Il confronto con uno Stato “ prospero “.

statue liberty under clear sunny sky
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Ogni disciplina, anche la storia, è un vocabolario che ci dice in modo preciso come scrivere, possiamo citare Benedetto Croce[1], filosofo, che sosteneva che ogni storia è contemporanea in quanto la ricerca del passato è sempre frutto di interessi, domande, curiosità che nascono dall’oggi.

Come si scrive “ La prima guerra mondiale “ .

Le lezioni degli storici si aprono dovendo descrivere l’inizio del novecento e del primo conflitto mondiale, si tratta di vedere secondo gli studiosi cosa sia la “ grande guerra “, con retorica propria della sinistra, nazionalismo proprio della destra si direbbe oggi, per aderire ad un banale luogo comune. Le forze lavoratici devono fare di tutto per evitare la prima guerra mondiale, qui l’esperto non è la destra oppure la sinistra, meglio un “ cremlinologo “[2] che studia una guerra a favore di una potenza imperialistica o meno.

In Italia forse la guerra si ricorda per le doti militari di Italo Balbo, un aviatore, anche uomo del fascismo, che incarna l’idea di economia bellica, che fabbricava armi, si dotava di tecniche propagandistiche, che presenta istanze anti-democratiche.

Nel 1917 il grande entusiasmo per la prima guerra mondiale, dopo la seconda internazionale socialista, viene meno, presentandoci un inizio novecento che vede la moda perdere il suo valore elitario, si parla del tentativo di risanamento dei ghetti urbani, con piani di edilizia popolare, in modo da creare vicino alle fabbriche, a tutela degli operai dei veri e propri villaggi a loro dedicati.

Un grande intellettuale di nome Antonio Gramsci apre la questione dell’americanismo[3], per designare la tendenza dei paesi europei e in generale quelli industrializzati, ad assumere forme di organizzazione sociale ed economica tipiche degli USA.

Vivono al tempo la fine dell’Italia di Giolitti, non s’immaginano il fascismo, con un mondo imprenditoriale che vuole nuovi territori, seppure la nazione italiana dopo la prima guerra mondiale è debole.

I Carabinieri si studiano oggi gli epiteti, Testem benevolentiae nostrae, chiamare il nostro avviamento quello che non è l’americanismo, è anche in una Lettera Apostolica, di Leone XIII, dove a proposito di dottrine si sottolinea, di stare attenti a come si scrivono, spesso sono nel nostro cervello a lungo, ci risuonano nella mente, quindi si dibatte se una chiesa in America, diversa da quella che abbraccia tutti gli altri paesi sia possibile, si possa consentire.  Oggi potremmo mettere una bella cattedra del Pontefice e del Presidente Americano, per vedere se sono d’accordo, sapendo che fino a quando non si prega il giusto, esiste anche una mortificazione corporale, come un suono nella testa.

Un modo complicato di scrivere, diverso dal piangere per amore, si tratta di pregare, di farsi riconoscere per questo con la dottrina, non possiamo essere fuori registro, con tono confidenziale, nello scrivere di storia, di fede, chi scrive il post può dirsi anti-fascista, tra poco lo scrive, non credente, cosa che forse non è utile nella promozione degli scritti, alla carriera letteraria, ricordandosi che Qual negligenza, quale stare è questo? (Dante).

Quindi bisogna “ stare buono “, nello scrivere “ italietta “ , a ricordare la scena politica italiana, come anche stare calmo nello scrivere di essere pro-America, si sa non piace molto la “ ribellione “, anzi all’economia liberale e liberista spesso si ricorda che il dollaro ha problemi di legalità, quindi oltre le mura di scuola, gli states hanno altri significati.

Antonio Gramsci, usato spesso per dottrina, ha fatto breccia per il proprio pensiero politico, chi è anti-fascista come me, non può che apprezzarlo, non sappiamo quanto si possa scriverlo per raccontare in modo oggettivo la storia, sono i problemi della nostra mente, il rapporto con le letture, che spesso non interessa alla dottrina.

Un impegno in ogni struttura operaia porta a sentirci dire di Gramsci, il suo esame del ruolo d’intellettuale, del suo essere pensatore del lavoro dal punto di vista sociale.  Per lui un regime non è solo coercizione, si manifesta, condivido, per il fatto che manca un’alternativa.

L’impegno dell’uomo di cultura deve essere teso per me verso l’antifascismo, lui aggiunge la questione meridionale, affronta i problemi del carovita, delle posizioni contro la guerra, si muove in una città come Torino, in un momento di sfrenate provocazioni per il mondo accademico e l’affermarsi di grandi personaggi, come Luigi Einaudi, che si preoccupavano, invece, ancora di una solida cultura storica ed economica.

L’Italia, nel periodo fascista, che viene piano, dopo la prima guerra mondiale, deve risolvere il problema del divario tra città e campagna.

Nascono industriali definiti “ padroni capaci “, si vedono i tecnici, si producono saggi sulle macchine americane, si fanno viaggi all’estero, le rete nazionali statali, l’industria nazionale aprono verso l’America, non solo nel dibattito dello sviluppo delle grandi città, arriva l’essere troppo americano, come condizioni di vita, aumentano gli abitanti per città. Dal punto di vista economico, il fenomeno urbanistico, accompagnato dall’offerta di biblioteche, scuole, musei, apre il rapporto tra grandi città ed intellettuale.

[1] La storia – sostiene – è atto di pensiero (unità-distinzione tra momento intuitivo e momento logico) e, dunque, giudizio: è insieme fatto, documento storico ( fonte Minerva Web bimestrale della biblioteca “ Giovanni Spadolini “ )

[2] Giovanni Codevilla presenta una documentatissima storia delle relazioni tra potere spirituale e temporale in Russia -.Fonte Avvenire –

[3] Si può intendere per americanismo il complesso dei principî e delle dottrine che ispirano la costituzione degli Stati Uniti, o la celebre Dichiarazione d’indipendenza, del 4 luglio 1776 – Fonte Treccani –

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