Nicoletta Bressan

Nicoletta Bressan è psicopedagogista, educatrice perinatale, insegnante di massaggio infantile AIMI, consulente del portare formata presso la Trageschule UK.

Dal 2007 lavora accanto alle donne e alle famiglie, accompagnandole dolcemente durante la maternità, organizzando corsi di accompagnamento alla nascita e corsi post-parto, fornendo supporto durante allattamento e svezzamento e ideando laboratori creativi per bambini. Promuove il contatto attraverso il portare e il massaggio infantile, oltre che curando una rubrica dedicata a questa tematica su Il Bambino Naturale. Gestisce anche Amrita… nutrire la vita! , servizio di accompagnamento alla maternità e prima infanzia.

Nel 2015 ha pubblicato con l’Editore Bonomi l’e-book Leghiamoci: come usare la fascia portabebé in ogni situazione

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Il tempo di ritrovarsi

 

I bimbi nascono e si sviluppano per nove mesi all’interno della pancia della mamma, in un ambiente caldo, intimo, dove i rumori arrivano ovattati e la pelle è continuamente stimolata dalla carezza del liquido amniotico; gli occhi conoscono solo qualche luce e ombra e il piccolo è continuamente in compagnia, tutto il giorno cullato dai movimenti della mamma e rassicurato dalla sua voce, mentre lei vive normalmente la sua quotidianità.

Dopo nove mesi il bimbo arriva al mondo, con un parto più o meno dolce e rispettoso dei tempi suoi e della mamma. A seconda di come nasce e dell’ospedale in cui si trova, può rimanere con la mamma per un periodo che va dai cinque minuti alle due ore: il tempo di ritrovarsi dopo l’intensa fatica del parto, riconoscersi, legarsi al primo sguardo a volte viene vanificato e ristretto da tutta una serie di procedure ospedaliere, dal bagnetto al taglio immediato del cordone ombelicale, che potrebbero tranquillamente essere rimandate nel rispetto del miracolo che si sta compiendo. Quando il parto è fisiologico (la maggior parte dei casi), il bimbo appena nato dovrebbe esser asciugato per evitare la dispersione termica e appoggiato sul ventre materno, in modo che lui e la mamma possano ritrovarsi, innamorarsi, sfruttare quel cocktail ormonale di cui sono intrisi per avere un riconoscimento immediato che possa sedimentare il loro legame nel tempo. Il neonato in questa posizione, se non ci sono state infusioni di anestetico, dopo poco inizia naturalmente a muoversi e a “scalare” verso il seno, dando dei calcetti che aiutano a far lavorare l’utero ed espellere la placenta. Quando arriva al capezzolo lo tocca, lo sprimaccia e arriva persino ad attaccarsi; così facendo aiuta l’utero a contrarsi e a evitare le emorragie e instaura un avviamento efficace dell’allattamento:  una madre che vede il suo piccolo così competente nell’attaccarsi e che sperimenta precocemente l’esperienza del bimbo al seno, è più portata ad allattare e incontra meno difficoltà da subito.

Questo quadro intimo e perfetto, unito alla possibilità di avere un parto fisiologico indisturbato (da somministrazione di anestetici, ossitocina, ma anche da un operatore indelicato, da commenti non richiesti o dal non rispetto dei tempi della donna), sono spesso la chiave di un’alta qualità della vita del neonato e della mamma nel post parto. Il modo in cui un bimbo entra nel mondo è già un indicatore della qualità della vita nel post parto, perché la sua esperienza non si azzera nel momento in cui vede la luce: la sua memoria è costruita, giorno dopo giorno, dai vissuti sperimentati in utero, mentre la mamma lo pensava e amava e mentre chi era fuori gli parlava iniziando a farsi conoscere. Il parto e le prime due ore dopo di esso sono una sorta di impronta che può semplificare oppure complicare i primi mesi con il piccolo, dal punto di vista relazionale e di gestione pratica dell’accudimento. Questo non significa che, se il parto è stato difficile o c’è stata una separazione tra madre e figlio, essi non si riconosceranno e non recupereranno più il rapporto, come accade negli animali che non hanno avuto un imprinting. Nell’essere umano c’è una cognizione tale da poter sempre recuperare una interruzione relazionale verificatasi in qualche momento. Per tutte le mamme in difficoltà, che hanno problemi con l’allattamento, che vorrebbero recuperare qualcosa che sentono perso o ritessere le fila di un legame, ci sono tante possibilità.

Per prima cosa, fatevi aiutare. Fatevi accompagnare da quegli operatori che vi ispirano fiducia, che non vi giudicano e non vi dicono che tutto quello che state facendo è sbagliato; quelli che vi ascoltano e vi accolgono quelli che sorridono ai vostri piccoli e vi alleggeriscono della fatica quotidiana.
Nel primo mese è sempre possibile recuperare un allattamento mal avviato: con tanta pazienza e molta vicinanza fisica si può arrivare a consolidarlo con efficacia.
Per stare vicini, per ricostruire, per tornare a essere due persone in un solo cuore, un grandissimo aiuto può essere fornito dalla fascia portabebé: un pezzo di stoffa che è custode e supporto di un legame, che si avvolge intorno ai vostri corpi abbracciati e li tiene uniti, anche mentre svolgete i compiti quotidiani (pulire la casa, fare la spesa, uscire per una commissione). È un supporto che cresce e si adatta alle varie fasi di vita con il piccolo: quando è neonato la mamma è il centro del suo mondo e lui se ne sta accoccolato sul suo petto; quando a sei mesi inizia a star seduto e vuole guardarsi di più in giro e stando sul fianco per godere di maggior visuale; oppure quando, a otto-nove mesi, da dietro la schiena della mamma osserverà l’ambiente in autonomia, volendo poi scendere per gattonare e giocare da solo.
Un’altra pratica molto diffusa e molto utile per comunicare affetto e presenza ai propri piccoli è il massaggio infantile: un connubio di arte e tecnica, in cui il tempo si ferma e diventa di qualità. È il tempo dell’ascolto, il tempo dello star insieme e dedicarsi l’uno all’altro. È un momento in cui si può lavorare sulla memoria corporea, elaborando vissuti difficili sedimentati durante o dopo il parto. Soprattutto è un momento in cui il genitore può sperimentare la capacità di prendersi cura profondamente del proprio bimbo, semplicemente con l’ausilio delle sue mani.

La possibilità di avere del tempo protetto, di qualità, da condividere semplicemente a contatto con il proprio bimbo, quel tempo di conoscersi, abituarsi l’uno all’altro, legarsi, è in fondo tutto quel che serve a una mamma e a un bambino per poter trovare il giusto ritmo e ascoltare le necessità l’uno dell’altro. Il resto non è che una tecnica, che può essere sfruttata per stare insieme come e quanto necessario a ogni mamma e al suo bebé. E dopo, tutto è in discesa. Prendersi cura diventa più facile, capendo senza parole, sapendo già di cosa c’è bisogno per stare serenamente insieme. La vita diventa così diversa e il tempo vissuto insieme è di qualità. C’è sempre tempo per conoscersi, c’è sempre tempo per ritrovarsi. C’è sempre tempo per amarsi.

Nicoletta Bressan

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