Un verso antico.

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Un verso antico

Da un verso antico e da una bella città si può sapere chi non si sarà mai.

Potrei essere un dotto, un semifilosofo, nella fitta nebbia nebbia, un verso antico colpisce alla schiena, non è più formula moderna dicesti

 

Nella tradizione mitologica romana, i due fratelli Romolo e Remo, a quanto ci fa sapere lo storico Tito Livio, sono protagonisti del racconto sulla nascita della città di Roma.  Romolo fu il fondatore.

Nasce uno dei più grandi imperi dell’antichità, il primo scrittore ad essere ricordato è Livio Andronico, a lui furono concessi grandi onori.

Vediamo di riflettere su alcuni costumi romani.

Dalla letteratura e dalla poesia, possiamo conoscere una tipica preghiera romana.  I Salii intonavano il Carmen Saliare :

Cum tonas, Luceri, prae te tremunt quot ibi te di audierunt tonare

Quando tu tuoni, o Signore della luce, davanti a te tremano quanti dèi nel cielo ti udirono tuonare.

Oltre alla religione, alla politica, essi per comandare avevano bisogno di organizzare il tempo.

Il calendario romano presenta molti punti in comune con il nostro, seppero dividere la giornata prima e dopo mezzogiorno.

Oltre poi all’organizzazione dell’esercito, alla politica di conquista, anche loro per il periodo storico, si confrontavano con la mitologia.

Sappiamo dalla mitologia greca, invece, che notte generò eros, quindi amor, secondo Omero dimorava nel cielo ed era molto temuta. Anche per i romani, la notte, faceva il doppio, cioè era dispensatrice di un momento di riposo, seppure simboleggiava le divinità che affliggevano di pene e tristezze l’uomo. Veniva rappresentata con due bambini in braccio, uno bianco simbolo del sonno, uno nero simbolo della morte.

Prima di essere cosmopoliti, spesso a tavola facevano vita austera, non solo i famosi pranzi, banchetti, che spesso si vedono nei film.

Anche i romani mangiavano circa tre volte al giorno, colazione, pranzo, cena, si dotarono anche di leggi per evitare le eccessive spese, per le loro famose, cene conviviali. I soldati, pare, si accontentassero di un solo pranzo a mezzogiorno. Il latte era molto importante nella loro dieta, il cibo variava in base alla classe sociale.

Virgilio, poeta romano molto famoso, autore delle Bucoliche, le Georgiche, l’Eneide, maestro di Dante, scrisse Moretum ove spiegava una ricetta su come si preparava una focaccia a base di formaggio, aglio, ruta.

 

A Roma c’erano i poteri di Dio e di Cesare.  Ancora oggi si dice : restituite a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio[1]. Già Turtelliano si chiedeva : “Quae ergo sunt Cesaris? / Che cosa dunque è di Cesare?” Ovviamente la risposta fu che a Cesare spettava la moneta.

Amministrare l’Urbe, voleva dire anche avere a che fare con il patrimonio ecclesiastico, ricordiamolo, come ricordiamo anche che Imperatori furono chiamati i successori di Augusto al Governo di Roma.

Costantino il Grande[2] è un caso di Imperatore venerato come Santo dalla Chiesa Ortodosso, mentre la Chiesa Cattolica non lo inserisce nel suo elenco ufficiale di Santi. Si è battuto per il cristianesimo e la libertà religiosa. Considerato molto pio. Fu lui a costruire la nuova Roma d’Oriente dandogli il nome di Costantinopoli.

Introdusse nel 321 il Giorno di Sole, la nostra domenica, il cosiddetto “dies Solis “[3].

Abbiamo letto del Verso Antico, siamo alle conclusioni finale, è chiaro, anzi chiarissimo, che l’Italia, per legge, non può essere gli studi di un Giuseppe Di Summa qualsiasi. Questo è pacifico, all’autore del verso antico non toglie nessuna curiosità.

Molti vanno sulle tracce di Cesare per arrivare al palcoscenico, c’è un abisso anche qui, l’autore del verso antico, vuole sono senza spostarsi troppo a sinistra, negli studi scolastici, fatti da ragazzo, riflettere sulle parole del potere.

Una posizione scomoda, una intrusione illecita tra i fatti delle popolazioni, è stato anche un pericolo per Cesare, quindi i romani insegno chi sono quelli che si fanno o meno i fatti nostri.

Scrive Cesare nel De Bello Gallico, libro che spesso per molti è il miglior Sindaco di Roma, quidi Cesare come simbolo di carica, è anche un successo dei diritti televisivi, si legge nell’opera di Cesare che “Ordinano agli Edui ed alle loro tribù client trentacinquemila armati “.

Un Giuseppe Di Summa qualsiasi come me, non sarebbe mai cesare, non farebbe lavorare clienti del genere, sono un grande pacifista me lo si consenta di scrivere, non solo, le battaglie sono fatte di guardie, si pensi ai fortini, castella, che i romani usavano, che di notte avevano le sentinelle.

Quindi per dire che quelli che stanno in queste situazioni non siamo noi, ma al massimo gli attuali militari, massimo rispetto, ovviamente per loro, con tutti i diritti di legge.

Cesare, De bello Gallico, VII, 84 scrive : I Romani erano altresì terrorizzati dal grido che si alzava alle loro spalle mentre combattevano, poiché capivano che il pericolo dipendeva dal valore di coloro che proteggevano le loro spalle.

Quindi il suono del grido che abbiamo ascoltato è “ lei non ci sa proteggere “.

Abbiamo scritto, in maniera poco storica, sapendo che questa non è modo di scrivere storico per un tribunale, ad esempio, abbiamo dunque scritto della terra di Cesare.

Ora entriamo nella terra di Augusto, così spieghiamo cosa vogliamo da Cesare ed Augusto.

Qui siamo all’arte del comando, basato sulla discendenza dalla gens, sul mito dell’Eroe, come dell’uso delle menti migliori del tempo, per creare un immagine.

Noi speriamo che dopo la lettura di questi libri, del verso antico, a Roma ci si vada per ammirare le stelle.

Il fascino di Roma, la bellissima città, è nei “ sanpietrini[4] “, che assieme alle bellissime donne romane, fanno vedere con piacere la Capitale, alla quale non si reca offesa, la tradizione della città culturale, archeologica, merita stima immensa.

Si sa nell’antichità molti edifici, a Roma, nascevano in base a come erano allineate le stelle, c’è quindi da andare a vederli.

Chi ci ha fatto del male ?

Chi ha detto che sappiamo tutto.  L’home Faber[5] insegna che ognuno ha il suo destino, non a caso un famoso libro dallo stesso titolo racconta la morte di un autore.

L’uomo come artefice, capace di creare, costruire, trasformare l’ambiente e la realtà in cui vive, adattandoli ai suoi bisogni

Si ricordi che i romani sono, ovviamente, visto la mancanza di macchina, specialisti di passi, la parola miglio deriva dall’espressione latina milia passuum “ migliaia di passi, visto che come dice la canzone di Vecchioni Alessandro e il Mare, Generale dicci dove, quindi con i passi dei romani non si scherza, per il fatto che Roma è anche una città sacra, soprattutto in molte delle sue vie, di oggi, come di ieri.

 

 

 

Bibliografia ;

Storia di Roma

Di Indro Montanelli

Editore : Bur Rizzoli

Storia d’Italia

Di Indro Montanelli

Editore : Fabbri.

I grandi imperatori

 

Di Giuseppe Staffa

Editore : Newton Compton Editore

[1] Una delle frasi più note del Vangelo.

[2] Flavius Valerius Aurelius Constantinus

[3] Codice giustinianeo 3.12.2 “«Imperator Constantinus.Omnes iudices urbanaeque plebes et artium officia cunctarum venerabili die solis quiescant. ruri tamen positi agrorum culturae libere licenterque inserviant, quoniam frequenter evenit, ut non alio aptius die frumenta sulcis aut vineae scrobibus commendentur, ne occasione momenti pereat commoditas caelesti provisione concessa. * Const. A. Helpidio. * <a 321 PP. V NON. MART. CRISPO II ET CONSTANTINO II CONSS.>»

[4] Inventato sotto Papa Sisto

[5] Homo faber. Ein Bericht anno 1957.

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