little John, un nome d’arte, gli telefona, invitandolo a prepararsi tornerà in Italia per incontrare uno studente di teatro. Il discorso di Jack al suo capo è più o meno questo, dice ” ah teatro!! ” – come dire- ” teatrooooooo!! “- da sempre non ne capisco molto, come la musica mi serve a curare la malinconia, di solito vado al teatro più vicino a casa, pochi isolati, non sono uno che si aspettava di dovere viaggiare per teatro, sono già malato.

Chi è ? dice Little John- il cuoco con cui parlo, è oppure non è un grande fan di Sheakeaspeare, quindi farai molti km, andrai in Italia, per incontrare uno studente del tuo autore inglese, che non si dimostra all’altezza di un professore per superare la sua prova teatrale. A dire il vero Jack- aggiunge con fretta – questo studente è qui da noi in America vincitore di un concorso, in Italia non riesce bene, devi aiutarlo, incontrare Sheakespeare, me ne rendo conto non è come farsi l’amante, è diverso, dovrebbe essere comunque importante per te.

Federico, lo studente, sa da poco che arriverà un cuoco per parlare delle sue notti insonni, preparando un audizione, è chiaro che parla da solo, ha perso fiducia nel capo di Jack, già al solo pensiero che sia un cuoco, è comunque giovane, sa che anche i testi piacciono o meno a dei comandanti, questa è la sua attuale esperienza con il Professore Tony Parola.

Jack arriva a casa di Federico – ha già valutato in viaggio, al suo computer, tutta il fac-simile del copione di Parola – si presenta dicendo che lui non può fare un interrogazione, non ha il potere del Professore, sa che il suo regista non vuole mandarlo in scena.

Apre il copione, con molta rabbia Federico inizia a leggere, fa molta filosofia, per questo Parola non lo vuole, verrebbe da dire ” si impicchi la filosofia “, il Professore non la pensa così. Jack ripensa alle parole del suo capo, anche a lui viene di bocciare Federico, si vede che recitando cerca proprio un amante, non il rapporto con uno scrittore, poi come ogni studente ha scelto la parola per sputare in modo inaccettabile la sua protesta verbale. Ad un certo punto Federico, a chiare lettere, con voce alta, dice proprio : devo recitare il soliloquio di Beatrice ( Vattene in Paradiso Beatrice, Beatrice vattene in paradiso, questo non è posto per ragazze nubili ). Jack subito lo ferma, poi sorride, aggiunge subito alle risate : Dai caro Federico l’ospitalità delle donne è cosa seria, se una donna te la chiede devi essere cortese, poi spesso le donne danno delle noie e ti viene di mandarle via, tu sei sicuro di dovere ospitare Beatrice?

Federico risponde con calma : Sheakespeare ha scritto di Beatrice, è lei la mia salute, non voglio fare marcia indietro- diviene sempre più serio – per me la pena da valutare è non renderla viva sul viso di un attrice. Dirò a Parola che voglio Beatrice in scena, che voglio il pubblico senta citare quella frase di Beatrice.

Jack saluta Federico con un ” in bocca al lupo “, poi non credo, dice uscendo, che non sia decente la tua proposta, oggi molti registi alle donne sul palco chiedono cose che non danno così grande importanza alla lingua, penso che l’attrice debba battersi per te con Parola, debba esserti riconoscente per il suo personaggio, non credo che vincerai se sfidi il docente con una pubblica contesa.

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