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” Ci sono i miei amici “, oggi sono la vittoria, sembrano una proprietà riservata, in ogni versione social che si rispetti, nessuno può toccare. Chi scrive non ci pensa proprio, a dare fastidio a chi ha condiviso tutto, libri, ore d’amore, di studio, momenti di felicità, non solo, i miei amici di ieri, mi chiamavano ” Zorro “, sono riuscito a mettere una voce con questo nomignolo, degna di una televisione, un combattente dell’ingiustizia, qualcuno dice che fosse vissuto in Messico, questo personaggio, seppure avere comportamenti come lui, avere un identità segreta, non mi è mai passato per la testa. I film sono costruiti, artificiali, la cosa importante spesso è che le immagini non sono parole, non hanno dizionario, non hanno un lessico.

Quello dell’identità segreta è un idea per fare un personaggio,  Zorro o meno, dire in faccia all’eroe l’ingiustizia, che può essere anche quella che scrive uno scrittore in concorrenza con lui. Nel 2019 questo personaggio compirà 100 anni, è un eroe della letteratura americana.

Cinema e letteratura, lo sappiamo sono ” il nostro confronto “, i film per riuscire, lo si sa, cambiano il testo letterario. Sappiamo che la bobina, che avvolge la pellicola, nel linguaggio tecnico è chiamata ” pizza “, sappiamo che dopo il ” ciak “, non arriva sempre subito il ” buona la prima !!”. Nei pressbook di Zorro, nell’elenco delle persone che hanno contribuito a realizzarlo, non compare, sorridete, Giuseppe Di Summa, poi spesso le immagini vanno a passo uno, quindi si riprende con lentezza, come se si stesse fotografando, lo spettatore, come me, che lo sono, va coinvolto in modo visivo e sonoro.Il cinema, insomma, del personaggio, quando lo crea, con i propri tecnici sa dare spiegazione.

La letteratura americana nei film è un vero ” lusso “, il film più amato da chi scrive, è proprio un classico della letteratura in America, dal titolo ” Il buio oltre la siepe “, anche qui si legge di ingiustizia, che è rimasto un mio interesse, nonostante la voce poco amica di Zorro, nel libro di Harper Lee, si aggiunge anche il concetto di integrazione, rispetto delle persone con colore della pelle diverso dalla nostra.

Il termine è ” rich-club phenomenon “, quando si dice che i ricchi diventano sempre più ricchi, qui ha successo il networking, nel mondo delle aziende che sono connesse, spesso tra di loro essendo multinazionali, sanno controllare anche la rete, che è dedicata agli amici.

Agli amici bisogna sapere dedicare una ” gag “, quindi verbalmente, con una certa velocità, provocare ilarità, quindi una ” piccola gag “, sentire chiamarmi Zorro, vi faccia ridere, visto l’enorme differenza, con il grande, storico, personaggio.

Poi se esiste una voce, che fa nascere un film d’amore, oppure uno sulla terza guerra mondiale, sappiamo che quella comicità a volte diventa della buona filosofia, quando tante identità segrete, invadono il tuo spazio, magari ti tolgono l’amore la moglie, è meglio attrezzarsi.

I Professori, gli amici, sono un ottima medicina, come il proprio paese, la propria città, possiamo riconoscerlo, senza problemi per nessuno, molti si chiedono se insegnanti e studenti, oggi debbano essere amici su Facebook.

I coetanei sono importanti per costruire la propria identità, seppure in modo ufficiale essa spetta alla famiglia, alla scuola, che spesso non usa nomi simpatici e divertenti, essere escluso da un gruppo, nella vita, rappresenta un dolore mentale non indifferente, anche se oggi, questo fa sorridere molti dicono di no ai gruppi.

I social dimostrano che gli amici si seguono, a me non resta che sorridere, per il fatto che le persone non si seguono, anche quando lo si desidera, in aiuto vengono i latini :

  • Amicus omnibus, amicus nemini.
Amico di tutti, amico di nessuno

I latini, quindi vi ammoniscono a non seguire proprio tutti, non solo poi si crea confusione, se ci preoccupiamo troppo dell’immagine, dei mi piace.

  • Tot capita, tot sententiae.
Quante teste tanti pareri.

Non è che tutti possiamo esprimere pareri, in base al numero di mi piace, dovremmo venire incontro ai gusti solo per questo motivo, a chi scrive non piace.

Nel gergo giovanile si dice ” mi piace un tot ” , proprio per dire mi piace molto, poi sappiamo che quando si è in tanti, nelle cose che piacciono ai più giovani, la cosa fa piacere.