Intervista con Andrea Alfani

La tua scrittura ( prima domanda ) .Che parte attribuisci a quei pensieri che non riesci a riprendere e poi se ne vanno, li consideri pericolosi nella visione di un testo ?

Di solito scrivo tutto ciò che mi passa per la testa, buono o cattivo che sia. A posteriori, scelgo ciò che reputo buono e scarto ciò che non mi piace.
I pensieri che momentaneamente scompaiono, vanno a far parte di un humus fertilissimo, dal quale a volte attingo nel futuro. Spesso mi capita di ritrovare pensieri andati perduti, rileggendo l’ultima poesia che ho appena scritto.

Da quanto tempo scrivi e come ti trovi con le forme di scrittura oggi ?

Scrivo da quando avevo 14 anni, ma ho sempre apprezzato le materie umanistiche: soprattutto italiano, storia e geografia. Da piccolo, durante le vacanze estive, mia madre mi dava delle tracce per scrivere dei temi. Devo dire che se all’inizio non mi stava molto simpatica come cosa, poi ben presto ho imparato ad apprezzarla. Ricordo che una volta dissi a mamma: “Da grande voglio fare lo scrittore!”.
Inizialmente pensavo ad un beat, un ritmo e su questo scrivevo un testo. Poi man mano, leggendo e scrivendo sempre di più, ho imparato ad apprezzare le forme di scrittura breve: il racconto, ma soprattutto la poesia. Di solito scrivo in verso libero, ma trovo piacere anche nello scrivere in metrica. Credo che il conoscere le forme della poesia contemporanea, sia altrettanto utile che conoscere le forme della tradizione. Sono tutti strumenti che a seconda del mio intento, del tema, di ciò che voglio comunicare, posso sfruttare per rendere al meglio una sensazione, un’emozione o una persona.

Quale paesaggio ti ispira maggiormente per avere la tranquillità per scrivere ?

Non c’è un paesaggio che mi ispiri più di altri in assoluto. Ci sono diversi paesaggi e luoghi che amo molto. Tra questi posso ricordare la mia città natale, Tivoli, dove vivo tutt’ora e dove ho sempre piacere di passeggiare. Altri luoghi che amo sono: Roma ed altre città d’arte, i borghi medievali, i castelli. I paesaggi che più mi piacciono invece sono: il mare, la campagna, il lago, la montagna d’estate.
Viaggiare è una mia grande passione e il viaggio stesso è uno dei principali temi delle mie liriche.
Nel mio ultimo libro di poesia: “Coccinelle sui fili d’erba del seppuku”, il filo conduttore di tutta la raccolta è il Giappone con la sua splendida cultura.

Per te il sapere degli uomini come è aiutato dalle narrazioni popolari ?

Le narrazioni popolari, in maniera particolare fiabe e favole, sono molto utili negli primi anni di vita di un individuo. Permettono al bambino di fantasticare, lo portano in altri mondi e con la morale impartiscono un insegnamento importante.
Da bambino mi piaceva leggere dei libri di fiabe illustrati e profumati. Forse è dovuto anche a quest’associazione visivo-olfattiva, il mio amore per la letteratura.
La letteratura popolare è certamente un patrimonio da salvaguardare e da difendere.

Quali sono i termini secondo te ” saporiti ” piccanti nelle poesie d’amore e quali invece quelli al loro ” tramonto ” ?

Non esistono parole “buone” e parole “cattive”. Credo che molto dipenda dal contesto e dalla materia su cui si scrive. Ci sono termini di cui si abusa un po’, altri che si usano meno.
A me piace una scrittura pulita, senza troppi termini aulici (i cosiddetti paroloni) con un linguaggio semplice ma non banale e molte figure retoriche, soprattutto metafore e sinestesie. Scrivo di getto, senza preoccuparmi troppo di ciò che scrivo. Raramente mi soffermo su qualche figura retorica, ma il lavoro a posteriori che compio non è mai una “riscrittura”.
Di solito scrivo poesie brevi. Questa attitudine deriva dall’influenza che su di me esercitano Ungaretti, ma anche altre forme di poesia non indigene: gli haiku. Sono poesie di pochissimi versi, ma così carichi di significato. Questa è la cosa che amo di più in poesia: dire molto con poco materiale verbale. La mia ricerca poetica è rivolta a questo e al rapporto con altre forme d’arte e scienze: fotografia, disegno, musica, psicologia, antropologia, ecc.
È sempre la realtà che crea la poesia, mai il contrario. Mi piace sognare, ma sono anche una persona realista. Credo che uno scrittore e un poeta, debbano essere prima di tutto sinceri con se stessi e con gli altri. La sincerità in scrittura la intendo come sincerità di intenti, il non mascherarsi, rispettare il lettore.

Se queste domande vanno contro le tue intenzioni di scrittore come pensi possa essere un programma che va incontro alle tue aspirazioni, anche di qualifica professionale, come ricordi il tuo percorso scolastico in tal senso ?

Queste domande sono un’ottima occasione per farmi conoscere e mi fa davvero piacere che qualcuno interessato me le ponga. Sono favorevole a un’apertura della poesia agli altri: presentazioni di libri, interviste, reading, siti internet, pagine sui social network, web radio, letture in videoconferenza, ecc. Credo che ogni canale se usato conoscendone potenzialità e difetti, possa essere un buon modo per farsi conoscere, conoscere e raggiungere sempre più lettori.
La scuola purtroppo è molto carente nel metodo d’insegnamento. Il libro viene presentato al bambino come un qualcosa di “obbligatorio”. I bambini, spesso odiano tutto ciò che viene loro imposto senza se e senza ma. La poesia viene presentata in modo ancora peggiore: da imparare assolutamente a memoria, senza capirne il significato.
Oggi abbiamo bisogno di una scuola che rinnovi profondamente il suo sistema. Non è semplice me ne rendo conto, ma solamente facendo le cose con passione, si può insegnare alle giovani generazioni a fare altrettanto. Gli occhi lucidi di un professore che spiega la sua materia, sono senz’altro un qualcosa di magnifico. Sono l’immagine più calzante dell’amore per la cultura. Purtroppo tranne alcune rare eccezioni negli insegnanti scolastici, questa passione l’ho trovata solamente nei docenti universitari.
Se ho la passione per la letteratura e in particolar modo per la poesia, non lo devo di certo alla scuola. La “colpa” è di mia madre, di quei stupendi libri di fiabe, dell’università, di me stesso e della mia gran voglia di esprimermi e comunicare.
Ringrazio tutti i miei lettori, ma in particolar modo Giuseppe di Summa, che con gentilezza mi ha posto queste domande e con cui ho inaugurato un progetto di “audio-poesia” , sulla sua web-radio. Di seguito riporto i dati della mia ultima raccolta di poesie. Ciao, buona lettura!
Coccinelle sui fili d’erba del seppuku, Edda Edizioni, Roma 2012

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