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Prima cosa, complimenti all’India, bellissimo paese. Si dice oggi, riferendosi ai pellerossa americani,  ” sono loro “, il nostro ispiratore, che si ” faccia l’indiano “, non si capisca dunque un linguaggio, delle parole, i pellerossa, ai tempi dei colonizzatori, non comprendevano il linguaggio dei bianchi.

In India, si sono oggi ufficialmente registrate 22 lingue, che si possono parlare nei diversi luoghi del Paese. Anche molti americani parlano una lingua diversa dall’inglese, soprattutto nelle loro case, in molti ci chiediamo quale sia il linguaggio del futuro.

In scuole, università, strutture spesso militari, ove non vi è caos linguistico, sempre regna una comunicazione precisa, con una comunicazione che sa le identità di ognuno di noi, nessuno può fingersi ” stanco morto “, per non comunicare. Spesso, non tutti, siamo capaci, oppure autorizzati, per stare nei posti dove poi sapremo i suoni, le immagini, del linguaggio del futuro, una comunicazione precisa che non è certo quella della nostra casa, le mure domestiche saranno protagoniste del linguaggio dell’amore.

Il dialogo, fa aumentare la comunicazione in un gruppo, su un argomento orientato al futuro, se il tuo vecchio professore non ti vuole, te lo dirà la prima volta che entri a scuola, con il permesso dei colleghi, questo è studiare, dialogare. Visto che vi sono i professionisti e i profani, su ogni argomenti, sapendo che la comunicazione si basa su forme convenzionali, poi se un leader, di un gruppo, ti presenta come ” neofita “, nel dialogo non ci si può sbagliare, deve imparare.

Poi, arriva la trasmissione, stiamo studiando il GAMING dal libro Gaming : il linguaggio per il  futuro, di R. Duke, urbanista, progettista, docente americano, che appunto dice che la trasmissione in un contesto educativo o formativo, avviene anche con giochi educativi, militari, giochi urbani, business games.

Poi il gruppo, dopo avere giocato, parlato, arriva all’estrapolazione di informazioni ed opinioni, si sa del gruppo, si riesce a ricavare la sua mappa concettuale, quindi usiamo il “poi ” per dire che per parlare dobbiamo vivere i ” fatti “, si dice anche senza saperlo un testo arcaico, basta sorridere, dicendo subito ” questa non me l’aspettavo “.

Con quale finalità usare la mappa ?

Fare, ad esempio, un libro, non un post, visto che il gruppo vuole una pubblicazione, quindi copertina, , un editore, un autore, un  titolo, un sommario, in modo che un ricercatore, possa poi avere nel libro, proprio conto di come hai ascoltato, scritto, la comunicazione precisa, appresa in quella struttura, fatta di seri professionisti, con la comunicazione devi essere bravo a non ” rabbuiare “, cioè fare assumere un volto cupo, un’espressione corrucciata, devi sapere ” rabbonire “, essere capace di calmare, distendere la platea, forse termini arcaici, nel linguaggio oggi si direbbe ” si prenda un calmante lei ha contro un medico “, quando fai ” ribrezzo “, diventi ” raccapricciante “, per avere fatto scena.

A nessuno, mi si creda, quando si progetta il linguaggio del futuro, conviene fare l’indiano o lo stanco morto, è difficile essere precisi nella progettazione, di una filastrocca, senza conoscere queste tecniche, queste arti, quindi verrebbe da dire quando hai il momento giusto ” impara l’arte e mettila da parte “, poi se centrerai il linguaggio del futuro sarai stato ” bravo “, senza fare ” iattanza “, forse un altro testo antico, che comunque spiega bene che con il proprio potere non bisogna essere arrogante, presuntuoso, ostentare la propria superiorità.

In gradi paesi come l’America, ad esempio, dopo l’inglese arriva lo spagnolo, vi sono anche cittadini americani che non sanno comprendere l’inglese in modo adeguato, vi è anche in America anche ampio uso dell’hindi, una lingua indiana, essere ” bravo “, vuole dire essere ” valente “, provetto, molto capace nella professione, un vero artigiano della parola del futuro, uno che l’ha creata con le proprie mani, il proprio cervello.

Per studiare una lingua, ci vuole molta fatica, questo è il tuo impegno, capirai nel linguaggio del futuro, che non basta essere turisti, avere l’amante, per parlarla.

Se nella tua casa hai avuto, a sorpresa, da una struttura precisa, sorvegliata, una comunicazione tipo ” i canti mistici “, sai che il maestro, ha i suoi discepoli, i suoi luoghi d’incontro, quindi quando sei povero nello studio, di soldi, parole, ti conviene rispettare al massimo possibile i maestri, avere un atteggiamento molto ” pio “, un seguace del pacifismo, lo trova molto può semplice, non solo sa fare uscire, con le battute di spirito, la faccia del ” pacioccone ” ( in modo che nessuno gli dica non la devono guardare in faccia ).

Abbiamo tutti il diritto di dire, nell’era del 2.0, che non ci piace la comunicazione via satellite, che non vogliamo studiarla, seppure appare difficile, impossibile, vivere senza questa connessione, chi lo ha capito prima degli altri è diventato un maestro, un ” guru ” della comunicazione, come si dice oggi.

Il problema che spesso, ancora, oggi le espressioni fanno riferimento allo ” stereotipo”, quindi l’indiano d’America, quando comunica non è necessariamente quello che finge di non capire, anche se in Italia, si diceva già ” fare orecchie da mercante “, ma le traduzioni altre lingue, della propria cultura, delle cose che riguardano i piccoli paesi, sono cose difficili, per fortuna l’italiano è ancora italiano, l’americano, ancora americano, basta che nella vita non ci siano ” i soliti discorsi “, opinioni precostituite.