Intervista a FEDERICO LI CALZI

1) Giuseppe Di Summa: L’origine del tuo modo di scrivere, ad esempio usare la nostalgia, il ricordo, l’amore, e il suo sviluppo, sino al romanzo. Spiegaci questo percorso?

 

Federico Li Calzi: Ciao Giuseppe, volevo anzitutto ringraziarti per l’intervista e per la pazienza che hai mostrato nonostante mi sia fatto attendere e abbia procrastinato più volte a rispondere, causa di numerosi impegni che hanno assorbito gran parte del mio tempo.

La necessità di comunicare nasce con lo stesso l’autore, cioè l’artista deve, prima di tutto, avere qualcosa di personale da dire e questo, ovvio a dirsi, non deve essere qualcosa di già visto o sentito, altrimenti mancherà la scoperta nella pagina. Ma la novità, non deve essere intesa solo come argomento o punto di vista, ma anche e soprattutto, per uno scrittore di valore, nello stile, nella forma e nel linguaggio usato.

Poi, nel tempo, il neo artista, attraverso la lettura, la scrittura e l’autocritica, migliorerà la forma, fino a darle una identità. Uno scrittore qualificato (anche se ciò può sembrare retorico, deve fare un percorso di crescita) deve distruggere costantemente la sua tecnica con una nuova che ponga le basi su quella precedente, che sia cosciente di sé.

In definitiva uno scrittore che non ha evoluzione nella scrittura è un poveretto.

Ovviamente questa dipende anche dalle capacità innate dell’autore, il cosiddetto talento che è legato proprio alla necessità di comunicare che l’artista, come dicevo, sente da sempre.

Il mio percorso di scrittore, così come ho esposto in diverse interviste, parte dalla mia infanzia: le mie prime poesie (che comunque non ho mai pubblicato) risalgono all’età di otto anni.

A  quell’età mi affascinavano i testi delle canzoni: mi evocavano qualcosa che non riuscivo bene a capire. Sentivo soltanto che certe parole erano in grado di farmi immaginare e spaziare con la mente.

Da lì ho intuito la potenza comunicativa e immaginifica della parola, quando questa è ben dosata e quando il lettore è predisposto ad ascoltare e fornito, ovviamente, degli strumenti necessari per capire. Ma ciò che mi arrivava da quei testi, allora, era comunque il segnale che quei termini andavano a toccare la massa di emozioni che avevo dentro ma che non riuscivo ancora a dargli parola.

Poi con il tempo, (scrivendo molto e strappando moltissimo) attraverso soprattutto lo studio e la lettura dei grandi classici della letteratura italiana, ho scoperto l’effetto che la poesia è in grado di creare per via della musicalità e del ritmo che l’autore è in grado di dare. Da lì ho continuato questo percorso che non si è mai arrestato e che mi ha portato alla pubblicazione di un canzoniere nel 2009 “Poetica Coazione”, con una nota critica del Prof. Nuccio Mula, che mi diede la spinta finale verso la pubblicazione. Volume che conteneva circa cento composizioni, che erano il rendiconto di oltre tremila poesie che avevo scritto in venti anni di esercizio poetico.

In definitiva sono arrivato a questo libro quando ero certo di aver raggiunto uno stile originale, un ritmo, una musicalità e una forma che mi appagavano. Perché ricordiamoci che per un artista scrivere significa anzitutto divertirsi. Quando questo non avviene più, significa che la scrittura inizia a diventare piatta, e diventa solo un lavoro meccanico, come scrivere un articolo di giornale, dove racconti sì un fatto, ma è una comunicazione che non ha nulla a che fare con l’arte/letteratura e lungo questa strada difficilmente il tuo lettore riuscirà a divertirsi. In ultima analisi per l’autore la propria opera è riuscita fino a quando questa possiede qualcosa di misterioso ai suoi occhi.

In seguito, dopo il consenso, da parte delle critica e del pubblico, del primo libro, ho pubblicato la seconda raccolta poetica “Dittologie Congelate” nel 2012, con una nota Critica del Prof. Enrico Testa, dove gli argomenti di fondo sono rimasti invariati rispetto a “Poetica Coazione” ma c’è stata un’evoluzione dello stile fino ai limiti di una tecnica consumata.

Dopo questa pubblicazione sentivo di avere dei blocchi di vita vissuta, di considerazioni personali da raccontare, ma la situazione stilistica che volevo creare non poteva essere costretta all’interno del verso, per questo motivo mi sono dato alla narrativa e nel 2014 sono giunto al romanzo, con “Nove Periodico” che mi ha aperto le porte al grande pubblico.

 

2) Giuseppe Di Summa: Cosa pensi dia forza al tuo modo di scrivere, temi come l’infanzia, la giustizia, come hanno influenzato la tua scrittura?

 

Federico Li Calzi: La forza della mia scrittura risiede nell’originalità così come ho detto.

Basterebbe questa come risposta, ma voglio essere più esaustivo e darti una spiegazione che faccia capire meglio cosa intendo per identità della scrittura.

Oggi, purtroppo, si assiste sempre più (grazie anche alla babilonia del web, con tutto quello che di buono e cattivo ha portato) ad un fiorire incontrollato di “scrittori” o pseudo tali (convinti solo che per scrivere sia sufficiente carta, penna e il loro tumulto emotivo, credendo non sia necessaria una tecnica alla base, uno studio, una preparazione) tutti con uno stile omologato, senza verve, dove sono solo concentrati nell’ombelicale visione di sé, senza nessuna coscienza storico/letteraria.

Il mio modo di scrivere (che può piacere o meno, questo non posso dirlo io) è riconoscibile, originale, ha una identità forte, in altre parole ho creato la mia materia verbale, la mia lingua che da sempre, punta (così come detto dal Prof. Testa nella nota critica a “Dittologie Congelate”) alla ricerca di una identità, che riesce a distinguersi da altre concorrenti pronunce. Ecco ciò che ritengo sia interessante del mio modo di scrivere.

I temi che tu hai detto, e che sono alcuni di quelli che affronto nei miei libri, sono argomenti che, in linea generale, non hanno nulla di nuovo, (e qui mi collego alla mia precedente risposta) ma la novità sta proprio nella forma usata, nello stile e, infine, nelle mie osservazioni personali su questi argomenti.

Pensiamo al tema “dell’amore” che è il più sentito, il più usato e a volte abusato, da tutti i poeti di tutti i tempi, da Omero, Eschilo, Esiodo, fino  ai giorni nostri con Montale, Luzi, Sereni, passando per i poeti della Scuola Siciliana, come Giacomo da Lentini, Pier della Vigna, fino ai più grandi della letteratura italiana, Dante, Petrarca, Boccaccio solo per citarne qualcuno in un elenco che potrebbe essere veramente sterminato.

Questo per dire che nonostante questo tema sia molto battuto, e si pensa che sia stato detto tutto, continua ancora ad ispirare i poeti, non fosse altro perché è un archetipo ancestrale dell’uomo, quindi anche qui la scoperta che ogni nuovo poeta, considerevole di attenzione, ha fatto, è nella forma, nello stile utilizzato, cioè nelle vesti in cui presenta questo argomento.

Ancor più quando si analizza, come in questo caso, un tema in un arco temporale così ampio dove la lingua stessa ha subito una sua evoluzione naturale.

Non credo poi, così come ho spiegato, che siano i temi ad influenzare la scrittura, ma è l’autore che si serve dei temi, che egli sente, per dare voce e vita alle sue emozioni e quindi vede quegli argomenti secondo una visione propria, e per questo motivo (sempre che sia un autore di talento) sente di avere ha qualcosa di originale da comunicare.

 

3) Giuseppe Di Summa: L’espressione più bella usata su di te in una recensione o in un articolo?

 

Federico Li Calzi: Dal 2009, anno della mia prima pubblicazione, ad oggi, così come si può vedere sul web, sono stati pubblicati migliaia tra articoli, interviste, recensioni e saggi critici sulle mie tre pubblicazioni, che voglio ricordare: Poetica Coazione 2009; Dittologie Congelate 2012; e Nove Periodico 2014.

Sarebbero tante l’espressioni che in realtà vorrei citare e che mi hanno emozionato.

In generale, però, non amo molto parlare di me, ritengo che un artista debba parlare con le sue opere, e credo, inoltre, che il modo che ho di rapportarmi con la stampa e il Web faccia emergere questo mio modo di essere.

Ma vista la tua inespugnabile cortesia e pazienza, capaci di aprire ogni porta, non posso esimermi dalla risposta.  Ti dirò, quindi, brevemente quale espressione è riuscita a sinterizzare meglio, con garbo ed eleganza senza troppi aggettivi, ciò che è il mio modo di scrivere: “ (…) qui l’autore dimostra, insieme, misura nelle descrizioni e un loro uso ritmico e strutturante come un refrain musicale da un capo all’altro del libro.” Dalla nota critica a ‘Nove Periodico’ del Prof. Enrico Testa.

 

4) Giuseppe Di Summa: Parlaci della storia di Nove Periodico.

 

Federico Li Calzi: Questa domanda mi inquieta un po’ (per quella che possa essere l’entità della risposta) e un po’ mi fa sorridere poiché, essendo l’autore, sarei la persona meno adatta a parlarne, visto che il mio parere è il romanzo stesso.

Ma ti dirò ugualmente il mio punto di vista così come fossi un lettore, cercando, quanto più possibile, di staccarmi dall’opera per cercare di essere imparziale.

Volendo fare un’analisi dettagliata di “Nove Periodico”, bisogna anzitutto considerare che vengono affrontati diversi temi.

I principali sono: la ricerca delle origini, la giustizia, l’amicizia, la nostalgia e l’infanzia. Ma ci sono temi che vengono trattati in modo minore, come la mafia, la famiglia, la politica, l’economia, gli animali, il lavoro, la crisi economica, ed esistenziale, la rassegnazione, la vecchiaia, la passione, la solitudine, l’amore, la lussuria, il rimorso, il rimpianto, le trasformazioni sociali e culturali.

Tutte queste coordinate tematiche vanno ad innervare il discorso narrativo, tenuto insieme dalle ripetute descrizioni dell’ambiente circostante e dalla materia verbale che, insieme, permettono al lettore di spaziare, di dare uno sguardo sulla comunità, sui paesaggi, ma anche sulla vicenda dell’io, mai, appunto, soffocato nel solco del un singolo argomento.

“Nove Periodico” si sviluppa, principalmente, lungo tre direttrici: la prima è l’amicizia, insieme alla vicenda personale; la seconda è l’ambiente esterno, insieme alla materia verbale; la terza è la ricerca delle origini che si tramuta nella ricerca della giustizia.

in altre parole ogni lettore può trovarci dentro quello che vuole, rivelando diverse chiavi di lettura.

Per grandi linee ti dico però quella che è la trama. Almeno in estrema sintesi la storia è questa.

Il romanzo è condotto in prima persona dal protagonista, Mauro un bambino di sei anni.

Il lettore si trova, così, davanti il mondo visto attraverso i suoi occhi, dove tutto appare fantastico, con le speranze e le illusioni dell’adolescenza.

Un bambino deciso, però, a non diventare un disilluso, un bambino che crede nei suoi sogni e che le sue aspirazioni non siano solo idee, ma desideri che con la dovuta fatica si possono realizzare.

Un bambino normale ma con una intensa vita emotiva, con un grande cuore che, però, spesso si scontra con la mentalità bigotta della Sicilia.

Il momento iniziale della narrazione è quello in cui Mauro, che è diventato un musicista di successo della capitale, ritorna in Sicilia, spinto da più intenzioni: allontanarsi dal successo, che gli ha dato tante soddisfazioni ma gli ha avvelenato anche l’anima (per via della mentalità di questo mondo che ha frequentato), incontrare l’amico della sua infanzia, Ntonio lasciato vent’anni prima, rivedere i luoghi della sua adolescenza, e ritrovare la ragazza, Luisa che aveva lasciato allora.

In questo percorso a ritroso Mauro trova un paese cambiato, nella società e nelle persone.

Il paesaggio è invece quello immutabile della Sicilia, eterno e assolato, con l’abbaglio del mare, le campagna a perdita d’occhio, le distese di frumentarie, il caldo torrido e gli odori tipici.

Anche l’amico Ntonio non è più il ragazzo di un tempo, pronto ad accettare le sfide.

E Lungo questa strada, per ritrovare il dialogo con il vecchio amico, “Nove Periodico” giunge alla sua triste verità, dove, nel finale, il romanzo diventa un noir, dove il tema della giustizia si sostituisce a quello iniziale della ricerca delle origini.

 

 

 

5) Giuseppe di summa: Progetti per il futuro?

 

Federico Li calzi: In mente ho tanti progetti e soprattutto diversi libri da scrivere, ma purtroppo oggi uno scrittore, tranne l’eccezioni (che confermano la regola) difficilmente riesce a vivere di questo mestiere altrimenti si rischia di diventare un clochard. Inoltre per chi fa questo mestiere deve sempre garantirsi il punto di vista e tenere libero il rigore intellettuale, scevro da contaminazioni di sorta.

Quindi mi divido in diverse attività che, oltre a quelle che la mia professione d’imprenditore m’impone, sono quelle, sempre inerenti all’attività letteraria, come scrivere saggi critici, recensire libri che mi vengono proposti, o valutare testi per concorsi letterari dove sono in giuria.

Ma nonostante la mole d’impegni a breve uscirà il mio nuovo libro, di cui non posso svelarvi tanto, se non che si tratta di una nuova raccolta di poesia, di cui debbo ancora definire il titolo

In più sto lavorando ad un romanzo, dove i protagonisti sono padre e figlio. La trama, per grandi linee, è già tracciata, adesso mancano soltanto i dettagli e i particolari che vanno ad arricchire questa storia e a renderla vera e viva nel vissuto, nelle descrizioni, nei pensieri e nella psicologia dei personaggi.

Il libro sarà suddiviso in quattro blocchi storici con una distanza di venti anni a blocco, in modo da coprire l’intera esistenza del protagonista ed insieme vedere il declino del padre e l’evoluzione del figlio.

In più ho in mente un romanzo breve di una intensa storia d’amore bruciante. Ma ancora è solo un’idea.

 

Grazie ancora per l’intervista molto gradita, alla prossima.fre

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