Storia mia – Sulla scena politica –

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Il materiale di Parlare e dire di politica è del 2013, viene poi scritto e pubblicato, quasi interamente nel 2014.

Il racconto, la narrazione, che ho scelto, non è solo quella sul partito politico, strumento indispensabile per fare politica, quando abbiamo una riflessione sulla COMUNICAZIONE.

La domanda, che ha riempito la scena che vedete sopra, del suono delle parole, è quella che sa fare un buon cameriere, ai propri clienti, cioè ” come la preferisce “, in questo caso ci siamo chiesti ” come si scrive “.

Oggi ogni buon professore cerca un ” networking “, quindi la cultura d’impresa ha la sua valenza, noi siamo stati attenti a dirlo, sapendo che quelle scene sono poi piene del suono anche delle professoresse, che magari insegnano il diritto.

In modo molto furbo, appena c’è l’immagine, partono le parole e si inizia a dire la propria.

Il tipo di dialogo : La promozione della democrazia e delle sue buone proposte. 

Giuseppe Gioffredi, presenta l’importanza della formula magica della globalizzazione, che promette a tutti un futuro migliore. Giuseppe Di Summa si appella, anche se non è cattolico, ad un personaggio dei Vangeli di nome Zaccaria, che ebbe la visione dell’Arcangelo Gabriele, che scrisse un nome nonostante non potesse parlare, come gli avevano ordinato, diventando il padre di Giovanni Battista

Non è tempo di recitare una parte, si sa che ci sono i nomi del diritto, vi sono delle gerarchie, delle consuetudini, all’interno delle società, nel mondo dell’infrastruttura, della ricerca, con i conflitti potenziali in corso, si arriva anche ad un altra parola multilateralismo.

Chi mi ha ordinato, forse in sogno di usare queste parole, sarebbe la questione.

Essendo gentile voglio rispondere.

Le analisi sociologiche ci dicono che la politica non può sfuggire al sociale, quindi oramai la politica è nella mia fanciullezza psicologica, mi ordinava un nome lo scrivevo, lo facevo leggere, sapendo poi che ogni comunicazione, trova il suo equilibrio nella fase della responsabilità di chi l’ha prodotto coniugata a quanto ha reso partecipe il pubblico.

Non so se sappiamo in prima persona produrre un nome di qualità, spesso verso la burocrazia il messaggio è pessimistico, la cultura. le convinzioni vengono fuori, se i soggetti, però vogliono i nomi, nella comunicazione, nel messaggio, te lo chiedono partecipando, la struttura burocratica, non può che sapere, da chi si è preso la responsabilità, che non tutti vogliono solo i modelli nazionali, studiosi italiani, tradizione cattolica, per esempio, qualcosa che viene dall’estero interessa spesso.

 

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