Alcune domande a Gioele Ammirabile.

Mi fa piacere ricordare di averti conosciuto a Francavilla Fontana, in una serata estiva, ove presentavi le tue poesie con accompagnamento musicale, ricordi di quello che hai scritto, secondo te come è naturale comportarsi davanti al pubblico quando si legge quello che si è scritto ?
Penso che sia importante farsi prendere da ciò che il testo vuole esprimere. Questa, in verità, è la cosa più naturale che si possa fare, ovviamente ognuno ha il suo modo di mostrarsi. Io rivivo semplicemente il me stesso che chiama attraverso le pagine, con il suo umore, la sua espressione e la sua voce. Ogni tanto mi piace anche varcare i confini con la teatralità e in futuro spero di fare qualcosa anche in quel contesto.
Parliamo allora della tua attività di scrittore, presentaci Tutto il resto appassì, la tua creatura, come la consideri, ti piace ?
Penso che “Tutto il resto appassì” sia proprio come lo volevo: breve , conciso, diretto, sentito, un urlo silenzioso che strazia la carta. Così come lui stesso lo ha tatuato sul dorso non può non essere che il mio sfogo, la mia operetta più grezza (ma non per questo povera). Ci sono molto attaccato, è una parte di me.
Nella presentazione che ho seguito eri anche accompagnato dalla musica, parlaci del tuo legame con la musica, come consideri questa arte ?
Il mio legame con la musica nasce parallelamente a quello con la poesia, un giorno si sono incontrati ed ora non si vogliono più lasciare. Ho cominciato a suonare un po’ di tutto indipendentemente dal genere, unendo i testi alle canzoni  o viceversa. Quando scrivo qualcosa noto spesso che sarebbe meglio cullato da una cascata di note, o viceversa, quando suono qualcosa mi accorgo che c’è il bisogno di dargli voce. La musica, per me, non ha nulla da invidiare alla letteratura , anzi, in certi casi gode persino di una maggiore fruibilità e spettacolarità. Tuttavia non si può negare che stiamo parlando di ambiti totalmente dissimili. Tuttavia la loro fusione,a mio parere, da vita a qualcosa di ancor più maestoso.
Cambiare per te un testo, mutare quello che hai scritto, anche per esigenze editoriali, ti infastidisce molto ?
Mmm… Si, penso proprio di si. Sono una di quelle persone che vuole che il progetto rimanga quanto fedele possibile alla proprio forma originaria. Certo, se il messaggio di fondo  non cambia qualche piccola scucitura o cucitura sono sempre ammissibili. Alla fine non importa se 50 o 500 pagine, ogni libro così come ogni altra cosa ha bisogno del suo spazio per dare il meglio. Cosa direbbe Dostoevskij oggi se le case editrici reputassero “I fratelli Karamazov” un romanzo troppo lungo?
Quali sono i progetti per il futuro e come procede la presentazione del libro ?
I progetti per il futuro tendono un po’ a sgretolare la poesia, anche perché dopo la prossima “pseudo-raccolta” mi concentrerò su qualcosa di più elaborato a livello diegetico. Purtroppo il lettore medio non ha più spazio per i libri di poesia nella propria libreria, così cercherò di concentrarmi su qualcosa di meno fine a se stesso. Le presentazioni vanno bene, il 25 novembre saremo a Sassuolo per far detonare un po’ di musica e poesia. Saremo io e il solito maestro: Mino Gallone. Contiamo di fare un paio di giri qua e là per l’Emilia Romagna cantando e declamando il più possibile.
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